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La favola di Alice ispira gli affari

Modelli –

A Milano sboccia il Bloom, un polifunzionale aperto dalla colazione fino alla notte. All’interno sembra il giardino incantato, e un po’ psichedelico, di Alice e del Bianconiglio. Un locale tematico che in tempi di crisi invita all’evasione.

Il richiamo della foresta. Non è solo uno dei più famosi romanzi di Jack London. Dalla natura e dal suo mondo hanno preso spunto molti locali. Qualche esempio. La pianta architettonica di un noto club europeo, il Peacock di Goteborg (firmato da OlssonLyckefors Architects), è stata disegnata prendendo come modello il pavone. Al ristorante Flood di Parigi l'interior designer Matthieu Lehanneur ha collocato un acquario da cento litri al cui interno galleggia spirulina platensis, un'alga diffusa dalla notte dei tempi, in grado di purificare e nutrire di ossigeno l'aria. Per non parlare del Fioraio Bianchi di Milano, primo esempio, di spazio ibrido in grado di coniugare rose e cappuccini, gardenie e calici di vino, croissant e viole. C'è chi ha declinato il tema naturale nei modi più originali.
Caffetteria e lounge in versione Beat Generation
È il caso del Bloom, un “fiore” come recita l'insegna, una caffetteria e lounge nella pratica. Affacciato su via Statuto, a pochi passi dal via vai di Largo La Foppa e di Brera, il Bloom si presenta come il giardino incantato di Alice nel Paese delle Meraviglie. Il progetto è frutto di Bertero, Panto, Marzoli (ovvero Bpm Studio), architetti e designer d'interni, in collaborazione con l'artista Paolo Polli. I progettisti hanno sviluppato il tema della fiaba di Lewis Carroll, adattandolo al contesto cittadino: un'Alice metropolitana. Sulle pareti del locale si alternano immagini come Alice e il suo specchio vicino agli alberi del Parco Sempione, il Bianconiglio che salta dalle parti della Torre Velasca, il Cappellaio Matto in posa al Castello Sforzesco, lo Stragatto sul Pirellone. Che si tratti di un'interpretazione della favola di Alice, ma in versione Beat Generation, risulta chiaro da questi e altri particolari: sul vestito della protagonista è impressa una frase dello psichedelico Timothy Leary, mentre lo Stragatto ha la bocca di Mick Jagger.
All'interno, tra sedute in stile Sixties dai colori sgargianti, c'è anche una vetrina incastonata nella parete come un gioiello dove sono esposti prodotti pregiati. Inizialmente, per scelta del titolare Andrea Prisco, conteneva prodotti gastronomici, soprattutto salumi, di qualità. Attualmente accoglie una selezione di etichette importanti. «Ci siamo resi conto che la vetrina, osservata dalla strada, veniva percepita in modo sbagliato. Chi guardava dall'esterno, con tutti quei salumi, ci scambiava per una gastronomia, non per un lounge. Per questo, in corsa, abbiamo cambiato l'allestimento». Commenta così Alessandro Aiello, direttore del Bloom, che ci fa strada illustrando l'attività del locale, che apre alle 8.00 con muffin e croissant e chiude alle 2.00 col cocktail della staffa. Momento clou è il pranzo durante cui è proposto un ventaglio di 15 insalate (prezzo medio 8 euro).

Insalatone e tanti panini a tema

Per i clienti - poche famiglie, molti impiegati della zona - la carta propone Bianconiglio, specialità vegetariana con rucola, pomodoro, mais, carote e finocchi e Stilegatto, insalatona con tonno, pomodoro, capperi, acciughe e olive. Tra le più apprezzate la classica Caesar Salad, tra le più autoctone la Padana, insalata mista con Gorgonzola, noci, pere, mele e Grana. La lista dei panini (prezzo medio 5 euro) è segmentata in base all'ingrediente protagonista del sandwich. Troviamo otto specialità alla voce prosciutto di Praga, quattro nella sezione bresaola, due panini nella sezione mortadella tra cui il “politico” Prodix e il sandwich proletario Magüt, con peperoni e crema di Gorgonzola. Inoltre ogni giorno, a rotazione, tre primi e tre secondi oltre a un'ampia gamma di piatti freddi. Dalle 17.30 alle 21.30 si svolge il rituale dell'aperitivo, comune a molti locali della zona. A differenza di altri la proposta del Bloom si distingue per il servizio. «Abbiamo eliminato il buffet - spiega Aiello - e proponiamo il servizio di piattini al tavolo. La soluzione è dettata da motivi pratici, igienici ed estetici. Le dimensioni del locale non consentono il via vai di persone dal tavolo al buffet. E poi non è bello vedere gli ospiti azzuffarsi al banco».

