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Il caffè italiano è un business in crescita

Produzione –

Le imprese impegnate nella lavorazione del chicco nero sono in aumento e sale l’interscambio commerciale, pari a oltre 1,5 miliardi di euro nel 2008

Il caffè in Italia è un rito irrinunciabile ma anche un business in crescita. Secondo un'analisi della Camera di commercio di Milano, il settore della lavorazione del caffè, tè e altri infusi nel 2008 ha coinvolto circa 1.100 imprese, il 3,5% in più dell'anno precedente, di cui oltre la metà (634, +5% sul 2007) operanti nel caffè e concentrate soprattutto in Campania (77), Lombardia (72) e Lazio (66).
Il caffè nel suo complesso (anche torrefatto o decaffeinizzato, oltre a bucce e pellicole di caffè e succedanei vari di caffè) ha generato nel 2008 un interscambio di poco inferiore a 1,6 miliardi di euro, in aumento di oltre il 13% sul 2007, con un ovvio sbilanciamento a favore delle importazioni (900 milioni, +17,9%) ma con un export che non sfigura (640 milioni, in crescita del 6,9% nel 2008).
Non stupisce che il caffè “vergine”, cioè non torrefatto e non decaffeinizzato, arrivi principalmente dal Brasile (37,4%), ma anche il Vietnam e l'India contribuiscono con quote rilevanti (rispettivamente, il 14,5 e il 10,2% del totale).
Il caffè torrefatto che arriva nel nostro Paese è invece soprattutto svizzero (44%), seguito da quello lavorato in Belgio (21%) mentre per il decaffeinizzato la Germania ha praticamente il monopolio (96,7%). Il nostro caffè torrefatto, invece, è apprezzato soprattutto negli Stati Uniti (17,2% delle esportazioni), Francia (16,5%) e Spagna (9,3%).

Il Festival Franciacorta festeggia i dieci anni

Eventi –

Dal 19 al 21 settembre appuntamento per gli appassionati del vino con un ricco calendario di degustazioni e iniziative

Sarà un'edizione particolarmente ricca d'eventi quella che festeggerà il decimo anniversario del Festival Franciacorta, nel territorio bresciano a sud del lago d'Iseo. Visto il numero sempre crescente delle aziende partecipanti alla manifestazione enologica, il Consorzio per la tutela del Franciacorta ha deciso d'ampliare gli spazi aggiungendo alla sede storica del Festival, Villa Lechi, un'altra dimora in stile palladiano, Casa Marchetti. L'appuntamento così è dal 19 al 21 settembre con la presenza di 62 cantine (+15% rispetto al 2008), dove sarà possibile degustare oltre 120 etichette di Franciacorta. Villa Lechi ospiterà i seminari d'approfondimento con degustazioni guidate, dove gli appassionati potranno conoscere i diversi tipi e abbinamenti del celebre vino.

Momento clou del Festival saranno i banchi d'assaggio per provare i Franciacorta Brut e Satèn, i Millesimati, i Non Dosati e i Rosé, sotto la guida attenta e disponibile di enologi e produttori. Molte le iniziative legate alla manifestazione: visite guidate alle cantine e aziende produttrici, tour culturali e gastronomici per scoprire le particolarità artistiche e culinarie del territorio, mostre e spettacoli. Ci sarà pure un evento speciale (sabato 19 settembre) per celebrare il decimo anniversario: la Caccia ai Tesori in Franciacorta, cui potranno partecipare equipaggi di due persone sulle proprie autovetture. Il montepremi complessivo supera i 160mila euro, con una Maserati Quattroporte come primo premio.

La pizzeria che punta tutto sull’extravergine

Nuove formule –

Il locale Mamma oliva di Milano propone in vendita anche diversi marchi di olio

Materiali naturali, spazi ampi, musica di sottofondo. Un ambiente rilassante e accogliente. È la pizzeria di nuova generazione, dove la proposta culinaria è abbinata allo shopping gastronomico; un locale che fa del made in Italy alimentare e del buon rapporto qualità/prezzo una leva di successo. Questa è la formula di Mamma Oliva, risto-pizzeria milanese inaugurata lo scorso dicembre. Il locale occupa un grande spazio già adibito in precedenza a ristorazione/tavola calda; a tempo di record (una ventina di giorni) è stato ristrutturato, con un investimento di circa 250 mila euro (le cucine e gli impianti necessari, già esistenti, sono stati salvaguardati) ed è cominciata l'attività. Una partenza sprint, dovuta all'esperienza del gruppo cui fa capo la gestione: si tratta della medesima società che ha creato il marchio Fratelli La Bufala, catena che vanta un centinaio di locali in Italia e all'estero. Un aspetto, quello della rapidità delle operazioni di avviamento, da tenere sotto controllo, per non gravarsi di eccessivi costi e mancati guadagni che gravano sul bilancio aziendale.

Pizze extravergini e ricco buffet di insalate
Suggestiva l'ambientazione: domina il legno, usato per tavoli e sedie, controsoffitti e pannelli. Legno chiaro anche per mensole e scaffali, creati per esporre le bottiglie di olio - ingrediente chiave di varie proposte del menu - che vengono offerte anche in vendita. È proprio l'olio, infatti, il prodotto- immagine del locale: un valore sottolineato anche dalla presenza di alberelli di olivo disposti strategicamente all'ingresso e in vari angoli della sala. Soprattutto a pranzo il locale serve i dipendenti dei molti uffici del quartiere (con alcuni di questi sono anche state stipulate delle convenzioni) e la pizza va per la maggiore. Tre le versioni elencate in menu: le pizze classiche, quelle “crude” (ovvero focacce cui si aggiungono ingredienti fuori dal forno, da 7,50 a 10,50); infine le “extravergini”, cinque specialità caratterizzate dall'uso di un olio extravergine dedicato (ad es. la Cilentana, con cianfotta all'olio extravergine di Paestum, 8,50 euro). Insolita e apprezzata dalla clientela del mezzogiorno anche la proposta delle insalate: non la solita ciotola di insalata mista preconfezionata, ma la possibilità di scegliere fra una trentina di ingredienti, esposti in un apposito corner (scontrino medio 10 euro). A breve questa formula di insalatina preparata “su misura” sarà adottata anche per la frutta.

