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VENDITA ATTIVITA’

In Zona Sant’Ambrogio vendesi avviato bar – Tavola fredda con licenza “B”, possibilità di apertura dalle 06:00 a.m. fino alle 02:00, il locale è ubicato in una zona di uffici, gode di un ottimo afflusso di clienti soprattutto a pranzo, buoni fatturati giornalieri dimostrabili; l’immobile è stato ristrutturato cinque anni fa sia nelle strutture (pavimenti in ardesia), sia nel mobilio del bar (nuovo bancone). Il canone di affitto mensile richiesto…

In Zona Sant’Ambrogio vendesi avviato bar – Tavola fredda con licenza “B”, possibilità di apertura dalle 06:00 a.m. fino alle 02:00, il locale è ubicato in una zona di uffici, gode di un ottimo afflusso di clienti soprattutto a pranzo, buoni fatturati giornalieri dimostrabili; l’immobile è stato ristrutturato cinque anni fa sia nelle strutture (pavimenti in ardesia), sia nel mobilio del bar (nuovo bancone). Il canone di affitto mensile richiesto è accessibile, ottima possibilità per giovani imprenditori nel sempreverde settore della ristorazione, pub, bar.
Piccola cantina sottostante utilizzata come magazzino per la merce.
Cell: 339 3551657 – 349 1685202
Tel. 02 466759

EXECUTIVE CHEF DI CUCINA

Altamente qualificato e referenziato con esperienza globale in strutture 4/5 stelle lusso valuta serie proposte lavorative di pari livello (executive chef di cucina) in Italia ed estero.Offresi anche per consulenze per aperture di nuove strutture.Tel. 340 0833674

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Offresi anche per consulenze per aperture di nuove strutture.
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CAMERIERE DI SALA QUALIFICATO

Referenziato, qualificato settore turistico alberghiero cerca occupazione nel settore (vitto e alloggio inclusi).Tel. 349 6717758

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Tel. 349 6717758

OPERATRICE TURISTICA

Operatrice turistica con inglese fluente, cerca lavoro in alberghi di Capri, Ischia, Penisola Sorrentina, Costiera Amalfitana in qualità di governante o addetta al ricevimento.Cell: 349 3918390

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Cell: 349 3918390

Partesa premia la fedeltà dei clienti

Promozioni –

Il progetto di fidelizzazione del network distributivo si arrichisce di un’originale raccolta a punti: Horeca Street Club Collection. Ne parliamo con Angelo Grisolia, direttore vendite e marketing

Prezzi stracciati e dilazioni di pagamento fino all'inverosimile, è ciò che ogni gestore vorrebbe dal distributore di fiducia. Quasi fossero gli unici rimedi possibili in tempi di crisi. «Non illudiamoci: si tratta di un palliativo, che a lungo andare non fa altro che svilire il valore dei prodotti - esordisce Angelo Grisolia, direttore vendite e marketing Partesa -. Sono convinto invece che i tempi siano maturi affinché i distributori prendano coscienza del ruolo determinante che possono giocare, ponendosi come partner del bar, con servizi di consulenza, per esempio, sui prodotti da tenere in assortimento».

