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Valentina Palange è la nuova campionessa italiana di AeroPress

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Credit foto: @rafagosnatural
La neo campionessa si è imposta sugli altri 23 concorrenti nella finale svoltasi a Firenze. Ora l'attende la finale mondiale in programma a Lisbona il prossimo settembre

Frizzante, rilassata anche se sempre competitiva, la tappa italiana del World AeroPress Championship è da anni un evento della coffee community, oltre che una gara.

Ospitata negli spazi del Social Hub di Firenze, e organizzata da Oatly, questa decima edizione ha visto la partecipazione di tanti volti della scena italiana del caffè, ben 23 concorrenti provenienti da diverse zone d’Italia. A giudicare le loro tazze estratte con l’Aeropress, tre giudici sensoriali: Alessandro Gianmatteo, Natalia Mazzilli e Simone Zaccheddu.

La gara

La gara, che si svolge in più di 60 Paesi del mondo, coinvolgendo oltre 5 mila competitor, consiste nell’estrarre tre tazze con l’Aeropress in 5 minuti, usando un caffè misterioso che ogni partecipante ha ricevuto a casa prima della gara per studiare la ricetta perfetta. In questo modo ogni concorrente ha potuto sperimentare le proprie ricette in vista dell'evento. Il caffè usato in questa edizione era un Colombia red bourbon lavato, tostato da Gearbox Coffee Roasters e fornito da Mae Coffee Liason.

Il gioco con le temperature dell’acqua la mossa vincente

L’interpretazione che ha trionfato è stata quella di Valentina Palange, che ha voluto esaltare la brillantezza incentrandosi sull’acidità e la dolcezza, giocando con le diverse temperature dell’acqua usata per l’estrazione. Al secondo posto si è classificato Stefano Cevenini e al terzo Oliviero Alotto.

«Ho fatto una ricerca sull’acqua e sulle varie temperature. Siccome era un caffè che tendeva a perdere subito d’intensità aromatica e di flavour ho pensato di realizzare una sorta di thermal shock - spiega Valentina -. Nella prima parte dell’estrazione ho utilizzato acqua a temperatura ambiente, nella seconda parte ho versato la stessa tipologia di acqua con una temperatura di 97 °C. L’incontro tra bassa e alta temperatura dal mio punto di vista tendono a farne risaltare un’acidità piacevole che ricorda quella del pompelmo e la dolcezza della frutta matura».

A settembre, Valentina volerà a Lisbona per confrontarsi con gli altri campioni nazionali e provare a vincere il titolo di World AeroPress Champion.

Surgital pianifica investimento per 20 milioni per l’innovazione green

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Surgital_stabilimento Lave Lo stabilimento produttivo di Surgital a Lavezzola (Ravenna)
Nel piano industriale al 2025 l'azienda ha stanziato cospicue risorse per ammodernare gli impianti del sito di Lavezzola con l'obiettivo di potenziare la capacità produttiva in modo eco-sostenibile. E il fatturato cresce a due cifre

La sostenibilità sempre più al centro delle strategie di crescita di Surgital. L’azienda romagnola attiva nella produzione di pasta fresca surgelata, piatti pronti surgelati e sughi in pepite surgelati per il fuoricasa, nel piano industriale al 2023-2025 ha destinato investimenti per oltre 20 milioni di euro per l’ammodernamento degli impianti e delle strutture dello stabilimento di Lavezzola, dove ha la sua sede, per potenziare la capacità produttiva in modo eco-sostenibile.

In questo percorso, una particolare attenzione è stata rivolta all’ottimizzazione dell’efficienza energetica e alla riduzione dei consumi, ambiti dove di recente sono stati conclusi due importanti progetti. Il primo riguarda l’installazione di un nuovo propulsore per la centrale di cogenerazione, con una potenza di 4,6 MW/ora, che garantisce un significativo passo in avanti verso una produzione più sostenibile, consentendo la regolazione e l’ottimizzazione dei consumi di energia elettrica, vapore e acqua calda in base alle necessità produttive. Tassello cruciale di questa evoluzione è l’introduzione di un software di machine learning, che ottimizzerà la gestione e la calibrazione di tutti i driver energetici e termici, che contribuirà a rendere ancora più green l’intero processo produttivo.

Il secondo progetto concluso riguarda l’installazione presso il sito di un nuovo impianto fotovoltaico con una potenza massima di produzione di 2,4 MW/ora. Anche in questo caso si tratta di un importane passo in avanti verso l’ambizioso obiettivo di Surgital, ovvero raggiungere l’autosufficienza energetica.

Pionieri nella surgelazione sostenibile

Progetti che mostrano come l’approccio dell’azienda al tema della sostenibilità ambientale si salda con il miglioramento delle performance operative e si basa sull’applicazione di tecnologie innovative e all’avanguardia.

Un approccio che viene da lontano. Surgital è stata infatti pioniera in Italia e in Europa nell’uso dell’anidride carbonica come gas refrigerante. Una scelta fatta nel 2000, quando l’azienda, per superare le restrizioni legate all’uso dell’ammoniaca e alle limitazioni ambientali del freon, ispirandosi a un impianto costruito in Inghilterra, ha realizzato un sistema di refrigerazione industriale che impiega questo gas, che ha raggiunto una capacità di 1200 kW e temperature fino a -40 °C.

