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Lonely Avenue, pochi metri quadri, tanta cura per il cliente

Christian Comparone racconta il suo bar da soli 10 posti a sedere: «Nella gioielleria di mio nonno, ho trovato il giusto spazio per ascoltare il cliente»

Quando si dice “le dimensioni contano”. È proprio sull’essere un cocktail bar bomboniera - solo 16 metri quadrati, il più piccolo di Roma - che si basa il format di Lonely Avenue. «Non vendiamo cocktail, vendiamo connessioni», racconta il patron Christian Comparone (Donnie Boy per gli amici). Se non fossero concentrati in uno spazio ridotto, con un numero di sedute che non può superare le dieci e due bartender a occuparsi del servizio (Comparone stesso e il suo sodale, quasi gemello, Maurizio Bernardini), non ci sarebbe la possibilità di sentire la loro storia. «Questa era la gioielleria di mio nonno - ricorda Comparone -. Piccolissima, ma conosciutissima non solo nel quartiere, perché mio nonno è quello che ha inventato il ciondolo a forma di testa di lupa tanto amato dai romanisti, con un rubino al posto dell’occhio».

Per la cronaca, il quartiere in questione è Testaccio che da un lato è uno dei più veraci della capitale (protagonista della bella storia della Cortellesi “C’è ancora domani”), dall’altro uno dei più amati anche dai turisti, che approfittano delle tante case vacanze disseminate fra i palazzoni. «Una scommessa, per anni ho utilizzato questo spazio per fare formazione, ma vedevo anno dopo anno come cambiavano le persone che ci passavano davanti, così ho preso il coraggio di aprire al pubblico, dopo un periodo in cui avevo lavorato solo con i tesserati». A seconda dell’orario si alternano le provenienze della clientela: all’apertura ci sono gli stranieri per un drink prima di cena, poi loro vanno a mangiare e arrivano gli italiani per l’aperitivo, quindi di nuovo gli stranieri per il drink dopocena. «In pratica c’è un ricambio continuo, noi suggeriamo di prenotare, ma è una strada di passaggio fra le varie trattorie di Testaccio, quindi chi passa si affaccia e se c’è posto si ferma», spiega Comparone.

La drink list? Di fatto non esiste perché tutto si basa sull’ascolto e inizia con un “cosa ti piace bere?”. Snella la bottigliera, zero pre-batch, poche preparazioni solo sul fresco di frutta e verdura: «Giochiamo con quel che abbiamo in casa, ma non senza mettere al centro il cliente, specialmente se è un cliente di ritorno». Dalle sue esperienze nella miscelazione d’hotel (l’ultimo passaggio era stato al Rhinoceros), Comparone ha mutuato qualche mossa astuta, come quella di segnarsi sempre che cosa ha bevuto il cliente. «A volte anche cosa mi ha chiesto, se non ho potuto accontentarlo. È il caso di un ospite del quartiere che era già venuto un paio di volte, chiacchierando mi aveva detto che non poteva più bere whisky perché aveva scoperto di essere celiaco. Gli ho trovato un’etichetta gluten free e gliel’ho fatta assaggiare appena è tornato».

Qualche attenzione, nonostante gli spazi risicati, anche nel reparto food. I dry snack sono selezionati con cura, come le patatine dal sale e aceto, le palline di Pretzel fatte su richiesta da un produttore artigianale, le mandorle salate e zuccherate mixate. Su un piccolo espositore qualche chicca in scatola, ovvero conserve ittiche o veg di provenienza soprattutto italiana e portoghese: «Le tengo per chi viene e ha fame, ma qualcuno viene a chiedermi talvolta di comprare solo una lattina. Non era quello lo scopo, ma sono sempre contento di aver fatto felice un cliente».

Ottanta (drink) e non sentirli: la scommessa di Indaco a Riccione

Zen
Presentazioni a effetto wow e drink list ricchissima per il cocktail bar con ristorante Indaco, di Riccione, collocato in un particolarissimo giardino segreto negli spazi dell'ex Grand Hotel. Per l'estate si punta a spingere sulla miscelazione con tequila e mezcal e una collaborazione con la cucina davvero stretta

C'è una ex lavanderia che è diventata giardino segreto e cocktail bar, a Riccione. Un locale - si chiama Indaco - che va orgogliosamente contro tendenza con certe scelte. Altro che "sottrazione", qui le garnish paiono numeri da circo. Altro che "drink list corta", qui i signature riempiono tre pagine e il menu conta in tutto 80 cocktail includendo i classici e gli analcolici. Però funziona tutto.

Geolocalizzamoci: siamo a 200 metri dalla spina dorsale del centro di Riccione, il mitologico Viale Ceccarini, dentro agli spazi che furono dell'altrettanto mitico Grand Hotel, struttura che per decenni è stata il simbolo della vocazione turistica della cittadina. Progettata nel 1929 su iniziativa del milanese Commendator Ceschini sull’area dove una volta sorgeva l’Ospizio Amati-Martinelli (costruito a sua volta nel 1877), chiusa da una ventina d'anni, oggi è di nuovo parzialmente operativa, tanto da ospitare eventi e convention aziendali nel salone principale.

Tre soci diventati famiglia

Negli spazi adibiti a lavanderia ha trovato casa Indaco, iniziativa di tre soci e aperto nel 2019. Francesco Ricci, di Città di Castello, è il bar manager, 46enne, di solida preparazione; Cinzia Battarra, chef con esperienze importanti (è stata la seconda di Igles Corelli e ha lavorato con Raffaele Liuzzi e Alberto Faccani); Luca Gallucci, compagno di Cinzia, è il restaurant manager e si occupa della sala.

Luca, Francesco e Cinzia: i tre soci di Indaco, a Riccione

Era una lavanderia, dicevamo. «Prima che entrassimo noi - ci racconta Francesco - c'era un altro locale, si chiamava Evviva. Avevano cambiato di molto arredi e mood del posto. Noi abbiamo ripristinato l'esistente, volevamo a vista tubi e impianti del vecchio locale di servizio, uno stile industriale genuino». Il vecchio rullo da stiro è diventato un tavolo da esterno, ruote di ingranaggi fuori uso si sono trasformate in basi per i tavoli del ristorante.