Un bilancio soddisfacente

L'aver chiamato in causa Partesa non è casuale. Circa un anno fa il network distributivo del Gruppo Heineken Italia ha lanciato l'Horeca Street Card, un innovativo progetto di fidelizzazione che strizza l'occhio alla grande distribuzione. I titolari della Card possono infatti usufruire di una serie di vantaggi per la gestione del locale: promozioni sull'acquisto delle forniture, un circuito di convenzioni, il magazine Ho.St, un'assistenza e un sito dedicato.
«Il progetto si pone l'obiettivo di offrire ai clienti Partesa vantaggi promozionali e convenzioni esclusive con operatori nuovi per il settore. Pensiamo per esempio alle banche per le quali il gestore di un bar non desta alcun interesse, perché non movimenta liquidi, non offre sufficienti garanzie ecc. Partesa è riuscita invece a stringere accordi con Intesa San Paolo per condizioni agevolate».
Non è un caso perciò che siano già 9.000 i possessori della Horeca Street Card e una buona percentuale ha già attivato una convenzione. «Circa il doppio rispetto a un normale circuito di convenzioni. A conferma che i clienti percepiscono il servizio offerto come unico», dichiara Grisolia senza poter nascondere la soddisfazione. E c'è di più: da luglio il Club si è arricchito di una nuova iniziativa: la Collection, la raccolta punti che premia i clienti Partesa con viaggi, elettrodomestici, oggetti per la casa e per la cura della persona, semplicemente continuando il normale rapporto di fornitura. «L'iniziativa nasce dalla volontà di insistere su logiche di fidelizzazione che poco o nulla hanno a che vedere con politiche di prezzo», spiega Grisolia. Il catalogo premi, che viene rinnovato ogni due mesi, è consultabile su Internet: con un semplice click i gestori dei locali possono visualizzare il proprio saldo punti, verificare la disponibilità degli articoli ecc. Senza quindi togliere tempo alla propria attività. Se vi sembra poco...

Vini stranieri, per rendere l’offerta più internazionale

Tasting vini –

I clienti si possono stupire, e soprattutto soddisfare anche grazie a etichette particolari provenienti da tutto il mondo

Vini stranier? Perchè no. Il cliente curioso è disposto a provarli, rinunciando per una sera alla scoperta di qualche etichetta nostrana, purchè abbia un valido motivo. Che va ovviamente fornito da chi li sceglie e li propone nel proprio locale. Di seguito una selezione di sette prodotti, proosti dalla redazione.

Quel boom di baby giocatori da gestire

Giochi&scommesse –

I teenager hanno scoperto il gioco d’azzardo. A lanciare l’allarme è l’Osservatorio Gioco e Giovani di Nomisma. Un fenomeno che tocca da vicino anche i gestori dei bar, cui spetta il ruolo di educatori e controllori

Una recente ricerca condotta da Nomisma ha confermato una tesi da tempo in circolazione tra i soli addetti ai lavori (educatori, sociologi, psicologi, pedagogisti): giovani e giovanissimi studenti - quelli che alcuni anni fa venivano etichettati con il generico appellativo di “teenager” - hanno scoperto il gioco d’azzardo. Stando ai risultati dello studio, realizzato raccogliendo dati relativi al 2008, il fenomeno è tutt’altro che contenuto: in pratica il 68% degli studenti che frequentano le classi IV e V degli istituti secondari nel nostro Paese hanno tentato la fortuna almeno una volta con una spesa mensile di 10 euro. Quella di Nomisma è un’istantanea, una “foto di classe” scattata a 8.582 studenti delle superiori, un campione rappresentativo dell’universo dei ragazzi che frequentano le classi scolastiche oggetto di indagine in tutta Italia (circa 950.000 studenti). Tirando le somme, il fenomeno degli “studenti-giocatori” coinvolge circa 686mila ragazzi in età compresa tra i 16 e 19 anni.

