Raise the Bar 2026: Vito Sciacovelli crea l’aperitropical vincente

Raise the Bar 2026 vincitore
Vito Sciacovelli, vincitore della competition Raise the Bar 2026 - foto Maria Romano
La Summer Competition di Ad Horeca incorona il bartender di Gioia del Colle Vito Sciacovelli. Sul podio anche Luca Capobianco di Hagakure a Bari e Pietro Vaccaro dell'Old Fashion di Taranto

Vito Sciacovelli è il vincitore della Raise the Bar – Summer Competition 2026 firmata Ad Horeca. Il bartender di Brando di Gioia del Colle ha sbaragliato gli altri otto concorrenti con due drink, uno alcolico e l'altro analcolico, ispirati dal film Basilicata coast to coast di Rocco Papaleo. Sul podio, insieme a lui, anche Luca Capobianco di Hagakure, a Bari, e Pietro Vaccaro dell'Old Fahion di Taranto. La competizione, costruita attorno al tema "Aperitropical Mediterraneo", chiedeva ai finalisti di reinterpretare il rito dell'aperitivo con sguardo contemporaneo, radici territoriali e ispirazioni tropicali.

Raise the Bar 2026
Raise the Bar 2026 - foto Maria Romano

Chi è Vito Sciacovelli

Classe 1999, Vito Sciacovelli si occupa del comparto spirits e vino per Brando Pizza Bistrot a Gioia del Colle, aperto da settembre 2025. Il giovane bartender ha convinto la giuria su tutta la linea - tecnica, creatività, coerenza con il tema - conquistando il primo posto. Protagonisti della sua performance due cocktail, con cui il mixology ha disegnato un viaggio ideale. Da una parte il Coast to coast - East Side, a base di mediterranean exotic cordial, tonica mediterranea Galvanina e garnish di crusta polvere di olive nere. A chiudere, il Coast to coast - West Side, a base di rum exotic mix, cordiale ananas & drogan fruit, Meridies bitter mediterraneo, aria di tonica di Galvanina mediterranea e salamoia di olive.

«Ho scelto di trasformare la tonica in un'aria per esaltarne il profilo aromatico in modo più delicato ed esperienziale, in modo da offrire un primo impatto olfattivo, accompagnando le note tropicali e saline senza appesantire la struttura», ha spiegato Vito. Il pensiero attorno a entrambe le ricette mira uscire dalla comfort zone della Puglia Mediterranea, tropicalizzandola, e "mediterraneizzando" i sapori tropicali. Premiato anche con la menzione speciale Bargiornale per il Miglior Storytelling, è stato il concorrente che più di altri ha saputo unire la tecnica di miscelazione a un'attitudine comunicativa brillante.

Vito Sciacovelli ha dure riferimenti nel mondo mixology: Federico Altamura del Tripstillery Milano e Vincenzo Favatà del Cahoots London. «Avevo 19 anni quando ho incontrato Vincenzo durante una competition. Fu lui, per la prima volta a dirmi "Tu farai strada". Ci siamo incontrati proprio quest'anno, durante una guest, e guardandomi mi ha detto: "Ho avuto ragione". Un riconoscimento che mi ha dato e mi dà ancora tanta carica».

Sciacovelli ama rispolverare vecchi drink e far prendere loro "aria nuova", attualizzandoli. «Le papille gustative della clientela sono cambiate: si tende a cercare più dolcezza. Anche un Manhattan può tornare di moda, magari non con lo stesso bilanciamento di di vent'anni fa: dobbiamo essere bravi noi ad adattare il gusto del passato al palato di oggi». Il futuro della mixology secondo Sciacovelli sta in una parola: qualità. «Non è vero che la Gen Z non beve: è cambiato il modo di bere. Si cerca il giusto e la qualità, accettando anche di spendere qualcosina in più».

Gli altri drink premiati

Il podio si completa con Luca Capobianco dell'Hagakure di Bari, secondo classificato, che ha presentato due drink: il "Che ficata sta birra!" (Amaro Lucano analcolico, purea di passion fruit, succo di lime, soda al fico di Galvanina, velluto di birra bianca del Gargano analcolica e passion fruit) e il "Medù" (Venturo, sherbet home made, purea di banana real, succo di lime, tonica Galvanina mediterranea).

Pietro Vaccaro dell'Old Fashion di Taranto, terzo classificato, ha gareggiato con due sue creazioni: il "Pomoduccio" (succo di pomodoro, acqua infusa alle erbe, succo di limone, ginger beer classico bio galvanino e foglia di basilico) e il "Mangarol" (aperitivo italiano infuso al rosmarino, timo e basilico, Italicus, succo di limone, pure di mango, tonica mediterranea bio galvanina e ramoscello di rosmarino).

Giuria e partecipanti

La finale - aperta al pubblico e ospitata questa mattina nella sede di Ad Horeca a Bari - ha messo in scena nove bartender selezionati tra decine di candidature provenienti da tutta Italia. Infatti, si sono dati battaglia (oltre ai tre finiti sul podio) Gianfranco Vagali del Momi Hagakure (Taranto), Imade Belliman dell'Old Fashion (Taranto), Fabio Parisi (Lido Tuka, Bisceglie), Raffaele Merolla (Bar Prestige, Gravina in Puglia), Vito Caputo (Tenute Albano Carrisi, Cellino San Marco) e Massimo Mazzitelli (Progressione Barman Gincurry, Modugno).

A valutarli, nella giuria tecnica c'erano Giacomo Fiume, creator del progetto "The World of Distillery"; Giulia D'Anello, barlady dello speakeasy romano Jerry Thomas e vincitrice del Premio Barawards Campari Academy Bartender Under 225 dell'anno; e Antonio Cafagna, Brand Ambassador Galvanina e co-proprietario del Radici Cocktail Bar di Asti. Nella giuria comunicazione erano presenti Francesco Panebianco per 2night, Martina Macina per Laguidadellitoralepugliese e chi scrive per Bargiornale. Giudice tecnico Paki Renzullo, Master Trainer Ad Horeca e titolare del Long Beach Bar di Brindisi.

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