Il gin che cresce sul vulcano

Edgar Sopper Dry Gin apertura
Viaggio sull'Etna, dove ginepro, ginestra e lava diventano ingredienti di Edgar Sopper Premium Dry Gin

Scendevo dal vulcano di corsa. Le scarpe da trekking, arancioni e nere, affondavano nella sabbia lavica sollevando una nuvola di polvere che sembrava cenere appena raffreddata. A fianco una pietra rotolava più veloce di me, ricordandomi che sull'Etna è sempre la montagna a decidere il ritmo. Puoi allenarti quanto vuoi, ma l'ultima parola spetta sempre a lei. Quasi travolgo il fotografo. Lui è chino con l'occhio incollato al mirino. Davanti all'obiettivo, appoggiata sopra un mantello di lava nera, c'è una bottiglia. Il vetro è nero come il basalto. Il collarino e l'etichetta sono arancioni, dello stesso colore che il vulcano si mette addosso quando decide di ricordare ai siciliani chi comanda davvero. Più tardi mi accorgerò di un dettaglio che racconta meglio di mille slogan la cura progettuale del prodotto: anche l'interno del tappo è color arancio lava. Un particolare invisibile sullo scaffale, ma che compare nel momento più importante, quello dell'apertura della bottiglia. È quasi un piccolo easter egg dedicato ai bartender. Il corvo con il cilindro, simbolo di Edgar Sopper, osserva la scena dall'etichetta con quell'aria un po' britannica e un po' irriverente che si porta dietro fin dalle origini. Ma questa volta Londra è lontana. Molto lontana. Qui siamo sulle pendici dell'Etna. Ed è proprio questa la sorpresa. Perché il nuovo Edgar Sopper Premium Dry Gin (Gruppo Montenegro) non usa il vulcano come semplice fondale fotografico. Lo mette al centro dello show. Per due giorni abbiamo inseguito l'Etna. Prima dal Neroli Bio Relais, un antico baglio trasformato in resort, dove il vulcano domina l'orizzonte come un vecchio patriarca capace di farsi rispettare anche quando sembra dormire. Qui Roberta D'Auria, global innovation manager spirits di Gruppo Montenegro, e Antonio Zattoni, master blender dell'azienda, guidano una degustazione tecnica che racconta come un territorio possa trasformarsi in un distillato. Il giorno dopo cambiamo completamente prospettiva. Via le sedie. Via i bicchieri. Via le presentazioni. Si sale su un fuoristrada insieme all'agronomo Fabrizio La Carrubba di Etna Experience, che ci accompagna dentro il patrimonio botanico del vulcano. Per capire davvero questo gin bisogna prima sporcare le scarpe di polvere lavica.

Un progetto nato dal territorio (non da una brochure)

La storia di Edgar Sopper è già nota ai lettori di Bargiornale. Il nome richiama il celebre corvo della Torre di Londra e la prima versione del gin, lanciata nel 2021, era un London Dry di ispirazione britannica. Questa volta, però, il viaggio cambia direzione. Non più Londra. Sicilia. O meglio, Etna. «Quando sviluppiamo un nuovo prodotto», racconta Roberta D'Auria, «partiamo certamente dalle esigenze del mercato, ma il primo obiettivo rimane sempre la qualità del liquido». È un'affermazione che potrebbe sembrare scontata. In realtà spiega perfettamente la filosofia del progetto. L'idea iniziale era semplice. Esiste un luogo capace di offrire botaniche con una personalità diversa? La risposta arriva quasi naturalmente. L'Etna. Perché qui il ginepro cresce su terreni vulcanici ricchi di minerali. Perché le forti escursioni termiche concentrano gli oli essenziali. Perché ogni pendio cambia esposizione, vento, umidità e vegetazione nel giro di poche centinaia di metri. In altre parole, perché anche il gin può avere un terroir. In un settore dove spesso il packaging precede il prodotto, il percorso seguito da Gruppo Montenegro è quasi controcorrente. Prima è arrivata la ricerca delle botaniche. Poi il lavoro sul liquido. Solo alla fine la bottiglia. Eppure, una volta vista, è difficile immaginarla diversa. Il vetro nero richiama immediatamente il basalto delle colate laviche. L'arancione dell'etichetta e del collarino rimanda al magma. Sono quelle piccole attenzioni che probabilmente sfuggono al grande pubblico, ma non ai bartender. Perché dietro un dettaglio così c'è un'idea precisa. Non basta raccontare un territorio. Bisogna farlo vivere.