Continua a correre il fatturato

Sostenibilità e innovazione si uniscono al terzo pilastro alla base sul quale l’azienda ha costruito la sua storia. La ricerca dell’alta qualità. Valori premiati dal mercato, come mostrano gli dati del bilancio 2023, chiuso con un fatturato che ha superato 123 milioni di euro, facendo registrare una crescita del 15% rispetto all’anno precedente. A trainare la corsa le vendite nel canale fuori casa, dove l’azienda sviluppa oltre il 75% del proprio giro d’affari, e dove ha come proposta principe per il comparto bar la linea Fiordiprimi, la gamma di piatti pronti che conta oltre 40 referenze, tra primi, secondi e piatti unici surgelati, che viene costantemente ampliata (leggi Due nuove ricette per la linea Fiordiprimi di Surgital).

Denis Dianin firma il pandoro estivo

La limited edition del grande lievitato delle feste avrà i sapori dell'albicocca, caramello e nocciola

Denis Dianin omaggia l'estate con un pandoro limited edition. Nella struttura del lievitato delle feste riunisce albicocca, caramello e nocciola. Ma il pandoro non è l'unico lievitato a tornare nonostante il caldo. In vetrina anche il famoso panettone al pistacchio, limone e amarena. In più, resta l'offerta dolce e salata che ha reso famose le pasticcerie di Padova e Cittadella.

Il pandoro estivo

La tecnica di lavorazione firmata dal maestro pasticcere assicura al pandoro estivo sofficità e armonia dei profumi. Al morso si può sentire l'equilibrio tra la dolcezza dell’albicocca, le note di caramello e l’inserimento della nocciola lo rende perfetto per l’estate.

L'offerta dolce firmata Dianin

Diventato ormai un classico della produzione del Maestro Dianin nei mesi più caldi, il panettone pistacchio, limone e amarena porta in tavola morbidezza e texture di livello. Il risultato è il frutto dell’utilizzo di ingredienti di alta qualità e dell’esperienza nella gestione del lievito madre di Denis Dianin. Il pastry chef, infatti, è tra i membri fondatori e componente del consiglio d’amministrazione del Consorzio per la Tutela del Lievito madre da rinfresco. Obiettivo dell'consorzio: offrire un sostegno concreto e costante ai produttori di piccoli o grandi lievitati. Oltre che in grande formato al prezzo di 39 euro il pandoro e 42 il panettone, i due grandi lievitati estivi vengono serviti a fette nelle due pasticcerie Denis Dianin di Selvazzano Dentro e Cittadella. Ma il banco offre anche mignon, monoporzioni, torte classiche, moderne e da viaggio, crostate e biscotteria. A queste si aggiungono le 18 varietà di brioche, cornetti e croissant per la colazione.

Il salato secondo Dianin

Ma non mancano il menù brunch e il servizio Ristorantino, fiore all’occhiello della pasticceria. Ogni giorno, infatti, i tavoli delle due pasticcerie vengono apparecchiati per accogliere nel migliore dei modi i clienti che possono scegliere i piatti dal menù firmato da Denis Dianin e da Francesco Selmin. Classe 2000, il giovane cuoco originario di Galzignano Terme, nel cuore dei Colli Euganei, è il braccio destro del Maestro nella pasticceria salata e in cucina. Ad accompagnare il pasto c’è il pane a lievito madre. Tra le varietà proposte anche il pane al caffè preparato con caffè macinato, chicchi in infusione e caffè espresso. Nel pomeriggio agli stessi tavoli si ordina l’aperitivo che può essere accompagnato da una grande varietà di cicchetti.

Bar Convent sbarca a Londra

Bar Convent London
Dal 2025, Bar Convent, tra i principali appuntamenti internazionali per l’industria del bar e del beverage, arriva nella capitale del Regno Unito

Dopo Berlino, Brooklyn, San Paolo e Singapore, il Bar Convent (BCB) sbarca anche a Londra. L’approdo del trade show, tra i principali appuntamenti internazionali per l’industria del bar e del beverage, nella capitale del Regno Unito e, soprattutto capitale mondiale della miscelazione d’autore, è fissato al prossimo anno. Nel 2025, Imbibe Live, la due giorni londinese dedicata al mondo dell’hospitality nata nel 2010, passerà sotto le nuove insegne, diventando, appunto, Bar Convent London.

Un passaggio che non si limita a un semplice cambio di nome. Bar Convent London, proprio facendo leva sulla centralità di Londra nel panorama beverage internazionale, si proporrà come una piattaforma globale per la bar community, offrendo agli operatori del settore la possibilità di arricchire le proprie competenze, restare al passo con le ultime tendenze della mixology ed esplorare nuovi possibili scenari dell’industria del bar e alle aziende che vogliono farsi conoscere e posizionare i loro brand nel mercato del Regno Unito e dell’Irlanda, e non solo, l’opportunità di tessere nuovi rapporti e relazioni commerciali.