Il panino saltinbocca con l'impasto della pizza

La sera cambia il tipo di clientela (giovani coppie, famiglie, gruppi) e cresce la richiesta nei confronti della cucina, con uno scontrino medio che oscilla attorno ai 25 euro a testa (bevande escluse). L'offerta è equamente ripartita fra carne e pesce, elaborati sulla base di ricette regionali, tipiche italiane o a base di prodotti d'eccellenza. Ad esempio il risotto al Brunello e salsa alle olive nere (10 euro), gli strozzapreti delle Murge (8,50 euro) o i paccheri del frantoio (8 euro). I secondi di carne oscillano fra i 9,50 euro delle scaloppine di pollo alla senese (con olive verdi, rosmarino e vino bianco) ai 17,50 del filetto di manzo con 9,50 della terrina di cozze e olive verdi gratinate ai 17 del filetto di tonno scottato alla griglia. La carta non è particolarmente ampia e viene rinnovata ogni sei mesi. A scongiurare il pericolo di una clientela annoiata dal solito menu, ogni giorno fuori carta vengono proposti due primi, due secondi e due zuppe; a questi si aggiunge la “pizza del giorno” e un sempre diverso “panino saltimbocca”, realizzato al momento con l'impasto della pizza e farciture che variano giornalmente.

Il problema del forno
La formula funziona a pieno ritmo, tanto che in una settimana solamente per la pizza, vengono utilizzati circa 100 chili di mozzarella, cui vanno aggiunti altri 130 chili fra provola e bocconcini di mozzarella fiordilatte. Confermato dallo stesso titolare, un piccolo neo sembra essere quello della capacità del forno della pizza. Ogni infornata è in grado di produrre 7-8 pizze alla volta; così a pranzo, quando la maggior parte dei clienti sceglie la pizza, ma ha solo un'ora di tempo per mangiare, i ritmi del pizzaiolo diventano veramente frenetici. E quindi i tempi del servizio rischiano di subire rallentamenti, in relazione ai tempi tecnici di cottura della pizza.

Anche gli hotel possono essere ecologici

Sostenibilità –

Un’indagine condotta su 305 alberghi aderenti all’ecolabel di Legambiente ha evidenziato una riduzione di 21mila tonnellate di Co2

Anche gli hotel possono essere ecosostenibili: è quanto evidenzia un'indagine svolta sulle strutture ricettive e turistiche che aderiscono alla etichetta ecologica (ecolabel) di Legambiente Turismo. In questa iniziativa sono coinvolti 372 alberghi sia annuali che stagionali, distribuiti in 15 regioni, con oltre 50.000 posti letto, che nel 2008 hanno contato circa 5 milioni e 300 mila presenze e che, grazie a piccoli accorgimenti di gestione, hanno ottenuto un miglior posizionamento sul mercato, alleggerito le loro bollette e consentito una minore produzione di anidride carbonica. La ricerca (condotta su 305 hotel ecolabel) ha dimostrato una riduzione della produzione di Co2 di ben 21.000 tonnellate, con un concreto miglioramento dell'opinione sull'ospitalità da parte dei clienti, coinvolti nelle azioni per il risparmio di acqua ed energia e nell'utilizzo dei mezzi pubblici e delle biciclette.

Uno sforzo sostenibile
«Per ottenere questo interessante risultato - ha dichiarato la direttrice generale di Legambiente, Rossella Muroni - non c'è stato bisogno di grandi investimenti. Nel complesso infatti, nelle strutture aderenti sono stati installati circa 40.000 dispositivi per docce e rubinetti, che hanno consentito una diminuzione dei consumi calcolata in circa 800.000 metri cubi di acqua e una riduzione di energia (gas o elettricità per riscaldare l'acqua) calcolata in oltre 70 Mwh, mentre l'utilizzo di oltre 60.000 lampadine a basso consumo ha permesso un minor consumo di energia elettrica per almeno 450 Mwh. Con uno sforzo decisamente sostenibile quindi si può dare un grande aiuto all'ambiente e migliorare la qualità della nostra vita aumentando la soddisfazione di chi sceglie il turismo intelligente».

Addio alle monodosi
La diminuzione di anidride carbonica dovuta all'uso delle biciclette (circa 8.000), acquistate dagli esercizi alberghieri per consentire ai turisti di non usare l'auto nei piccoli spostamenti, ha prodotto la riduzione di almeno 750 tonnellate di Co2, oltre al calo dell'inquinamento da polveri e idrocarburi. Quasi 6 tonnellate di rifiuti in plastica sono state evitate grazie alla riduzione di circa il 50% delle porzioni “monodosi” per gli alimenti da colazione. Queste confezioni sono state sostituite dalla fornitura di alimenti freschi di produzione locale e in gran parte biologici. Stesso discorso per i saponcini monodose, raramente utilizzati fino in fondo e più facilmente sprecati, quasi ovunque rimpiazzati da dispenser.

In calo in tutta Europa i prezzi degli hotel

Mercati –

Anche le grandi città d’arte italiane, segnala un’indagine Trivago, hanno osservato una riduzione dei listini

I prezzi degli alberghi sono in deciso calo in quasi tutta Europa: è quanto emerge dall'elaborazione mensile effettuata dal sito Internet Trivago. Ad agosto l'indice europeo segna un calo dell'1% rispetto a luglio 2009 e un -10% rispetto allo stesso mese del 2008. In 44 delle 50 città europee osservate il listino prezzi è infatti sceso, anche se alcune metropoli hanno invece osservato un forte aumento delle tariffe alberghiere rispetto allo scorso mese: tra queste, Cannes, Edimburgo, Stoccolma, Copenaghen e Oslo. Oggi una stanza doppia in una città europea costa così in media 106 euro, mentre nello stesso periodo di un anno fa si spendeva circa 118 euro.