Le tipologie di gioco preferite

Il dato che riguarda più da vicino gli esercizi pubblici - investendoli nella complessa questione dell’offerta del “gambling” e del “betting” ai più giovani - è rappresentato dalle tipologie di gioco più gettonate dal campione preso in esame: “I giochi più popolari tra i ragazzi - si legge nel Rapporto 2009 Gioco e Giovani - sono i Gratta e Vinci (ci ha giocato nel 2008 il 53% degli studenti), il Superenalotto (39%) e il Lotto (27%)”. Al fianco di questi giochi che potremmo definire “tradizionali” i più giovani sembrano prediligere le new slot (il cui mercato è concentrato nella maggior parte nei bar), le scommesse in agenzia o corner su eventi sportivi e il poker on line. Le motivazioni che conducono le nuove generazioni a cimentarsi nel gioco sono diverse e non sempre seguono un cliché prestabilito. La speranza di una vincita rappresenta di certo una molla importante, visto che il 51% degli studenti intervistati l’ha indicata come spinta principale al gioco; il divertimento (28%), tuttavia, si colloca subito dietro all’aspirazione di una corposa vincita.
Vero è che se per molti “studenti-giocatori” (il dato è confermato dal 52% degli intervistati) l’incontro con il mondo del gioco è avvenuto in modo del tutto casuale, c’è chi - e parliamo in questo caso del 32% del campione esaminato - non trova alcuna attrattiva nello scommettere o nel passare del tempo davanti a una slot. Il gioco resta, comunque, un passatempo occasionale con un “limitato impatto sulla vita quotidiana”: il tempo speso in questo genere di attività ludiche non supera, infatti, un’ora al mese. A rendere i giovani meno propensi a spendere tempo e soldi nel gioco è probabilmente la consapevolezza di avere “maggiori possibilità di perdere” (54%); gli studenti intervistati hanno mostrato un pragmatismo invidiabile laddove dichiarano (56%) che pur in presenza di un’inaspettata e consistente disponibilità di denaro non giocherebbero, dirottando quella stessa somma in altre attività.

Fino a 30 euro la spesa media mensile

L’identikit dello “studente-giocatore” sembra avvicinarsi per certi aspetti a quello dell’“adulto- giocatore”: la propensione al gioco è sensibilmente maggiore tra i ragazzi (76% rispetto al 61% delle ragazze), nelle aree del Sud-Isole (75%), negli istituti professionali (78%), tra gli studenti che provengono da famiglie in cui vi è l’abitudine al gioco (80%). Il rovescio della medaglia c’è, e dovrebbe rappresentare, vista l’età media del campione preso in esame, un campanello d’allarme. All’interno dello studio, infatti, emerge una fascia di consumo che potremmo definire critica: il 22% degli studenti chiamati in causa dalla ricerca ha dichiarato di aver partecipato ad almeno 5 tipologie di gioco, un dato che confermerebbe un interesse nel gioco nel suo complesso, piuttosto che in una sola modalità. Nella fascia critica è stato inserito quel 24% dei ragazzi intervistati che ha dichiarato di aver nascosto o ridimensionato le proprie abitudini di gioco ai genitori; preoccupa quel 5% degli studenti che per giocare ha derogato a impegni scolastici e/o familiari. Toccano il 12% i ragazzi che hanno giocato per sfuggire ai problemi personali: in questo caso il dato allarmante riguarda la spesa media mensile per il gioco che raggiunge i 30 euro. Su un punto gli “studenti-giocatori” sembrano concordare tutti: risulta carente ogni tipo di informazione sul gioco, sui divieti imposti dalla legge e sui rischi connessi. È alta la consapevolezza della possibilità di incappare nel gioco problematico (92%), anche se solo il 38% degli studenti posti sotto la lente d’ingrandimento dell’indagine ritiene di non avere sufficienti informazioni a riguardo. Scarsa, inoltre, è la conoscenza delle norme che regolano il gioco d’azzardo nel nostro Paese, un dato che culmina con un 17% degli studenti che hanno dichiarato di ignorare completamente l’esistenza dei limiti di età per alcune tipologie di gioco. Un altro dato emerso dallo studio che dovrebbe indurre alla riflessione riguarda, infine, l’accesso al gioco da parte dei minori: in alcuni casi, infatti, i tassi sono preoccupanti, segno di uno scarso controllo nei luoghi in cui il gioco viene offerto. Le risposte fornite dai ragazzi confermano che il 14% dei minorenni hanno avuto accesso alle new slot, il 20% alle scommesse sportive in agenzia, l’11% alle sale Bingo e il 7% al poker on line.
Più controllo da parte dei gestori