«Londra, una delle città più vivaci del mondo, è la sede perfetta per allargare la famiglia BCB. Per l'industria internazionale, il mercato offre ottime condizioni per fare business – ha commentato in una nota Petra Lassahn, event director di BCB -. Gli espositori potranno beneficiare di nuove offerte come il Matchmaking, che RX (Reed Exhibitions, il colosso mondiale delle fiere che organizza l’evento, ndr) utilizza per far incontrare domanda e offerta in modo ancora più mirato. I visitatori potranno sperimentare l'intero mondo degli alcolici con numerose nuove idee provenienti dagli hotspot bar del mondo».

Tanti buoni motivi per esporre a theGINday

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È per l'8 e il 9 settembre al SuperStudio l'appuntamento con la dodicesima edizione dell'evento dedicato al mondo gin. Un'opportunità unica per produttori, distributori e importatori per accrescere la visibilità dei propri brand e creare nuove relazioni di business

Si avvicina l’appuntamento con la dodicesima edizione di theGINday, il primo e più importante evento italiano dedicato al mondo del gin, in programma l’8 e il 9 settembre al Superstudio Più di Milano. La manifestazione, organizzata dal team di Bartender.it, è diventata sin dal suo esordio l’evento di riferimento per la bar industry e per gli appassionati del distillato, grazie alla sua formula innovativa tutta giocata sul rapporto tra prodotto e utente, attraverso un contatto diretto tra i visitatori e i marchi delle grandi aziende, dei produttori artigianali e dei piccoli distillatori.

CANDIDA IL TUO DISTILLATO AI GIN AWARDS

Una formula che ha fatto di theGINday un appuntamento immancabile per bartender e gin lovers, ma anche per le aziende della bar industry. Presso i loro stand gli espositori hanno l’opportunità di presentare, raccontare e proporre in degustazione i loro prodotti a un pubblico di esperti, composto da professionisti del mondo bar e da gin lovers. Così come rappresenta una grande opportunità per entrare in contatto e instaurare nuove relazioni commerciali e di business con gli attori più a monte della catena dell'industria del bar, come distributori, grossisti e importatori. Possibilità aperta non solo ai produttori di gin, ma anche alle altre realtà che girano intorno al mondo cocktail, come marchi di toniche e di soft drink, produttori di ghiaccio.

La boutique per i tuoi gin

Obiettivo della manifestazione è infatti di valorizzare a 360° il mondo gin e i suoi protagonisti, obiettivo che si dispiega in tutta una serie di iniziative che rappresentano altri punti di forza di theGINday. Come il GinShop, l’angolo commerciale dove gli espositori possono vendere i propri prodotti durante la due giorni: un’importante occasione di visibilità per tutte le nuove etichette e, soprattutto, per i piccoli e medi produttori in cerca di distribuzione.

A dare ulteriore visibilità all’uso dei prodotti in miscelazione, poi, i tre bar tematici, Gin Tonic Bar, Martini Bar e Negroni Bar, dove esperti bartender propongono gli iconici cocktail con i prodotti dei brand.

Valorizza la tua eccellenza

Altro potente strumento di valorizzazione dei prodotti sono i Gin Awards, il concorso, alla sua seconda edizione, che premia le migliori espressioni di gin. Quattro le categorie di gara: Best Italian Gin, Best International Gin, Best Idea/Concept, che premia la creatività nel servizio del gin, e Best Packaging. A decretare i vincitori una giuria di esperti, composta da professionisti del beverage come bartender, sommelier, produttori, degustatori e giornalisti qualificati, ognuno dei quali darà il suo voto dopo un assaggio alla cieca. Un concorso che, grazie alla sua autorevolezza, posiziona i distillati premiati nel novero dei gin più ricercati.

CANDIDA IL TUO DISTILLATO AI GIN AWARDS

Nella stessa direzione vanno anche i due Premi speciali assegnati attraverso sondaggi che coinvolgono il pubblico presente. Nel primo, Bartender Choice, sono i bartender a votare i cinque gin che non possono mancare nella bottiglieria. Nel secondo, Exit Poll, è un sondaggio live dei brand presenti a decretare il miglior prodotto.

Promuovi il tuo brand

A disposizione delle aziende c’è poi la Seminar Room, dove organizzare momenti di incontro e formazione per presentare e promuovere il proprio brand con degustazioni guidate, tavole rotonde, ospiti internazionali e presentare i propri cocktail al pubblico di professionisti presenti alla manifestazione.

Organizza la tua gin experience nei locali di Milano

Ulteriore possibilità per valorizzare e dare visibilità ai propri gin è offerta da theGINweek, il “fuori salone”, alla sua quinta edizione, che anticipa e accompagna l’evento. Dal 7 al 14 settembre i brand possono infatti dare vita a esperienze gin, con assaggi, degustazioni, speciali drink list, seminari, special guest, serate a tema, coinvolgendo il pubblico dei gin lovers direttamente nei migliori locali di Milano.

I produttori, distributori e importatori che vogliono esporre le loro etichette possono richiedere informazioni scrivendo a info@theginday.it

 

Valentina Mircea è la nuova bar manager dello Skyline Rooftop Bar dell’Hilton Molino Stucky di Venezia

La nuova bar manager si presenta con una drink list dedicata alla sostenibilità, alla Laguna e alla storia di Venezia, ma non manca una carta degli Spritz

Con l'arrivo della bella stagione lo Skyline Rooftop Bar dell'Hilton Molino Stucky di Venezia vive il suo momento più scintillante e quest'anno presenta anche una doppia novità: l'arrivo della nuova bar manager, Valentina Mircea, giunta a Venezia dopo una solida esperienza maturata sempre in strutture di casa Hilton, ma nel Regno Unito, e la nuova cocktail list con 11 nuovi signature.

