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Lavori di riqualificazione energetica, le novità in tema fiscale

Agevolazioni –

La Finanziaria 2009 ha confermato la detrazione del 55% sotto forma di credito d’imposta per interventi tesi a ridurre i consumi energetici, introducendo l’obbligo di segnalare i lavori, oltre all’Enea, anche all’Agenzia delle Entrate nel caso in cui proseguano oltre il periodo d’imposta

Ci sono altre novità in tema di riqualificazione energetica degli edifici e delle detrazioni del 55% sotto forma di credito d'imposta. Queste agevolazioni vanno a vantaggio di coloro che intervengono su un locale per ridurne i consumi energetici attraverso varie soluzioni, come per esempio l'adozione di una caldaia più efficiente o l'installazione di infissi più isolanti o di pannelli solari specifici per la produzione di acqua calda sanitaria. A fine 2008 si era parlato di eliminarle, poi la Finanziaria 2009 le ha invece confermate, introducendo la novità dell'obbligo di segnalare i lavori all'Agenzia delle Entrate, oltre che all'Enea come avveniva anche in precedenza. Ora l'Agenzia delle Entrate ha pubblicato sul proprio sito il modulo da utilizzare per la comunicazione, specificando che questa va fatta soltanto per i lavori che proseguono oltre il periodo d'imposta, cioè che iniziano un anno e finiscono l'anno successivo.
Per tutti gli altri interventi di riqualificazione energetica si procede come prima, cioè con l'invio di documentazione che comprova l'efficacia in termini di consumo delle soluzioni adottate (http://efficienzaenergetica.acs.enea.it/).
Chi può usufruire delle detrazioni
Va comunque sottolineata una novità sostanziale. La circolare dell'Agenzia delle Entrate del 6 maggio 2009, con cui è stato pubblicato il modulo da compilare, chiarisce meglio chi può usufruire delle detrazioni: si tratta dei contribuenti, residenti e non residenti, che possiedono o detengono l'immobile e che sostengono le spese relative e anche dei familiari che convivono con loro. Questi ultimi, però, possono godere della detrazione solo nel caso di lavori su immobili che non sono strumentali all'attività di impresa, arte o professione.
Nel caso di un gestore di locale pubblico, quindi, la moglie del proprietario del locale non può richiedere le detrazioni d'imposta per lavori che riguardano l'esercizio. Questa indicazione si aggiunge a un'altra, già data a luglio dello scorso anno, che indica come le detrazioni per il risparmio energetico non possano essere concesse per i cosiddetti “immobili merce”, cioè per locali di proprietà di società che poi vengono affittati o venduti a terzi.
In sostanza queste detrazioni vanno a vantaggio soltanto del diretto utilizzatore del locale, che sia proprietario o locatario. Il proprietario di un bar dato in affitto a terzi, quindi, non potrà avvantaggiarsi delle detrazioni, ma potrà farlo soltanto il gestore del locale che lo ha in affitto.

Clienti più felici con la carta dei cappuccini

ricette –

In Italia il 40% degli adulti ha problemi di assorbimento al lattosio. E la linea è un’ossessione per molti. Accontentateli offrendo la possibilità di scegliere tra i vari tipi di latte esistenti

Al bar, il latte è sì un comprimario, ma con un ruolo importantissimo. Dei 30 milioni di espressi consumati ogni giorno fuori casa, infatti, ben il 30% sono cappuccini: il loro gradimento è in crescita, insieme a quello di marocchini e altri ricettati. E se per i cappuccini il periodo migliore è l'inverno, con la stagione calda scatta la voglia di preparazioni fredde, da assaporare a colazione ma anche a metà mattina, nel pomeriggio e la sera. Non rimane che rispondere con carte dei caffè ricche di creazioni gustose e belle da vedere, grazie al gioco di colori degli ingredienti e alle decorazioni in superficie, servite in tazze e bicchieri di vetro di grande formato, che permettono di cogliere la bellezza delle preparazioni. Da queste tentazioni, però, un numero crescente di consumatori è costretto ad autoescludersi. Sono infatti sempre di più le persone alle prese con intolleranze o allergie alimentari. Il lattosio, uno zucchero contenuto nel latte vaccino, è una delle sostanze più “problematiche”: si stima che nel mondo il 75% degli adulti (65% in Europa) presenti problemi di assorbimento di lattosio. In Italia siamo messi meglio, ma sono pur sempre il 40% i nostri connazionali che per questo motivo devono star lontani dal latte vaccino. Per rispondere a queste ed altre esigenze, come per esempio la dieta, la soluzione è semplice: creare una sorta di “carta dei cappuccini”, mettendo a disposizione dei clienti una pluralità di proposte che tenga conto dell'ampia varietà di offerta oggi presente sul mercato alla voce latte.

Le tante declinazioni del vaccino

Granarolo Food Service, per esempio, ha messo a punto per i bar caffetteria una propria “Carta del Latte”, con l'obiettivo di stimolare il professionista ad allargare l'offerta, proponendo diverse tipologie di latte a seconda delle esigenze e del tipo di preparazione richiesta.
Tra queste c'è Accadì, un latte parzialmente scremato che regala il piacere di un capuccino anche ai consumatori intolleranti al lattosio. In virtù del suo processo produttivo, infatti, permette di creare bevande ad alta digeribilità.
C'è poi Magro 0,1%, latte a basso tenore di grassi, da suggerire a chi è particolarmente attento a un'alimentazione equilibrata e alla linea: la montatura a freddo nel mixer elettrico è uno dei suoi possibili utilizzi, che permette di arricchire la carta con creme caffè e bevande light speciali.
Un altro segmento di clientela interessante sono le persone attente al consumo di prodotti biologici. Un latte come Prima Natura Bio ha una buona resa con le tecniche di decorazione, oltre che nella preparazione di bevande come il cream caffè (preparazione a strati composta da cioccolata, espresso, crema di latte e panna montata, da realizzare calda o fredda).
La varietà Alta Qualità è suggerita per realizzare montature a caldo; permette di ottenere una crema di latte corposa e dalla tessitura fitta e omogenea. C'è poi la Crema di latte: corposa, si può utilizzare nelle composizioni più svariate. Si prepara nel sifone professionale ed è indicata per decorare specialità calde e fredde.

