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Prossima fermata Sanagola: è partita la nuova campagna di affissioni

News aziende –

Nuove energie per un rilancio in grande stile del brand Sanagola

FIDA promuove a maggio un'intensa campagna pubblicitaria a sostegno del suo brand Sanagola, una tra le caramelle gommose più conosciute sul mercato.
L'operazione prevede una massiccia attività di affissione sui mezzi pubblici cittadini (tram e bus) con l'intento di rinnovare l'attenzione a favore del prodotto Sanagola attraverso una forte comunicazione in ambito locale tesa ad ottenere una buona percentuale di copertura del target di riferimento.

A caccia di nuove idee? Ecco come stimolarle

Creatività –

Non a tutti viene naturale individuare strade e soluzioni per differenziare la propria offerta. Un prezioso libro insegna una serie di strumenti per sviluppare proposte originali. Ve ne sveliamo alcune

Alzi la mano chi non ha sentito, almeno una volta, la famosa frase «Per avere successo occorre differenziarsi». Per riuscirci, occorre essere dotati di una buona dose di creatività. E chi non ce l'ha? Niente paura: la può stimolare. «Nel campo della creatività - afferma Gianni Clocchiatti, facilitatore di gruppi creativi - è stata messa a punto una serie di tecniche, alcune delle quali davvero semplici, che permettono di facilitare la produzione di nuove idee e di cambiare il modo di pensare. Già, perché se non si comincia a pensare in modo diverso non si riuscirà mai a fare business in modo nuovo». Clocchiatti ha riassunto in un libro (“Creatività per l'innovazione”, ed. Franco Angeli, pagg. 214, 21 euro) gran parte delle tecniche usate dai professionisti della creatività. E ha selezionato per i nostri lettori quelle più facilmente applicabili per chi vuole trovare nuove idee per sviluppare la propria attività.
«Dietro il successo di un prodotto o di un servizio - spiega - c'è spesso un bisogno che nessuno aveva ancora soddisfatto. La tecnica migliore per identificarli è quella di mettersi nei panni degli altri. Provate a mettervi nei panni del vostro cliente, ragionando come se foste lui/lei. Chiedetevi cosa vorrebbe e pensate a come poter soddisfare la sua richiesta. Cominceranno a nascere nuove idee e qualche soluzione. Dopodiché, potrete fare la stessa cosa mettendovi nei panni dei fornitori, dei vicini di casa, dei negozianti vicini, dei vostri dipendenti o di chiunque vi crei un problema». Una tecnica simile è quella cosiddetta della “catastrofe”. Che ha il vantaggio di essere anche molto divertente. «Provate a immaginare cosa fareste per mandare in rovina il bar vostro concorrente. Vi verranno in mente le cose peggiori. Fatene un elenco. Dopodiché, pensate cosa fareste se capitasse a voi. Avrete preparato un perfetto piano anticrisi e individuato una serie di possibili aree di miglioramento per la vostra attività».

Chi sono quelli fuori?

«Un altro semplice esercizio - afferma Clocchiatti - è quello di provare a fare un elenco di tipologie di persone che da voi non entrano mai. Chiedetevi perché. Spesso scoprirete che non entrano perché non trovano nulla di adatto a loro. Penso per esempio ai celiaci, ai diabetici. Ma anche, più banalmente, a clienti che un bar ha e un altro no. Se si vogliono conquistare, occorre provare a pensare a cosa poter loro offrire per far sì che decidano di venire nel vostro locale».

Una colonna sonora per far crescere il bar

Iniziative –

Creare la propria compilation è un modo per promuovere l’immagine del locale. C’è chi si limita a regalarlo ai propri clienti, chi lo vende e chi, mettendolo in distribuzione, è diventato famoso a livello nazionale o addirittura internazionale

