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Trattoria di strada, tutto esaurito

formule ristorazione –

L’osteria per camionisti e il ristorante a bordo autostrada per manager in tour non sentono crisi.Ecco perchè.

Guidare, viaggiare, macinare chilometri chiusi in un’auto o in un camion, ma a un certo punto ci si deve pur fermare perché lo stomaco borbotta. E allora meglio farlo dove soddisfare il palato, il prezzo sia onesto e magari venga offerto qualche servizio aggiuntivo, come la possibilità di fermare il veicolo in un parcheggio adeguato senza l’obbligo di eccessive deviazioni lungo il percorso. È questo che accomuna due guide ai ristoranti lontani anni luce dalla cucina fusion, molecolare, dalle tendenze più o meno passeggere e a loro volta nate fuori dai tradizionali circuiti editoriali delle guide per gourmet. Si tratta di Fuoricasello, pubblicata dall’Enoteca Longo di Gallarate (Va), portata al successo dai fratelli Giovanni, Osvaldo e Paola, e delle Trattorie del camionista edita dalla Domus, nota soprattutto per pubblicare Quattroruote.
Soste di buongusto L’una e l’altra sono nate dall’idea di selezionare i locali che meglio rispondono alla domanda enorme alimentata dalla moltitudine di individui che si spostano per lavoro, in abito scuro piuttosto che con felpa, jeans o tuta. «Muovendoci parecchio noi stessi in lungo e in largo per le autostrade italiane alla ricerca di specialità enogastronomiche - spiega Giovanni Longo - e non avendo una particolare predisposizione per i self service delle aree di servizio, ci siamo spesso avventurati fuori dai caselli alla ricerca di locali non anonimi ma neppure troppo lontani. Insomma, a non più di cinque minuti d’auto dall’uscita». Ecco, è questo uno degli elementi che distingue Fuoricasello, i cui indirizzi rappresentano soste di buongusto secondo i Longo, che per la distribuzione in libreria della guida hanno stretto un accordo con Gribaudo-Feltrinelli: «Luoghi dove assaporare un piatto diverso, in un ambiente non banale e servito in maniera non spersonalizzata, con gestioni che non cambiano continuamente. Cucina di qualità, rispettosa delle tradizioni e con stretti legami col territorio », precisa Giovanni che insiste sulla vicinanza ai caselli autostradali come discriminante. Quindi può capitare, frugando tra le pagine della pubblicazione, di notare in un panorama di prezzi medi di 20 euro per un pasto (Europa a Venticano, Avellino; La madia a Pompei, Napoli; Cascina fiorita a Grumello del Monte, Bergamo per fare qualche esempio), punte che si spingono a 65 (Il Rigoletto a Reggiolo, Reggio Emilia; Carletto a Bordighera, Imperia). «Abbiamo deciso di offrire un’opportunità, se possibile, ad ogni casello. Se poi lì vicino c’è un locale rispondente ai requisiti e per di più economico tanto meglio».
Bevande e servizio esclusi Un’avvertenza per i prezzi è d’obbligo: quelli che Fuoricasello indica sono per un primo e un secondo, oppure per un antipasto e un primo come generalmente capita di chiedere a chi viaggiando per lavoro deve dopo pranzo rialzarsi da tavola senza sentirsi appesantito. Coperto e servizio, bevande, caffè ed eventuale digestivo non sono compresi nell’indicazione di prezzo della guida; per cui dove si legge 15-20 euro c’è da mettere in conto che si possa arrivare facilmente a 30. E se a mezzogiorno l’incasso dei locali selezionati dai Longo equivale mediamente al 35% della giornata, quelli elencati nella guida alle trattorie del camionista suddividono abbastanza equamente il giro d’affari tra pranzo e cena per diversi motivi. Menu del territorio Innanzi tutto perché hanno una clientela molto più abituale che sceglie il luogo soprattutto per la cucina casalinga e per il prezzo contenuto, il che ne fa luoghi decisamente più affollati, talvolta rumorosi, ma che proprio su questa formula basano il loro successo commerciale. Qui, spesso, in cucina e in sala c’è qualcuno di famiglia e il servizio, talvolta spartano, è rapidissimo soprattutto a pranzo perché placato il brontolio della pancia c’è da risalire sul camion per andare chissà dove. Inoltre, di norma il menu è ristretto, pur variando di giorno in giorno secondo la stagione e restando parecchio legato al territorio, con preparazioni non troppo elaborate. Non c’è dunque da sorprendersi se, pensando appunto alle ricette casalinghe, Dalla padella