Alternative per tutti i gusti

Ma non di solo latte vaccino è fatta l'offerta presente sul mercato. Le alternative si sono moltiplicate: si trovano così, con una certa facilità, anche latti di capra, di riso, di soia, tanto per citare i più diffusi.
Il latte di capra è più leggero di quello vaccino, ma ha le stesse quantità di lattosio. Non va bene per gli intolleranti e va proposto con cautela: nel cappuccino, infatti, lascia un gusto delicato di scamorza che non a tutti piace.
Il latte di soia, privo di lattosio, è perfetto per gli intolleranti e per chi è a dieta, visto che contiene meno calorie di un latte parzialmente scremato. Le sue proteine, inoltre, sono utili per combattere il colesterolo. La sua resa, nella preparazione del cappuccino, è la migliore tra i latti non vaccini.
Non altrettanto, invece, si può dire del latte di riso: difficilissimo da montare, non permette di creare quella schiuma che è l'elemento più apprezzato del cappuccino. Meglio allora proporlo a chi ama il caffèlatte.

Prima consumi il caffè, poi paghi e giochi

Lotterie –

Al via i giochi di sorte legati al consumo. Si tratta di “lotterie” disponibili alla cassa al momento di un qualunque acquisto, utilizzando il resto corrisposto per sfidare la sorte

Tra le novità del decreto Abruzzo non compaiono solo poker e backgammon cash o nuove modalità di gioco per il Lotto, inclusa la possibilità di più estrazioni giornaliere. Il provvedimento ha riportato all'attenzione del pubblico i cosiddetti giochi di sorte legati al consumo, aprendo la strada a nuove opportunità di business per i pubblici esercizi. Così l'articolo 12, comma 1, lettera p recita: “Al fine di assicurare maggiori entrate non inferiori a 500 milioni di euro annui il ministero dell'Economia e delle Finanze - Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, con propri decreti dirigenziali adottati entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto può... disporre l'attivazione di nuovi giochi di sorte legati al consumo”. Detto in soldoni, si tratta di lotterie che riguardano da vicino il cliente del bar, perché legano le giocate al resto che ottiene dal pagamento di una consumazione: l'esercente potrà quindi chiedere al cliente se vuole utilizzare il resto per tentare la fortuna e acquistare uno o più biglietti virtuali. Quali siano in concreto questi giochi, come saranno gestiti, attraverso quali congegni, e via dicendo, non è dato saperlo, giacché bisognerà attendere un apposito decreto dell'Aams.

La normativa preesistente

Il fatto però che il legislatore abbia usato la dicitura “giochi di sorte legati al consumo” potrebbe essere interpretato come un chiaro rimando a una normativa preesistente in materia. Nell'ambiente infatti si sta facendo strada l'ipotesi che il legislatore abbia voluto far riferimento al decreto ministeriale del 20 settembre 2005 n. 249 che disciplina appunto i giochi di sorte legati al consumo (GU n. 283 del 5/12/2005). O perlomeno è questa l'ipotesi cara a Comufficio, associazione nazionale aziende distributrici prodotti e servizi per l'ufficio, l'informatica e la telematica. «L'avvio dei giochi di sorte legati al consumo può dare una scossa al settore di chi opera nella produzione dei misuratori fiscali, oltre a rappresentare un'ulteriore opportunità di business per bar e ristoranti», ha spiegato Marco Schianchi, presidente di Comufficio, in occasione di un workshop tenutosi sul tema all'ultima edizione dello Smau Business di Bologna, gli scorsi 18 e 19 giugno. Il perché è presto detto. Il decreto del 2005 lega i nuovi giochi non a una macchinetta qualsiasi, bensì ai misuratori fiscali collegati alla rete telematica. L'articolo 2 prescrive: “Sono terminali di gioco i registratori di cassa, il cui modello risulta approvato e che hanno superato con esito positivo i controlli di conformità previsti dall'articolo 7 del decreto del ministro delle Finanze 23 marzo 1983 e successive modifice, che soddisfano al contempo gli specifici requisiti di conformità definiti da Aams, ai fini del gioco. Nel terminale di gioco la parte fiscale e quella dedicata al gioco devono essere logicamente separate, precludendo ogni possibilità di scambio di informazioni, mentre entrambe devono essere in grado di comandare, rispettivamente, la stampa dello scontrino fiscale e la stampa della ricevuta di partecipazione al gioco, come sezioni distinte di un medesimo supporto cartaceo”. «L'uso del misuratore fiscale - incalza Francesco Scopacasa, consulente per Comufficio - assicura dunque una maggiore cautela fiscale essendo soggetto a un controllo preventivo da parte dell'Agenzia delle Entrate. In secondo luogo si potrebbe ottenere da parte del consumatore un maggiore interesse a chiedere lo scontrino fiscale».