Oggi la comunicazione viaggia veloce sui social network, ma un cd musicale resta un ottimo biglietto da visita per un locale. Una compilation può essere un importante veicolo d'immagine ed è certamente un'alternativa molto meno costosa rispetto a una campagna stampa. Senza contare che può arrivare a “regalare” al locale una notorietà a livello nazionale. È il caso, per esempio, di “Happy Hour Live”, la prima compilation di Coco Beach, locale multifunzionale di lusso a Lonato (Bs): uscito l'anno scorso a ottobre, grazie alla distribuzione nazionale di Self, il cd si è fatto notare nei negozi di dischi per tutto l'inverno.
Un cd può servire anche in un momento di difficoltà. Lo staff dell'Occhi Occhi Oh di Napoli, bar e ristorante musicale progettato da Beppe Riboli, ha dovuto rimandare l'apertura. Ma, per ingannare l'attesa, ha pubblicato un cd pieno di deep house.
«Un cd è un bel regalo per i clienti più affezionati, ma anche un investimento che si ripaga - spiega Lello Mascolo di ToBeMust, che sta producendo in questi giorni i cd di El Fanar di Sharm El Sheik e del Guendalina di Lecce-. Il loro costo si aggira sui 3 euro; rivendendone solo alcuni a 10 euro si recupera l'investimento facilmente».
Per produrlo va considerato almeno un mese e mezzo di tempo: ogni singolo brano della compilation va licenziato, ossia acquistato dalla casa discografica che ne è proprietaria. «Una compilation nasce sempre da un lungo lavoro che facciamo con i nostri clienti» spiega Flavio Romaniello di Hm Productions, agenzia milanese che ha creato serie di cd di grande successo come Café Solaire e G Lounge. Ogni sei mesi esce un nuovo volume legato ai due locali milanesi e le vendite, anche in un periodo di crisi come questo, tengono. «Sulla qualità musicale non facciamo mai compromessi e sul packaging neppure - dice Romaniello -. I nostri cd li stampiamo da anni in Germania, dove la cura del prodotto è spasmodica e i prezzi più bassi».

La chiavetta usb

Un'opzione più innovativa è inserire i brani in una chiavetta usb. I costi del supporto sono appena di poco superiori a quelli di un cd. «Il limite delle chiavette è che non sono molto pratiche - spiega Mascolo - perché non tutti hanno familiarità con il computer». E poi, anche se possono essere serigrafate e personalizzate, la copertina di un cd, quando è bella, emoziona di più.

L’esperienza della marca

Tendenze&Progetti –

A tu per tu con Susanna Bellandi, ceo di FutureBrand, colosso mondiale della consulenza di marca, che spiega il nuovo format di Spizzico alla Stazione Centrale di Milano. Un modello da imitare

Entriamo questo mese in uno dei templi della consulenza strategica dove si costruisce o si consolida l’immagine di un brand. Parliamo di FutureBrand (www.futurebrand.com), membro di Interpublic Group of Companies, colosso nella consulenza di marca con una presenza globale garantita da 24 sedi in 18 diversi Paesi. Tra il ricco carnet dei clienti di FutureBrand ci sono anche brand e insegne che operano nel fuori casa. Ad esempio, Spizzico di Autogrill. FutureBrand ha infatti recentemente firmato il restyling del punto vendita localizzato all’interno della Stazione Centrale di Milano: uno spazio che supera il tradizionale concetto di fast food per un ritorno alla cultura della genuinità dei pasti della tradizione italiana.

Un format “easy” e informale

Il tutto in un contesto informale distinto da arredi in legno chiaro, tocchi di colori pastello, grafiche a parete, che danno al locale un carattere unico, fresco e allegro. «Come sempre siamo partiti da un concetto di posizionamento - spiega Susanna Bellandi, ceo della sede italiana di FutureBrand - e, in sintonia con i desiderata di Autogrill, abbiamo messo a punto un nuovo Spizzico che non è più esclusivamente sinonimo di pizza, ma... con un pizzico in più. Si propone con menu ricchi e diversificati: dalla prima colazione con frutta, dolci e caffè golosi, alla pausa di mezzogiorno con insalate in croccanti gusci di cialda, focacce, filoncini alle olive e farciti e patate caserecce. Un’offerta che consente di lavorare lungo tutto l’arco della giornata. Siamo, ovviamente, sempre nell’area della ristorazione veloce, ma qui spiccano valori alternativi e servizi concreti con dettagli importanti quali per esempio il gancio appendi-borse o le prese per computer». Un format che, fatte le dovute proporzioni, potrebbe essere imitato anche dal bar indipendente. «Certo - sottolinea Bellandi - basta avere bene in mente un progetto di insegna che sia mirato alla differenziazione. La realtà è purtroppo ben diversa: dalla mia esperienza di manager globettroter (Bellandi è anche ceo della sede parigina di FutureBrand, ndr) noto che l’offerta tricolore è piuttosto standardizzata sia in termini di proposta enogastronomica, sia per quanto riguarda arredi o layout. Molte volte ho la sensazione che non si tenga presente l’importanza di un concetto chiave nel definire il posizionamento di un locale, un concetto dato dalla location e della conseguente promessa d’offerta. Spesso non c’è coerenza tra contenitore, contenuto e target. E tutti tendono a proporre le stesse cose con un generale appiattimento del livello dell’offerta e del servizio».

