A Wellington, in Nuova Zelanda, è andato in scena il campionato della 42 Below con protagonisti d’eccezione, tra cui i bartender del Lab di Soho e quelli del Please don’t tell di New York. Gli otto cocktail finalisti? In spuma, con la birra stout, il timo e perfino con “polvere da sparo”
Prossima fermata Sanagola: è partita la nuova campagna di affissioni
Nuove energie per un rilancio in grande stile del brand Sanagola
FIDA promuove a maggio un'intensa campagna pubblicitaria a sostegno del suo brand Sanagola, una tra le caramelle gommose più conosciute sul mercato.
L'operazione prevede una massiccia attività di affissione sui mezzi pubblici cittadini (tram e bus) con l'intento di rinnovare l'attenzione a favore del prodotto Sanagola attraverso una forte comunicazione in ambito locale tesa ad ottenere una buona percentuale di copertura del target di riferimento.
A caccia di nuove idee? Ecco come stimolarle
Non a tutti viene naturale individuare strade e soluzioni per differenziare la propria offerta. Un prezioso libro insegna una serie di strumenti per sviluppare proposte originali. Ve ne sveliamo alcune
Alzi la mano chi non ha sentito, almeno una volta, la famosa frase «Per avere successo occorre differenziarsi». Per riuscirci, occorre essere dotati di una buona dose di creatività. E chi non ce l'ha? Niente paura: la può stimolare. «Nel campo della creatività - afferma Gianni Clocchiatti, facilitatore di gruppi creativi - è stata messa a punto una serie di tecniche, alcune delle quali davvero semplici, che permettono di facilitare la produzione di nuove idee e di cambiare il modo di pensare. Già, perché se non si comincia a pensare in modo diverso non si riuscirà mai a fare business in modo nuovo». Clocchiatti ha riassunto in un libro (“Creatività per l'innovazione”, ed. Franco Angeli, pagg. 214, 21 euro) gran parte delle tecniche usate dai professionisti della creatività. E ha selezionato per i nostri lettori quelle più facilmente applicabili per chi vuole trovare nuove idee per sviluppare la propria attività.
«Dietro il successo di un prodotto o di un servizio - spiega - c'è spesso un bisogno che nessuno aveva ancora soddisfatto. La tecnica migliore per identificarli è quella di mettersi nei panni degli altri. Provate a mettervi nei panni del vostro cliente, ragionando come se foste lui/lei. Chiedetevi cosa vorrebbe e pensate a come poter soddisfare la sua richiesta. Cominceranno a nascere nuove idee e qualche soluzione. Dopodiché, potrete fare la stessa cosa mettendovi nei panni dei fornitori, dei vicini di casa, dei negozianti vicini, dei vostri dipendenti o di chiunque vi crei un problema». Una tecnica simile è quella cosiddetta della “catastrofe”. Che ha il vantaggio di essere anche molto divertente. «Provate a immaginare cosa fareste per mandare in rovina il bar vostro concorrente. Vi verranno in mente le cose peggiori. Fatene un elenco. Dopodiché, pensate cosa fareste se capitasse a voi. Avrete preparato un perfetto piano anticrisi e individuato una serie di possibili aree di miglioramento per la vostra attività».
Chi sono quelli fuori?
«Un altro semplice esercizio - afferma Clocchiatti - è quello di provare a fare un elenco di tipologie di persone che da voi non entrano mai. Chiedetevi perché. Spesso scoprirete che non entrano perché non trovano nulla di adatto a loro. Penso per esempio ai celiaci, ai diabetici. Ma anche, più banalmente, a clienti che un bar ha e un altro no. Se si vogliono conquistare, occorre provare a pensare a cosa poter loro offrire per far sì che decidano di venire nel vostro locale».
Una colonna sonora per far crescere il bar
Creare la propria compilation è un modo per promuovere l’immagine del locale. C’è chi si limita a regalarlo ai propri clienti, chi lo vende e chi, mettendolo in distribuzione, è diventato famoso a livello nazionale o addirittura internazionale
Oggi la comunicazione viaggia veloce sui social network, ma un cd musicale resta un ottimo biglietto da visita per un locale. Una compilation può essere un importante veicolo d'immagine ed è certamente un'alternativa molto meno costosa rispetto a una campagna stampa. Senza contare che può arrivare a “regalare” al locale una notorietà a livello nazionale. È il caso, per esempio, di “Happy Hour Live”, la prima compilation di Coco Beach, locale multifunzionale di lusso a Lonato (Bs): uscito l'anno scorso a ottobre, grazie alla distribuzione nazionale di Self, il cd si è fatto notare nei negozi di dischi per tutto l'inverno.
Un cd può servire anche in un momento di difficoltà. Lo staff dell'Occhi Occhi Oh di Napoli, bar e ristorante musicale progettato da Beppe Riboli, ha dovuto rimandare l'apertura. Ma, per ingannare l'attesa, ha pubblicato un cd pieno di deep house.