Drink “metalizzati” per stupire

Su questo punto è d'accordo anche il bartender Gianmario Barlocco. Come potrebbe essere diversamente. Barlocco è un protagonista del flair nazionale: per esprimersi ha bisogno di spazio. Al Bloom shakera cocktail classici, ma anche cocktail da favola. Durante l'aperitivo (8 euro) sul suo banco vediamo sfilare Spot On, short drink a base vodka, preparato con polvere alimentare “metallizzata”. L'aspetto è glitterato, piacerebbe a Madonna. Al fianco di Spot On c'è Cabezas, mix dal sapore deciso e caldo, realizzato con Tequila anejo, Grand Marnier, vermouth chinato, vermouth rosato e un cucchiaio di miele di castagno. Il problema è che queste specialità sono proposte di rado. Forse perché non sono comunicate da una carta, né vengono segnalate da una lavagna. Un peccato. «Non consegniamo la drink list - dice Aiello - perché alla fine chiedono sempre gli stessi cocktail. Stiamo sperimentando un'offerta particolare: portiamo le bottiglie al tavolo insieme ai soft drink, come succede in discoteca. E lasciamo che siano gli stessi clienti a servirsi». La scelta è azzardata, per stessa ammissione del direttore. D'altra parte chi non risica...

Un buon gelato va raccontato

Comunicazione –

Promuovere il prodotto nelle scuole dei dintorni con visite guidate e gadget a tema. Insegnare ai bambini a produrselo nel laboratorio a vista. Sono alcune delle iniziative di comunicazione che hanno decretato il successo dell’Agrigelateria sull’Aia di Desenzano.

Produrre un gelato di qualità, a chilometri zero. E saperlo raccontare, valorizzare, promuovere. È ciò che, in estrema sintesi, accade all'Agrigelateria sull'Aia di Desenzano (Bs). Un'azienda agricola votata all'agriturismo in cui i proprietari - la famiglia Cavaliere - non puntano come fanno quasi tutti su ristorazione e accoglienza, ma hanno voluto fare del gelato il loro prodotto di punta.
In breve la genesi: nel 2005 i Cavaliere, titolari fra l'altro di una stalla con 350 animali fra vitelli e vacche (di cui un centinaio in lattazione) decidono di differenziare la loro produzione, aggiungendo a latte, yogurt, formaggi e vini anche il gelato, imparando in breve i segreti della produzione sotto la guida di Donata Panciera, nota esperta del settore gelateria. Viene allestito il laboratorio a vista, una sala con i tavoli per accogliere i clienti (circa 100 coperti), un laboratorio a vista, per valorizzare agli occhi del consumatore la produzione del gelato. Il tutto in un contesto bucolico, in aperta campagna, fra prati, alberi, spazi ideali per accogliere famiglie, turisti, scolaresche.
Ma fare un buon gelato (proposto a 10,80 euro al kg), preparato con frutta locale, a base di latte autoprodotto, privo di grassi idrogenati non basta: bisogna anche saperlo “raccontare”.
E in questo L'Agrigelateria ha saputo promuoversi in modo tanto efficace da ricevere il primo premio del concorso “La gelateria comunica”, organizzato a novembre da Mig, la mostra del gelato artigianale di Longarone, Belluno.

Visite organizzate e laboratori
del gusto

«La comunicazione è un aspetto per noi fondamentale - conferma Roberto Cavaliere -. Abbiamo pensato a quale è il nostro target fondamentale, le famiglie e soprattutto i bambini, e abbiamo lanciato una serie di attività volte a coinvolgerli. Così già nel 2006 abbiamo iniziato a inviare a tutte le direzioni didattiche delle scuole elementari della zona una lettera di presentazione, spiegando chi siamo e invitando le scolaresche ad una visita organizzata in azienda. Portiamo i bambini a visitare la cascina e il laboratorio, poi li coinvolgiamo nella preparazione del gelato e infine li invitiamo a mangiare il gelato da loro prodotto, i nostri salumi, lo yogurt e i formaggi». L'iniziativa è stata da subito ben accolta, tanto che nel solo 2008 l'Agrigelateria ha ricevuto la visita di circa 50 scolaresche bresciane e mantovane.
Naturalmente ricevere “ospiti” nel laboratorio prevede l'osservanza delle regole igienico sanitarie, motivo per il quale ad ogni visitatore viene assegnato un kit usa e getta, costituito da grembiule, sovrascarpe e cappello, che per l'azienda rappresenta un costo di circa 2 euro. Un costo a cui va aggiunto quello del personale che deve essere distolto dal normale lavoro per seguire le classi in visita. «Organizziamo visite di una classe per volta, circa 25/28 bambini - continua Cavaliere - seguite di solito da mio fratello Edoardo e due nostri collaboratori. Un vero impegno insomma, anche economico. Ai bambini poi, a fine visita, lasciamo una nostra brochure e regaliamo una tovaglietta in pvc per la prima colazione, che con un disegno riassume la storia del nostro gelato a filiera corta. Abbiamo comprato 2.000 pezzi, che ci sono costati circa 2 euro l'uno». Insomma, un vero impegno economico, ma che correttamente viene considerato utile a promuovere e diversificare la propria attività.