Oggi indaco è il "figlio" - parole sue - di Francesco, Cinzia e Luca. E un po' anche dei ragazzi che lavorano con loro. Il team conta 12 persone in tutto compresi i titolari. Francesco ha iniziato con dei corsi in Planet One, poi ha collaborato con la scuola stessa, ha aperto cocktail bar con ristorazione a Città di Castello, a Perugia, a Riccione. Con Luca aveva il Royal Caffè, sempre in centro, poi il Flamingo, con spiaggia e ristorante, per sei anni. Serate da 600 persone, drink facili, bicchieri in plastica e sabbia. Lì i due amici hanno conosciuto Cinzia, lì è nata l'idea di fare un qualcosa di diverso. Di più sofisticato.

Sembrava uno svantaggio, era un plus

«Il sindaco ci portò a vedere questo spazio e ci convinse subito. All'apertura eravamo tesi: in quel momento aprivano altri sei cocktail bar nella zona centrale di Riccione», racconta il bar manager. «Pensavamo di essere in una posizione svantaggiata. E invece era un plus: un giardino segreto in centro, ma defilato. Volevamo impostare una miscelazione curata, coccolare il cliente. Proprio mentre prendeva piede il trend di una mixology essenziale, con garnish basiche, mi sono detto "io rischio", provando a giocare con presentazioni di grande impatto. Creiamo un bel vestito. Il culto dell'immagine ha fatto il resto e oggi lavoriamo benissimo con una clientela locale, che torna e rimane affascinata dal nostro modo di presentare i drink».

Dalla attuale drink list di Indaco abbiamo preso tre cocktail che si distinguono per effetto scenico e per vendite: sono i tre best seller al momento, fra i signature. Sono Bailaoras (Pisco Porton Mosto Verde, Celery Bitters e gazpacho chiarificato), Zen (sake infuso al gelsomino, tè verde, mandarino) e Chicago (Vodka 42 Below infusa con pop corn, caramello salato, cheddar liofilizzato, quest’ultimo ideato per il Lions Club di Riccione, rende omaggio alla città di Chicago, dove nel 1917 nacque il Lions Club, e al suo fondatore Melvin Jones).

«La prima drink list - continua Ricci - aveva 110 cocktail in carta, oggi sono scesi a 80 tra signature, classici e analcolici». Comunque tanti. «Anche in questo caso, temevamo che un menu lungo potesse annoiare, invece i fatti ci hanno dato ragione. I prezzi ci collocano in fascia medio-alta per Riccione (analcolici tra gli 8 e i 10 euro, signature tra i 12 e i 15, classici a 10, ndr), lavoriamo molto bene con gli analcolici e stiamo spingendo molto la miscelazione con tequila e mezcal. Qui non è ancora conosciuta e apprezzata come nelle città, ma stiamo provando a dare noi il ritmo, senza pensare di essere migliori di altri, intendiamoci, ma solo per far conoscere prodotti ancora poco fortunati fuori dai grandi circuiti».

Cucina e banco in contatto costante

Un valore aggiunto di Indaco è il rapporto con la cucina. «L'altra sera, in pieno servizio, mi è venuta in mente una possibile variazione su una garnish: su un drink uso una marinatura che usiamo anche sulle entrée in cucina e volevo trasformarla in una cialda da accompagnare al drink. Mi è venuto da parlarne con la chef, nel mezzo della serata. Lei fa lo stesso con me. Questo è lavoro di squadra, anche se sembriamo piacevolmente pazzi». Al ristorante colpisce il servizio del pane, prodotto internamente, che prevede focaccia di semola, pane ai cereali, pane alla portulaca, pane alla zucca, uvetta e cipolla, grissini al sesamo nero, cracker piccante alla paprika e peperoncino, cracker al timo. Tra i piatti più fortunati, il polpo alla paprika affumicata che diventa ripieno di una patata dell’orto cotta al forno intera; i cappellacci grezzi integrali ripieni di cinghiale, serviti con zucca marinata e crema di carciofo; l’anatra marinata al cipollotto, poi affumicata al legno di ciliegio, con mela, riduzione di saba e porro fritto. Il tutto servito ai 40 coperti del ristorante, mente il cocktail bar ne conta 60 in inverno e circa 300 (il giardino segreto è grande) in estate.

Per le materie prime si punta tutto o quasi sull'autoproduzione: il 70% dei vegetali da un terreno situato a Montefiore Conca, a 30 minuti di auto dalla riviera, dove vengono coltivate una trentina di specie di ortaggi, erbe silvestri, mele e pere cotogne, pesche, albicocche, susine, corbezzoli, prugnoli, more di gelso e sambuco. I 70 olivi permettono una piccola produzione di olio extravergine di oliva da utilizzare al ristorante.

«Nel contatto con il cliente c'è tutto»

Tornando al bar, c'è il bartender Alessandro ad aiutare il veterano Francesco. «Ci alterniamo tra sala e banco durante la serata, così entrambi riusciamo a vedere tutto. Per me è fondamentale trasmettergli anche la sensibilità della sala, perché il fulcro del nostro lavoro è lì, nel contatto con il cliente. Se lavoriamo bene al bancone, ma non sappiamo fare buon servizio e buona spiegazione dei cocktail, siamo all'anno zero. E poi il contatto umano è la cosa che rende bellissimo il nostro lavoro e che ci fa arrivare a fine giornata affaticati, ma mai davvero stanchi».

Con Pokè Facile Orogel preparare una bowl è un gioco da ragazzi

Quando nel 2022 il pokè è entrato nel paniere Istat il suo successo è diventato ufficiale. Il piatto di origini hawaiane che piace soprattutto a giovani e giovanissimi non è più solo un trend, ma una solida realtà della pausa pranzo italiana. Che sia seduti al tavolino di un bar, in un locale da ristorazione veloce o, perché no, sotto l’ombrellone, il pokè è la soluzione pratica e nutriente per rispondere a un’esigenza di piatto unico bilanciato e fresco. Perfetto anche per il servizio di asporto e delivery, il piatto unico di origini hawaiane è particolarmente amato soprattutto da parte di una clientela giovane, amante dell’etnico e sempre più alla ricerca di alternative salutari e genuine.