alla brace, nei pressi del Grande raccordo anulare di Roma, offre la trippa alla romana, La chiusa di Dolcé (Vr), lungo la Statale 12 Valdadige, il bollito misto con pearà (salsa tipica a base di pane grattugiato, brodo di manzo e pepe), il Bar sport di Quattordio (Al), è rinomato per la pasta e fagioli, La Stazione di Collesalvetti (Li) per il cacciucco alla livornese e Le caselle, nei pressi dell’uscita San Savino (Ar) della A1, sforna in quantità pappardelle al cinghiale e bistecche alla fiorentina avendo nei pressi un allevamento«I locali più frequentati dagli autisti di mezzi pesanti lungo le statali o alle uscite autostradali hanno parcheggi immensi, dove ci possono stare anche più di 50 autotreni », spiega Antonio Massa che ha girato l’Italia per recensire i ristoranti per camionisti (sono 246 quelli segnalati dalla guida Domus). E aggiunge: «Molti di essi sono ben frequentati la sera perché disponendo di questi ampi parcheggi, e magari di un servizio docce a disposizione dei clienti, finiscono per diventare il luogo della sosta obbligatoria. Non potendo per legge, chi guida il camion, stare al volante per più di nove ore al giorno».
Banchetti per il week-end Va da sé che autisti e lavoratori in genere (addetti alla manutenzione delle strade, operai e agenti di commercio che non cercano locali di rappresentanza e si mescolano ai camionisti), sono attratti dalla fascia di prezzo che oscilla intorno ai 15 euro tutto compreso, talvolta anche di caffè e digestivo. Ecco perché chi gestisce questi locali deve lavorare sui numeri trasformandosi talvolta camaleonticamente nei fine settimana, quando i mezzi pesanti non viaggiano. Nel week-end c’è allora chi organizza cene a tema, banchetti e cerimonie per famiglie proponendo però ancora prezzi modici. Certamente impossibili da praticare usando tovagliati di pregio e sottopiatti, o cambiando le posate ad ogni portata. Anzi a volte, in tavola, c’è un solo bicchiere per acqua e vino. Ma chi s’accontenta gode. Contenimento dei costi Certo non è tutto oro quello che luccica. Pure i locali on the road, sulla strada, nonostante la rendita di posizione possono subire gli effetti della crisi. Non è un mistero che molti manager da una parte e tanti camionisti dall’altra abbiano risentito del rallentamento dell’economia. Non poche aziende hanno imposto ai manager tagli consistenti alle trasferte stabilendo limiti di spesa per alberghi e ristoranti. Allo stesso tempo la frenata produttiva e dei consumi ha ridotto il traffico pesante su strade e autostrade assestando un colpo tremendo alle vendite di camion in Europa e in Italia in particolare. Così, il boom di inizio millennio causato dall’euforia finanziaria e dalla liberalizzazione del trasporto merci su gomma (prima di questa ad ogni licenza doveva corrispondere un camion) è stato seguito da una brusca caduta della domanda. Nel 2002 si era giunti al culmine con quasi 27mila camion venduti in Italia e su questa cifra ci si è più o meno mantenuti fino al 2009, quando c’è stato un crollo a circa 13mila proprio per la gelata economica. Gelata chiaramente percepibile dalla rarefazione dei camion su strade e autostrade, certificata dalle statistiche rese note dalle concessionarie autostradali.
Rete ferma da trent’anni È probabile che come in precedenti periodi di crisi la ripresa venga segnalata prima che in ogni altro settore proprio da quello dell’autotrasporto che rialza la testa quando le industrie iniziano a ricostituire le scorte chiedendo più viaggi. Allo stesso tempo nuovi tratti autostradali, la cui costruzione è continuamente procrastinata, potrebbero fungere da toccasana per ristoranti ora sperduti nelle campagne o lungo vie poco trafficate. È già stato così per il territorio attraversato dal nuovo Passante di Mestre e dovrebbe essere così per la variante Bologna-Firenze e per la Brebemi (la direttissima Brescia-Bergamo- Milano) che si innesterà sulla Tangenziale Est Esterna di Milano, la cosiddetta Tem. Brebemi e Tem sono state progettate per ridurre il congestionamento sulla A4 Milano-Bergamo e sull’attuale Tangenziale Est. La rete autostradale italiana è sostanzialmente ferma da trent’anni e nuove tratte con nuove uscite significherebbero altro giro d’affari per i ristoranti nei dintorni, per manager o camionisti che siano. Sempre che l’economia riprenda fiato naturalmente.