Gli obblighi a carico del gestore

Certo è che bisognerà attendere le indicazioni dei Monopoli di Stato, ma l'ipotesi non sembra così azzardata e il decreto del 2005 già costituisce una buona base di partenza. Lo stesso decreto stabilisce per esempio in dettaglio gli obblighi a carico del punto vendita. Si legge infatti che “il gioco è raccolto presso i punti di vendita dotati di terminali di gioco (leggi misuratori fiscali), dal titolare che ha sottoscritto un apposito accordo con il concessionario, o da un suo incaricato”. Il prezzo del biglietto virtuale è stabilito con un provvedimento di Aams e non potrà essere inferiore a un centesimo di euro o superiore a 5 euro. Qualunque sia il prezzo del biglietto virtuale, la singola giocata accettata dal titolare non può, comunque, superare il valore di 5 euro (saranno nulle le giocate accettate di importo superiore).
Il titolare è inoltre obbligato “ad esporre il materiale illustrativo predisposto dal concessionario, relativo alle caratteristiche del singolo gioco, ai diritti del giocatore e alle modalità di riscossione delle vincite; ad indicare al pubblico, mediante idoneo avviso, la denominazione del concessionario per conto del quale raccolgono il gioco; a pagare immediatamente dopo la verifica della ricevuta di gioco le vincite il cui importo non sia superiore a 1.000 euro”. E veniamo alle opportunità di business. Al titolare del punto vendita è riconosciuto un aggio del 8%, non male se si considera che si tratta di una quota non distante da quello che spetta a chi installa le new slot (10,6%). Insomma: la direzione è tracciata, non rimane che lavorare affinché l'Aams emetta un decreto in conformità di quanto già delineato dal legislatore.

Buoni pasto, obiettivo customer satisfaction

Pagamenti –

In attesa che il valore esentasse dei buoni pasto salga a 10 euro, facciamo il punto sul mercato con Graziella Gavezotti, amministratore delegato di Accor Services, leader del settore con Ticket Restaurant

Torniamo a parlare di buoni pasto e lo facciamo con la società emettitrice leader in Italia, Accor Services. Si tratta, se ancora non lo avete capito, della società che emette i buoni Ticket Restaurant, quelli su carta azzurra fregiati dal famoso pallino rosso, accettati da un network di oltre 100mila tra pubblici esercizi e negozi della penisola. Ebbene, Accor Services ha dalla fine dello scorso anno lanciato una serie di iniziative tese a misurare l'efficacia delle relazioni con gli affiliati e ad aprire un canale di comunicazione diretta con il territorio. Un'offensiva in piena regola nel nome della customer satisfaction che è partita nell'ottobre 2008 con il lancio della “Carta dei Diritti degli Affiliati”, sette regole d'oro a garanzia di una corretta relazione commerciale tra Accor Services e i pubblici esercizi affiliati. A novembre, sempre dello scorso anno, è stata la volta del “rimborso anticipato” in vista del Natale: iniziativa anticrisi con l'offerta agli affiliati di un anticipo di pagamento sulle fatture di ottobre e novembre. Infine, a febbraio di quest'anno, è partito l'Osservatorio per la Network Satisfaction, per valutare il grado di soddisfazione di baristi e ristoratori rispetto ai diversi operatori del mercato.

La leva della trasparenza

Il monitoraggio, effettuato contattando 11mila titolari o gestori di pubblici esercizi, conferma la buona reputazione di Accor Services: 7 esercenti su 10 la giudicano la migliore società emettitrice di buoni pasto e per il 50% degli intervistati è la società con la quale lavorano meglio e con pochissimi ritardi nei pagamenti. «I dati risultano ancora più significativi - spiega Graziella Gavezotti, amministratore delegato di Accor Services - se confrontati con quelli di un'analoga ricerca realizzata nel 2006: allora il gradimento dell'offerta Ticket Restaurant era pari al 51%, oggi è aumentato di oltre 10 punti percentuali». In casa del gruppo francese, tendono a sottolineare che queste iniziative non sono mere tattiche di marketing finalizzate a dare maggior visibilità al brand. «Non ne abbiamo sinceramente bisogno - commenta la manager - siamo leader riconosciuti dei buoni pasti in Italia con una quota del 47% e vantiamo tra gli affiliati una brand awareness molto elevata. Queste iniziative sono strumentali a conoscere meglio la nostra rete: vogliamo dare voce al territorio e stabilire un canale di ascolto con chi è in relazione con noi in modo da sviluppare servizi che siano in sintonia con il mercato».
Le ultime soluzioni lanciate da Accor Services sono tese a rendere più virtuoso il rapporto con l'affiliato. Come “Facilissimo”, sistema che permette agli affiliati di affidare tutti i buoni, Ticket Restaurant, City Time, Ticket Compliments, alla società emittitrice che effettua il rimborso secondo le tempistiche standard (45 giorni dalla presentazione della fattura), offrendo all'esercente la possibilità di potersi interfacciare con un unico interlocutore ed evitare di dividere i buoni che riceve mensilmente. Sulla stessa lunghezza d'onda anche alcune forme di pagamento fast che, soprattutto in tempo di crisi, consentono agli affiliati di ricevere i rimborsi più velocemente: “Formula15” garantisce il pagamento in 15 giorni e “FrecciaAzzurra” in 5 giorni lavorativi. PonyTicket, invece, assicura pagamenti in 10 giorni lavorativi e un servizio di ritiro del plico dei buoni pasto direttamente presso il locale. Certo, non si tratta di servizi a costo zero. Prevedono costi aggiuntivi per l'esercente, ma sono soluzioni che innovano le procedure di rimborso e offrono una gestione agevolata e fluida del business.
La carta della semplificazione