In che modo tutto ciò può riguardare i pubblici esercizi? «Quando parliamo di adolescenti che entrano in contatto con il gioco - spiega Florinda Maione, responsabile del Siipac Lazio, Società italiana di intervento sulle patologie compulsive, onlus ideata e diretta da Cesare Guerreschi - è indispensabile l’attività di controllo, a cominciare dal verificare che siano a tutti gli effetti maggiorenni». L’arma nelle mani dei gestori dei bar si chiama “informazione e formazione”: «Durante i nostri corsi di formazione che vedono coinvolti i titolari dei bar nei quali si offre gioco pubblico, spieghiamo chiaramente come gli stessi giocatori problematici non siano consapevoli del loro stesso stato: tenere d’occhio, ad esempio, il tempo e i soldi che i giocatori investono in un’attività (new slot, scommesse, gratta&vinci ecc.) può rappresentare l’inizio a un approccio responsabile. Inutile ricordare come la presenza del gestore del bar e la sua formazione specifica possano rappresentare ulteriori strumenti di prevenzione. Vero è che il Siipac compie il proprio lavoro di aiuto ai giocatori compulsivi in qualità di volontari; i tempi sono maturi affinché lo Stato ci affianchi».

Arriva il caffè pagato con moneta elettronica

Innovazione –

Per i micropagamenti, spuntano nuove soluzioni che permettono di usare il telefonino o la carta di credito senza pin e ricevuta. Nelle province di Sondrio e Vicenza sono già una realtà

Pagare il caffè o la colazione con la carta di credito, fino a ieri, poteva essere considerata solo una bizzarria. Oggi non più: anche in Italia sono arrivati i primi esperimenti di Mobile Payment, tecnologia già ampiamente diffusa in Paesi come il Giappone. Si tratta di una tecnologia che, grazie a Pos di nuova generazione e a carte di credito predisposte, consente di effettuare micropagamenti (per importi non superiori a 30 euro) semplicemente avvicinando la carta di credito - o il telefonino - al terminale. I bar, insieme a tabaccherie ed edicole, sono i naturali destinatari di queste nuove formule di pagamento. Non a caso, infatti, le sperimentazioni attivate in Italia coinvolgono proprio in primo luogo i pubblici esercizi.
Ne è un esempio la sperimentazione Tellcard Mobile, avviata in 180 esercizi convenzionati della provincia di Sondrio dal Credito Valtellinese in collaborazione con Visa Europe e Key Client Cards&Solutions. I negozi in questione sono stati dotati di un nuovo lettore Pos contactless che consente ai possessori di carta di debito europea V Pay di pagare importi fino a 15 euro semplicemente avvicinando il proprio telefonino, dotato di tecnologia Nfc, al Pos. L'esercente digita l'importo, il cliente avvicina il cellulare al terminale e sul display appare l'avviso di avvenuto pagamento.
Se quello di Sondrio è un progetto pilota, a Vicenza e Milano il pagamento digitale è già realtà. Il gruppo Banca Popolare di Vicenza, insieme a MasterCard, ha infatti emesso la carta di credito PayPass, che consente al titolare di effettuare pagamenti per importi fino a 25 euro avvicinando la carta ai nuovi terminali Pos appositamente predisposti, senza dover firmare lo scontrino o digitare il pin.
Anche in questo caso, il funzionamento è banale: l'esercente digita l'importo, il cliente avvicina la carta al lettore e il pagamento viene autorizzato in meno di un secondo trasmettendo i dati in modalità off-line, senza costi telefonici per l'esercente. La carta resta sempre nelle mani del titolare che, volendo, può richiedere la stampa dello scontrino anche per importi sotto i 25 euro. Sopra i 25 euro, invece, la carta va usata come qualunque carta, con stampa e firma dello scontrino. «In questa prima fase - spiega Luca Vanetti, responsabile marketing del gruppo Banca Popolare di Vicenza - abbiamo coinvolto 250 esercizi a Vicenza e 300 a Milano. Per loro non ci sono costi di installazione, il terminale è in comodato gratuito e le commissioni, in via promozionale, per le operazioni contactless, sono pari a zero. Puntiamo a estendere la nostra presenza grazie anche ad accordi con le Ascom, visto che siamo in tutt'Italia con le altre banche del gruppo, CariPrato e Banca Nuova».