Minima spesa massima resa

Accessori di Cucina –

Una nostra indagine tra i rivenditori di attrezzature fa emergere un vero boom di piccoli accessori. Quali i più richiesti? Li abbiamo identificati con l’aiuto dell’Alberghiera Medagliani di Milano.

Sotto la lente di ingrandimento, i supporti irrinunciabili per la preparazione dei piatti.

Ristorazione Collettiva luglio-agosto 2010

Archivio Cover Horeca –

il punto 9     Con la manovra finanziaria servizi per i cittadini a rischio? Nei comuni c’è allarme per i tagli prospettati dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti   notizie 10   Panorama 16   Business 18   Techno 20   Food & beverage strategie 22   Per Gnodi 15 anni di crescita Operando con tenacia, impegno e costanza l’azienda varesina ha ottenuto grandi successi. Grazie anche a una politica lungimirante che ha costantemente implementato la sua offerta di servizi alla clientela  24   I…

il punto


9     Con la manovra finanziaria servizi per i cittadini a rischio?


Nei comuni c'è allarme per i tagli prospettati dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti  


notizie


10   Panorama


16   Business


18   Techno


20   Food & beverage


strategie


22   Per Gnodi 15 anni di crescita


Operando con tenacia, impegno e costanza l'azienda varesina ha ottenuto grandi successi. Grazie anche a una politica lungimirante che ha costantemente implementato la sua offerta di servizi alla clientela 


24   Il circuito virtuoso della qualità


La cooperativa trentina Risto 3 opera da 30 anni


nel settore della ristorazione collettiva, con una visione


orientata all'eccellenza. E con la massima attenzione


ai diritti e al benessere delle persone  


26   Piccolo Lago, grandi progetti


Da un ristorante due stelle Michelin alla gestione di ristorazione d'albergo in Italia e di attività in Cina: queste le tappe di un lungo viaggio con cui Marco e Carlo Sacco hanno avviato nuove prospettive imprenditoriali. Che promette di mettere a segno ancora tanti colpi vincenti 


28   Così l'Esu di Padova “coccola” i suoi studenti


Serve oltre un milione di pasti all'anno, attraverso le quattro mense cittadine e le strutture convenzionate in varie province della regione. Per continuare a riscuotere l'apprezzamento


dei suoi utenti, Esu di Padova punta ad aggiornare e qualificare costantemente il servizio 


30   Sana 2010: riflettori puntati sul biologico fuori casa


L'attesa normativa riguardante la somministrazione di alimenti bio all'interno di ristoranti, bar e tavole calde rappresenta un'interessante opportunità per varie categorie di operatori professionali e suggerisce al Salone bolognese un tema centrale per l'edizione 2010, in programma dal 9 al 12 settembre 


focus


34   Forni e abbattitori


       Efficienza, semplicità d'uso, sostenibilità


Sono i tre principi che guidano l'attività di ricerca e sviluppo dei produttori di attrezzature per la cucina professionale. Che sono impegnati sul duplice versante di rendere più facile e produttivo il lavoro dei professionisti della ristorazione e, insieme, di limitare i consumi energetici, a vantaggio dell'impresa cliente e della collettività. Ecco le novità del mercato dei forni e degli abbattitori 