L’importanza di differenziarsi

Un esempio di differenziazione, ma qui sconfiniamo nella ristorazione pura, è il concept del primo ristorante Rana “Da Giovanni” creato da FutureBrand insieme a Costa Group: qui la marca ha trasferito i suoi valori tipici di genuinità, tradizione e convivialità all’interno di uno spazio dove la cucina è rigorosamente a vista e dove consumare un pasto veloce è una vera e propria esperienza, non solo gastro nomica. Più difficile è progettare un concept quando non c’è un grande brand a ispirare la formula. «È vero - conclude Bellandi -. D’altronde, il fuori casa in Italia è un settore acerbo dal punto di vista della brand experience e la penetrazione delle grandi catene della ristorazione è bassa. Inoltre, credo ci sia molto da fare sul fronte della cultura imprenditoriale. Non è un caso che il franchising sia poco diffuso e che talvolta non si vada oltre il locale prototipo. Credo che in un contesto come il nostro la formazione possa veramente giocare un ruolo strategico nell’evoluzione del settore».
Un settore che, nonostante la globalizzazione, resta legato a riti e occasioni di consumo locali. «Pensiamo solo al rito dell’espresso - conclude Bellandi - che è unico in tutto il mondo. Tanto che catene molto agguerrite come Starbucks hanno dovuto almeno per ora rinunciare a espandersi in Italia proprio per la difficoltà di confrontarsi con abitudini di consumo che poco si adattano a sistemi d’offerta standardizzati. Resta il fatto che rispetto al passato qualcosa è cambiato: innanzitutto il tempo. Oggi, ad esempio, i giovani trascorrono molto più tempo in un bar: si pensi solo al fenomeno dell’happy hour. Ebbene, questa rivoluzione prima o poi obbligherà gli imprenditori a declinare la propria offerta in modo più creativo, come già succede all’estero».

Caffè, brioche e video turistici

Tecnologia –

A Roma, grazie a un progetto che prevede l’installazione di monitor o totem touch screen, i bar diventano poli strategici di promozione turistica per la città

Vetrine, monitor, pannelli, chioschi, totem. La comunicazione turistica passa sempre più attraverso infopoint che grazie a interfacce molto intuitive possono diffondere tutta una serie di contenuti quali immagini, video, animazioni, informazioni ecc. Qualche esempio di quello che gli esperti trattano come comunicazione digitale o digital signage? Recentemente a Matera sono stati installati 21 totem bifacciali, dislocati in piazze, vie d’accesso alla città e ai quartieri Patrimonio dell’Umanità, per invitare il turista a visitare luoghi e monumenti, ad assaggiare e ad acquistare i prodotti tipici. A Pompei verranno installati in diversi punti della città totem e pannelli informatici insieme a isole wifi e bluetooth attraverso i quali cittadini e turisti potranno accedere a informazioni e servizi di pubblica utilità con un bouquet informativo su risorse culturali, eventi, punti ristoro, sistema di trasporto ecc. Spostandoci a nord, nella bergamasca, in 20 Comuni della Valle Brembana dovrebbero sorgere altrettanti infopoint elettronici con tecnologia touch screen e monitor interattivi per la promozione turistica della Valle Brembana. I totem rientrano nel circuito Itaca a cui hanno già aderito importanti località come Livigno, le province di Brescia, Mantova, Cremona e le Cinque Terre. Ebbene, ora è il momento di Roma. Motore dell’iniziativa è la Fipe-Confcommercio capitolina che ha presentato recentemente al Comune un progetto che prevede di veicolare attraverso la rete dei pubblici esercizi (in totale sono circa 12mila, di cui 2.400 localizzati nel centro storico) tutte le informazioni necessarie ai turisti.

Il test riguarderà un centinaio di locali
Il progetto è stato illustrato durante il workshop “Il contributo dell’innovazione tecnologica per i pubblici esercizi” tenutosi lo scorso marzo allo Smau Business di Roma e promosso da Comufficio e Fipe-Confcommercio Roma (media partner Bargiornale). «Stiamo lavorando allo studio di fattibilità - precisa Nazareno Sacchi, presidente di Fipe-Confcommercio Roma - e penso non solo all’esposizione attraverso distributori dedicati di dépliant od opuscoli informativi sulle principali attrazioni turistiche e culturali della nostra città, ma anche a monitor o postazioni video in cui far scorrere tutte quelle immagini o contenuti informativi che l’amministrazione capitolina riterrà utili per la promozione turistica. Si tratta di un progetto ambizioso che conferma il ruolo strategico di bar e ristoranti all’interno del sistema ricettivo della capitale. Grazie alla capillarità della loro rete, i pubblici esercizi possono infatti diventare il volano per un ulteriore sviluppo dell’ospitalità capitolina. Oggi siamo alla ricerca di sponsor che possano sostenere finanziariamente l’iniziativa e stiamo vagliando diverse ipotesi di integrazione tra materiale cartaceo e postazioni video e studiando le più appropriate soluzioni tecnologiche. È chiaro che chi sosterrà l’iniziativa avrà benefici: pensiamo, per esempio, al ritorno in termini di immagine o di marketing di messaggi pubblicitari o promozionali veicolati dalle rete degli infopoint». A quando il passaggio alla fase operativa? «Quest’anno sarà dedicato alla messa a punto del progetto - conclude Sacchi - e nel 2011 pensiamo di passare ai primi test coinvolgendo nella fase sperimentale un centinaio di locali».

