Cartoline da Sugarlandia

L'isola di Negros nelle Filippine è considerata la culla asiatica della canna da zucchero. Eppure fino a ieri nessuno produceva rum. Poi è arrivato Stephen Carroll con il suo Don Papa

Nell’immaginario collettivo, quando si fa riferimento al “rum”, il pensiero vola subito alle celebri produzioni dei Caraibi e del Sudamerica. In altri termini ai vari rum inglesi, ron spagnoli e rhum francesi distillati nelle Indie Occidentali. In realtà esiste un territorio ancora poco esplorato che guarda a Oriente.

Come ricorda Leonardo Pinto, autore di “Il Mondo del Rum”, libro storico-tecnico sui buoni frutti della canna da zucchero in uscita per Tecniche Nuove, si produce rum da succo di canna da zucchero alle Mauritius, rum alle Seychelles, rum in India, perfino nel Nepal e in Australia. Gli stessi Batavia Arrack dell’Isola di Giava in Indonesia o l’arrack dello Sri Lanka sono parenti molto stretti del rum. Aspetto determinante nella diffusione della cultura del rum è stata ovviamente la presenza della materia prima: la canna da zucchero, o saccharum officinarum, pianta originaria della Nuova Guinea introdotta in Europa e poi in Sicilia (900 d.C.), che i conquistadores spagnoli diffusero in tutte le Indie occidentali dopo la scoperta delle Americhe. Uno dei territori più vocati per la canna da zucchero, culla della varietà conosciuta come “noble”, sono le Filippine. In particolare la parte occidentale dell’isola vulcanica di Negros dove si concentra il 50% della produzione nazionale.

Welcome to Sugarland

Il fatto è chiaro appena atterriamo all’aeroporto di Bacolod, un’ora di volo dalla capitale Manila, dove campeggia un’enorme scritta sopra i check-in: “Welcome to Sugarland, the sugar Capital of Philippines”. Il precursore fu il francese Yves Leopold Germain Gaston, sbarcato nel 1840 nella città portuale di Silay dove trovò terreno fertile prima per la produzione e la commercializzazione della canna da zucchero. Sull’isola il suo nome riecheggia come quello di un idolo. La sua ultima dimora, costruita negli anni Trenta, è tuttora sede di pellegrinaggi nonché casa dei suoi discendenti. «Può sembrare il solito cliché, ma è andata così. Tempo fa ero in vacanza nelle Filippine con amici quando siamo arrivati in questa dimora coloniale immersa in una tenuta lussureggiante. Guardandomi intorno pensavo questo posto ha tutto: enormi piantagioni di canna da zucchero, fauna e flora rigogliosa sulle colline, un fertile territorio vulcanico dominato dal monte Kanlaon, spiagge meravigliose, un “rum nazionale”, eppure nessuno che producesse rum da canna zucchero locale. Così pensai a creare il rum di Sugarlandia. Nel 2011 presi un anno sabbatico dall’azienda in cui lavoravo (Rémy-Cointreau), affittai un piccolo ufficio a Manila e da lì partii con le operazioni per avviare la produzione. Nel 2012 il sogno si era già trasformato in realtà». Chi parla al nostro microfono è Stephen Carroll, fondatore di Don Papa, o meglio della Bleeding-Heart Rum Company, dinamico e brillante team che prende il nome dalla colomba pugnalata di Luzon, una specie endemica delle Filippine. È un legame a filo doppio quello che lega Don Papa rum al territorio. A cominciare dall’immagine di marca messa a punto dallo studio creativo Stranger & Stranger di Londra. Di particolare interesse la grafica scelta per l’etichetta. Per Don Papa Rum – distribuito in Italia da Fratelli Rinaldi Importatori - è stato scelto di evidenziare il volto di Dionisio Magbueles, più conosciuto come “Papa Isio”, romantico capo rivoluzionario nazionalista che si oppose nel 1890 prima alle truppe spagnole che dal 1565 occupavano le Filippine, poi nel 1899 alle truppe nordamericane che erano subentrate a quelle spagnole facendo delle Filippine un protettorato fino al 1946. Da notare un geco (animale portafortuna) arrampicato sul volto di Papa Isio e, sullo sfondo, una ricca e intricata composizione di flora e fauna equatoriale locale. Per la versione 10 years old è stata scelta una versione dell’etichetta “nobilitata” dalla scelta nero-argento. E sotto il bel vestito troviamo un prodotto altrettanto interessante. Rum Don Papa è un distillato invecchiato che si distingue per la produzione artigianale seguita dai migliori master blender della regione con la distillazione a colonna delle melasse dell’isola più ricche di residuo zuccherino (la lavorazione inizia nello zuccherificio Hawaiian Sugar Mills), sottoposta poi a filtrazione con carbone vegetale. La maturazione avviene quindi in fusti di quercia americana tostati due volte per esaltare le note affumicate e di vaniglia per un periodo non inferiore a 7 anni alle pendici del monte Kanlaon. Il clima caldo-umido dell’isola fa evaporare la parte degli angeli per circa l’8%. I master blender di Don Papa Rum non reintegrano i fusti dopo l’evaporazione, in modo che il distillato ottenuto sia di colore ambrato scuro, gusto intenso e concentrato.

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