«Sappiamo benissimo - commenta la manager - che uno dei punti di maggior criticità nei rapporti con le società emettitrici è, insieme a burocrazia e vessazioni, quello dei ritardi nei pagamenti. Da parte nostra, facciamo il possibile per rispettare le tempistiche contrattuali e garantire un servizio che semplifica al massimo le procedure relative. D'altronde, come risulta dai dati dell'osservatorio, solo il 3,4% degli esercenti che ha risposto al nostro questionario si è dichiarato insoddisfatto del rapporto con Accor Services. Gli eventuali ritardi non sono né voluti, né auspicati: non fa parte della nostra filosofia. Il nostro sistema “lavora” circa 70mila fatture ogni mese secondo una logica industriale dove non sono ammessi errori od omissioni. Sarebbe, addirittura, controproducente per la nostra società se si verificassero falle o disservizi nelle pratiche di rimborso. A dimostrazione del nostra buona fede, abbiamo più volte auspicato, in collaborazione con le associazioni di categoria, la definizione di un sistema di rating per le società emettitrici con punteggi che identifichino i marchi più virtuosi che si distinguono per tempestività dei rimborsi, correttezza delle relazioni, rispetto dei dettati contrattuali ecc. Detto questo, credo che anche l'esercente debba fare la sua parte e porsi in una logica imprenditoriale. Mi spiego meglio: la rete ha una grande forza nel veicolare i marchi dei buoni pasto e nel decretarne, in ultima analisi, il successo commerciale. Forse occorrerebbe avere un approccio alla materia meno indifferenziato, selezionando quelle società che assicurano elevati standard di servizio. D'altronde il mercato dei buoni pasto in Italia è caratterizzato da basse barriere d'entrata: siamo di fronte a un'offerta frammentata con la presenza di oltre una ventina di operatori, di cui molti di piccole dimensioni. Uno scenario complesso che dovrebbe spingere gli esercenti a considerare tutti i pro e contro prima di stipulare una convenzione».

Commissioni sotto controllo

Un altro terreno di scontro è quello delle commissioni, ritenute da una larga maggioranza di esercenti troppo esose o fuori controllo. «Le gare per l'aggiudicazione dei buoni pasto effettuate con la procedura d'asta al massimo ribasso alla fine danneggiano esercenti e consumatori, che rappresentano l'ultimo anello della filiera - sottolinea Graziella Gavezotti -. È evidente che gli sconti contrattati a monte tra aziende e società emettitrici si riversano a valle e ciò genera quelle distorsioni di cui giustamente lamentano gli esercenti. Occorrerebbero un maggior equilibrio e un intervento legislativo che “regolamenti” questi meccanismi che rischiano di fare avvitare il settore su se stesso. Detto questo, la soluzione del miglior offerente non premia la qualità ma il prezzo e ciò alla fine impoverisce la filiera e il servizio. Per quanto riguarda, invece, le commissioni che applichiamo alla nostra clientela di esercenti sono le seguenti: 9% (fascia low cost, pari al 10% del totale clienti), 6-7% (fascia standard, 70%), 3,5-4,5% (fascia top, 20%)».
Infine, un altro tema dibattuto dagli esercenti è quello della battaglia, ancora in corso, per elevare la soglia di defiscalizzazione dei buoni pasto a 10 euro (oggi è pari a 5,29 euro). Un'iniziativa caldeggiata dalla Fipe, Federazione italiana dei pubblici esercizi, per ridare una boccata d'ossigeno ai pubblici esercizi e ai consumi fuori casa, che soprattutto nel momento strategico della pausa pranzo stanno scontando i rigori di una crisi di cui oggi non si vede ancora l'uscita. Anche su questo punto la manager ha le idee molto chiare: «È una misura che appoggiamo in pieno. Anche in ambito Anseb (l'associazione delle società emettitrici aderente a Confcommercio) ci stiamo battendo affinché il valore esentasse salga a 10 euro. Sarebbe anche un'iniziativa di equità fiscale, visto che esiste una diversità di trattamento tra dipendenti di aziende private e dipendenti pubblici che godono di un trattamento più generoso. Inoltre, l'intervento finanziario a copertura da parte del Governo sarebbe veramente limitato e contribuirebbe a ridare fiato ai consumi e a rilanciare l'economia che ruota intorno al bar. Esercenti ovviamente compresi». Una misura che risulta attesa dal lontano 1997.

Siete pronti al poker cash?

Giochi di abilità –

Il decreto Abruzzo sdogana il gioco in modalità cash: ogni giocatore avrà a disposizione un monte chips che potrà giocare a ogni mano e reintegrare quando vorrà. Con interessanti opportunità di business anche per i pubblici esercizi. Ma per i dettagli tecnici bisognerà attendere i decreti dei Monopo

Due nuove norme stanno per introdurre sostanziali novità al gioco del poker in Italia, una passione esplosa nel nostro Paese a livelli altissimi nel giro di pochi anni e che oggi coinvolge centinaia di migliaia di appassionati e muove un giro di giocate che, solo su internet, tocca i 200 milioni di euro al mese. Le norme in questione sono contenute nel decreto Abruzzo, approvato alla fine di giugno, e nella legge Comunitaria 2008, che al momento in cui andiamo in stampa è ancora in discussione alla Camera. Questo secondo dispositivo dovrebbe sostanzialmente “espropriare” della possibilià di organizzare tornei dal vivo i circoli, sorti in Italia a centinaia sotto l'egida di diverse associazioni. Le partite di poker live potranno invece essere tenute soltanto in strutture dotate di concessioni, che lo Stato intende vendere alla cifra di 100.000 euro, oltre che naturalmente nei casinò, dove questo già avviene da tempo.