Navigando in rete, il bar crea traffico

Social network –

Chi chatta per gioco o per affari, prima o poi organizza un meeting. Anche al bar. Le regole per intercettare questi nuovi clienti

Ci si incontra su facebook.com, si diventa amici di myspace.com e si fanno affari su linkedin.com. I ritrovi virtuali si moltiplicano e in verità starci dietro non è facilissimo. Fino a pochi mesi fa secondlife.com sembrava essere il mondo del futuro: oggi in molti hanno scoperto che avere una seconda identità, anche se “bellissima”, è faticoso.  Comunque anche i netgroup, di tanto in tanto, sentono l'esigenza di guardarsi negli occhi e offrirsi un caffè e un panino anziché un link. Così sempre più spesso i principali social forum passano dal mondo virtuale a quello reale organizzando appuntamenti in bar, ristoranti e discoteche. Come intercettare questa clientela a caccia di relazioni sociali? Due sono le strade principali, che si possono anche mixare: diventare  uno di loro e farseli amici. La prima è più praticabile da chi naviga abitualmente e consiste nel buttarsi in rete, iscriversi ad un paio di social network, chattare, linkarsi e proporre eventi all'interno  del proprio locale.

L'opportunità myspace.com
Se si vuole condire tutto con un po' di buona musica, si possono utilizzare vantaggiosamente spazi come myspace.com uno dei social network preferiti dai gruppi musicali, che ha inoltre l'indubbio vantaggio di non richiedere la registrazione per la visualizzazione: quindi tutti i clienti potranno, anche solo per curiosità, visionare la pagina, conoscere gli appuntamenti in programma e perfino ascoltare un assaggio dei brani musicali dei gruppi che si esibiranno. Tempo necessario per star dietro a questo progetto: un'ora al giorno, escluso quello necessario per la preparazione della propria homepage. Per chi invece punta sulla clientela business la cosa si fa più complessa, perché utilizzare le piattaforme dei business social network è più complicato. xing.com, linkedin.com, clubin.com sono infatti spazi pensati per favorire contatti di lavoro. Quindi niente foto del figlioletto appena nato o dell'ultima vacanza alle Maldive: meglio proporsi come organizzatori di soft meeting, mettendo in evidenza quello che si ha da offrire in termini di spazio, attrezzatura, proposta gastronomica e intrattenimento. «In questo momento siamo alla ricerca di location prestigiose in tutta Italia per i nostri meeting - dice Luigi Fusco presidente di connecting-managers.com -. Aderire è facile e gratuito, mentre sono previsti dei costi per diventare utenti attivi». Molti di questi network sono nati sulla convinzione che i migliori rapporti d'affari si stabiliscono in circostanze informali: quindi non resta che offrirle. Da mettere in conto un paio di ore al giorno necessarie per organizzare la proposta, tenere aggiornati i contatti e seguire da vicino quel che accade nei network.

Dal web al meeting
Una costola molto interessante di questo mondo sono i network a carattere territoriale (es. clubin.com), quelli cioè legati alla valorizzazione di una città o di una regione. In questo caso farsi promotore di istanze utili alla collettività diventa una strategia molto semplice da pianificare e con ritorni immediati in termine di visibilità anche fuori dalla rete. Se invece non si ha dimestichezza con internet? Allora conviene sfruttare uno dei principi che sono alla base dei social network, ovvero la legge dei 6 gradi di separazione. Secondo quest'ipotesi, qualunque persona può essere collegata a un'altra attraverso una catena di conoscenze che non supera i 5 intermediari. Se, quindi, bastano 6 passaggi intermedi per arrivare a chiunque, sarà sufficiente spargere tra i clienti la voce della disponibilità ad accogliere un meeting e in poco tempo si dovrebbero ricevere delle proposte. Nel frattempo meglio prepararsi installando un sistema wi-fi e qualche presa vicino ai tavolini per i pc. Per dare un aiuto a quanti hanno difficoltà con l'inglese, sarebbe utile trovare un madrelingua esperto di reti.
Per tutti uno strumento facile da usare è twitter.com, una messaggeria on line, che viaggia anche sul telefonino. L'utente lancia messaggi tematici a un gruppo di “appassionati” e con solo mezz'ora al giorno di “lavoro” può raggiungere centinaia di contatti. Per usarlo al meglio, individuare un solo tema preciso, comunicando agli utenti anche eventi e iniziative del locale.  

Tutto in una notte

Formule –

Rompono con l’atmosfera abituale e diventano un appuntamento fisso, capace di fare la fortuna del locale che lancia la formula. Una guida alle migliori one night e ai motivi del loro successo

Ciò che conta non è lo spazio, ma la capacità di “arredarlo” con un suono in grado di caratterizzarlo, trasformarlo, per una notte soltanto, in un luogo diverso, che attraversa i confini architettonici che abitualmente lo contraddistinguono.
Tutto in una notte, per citare il titolo di un film famoso, è lo spirito delle “one night”, eventi “unici”, che con cadenza generalmente (ma non necessariamente) regolare modificano completamente l'abituale percezione che i clienti hanno di un locale. E proprio di sofisticate operazioni di “design sonoro” potremmo parlare, perché è la musica, naturalmente, l'elemento caratterizzante delle one night, non importa quale sia la struttura che decide di ospitarle. Azzeccare la formula giusta può fare la fortuna di un locale.
Bologna, prima periferia cittadina: il Kindergarten è un classico stanzone industriale, perduto tra le imponenti costruzioni della fiera. Da tre anni, qui, ogni venerdì notte va in scena la one night Playhouse, organizzata da Shape, un'associazione nata dal desiderio di due dj di trovare un posto dove poter dar vita, in perfetta indipendenza, alle proprie feste e poter invitare i propri dj preferiti. È il classico esempio, questa one night, di risposta alla necessità, avvertita dal pubblico più giovane, di ballare con la musica elettronica più all'avanguardia in un luogo senza fronzoli, dove l'attenzione sia catalizzata proprio sul suono e sul piacere dell'ascolto e del ballo.
Quindi un ottimo sound system, l'abile alternanza di dj della città e ospiti stranieri sempre più importanti e, soprattutto, una politica di gemellaggi con realtà “sorelle” in giro per l'Europa, come il Club Watergate di Berlino.
Proprio questi scambi hanno permesso a Playhouse di acquistare una valenza internazionale e di far crescere una fama che ha portato Shape, dopo pochi anni di attività, a diventare interlocutore privilegiato delle istituzioni pubbliche: si pensi alla scorsa edizione del roBOt Festival, il cui concerto inaugurale di Carl Craig è stato ospitato addirittura nel prestigioso Teatro Comunale di Bologna, grazie agli accordi con gli assessorati alla Cultura del Comune e della Regione Emilia Romagna. E l'esperimento non si ferma, invadendo adesso anche l'ora dell'aperitivo di un bar del centro, Cabala Café, con la stessa formula one night, ma non di notte.

Anche di giorno
Entrare nei risvolti di un'area anche abitualmente lontana dal mondo della discoteca può essere una scelta ideale per una one night. È il caso dei torinesi di Xplosiva, che hanno esteso il concetto di one night, adattandolo a diverse ore della giornata. Il loro appuntamento settimanale del giovedì alla Drogheria è diventato un riferimento obbligato per un pubblico trasversale e molto colto, che attinge da quella vivacissima scena artistica che si è consolidata a Torino negli ultimi anni, grazie anche al lavoro di realtà private come la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, dove non a caso i dj di Xplosiva sono spesso ospiti. Questo è avvenuto grazie alla collaborazione con pittori, video maker, grafici, gruppi di teatro off che li affiancano nella costruzione degli eventi. I quali, oltre alla Drogheria, sono adesso realizzati anche negli spazi del Caffè del Progresso e persino nell'esclusivo Circolo Canottieri Esperia (ma anche negli Hockey Club e nei Circoli Tennis), dove Xplosiva porta vere e proprie “art one night”, selezionando musiche che sottolineano le performance di quotati artisti contemporanei. Anche per loro si sono aperte le porte della grande progettazione con partner pubblici ma anche con aziende private, attratta dalle forza comunicativa delle loro feste, con il festival annuale Club to Club, che, a ogni edizione, propone il gemellaggio con una città europea, presente con i suoi più interessanti dj e musicisti (l'ultima, nel 2009, è stata con Bruxelles).