Italia: prezzi più contenuti
L'Italia è tra i paesi europei con i prezzi più contenuti per mercato internazionale. Roma, con un costo medio di 108 euro per una doppia standard, registra una discesa del 19% rispetto all'agosto del 2008. Dormire in hotel costa meno anche a Firenze (- 13%, 96 euro prezzo medio), Milano (-9% 101 euro). Venezia si conferma la città più cara d'Italia, (139 euro/doppia a notte), nonostante gli albergatori abbiano abbassato in media i prezzi di 10 euro rispetto allo scorso anno. Napoli e Bologna sono i comuni meno costosi in questo momento: con 84 euro per la prima (-16% ) e 80 euro per la seconda (-22%) si può pernottare in doppia. Torino con 102 euro in media a notte è l'unica città dell'indice che si mantiene pressappoco sulle stesse tariffe dello scorso anno.

Destinazioni italiane sul mare
 Se le città d'arte sono in questo momento un po' più convenienti, lo stesso non si può dire per le località marine. La destinazione più cara è Porto Cervo, in Costa Smeralda, con una media prezzo di ben 332 euro a doppia. Più contenuti i prezzi nel resto della Sardegna: ad Alghero la stessa tipologia di camera costa 219 euro, a Cagliari 105 euro. Prezzi più omogenei e contenuti invece per la Sicilia, con Palermo (93 euro) e Siracusa (114 euro), con la sola eccezione di Taormina (180 euro). Nella costa campana la meta più costosa è Positano (216 euro), seguita da Capri (188 euro), Sorrento (155 euro) e Ischia (150 euro). Le tariffe hotel per la costa romagnola, da Rimini (128 euro/doppia a notte) a Cattolica (110 euro), si riducono man mano che si scende per la costa sud orientale italiana. Le coste di Marche (Pesaro 112 euro), Abruzzo (Pescara 115 euro ) e Puglia (Bari 110 euro) restano le destinazioni balneari con le tariffe più abbordabili anche per i clienti meno facoltosi.

Edimburgo scalza Ginevra
A livello continentale, segnala la classifica Trivago, Edimburgo sostituisce per la prima volta Ginevra come città più cara d'Europa. Una stanza d'albergo nella capitale scozzese costa in questo mese in media 198 euro, oltre il 50% in più rispetto a luglio. Ad agosto si svolge infatti l'evento culturale più rilevante dell'anno, l' Edinburgh International Festival. Gli hotel più a buon mercato si trovano invece nel sud Europa, in particolare a Granada (64 euro) e Siviglia (71 euro). Una doppia a Parigi costa 120 Euro, il 16% in meno dello scorso anno; Madrid (77 euro) segna addirittura un 39% in meno rispetto all'agosto del 2008. Tra le altre destinazioni più convenienti del momento ci sono anche Cracovia (73 euro), Vienna (108 euro), Dublino (119 euro) e Francoforte (85 euro).

Il Consorzio Italia del vino punta sulla qualità

Mercati –

Il nuovo raggruppamento di produttori punta a valorizzare e qualificare il prodotto verso consumatori e operatori

Cecchi, Sartori, Terredora, Santa Margherita, Drei Donà, Medici Ermete, Giv, Zonin, Marchesi di Barolo: sono le aziende vinicole aderenti al neonato Consorzio Italia del vino e rappresentano, insieme, circa 500 milioni di fatturato. «Non è un club esclusivo, ma un sistema aperto alle imprese produttrici di vino che vogliono condividere l'attività d'impresa per ottenere risultati superiori», spiega il presidente del Consorzio Ettore Nicoletto, amministratore delegato di Santa Margherita, il primo a promuovere il progetto che ha come mission la salubrità del prodotto vino. «Crediamo sia giunto il momento di mettere a fattore comune le esperienze e le competenza delle singole aziende e certificare il prodotto buono e sicuro dal punto di vista alimentare. Per questo stiamo lavorando verso la definizione di protocolli con regole etiche e produttive che vadano oltre quelle previste dalle leggi», aggiunge Nicoletto.

La valorizzazione dei vigneti
Ne è un esempio il progetto, avviato all'inizio di maggio, di valorizzazione della gestione del vigneto come fattore competitivo, puntando sulla sostenibilità e sulla riduzione dell'impatto e dei rischi dell'uso dei pesticidi. L'iniziativa anticipa così quanto previsto dalla specifica direttiva comunitaria che entrerà in vigore nel 2011. Gli obiettivi di Italia del Vino sono rivolti sia al mercato interno che all'estero. «Abbiamo sentito la necessità - puntualizza ancora Nicoletto - di mettere l'accento sul fatto che l'industria vinicola nazionale è un settore serio con un alto senso etico che ha a cuore la sicurezza alimentare e la qualità. Mi auguro che il maggior numero di imprese condivida questo progetto, che, va detto, nasce sulla condivisione di alcuni valori fondanti. E chi vuole starci sarà benvenuto».