Durante la masterclass Antonio Zattoni prende in mano un piccolo contenitore con le bacche di ginepro dell'Etna. Le fa passare tra i partecipanti. «Annusatele». Prima c’è un tempo per il naso. Poi per le parole. Si parla di materia prima. E di una domanda apparentemente semplice. Quanto può cambiare un gin se cambiano davvero le sue botaniche? La risposta arriverà il giorno dopo, tra ginestre, salvia, origano, rosmarino e ginepri che crescono direttamente sulla roccia lavica. Ed è una risposta che, almeno per una volta, non può essere raccontata stando seduti in una sala conferenze. Ci sono degustazioni in cui si parla di botaniche. E poi ci sono degustazioni in cui le botaniche passano di mano in mano, si sfregano tra le dita e si annusano prima ancora che il gin arrivi nel bicchiere. Antonio Zattoni, fieramente romagnolo, appartiene decisamente alla seconda categoria. Master blender di Gruppo Montenegro da oltre vent'anni, non ama le descrizioni poetiche. Preferisce i fatti. O meglio, gli odori. Tra le dita le bacche dell'Etna sono piccole, rugose, bluastre. Sembrano tutte uguali, almeno finché non le avvicini al naso. Poi capisci che quel profumo resinoso, fresco e balsamico ha un'intensità diversa. Più profonda. Più stratificata. «Noi avevamo già sviluppato una ricetta», racconta. «Poi siamo venuti qui, abbiamo raccolto le botaniche dell'Etna, siamo tornati in laboratorio e abbiamo dovuto rifare tutto» Sorride.  Ma è una risata di quelle che raccontano un problema vero. Perché il ginepro dell'Etna aveva una concentrazione di oli essenziali tale da cambiare completamente gli equilibri del distillato. Non bastava sostituire un ingrediente con un altro. Bisognava ripensare l'intera architettura aromatica del gin. È uno di quei racconti che spiegano più di qualsiasi brochure la differenza tra costruire un prodotto attorno a una storia o costruire una storia attorno a un prodotto. Qui è stata la materia prima a dettare le regole.

Sei botaniche, un solo paesaggio

La ricetta di Edgar Sopper Premium Dry Gin ruota attorno a sei botaniche siciliane, tutte raccolte nell'area etnea. La protagonista è naturalmente il Ginepro dell'Etna (Juniperus communis). È la spina dorsale del gin. Le forti escursioni termiche e i terreni vulcanici ricchi di minerali concentrano gli oli essenziali nelle bacche, regalando un profilo resinoso, fresco e leggermente balsamico. È lui a costruire struttura, verticalità e persistenza. Subito dopo arriva l'Arancia Rossa di Sicilia (Citrus sinensis). Non viene utilizzato il frutto intero ma esclusivamente il flavedo, la parte esterna della scorza, quella più ricca di oli essenziali. Le varietà Moro, Tarocco e Sanguinello regalano luminosità aromatica, freschezza e una morbidezza naturale che apre il bouquet senza renderlo dolce. Poi compare la botanica che probabilmente nessuno si aspetta: la Ginestra dell'Etna (Spartium junceum). Chiunque sia salito almeno una volta sul vulcano tra maggio e giugno la ricorda. Distese di giallo acceso che sembrano esplodere sopra la pietra lavica. I suoi fiori vengono raccolti manualmente durante la piena fioritura e regalano delicate sfumature floreali e mielate. Più che aggiungere aroma, fanno da ponte tra la freschezza degli agrumi e la profondità balsamica del ginepro.

Il lavoro viene completato da tre botaniche che raccontano immediatamente il Mediterraneo. Salvia dell'Etna (Salvia officinalis), che rafforza il carattere erbaceo con leggere note speziate. Rosmarino dell'Etna (Rosmarinus officinalis), fresco, canforato, quasi marino, capace di collegare le note più alte a quelle di fondo. E infine Origano dell'Etna (Origanum vulgare), ricco di composti fenolici, responsabile della profondità aromatica e della lunga persistenza gustativa. È una ricetta costruita per sovrapposizioni. Nessuna botanica cerca di primeggiare. Ognuna occupa il proprio spazio.