Mircea, che avevamo incontrato in occasione della selezione italiana della Cocktail Competition Unrivalled Classics di No. 3 London Dry Gin, in cui si è classificata terza, ha infatti portato il suo stile sullo spettacolare bar dell'hotel della Giudecca, uno dei più panoramici della Serenissima, firmando una carta dedicata alla sostenibilità, alla Laguna e al Mediterraneo: è da qui che arrivano le suggestioni, le ispirazioni e le materie prime di ciascun cocktail. Ne è esempio lo Stucky Bloom (fresco, floreale, dolce), omaggio alle botaniche della città, miscelate con Stucky 1895 Venice Gardens Gin, il gin della casa, che prevede per gli ospiti un percorso particolarmente interessante, con la possibilità di scegliere tra la versione salata e quella dolce per offrire al palato percezioni diverse. Per ogni cocktail c'è quella che Mircea definisce ""sustainability tip", ovvero il consiglio per non tralasciare l'attenzione all'ambiente: Umami, per esempio, a base di tequila miscelata con un blend di spezie orientali e mango, è il classico drink zero waste, in cui il mango è utilizzato a 360°, dal succo alla polpa.

In omaggio a Venezia e alla miscelazione tradizionale veneta, non poteva mancare un focus sugli Spritz. Accanto ai grandi classici Aperol e Campari Spritz gli ospiti potranno sperimentare diverse ricette creative ideate da Valentina e il suo team, come il Red Sky Spritz (Campari, Aperol, Vermouth del Professore, Prosecco, Soda) o lo Sky-High Spritz (Vodka Skyy, Succo di pompelmo, soda, scorza di pompelmo).

Grande importanza ha il lavoro di squadra: ogni cocktail è firmato da un membro del team per sottolineare come i risultati migliori si ottengono in un concetto di creatività condivisa. Inoltre, per confermare l'aspetto scenografico del mondo della miscelazione, il team del Molino Stucky ha pensato a un'esperienza originale: basta inquadrare un Qr code per collegarsi a una videocamera puntata sui bartender all'opera, per guardare il proprio drink in preparazione pur restando comodamente seduti.

Benvenuti al nostro fantabar

Altro che fantacalcio! Al nostro fantabar, la squadra di Bargiornale - che raduna campioni della miscelazione provenienti da tutta la Penisola (con qualche propaggine straniera) - è tutta vera. Parliamo naturalmente del Drink Team, che anno dopo anno arricchisce le pagine di ogni numero e le drink list di voi lettori con centinaia di nuove ricette di drink contemporanee e di qualità.

Come ogni anno da oltre un decennio, l’inizio dell’estate coincide con il momento del cambio della guardia, seppur virtuale: il vecchio Drink Team ammaina gli shaker e lascia il posto al nuovo Drink Team, passando idealmente un testimone fatto di competenza, collaborazione, ispirazione, attaccamento alla maglia.

E i “drinkteamer” uscenti vanno a ingrossare le file dei nostri “Senatori del Drink Team”, club riservato a chi ha fatto parte di questa avventura a cui siamo particolarmente grati e affezionati, che continueremo a coinvolgere periodicamente nelle nostre scorribande in giro per la Penisola.

Quest’anno, complice la mano ispirata di Gabriele Peddes (quel signore barbuto, indaffarato e silenzioso che durante le tappe di Baritalia “dipinge” in diretta i cocktail di tutti i partecipanti), li abbiamo voluti immortalare in copertina. Senza nulla togliere alle super blasonate formazioni che si sono succedute negli anni passati, quella di quest’anno è davvero una squadra da scudetto.
Del resto, è il frutto di una doppia selezione, Senatori prima e voto on line dopo, che aveva come base di partenza ben 200 professionisti.

E poi c’è un trucco che la rende una delle più grandi di sempre, seconda solo alla formazione del 2021-2022 (per scoprirlo, prosegui fiducioso nella lettura). Basta dare un’occhiata ai curriculum dei componenti per rendersene conto: un mix ben assortito di mostri sacri e giovani campioni della miscelazione, che nei prossimi dieci mesi ci mostreranno la loro personale interpretazione dei più importanti trend che stanno caratterizzando l’evoluzione del bere miscelato. Una delle “magie” dei vari Drink Team, che si ripete a ogni nuovo “campionato”, è la velocità con cui un gruppo di primattori diventa una vera squadra. Amalgama compreso (per comprendere la citazione da boomer, andatevi a cercare su Google la famosa intervista all’allora presidentissimo del Catania Angelo Massimino).
Squadra è la parola che abbiamo voluto mettere in evidenza in questo editoriale: per ribadire - dal nostro punto di vista, mai abbastanza - che la chiave per il successo di un bar è nel gruppo di lavoro che lo anima e che sa trasmettere ai clienti quel senso di QUA
accoglienza che rende quel posto speciale e unico. Chiudiamo spiegandovi il (banale) motivo per cui il Drink Team 2024-2025 è uno dei più grandi di sempre: perché le dodici caselle dei suoi componenti contengono ben 15 persone (quelle del Drink Team 2021-2022 erano 16). Abbiamo infatti tre dui (se non hai capito, rileggi piano) che hanno scelto di presentarsi insieme, perché lavorare insieme è il loro modo di intendere la professione: un lavoro di squadra.
Qual è il vostro modo di intendere la professione? Scrivetecelo nei commenti all’articolo che pubblicheremo sulle pagine Linkedin e Instagram di Bargiornale.