Nuovi protagonisti all'orizzonte

Le banche sono state le prime a mettere a punto questi nuovi servizi. Ma non saranno le sole: la Direttiva 2007/64/CE, relativa ai servizi di pagamento digitali, prevede la creazione nell'Unione europea della nuova figura degli “istituti di pagamento”. In concreto, potranno offrire le nuove carte per i micropagamenti anche compagnie telefoniche, operatori mobili e altri soggetti. L'era dei micropagamenti è appena cominciata.

Avanza il popolo dei foodies

Target –

Termine coniato da Paul Levy negli anni Ottanta, è usato per indicare l’esercito degli appassionati del buon cibo e del bere bene. Circa 4,5 milioni di italiani secondo l’ultima rilevazione condotta da Gpf per Negroni

Gli appassionati consapevoli del cibo sono sempre di più. Un esercito di 4,5 milioni di italiani, pari al 9,8% della popolazione costituisce l’universo dei “foodies”, amanti del buon cibo e della buona cucina, ma soprattutto consumatori attivi, quelli che non pensano che mangiare sia un’azione da fare velocemente, stando seduti al tavolo lo stretto necessario. Al contrario, per loro mangiare bene è uno dei piaceri più importanti della vita e nella scelta di cibi e bevande danno più importanza all’impressione che ne ricevono guardandoli, toccandoli, sentendone il profumo. È un target non nuovo, ma ora radiografato e analizzato nei comportamenti di consumo, e soprattutto misurato nelle valenze quantitative, dall’istituto di ricerca Gpf, che ha condotto per conto di Negroni un’indagine su un campione di 1.531 italiani tra i 25 e i 64 anni su tutto il territorio nazionale che hanno un approccio positivo e di piacere ad ampio spettro con il cibo. «I foodies - spiega il direttore marketing di Negroni Michele Fochi - sono quelle persone appassionate del cibo che, in alternativa al gourmet tecnico ed esperto, associano all’esperienza e alla tecnicità una voglia di conoscere, di sapere e di acquisire anche cultura di prodotto».
Non è un caso, quindi, che i foodies amino la tradizione senza essere tradizionalisti e che i valori a cui si ispirano siano quelli del multiculturalismo, dell’amore per l’arte e la cultura, il cosmopolitismo e l’adesione al nuovo, l’impegno e l’amore per l’avventura.

Amanti del fuori casa
Concentrati nella fascia d’età tra i 25 e i 54 anni, in maggioranza uomini con una capacità di spesa elevata (l’82% è disposto a spendere di più per alcuni prodotti alimentari di alta qualità, anche se il 93,6% cerca un giusto equilibrio tra qualità e prezzo, quasi come gli altri italiani), con un titolo di studio superiore e rappresentati per oltre il 50% da coppie con figli, i foodies mangiano spesso fuori casa, così come prendono spesso aperitivi fuori casa (oltre il 42% più di una volta la settimana) e sono guidati in buona sostanza dalla ricerca della qualità (per quanto riguarda il vino il 95% dei foodies contro il 51,8% degli altri italiani), ma anche dell’esclusività, della tipicità e della semplicità di tutto quello che ruota attorno al food & drink. Per questo motivo, per esempio, il 59,8% dei foodies preferisce l’aperitivo all’italiana con salumi, formaggio e vino o spumante (il 48,8% degli altri italiani) e viceversa l’happy hour con una variegata presenza di cibi e bevande è preferito solo dal 35,6% dei foodies (contro il 45,2% degli altri).
Questo target di consumatori, amanti e rispettosi della tradizione ma non tradizionalisti, mangia spesso fuori casa sia a pranzo sia a cena. In particolare, a mezzogiorno si orientano verso ristoranti, osterie e pizzerie nella maggioranza dei casi, ma bar, paninoteca e tavola calda sono frequentati dal 21,4% dei foodies, sostanzialmente in linea con le scelte dei non foodies (19,5%), le enoteche-wine bar dal 5,7% (che crescono al 13,6% la sera) e i pub-birrerie dal 7,9% (13,8% la sera). Ma il tratto caratteristico di questi consumatori è la sete di conoscenza: consultano guide, riviste specializzate, i consigli degli amici appassionati e internet (il 69% contro il 33% dei non foodies). E sono interessati a sapere di più sulla storia e la cultura gastronomica (80,4%), sulle ricette e preparazioni (85,9%), su ristoranti e chef (70%), aspetti nutrizionali (85%) e psicologici (77,2%) del cibo. Quanto ai prodotti verso cui l’interesse a saperne di più è maggiore rispetto ai non foodies, vi sono il vino (con una differenza di 10 punti percentuali) e i salumi (+8,7%), che vengono consumati dal 37,2% dei foodies più volte alla settimana, anche sotto forma di panini o sandwich.