«Un cd è un bel regalo per i clienti più affezionati, ma anche un investimento che si ripaga - spiega Lello Mascolo di ToBeMust, che sta producendo in questi giorni i cd di El Fanar di Sharm El Sheik e del Guendalina di Lecce-. Il loro costo si aggira sui 3 euro; rivendendone solo alcuni a 10 euro si recupera l'investimento facilmente».
Per produrlo va considerato almeno un mese e mezzo di tempo: ogni singolo brano della compilation va licenziato, ossia acquistato dalla casa discografica che ne è proprietaria. «Una compilation nasce sempre da un lungo lavoro che facciamo con i nostri clienti» spiega Flavio Romaniello di Hm Productions, agenzia milanese che ha creato serie di cd di grande successo come Café Solaire e G Lounge. Ogni sei mesi esce un nuovo volume legato ai due locali milanesi e le vendite, anche in un periodo di crisi come questo, tengono. «Sulla qualità musicale non facciamo mai compromessi e sul packaging neppure - dice Romaniello -. I nostri cd li stampiamo da anni in Germania, dove la cura del prodotto è spasmodica e i prezzi più bassi».
La chiavetta usb
Un'opzione più innovativa è inserire i brani in una chiavetta usb. I costi del supporto sono appena di poco superiori a quelli di un cd. «Il limite delle chiavette è che non sono molto pratiche - spiega Mascolo - perché non tutti hanno familiarità con il computer». E poi, anche se possono essere serigrafate e personalizzate, la copertina di un cd, quando è bella, emoziona di più.
Valorizza ogni birra con un servizio curato
Data di scadenza, temperatura di mantenimento e spillatura, scelta del bicchiere più adatto. Rispettando questi elementi, la bevanda esprime al meglio le proprie caratteristiche di gusto
Per un corretto servizio della birra occorre tener presente tre aspetti fondamentali: data di scadenza, temperatura di mantenimento e spillatura, scelta del bicchiere. In questo modo si può essere sicuri di proporre una birra valorizzata in tutti i suoi aspetti.
Per le birre pastorizzate in bottiglia, basta verificare la data di scadenza riportata su etichetta o tappo, data che, quasi per tutte, è di diversi mesi dopo l'imbottigliamento. Per la birra alla spina il controllo della scadenza del fusto è operazione più facile e basta attenersi a una periodica manutenzione dell'impianto, con relativo lavaggio dei condotti per evitare ossidazioni. Per le birre artigianali in bottiglia non pastorizzate (crude) la data di scadenza non supera di solito i tre mesi, per cui è necessario curare il periodo di rotazione del prodotto.
Le birre pastorizzate in bottiglia si possono conservare senza troppi problemi. L'importante è tenerle in un ambiente a temperatura costante, possibilmente al buio, come una cantina. Le birre “crude” sono invece più sensibili a luce e calore per cui bisogna curare più attentamente il luogo di conservazione. Problema che non esiste per la birra da spillare contenuta in fusti d'acciaio, per i quali bisogna solo evitare l'esposizione diretta al sole. Facile da mantenere con l'impianto di spillatura già regolato, la temperatura di servizio delle bottiglie varia invece a seconda della tipologia: più bassa per pils e lager (3-4 °C) più alta per doppio malto e d'abbazia (8-10 °C), bottiglie da tenere in armadi frigo a temperatura differerenziata.
Il requisito della schiuma
Non è per caso che per ogni tipologia di birra esistano bicchieri di forma e formato particolari. Accanto a modelli storici (pinte inglesi, boccali bavaresi), non mancano forme recenti e innovative studiate per valorizzare le caratteristiche organolettiche delle varie birre come la gamma Accademia realizzata da Bormioli Rocco Professional.
Il principale requisito riguarda il rispetto della formazione della schiuma. Per esempio, per le pils che formano un abbondante cappello di schiuma, indispensabile per ritardare l'ossidazione della birra a contatto con l'aria, sono necessari bicchieri slanciati o calici a tulipano con bordo a chiudere per “contenere” la schiuma. Per doppio malto e d'abbazia caratterizzate da profili aromatici intensi, meglio impiegare calici a bocca larga, coppe o baloon. Dall'intenso gusto di lievito, le birre di frumento possono essere servite anche nei tumbler.
Come pulire i bicchieri
I bicchieri possono essere lavati anche in lavastoviglie, ma rigorosamente senza brillantante che fa “scivolare” la schiuma della birra. Vanno asciugati con uno strofinaccio pulito in cotone o fatti sgocciolare su una grata in modo che restino arieggiati; mai su una spugna per evitare l'odore di muffa. Sgrassati, puliti e asciutti, i bicchieri vanno tenuti lontano da fonti di calore o di fumi. Prima di versare la birra, vanno risciacquati con acqua fresca corrente.