Ristorazione Collettiva agosto/settembre 2009

Archivio Cover Horeca –

il punto 9      Il rispetto delle regole non è un optional Il Tar accoglie il ricorso di Angem contro una gara d’appalto irregolare. La sentenza annulla le clausole che avrebbero permesso al ministero della Giustizia di ritardare i pagamenti e di farsi lo sconto sugli interessi     notizie 10   Panorama 14   Business 16   Techno 20   Food & beverage      strategie 2…

il punto



9      Il rispetto delle regole non è un optional


Il Tar accoglie il ricorso di Angem contro una gara d’appalto irregolare. La sentenza annulla le clausole che avrebbero permesso al ministero della Giustizia di ritardare i pagamenti e di farsi lo sconto sugli interessi



    notizie


10   Panorama


14   Business


16   Techno


20   Food & beverage
     
strategie



24   Burger King verso quota 200
       
La catena americana ha pianificato un aumento significativo della
       propria presenza sul territorio italiano nel prossimo quinquennio,
       puntando, com’è nella sua tradizione, sulla formula 
       dell’affiliazione. E proseguendo nell’operazione di remodelling
      dell’immagine dei locali, sia diretti sia in franchising
 


26   Gnodi Kitchen Trailer non conosce ostacoli
       
L’installazione più recente è stata a L’Aquila, per fornire pasti
       caldi e cucinati “come a casa” agli sfollati del terremoto. Ma per    
       queste strutture mobili, perfettamente attrezzate come quelle   
       fisse, entrare in funzione rapidamente e senza problemi anche   
       nelle situazioni più complesse è la normale routine
 


28   La “macchinetta” genera business
      
La presenza di distributori automatici crea nuove occasioni di
       consumo. Per questo il vending è destinato ad affiancare sempre
       più massicciamente le forme di somministrazione tradizionale,
       grazie anche al tasso d’innovazione che caratterizza l’offerta
 


32   Da Ristop si beve Pepsi
      
L’accordo stretto fra PepsiCo Beverages Italia e Airest porterà
       nelle aree di ristoro autostradale la celeberrima cola.   
      Accompagnata da una novità che esprime un alto grado di
      tecnologia: una macchina distributrice a basso impatto energetico,
      che per di più consente
il monitoraggio dei consumi in tempo reale
formule



34   A scuola di cucina naturale
      
La prevenzione comincia a tavola: lo insegna l’Istituto dei Tumori
      di Milano, attraverso le lezioni di educazione alimentare tenute
      dallo chef Giovanni Allegro. Ristorazione Collettiva ha partecipato
      al corso base, imparando ricette, tecniche e qualche piccolo
      segreto. E scoprendo che l’alimentazione “salva-salute” può
      essere anche inaspettatamente gustosa
 


38   La mensa come lusso quotidiano
      È sicuramente una visione avanzata di luogo di lavoro, quella che
      ha ispirato la realizzazione di Mac9, la nuova sede di Zurich
      Italia:  la piazza dove incontrarsi, la palestra in cui fare ginnastica
      o la sauna, l’auditorium dove ascoltare musica. E, naturalmente,
      una formula di ristorazione all’altezza, per estetica, offerta e  
      servizio
 


42   La tavola dei congressi


Meno eventi, meno invitati, budget più “stretti”: anche la ristorazione congressuale deve fare i conti con la crisi economica. È probabile che il settore viva grandi trasformazioni nel prossimo futuro, ma anche che scopra nuove opportunità     


46   Tibits, il vegetariano a prova di clienti golosi


L’idea dei fratelli svizzeri Frei di riuscire a mettere d’accordo le convinzioni di chi non mangia carne con il piacere della tavola
si è rivelata vincente. E pensare che era nata
solo per concorrere a una gara...

49   Così la scuola abitua a mangiare la frutta


Si è conclusa con esiti positivi un’iniziativa studiata per


far mangiare più frutta agli alunni degli istituti di Ferrara:


oltre 47.000 snack di frutta di IV gamma somministrati in un mese,
insieme a tante informazioni utili per aiutare i ragazzi a modificare


in meglio la propria alimentazione



innovazioni



51   Acqua sicura  a tutela del consumatore


È ormai noto che i materiali che entrano in contatto con l’acqua possono modificarla.  Per questo è importante che quella destinata al consumo umano sia controllata e certificata


 


52   Un aiuto contro la malnutrizione


Il Premio Montana quest’anno è andato a uno studio che individua una concreta soluzione alla piaga che fa milioni di piccole vittime ogni anno. Oltre all’importante riconoscimento la giuria ha assegnato anche due menzioni speciali. E l’anno prossimo l’ammontare del premio verrà aumentato a 150.000 euro


 


spunti & appunti


54  In agenda


58  Leggi


60  Idee servizio 


62  Da leggere, da guardare 


64   Abbiamo parlato di...


 

Sartor: “A fianco del bar per svilupparne il business”

Diageo –

Rivoluzione customer marketing. Diageo Italia inaugura un nuovo approccio al canale bar, che parte dai bisogni delle imprese e ha l’obiettivo di sostenerne traffico e fatturato. Ne parla l’amministratore delegato

Tanqueray, Oban, Talisker, Pampero, Smirnoff, Guinness, Johnnie Walker. Marchi dell’aristocrazia del bere premium e che hanno un denominatore comune: Diageo, il big player globale dell’alcolico, presente in 180 mercati e quotato alle Borse di Londra e di New York. A capo della filiale italiana, che vanta un giro d’affari netto di 141 milioni di euro, c’è Sandro Sartor. Un manager che, entrato giovanissimo nei ranghi della multinazionale britannica, ha scalato uno per uno tutti i gradini della gerarchia aziendale, guadagnandosi sul campo, nel 2005, i galloni di amministratore delegato e direttore generale. Dunque, un superesperto del beverage alcolico, che va subito al nocciolo dell’attualità. «Nonostante la crisi – esordisce Sartor – il mercato delle bevande alcoliche ha tenuto abbastanza bene, come d’altronde altri settori dell’alimentare. Ci sono, ovviamente, una serie di distinguo a livello Paese, ma un’azienda globale come Diageo, presente in più categorie con prodotti che coprono tutte le fasce di prezzo, è riuscita a mediare le turbolenze generate dalla crisi. Ci sono mercati che hanno risentito moderatamente della recessione come Stati Uniti e Canada o altri dove non si è sentita per nulla come l’India. Per contro, la congiuntura ha colpito duramente in Spagna e si è fatta sentire nell’Europa dell’est, area dalle grandi prospettive di sviluppo. Paradossalmente, l’Europa occidentale, considerata un mercato maturo, è in termini relativi tornata alla ribalta e si sono ristabiliti, in un certo senso, i vecchi rapporti di forza.