Davide Nasti vince la Cocktail Competition di Rossi d’Asiago

Nel centenario del Kranebet gin, il barman del Caffè Concerto Paszkowski di Firenze stacca il biglietto per la finale global con un twist sul Negroni

È Davide Nasti di Caffè Concerto Paszkowski di Firenze il vincitore della Global Cocktail Competition AkademyLab 20/20, la gara promossa dalla storica distilleria vicentina Rossi d’Asiago e che quest'anno è coincisa con il centenario di uno dei suoi prodotti più iconici: il gin Kranebet.

Quattro i finalisti italiani che si sono sfidati nella realizzazione di un drink con i brand Volare liquori per cocktail, Antica Sambuca e Kranebet Botanic Gin. In ordine di apparizione: Giuseppe Bilotti, di Kong Experience di Salerno, ha presentato il suo cocktail “Il Luffiano” a base di Kranebet Botanic Gin e Volare Elderflower; Juan Cruz Garcia di Botanico, di Bergamo, con il suo cocktail “Red Clover”; il vincitore Davide Nasti di Caffè Concerto Paszkowski, di Firenze, con il cocktail “Signor Rossi” a base di Kranebet Botanic Gin e Volare Elderflower; Riccardo Pastorello di Archivio 62 di Monselice (PD), con il cocktail “Un ricordo dell’infanzia” a base di Volare Amaretto.

Da buon barman fiorentino, il vincitore non poteva che orientarsi su un twist sul Negroni, apprezzato dalla giuria qualificata che gli ha dato l'opportunità di partecipare a settembre alla Global Final, in cui si sfideranno 7 campioni provenienti da 7 diverse nazioni. «Signor Rossi - ha raccontato il vincitore - è un drink ispirato all’epoca in cui Rossi d'Asiago pubblicizzava i suoi prodotti attraverso dei manifesti affascinanti e che tuttora solleticano l’immaginario collettivo». Nel suo Negroni rivisitato, aggiunge il barman, «il protagonista è il Kranebet, una vera e propria icona della famiglia, che conferisce profumo di ginepro ed erbe aromatiche, accompagnato dalla dolcezza del liquore ai fiori di Sambuco e da un bitter bianco creato con erbe di campo». Un ricordo, lo ha descritto Nasti, che va sigillato, per questo ha pensato di chiudere il drink con una ceralacca ricreata con burro di cacao all'arancia: «In questo modo - chiude Nasti - Signor Rossi porterà per sempre il ricordo che si tramanda dei suoi liquori».

La Global competition fa parte di un ricco cartellone di eventi che celebrano appunto il centenario di, il gin dell'Altopiano di Asiago che nasce da un'antica ricetta degli anni Venti, reinterpretata dai Dal Toso: ginepro ed erbe alpine che si fondono ed evocano i paesaggi alpini. Con l’occasione, è stata presentata la nuova bottiglia in edizione limitata “Centenario”, un restyling innovativo che simboleggia l'evoluzione di Kranebet e celebra un secolo di storia con un tocco di modernità.  

Lonely Avenue, pochi metri quadri, tanta cura per il cliente

Christian Comparone racconta il suo bar da soli 10 posti a sedere: «Nella gioielleria di mio nonno, ho trovato il giusto spazio per ascoltare il cliente»

Quando si dice “le dimensioni contano”. È proprio sull’essere un cocktail bar bomboniera - solo 16 metri quadrati, il più piccolo di Roma - che si basa il format di Lonely Avenue. «Non vendiamo cocktail, vendiamo connessioni», racconta il patron Christian Comparone (Donnie Boy per gli amici). Se non fossero concentrati in uno spazio ridotto, con un numero di sedute che non può superare le dieci e due bartender a occuparsi del servizio (Comparone stesso e il suo sodale, quasi gemello, Maurizio Bernardini), non ci sarebbe la possibilità di sentire la loro storia. «Questa era la gioielleria di mio nonno - ricorda Comparone -. Piccolissima, ma conosciutissima non solo nel quartiere, perché mio nonno è quello che ha inventato il ciondolo a forma di testa di lupa tanto amato dai romanisti, con un rubino al posto dell’occhio».