Pokè Facile di Orogel è una box che qualsiasi tipo di locale, anche con spazi ridotti, può tenere in congelatore, con tutto l’occorrente per preparare minimo 10 basi per bowl extralarge originali e gustose. I kit Poké Facile prevedono due buste da 750 g di base cereale (riso basmati, 1,5 kg in totale), abbinato a un set di quattro tipi di verdure surgelate in buste da 500 g, fra cui l'immancabile soia edamame, uno dei prodotti di punta Orogel, coltivato in Italia, mais, carote in stick e cavolo cappuccio rosso.

Queste box sono time saver, perché risolvono la difficile gestione dei tempi e degli spazi di preparazione di un piatto articolato come il pokè. Contribuiscono inoltre al risparmio energetico, perché basta un passaggio al microonde per ciascuna busta per preparare la linea e avere pronta una base di cereali e quattro verdure cotte al punto giusto.

«Il rinvenimento - garantisce Valerio Manco, consultant chef di Orogel - è velocissimo e il numero di porzioni che si possono servire va dai 10 pokè extralarge a una quindicina di quelle medie, con un costo medio per porzione molto vantaggioso». Non resterà che personalizzare il piatto, aggiungendo un pizzico di fantasia. «Se all’inizio il pokè si limitava a pochi abbinamenti - continua Manco -, oggi il cliente è abituato a vederlo proposto in mille varianti, così per i locali può diventare un jolly per far ruotare la dispensa».

I suggerimenti possono essere infiniti: Manco ha preparato con i team Orogel un ricettario e racconta che già alla prima riunione organizzativa erano venute fuori un centinaio di idee. «Per la parte proteica - spiega - si potrà pensare, ad esempio, a una tagliata di pollo, oppure a gamberi, tartare di salmone, polpo, polpa di granchio». Ma anche uova, feta, formaggio, per un’alternativa vegetariana, tofu per una versione vegana. «In tutti i bar troviamo una linea di frutta fresca e secca. Si pensi alle classiche noccioline per l’aperitivo, sono un ingrediente che con il pokè si sposa benissimo, aggiungendo croccantezza». Le salse servono ad amalgamare il tutto e possono andare dalla più classica salsa di soia alla teriyaki, passando per la cosiddetta salsa pokè che di fatto è un mix di queste due. Fino ad arrivare idee più golose come il guacamole, la salsa yogurt o perfino l’aceto balsamico.

Chef Express apre un concept store Lavazza Coffee Design in aeroporto a Napoli

La società di ristorazione del Gruppo Cremonini punta tutto sull'aeroporto di Capodichino, con una caffetteria aperta sia a passeggeri che accompagnatori

Taglio del nastro per il Gruppo Cremonini e la sua controllata Chef Express, che danno vita a un concept store Lavazza Coffee Design all'interno dell'aeroporto internazionale di Napoli Capodichino. Con questa nuova apertura, la società di ristorazione del Gruppo Cremonini rafforza la sua presenza nel sud Italia e apre il suo primo store in uno dei principali scali aeroportuali italiani per volumi di traffico. «Arriviamo per la prima volta all’aeroporto di Napoli - ha commentato Cristian Biasoni, CEO di Chef Express - per portare, nella patria del caffè, un format internazionale, il Lavazza Coffee Design, che ha già riscontrato grande successo in altri paesi, e per proporre uno stile ricercato e attento fatto di eccellenza che siamo certi incontrerà i gusti di una clientela sempre più internazionale. In una città dove il caffè incarna perfettamente lo spirito della pausa, abbiamo sviluppato una partnership in grado di elevare ulteriormente questa percezione per fare della sosta un momento imprescindibile del viaggio».

Il nuovo store è situato al primo piano dell’area partenze, prima dei controlli di sicurezza ed è accessibile a tutti, sia passeggeri che accompagnatori. Lo store occupa oltre 25 risorse e abbina all'offerta di caffè Lavazza premium, una selezione di ricette di gastronomia sia dolce, attraverso i sapori della pasticceria napoletana di alta qualità, che salata, con proposte che esaltano i prodotti tipici della tradizione locale.

Sale così a 15 il numero di aeroporti presidiati da Chef Express in Italia, a conferma della strategia aziendale che mira a consolidare la propria presenza nel canale aeroportuale, in cui si registrano importanti volumi di traffico grazie anche ai flussi turistici che hanno ripreso vigore superando i livelli pre-pandemia. In particolare, l’aeroporto partenopeo ha registrato negli ultimi anni uno sviluppo importante, confermandosi motore strategico per la crescita del sistema economico territoriale e quarto aeroporto italiano per traffico passeggeri, superando i 12 milioni di viaggiatori nel 2023, con una crescita del 13,5% sul 2022 e del 14% rispetto al 2019.

Miscelazione senza fronzoli e divertimento allo Spam di Genova

Spam
Miscelazione di facile comprensione, ma mai banale, con una carta che cambia ogni mese, musica dal vivo e dj set è la formula dello street pop bar, dissacrante e in continua evoluzione, del bartender Ilya Gorshkov

Ha meno di un anno di vita (ha aperto lo scorso 15 settembre), si chiama Spam come la casella email in cui finisce di tutto ed è una delle aperture recenti più interessanti sotto la Lanterna, a due passi da piazza delle Erbe.

Un mixology pub (aperto tutti i giorni dalle ore 18 a tarda notte), come lo definisce Ilya Gorshkov, bartender e titolare, eclettico e colorato, dissacrante e in continua evoluzione. Proprio come Ilya, russo di Mosca, in Italia da oltre 25 anni (suo padre Dimitri, grande pallanuotista trimedagliato alle Olimpiadi, ha giocato per anni alla Rari Nantes Florentia), con un passato al Mad di Firenze, come bar manager in Cina e approdato a Genova da un paio d'anni (il primo, passato dietro il bancone del Gradisca).