Riguardo all’Italia cosa ci può dire?

Assistiamo a un fenomeno che riguarda non solo il nostro Paese, ma tutta l’Europa. E cioè a una migrazione dei consumi dal fuori casa alle mura domestiche. Ad esempio, le colazioni al bar si stanno riducendo e aumentano le vendite della grande distribuzione di biscotti, merendine ecc. Questo travaso di consumi non si sta verificando per il beverage alcolico, se non in misura marginale. L’italiano quando va fuori casa non va per bere, ma soprattutto per socializzare e quindi il bere è un accessorio. E se non esce non consuma proprio, nemmeno a casa. Certo, i dati sulle vendite dell’off trade sono in contrazione, ma non si tratta di una contrazione drammatica.

Quanto pesa questa contrazione?

A volumi è nell’ordine del 3-4%. Quindi una flessione non significativa. Semmai è molto più importante segnalare l’effetto destocking: tutti, dalle aziende al consumatore, stanno ottimizzando gli stock e, quindi, differiscono ordini e consumi. Un altro effetto della crisi è la carenza di liquidità: abbiamo clienti che non pagano e a cui abbiamo dovuto purtroppo sospendere il credito.

A livello di singola categoria di supercalcolici qual’è il vostro bilanco?

Partirei da quella che va meglio, la vodka. Una categoria in crescita a doppia cifra dove siamo presenti in forma massiccia con Smirnoff Red, Smirnoff Black, Ketel One e Ciroc, presidiando diversi segmenti di prezzo. Bene anche il rum, anche se la categoria è in una fase di maturità e risente di un affollamento di brand. Su Pampero stiamo investendo moltissimo con risultati straordinari, siamo difatti diventati co-leader di categoria, e Zacapa cresce a doppia cifra, un exploit per un prodotto che costa oltre 50 euro a bottiglia. Sul gin, non ci sono stati invece grandi scossoni. Qui siamo leader incontrastati del mercato con una quota del 40% a valore. Il whisky, per contro, è in una situazione difficile in quanto è una categoria dove da anni non si fanno investimenti seri. Resistono solo i whisky di puro malto.

Avete intenzione di espandervi nell’area del low alcol o dell’alcol free?

Sì, ci stiamo lavorando. Abbiamo già in portafoglio prodotti a basso tenore come Bailey’s o Grand Marnier, di cui dal prossimo gennaio riprenderemo la distribuzione. Più difficile il discorso “zero alcol”: stiamo sperimemtando nelle aree vino e birra, ma la qualità non ci soddisfa ancora.

Quale messaggio state passando al trade?

Ai gestori diciamo di trattare bene i loro clienti. La nostra posizione è che il consumatore alla fine ciò che ama di più è bere sempre gli stessi cocktail e che il bisogno di sperimentare appartiene più al barman che al cliente. Dunque, i classici del genere devono essere fatti a regola d’arte e qui registriamo un deficit di preparazione dei nostri pur bravi barman rispetto ai loro colleghi americani. spagnoli, francesi o inglesi. Ciò vale ancora di più in tempo di crisi dove il consumatore magari beve meno, ma quando lo fa cerca di massimizzare il valore della spesa ricercando la qualità.

Come state sostenendo i locali vostri clienti in questo momento così difficile?

Siamo in prima linea con loro, ogni giorno. Per fare questo abbiamo rivoluzionato la struttura marketing creando due divisioni: il consumer marketing e il customer marketing con nuove professionalità e persone. Quest’ultimo ha il compito di sviluppare il business del bar partendo dai suoi bisogni prima ancora che dai nostri. Con un investimento aggiuntivo di 800mila euro abbiamo generato una serie di attività per sostenere eventi e serate a tema all’interno dei locali nostri clienti. Si tratta di “party kit” distribuiti a 3mila clienti diretti e a 1.000 indiretti. Prima che sui nostri brand oggi vogliamo infatti focalizzarci sul business del pdv, aiutandolo a sviluppare fatturato e rendere così sostenibile la sua attività nel tempo.

Avete già raccolto dei risultati?

Sì e con piena soddisfazione dei nostri clienti. Anche la nostra rete commerciale si sta evolvendo: aumenteranno le persone a presidio dei pdv. Meno negoziatori negli uffici dei buyers e più attivatori di business sui punti di vendita e di consumo. Anzi di new business. Per tutti.

Kapoor: “Così sviluppiamo un mercato che non c’era”

Ilko Coffee –

Vinay Kapoor, ceo di Ilko Coffee International, joint-venture tra illycaffè e Coca-Cola, svela i piani per conquistare gli italiani con i nuovi ready to drink illy issimo

Creare un mercato che non esisteva. Almeno in Italia. È l’affascinante sfida in cui si è lanciato Vinay Kapoor, manager Coca-Cola di lungo corso sbarcato a Milano a inizio 2009 per guidare Ilko Coffee International, la joint venture creata da illycaffè e Coca-Cola per lanciare in tutto il mondo illy issimo, nuova linea di ready to drink a base caffè. Tre i prodotti: caffè, latte macchiato e cappuccino. Chiamati a scalare quote di mercato in un segmento che vale oltre 17 miliardi di dollari a livello mondiale (per il 72% concentrati in Giappone) e che negli ultimi 5 anni, al di fuori del Giappone, è cresciuto a tassi del 10% annuo. A sei mesi dal lancio, abbiamo chiesto a Kapoor un primo bilancio. E i piani per conquistare il mercato italiano.

Qual è il primo bilancio del lancio mondiale di illy issimo?
Decisamente incoraggiante. Nei dieci Paesi test dove lo abbiamo lanciato lo scorso anno abbiamo raggiunto 10 milioni di consumatori in sei mesi e conquistato una quota di mercato del 17% nei ready to drink a base caffè. E il bilancio del 2008 ha già chiuso con un utile. Adesso tocca all’Italia e agli Usa, poi entro fine anno lanceremo illy issimo anche in Asia e Sud America. Il nostro obiettivo in Europa è conquistare, entro 5 anni, il 30% del segmento premium del caffè ready to drink.
L’Italia è la patria dell’espresso e dei bar.