Partesa Horeca Street Club

Aziende –

Scopri tutte le opportunità offerte ai gestori di locali.

La mala movida è il nemico da battere

attività –

L’anno scorso il primo ambito d’intervento delle ordinanze dei sindaci in materia di sicurezza era la prostituzione, oggi è la somministrazione e il consumo di alcolici. Un tema sempre più caldo con gli esercenti nel mirino

La lotta contro l'abuso di alcol non conosce soste. Ora al centro dell'interesse dell'opinione pubblica e delle ordinanze dei sindaci c'è il problema della somministrazione e del consumo di alcolici. Si sono moltiplicate, infatti, negli primi sei mesi del 2009 le ordinanze a livello comunale contro non solo la somministrazione ma anche la vendita e la cessione di bevande alcoliche agli under 16. Lo rivela una recente ricerca della Fondazione Anci-Cittalia che, a un anno dall'emanazione della legge 125 del 24 luglio 2008, che ha dato ai sindaci la facoltà di emettere ordinanze in tema di sicurezza urbana, fotografa una nuova realtà. Dopo aver raccolto le 788 ordinanze totali emesse in un anno dai sindaci di 445 Comuni, il risultato è che “tra il 2008 e il 2009 cresce l'attenzione su tutti i temi legati al decoro delle città, passa in secondo piano l'utilizzo delle ordinanze per affrontare la prostituzione su strada e rimane limitato l'intervento in altri ambiti, dove alla questione della sicurezza si somma quella del disagio sociale (controllo dell'immigrazione, insediamenti abusivi ecc.)”. I dati evidenziano inoltre che, complice l'estate, sono aumentati nel 2009 tutti gli interventi che in vario modo investono il mondo dei giovani e degli adolescenti: dal divieto di vendita di alcolici ai minori di 16 anni alla questione dei writer (nelle ordinanze contro il vandalismo), alle stesse ordinanze “antimovida” (consumo di alimenti e di bevande, schiamazzi). La graduatoria degli ambiti di intervento maggiormente regolati è, infatti, nell'arco di un anno (luglio 2008 - Agosto 2009) cambiata radicalmente.

Alcol e minori, emergenza urbana

Se nei primi mesi dall'entrata in vigore della legge il fenomeno maggiormente contrastato era la prostituzione, oggi è il consumo e la somministrazione di bevande alcoliche, spesso a minori di anni 16. Un incremento che gli osservatori collegano all'ordinanza emessa dal sindaco di Milano, Letizia Moratti, il 17 luglio scorso che, finalizzata a contrastare il fenomeno dell'abuso di bevande alcoliche, ha di fatto generato un effetto volano verso altri comuni. Il quadro complessivo degli atti sindacali in materia di sicurezza nell'intero periodo dall'emanazione del decreto Maroni vede, dunque, al primo posto il consumo di bevande alcoliche (13,6%), al secondo la prostituzione (13%), al terzo il vandalismo (9,4%). C'è da dire che, sebbene le misure anti alcol abbiano suscitato un eco mediatico forse esagerato, esse hanno la loro ragione principale in una situazione sociale dai risvolti allarmanti. L'ennesima conferma arriva dai dati di un'indagine su giovani e alcol che il Cnr svolge annualmente dal 1999. Dalla prima edizione all'ultima, che si riferisce al 2008, la quota di studenti che confessano un' ubriacatura almeno una volta nell'anno è salita dal 39 al 43%, e dal 31 al 35% quelli che la dichiarano nell'ultimo mese. A bere si comincia sempre più presto: tra i 15enni il 30% circa dei soggetti di entrambi i sessi si è ubriacato almeno una volta nell'anno; tra i 17enni il 50% dei maschi ed il 41% delle ragazze; tra i 19enni, rispettivamente il 58% ed il 45%.
Il tema della sensibilizzazione