Uno mixology pub fresco e vivace

A riprova della vivacità del posto, la drink list che cambia ogni mese, curata anche nella grafica da Ilya. Quella attuale è dedicata alle frasi epiche, da un È uno sballo mi piace (pisco, melone marinato con basilico e pepe rosa, lime, marmellata di arance, triple sec), a Ti spiezzo in due (Jack Daniel's, cordiale al mango, limonata) fino a tormentoni social come Maria, io esco (gin, shrub allo yuzu, rosa, soda, crema di vaniglia).

Miscelazione senza fronzoli

Otto i drink signature. «Principalmente sodati serviti in highball, con sode, cordiali e shrub preparati da noi. Se la rosa e il mango sono i due ingredienti focus della drink list, sui distillati non abbiamo una base preferita» racconta Ilya. La miscelazione di Spam è senza fronzoli ma non banale, giocata tutta su drink dalla facile beva e comprensione. «La nostra clientela va dai 20 ai 40 anni, è formata perlopiù da consumatori abituali di cui conosciamo nome e abitudini, che cerca in Spam un luogo dove bere bene e divertirsi, in un ambiente che cambia ogni settimana, dai quadri, alle frasi appese alle pareti».

Al divertimento concorrono serate di musica dal vivo, dj set, ma anche lo spazio dato al flair (Matteo Lena – che con Davide Vermiglio e Stefano Bonardi completano lo staff – è molto bravo). Il risultato è uno street bar fresco, iconoclasta nella proposta e nella comunicazione. Perché la qualità non richiede necessariamente di prendersi troppo sul serio.

Sostituire il registratore telematico con un software? Si può, ma c’è ancora da aspettare

registratore telematico
Foto di Photo Mix da Pixabay
Il dlgs 1/2024 ha introdotto una semplificazione per l'invio dei corrispettivi telematici, che si potranno trasmettere anche tramite software, senza uso di registratori telematici. Occorre però attendere che l'Agenzia delle entrate definisca le specifiche tecniche dei software

Gli esercenti per far fronte ai propri oneri fiscali, amministrativi e organizzativi devono, ora, munirsi di diversi strumenti, particolari e specifici, per registrare le operazioni effettuate, i relativi pagamenti con moneta elettronica o il recepimento e trattamento di dati relativi alle vendite e agli acquisti, quali, per esempio, la movimentazione di magazzino e la gestione degli acquisti. Questi strumenti sono diversi e si sovrappongono creando duplicazioni in ognuno di questi settori e, spesso, perdite di tempo alla cassa.

Una svolta semplificativa

Il Decreto legislativo 1/2024 (articolo 24), sulla razionalizzazione e semplificazione delle norme in materia di adempimenti tributari, liberalizza la memorizzazione elettronica e la trasmissione telematica dei corrispettivi, rendendo possibile, mediante apposite procedure software che garantiscano la sicurezza e l'inalterabilità dei dati, di non avere più la necessità degli specifici strumenti hardware oggi richiesti (come il registratore telematico), ma la possibilità di adottare anche soluzioni completamente in service, con l’utilizzo del cloud, salva sempre la necessità di stampare lo scontrino telematico.

Nel caso in cui l'operazione commerciale sia regolata mediante modalità di pagamento elettronico, i software devono consentire l’integrazione dei processi di pagamento con i corrispettivi, unificando gli strumenti con i quali l’esercente effettua operazioni commerciali, amministrative, fiscali e di pagamento, semplificando la gestione dell’amministrazione e rendendo meno onerosi gli adempimenti, pur garantendo la sicurezza e inalterabilità dei dati.

In attesa dei provvedimenti dell’Agenzia delle entrate

Queste soluzioni porteranno a una riduzione dei costi perché non sarà più necessaria la manutenzione periodica obbligatoria di specifici dispositivi hardware.

Tali possibilità potranno essere utilizzate dopo l’emanazione di uno o più provvedimenti del direttore dell'Agenzia delle entrate che definiranno le modalità e le specifiche tecniche per la realizzazione, omologazione e rilascio dei software.

I talenti di Ditta Artigianale in gara per la Barista Competition

Barista Competition giudicipartecipantisponsor
Ditta Artigianale ha organizzato una competition interna per selezionare i migliori baristi e bariste dei suoi punti vendita che prenderanno parte ai Campionati Italiani. Ad aggiudicarsi il pass sono stati Cesare Spinella e Yana Zhyryada

Il titolo di Campione Italiano Barista è certamente una grande onorificenza e da anni assistiamo a team e coach che investono tempo e soldi per formare i giovani campioni del futuro. Ditta Artigianale, da sempre tra i team più competitivi d'Italia, ha fatto un passo avanti creando una competizione interna per selezionare i migliori baristi e bariste dei suoi punti vendita. Nasce così la Barista Competition, una preselezione organizzata dalla Scuola del Caffè, per individuare chi merita di rappresentare l’azienda ai Campionati Italiani. «Supportare dieci baristi in gara è dispendioso ed è difficile raggiungere l’obiettivo così; abbiamo quindi deciso di organizzare una competizione interna, per poi sostenere tutti insieme il campione che vincerà», commenta Francesco Sanapo, anima di Ditta Artigianale.

La competizione

La gara, che si è tenuta alla Scuola del Caffè di Ditta Artigianale, in via Carducci a Firenze, segue le regole del Campionato Nazionale Sca Italy: gli sfidanti avevano solo 10 minuti per dimostrare la loro bravura, preparando e presentando ai giudici 4 espressi e 4 bevande a base di latte nella categoria Barista, e 3 estrazioni filtro nella Brewers Cup.

Oltre a questo test, i ragazzi di entrambe le discipline avevano 30 minuti per la prova compulsory, durante la quale dovevano servire la migliore tazza possibile usando un caffè a loro sconosciuto. Questa preselezione è il primo step di un lungo percorso: i due vincitori poi dovranno iscriversi alle selezioni ufficiali del Campionato, e potranno confrontarsi con sfidanti da tutta Italia. Se supereranno anche questa prova, parteciperanno alla finale organizzata a gennaio al Sigep di Rimini per ottenere il titolo di Campione Italiano.

I vincitori della Barista Competition

Cesare Spinella, con la sua maestria nell’espresso, e Yana Zhyryada, con il suo raffinato senso del brewing, sono risultati vincitori della sfida. Se riusciranno a completare l’iscrizione alle selezioni ufficiali di Sca Italy, i cui posti limitati di solito vanno esauriti nel giro di poche ore, il loro viaggio verso il Sigep sarà ufficialmente iniziato.