Tema Baviera, birra e marketing

Modelli –

Si moltiplicano le Kapuziner Platz, birrerie tradizionali sul modello di quelle tedesche. Con un format moderno: dal menu per bambini alle serate di cultura birraria

Buona cucina, sette grandi birre spillate senza fretta, prezzi contenuti, attenzione anche ai clienti più piccoli. Questo il segreto del successo dei locali Kapuziner Platz, originale interpretazione delle famose birrerie bavaresi. Su progetto dei distributori Alessandro Provolo e Matteo Telaro, il primo locale (im wald) è stato inaugurato nel 1995 a Castelseprio (Varese), seguito nel 1999 dal locale milanese (in der stadt) di viale Montenero (entrata da viale Lazio) e a dicembre 2008 da quello (am kanal) di via Ascanio Sforza (sul Naviglio Pavese), sempre a Milano.

Location diverse e arredi a tema

La formula ha avuto un tale successo che ha spinto Kulmbacher Brauerei (fornitore delle birre bavaresi) a realizzarne un’ulteriore evoluzione, il Kapuziner Bierlokal, che ha visto l’apertura di altri 14 locali in varie città del nord e centro Italia, da Bergamo a Grosseto. «Complessivamente - precisa Simona Iselli, coordinatrice del progetto Kapuziner Platz e socia con Provolo e Telaro nella società Baviera - abbiamo contato l’anno scorso nei nostri tre locali un movimento di oltre centomila clienti, oltre il 60% dei quali nel locale di viale Montenero».
Aperti sette giorni su sette dalle 19 alle 2 di notte, i locali Kapuziner Platz sono affidati ai gestori Michele Francalvieri (Castelseprio), Graziano Galasso (viale Montenero) e Giorgio Lanfredi (via Ascanio Sforza). La superficie media si aggira sui 200 mq, dai 180 (Castelseprio, con il biergarten esterno) ai 240 (viale Montenero) posti a sedere, realizzati con panche, sedie e tavoli di legno scuro. Firmato dall’architetta Heide Inselkammer, l’arredo è particolarmente ricco, caratterizzato dai colori bianco-azzurri del land bavarese, da decorazioni tipiche come trofei di caccia e piatti di ceramica decorata alle pareti, dall’immancabile stammtisch, il tavolo d’onore dei frequentatori abituali. La rotazione settimanale dei fusti birrari è particolarmente alta, dai 40 (Castelseprio) ai 60 pezzi (viale Montenero), rotazione influenzata ovviamente dal contesto in cui sono inseriti. Il locale di Castelseprio è stato ricavato da un antico crotto (taverna scavata nella roccia) immerso in un romantico bosco della valle dell’Olona, mentre quello di viale Montenero è a ridosso del frenetico centro cittadino milanese. Oltre il 30% delle preferenze va alla bevanda di riferimento, la birra di frumento Kapuziner Weisse (5,4°alc), seguita dal 25% della chiara Kulmbacher Premium Pils (4.9°) e con percentuali più ridotte dalla chiara speciale Mönchshof Landbier (5,4°), la doppio malto rossa Mönchshof Bockbier (6,9°), la chiara doppio malto Kloster Hell (7,5°), la scura Mönchshof Schwarz Bier (4,9°) e la new entry Mönchshof Kellerbier, originale pils ambrata non filtrata ricca di lieviti (5,4°).

Non solo birra, pure sidro e distillati

Tutte le birre vengono servite in calici da 40 cl, a parte la Kapuziner Weisse (bicchiere da 50 cl), con prezzi che vanno da 4 a 5,4 €. Per coloro che devono guidare (e rimanere sobri) è a disposizione la birra in bottiglia Kulmbacher Licht, di solo 2° alcolici, o il sidro di mele Apfelwein in bicchieri da 25 cl. Per gli altri sono a disposizione anche particolari distillati di frutta Edelbrände. Oltre ai tradizionali pani intrecciati bretzel (1,8 €), serviti infilati in un paletto, c’è a disposizione una ricca scelta gastronomica, di scuola bavarese ovviamente. I più richiesti sono i piatti freddi da merenda come il tagliere di formaggi käselplatte (6 €) e quello di salumi würstplatte (da una, due e tre persone, rispettivamente a 5,4 €, 10,6 €, 14,6 €). Per la gastronomia calda invece ricordiamo gli spätzle (gnocchetti, a 4,9 €) e i knödle (canederli, a 5,8 €), seguiti da piatti di carne come stinco di maiale (12,5 €) e grigliata mista (11,9 €). L’attenzione per il pubblico delle famiglie si evidenzia anche con il kindermenu (per i bimbi fino ad 8 anni), con gnocchetti, würstel, patatine fritte, bibita e gelato (9,2 €).
La promozione del locale prevede una serie di serate dedicate alla cultura birraria, con degustazioni e confronti con altre tradizioni birrarie (Belgio, Inghilterra). In particolare vengono celebrate tre ricorrenze bavaresi: a marzo con l’apposita birra Märzen, una lager più alcolica (5,8°), a fine luglio con la Kulmbacher Bier Fest, a Natale con la Weihnachts.
La raccolta di comande è realizzata con il sistema computerizzato Verona Software, mentre è attiva la prenotazione via internet.