L'intramontabile Root-Down

Le one night, se ben ideate, resistono incredibilmente al tempo e all'evolversi delle mode. Proprio perché hanno la loro forza nell'idea a monte, nell'individuazione di un suono o di una scena mai generica, sempre attenta a raccontare un movimento sonoro. È il caso, davvero da manuale, della one night Root-Down, che quest'anno festeggia la bellezza di 15 anni di vita. Ospitata da una discoteca con ristorante annesso, una sorta di baita perduta nei fitti boschi che circondano Friburgo, in Germania, è diventata la one night dove i dj diffondono il cosiddetto “nu jazz”, una musica sofisticata (quindi con un target alto) che qui è stata lanciata dall'artista tedesco Rainer Truby. In questo luogo apparentemente così lontano dal mondo sono passate tutte le superstar del mixer, dal nostro Claudio Coccoluto a Gilles Peterson, il dj inglese che sulla Bbc conduce “Worldwide”, uno dei programmi radiofonici più importanti per la diffusione del jazz nel mondo. Anche Root-Down si è trasformato in un sistema economico che supera i confini di Friburgo, con la realizzazione di una linea di abbigliamento e, soprattutto, con l'esportazione del marchio Root-Down nelle grandi discoteche alla moda, da New York a Istanbul.
Molto ben definito anche l'obiettivo di una serie di one night che si svolge in quella che i dj definiscono la “new dance capital”, la nuova capitale della dance music: Amsterdam si è infatti scrollata di dosso quell'aria troppo “controculturale” che ne ha caratterizzato la storia giovanile per diventare il nuovo paradiso della danza.

Ad Amsterdam le sinergie pagano

Qui ha contato molto la sinergia tra i differenti club, che si sono impegnati nella promozione dell'immagine di una città aperta (come Amsterdam è sempre stata), oggi proiettata in una dimensione più patinata, come lo sono i ritmi della house music. Si è creato quindi, in tempi molto stretti (non più di un anno), un circuito di club che propongono one night dedicate a questo tipo di musica, fino a quel momento poco amata in una città che ha sempre preferito la techno più dura o il rock più alternativo.
La ventata di novità portata dalle “house one night” ha ottenuto subito un risultato d'eccezione: l'etichetta americana Defected Records, che cura la serie discografica In the House con capitoli sulle città più alla moda del mondo, dopo Miami, Londra e Ibiza ha pubblicato “Amsterdam”, doppio cd con i brani selezionati dai migliori giovani dj del luogo e un booklet-guida delle feste one night più interessanti.
Questi eventi hanno potuto così godere di una colossale promozione internazionale, che li ha imposti come tappa obbligata per una clientela, non solo olandese, che cerca le novità più alla moda. Positive Education del venerdì al Panama Club e Deep Heat il giovedì al Club NL sono le one night da non mancare: per ballare, arrivano qui anche Naomi Campbell e Mick Jagger.

Tapas, il rito ha cambiato pelle

Tendenze –

In tutta la Spagna sempre più locali puntano sulle novità per dare nuovo slancio a uno degli appuntamenti preferiti del cliente. L’esempio di A Fuego Negro di San Sebastian

I profondi cambiamenti che hanno interessato il mondo dell'alta cucina in Spagna, a cominciare dalle acrobazie del genio creativo di Ferran Adrià, non si sono limitati a stravolgere i concetti e le forme della gastronomia. Dal mondo della ristorazione è partito un fenomeno di rinnovamento che ha condizionato in modo sensibile e irreversibile anche quello della cockteleria e dei tapas bar. Parlando di questi ultimi, il rinnovamento si muove verso due direzioni parallele e complementari. Da un lato troviamo una serie di locali che pur mantenendosi fedeli al rito delle tapas tradizionali e locali (il pulpo a feira in Galizia, il pintxo d'antxoa a Donostia, un semplice pa amb tomaquet in Catalunya) non si limita più a servire alla barra (bancone) questi grandi classici realizzati con prodotti comuni, ma sceglie oggi solo i migliori ingredienti, selezionando varietà e produttori di pregio: i migliori frutti di mare della costa atlantica (percebes, berberechos…), i salumi d'eccellenza (pata negra de bellota, morcilla, chorizo) pani e formaggi artigianali. Dall'altro, ha preso piede un nuovo genere di locali molto moderni e minimalisti che hanno sconvolto e destrutturato i grandi classici, inventando nuove forme e abbinamenti, che non disdegnano influssi di contaminazione con ingredienti esotici, spesso d'origine giapponese o asiatica, e che attingono a piene mani dalle tecniche e textures sperimentate nel mondo dell'alta cucina.

Un gusto per occhi e palato

Piccoli gioielli che seducono l'occhio prima ancora del palato, magari abbinati a vini importanti. Il rito delle tapas, va ricordato, rappresenta per gli spagnoli un momento di socializzazione irrinunciabile che fa del bar un punto d'incontro fondamentale, il pretesto per bere con amici e colleghi di lavoro un bicchiere di bollicine (Cava), un sidro, un buon vino o un bicchiere di birra (caña). Non si tratta quindi di un'alternativa al pasto, che si consuma comodamente seduti a tavola (a la mesa), ma di un suo preludio.

L'essenza del meglio

Se dovessimo eleggere, tra tutti, il locale che esprime meglio di ogni altro lo spirito e l'essenza di questa nuova ola di tapas bar sicuramente A Fuego Negro di San Sebastian rappresenta la punta di diamante della movida minimalista culinaria spagnola. Il segreto del successo di questo formidabile quartetto di giovanissimi, con esperienze che spaziano dall'alta cucina, al teatro, all'organizzazione di concerti e dj set, è dovuto alla somma di molti spunti creativi e di abilità artistiche. A cominciare dal locale, decisamente minimalista: una via di mezzo tra una galleria d'arte, una taverna del nuovo millennio e un disco-pub. La linea dei pintox (le tapas basche) è davvero esuberante e vanta in alcuni casi la supervisione di Elena Arzak, le 3 stelle Michelin amica dei gestori e frequentatrice assidua di Fuego Negro. Estro ed eccellenza dunque, ma prezzi assolutamente da record, per tutte le tasche, pur utilizzando prodotti d'altissima qualità come il foie gras o i frutti di mare. Le tapas partono da 1 euro, i txupitos da 1,30. Non mancano ricche combinazioni a partire dagli 11 euro.

Tra cucina e arte

Come se non bastasse i “Fantastici Quattro” si cimentano anche nella produzione di libri originalissimi, come il volume di ricette a fumetti che ha ottenuto nel 2009 il Premio Gourmand World Cookbook Award come libro di cucina più innovativo al mondo e il recente “Pintxatu”, un cd di black & indipendent music (reggae, calypso, rap) molto vicino alle atmosfere di Manu Chao dove i vari brani della compilation, realizzati da artisti di varie parti del mondo, sono abbinati ciascuno ad una ricetta, in un mix di ritmo e sapori davvero incredibile. Creazioni che si abbinano a txupitos, aperitivi e cocteles altrettanto originali… Insomma, A Fuego Negro rappresenta un esempio più unico che raro di eccellente sincretismo artistico-culinario, accessibile e alla portata di tutti i tipi di cliente, anche se molto orientato alle nuove generazioni, che lo affollano fino a tarda notte.

Valorizza ogni birra con un servizio curato

Formazione –

Data di scadenza, temperatura di mantenimento e spillatura, scelta del bicchiere più adatto. Rispettando questi elementi, la bevanda esprime al meglio le proprie caratteristiche di gusto

Per un corretto servizio della birra occorre tener presente tre aspetti fondamentali: data di scadenza, temperatura di mantenimento e spillatura, scelta del bicchiere. In questo modo si può essere sicuri di proporre una birra valorizzata in tutti i suoi aspetti.
Per le birre pastorizzate in bottiglia, basta verificare la data di scadenza riportata su etichetta o tappo, data che, quasi per tutte, è di diversi mesi dopo l'imbottigliamento. Per la birra alla spina il controllo della scadenza del fusto è operazione più facile e basta attenersi a una periodica manutenzione dell'impianto, con relativo lavaggio dei condotti per evitare ossidazioni. Per le birre artigianali in bottiglia non pastorizzate (crude) la data di scadenza non supera di solito i tre mesi, per cui è necessario curare il periodo di rotazione del prodotto. 
Le birre pastorizzate in bottiglia si possono conservare senza troppi problemi. L'importante è tenerle in un ambiente a temperatura costante, possibilmente al buio, come una cantina. Le birre “crude” sono invece più sensibili a luce e calore per cui bisogna curare più attentamente il luogo di conservazione. Problema che non esiste per la birra da spillare contenuta in fusti d'acciaio, per i quali bisogna solo evitare l'esposizione diretta al sole. Facile da mantenere con l'impianto di spillatura già regolato, la temperatura di servizio delle bottiglie varia invece a seconda della tipologia: più bassa per pils e lager (3-4 °C) più alta per doppio malto e d'abbazia (8-10 °C), bottiglie da tenere in armadi frigo a temperatura differerenziata.
 
Il requisito della schiuma
Non è per caso che per ogni tipologia di birra esistano bicchieri di forma e formato particolari. Accanto a modelli storici (pinte inglesi, boccali bavaresi), non mancano forme recenti e innovative studiate per valorizzare le caratteristiche organolettiche delle varie birre come la gamma Accademia realizzata da Bormioli Rocco Professional.
Il principale requisito riguarda il rispetto della formazione della schiuma. Per esempio, per le pils che formano un abbondante cappello di schiuma, indispensabile per ritardare l'ossidazione della birra a contatto con l'aria, sono necessari bicchieri slanciati o calici a tulipano con bordo a chiudere per “contenere” la schiuma. Per doppio malto e d'abbazia caratterizzate da profili aromatici intensi, meglio impiegare calici a bocca larga, coppe o baloon. Dall'intenso gusto di lievito, le birre di frumento possono essere servite anche nei tumbler.   

Come pulire i bicchieri
I bicchieri possono essere lavati anche in lavastoviglie, ma rigorosamente senza brillantante che fa “scivolare” la schiuma della birra. Vanno asciugati con uno strofinaccio pulito in cotone o fatti sgocciolare su una grata in modo che restino arieggiati; mai su una spugna per evitare l'odore di muffa. Sgrassati, puliti e asciutti, i bicchieri vanno tenuti lontano da fonti di calore o di fumi. Prima di versare la birra, vanno risciacquati con acqua fresca corrente. 

Creare atmosfere con le tessere

Ambienti –

Si chiama Mosaico Digitale la tecnica messa a punto dall’azienda Pepe&Con che permette di riprodurre qualunque immagine in ogni dimensione. Il risultato sono pareti, pavimenti o soffitti di grande impatto scenico. Facili da applicare e con costi contenuti

Pareti, soffitti o pavimenti trasformati in gigantesche scenografie per catturare gli sguardi e rendere un ambiente inconfondibile: è l'effetto reso possibile da Mosaico Digitale, tecnica messa a punto dall'azienda pugliese Pepe&Con (dalle iniziali dei fondatori, Salvatore Pepe e Mario Coniglio). «Si tratta di un'evoluzione tecnologica del mosaico tradizionale - spiega Salvatore Pepe -, che permette di decorare qualunque tipo di superficie, sia interna sia esterna, applicando una qualsiasi immagine nelle dimensioni desiderate. L'unico limite è quello della fantasia». Il procedimento parte dall'acquisizione dell'immagine da realizzare, che un software apposito scompone nel numero di tessere necessarie per creare la superficie voluta. Quindi l'immagine viene scomposta e pigmentata all'interno di ogni tessera. «Le tessere - spiega Pepe - possono essere di qualsiasi dimensione, a partire da 2x2 cm, e possono anche essere irregolari. Possono essere rese più rigide o più morbide e arricchite con elementi esterni come Swarovski, chicchi di caffè o qualunque altro materiale».

Veloci e facili da posare

Al vantaggio dell'estrema personalizzazione, Mosaico Digitale aggiunge quello della facilità di posa: «Il procedimento - spiega Pepe - è identico a quello della posa delle piastrelle. Noi forniamo la superficie richiesta con l'immagine scomposta in tessere che misurano 25x25 cm, accompagnate da uno schema di montaggio. Per l'applicazione si usano i collanti classici per edilizia. Il fatto che non occorrano opere murarie fa sì che una parete possa essere applicata in una giornata di lavoro. E la leggerezza del materiale - appena 1,2 kg per metro quadrato - ne consente l'applicazione anche su controsoffittatura in cartongesso». I costi sono tutt'altro che proibitivi: 100 euro al metro quadrato per parati con tessere tutte uguali, 150 euro per tessere di forme irregolari. «Di norma - afferma Pepe - consegniamo entro 10 giorni dall'ordine». A conti fatti, presa la decisione di investire e scelta l'immagine, in due settimane si può dare al locale un look nuovo.

Pareti sonore e radianti

A partire da Mosaico Digitale, Pepe&Con ha di recente messo a punto due nuove applicazioni: Mosaico Sonoro e Mosaico Radiante. «Il primo - spiega Pepe - risponde alla necessità di occultare con un'immagine elegante diffusori sonori e casse stereo. All'ultimo Made Expo abbiamo realizzato con Campari l'opera sonora “L'ora del Campari”: una parete con una vecchia immagine di Depero che riproduceva la celebre musica di Fernando Crivel».
Mosaico Radiante invece permette di nascondere il termoarredo con un pannello in resina che riscalda l'ambiente attraverso il principio dell'irradiamento. «Il prossimo passo - anticipa Pepe - sarà la realizzazione di superfici modulari con un mosaico a tre dimensioni».

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