Chi sono i nuovi talenti di Ditta Artigianale

Categoria Barista

Salvatore Sanapo
«Sicuramente competere mi ha insegnato a gestire lo stress e a gestire l’ansia, qualità molto importanti per chi come noi lavora con il pubblico. Ovviamente, quando si compete si ambisce sempre al primo posto, ed è raro che una competizione unisca, ma è proprio quello che ci è successo».

Pasquale Scala
«Dal punto di vista professionale si impara l’ordine schematico della postazione di lavoro e la precisione nei movimenti. La presenza dei giudici mi ha permesso di abbattere la barriera della timidezza. Al termine della competizione, il rapporto con i miei colleghi si è rafforzato».

Gianmarco Mariani
«La gara ti dà tanto perché richiede molto tempo e sacrificio, ma soprattutto comporta moltissimo studio della materia prima. È stata una competizione sana e stimolante che ci ha portato a dare il meglio».

Cesare Spinella
«Ho fatto un salto di qualità. Studiare attentamente le estrazioni dell’espresso e abbinarlo al gusto del latte mi ha fatto capire che il caffè cambia giorno dopo giorno. La competizione ci ha unito come team, che è la cosa più importante».

Serena Falcitano
«Mi ha dato l'opportunità di mettermi in gioco e di ragionare fuori dagli schemi. Ho ripreso a studiare e sperimentare per ottenere qualcosa di particolare e speciale. Ho avuto pochissimo rapporto con i colleghi durante la preparazione, ma per una selezione nazionale, chiederei più confronti».

Categoria Brewers Cup

Claudio Guri
«Ho imparato a studiare e sperimentare ogni singola estrazione del caffè, comprendendone le ragioni di ogni cambiamento. La competizione ci ha unito come squadra, motivandoci a studiare insieme per le prossime competizioni».

Yana Zhyryada
«La gara mi è stata utile per comprendere come ogni variabile influenzi l'estrazione del caffè e per sviluppare meglio le mie capacità sensoriali. I colleghi mi hanno incoraggiata a partecipare e mi hanno supportata attivamente fino al giorno della gara».

Giuria e ospiti speciali

La giuria, composta da Luca Ventriglia, Federica Parisi, Marco Pizzinato e Nicole Lyn, ha valutato ogni competizione. Tra gli ospiti, la famiglia Hartmann di Finca Hartmann, nota per il caffè coltivato con rispetto per l'ambiente e i lavoratori, ha portato una testimonianza del lavoro fondamentale svolto in piantagione.

Underberg Espresso Herbtini: l’amaro tascabile sposa il caffè

Underberg Espresso Herbtini 3
Il secondo nato di casa Underberg fonde le note erbacee dello storico amaro tedesco con quelle di un'espresso Arabica bio. Sarà disponibile da inizio settembre, distribuito da Onestigroup, solo nell'iconica bottiglietta monoporzione da 2 cl

Arriverà a inizio settembre, distribuito in esclusiva per l’Italia da OnestiGroup, il secondo nato a marchio Underberg. E sì, lo storico amaro tedesco alle erbe, creato nel 1946 da Hubert Underberg, fondatore di Semper Idem, l’azienda che lo produce e capostipite dell’omonima famiglia che ancora oggi ne detiene la proprietà (leggi Underberg, l’amaro tascabile, compie 175 anni), ha deciso di concedere il bis, proponendosi in una versione all'espresso: Underberg Espresso Herbtini.

Il nuovo nato è un amaro che strizza l’occhio al mondo della miscelazione, dove Underberg per le sue caratteristiche aromatiche e il gusto deciso si è ritagliato un suo spazio importante come ingrediente per impreziosire i cocktail, guardando in particolare al nuovo trend dei ready to drink. È infatti ispirato all’Espresso Martini, cocktail creato a fine anni Ottanta da Dick Bradsell, barteder scomparso nel 2016 e che ha capitanato la cocktail renaissance londinese, e che ora sta vivendo un importante revival.

Un matrimonio perfetto

A questo mondo si ricollega Underberg Espresso Herbtini, la cui formula nasce dall’unione dell’originale Underberg, realizzato con la ricetta segreta a base di erbe aromatiche selezionate provenienti da 43 Paesi del mondo, alcol, acqua e nient’altro, con un 8% di espresso, l'ingrediente distintivo del nuovo prodotto, preparato con una miscela 100% Arabica bio.

Un matrimonio di gusto dove le note amare, erbacee, accompagnate da note balsamiche dell’amaro tascabile si completano e fondono alla perfezione con quelle dell'espresso che porta con sé delicati sentori di vaniglia.

Un’accoppiata forte e armoniosa che rende il nuovo amaro perfetto per chiudere un pasto o una cena, sia per i clienti che cercano il potere digestivo delle erbe sia quello rivitalizzante del caffè espresso. Caratteristiche che, unite alla gradazione alcolica (alc 27% in vol) più contenuta rispetto all’originale Underberg, rendono Underberg Espresso Herbtini ideale anche da proporre come cocktail after dinner ready to drink da servire fresco in coppa.

Tutto naturale, come il fratello maggiore, e come questo senza zuccheri, senza glutine, e koscher, anche il nuovo prodotto sarà disponibile solo nell'iconica bottiglia monoporzione da 2 cl (confezione da 12 pezzi), ognuna sormontata dall'originale capsula verde. Capsule che possono essere raccolte per ottenere i premi esclusivi nel programma fedeltà Tops & More.

Rum Pampero passa a Gruppo Montenegro

gamma Pampero Ron de Venezuela Doc
Creato a Caracas (Venezuela) nel 1938, Rum Pampero vanta fin dalla nascita un invecchiamento in botti di rovere di almeno 24 mesi, un criterio condiviso in seguito dalla legge dello stato sudamericano per poterlo definire "Ron de Venezuela Doc".

Azienda italiana leader nel settore delle bevande alcoliche e dei prodotti alimentari premium, Gruppo Montenegro ha acquisito lo storico marchio di rum venezuelano Pampero da Diageo (leader globale nel settore delle bevande di alta gamma), rafforzando così il proprio portafogli di marchi iconici, come Amaro Montenegro, Select Aperitivo, Vecchia Romagna e Rosso Antico.

Pampero è un marchio tradizionale e storico ed è il primo rum venezuelano invecchiato oltre due anni con una straordinaria storia di 85 anni. Rappresenta il primo rum in Italia per volume, con una forte presenza in tutta Europa.

«Siamo lieti di annunciare l'acquisizione di Pampero - dichiara Paul Douek, Executive Board Member di Gruppo Montenegro - un rum che rafforzerà in modo significativo la nostra strategia di crescita sia in Italia sia all’estero. L'eccezionale patrimonio e le qualità uniche di Pampero arricchiranno notevolmente il nostro portafoglio Spirits. Siamo particolarmente soddisfatti che questo traguardo sia stato raggiunto dopo la nomina del nuovo amministratore delegato di Gruppo Montenegro, Sergio Fava. Questa acquisizione apre una nuova fase cruciale per l’azienda, impegnata a rafforzare la propria espansione globale con il nostro nuovo leadership team».

«La vendita di Pampero - afferma John Kennedy, Europe President di Diageo - dimostra il nostro approccio oculato e strategico nell’allocazione del capitale. Ci permetterà di concentrarci sulle aree di forza del nostro business e di accelerare sul nostro obiettivo: essere una delle aziende di prodotti di consumo più performanti, affidabili e rispettate al mondo. Pensando al futuro Pampero è ben posizionata per fare un passo in avanti verso l’ulteriore crescita del brand. Siamo certi che Gruppo Montenegro saprà mantenere e sviluppare l'autenticità di Pampero e la sua posizione di leadership in Italia e in Europa».
È stato definito un accordo sui servizi di transizione ("TSA") a tempo determinato, dopo il completamento, per garantire un’agevole transizione e la continuità dell'attività locale.

Dove nasce rum Pampero

Pampero, autentico e pluripremiato rum venezuelano, vanta una lunga tradizione di standard qualitativi e di gusto eccezionali, sin dal 1938. Da umili origini, i fondatori di Pampero hanno sfruttato il caldo clima venezuelano, le materie prime naturali locali e un processo di invecchiamento più lungo, e hanno adottato un nuovo approccio alla produzione del rum, ridefinendo gli standard qualitativi e diventando il primo rum venezuelano a essere denominato Añejo o invecchiato. Da Blanco ad Añejo ad Aniversario, la gamma Pampero™, amorevolmente curata dal nostro Maestro Ronero Luis Figueroa, offre un mondo di sapori straordinariamente ricchi, profondi e complessi, ma morbidi, accessibili e incredibilmente versatili.
Il Venezuela si trova alla confluenza di tre ambienti contrastanti: i Caraibi, le Ande e l'Amazzonia. Qui, il calore, l'umidità e l'acqua pura di montagna si combinano per far crescere una canna da zucchero eccezionalmente dolce. Ciò produce la melassa più ricca che a sua volta produce alcuni dei migliori rum del mondo.
Insolitamente per un distillatore di rum, Pampero utilizza tre tipi di alambicchi - a colonna, a bollitore e in rame - per produrre i suoi liquidi, ciascuno distillato tre volte per ottenere la purezza. Ciò crea molto lavoro extra, ma produce sottili differenze, dando a Pampero una delle più ampie tavolozze di sapori con cui costruire e miscelare i suoi rum.
I rum Pampero vengono invecchiati utilizzando una gamma di botti di rovere ex Bourbon, Scotch o Sherry per sviluppare le caratteristiche liquide e ampliare la gamma di sapori e colori tra cui scegliere. Il rum in queste botti matura rapidamente, poiché il calore del microclima venezuelano infonde sapori nei liquidi a una velocità maggiore rispetto a qualsiasi altro posto al mondo.

Gruppo Montenegro in breve

Fondato nel 1885, Gruppo Montenegro è una realtà imprenditoriale italiana, leader di mercato nei settori alimentare e delle bevande alcoliche. Vanta in portafoglio marchi iconici del Made in Italy, dalla forte brand equity come Amaro Montenegro, Select Aperitivo, Vecchia Romagna e Rosso Antico. Il successo di Gruppo Montenegro è frutto di una costante ricerca dell'eccellenza, del rispetto della tradizione e dell'attenzione alla qualità e alla sostenibilità. Valori che hanno contraddistinto Gruppo Montenegro fin dalla sua fondazione. Grazie ad una solida rete distributiva nazionale e internazionale, i brand dell’azienda si confermano ancora oggi dei veri e propri ambasciatori della cultura e della tradizione italiana in oltre 70 Paesi del mondo.

Diageo in breve

Diageo è leader mondiale nel settore delle bevande alcoliche con una straordinaria collezione di marchi, tra cui i whisky Johnnie Walker, Crown Royal, JεB e Buchanan's, le vodka Smirnoff, Cîroc e Ketel One, Captain Morgan Rum, Baileys Cream,, Don Julio Tequila, Tanqueray Gin e Guinness Beer.
Diageo è un'azienda globale e i suoi prodotti sono venduti in quasi 180 Paesi del mondo. L'azienda è quotata alla Borsa di Londra (DGE) e alla Borsa di New York (DEO).

Un Italiano vince gli Asia’s 50 Best Bars

Bar Leone Lorenzo Antinori
Il Bar Leone, creatura di Lorenzo Antinori, trionfa agli Asia’s 50 Best Bars. Mai prima d’ora una new entry si era classificata al primo posto

“Lorenzo! Lorenzo!” è il coro che invade la Grand Ballroom del Rosewood Hotel di Hong Kong. È il nome di Lorenzo Antinori, che con i cocktail popolari del suo Bar Leone ha appena conquistato un immaginifico tridente di titoli: miglior bar di Hong Kong, miglior new entry nella Asia’s 50 Best Bars e soprattutto miglior bar in assoluto del continente. Mai prima d’ora, in nessuna delle manifestazioni 50 Best (che, oltre a quella globale e a quella asiatica, conta anche quella relativa al Nord America) era successo che al primo posto si classificasse un bar entrato in lista per la prima volta.