La cassa diventa amica

Tecnologie –

L’obbligo di adeguare i registratori di cassa è stato soppresso. Ma i modelli più recenti offrono nuove funzioni, utili a risparmiare e ad ampliare servizi e affari.

Tutto era già pronto per partire: dal 1° gennaio 2009 un milione di registratori di cassa avrebbero dovuto essere connessi a Internet e comunicare on line gli incassi giornalieri all'Agenzia delle Entrate. La norma, prevista dall'allora viceministro dell'Economia Vincenzo Visco - che nel 2006 accantonò 100 milioni di euro per l'adeguamento di tutti i misuratori fiscali installati - è stata invece abrogata dalla Finanziaria 2009.
Per le aziende che producono innovazione tecnologica nel settore office e retail è stata una battuta d'arresto: «Una grande occasione persa - sospira Marco Schianchi, presidente di Comufficio, l'associazione nazionale delle aziende distributrici di prodotti e servizi per l'informatica e la telematica -. In due o tre anni, così come prevedeva l'art.37 del DL 262/06, avremmo adeguato tutto il parco installato con il forte contributo economico dello Stato, creando la più grande rete telematica al mondo nel settore retail, al servizio dell'esercente e del cittadino cliente».

Avanti con lo scontrino fiscale

Restano quindi scontrini fiscali, verifiche periodiche e relative sanzioni. Invece di trasmettere i dati con gli incassi giornalieri alla Sogei, il centro telematico dell'Agenzia delle Entrate, i gestori di bar li manderanno come sempre ai commercialisti: «Costi che sarebbe stato possibile risparmiare» dice Schianchi.
L'industria prosegue comunque sulla strada dello sviluppo della tecnologia. I moderni personal computer touch-screen, con stampante fiscale esterna, possono fornire all'esercente numerosi servizi capaci di produrre reddito aggiuntivo. Il mercato offre prodotti che possono aiutare a controllare il magazzino, gestire le vendite ed elaborare i profili dei clienti. «Anche al bar è oggi possibile conteggiare i punti fedeltà come al supermercato - spiega Schianchi -: la macchina può memorizzare il codice di chi beve il caffè e ogni dieci consumazioni, per esempio, darne una gratis». Con i modelli più evoluti, inoltre, il consumatore può pagare le bollette di luce, gas e telefono, ricaricare il cellulare, comprare card e biglietti per gli spettacoli e persino scommettere».

I nuovi registratori di cassa? Più utili

Ma torniamo agli scontrini fiscali. Ci sono aziende specializzate in soluzioni per il punto vendita “pc based” e altre che producono anche registratori tradizionali. «La vicenda della trasmissione telematica è stata comunque un'opportunità di crescita - dice Linda Gibellino, responsabile Marketing Shop Automation di Olivetti -: ha dato il via alla realizzazione di una nuova linea di prodotti basati su una piattaforma tecnologica completamente rinnovata, adatta a fare evolvere il registratore fiscale da oggetto dedicato all'emissione di uno scontrino a strumento connettibile in rete per gestire di una serie di servizi». Qualche esempio? «Il collegamento con associazioni di categoria e commercialisti, la gestione remota di buoni pasto e ticket restaurant, il pagamento tributi, l'accesso a servizi di rilevanza sociale». I sistemi Pos, invece, sono computer a cui si collegano le stampanti. «Si utilizzano tecnologie elettroniche e meccaniche per migliorare la robustezza e l'affidabilità - spiega Vincenzo Ceruso, Retail Sales Manager Ibm Italia - ma anche per ridurre dal 35% al 50% i consumi di energia elettrica e per tagliare i costi di manutenzione. Lo schermo touch-screen utilizza la tecnologia all'infrarosso, che offre massima luminosità e precisione e non richiede manutenzione periodica».
Epson, azienda innovativa nel settore dei misuratori fiscali, è stata la prima a pensare di sviluppare questo prodotto, a introdurre la nota di credito e prevedere la stampa delle fatture su rotolo: «La prossima stampante che lanceremo è la FPH6000 - spiega Camillo Radaelli, responsabile commerciale Vendite Retail - che integra la stampa termica per gli scontrini e la stampa ad aghi per fatture, ricevute e bolle. L'obiettivo è sviluppare un misuratore fiscale che possa essere utilizzato in tutti i paesi Ue».
Nuove proposte arrivano da Ditron Group, da oltre vent'anni sul mercato italiano del retail con prodotti sempre più sofisticati e brand prestigiosi: «Produciamo registratori di cassa tradizionali che, senza l'ausilio del pc, trasmettono i dati telematicamente - spiega Diego Russo, responsabile comunicazione -. Abbiamo puntato ad aumentare l'offerta di servizi nel registratore di cassa tradizionale, offrendo nuove opportunità di business per l'esercente. L'integrazione di sistemi touch-screen applicati al registratore tradizionale aumenta l'accessibilità e l'usabilità della strumentazione».
Si migliora la gestione del cliente