Per la cronaca, il quartiere in questione è Testaccio che da un lato è uno dei più veraci della capitale (protagonista della bella storia della Cortellesi “C’è ancora domani”), dall’altro uno dei più amati anche dai turisti, che approfittano delle tante case vacanze disseminate fra i palazzoni. «Una scommessa, per anni ho utilizzato questo spazio per fare formazione, ma vedevo anno dopo anno come cambiavano le persone che ci passavano davanti, così ho preso il coraggio di aprire al pubblico, dopo un periodo in cui avevo lavorato solo con i tesserati». A seconda dell’orario si alternano le provenienze della clientela: all’apertura ci sono gli stranieri per un drink prima di cena, poi loro vanno a mangiare e arrivano gli italiani per l’aperitivo, quindi di nuovo gli stranieri per il drink dopocena. «In pratica c’è un ricambio continuo, noi suggeriamo di prenotare, ma è una strada di passaggio fra le varie trattorie di Testaccio, quindi chi passa si affaccia e se c’è posto si ferma», spiega Comparone.

La drink list? Di fatto non esiste perché tutto si basa sull’ascolto e inizia con un “cosa ti piace bere?”. Snella la bottigliera, zero pre-batch, poche preparazioni solo sul fresco di frutta e verdura: «Giochiamo con quel che abbiamo in casa, ma non senza mettere al centro il cliente, specialmente se è un cliente di ritorno». Dalle sue esperienze nella miscelazione d’hotel (l’ultimo passaggio era stato al Rhinoceros), Comparone ha mutuato qualche mossa astuta, come quella di segnarsi sempre che cosa ha bevuto il cliente. «A volte anche cosa mi ha chiesto, se non ho potuto accontentarlo. È il caso di un ospite del quartiere che era già venuto un paio di volte, chiacchierando mi aveva detto che non poteva più bere whisky perché aveva scoperto di essere celiaco. Gli ho trovato un’etichetta gluten free e gliel’ho fatta assaggiare appena è tornato».

Qualche attenzione, nonostante gli spazi risicati, anche nel reparto food. I dry snack sono selezionati con cura, come le patatine dal sale e aceto, le palline di Pretzel fatte su richiesta da un produttore artigianale, le mandorle salate e zuccherate mixate. Su un piccolo espositore qualche chicca in scatola, ovvero conserve ittiche o veg di provenienza soprattutto italiana e portoghese: «Le tengo per chi viene e ha fame, ma qualcuno viene a chiedermi talvolta di comprare solo una lattina. Non era quello lo scopo, ma sono sempre contento di aver fatto felice un cliente».

Ottanta (drink) e non sentirli: la scommessa di Indaco a Riccione

Zen
Presentazioni a effetto wow e drink list ricchissima per il cocktail bar con ristorante Indaco, di Riccione, collocato in un particolarissimo giardino segreto negli spazi dell'ex Grand Hotel. Per l'estate si punta a spingere sulla miscelazione con tequila e mezcal e una collaborazione con la cucina davvero stretta

C'è una ex lavanderia che è diventata giardino segreto e cocktail bar, a Riccione. Un locale - si chiama Indaco - che va orgogliosamente contro tendenza con certe scelte. Altro che "sottrazione", qui le garnish paiono numeri da circo. Altro che "drink list corta", qui i signature riempiono tre pagine e il menu conta in tutto 80 cocktail includendo i classici e gli analcolici. Però funziona tutto.

Geolocalizzamoci: siamo a 200 metri dalla spina dorsale del centro di Riccione, il mitologico Viale Ceccarini, dentro agli spazi che furono dell'altrettanto mitico Grand Hotel, struttura che per decenni è stata il simbolo della vocazione turistica della cittadina. Progettata nel 1929 su iniziativa del milanese Commendator Ceschini sull’area dove una volta sorgeva l’Ospizio Amati-Martinelli (costruito a sua volta nel 1877), chiusa da una ventina d'anni, oggi è di nuovo parzialmente operativa, tanto da ospitare eventi e convention aziendali nel salone principale.

Tre soci diventati famiglia

Negli spazi adibiti a lavanderia ha trovato casa Indaco, iniziativa di tre soci e aperto nel 2019. Francesco Ricci, di Città di Castello, è il bar manager, 46enne, di solida preparazione; Cinzia Battarra, chef con esperienze importanti (è stata la seconda di Igles Corelli e ha lavorato con Raffaele Liuzzi e Alberto Faccani); Luca Gallucci, compagno di Cinzia, è il restaurant manager e si occupa della sala.

Luca, Francesco e Cinzia: i tre soci di Indaco, a Riccione

Era una lavanderia, dicevamo. «Prima che entrassimo noi - ci racconta Francesco - c'era un altro locale, si chiamava Evviva. Avevano cambiato di molto arredi e mood del posto. Noi abbiamo ripristinato l'esistente, volevamo a vista tubi e impianti del vecchio locale di servizio, uno stile industriale genuino». Il vecchio rullo da stiro è diventato un tavolo da esterno, ruote di ingranaggi fuori uso si sono trasformate in basi per i tavoli del ristorante.

Oggi indaco è il "figlio" - parole sue - di Francesco, Cinzia e Luca. E un po' anche dei ragazzi che lavorano con loro. Il team conta 12 persone in tutto compresi i titolari. Francesco ha iniziato con dei corsi in Planet One, poi ha collaborato con la scuola stessa, ha aperto cocktail bar con ristorazione a Città di Castello, a Perugia, a Riccione. Con Luca aveva il Royal Caffè, sempre in centro, poi il Flamingo, con spiaggia e ristorante, per sei anni. Serate da 600 persone, drink facili, bicchieri in plastica e sabbia. Lì i due amici hanno conosciuto Cinzia, lì è nata l'idea di fare un qualcosa di diverso. Di più sofisticato.