Bar Leone si classifica quindi al primo posto della nona edizione degli Asia’s 50 Best Bars, la cui cerimonia di premiazione si è tenuta per il secondo anno consecutivo presso il Rosewood Hotel di Hong Kong (il cui lobby bar, Darkside, si è piazzatodiciassettesimo). Bangkok e Singapore avevano ospitato le edizioni precedenti, inframmezzate da annate trasmesse in diretta da remoto, a causa della pandemia.

Il podio asiatico

Ai piedi del podio il mitico Jigger&Pony di Singapore, seconda piazza per l’interessantissimo Zest di Seoul, capeggiato da Demie Kim (premiato con l’Altos Bartenders’ Bartender Award). Un trionfo tutt’altro che scontato per Antinori e il suo team (che Lorenzo ringrazia sul palco), vista anche la concorrenza di una scena in impressionante crescita come quella asiatica.

Bar Leone: un contenitore d'italianità

Nato a Roma, Antinori, premiato come miglior bartender italiano all'estero ai Barawards 2021 di Bargiornale, si era spostato in Corea del Sud ormai sette anni fa, come membro del gruppo Four Seasons, per il quale a Hong Kong ha poi diretto il lobby bar Argo (posizionatosi nono quest’anno), prima di imbarcarsi in proprio con il Bar Leone nel 2023. Nel cuore di Hong Kong Central, che raccoglie la quasi totale densità dei bar rilevanti nel Paese, Bar Leone è un piccolo ma esplosivo contenitore di italianità ragionata e vincente, che passa per i quadri iconici alle pareti, un superbo bar food che si vende da solo (focaccia perfetta e mortadella come best seller) e una proposta liquida che combina le radici di Lorenzo e l’ambiente cosmopolita di Hong Kong.

Un “progetto d’amore”, come lo definisce Antinori in conferenza stampa, «che noi descriviamo come luogo di semplicità. La scena di Hong Kong è variegata, si evolve in continuazione, è competitiva ma ti dà molto. La mia più grande fortuna è stata trovare il mio socio e il mio team; è un successo che devo a loro, esarà motivazione per lavorare sulle nuove sfide che adesso ci aspettano». Si chiude con un messaggio semplice ma forte: «Teniamo duro, facciamo sì che la comunità di bartender locale sia unita. I risultati contano fino a un certo punto, è fondamentale mantenere la passione in questo settore di cui abbiamo la fortuna di cui fare parte».

A Honk Kong anche le prossime due edizioni

Hong Kong sarà teatro delle prossime due edizioni degli Asia’s 50 Best Bars, come annunciato dal direttore dell’ufficio del turismo locale. Il sistema di votazione per la manifestazione, lanciata nel 2016 per celebrare la scena continentale (creative, welcoming, inclusive come recita il motto di quest’anno) non è dissimile da quello relativo ai World’s 50 Best Bars, di cui la kermesse asiatica è costola: i voti sono espressi da 265 membri del settore, divisi tra bartender, giornalisti ed esperti. Sette regioni rappresentate e quattordici territori, che includono Bangladesh, Bhutan, Brunei, Cambogia, East Timor, Hong Kong, India, Indonesia, Giappone, Laos, Macau, Cina, Maledia, Maldive, Mongolia, Myanmar, Nepal, Corea del Nord, Corea del Sud, Pakistan, Filippine, Singapore, Sri Lanka, Taiwan, Thailandia e Vietnam.

I premi speciali

Assegnati anche i tradizionali premi speciali: al thailandese Dry Wave Cocktail Studio il Campari One to Watch, che premia il bar identificato con il miglior potenziale per scalare la classifica in futuro. E da segnalare il risultato di una Mecca del bere asiatico, il bar Atlas di Singapore, premiato con il Remy Martin Legend of the List e con l’inaugurale Bareksten Best Bar Design Award.

LA LISTA DEGLI ASIA’S 50 BEST BARS

1. Bar Leone, Hong Kong
2. Zest, Seoul
3. Jigger&Pony, Singapore (Best bar in Singapore)
4. Coa, Hong Kong
5. Bar Benfiddich, Tokyo (Best bar in Japan)
6. Nutmeg&Clove, Singapore
7. BKK Social Club, Bangkok (Best bar in Thailand)
8. Penrose, Malesia (Best bar in Malaysia) (Nikka HighestClimber Award)
9. Argo, Hong Kong
10. The Aubrey, Hong Kong
11. Virtú, Tokyo (Michter’s Art of Hospitality Award)
12. The Cocktail Club, Jakarta (Best bar in Indonesia)
13. Vesper, Bangkok
14. Hope&Sesame, Guangzhou (Best bar in China)
15. Sago House, Singapore
16.Night Hawk, Singapore (New entry)
17. Darkside, Hong Kong
18. Mahaniyom Cocktail Club, Bangkok
19. The Savory Project, Hong Kong (London Essence Best New Opening Award)  (New entry)
20. Bar Cham, Seoul
21. Bar US, Bangkok (New entry)
22. The St. Regis Bar, Macau (Best bar in Macau) (New entry)
23. The SG Club, Tokyo
24. Penicillin, Hong Kong
25. Offtrack, Singapore (New entry)
26. Quinary, Hong Kong
27. Pantja, Jakarta
28. Craftroom, Osaka (New entry)
29. Smoke and Bitters,  Hiriketiya (Best bar in Sri Lanka)
30. Vender, Kaichung (Best bar in Taiwan)
31. Native, Singapore
32. Origin Bar, Singapore (New entry)
33. The Curator, Manila (Best bar in the Philippines)
34. The Bellwood, Tokyo
35. Analogue Initiative, Singapore
36. Bar Trigona, Kuala Lumpur
37. Bar Mood, Taipei
38. Employees Only, Singapore
39. Barc, Katmandu (Best bar in Nepal)
40. ZLB23, Bangalore (Best bar in India) (New entry)
41. Reka, Kuala Lumpur (New entry)
42. Fura, Singapore (Ketel One Sustainable Bar Award) (New entry)
43. CMYK, Changsha (new entry)
44. The Public House, Taipei
45. Mostly Harmless, Hong Kong
46. Alice, Seoul
47. The Haflington, Hanoi (Best bar in Vietnam)
48. Le Chamber, Seoul
49. Atlas, Singapore (Remy Martin Legend of the List Award)
50. Pine&co, Seoul (New entry)