Come pensa che possa funzionare un prodotto a base di caffè come illy issimo?

Siamo consapevoli del fatto che in Italia prendere il caffè è un rito e che gli italiani amano berlo nel loro bar di fiducia. Siamo partiti preoccupati del fatto che fossero disponibili a bere un caffè in lattina. Così abbiamo fatto una serie di test di prodotto. La risposta positiva ci ha confortato. Tutti quelli che hanno provato il caffè illy issimo hanno dato un ottimo giudizio sul prodotto. E nello stesso tempo ci hanno orientato a lanciare i prodotti Caffè e Latte macchiato, ma non il Cappuccino, “bocciato” dai test perché per gli italiani il concetto di cappuccino è associato necessariamente alla schiuma. L’Italia per noi sarà un mercato primario: il brand è italiano, la nostra sede centrale è a Milano. E qui siamo i pionieri: il mercato dei ready to drink a base caffè è solo agli inizi.

Quindi partiamo dall’abc. Perché un consumatore dovrebbe bere illy issimo?

La nostra promessa, quella attorno alla quale abbiamo costruito insieme a illycaffè il prodotto, è di offrire l’esperienza di bere un autentico caffè italiano di qualità. È un qualcosa di completamente diverso rispetto agli altri ready to drink sul mercato, che puntano o sulla capillarità della distribuzione o sulla funzionalità della bevanda. I nostri consumatori tipo sono gli “young urban active”, i giovani che vivono nelle città, attenti alla qualità e attratti dalle esperienze piacevoli e appaganti. A loro offriamo un prodotto premium: nel gusto, nella qualità - senza conservanti né aromi - nel packaging, nella distribuzione.

A proposito di distribuzione: dove si potrà trovare illy issimo?

Ci concentreremo nell’horeca, nei luoghi di intrattenimento e nella ristorazione per chi viaggia, da quella autostradale a quella aeroportuale, mentre non intendiamo andare nella grande distribuzione. Crediamo che illy issimo sia un prodotto perfetto per il mondo del fuori casa, ideale per un acquisto di impulso e un consumo on the go, essendo una bevanda stimolante e rinfrescante allo stesso tempo. Ma abbiamo pensato anche al canale notte, creando alcuni cocktail a base illy issimo. Con la rete distributiva di Coca-Cola, stiamo identificando i locali giusti: abbiamo pensato a una distribuzione molto selettiva, coerente con il posizionamento premium del prodotto. Siamo partiti con 1.200 bar e entro fine anno puntiamo a essere presenti in 5.500 locali.

Come far conoscere un prodotto che fino a ieri non esisteva?

Facendolo provare. Abbiamo concentrato i nostri investimenti di marketing in due tipi di iniziative, di peso paritetico. La prima è quella di fare, locale per locale, della formazione ai gestori, facendogli assaggiare il prodotto, fornendogli suggerimenti su come proporlo e dotandolo di materiale di merchandising a supporto. La seconda è di organizzare una serie di “esperienze di assaggio” a beneficio dei consumatori finali, in situazioni capaci di darci grande visibilità. È quello che abbiamo fatto per esempio a Milano in occasione dell’ultimo Salone del Mobile.

Arriveranno nuovi prodotti illy issimo?

Nei prossimi mesi lancieremo il Caffè senza zucchero. Pensiamo anche alle versioni low calories. Non faremo invece aromatizzazioni.

“Restiamo i trend setter del bere moderno”

Biscaldi –

Fare di un prodotto qualcosa di speciale è il loro lavoro. E in quarant’anni di attività ci hanno sempre visto giusto. Pietro Biscaldi racconta la storia della sua azienda e annuncia il boom di un energy drink

Siamo a Genova Voltri, quartier generale della Biscaldi, società di importazione e distribuzione che quest’anno festeggia i suoi primi quarant’anni d’attività. In questi uffici di fronte al golfo di Genova sono passati marchi che hanno fatto la storia del beverage di tendenza in Italia, creato mode e appassionato migliaia di consumatori. Qualche nome? Corona Extra, Red Bull, Ty Nant, Asahi e tanti altri. Un successo che sa di passione e di amore per il proprio lavoro che ha portato la Biscaldi a muoversi ai quattro angoli del pianeta alla ricerca di “cavalli di razza” da far correre sul mercato nazionale. «Una sfida che mio padre Luigi raccoglie nel 1969 - spiega Pietro Biscaldi, amministratore delegato del gruppo genovese - partendo dall’importazione dei whisky di puro malto dalla Scozia, delle vodke dall’est europeo, dei brandy spagnoli, dei bourbon americani e, ovviamente delle prime birre tedesche. La prima è la Dressler Brauerei di Brema a cui segue, nel 1973, la Holsten di Amburgo. Negli anni Settanta la crisi mondiale del petrolio e l’aumento delle tasse d’importazione, ci porta a riconsiderare nel nostro portagoglio prodotti italiani, vini regionali soprattutto, e grazie alla fiducia accordataci da grandi cantine riusciamo a superare le criticità di quel periodo. È in quegli anni, siamo a metà dei Settanta, che, grazie ai contatti che mio padre intreccia con il gruppo Holsten, che comincio a girare per la Germania a caccia di specialità di nicchia da importare e che consegno personalmente con il mio furgone alle prime birrerie che fanno capolino in Italia. Anche attraverso contatti con piccoli distributori, riusciamo a mettere in piedi un ricco portafoglio di birre estere che a guardar bene hanno fatto la storia della cultura birraria in Italia come la belga Chimay, prodotto su cui allora nessuno avrebbe scommesso un centesimo, scoperta per caso impolverata in un magazzino romagnolo, o la Fischer Gold con il famoso tappo a macchinetta, nata da un’intuizione geniale di mio padre.