I gestori sono alla ricerca di soluzioni sempre più orientate a un'efficace gestione del cliente: «Con l'introduzione della fattura in cassa, le società si devono dotare di una stampante fiscale idonea e omologata per questa tipologia di emissione - afferma Stefano Rossi, Sales Director di Red, distributore di Ncr -. Una seconda opzione molto richiesta è la possibilità di avere una interfaccia touch-screen. Ncr ha immesso di recente sul mercato, in aggiunta al tradizionale “Realpos Touch”, anche la soluzione “Select and Pay”, un self service dove il cliente può selezionare la sua consumazione, effettuare ricariche telefoniche, pagare in contanti o con carta di credito e ottenere la somministrazione direttamente al banco».

L’usura, il pizzo e le relazioni pericolose

Attività –

Esercenti costretti a pagare interessi salati. Condizionati anche negli acquisti. Questa la denuncia di SOS Impresa. Ma le vie di fuga esistono.

Non bastava il calo dei consumi, il credit crunch, la deregulation. A rendere amara la vita dei pubblici esercizi ci si mettono anche estorsori e usurai. Non che strozzinaggio e pizzo siano fenomeni nuovi, semmai il fil rouge tra medioevo e futuro, tuttavia tali reati si evolvono a una velocità straordinaria, assecondando il mercato e i suoi cambiamenti. Un'evoluzione di cui ne dà puntuale fotografia SOS Imprese, l'associazione Confesercenti nata nel 1991 per difendere la libera iniziativa imprenditoriale. Con il presidente, Lino Busà, abbiamo commentato il Rapporto annuale dell'associazione.

Siamo giunti all'undicesima edizione del Rapporto SOS Impresa, quali sono gli aspetti più temibili?

Obiettivo del rapporto è mettere in luce le relazioni e i condizionamenti delle mafie a condurre liberamente un'attività imprenditoriale. Una prospettiva, la nostra, particolare, che evidenzia un fenomeno, ahinoi, assai diffuso: l'attività delle mafie ormai non è più solo predatoria.
Il pizzo continua a garantire la quotidianità dell'organizzazione, accresce il suo dominio, conferisce maggiore prestigio al clan, misura il tasso di omertà di una zona, di un quartiere o di una comunità. Tuttavia, negli ultimi anni, i signori del racket hanno ampliato i loro orizzonti: aprono attività commerciali in proprio, investono i proventi illeciti in attività legali, hanno il controllo di quote consistenti di società e marche note. Un fenomeno che tocca da vicino i bar: sono attività che consentono una forte circolazione del denaro, che richiedono apporto di capitali, aziende quasi sempre società a responsabilità limitata. Senza contare che in un bar ogni giorno entrano ed escono molte persone, il che permette ai signori del racket di tenere i contatti con i picciotti e condurre i propri affari alla luce del giorno. È necessaria dunque una maggiore solidarietà e attenzione da parte delle istituzioni nei confronti del settore della ristorazione per salvaguardare le tante imprese sane.

Il pizzo tuttavia continua a garantire
la sopravvivenza all'impresa mafia, come si declina oggi tale attività?

Alle forme tradizionali di pagamento del pizzo, tutte ancora oggi presenti, se ne aggiungono altre che danno il senso della pervasività delle organizzazioni criminali. Così una recente operazione a Palermo ha messo in luce che il titolare di un bar-ristorante doveva organizzare gratuitamente cerimonie nuziali e battesimi per i familiari dei mafiosi. Accanto alle cosiddette donazioni in natura, c'è il fenomeno dell'imposizione di marche: dalle farine alle acque minerali. Ha fatto scalpore di recente il caso di un'azienda camorristica che imponeva i propri cartoni per l'asporto a tutte le pizzerie della zona. Una pratica assai pericolosa, perché il confine tra vittima e colluso si assottiglia: “Ma sì, compro quest'acqua minerale, questa marca di gelati, questo pastificio” ecc.