Liberalizzazione al via

Il decreto Abruzzo intende invece liberalizzare ancor più il gioco del poker online, finora reso accessibile soltanto in forma di torneo a iscrizione e quindi senza puntate dirette da parte dei giocatori. In pratica finora chi voleva giocare pagava semplicemente l'ammissione al torneo, per cifre modeste, in genere 5-10 euro, e comunque mai superiori ai 100 euro. Ora invece è stata introdotta anche la possibilità di puntare a ogni giocata, con il cosiddetto poker cash: ognuno avrà a disposizione un monte di chips di 100 euro, con un'unità minima di 50 centesimi, che potrà giocare a ogni mano e reintegrare quando vorrà. Con il torneo invece, spesa la cifra di iscrizione non si deve più sborsare nulla: ogni giocatore ha a disposizione un tot di chips virtuali e alla fine i vincitori si spartiscono il montepremi costituito dalle quote di iscrizione.
Naturalmente i concessionari di questi giochi, tutti rigorosamente autorizzati dai Monopoli di Stato, ricavano i loro guadagni dalle puntate dei giocatori: il 10% sulle quote di iscrizione nel caso del torneo e il 4% di ogni piatto nel caso del poker cash. E a sua volta lo Stato si rivale su di loro in termini di tassazione. Il gettito che ne deriva è ingente, anche per effetto della crescita esponenziale nel gioco. Lo scorso maggio si è arrivati a una punta di 6,5 milioni di euro raccolti in un solo giorno con l'attuale offerta di poker online (i tornei), con una previsione di raccolta per la fine del 2009 di 2,2 miliardi di euro. Le novità introdotte dal decreto Abruzzo sono state pensate per portare all'erario ogni anno almeno 500 milioni di euro. Ma ci sarà da attendere, perché dopo il varo del decreto l'Aams (Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato) dovrà mettersi al lavoro per definire le norme tecniche e le piattaforme tecnologiche necessarie per regolamentare e tenere sotto controllo il poker cash. Cosa che è già avvenuta per i tornei. Tutti i concessionari italiani, in totale 55 di cui però solo una parte attivi, si devono dotare di una piattaforma internet che consenta ai Monopoli un controllo degli inizi dei tornei, delle giocate, delle chiusure e del totale delle vincite, oltre che naturalmente verificare che il gioco sia “sicuro”, cioè senza possibilità di irregolarità e imbrogli.
Tra i concessionari (i dati risalgono a marzo) quello che fa più proseliti è Gioco Digitale (58,6 milioni giocati a marzo), seguito da Microgame, piattaforma in comune a diversi concessionari, e poi da Lottomatica, con il suo Poker Club. Ma altri importanti attori si sono affacciati soltanto di recente a questo mondo, come Sisal.

Il poker entra al bar

Al mondo dei bar tutto questo movimento che cosa può portare? Innanzi tutto la possibilità di vendere le carte ricaricabili per il conto gioco online, uno strumento utile, perché consente ai giocatori di controllare la spesa e, soprattutto, di non correre rischi telematici usando la propria carta di credito su internet, senza far circolare propri dati sensibili sul Web. Ogni concessionario ha le sue card ricaricabili, con possibilità di diverse tipologie di contratto per i rivenditori. Ora stanno prendendo piede anche vere e proprie carte di credito di questo tipo, non soltanto conto di gioco ma anche conto Visa, da utilizzare per le normali spese. Gli esercenti qui possono avere possibilità di guadagno attraverso le ricariche. Ci sono poi i cosiddetti totem, postazioni fisse dotate di monitor e di collegamento internet che consentono di giocare online direttamente all'interno del bar. Sui totem però i pareri degli operatori sono contrastanti. Chi ha provato a farne funzionare qualcuno riporta impressioni anche molto diverse.
Roberto Giuliani, amministratore delegato di Modena Giochi che propone poker online attraverso il sito www.youbet.it, ha sensazioni tutto sommato positive: «Abbiamo provato ad attivare qualche postazione online nei bar, riscontrando un buon successo: la gente discute, si confronta, si fa aiutare dal barista nello svolgimento del gioco. Ci sono molti giocatori che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, preferiscono giocare al poker online al bar piuttosto che a casa, proprio perché hanno bisogno di aiuto per muoversi sull'applicativo online e anche per scegliere le giocate».

Non solo totem

Più critico Gianluca Ballocci, direttore Internet & trade marketing di Lottomatica: «Abbiamo fatto un esperimento nei nostri punti vendita autorizzati, ma la sensazione è che una postazione possa restare occupata anche per un'ora o due da una sola persona, con francamente pochi vantaggi per il gestore di un locale pubblico.
Credo che il totem sia uno strumento più efficace per il gioco immediato, come le scommesse per esempio, ma non con il poker online. E adesso che per il poker si apre la strada di nuove possibilità di gioco, prima di formulare una proposta specifica per i bar e i locali pubblici aspettiamo di vedere le norme tecniche, che quasi sicuramente non saranno emanate prima della fine del 2009».