Gli anni successivi sono quelli del fenomento Corona e del consolidamento del vostro primato di talent scout di grandi marchi.

Sì, veniamo riconosciuti come i trend setter del bere di tendenza grazie anche al marchio ombrello “Le Dive di Biscaldi”. Ma sono anche gli anni delle prime amarezze e delle grandi scelte. Perdiamo la distribuzione di alcuni importanti marchi birrari e decidiamo di guardare fuori dall’Europa, oltreoceano. E, siamo nel 1989, quando entriamo in contatto con il Grupo Modelo per la distribuzione della birra Corona, un marchio allora sconosciuto in Europa. Cominciano una grande collaborazione: ci impegnamo a vendere 15mila casse e, già al terzo anno, raggiungiamo la quota record di 840mila casse. Per chiudere l’ultimo anno del nostro rapporto con il gruppo messicano, il 2007, con un milione e 650mila casse più una stima di circa 600mila casse di mercato parallelo. Corona ha letteralmente cambiato la vita della nostra azienda: è stata la birra d’importazione con la più alta quota distributiva del mercato italiano con una ponderata superiore al 94%. In quegli anni, siamo nei Novanta, si aggiunge l’acquisizione della società gallese Ty Nant Spring Water e la scoperta di nuove chicche come la birra venezuelana Polar, le bevande Snapple, l’energy Red Bull. Scoperte, putroppo, non tutte andate a buon fine.

Nel 2007, il divorzio con il Grupo Modelo.

Sì, il nuovo top management del gruppo messicano interrompe l’accordo con noi e Corona passa a Carlsberg, questo nonostante un ricco piano di sviluppo per il 2008 già concordato nell’estate 2007. A ripensarci oggi la situazione ha un che di surreale: eravamo i primi per volumi in Europa continentale e proprio l’anno della separazione la nostra forza vendita aveva segnato un surplus del 58% nei primi 5 mesi, ricevendo direttamente dalla filiale europea un premio per gli ottimi risultati raggiunti. Contavamo di arrivare nel giro di un anno a importare 2 milioni di casse e avevamo già messo a budget 4 milioni e 200mila euro in attività di comunicazione e promozionali. Di colpo abbiamo perso oltre il 90% del nostro fatturato.

Come avete reagito?

Abbiamo continuato a lavorare, come sempre. D’altronde, grazie ai successi degli anni precedenti, avevamo solide basi finanziarie: tanto che l’anno successivo la perdita di Corona abbiamo registrato un utile di oltre un milione di euro. Ci siamo, dunque, rimboccati le maniche e riconsolidato il nostro portafoglio con la prestigiosa acquisizione di Miller Genuine Draft, marchio premium del gruppo SAB Miller, con volumi che sono cresciuti, già al secondo anno di distribuzione, di oltre il 50%. Eguale successo per Budejovicky Budvar, lager ceca Igp, che in due anni ha raddoppiato le vendite.

Ma il colpo grosso sarà Monster?

Questo energy drink americano debutta in Europa con 15 milioni di euro di investimenti e un programma di sampling che solo in Italia “colpirà” 250mila consumatori. Negli Usa è il numero uno e ha registrato performance nettamente superiori alla media di mercato. Noi contiamo solo il primo anno di realizzare con Monster un giro d’affari di oltre 5 miloni di euro. E, dopo Monster, seguiranno altri importanti lanci, primo fra tutti AriZona Ice Tea, già a settembre 2009. Oggi possiamo dirlo, Corona è ormai un lontano ricordo.

Un giorno che vale doppio

Bar University –

Un corso di un’intera giornata sui temi di più stretta attualità per la gestione dell’attività, offerto gratuitamente a 30 professionisti del bar: è la nuova iniziativa della scuola di formazione di Bargiornale, che per la prima volta regala l’opportunità di un faccia a faccia con la redazione

Per i 30 fortunati prescelti, la data da segnare in agenda è il prossimo 6 ottobre. Un “supermartedì” in cui si potranno prendere i classici due piccioni con una fava. Soddisfando, nell’arco di una giornata, sia l’esigenza di aggiornamento professionale sia la curiosità personale. Perché il corso in “Bar Management” di Bar University offrirà, per la prima volta, la possibilità di conoscere e di confrontarsi con la redazione di Bargiornale, per scoprire come nasce la rivista, dove e come lavora la redazione e conoscere in anteprima assoluta i contenuti del nuovo numero del giornale prima di tutti gli altri. Anche per i giornalisti di Bargiornale l’occasione sarà ghiotta per un confronto sulle idee e le soluzioni messe in pratica dai partecipanti nella loro attività quotidiana, oltre che sulle problematiche di più stretta attualità che si trovano ad affrontare.

Il mini master in “Bar Management” regalerà ai partecipanti un’opportunità unica e irripetibile: perché garantirà una full immersion sulle tendenze più attuali, sia in Italia sia all’estero, relative al mondo del bar. E permetterà di conoscere e approfondire gli elementi chiave sui quali si basa il successo di un locale.
A tenere il corso - che si svilupperà lungo l’intera giornata - sarà il direttore di Bar University, Oscar Cavallera, che offrirà ai partecipanti una serie di spunti e suggerimenti, tratti dalle esperienze dei locali di maggior successo del mondo, su come sviluppare al meglio il business. Il tutto con l’approccio pratico che da sempre caratterizza la scuola di formazione di Bargiornale: «In tutte le nostre iniziative - spiega Cavallera - ci poniamo l’obiettivo di fornire a chi partecipa idee e novità che possano mettere in pratica nel proprio locale già dal giorno dopo». Essere utili a chi deve gestire un locale resta l’impegno numero uno.