Nel rapporto si legge che il reato maggiormente in crescita è quello dell'usura. Negli ultimi anni il numero di commercianti colpiti, pubblici esercizi inclusi, è lievitato a 180.000 vittime, con un giro d'affari che oscilla intorno ai 15 miliardi di euro. Cifre che valgono una riflessione?
Aggiungo altra carne al fuoco: mentre l'estorsione riguarda principalmente gli imprenditori delle quattro regioni storicamente più esposte alla criminalità organizzata (Sicilia, Calabria, Puglia e Campania), l'usura è una pratica diffusa da Palermo a Bolzano. Siamo di fronte a “un'offerta” ormai diversificata, in grado di rispondere a ogni esigenza. Così non solo aumenta il numero di commercianti coinvolti in rapporti usurari, ma molti di questi s'indebitano con più strozzini. Le posizioni debitorie perciò possono essere ragionevolmente stimate in oltre 500mila, con interessi ormai stabilizzati oltre il 10%. In particolare, nel triennio 2005-2007 sono state 165.000 le attività commerciali e 50.000 gli alberghi e i pubblici esercizi costretti alla chiusura. Di queste un robusto 40% deve la sua cessazione all'aggravarsi di problemi finanziari, ad un forte indebitamento. Un fenomeno preoccupante perché per molti può rappresentare l'anticamera del girone infernale del prestito a strozzo. Di solito si inizia con il chiedere piccole cifre in prestito. A poco a poco si alza la posta, convinti di pagare, e in un attimo ci si trova in un tunnel senza fine.

Che fare?

L'immediata denuncia del reato. Purtroppo oggi siamo su livelli insoddisfacenti di denunce. Certo non può essere sottovalutato il fatto che ci sia una maggiore attenzione e sensibilità dell'opinione pubblica, una più attenta attività investigativa, ma non basta. Mi preme sottolineare che oggi per fare una denuncia non occorre essere eroi. Il compito delle associazioni antiracket e antiusura è proprio ridurre il rischio personale di ritorsioni e fare in modo che le denunce siano il più efficaci possibili. Lo Stato infatti, attraverso i fondi solidarietà, consente di ristorare i danni subiti (vedi box nella pagina a lato, ndr). A oggi, siamo a 25 milioni di euro ristorati. Spesso le vittime arrivano ai nostri sportelli quando è troppo tardi, quando l'impresa è ormai a pezzi. Il consiglio è sempre lo stesso: non assumere mai attegiamenti di sfida, ma alla prima intimidazione rivolgersi alle associazioni territoriali e denunciare il reato.

Con il numero 300 Ristorazione Collettiva si rinnova

Editoria –

Per il mensile edito da Il Sole 24 ORE Business Media, nuove sezioni contenutistiche e un nuovo stile, in una veste grafica moderna e di impatto

Milano, febbraio 2009
A partire dall'uscita di gennaio/febbraio, in occasione del suo trecentesimo numero, Ristorazione Collettiva cambia veste e si rinnova. Il mensile edito da Il Sole 24 ORE Business Media, dedicato alla ristorazione organizzata extradomestica, aggiorna contenuti e stile con l'obiettivo di assolvere sempre meglio alla sua missione di informazione e di servizio.
Fresche novità nella testata, nell'impaginazione, nell'organizzazione dei contenuti editoriali, nella proposta di nuovi spazi di informazione e approfondimento per continuare a dare un servizio prezioso e completo ai lettori, cercando di rispondere sempre meglio alle esigenze di chi opera nell'ambito della ristorazione collettiva e nei suoi diversi settori.
Ogni numero di Ristorazione Collettiva affronta in modo analitico e attraverso testimonianze dirette un particolare settore merceologico del mondo del food, del beverage, delle attrezzature e dei servizi.

Il nuovo progetto editoriale si riflette in una veste grafica più moderna e di impatto e arricchisce e riorganizza i contenuti in modo più sistematico.
Lo fa attraverso sezioni di approfondimento sulle politiche, gli scenari e i protagonisti del mondo della ristorazione collettiva - dal duplice punto di vista degli operatori e delle aziende che producono e distribuiscono prodotti e servizi - sulle formule e le proposte utili per il miglioramento dell'efficienza professionale o per l'individuazione di nuovi business e sulle tematiche che si caratterizzano per contenuti innovativi.
Attraverso le rubriche, viene inoltre riservato ampio spazio ad anteprime e retrospettive, ad eventi, fiere e rassegne (in Italia e all'estero), ma anche a seminari d'aggiornamento, concorsi e momenti d'incontro e confronto.

E' dal 1976 che Ristorazione Collettiva racconta con serietà e autorevolezza, a migliaia di operatori del settore, com'è e come sarà il mondo in cui lavorano, quali sono gli scenari, le tendenze, le innovazioni, le leggi, i vincoli, le opportunità con cui confrontarsi, quali i prodotti, i servizi e gli strumenti che l'industria mette a disposizione della loro attività per renderla più efficiente e produttiva, quali i punti d'incontro e di interscambio con tutti i tasselli che compongono il grande mondo della ristorazione organizzata extradomestica.

Abbasso i trend, viva l’arte

Tendenze –

Progettare sull’onda delle mode rischia di dar vita a locali nati vecchi. Per creare ambienti che durino nel tempo Marco Lucchi si affida a pittura e scultura.