Niente più gioco live nei circoli

Poker online –

Intervista a Domenico Antonio Tresa, presidente dell’associazione Italian Rounders, primo network di poker sportivo in Italia

Come cambia il gioco del poker in Italia alla luce delle due recenti leggi, la Comunitaria 2008 e il decreto Abruzzo. Lo abbiamo chiesto a Domenico Antonio Tresa: «Se la Comunitaria 2008 sarà approvata così com'è (ancora non lo sappiamo mentre andiamo in stampa, ndr) i circoli non potranno più esistere e questo sarà un duro colpo per il gioco del poker live in Italia. La norma fissa infatti dei parametri economici così elevati per l'accesso alle concessioni che non credo ci sarà alcuna convenienza ad aprire strutture idonee. Del resto i circoli consentivano di cementare quello spirito di community e di competizione che, a mio parere, e molto più del brivido del giocare soldi veri, è il vero motore che spinge il giocatore di poker, e di Texas Hold'em (ad oggi tra le tipologie di gioco più diffuse in Italia, ndr) ».

Ma non le sembra che un gioco come il poker debba essere regolamentato?

Certo, ma non per questo deve essere ucciso. Noi eravamo disponibili a maggiori controlli, per esempio accettando una tassazione per ogni singola iscrizione ai circoli, che avrebbe fruttato bene allo Stato. Procedendo in questo modo, invece, è stata varata una norma che non tiene conto delle esigenze della base. È un po' come se si decidesse di chiudere in tutta Italia i circoli di bridge o di scacchi e di metterli tutti sotto il controllo dello Stato.

Ma a bridge e a scacchi non si gioca a soldi

Vero, ma le assicuro che solo il 15-18% dei giocatori di poker Hold'em lo fa per denaro, come professione cioè o spinto da un patologico amore per il gioco. In realtà questa è una disciplina molto complessa, difficile, dove bisogna studiare, imparare, applicarsi. Ci sono centinaia di testi su questo poker, proprio come per gli scacchi o il bridge».

Non le sembra una contraddizione che si chiudano i circoli e poi si consenta di giocare a poker online dovunque, anche nei bar?

No, il movimento del poker è nato cinque anni fa, ha fatto in tutto questo tempo un milione di proseliti in Italia, è diventato anche un business, ed è giusto che anche i gestori dei locali pubblici possano accedervi. Capisco anche che lo Stato voglia mettere sotto controllo il gioco. Ecco, quello che penso è che per gli appassionati e per i circoli, che hanno creato questa gallina dalle uova d'oro, non c'è stata alcuna riconoscenza.

E quindi cosa farete?

Intanto svolgiamo consulenza ad alto livello. Per esempio Italian Rounders ha in atto una proficua collaborazione con Lottomatica per la sua Poker Room. Ma ci occupiamo anche della gestione degli eventi poker dei casinò si Saint Vincent e di Campione d'Italia. Di certo la nostra compentenza sarà fondamentale anche per dare vita alle nuove strutture dove si praticherà il gioco live. E siamo a disposizione di tutti, anche delle associazioni di gestori dei locali pubblici, per esplorare nuove prospettive di business con il poker, live e online. Del resto gli unici, autentici conoscitori del gioco siamo noi.

La cassa amica

Lotterie –

Intervista a Marco Schianchi, presidente di Federinformatica e Comufficio: “Il misuratore fiscale diventa uno strumento per erogare servizi e generare business”

Abbiamo chiesto a Marco Schianchi, presidente di Comufficio, qualche riflessione sui nuovi giochi di sorte legati al consumo già disciplinati dal 2005 e mai avviati, ai quali ora il decreto Abruzzo sembra aprire nuovi spiragli. In attesa dell’emanazione dei decreti dirigenziali da parte dei Monopoli di Stato.
I giochi di sorte legati al consumo potrebbero davvero rappresentare un’opportunità per il settore?

È ciò che ci auguriamo. Lo scorso 20 maggio, in fase di discussione in Parlamento del decreto Abruzzo, abbiamo presentato un emendamento affinché il decreto dirigenziale dei Monopoli di Stato fosse emanato in conformità al decreto n. 249. Emendamento rigettato, perché il Governo intendeva approvare il testo nella formulazione uscita dal Senato, dunque senza modifiche. Nessuna contestazione in linea di principio. A questo punto non ci resta che lavorare al fianco dell’Aams affinché i nuovi giochi siano legati ai misuratori fiscali e non a una macchinetta qualsiasi.
L’idea è che la cassa si trasformi via via da strumento di controllo del Fisco a congegno sofisticato in grado di erogare servizi per il cittadino (leggi i clienti del bar, ndr) e quindi capace di generare business per gli esecenti.

Già, ma se passasse quest’ipotesi occorrerebbe sostituire l’intero parco macchine?
Se non sbaglio parliamo di circa un milione di pezzi...
No, assolutamente. Basterebbe collegare ai misuratori fiscali esistenti un modem. Parliamo dunque di un investimento irrisorio, con un costo stimato di un centinaio di euro. I Monopoli di Stato potrebbero lanciare i nuovi giochi attraverso un software già esistente e utilizzato.

Quali dunque i vantaggi per il bar?

Anzitutto economici. Se i Monopoli di Stato confermassero la ripartizione degli incassi già prevista dal decreto del 2005 agli esercenti spetterebbe un aggio del 8%, mentre lo Stato si assicurerebbe un’aliquota del 30%, senza contare gli indiscussi vantaggi in termini di contrasto all’evasione fiscale.
Il fatto che lo scontrino e la ricevuta di gioco devono apparire su un unico supporto cartaceo invoglierà il consumatore a richiedere lo scontrino fiscale. Dunque, meno evasione e più entrate attraverso l’erogazione di nuovi servizi.