Sembrava uno svantaggio, era un plus

«Il sindaco ci portò a vedere questo spazio e ci convinse subito. All'apertura eravamo tesi: in quel momento aprivano altri sei cocktail bar nella zona centrale di Riccione», racconta il bar manager. «Pensavamo di essere in una posizione svantaggiata. E invece era un plus: un giardino segreto in centro, ma defilato. Volevamo impostare una miscelazione curata, coccolare il cliente. Proprio mentre prendeva piede il trend di una mixology essenziale, con garnish basiche, mi sono detto "io rischio", provando a giocare con presentazioni di grande impatto. Creiamo un bel vestito. Il culto dell'immagine ha fatto il resto e oggi lavoriamo benissimo con una clientela locale, che torna e rimane affascinata dal nostro modo di presentare i drink».

Dalla attuale drink list di Indaco abbiamo preso tre cocktail che si distinguono per effetto scenico e per vendite: sono i tre best seller al momento, fra i signature. Sono Bailaoras (Pisco Porton Mosto Verde, Celery Bitters e gazpacho chiarificato), Zen (sake infuso al gelsomino, tè verde, mandarino) e Chicago (Vodka 42 Below infusa con pop corn, caramello salato, cheddar liofilizzato, quest’ultimo ideato per il Lions Club di Riccione, rende omaggio alla città di Chicago, dove nel 1917 nacque il Lions Club, e al suo fondatore Melvin Jones).

«La prima drink list - continua Ricci - aveva 110 cocktail in carta, oggi sono scesi a 80 tra signature, classici e analcolici». Comunque tanti. «Anche in questo caso, temevamo che un menu lungo potesse annoiare, invece i fatti ci hanno dato ragione. I prezzi ci collocano in fascia medio-alta per Riccione (analcolici tra gli 8 e i 10 euro, signature tra i 12 e i 15, classici a 10, ndr), lavoriamo molto bene con gli analcolici e stiamo spingendo molto la miscelazione con tequila e mezcal. Qui non è ancora conosciuta e apprezzata come nelle città, ma stiamo provando a dare noi il ritmo, senza pensare di essere migliori di altri, intendiamoci, ma solo per far conoscere prodotti ancora poco fortunati fuori dai grandi circuiti».

Cucina e banco in contatto costante

Un valore aggiunto di Indaco è il rapporto con la cucina. «L'altra sera, in pieno servizio, mi è venuta in mente una possibile variazione su una garnish: su un drink uso una marinatura che usiamo anche sulle entrée in cucina e volevo trasformarla in una cialda da accompagnare al drink. Mi è venuto da parlarne con la chef, nel mezzo della serata. Lei fa lo stesso con me. Questo è lavoro di squadra, anche se sembriamo piacevolmente pazzi». Al ristorante colpisce il servizio del pane, prodotto internamente, che prevede focaccia di semola, pane ai cereali, pane alla portulaca, pane alla zucca, uvetta e cipolla, grissini al sesamo nero, cracker piccante alla paprika e peperoncino, cracker al timo. Tra i piatti più fortunati, il polpo alla paprika affumicata che diventa ripieno di una patata dell’orto cotta al forno intera; i cappellacci grezzi integrali ripieni di cinghiale, serviti con zucca marinata e crema di carciofo; l’anatra marinata al cipollotto, poi affumicata al legno di ciliegio, con mela, riduzione di saba e porro fritto. Il tutto servito ai 40 coperti del ristorante, mente il cocktail bar ne conta 60 in inverno e circa 300 (il giardino segreto è grande) in estate.

Per le materie prime si punta tutto o quasi sull'autoproduzione: il 70% dei vegetali da un terreno situato a Montefiore Conca, a 30 minuti di auto dalla riviera, dove vengono coltivate una trentina di specie di ortaggi, erbe silvestri, mele e pere cotogne, pesche, albicocche, susine, corbezzoli, prugnoli, more di gelso e sambuco. I 70 olivi permettono una piccola produzione di olio extravergine di oliva da utilizzare al ristorante.

«Nel contatto con il cliente c'è tutto»

Tornando al bar, c'è il bartender Alessandro ad aiutare il veterano Francesco. «Ci alterniamo tra sala e banco durante la serata, così entrambi riusciamo a vedere tutto. Per me è fondamentale trasmettergli anche la sensibilità della sala, perché il fulcro del nostro lavoro è lì, nel contatto con il cliente. Se lavoriamo bene al bancone, ma non sappiamo fare buon servizio e buona spiegazione dei cocktail, siamo all'anno zero. E poi il contatto umano è la cosa che rende bellissimo il nostro lavoro e che ci fa arrivare a fine giornata affaticati, ma mai davvero stanchi».