La sua “firma”, nei luoghi che progetta, non è mai opera sua. Perché negli oltre 200 locali nati dalla creatività di Marco Lucchi l'elemento di spicco è sempre un'opera d'arte moderna. «Arte e architettura, nei luoghi che progetto, vanno di pari passo - afferma l'architetto, titolare dello Studio Mla di Riccione (Rn) -. Il mio obiettivo è rendere un locale unico, ben identificabile. Per realizzarlo mi avvalgo della pittura o della scultura moderne. Perché l'arte vera è l'unica cosa che a al di là del tempo e dello spazio, che può rendere un ambiente indimenticabile». Scandagliare le gallerie in cerca di giovani artisti fa parte del suo quotidiano. «Gli artisti affermati hanno costi difficilmente compatibili con l'investimento possibile. Mi affido a giovani emergenti, scegliendo persone con cui sia possibile colloquiare e scegliere soluzioni condivise».
Ne sono un esempio i due più recenti progetti di Lucchi: il Pascucci Caffè di Belgrado e il Paris Croissant di Seul (il 70% dei locali che realizza sono fuori Italia). Il primo si caratterizza per l'ingrandimento su pellicola fotografica di un quadro realizzato appositamente, che fa l'effetto di un moderno affresco, oltre che per un pilastro scultura composto da corpi maschili e femminili attoricigliati. Il secondo per il quadro che raffigura un tripudio di pasticceria, realizzato da una pittrice di Salerno. «I miei progetti - spiega Lucchi - richiedono sicuramente investimenti più onerosi della media. Ma, in cambio, hanno una vita molto più lunga. È come scegliere se comprare un maglione dell'ultima collezione o uno in cachemire. Il secondo fra 15 anni lo userò ancora».

Scegliere il progettista giusto

Secondo Lucchi, progettare un locale seguendo le mode è l'errore peggiore che si possa fare. «Oramai i trend evolvono con una velocità impressionante - afferma -. Cercare di seguirli con un ambiente sarebbe pura follia. Nella migliore delle ipotesi ci si trova con un locale destinato a invecchiare velocemente. Ma si corre addirittura il rischio di arrivare al giorno dell'apertura che il trend è già tramontato». Nesun progettista, per quanto bravo, può essere buoni per tutti i progetti. «Chi vuol fare un locale - dice Lucchi - deve intanto avere ben chiaro cosa vuole realizzare. La prima discriminante è decidere se si vuole un luogo che chiude alle 21 o sta aperto anche la sera. Quindi si sceglie la personalità del locale: di design, classico ecc. In funzione del tipo di locale che si vuole si sceglie il progettista». Come dire: inutile chiedere a me di fare un locale tradizionale.
La relazione con il committente
«Le realizzazioni migliori sono quelle in cui il committente e il progettista sono sulla stessa lunghezza d'onda - sostiene Lucchi -. L'apporto del committente per me è fondamentale».
Un concetto che Lucchi ha mutuato dalle discoteche, settore dove ha lavorato a lungo, è quello del dinamismo degli spazi: «Occorre cercare di immaginare come le persone si muoveranno all'interno dell'ambiente per creare possibili percorsi, visuali, situazioni alternative. Nei locali che disegno, ad esempio, cerco sempre di inserire 5-6 tipi di sedute: dallo sgabello al divanetto, dal divano barocco alla poltrona. Così chi lo frequenta può avere sempre l'impressione di andare in un luogo diverso». Altri piccoli “trucchi del mestiere”? Sedute alte davanti al banco bar per fare in modo che gli occhi di barman e clienti siano alla stessa altezza, ampi spazi davanti al bancone per favorire l'affluenza al momento dell'aperitivo, privée rialzato per permettere di guardare ed essere visti, palchi inseriti nell'ambiente ecc.
Se c'è una tendenza che Lucchi identifica, a livello internazionale, è quella di dar vita sempre più a locali polifunzionali: «I costi elevati di acquisizione, realizzazione e locazione degli ambienti, soprattutto nelle città e nelle ubicazioni di pregio, spinge nella direzione di creare luoghi capaci di abbracciare fasce di clientela più ampie possibili e di trasformarsi nelle proprie funzioni attraverso le varie ore del giorno: proponendo dalla colazione al brunch, dall'aperitivo all'intrattenimento serale».

Il gelato di soia non è solo per gli intolleranti

Consigli –

Anche le persone a dieta o gli sportivi apprezzano sempre di più questo prodotto

Da tempo sono note le qualità del “latte” derivato dalla soia, che gli intolleranti al lattosio possono consumare senza problemi. Una qualità che i produttori di gelato hanno saputo sfruttare fin dagli anni '90, impiegando il latte di soia per la preparazione del gelato. Ma i pregi di questo prodotto sono anche altri. Spiega Angelo Grasso, noto maestro gelatiere, autore di libri e docente di gelateria: «La soia è ricca di nobili proteine, quasi il doppio della carne bovina. È ricca di isoflavoni, che sono estrogeni naturali; contiene lecitina, un emulsionante che ha il potere di ridurre il tasso di colesterolo nel sangue. Inoltre usando solamente fruttosio (sostanza insulino indipendente, che non fa alzare la glicemia) per edulcorarlo, il sorbetto di soia è idoneo anche a chi ha problemi di glicemia».