«L’obiettivo del corso di Bar Management - continua Cavallera - è di aiutare i partecipanti a sviluppare un approccio più manageriale al mondo del bar, offrendo una serie di spunti e suggerimenti in grado, se correttamente applicati, di aumentare lo scontrino medio, di generare nuovo business e di fidelizzare la propria clientela».
Tra i numerosi temi che saranno affrontati nel corso della giornata troveranno spazio le tecniche per la costruzione dell’offerta di food & beverage, dalla creazione del menu all’esposizione del prodotto, all’organizzazione della produzione; si parlerà anche delle tecniche per migliorare le performance dei propri dipendenti, delle azioni da intraprendere per far conoscere il locale e conquistare nuovi clienti, delle scelte da fare per riuscire a differenziarsi dalla concorrenza e ad emergere. Con una miriade di consigli su come fare per avere (più) successo.

Leonangeli “Siamo pronti alla sfida sugli aperitivi sodati”

Martini&Rossi –

L’azienda schiaccia l’acceleratore dell’innovazione: lancia un nuovo aperitivo, estende il suo portafoglio di spirit premium e rafforza a livello distributivo la copertura del canale bar

Affrontare la crisi con i fatti. Sono le parole di Stefano Leonangeli, amministratore delegato di Martini&Rossi (Gruppo Bacardi-Martini), che annuncia un pacchetto di novità per l’anno in corso destinate a rivoluzionare assetti e mercati. Stiamo parlando di uno tra i primi tre big player dell’alcolico a livello mondiale con una quota di mercato in Italia del 30,2% (International Spirits+Vermouth, Nielsen Retail, anno terminante dic.-gen. 2009) e una posizione di leadership nel mercato “vermouth e aperitivi alcolici” con una quota a volume del 43,7% (Nielsen Retail On trade+Off trade, dic.-gen. 2009) e in quello degli “spumanti” con una quota a volume dell’11,7% (Nielsen Market Track, marzo 2009). La prima grande novità è il lancio di Martini Bianco Soda, aperitivo sodato in bottiglietta da 10 cl, che rappresenta un’autentica innovazione per la società che fino a ieri era rimasta fuori dal segmento dei sodati. «Con Martini Bianco Soda - spiega Leonangeli - entriamo in quello che in Italia è il segmento più importante nell’ambito degli alcolici. Un lancio che sta nella logica di Martini, brand leader in Italia nel mercato dei vermouth e degli aperitivi alcolici».

Aggredite però un mercato che è presidiato da concorrenti molto agguerriti?

Lo sappiamo. Ma si tratta di un mercato che negli ultimi anni ha dato segnali di stanchezza e di staticità. Con Martini Bianco Soda vogliano dunque offrire un’alternativa al trade e al consumatore. Offrendo un nuovo modo di bere Martini: più giovane, facile, leggero e naturale. Non a caso la comunicazione dedicata, studiata da Armando Testa, enfatizza lo spirito giovane, modificando il target classico dei consumatori di aperitivi sodati. Tutto è stato studiato nei minimi particolari, dalla bottiglia che riprende le forme sinuose del prodotto madre (il Martini Bianco), alla formula: un prodotto totalmente a base di vino, senza aggiunta di alcol, di soli 8°. Abbiamo in pratica replicato il gusto del Martini Bianco unendolo alla natura leggera e frizzante della soda.

Avete in progetto estensioni di gamma?

Martini Soda Bianco è solo il primo step, non esludiamo infatti un ampliamento della gamma. Inoltre, è previsto nel giro di un anno il lancio di Martini Soda Bianco in Paesi dove il brand Martini e molto forte come Francia, Spagna, Portogallo e Russia. In Italia, il nostro obiettivo è coprire tutti i 110mila bar nazionali e sono già in distribuzione 40mila kit promozionali che spiegano il prodotto.

Quali altre novità avete in serbo per il bar?
Devo premettere che per noi il fuori casa un è canale strategico Tanto che abbiamo una rete vendita dedicata con un capo canale, capi area diretti e una rete di agenti, quasi tutti monomandatari che coprono quasi 7mila locali che consideriamo i top del mercato. In più quest’anno, partiremo con una struttura di promoter che affiancheranno i grossisti con cui collaboriamo.
L’obiettivo è coprire altri 18mila locali indiretti. Detto questo, a dimostrazione dell’attenzione che dedichiamo al bar, abbiamo in lancio un prodotto che semplificherà e, allo stesso tempo, arricchirà il lavoro del barman. Si tratta di Bacardi Mojito Ready To Serve in bottiglia da 0,75 cl: un’ottima base per creare un Mojito a regola d’arte che il professionista può diversificare a sua piacimento. Ad esempio, aggiungendo della soda o del Bacardi Superior. L’obiettivo è allargare il consumo di Mojito, che è già un best seller a livello nazionale, con un prodotto-soluzione da utilizzare anche nei momenti di picchi di lavoro.

Anche voi state puntando, come altri big player, sulla fascia dei prodotti premium?

A dirla tutta siamo stati i primi a scommettere su questi prodotti. La vodka Grey Goose è stata in un certo senso lo spirit apripista di tutta la categoria. Da citare anche il gin Bombay Sapphire, il rum Seven Tiki e la vodka 42 Below. Recentemente abbiamo preso in distribuzione da Beam Global sei grandi prodotti, tra cui figurano specialità premium come le tequile Sauza Blanco e Gold, il bourbon Maker’s Mark e il brandy Fundador Solera Reserva. In pratica, oggi, ci presentiamo all’operatore bar con un assortimento completo ed esaustivo.

Quali obiettivi vi ponete per quest’anno?

Siamo un’azienda che sta reagendo alla congiuntura generando innovazione e investendo nuove risorse. Nel 2008, aumenteremo ancora gli investimenti promo-pubblicitari, allacciando un rapporto sempre più stretto con i professionisti attraverso educational, iniziative promozionali e un Bacardi Martini Grand Prix rinnovato che diventerà la più qualificata community di operatori bar al mondo. Siamo per il bere moderato e di qualità, ma contro ogni forma di demonizzazione della categoria. E guardiamo al futuro con ottimismo.

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