Il territorio, però, spiega soltanto metà del risultato. L'altra metà è tecnica. Ed è probabilmente quella che interesserà di più i bartender. Edgar Sopper Premium Dry Gin viene imbottigliato a 45,3% vol., una gradazione scelta non per stupire ma per sostenere la straordinaria ricchezza di oli essenziali delle botaniche etnee. Con una gradazione inferiore, spiega Zattoni, parte della complessità aromatica rischierebbe semplicemente di perdersi.

Anche il processo produttivo segue una logica tailor-made. Ogni botanica viene macerata separatamente in soluzione idroalcolica per un periodo variabile tra 24 e 48 ore, in funzione della materia prima. Successivamente viene distillata in alambicco discontinuo. Solo al termine i diversi distillati vengono assemblati in un blending finale. Un lavoro lungo. Molto più complicato. Ma anche molto più preciso. Zattoni racconta, per esempio, che le scorze d'arancia vengono lavorate con una gradazione alcolica inferiore rispetto al ginepro. Il motivo è semplice: gli oli essenziali degli agrumi si estraggono meglio in quelle condizioni. Anche le tre erbe aromatiche - salvia, rosmarino e origano - seguono un percorso dedicato prima di confluire nel blend finale. È quasi un lavoro da direttore d'orchestra. Ogni strumento prova da solo. Solo alla fine arriva la jam session, anzi, il concerto.

C'è un altro passaggio della degustazione che merita attenzione. Zattoni invita tutti ad assaggiare il gin liscio. Non ghiacciato. Intorno ai 15 °C. «Se lo raffreddiamo troppo», spiega, «appiattiamo proprio quelle molecole aromatiche che abbiamo lavorato tanto per preservare.» È un consiglio che raramente si sente durante una presentazione. Ancora più interessante è quello sul Gin Tonic. La tonica, secondo lui, deve essere la più neutra possibile. «Il protagonista deve rimanere il gin». Qui il ragionamento è semplice. Se hai impiegato anni a costruire un profilo aromatico così preciso, l'ultima cosa che vuoi è coprirlo con una tonica troppo invadente. Il vulcano ha già fatto abbastanza lavoro.

L’universo mediterraneo dell’Etna

Il secondo giorno il gin rimane in albergo. Noi no. Alle 8.30 del mattino lasciamo Catania e saliamo a bordo di un fuoristrada. Davanti a noi c'è Fabrizio La Carrubba, agronomo, guida di Etna Experience e uno di quei personaggi capaci di trasformare ogni curva in una lezione di botanica, geologia e storia del territorio. Non serve scendere dall'auto. Basta abbassare il finestrino. L'Etna entra da sola. La pista sale veloce tra boschi di castagni, pietra lavica e improvvise aperture panoramiche. Ogni tornante cambia scenario. Ogni cento metri cambiano colori, vegetazione e perfino il profumo dell'aria. «L'Etna occupa circa 1.250 chilometri quadrati», racconta Fabrizio mentre il fuoristrada affronta l'ennesimo tratto di pietra lavica. «Per fare un paragone, il massiccio del Monte Bianco con tutti i suoi satelliti occupa circa la metà». Non è soltanto il vulcano attivo più alto d'Europa. È un universo. Il bello di viaggiare con un agronomo è che ogni pianta diventa una storia. «Quella laggiù è il tanaceto». Dal posto di guida Fabrizio indica una macchia di vegetazione ai margini della pista. Ci spiega che gli antichi Greci lo chiamavano "dona vita", convinti che regalasse addirittura l'immortalità. Oggi viene ancora utilizzato per preparare infusi aromatici dal carattere intenso e balsamico. Il tanaceto non entrerà mai in Edgar Sopper Premium Dry Gin. Poi il paesaggio cambia improvvisamente colore. Il nero della lava lascia spazio a una distesa quasi irreale di giallo acceso. Sono ginestre. Migliaia. Fabrizio rallenta quasi istintivamente. «È una delle prime specie capaci di colonizzare la roccia lavica.» Ed ecco spiegato il miracolo. Dove tutto sembra morto, la ginestra ricomincia. Le sue radici trovano spazio tra le rocce vulcaniche, consolidano il terreno e preparano l'arrivo delle altre specie. È una pioniera. Una pianta che trasforma un paesaggio apparentemente ostile in un'esplosione di colore. Capisco finalmente perché Roberta D'Auria raccontava che proprio osservando questo contrasto tra il nero della lava e il giallo delle ginestre nacque anche l'idea della bottiglia. A volte il design non nasce davanti a un computer. Nasce guardando fuori dal finestrino.