Adatto a chi è a dieta
 Interessante sapere che l'apporto calorico del gelato alla soia è valutabile in circa 98 calorie per 100 grammi, ben inferiore a quello dei gelati o sorbetti classici. Spiega Grasso: «Utilizzando come zucchero esclusivamente il fruttosio, che ha un elevato potere dolcificante e anticongelante, basterà inserirne circa il 15% del totale miscela, per ottenere dolcezza e spatolabilità in poche calorie». Viste le ottime premesse nutrizionali, vi sono gelaterie che hanno puntato sul gelato alla soia in modo deciso. Un esempio è la gelateria Gelarmony, nel quartiere Prati a Roma che vanta una produzione particolarmente ampia di gelato alla soia. Nel locale i titolari Marco Ricci e Salvatore Russo propongono 60 gusti totali, di cui ben 15 alla soia. Spiega Ricci: «Siamo partiti con 8 gusti e oggi abbiamo quasi raddoppiato la gamma. In estate ne vendiamo anche 100 kg al giorno e non solo agli intolleranti: il gelato alla soia è particolarmente apprezzato da chi è attento alla linea o agli sportivi, in quanto molto proteico». I gusti alla soia, variati a rotazione, comprendono i “classici” come fiordilatte, cioccolato, nocciola, ma anche cappuccino d'orzo, ginseng, guaranà, crusca, oltre a vari sapori alla frutta di stagione. Nella produzione di questo tipo di gelato bisogna comunque badare a non alterare le caratteristiche del prodotto.

Precisa ancora Angelo Grasso: «Vanno evitate le materie prime contenenti zuccheri non insulino indipendenti, uova, prodotti alcolici, latte vaccino e derivati ecc. Possono essere invece utilizzate spezie come cannella, vaniglia, liquirizia in polvere, caffè espresso o liofilizzato, cacao e tutte le paste oleose (ad es. di nocciola o di pistacchio). Anche il succo o la polpa della frutta sono adatti a caratterizzare i sorbetti di soia: quello di fragola, per esempio, è facilmente ottenibile utilizzando una buona percentuale di polpa della frutta di sottobosco, unita a latte di soia, fruttosio e inulina» (una fibra vegetale che favorisce il transito intestinale). Non solo. Riducendo la dose di fruttosio, sostituito in parte da fibre vegetali, si possono produrre granite e frappé di soia. «Nel caso delle granite - consiglia Angelo Grasso - per sciogliere completamente lo zucchero della frutta, che cristallizzando rischierebbe di sedimentare nel fondo della campana del granitore, conviene scaldare la miscela e poi lasciarla raffreddare. Mentre per preparare un sorbetto di soia basta usare latte di soia a posto di quello vaccino. Per renderlo più caldo al palato, si aggiunge un piccolissimo quantitativo di albume d'uovo pastorizzato e si frulla il tutto»

Commis di cucina

Qualifica di scuola alberghiera, discreta esperienza nel settore, buona volontà, disponibile a spostamenti in tutta Italia. Richiesto alloggio.081 8829376 / 3385036546

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Personale

Società alberghiera in Cala Ginepro (Nu) ricerca per la stagione estiva 2009 le seguenti figure professionali:centralinista, portiere turnante, impiegati/e ricevimento e cassa, segretario/a amministrativo/a, segretaria di direzione, 1° maître, 2° maître, camerieri di sala e bar, barman, chef di cucina, cuoco capo partita, commis di cucina, pasticcere.Per ogni figura si richiedono precedenti esperienze significative nel settore, ottime capacità di comunicazione,…

Società alberghiera in Cala Ginepro (Nu) ricerca per la stagione estiva 2009 le seguenti figure professionali:
centralinista, portiere turnante, impiegati/e ricevimento e cassa, segretario/a amministrativo/a, segretaria di direzione, 1° maître, 2° maître, camerieri di sala e bar, barman, chef di cucina, cuoco capo partita, commis di cucina, pasticcere.
Per ogni figura si richiedono precedenti esperienze significative nel settore, ottime capacità di comunicazione, flessibilità e spiccata attitudine al lavoro di gruppo, conoscenza della lingua inglese e tedesca, predisposizione al contatto con il pubblico, cortesia e disponibilità.
L'albergo fornisce alloggio in comune.
Rispondere solamente se il profilo corrisponde a quanto richiesto e se interessati fornire autorizzazione al trattamento dei dati personali ai sensi del D.Lgs 196/2003.
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Chef executive

Ventennale esperienza globale nella ristorazione, valuta serie proposte di lavoro in hotel e ristoranti di lusso.Offresi per consulenze per nuove aperture di strutture o per affiancamento per riqualificazioni.346 1424955

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Chef de rang

Esperto, buona conoscenza vini, conoscenza lingue, cerca impiego presso hotel o ristorante per stagione estiva. Richiesto possibilmente alloggio.347 9027480

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