È chiaro che, stante l'attuale quadro emergenziale, l'alcol e i problemi correlati rimarranno nell'occhio del ciclone per molto tempo e che su questo fronte non sono più ammessi da parte soprattutto degli esercenti errori o comportamenti fuori dalle regole. Per esempio, al momento di andare in stampa registriamo il sì della Camera alla legge Comunitaria per il 2009 che prevede, tra le altre materie, sanzioni sempre più pesanti per la vendita di alcolici, senza licenza, in aree pubbliche. Certo è che nonostante tutti gli sforzi che istituzioni, associazioni e aziende stanno facendo contro l'abuso di alcol tra i giovani la risposta è ancora tiepida. La domanda è perché i giovani rispondano così poco alle campagne di sensibilizzazione a un bere consapevole (ma lo stesso vale anche per le campagne per la sicurezza stradale). Una domanda che chiama fortemente in causa chi fa prevenzione e che richiede un'analisi del disagio giovanile che va ben al di là di spesso demagogiche prese di posizione contro categorie o imprenditori.

Cagliari: «Fedeli al terittorio e pronti a sfidare l’estero»

Top management –

Caffè Cagliari celebra i suoi primi cento anni mantenendo la barra della qualità al centro del business e rafforzando la partnership con i clienti professionisti. Il presidente spiega la filosofia di un’azienda che dall’Emilia punta al mondo

Cento anni e non dimostrarli. Una frase che calza a pennello per una realtà tra le più vivaci del panorama imprenditoriale emiliano e paradigma della forza e creatività della piccola e media impresa italiana. Stiamo parlando di Caffè Cagliari, torrefazione modenese le cui radici risalgono ai primi del secolo scorso, esattamente al 1909, quando Ambrogio Cagliari, dopo una lunga permanenza in Brasile, apre nel capoluogo emiliano una bottega per la tostatura e degustazione di caffè. Oggi l'antico punto vendita non esiste più ma, al suo posto, è sorta una fiorente azienda con una trentina di dipendenti, a capo della quale c'è la terza e quarta generazione della dinastia imprenditoriale dei Cagliari, rispettivamente il presidente del consiglio di amministrazione Alberto Cagliari, nipote del fondatore, e la figlia Alessandra, dinamico amministratore delegato.
Nel tempo la Caffè Cagliari ha esteso il suo bacino di mercato, andando ben al di là dei confini dell'Emilia, estendosi ad est fino a Rimini e ad ovest toccando Liguria e Toscana, con presidi anche in Lombardia e nel Veneto. Due i fronti di mercato della Caffè Cagliari, quello della grande distribuzione, dove il brand vanta a livello emiliano una posizione di leadership, e quello del fuoricasa con una rete di 1.500 clienti, tra caffetterie, bar e ristoranti, “seguiti” da un affiatato e rodato team di 50 agenti. «Siamo una realtà fortemente radicata nel territorio e conosciamo molto bene le dinamiche imprenditoriali locali dei distretti in cui operano i nostri clienti - spiega Alberto Cagliari -. Abbiamo, dunque, fatto della cura dei bisogni del professionista del bar un punto di forza. Molti nostri agenti sono ex baristi e quindi conoscono a fondo le problematiche gestionali dell'impresa bar: sanno non solo ovviamente consigliare le materie prime giuste per realizzare un ottimo espresso, ma anche trasformarsi all'occasione in partner del punto vendita. Veri e propri consulenti che sanno anche dove mettere le mani quando c'è bisogno per esempio di tarare la macchina o consigliare strategie commerciali per catturare nuovi segmenti di clientela. Sappiamo benissimo che il settore sta vivendo una profonda trasformazione: oltre al naturale ricambio generazionale, c'è infatti da considerare anche il continuo turn over di gestori. Molti si improvvisano professionisti senza conoscere l'abc e ciò richiede, da parte nostra, uno sforzo maggiore per andare incontro alle nuove leve di imprenditori che si affacciano sul mercato senza la dovuta preparazione».
Parlando sempre di formazione, avete creato presso i locali dell'azienda una Scuola del Caffè che funziona a pieno regime.