Con Pokè Facile Orogel preparare una bowl è un gioco da ragazzi

Quando nel 2022 il pokè è entrato nel paniere Istat il suo successo è diventato ufficiale. Il piatto di origini hawaiane che piace soprattutto a giovani e giovanissimi non è più solo un trend, ma una solida realtà della pausa pranzo italiana. Che sia seduti al tavolino di un bar, in un locale da ristorazione veloce o, perché no, sotto l’ombrellone, il pokè è la soluzione pratica e nutriente per rispondere a un’esigenza di piatto unico bilanciato e fresco. Perfetto anche per il servizio di asporto e delivery, il piatto unico di origini hawaiane è particolarmente amato soprattutto da parte di una clientela giovane, amante dell’etnico e sempre più alla ricerca di alternative salutari e genuine.

Pokè Facile di Orogel è una box che qualsiasi tipo di locale, anche con spazi ridotti, può tenere in congelatore, con tutto l’occorrente per preparare minimo 10 basi per bowl extralarge originali e gustose. I kit Poké Facile prevedono due buste da 750 g di base cereale (riso basmati, 1,5 kg in totale), abbinato a un set di quattro tipi di verdure surgelate in buste da 500 g, fra cui l'immancabile soia edamame, uno dei prodotti di punta Orogel, coltivato in Italia, mais, carote in stick e cavolo cappuccio rosso.

Queste box sono time saver, perché risolvono la difficile gestione dei tempi e degli spazi di preparazione di un piatto articolato come il pokè. Contribuiscono inoltre al risparmio energetico, perché basta un passaggio al microonde per ciascuna busta per preparare la linea e avere pronta una base di cereali e quattro verdure cotte al punto giusto.

«Il rinvenimento - garantisce Valerio Manco, consultant chef di Orogel - è velocissimo e il numero di porzioni che si possono servire va dai 10 pokè extralarge a una quindicina di quelle medie, con un costo medio per porzione molto vantaggioso». Non resterà che personalizzare il piatto, aggiungendo un pizzico di fantasia. «Se all’inizio il pokè si limitava a pochi abbinamenti - continua Manco -, oggi il cliente è abituato a vederlo proposto in mille varianti, così per i locali può diventare un jolly per far ruotare la dispensa».

I suggerimenti possono essere infiniti: Manco ha preparato con i team Orogel un ricettario e racconta che già alla prima riunione organizzativa erano venute fuori un centinaio di idee. «Per la parte proteica - spiega - si potrà pensare, ad esempio, a una tagliata di pollo, oppure a gamberi, tartare di salmone, polpo, polpa di granchio». Ma anche uova, feta, formaggio, per un’alternativa vegetariana, tofu per una versione vegana. «In tutti i bar troviamo una linea di frutta fresca e secca. Si pensi alle classiche noccioline per l’aperitivo, sono un ingrediente che con il pokè si sposa benissimo, aggiungendo croccantezza». Le salse servono ad amalgamare il tutto e possono andare dalla più classica salsa di soia alla teriyaki, passando per la cosiddetta salsa pokè che di fatto è un mix di queste due. Fino ad arrivare idee più golose come il guacamole, la salsa yogurt o perfino l’aceto balsamico.

Chef Express apre un concept store Lavazza Coffee Design in aeroporto a Napoli

La società di ristorazione del Gruppo Cremonini punta tutto sull'aeroporto di Capodichino, con una caffetteria aperta sia a passeggeri che accompagnatori

Taglio del nastro per il Gruppo Cremonini e la sua controllata Chef Express, che danno vita a un concept store Lavazza Coffee Design all'interno dell'aeroporto internazionale di Napoli Capodichino. Con questa nuova apertura, la società di ristorazione del Gruppo Cremonini rafforza la sua presenza nel sud Italia e apre il suo primo store in uno dei principali scali aeroportuali italiani per volumi di traffico. «Arriviamo per la prima volta all’aeroporto di Napoli - ha commentato Cristian Biasoni, CEO di Chef Express - per portare, nella patria del caffè, un format internazionale, il Lavazza Coffee Design, che ha già riscontrato grande successo in altri paesi, e per proporre uno stile ricercato e attento fatto di eccellenza che siamo certi incontrerà i gusti di una clientela sempre più internazionale. In una città dove il caffè incarna perfettamente lo spirito della pausa, abbiamo sviluppato una partnership in grado di elevare ulteriormente questa percezione per fare della sosta un momento imprescindibile del viaggio».

Il nuovo store è situato al primo piano dell’area partenze, prima dei controlli di sicurezza ed è accessibile a tutti, sia passeggeri che accompagnatori. Lo store occupa oltre 25 risorse e abbina all'offerta di caffè Lavazza premium, una selezione di ricette di gastronomia sia dolce, attraverso i sapori della pasticceria napoletana di alta qualità, che salata, con proposte che esaltano i prodotti tipici della tradizione locale.

Sale così a 15 il numero di aeroporti presidiati da Chef Express in Italia, a conferma della strategia aziendale che mira a consolidare la propria presenza nel canale aeroportuale, in cui si registrano importanti volumi di traffico grazie anche ai flussi turistici che hanno ripreso vigore superando i livelli pre-pandemia. In particolare, l’aeroporto partenopeo ha registrato negli ultimi anni uno sviluppo importante, confermandosi motore strategico per la crescita del sistema economico territoriale e quarto aeroporto italiano per traffico passeggeri, superando i 12 milioni di viaggiatori nel 2023, con una crescita del 13,5% sul 2022 e del 14% rispetto al 2019.

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