I PREMI SPECIALI

Campari One to Watch – Dry Wave Cocktail Studio, Bangkok

Remy Martin Legend of the List – Atlas, Singapore

Ketel One Sustainable Bar Award Fura, Singapore

Siete Misterios Best Cocktail Menu Award Nest by Pun, Taipei

Altos Bartender’s BartenderDoyujng “Demie” Kim, Zest, Seoul

Bareksten Best Bar Design Award Atlas, Singapore

London Essence Best New Opening Award The SavoryProject, Hong Kong

Michter’s Art of Hospitality Award Virtú, Tokyo

Nikka Highest Climber AwardPenrose, Malesia

Roku Industry Icon Yangdup Lama, Sidecar, New Delhi

Nuovo look per i succhi Yoga in bottiglietta

YOGA _Horeca - nuova immagine 2024
Vetro verde, tappo uguale per tutte le referenze, etichette differenziate per gamma le principali novità dell'operazione restyling che ha interessato le linee di succhi Optimum, Classica e 100% nell'iconica bottiglietta da 200 ml

Cambiano look i succhi Yoga. Lo storico marchio di Conserve Italia ha rinnovato l’immagine dei suoi prodotti dedicati al mondo bar, ovvero i succhi in bottiglia di vetro da 200 ml. Un’operazione di restyling nel segno dell’uniformità che coinvolge tutte le principali linee dedicate al canale, Optimum, Classica e 100%, per un totale di 20 referenze.

Diversi gli aspetti del pack interessati dal cambiamento. A partire dalla bottiglietta, che conserva l’iconica base quadrata, ma ora è realizzata in vetro verde. Altro elemento di uniformità è il tappo twist-off, che ora caratterizza tutte le referenze, incluse quelle dedicate ai frutti rossi. Sul tappo inoltre sono presenti sia il disegno del prestigioso attestato di Marchio Storico di interesse nazionale, che il brand Yoga, nato a Massa Lombarda nel 1946, ha acquisito nel 2021, sia il claim “Molto più che buono”.

Rinnovato interamente il parco etichette, che è stato differenziato per gamma. Per identificare le singole gamme sulle etichette sono presenti tre bande verticali di colori diversi: rosso per la Classica, gamma nella quale confluisce anche la linea Combì, ovvero gli innovativi succhi che nascono dalla combinazione di frutta fresca e frutta secca (leggi Yoga Combì, i succhi con frutta secca); verde per la linea Optimum; viola per la linea succhi 100%.

Rafforzare l'immagine del brand Yoga

Un restyling sostanziale che risponde a diverse esigenze di Conserve Italia. La prima è di uniformare i pack per il fuoricasa a quelli per il retail, per rafforzare l’immagine del marchio Yoga. La nuova operazione segue infatti quella realizzata qualche mese fa sulle bottiglie da 1 l destinate alla vendita al dettaglio, dove si è proceduto nello stesso modo lavorando sui medesimi elementi. La seconda è porre l’accento sull’importanza delle varie gamme attraverso la segmentazione delle etichette.

Esigenze a loro volta entrambe funzionali a rafforzare la posizione di Conserve Italia come total horeca company, sia nel food sia nel beverage, ambito quest’ultimo dove Yoga, marchio diventato simbolo di qualità, frutta e valore di servizio, è destinato a diventare sempre più centrale nelle strategie del gruppo cooperativo. E l’omogeneità di immagine aiuta anche a lanciare il brand in un mercato sempre più globale, caratterizzato da lingue, culture e concorrenti differenti.

L’estate di 1895 Coffee Designers by Lavazza è un Paraiso

La nuova monorigine verrà presentata presso Horto Restaurant, segnando una sempre più stretta collaborazione tra caffetteria e pasticceria

Paraiso è il simbolo di un legame: quello, sempre più stretto, tra pasticceria e caffè di qualità. Lo dimostra il sodalizio tra 1895 Coffee Designers by Lavazza e il pasticcere Matteo Teolato di Horto Restaurant. Insieme presenteranno la nuova monorigine perfetta anche durante la calura estiva, fedele al principio dell'Ora Etica.

Le caratteristiche di Paraiso

Paraiso è l'esclusiva monorigine dedicata ai coffee lovers che non rinunciano al caffè nemmeno con la calura estiva. Infatti, che si tratti di una colazione, una pausa rigenerante o un caffè dopo cena, 1895 Coffee Designers by Lavazza ha pensato ad uno specialty coffee dalle note di frutti tropicali, da provare anche in versione cold brew, ossia in infusione a freddo. Questo metodo di estrazione, grazie al contatto tra caffè macinato e acqua fredda, riesce a esaltarne gli aromi più delicati.

Il frutto dei rapporti local

Paraiso offre un'esperienza sensoriale inconfondibile, che richiama un aroma dolce di vaniglia e delicate note di mango, una sensazione di sapori tropicali ed esotici come il mango. Questo specialty coffee viene dalla valle del Cauca, nella regione andina della Colombia. Per la precisione, è coltivato nella Finca El Paraíso, cui il nome rende omaggio. Qui i chicchi vengono sottoposti a una doppia fermentazione anaerobica durante la fase di lavaggio, che conferisce al profilo in tazza un aroma dolce e fruttato. 1895 Coffee Designers by Lavazza ancora una volta si affida alle mani esperte di produttori locali per offrire le migliori esperienze di gusto.

1895 Coffee Designers by Lavazza al fianco dei pasticceri

1895 Coffee Designers by Lavazza presenterà Paraiso a Milano, presso l’esclusivo Horto Restaurant. Qui la nuova monorigine sarà esaltata dalla proposta per la prima colazione a cura del pastry chef Matteo Teolato. Fedele alla sua filosofia dell'Ora Etica, che privilegia la collaborazione con produttori locali situati ad appena un'ora dal centro di Milano, il menu della prima colazione di Horto si distingue per la sua attenzione alla sostenibilità, riducendo al massimo gli sprechi.

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