Se dovessi descrivere l'odore dell'Etna con una parola direi che è... sbagliato. Perché tutti si aspettano zolfo. Invece arriva il Mediterraneo. Origano. Rosmarino. Salvia. Ogni volta che il fuoristrada rallenta, il vento porta dentro l'abitacolo un profumo diverso. Su tutto domina la ginestra (con lei il raffreddore è passato, grazie) e lo stesso trio di botaniche che ritroveremo nel bicchiere. La salvia contribuisce alla freschezza balsamica del gin. Il rosmarino aggiunge le sue note canforate e leggermente legnose. L'origano, ricco di composti fenolici, regala profondità e una lunga persistenza aromatica. In quel momento diventa chiaro che Antonio Zattoni, il giorno precedente, non stava semplicemente descrivendo una ricetta. Stava raccontando questo paesaggio. Mentre il fuoristrada continua a salire, Fabrizio parla dell'Etna come un viticoltore parlerebbe del proprio cru. Escursioni termiche. Suoli vulcanici. Microclimi. Esposizioni. Gli stessi concetti che normalmente associamo al vino. Solo che qui non stiamo parlando di uva. Stiamo parlando di ginepro. Di arance rosse. Di ginestra. Di erbe aromatiche. Ed è forse questa l'intuizione più interessante di Edgar Sopper Premium Dry Gin. Il terroir non appartiene soltanto al vino. Può appartenere anche a un gin. Perché il territorio non è semplicemente il luogo dove crescono le botaniche. È il primo ingrediente del distillato. Quando il fuoristrada si ferma e davanti a noi si apre la Valle del Bove, immensa, scavata da migliaia di anni di attività vulcanica, il bicchiere della sera prima assume improvvisamente un altro significato. Oltre al gin, stiamo bevendo un pezzo di Etna.

IDENTIKIT

Edgar Sopper Premium Dry Gin

Produttore: Gruppo Montenegro
Categoria: Premium Dry Gin
Gradazione alcolica: 45,3% vol.
Formato: 70 cl

Le botaniche
Signature botanicals
Ginepro dell'Etna (Juniperus communis)
Arancia Rossa di Sicilia (Citrus sinensis)
Ginestra dell'Etna (Spartium junceum)
Botaniche di supporto
Salvia dell'Etna (Salvia officinalis)
Rosmarino dell'Etna (Rosmarinus officinalis)
Origano dell'Etna (Origanum vulgare)

Processo produttivo
Ogni botanica viene lavorata separatamente: macerazione in soluzione idroalcolica (24-48 ore), distillazione in alambicco discontinuo e successivo blending finale. Una tecnica che permette di preservare il contributo aromatico di ciascun ingrediente e costruire un profilo sensoriale estremamente leggibile.

Profilo sensoriale
Al naso prevalgono ginepro, arancia rossa e note balsamiche mediterranee. Il sorso è fresco, verticale e complesso, con una progressione che evolve dalle note agrumate a quelle floreali, fino a un finale erbaceo, balsamico e persistente.

Perfect serve
5 cl Edgar Sopper Premium Dry Gin
tonica premium neutra
abbondante ghiaccio
guarnizione: scorza di arancia rossa (oppure zest d'arancia e/o un piccolo rametto di rosmarino)

Il dettaglio di design
La bottiglia richiama l'Etna in ogni elemento: vetro nero come la pietra lavica, etichetta e collarino color magma e, come sorpresa finale, l'interno del tappo è arancione lava, un dettaglio che si scopre solo al momento dell'apertura e che completa il racconto del prodotto anche durante il servizio al banco.

Lascia un commento

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome