Barista&farmer: il nostro reportage dalla Colombia

Il talent show ha portato nel 3° paese produttore al mondo di caffè i suoi 10 concorrenti che per 10 giorni hanno lavorato a stretto contatto con i farmer. L’obiettivo? Diffondere la cultura del caffè di un paese che per l’Italia è il secondo fornitore di arabica

Barista&Farmer in Colombia

Sono stati dieci giorni intensi, vissuti con l’esuberante organizzazione di Barista&Farmer attorno a Pitalito, la capitale caffeicola del dipartimento di Huila, dieci giorni che hanno restituito l’immagine di una Colombia che vuole dire al mondo che i vecchi problemi sono in via di soluzione, che il Paese è pronto ad accogliere turisti, ma soprattutto che vuole trovare nel caffè quella fonte di reddito e di dignità che, nonostante sia il terzo produttore mondiale, non ha ancora ottenuto.

L’ultima edizione del reality ideato da Francesco Sanapo insieme alla farmer portoricana Rebecca Atienza, è stata molto più ricca e impegnativa delle precedenti, soprattutto da un punto di vista organizzativo con le telecamere che hannoinquadrato e seguito le giornate “intense” dei dieci partecipanti al reality: l’italiana Sara Ricci, il colombiano Diego Campos, l’ucraina Iuliia Dziadevych, il croato Matija Matijaško, il brasiliano Daniel Munari, la russa Victoria Rovenskaya, l’islandese Vala Stefansdottir, la cinese David Lau-Cong Yuan, il giapponese Rie Hasuda Moore e l’australiano Glenn Bailey. Nel frattempo, trainer locali e produttori seguivano le loro lezioni presso le strutture della Scuola nazionale della qualità del caffè di Pitalito, parte del Servizio nazionale di apprendistato colombiano - Sena, le cui aule si affacciano su un cortile a forma di chicco di caffè. Per noi un’occasione unica per osservare da vicino la natura spettacolare della zona, chiusa tra due catene di montagne, la Cordigliera Orientale e la Cordigliera Centrale, una delle più frequentate da turisti provenienti da tutto il mondo e vigilata da un nutrito corpo di Policía de Turismo.

I caffè colombiani

Le coltivazioni spesso si trovano sui pendii e la fatica che sta dietro ogni chicco di caffè si è palesata quando si è dovuto lavorare sotto la pioggia, su un terreno scivoloso e coi piedi nel fango. Sui rami degli alberi di caffè abbiamo trovato contemporaneamente ciliegie mature, acerbe e anche fiori bianchi e profumati: era d’obbligo fare una raccolta attenta delle drupe, una ad una (picking), per cogliere solo il prodotto migliore e non danneggiare quello in fase di maturazione. Le varietà più coltivate sono Colombia e Castillo, che danno caffè con forti note di caramello, un corpo ricco e un’acidità bilanciata, caratteristiche che spesso si cercano nell’espresso italiano; infatti la Colombia è il secondo fornitore italiano di caffè Arabica dopo il Brasile.

Visto il successo a livello globale, anche in Colombia si sta sperimentando la coltivazione di Geisha, ma soprattutto si punta in modo deciso a sensibilizzare i farmer a operare per avere un prodotto di qualità in grado di ottenere maggiori quotazioni sul mercato internazionale. Quotazioni che consentono di ripagare i coltivatori dell’impegno profuso per raggiungere risultati di qualità. Molti lo hanno già compreso, molti sono da convincere. A cambiare la mentalità degli uomini, almeno di quelli più conservatori, ci stanno pensando le donne della Asociaciòn de Mujeres Cafeteras del Occidente del Huila, che  hanno lavorato per una mattina con i concorrenti di Barista&Farmer.

Le emozioni vissute nel corso dei dieci giorni sono state tante, dalla visita del parco archeologico San Agustin, il più grande complesso di strutture megalitiche dell’America Latina, al giro all’Estrecho del Rio Magdalena, dove il fiume più importante della Colombia, attraversa uno stretto di soli 2,20 metri. Poi numerose caffetterie a Picalito e Bogotà, in cui il prodotto locale è protagonista con diversi metodi di lavorazione della materia prima e di estrazione. Per la prima volta il coffee talent show è stato vinto dal barista del Paese ospitante, il colombiano Diego Campos.

L’edizione di Barista & Farmer 2018 lascia un segno positivo in chi l’ha vissuto: per la bellezza dei paesaggi colombiani, per l’accoglienza della popolazione e per essere stato un momento di crescita culturale e di riflessioni su come affrontare un mercato internazionale difficile ed esigente, al quale la Colombia potrà sempre più rispondere con caffè di alta qualità.

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