Esattamente. Si tratta di un centro con l'obiettivo di migliorare e aggiornare le competenze dei professionisti del bar su tutto ciò che valorizza il caffè. Il caffè, è bene ricordarlo, non è come una bottiglia di buon vino che una volta aperta si è sicuri del risultato. Per fare un buon caffè non basta utilizzare una miscela di alta qualità: se l'operatore non sa usare la macchina e non ne conosce tutti i segreti il risultato in tazzina può essere inferiore al livello qualitativo della materia prima. Per questo noi pensiamo che la formazione sia un anello strategico della nostra proposta commerciale. Tanto strategico che abbiamo aderito all'Istituto Nazionale Espresso Italiano (INEI), ottenendo la certificazione delle miscele prodotte per la linea bar. A questo proposito, la “Scuola del Caffè Cagliari” organizza corsi, tenuti da docenti INEI, che qualificano gli esercenti che desiderano ottenere l'abilitazione per servire nei propri locali l'Espresso Italiano Certificato.

Quali sono le novità di prodotto che avete messo in campo nell'anno del centenario?

Sono diverse. Intanto, abbiamo messo a punto una nuova confezione ad alta tecnologia per la nostra miscela da bar che ne conserva e protegge l'aroma. La confezione è dotata di una speciale valvola monodirezionale ad alta pressione che non consente la fuoriuscita dei gas aromatici prodotti dal caffè. All'apertura del sacchetto, la miscela offre un risultato “in tazza” di eccezionale intensità di gusto e aroma. Poi ci sono le capsule: un settore, interessante soprattutto per il mercato domestico e per tipologie di locali come ristoranti o trattorie, che stiamo approcciando con una selezione delle più pregiate qualità di caffè racchiuse in capsule brevettate Caffitaly System, caratterizzate da un innovativo sistema di confezionamento che funziona secondo il principio di estrazione per la macchina per espresso e che, dunque, garantisce un caffè di qualità.
Un altro mercato che sta dandovi grandi soddisfazioni è l'estero.
Abbiamo da sempre seguito l'export, ma di recente ci siamo strutturati a livello interno con uno staff dedicato perché il business è in forte crescita. I nostri prodotti sono già presenti in 35 Paesi e l'anno prossimo contiamo di raddoppiare il nostro fatturato estero, che fino ad oggi pesa circa il 7% su un giro d'affari di 13 milioni di euro. Ovviamente, puntiamo a mercati ad alto potenziale come la Russia e la Cina.

Quali sono i programmi per il futuro?

La nostra filosofia è molto semplice: siamo un'azienda atipica refrattaria alle mode come il biologico e i monorigine o a prodotti che non coincidono con la storia italiana dell'espresso. Continueremo a investire nelle aree dove siamo forti, sfruttando la nostra rete distributiva che riesce a fare la differenza quando si tratta di fornire al locale un servizio di consulenza. Quest'anno abbiamo prodotto un milione di kg di caffè e, nonostante la crisi, abbiamo incrementato il venduto grazie anche all'acquisizione di nuovi clienti. Ed è insieme a loro che

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