Vino in vista, ma con giudizio

INTERNI Esposizione –

Domande, soluzioni, proposte per ottimizzare la mostra dei vini in sala, con l’alternativa della galleria digitale

Il ristorante è uno degli ambienti più complessi da progettare per i numerosi problemi che comporta. Fra questi, uno dei più difficili da risolvere, e dei più esposti al rischio di banalizzazione, è senz'altro quello di “come esporre il vino. Perché banalizzazione? Perché, bisogna ammetterlo, il più delle volte le bottiglie sono ridotte al mortificante ruolo di “decorazione” delle pareti, e questo, oltre a essere una deprimente ammissione di mancanza di fantasia, è anche dimostrazione di scarsissima considerazione (e quindi di conoscenza) del vino in quanto tale. Che è ancora peggio.


Sul versante opposto troviamo le grandi, spettacolari vetrine/cantina a temperatura e umidità controllata, oggi molto in voga, che sono di sicuro effetto scenografico, ma un eccesso di esibizione tecnologica può spaventare il cliente che recepisce nitidamente il seguente messaggio: “bellissimo vero? Bene, tutto questo plusvalore te lo ritroverai nel conto”.


Da dove partire allora per risolvere il problema? C'è un sola regola: non ci sono regole. E un'altra: la soluzione del problema è da cercare nel problema stesso, non fuori di esso. Nel riquadro vi sono alcune domande di partenza. Ma riguardano solo metà delle soluzioni possibili. L'altra metà spetterebbe a me, intendo al progettista, e consiste nel trovare soluzioni efficaci e coerenti con le vostre scelte, rispetto a una serie di problemi. Ecco qualche esempio.  


Che tipo di espositore occorre scegliere?


Nei locali dove il vino è molto importante si può installare un grande espositore a vetri. Se si dispone di spazio vi si può dedicare una stanza del locale, o addirittura una cantina vera e propria, se c'è e se è bella (una visita a una bella cantina è sempre emozionante). In ogni caso sempre in ambiente a temperatura e umidità controllate.


Per i locali dove non c'è questa disponibilità di spazio esistono le vetrine verticali di piccole dimensioni che però, diciamo la verità, non sempre valorizzano il prodotto. Una alternativa più attraente però impegnativa da gestire potrebbe essere disporre un certo numero di bottiglie (di bianco) immerse nel ghiaccio dentro un grande bacino ben illuminato. Un'altra soluzione splendida e perfetta non la dico perché la sto progettando. 


Dove è meglio posizionare l'espositore dei vini?


Una grande vetrina potrebbe costituire tutto l'atrio di ingresso, o essere posizionata come centro focale della sala per dividerne lo spazio interno troppo grande, magari accessibile anche al cliente (ho adottato una soluzione del genere in un mio progetto in Cina). Potrebbe invece svilupparsi in lunghezza lungo tutte le pareti del locale, con una vetrina alta non più di 80 cm (a uno o due ripiani massimo) posta più o meno all'altezza degli occhi di una persona seduta. E perché no su un nastro che scorre lentamente in continuo?  


Come rendere realmente visibili, e quindi fruibili, le etichette?


No, evidentemente, alle bottiglie infilate in orizzontale a rastrelliera. L'esposizione ideale va situata tra i 60 e i 120 cm di altezza. Si vedono spesso file di bottiglie esposte a tre metri di altezza, o rasoterra, che bisogna saltare o strisciare sul pavimento per vedere qualcosa. Molte etichette poi sono spesso illeggibili. Non guasterebbe quindi rimediare mettendo vicino un piccolo testo di spiegazione, e magari delle grafiche per aiutare a comprendere, che vuol dire apprezzare, che vuol dire stimolare l'acquisto. 


Se l'espositore serve per il servizio in sala, come fare per sostituire le bottiglie che vengono portate ai tavoli?


Mettendo i motori dei gruppi frigoriferi in alto, (la soluzione migliore dal punto di vista della termodinamica, di fatto quasi mai adottata), e usando lo spazio libero inferiore come deposito di scorta quotidiana. 


Per concludere, poiché mettere bene in esposizione i vini comporta costi sicuramente superiori rispetto a tenerli nascosti e, da come abbiamo visto, la cosa potrebbe anche rivelarsi un “boomerang”, occorre valutare molto bene se è il caso di farlo. In fondo esiste sempre la carta dei vini, che è anch'essa un modo per esporli, su cui ci sarebbe ancora molto da lavorare. Perché, ad esempio, non utilizzare uno di quei “portafoto” elettronici per immagini digitali? Si trovano ormai anche nei negozi a “tutto a 1 Euro”.

Induzione, Calore Virtuoso

TECNOLOGIA Cottura –

Preciso controllo della temperatura, minori consumi, ambienti più sani. E’ la cottura a induzione, che sfrutta i principi dell’elettromagnetismo

Una volta era il gas. Pensare un sistema di cottura senza l'utilizzo della fiamma libera era impossibile. Oggi invece le cose sono cambiate..

Monini, la ristorazione in diretta

Aziende & Mercati –

Il produttore umbro miete premi nell’extravergine e da luglio parte una struttura dedicata ai ristoranti

Per Monini le nicchie hanno sempre costituito un focus preciso, a cui destinare attenzione nella selezione dei frutti e degli oli Dop, rimarcando quella scelta di qualità che l'ha portata ad essere uno dei big nella produzione di olio extravergine di oliva (133 milioni di euro di fatturato nel 2008). Ne sono testimonianza i numerosi premi alle competizioni nazionali e internazionali, come il recentissimo Premio internazionale Biol assegnato a Bios, il biologico di Casa Monini, nella categoria biolblended. «Oggi le nicchie rappresentano circa il 2% della nostra produzione in volumi - afferma Zeferino Monini - ma seguiamo delle regole precise appoggiandoci, quando non gestiamo direttamente il processo, a frantoi con controllo di filiera, il che ci ha permesso di ottenere risultati importanti: i nostri sono il biologico di marca e il Dop Umbria più venduti in Italia». Ci tiene, Zefferino Monini, a rimarcare l'origine umbra dell'azienda, che con il territorio e le sue manifestazioni di arte e cultura ha un legame forte. Primo tra tutti il Festival dei Due Mondi di Spoleto, del cui archivio fotografico sta curando la digitalizzazione completa.
L'azienda umbra sta dando gli ultimi ritocchi al progetto di creazione di una rete distributiva diretta nel canale della ristorazione, con l'obiettivo di trasferire ai ristoratori i valori dell'olio extravergine di oliva per farlo uscire dal circolo vizioso che lo vede come un ingrediente sul quale risparmiare e creare valore anche verso il consumatore, dalla cucina alla tavola. «La rete distributiva diretta partirà ai primi di luglio - anticipa a Ristoranti Zeferino Monini - ed entro settembre saranno massi a punto formati e prodotti con l'elaborazione di sistemi di consumo per trasferire alla ristorazione quella cultura di prodotto che, sull'extravergine di oliva, e in particolare su quello di qualità, ancora manca».

Dal panino ai gamberoni

Formule Forno&Ristorante –

Nato come negozio di dolci americani, il marchio California Bakery sviluppa anche il ristorante, con cucina non stop, take away e “food mobile”.

La cucina americana è ormai familiare in Italia grazie a fast food e steak house. Piace la formula agile dei menu made in Usa, l’informalità delle ricette lontane dal solito schema primo-secondo-contorno, l’abitudine di tenere la cucina in attività a tutte le ore. Se su questo consenso si innesta la volontà di offrire una cucina di qualità, la cura di ogni dettaglio, una ferrea preparazione manageriale e un tocco creativo femminile, si arriva dritti al successo del milanese California Bakery.
Format in crescita Il nome non deve ingannare, perché si tratta di un’insegna tutta italiana. Il marchio nasce una quindicina d’anni fa su iniziativa di Carol Concina, americana esordiente nel settore con un negozio di dolci e torte americane. Nel ’94 marchio, locale e ricette esclusive sono rilevati da Marco D’Arrigo, esperto di marketing ed economia, cui due anni più tardi si affianca Caroline Denti, partner nel lavoro e nella vita, che dà la svolta. Il concept si evolve, anche se resta fedele in molti aspetti a quello iniziale: vendita di pane sfornato ogni ora, produzione di torte, muffin, bagel nel proprio laboratorio. Ma su impulso di Caroline (che negli Usa ha vissuto a lungo), California Bakery allunga gli orari con l’apertura al sabato e alla domenica. Alle specialità dolci si affiancano quelle salate, che oggi rappresentano il 75% del fatturato dei 3 locali aperti: via Verziere, v.le Premuda e il più recente, in piazza Sant’Eustorgio. Il marchio dà lavoro a 40 dipendenti ed è in continuo sviluppo con la previsione d’arrivare a 2 milioni di euro di fatturato nel 2009. Nel fine settimana vengono battuti quasi mille scontrini al giorno.
Menu fuori schema California Bakery di Sant’Eustorgio (così come gli altri punti vendita) dà la possibilità di scegliere anche solo un Bagel ham & salad (prosciutto cotto, formaggio Philadelphia, senape, lattuga e pomodoro, 4,50 €), un Double Cheesburger Plate (hamburger di controfiletto di manzo argentino e contorno,18 €) o uno dei 3 piatti del giorno, senza dover consumare un menu completo come nei ristoranti tradizionali. Il tutto condito da un’ottima capacità di fare accoglienza. Personale con sorriso d’ordinanza, che sa rapportarsi in modo gradevole con il cliente e fa tesoro di un input preciso: mai sollecitare qualcuno ad andarsene, anche se la consumazione è finita da tempo. L’ultima idea di Caroline Denti è California Bee (ape, in inglese). Un Ape Piaggio riarredato nei minimi dettagli, attrezzato sia per il trasporto delle specialità gastronomiche che per la cucina “on the go”. Ideato dall’architetto Andrea Carletti, è stato messo su strada in maggio e ha da subito fatto registrare ottimi risultati, tanto che nel gruppo si pensa di realizzarne altri (costo 30 mila euro circa ciascuno).
Impulso a catering e delivery Non bastasse, California Bakery si è ritagliato uno spazio nel mondo del catering - che rappresenta già il 20% del fatturato - richiesto da privati e spesso da aziende americane. Da qualche tempo la proposta catering si è articolata con la consegna a domicilio, grazie all’alleanza con l’organizzazione Myfood di Milano. Con questo accordo California Bakery riesce a produrre un fatturato equivalente a quello d’un negozio, senza però l’impegno di organizzare delle consegne. Data l’alta richiesta di alcune specialità, il ristorante pone anche in vendita accessori a marchio California Bakmery (come mug, grembiuli, borse) e prodotti gastronomici pronti (bagel, pane) o utili a realizzare specialità americane (oggi sono 35 le referenze, fra miscele per dolci, biscottini, confetture e marmellate, snacks, cereali).

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