strategie


42   Obesità, conoscerla per prevenirla


Una ricerca effettuata nell'area milanese conferma che gli stili di vita e di consumo familiare hanno un peso determinante in questa problematica che riguarda sempre più bambini. Italiani e stranieri 


formule 


44   Formule differenziate identica qualità


Roberto Vicedomini affronta la crisi con un catering di livello e nuove proposte di ristorazione. Una visione imprenditoriale che punta a far valere efficaci sinergie fra le varie attività, garantendo


a tutte un livello qualitativo costante  


48   La “nuova” pizza è made in Usa


Sull'italianissimo format della pizzeria due locali newyorkesi, Kesté e Motorino, propongono formule innovative, raccogliendo la sfida coraggiosa di competere sulla qualità 


innovazioni 


52   Qualità e grandi numeri si incontrano al parco


Dodici grandi ristoranti, a pochi passi l'uno dall'altro e con prezzi che consentano a tutti di assaggiare le loro specialità. È la formula innovativa di Taste of Milano, che a settembre debutterà al Parco Sempione, anticipando quella che sarà probabilmente una delle strade praticate in occasione di Expo 2015 


spunti & appunti 


55   Soluzioni 


57   In agenda 


60   Leggi 


62   Da leggere, da guardare 


64   Abbiamo parlato di...


 

La gioielleria dei dolci

Formule di successo –

Ladurée, storico marchio parigino della pasticceria, ha aperto a Milano la sua prima insegna italiana. Una boutique di lusso da cui prendere spunto per sviluppare nuovo business

A guardare le vetrine con occhio distratto, potrebbe sembrare di passare davanti a una gioielleria. E l'impressione non è poi del tutto sbagliata. Perché dietro le insegne Ladurée, “figlie” sparse per il mondo della celebre pasticceria parigina famosa per i suoi macaron, si nascondono delle vere e proprie boutique (di lusso) del dolce. Capaci di creare, attorno a due gusci di pasta di mandorle ripieni di crema, un mondo di sensazioni e di profumi allo stesso tempo esclusivo ma alla portata di molti. Merito senza dubbio della bontà dei macaron, ma anche di tutto quello che il marchio ha saputo costruire attorno a questi dolcetti che - dopo aver conquistato Maria Antonietta, ultima regina di Francia - vantano ancora oggi schiere di estimatori, illustri e non. La prima insegna Ladurée in Italia è appena sbarcata nel cuore di Milano, in via Spadari (di fronte a Peck), per merito di Svetlana Voloshyna, imprenditrice russa da anni trapiantata sotto la madonnina. Due vetrine, come vuole il format pensato a Parigi e ormai diffuso nel mondo (è presente a Londra, in Svizzera, a Monaco e a Tokyo): una dedicata alle piramidi di macaron, simbolo della casa, e alle scatole regalo, l'altra al tema di stagione, che cambia ogni due mesi. «Creiamo vere e proprie collezioni - spiega la direttrice di Ladurée Milano, Clara Murano -, con confezioni e gusti di macaron studiati apposta. La particolarità è che sia le scatole regalo sia i macaron sono a edizione limitata: si va a esaurimento scorte. E chi non arriva in tempo, è costretto ad aspettare la prossima collezione». Un bel problema, specie per i non pochi habituée che hanno aggiunto alla dipendenza da macaron la “schiavitù” di diventare collezionisti di scatole regalo.

La cura del confezionamento

Per il debutto sulla scena milanese, il tema è quello della festa della mamma, celebrato con i macaron ai gusti menta-anice, mimosa e mughetto (il primo ad andare esaurito). «Un paio di volte l'anno - spiega Murano - le nuove collezioni sono realizzate in collaborazione con uno stilista di fama internazionale, come è avvenuto lo scorso Natale con Marni, in precedenza con Lobuten e per San Valentino con Yazbukey. Un modo per rafforzare quel concetto di esclusività e di unicità che caratterizza Ladurée». Le confezioni, infatti, sono curate almeno quanto il prodotto: una scelta che fa sì che le scatole regalo siano l'articolo più venduto insieme al sacchetto da sei macaron “prêt à manger” (venduti al prezzo di 8 euro).
«Anche se abbiamo aperto da poco - spiega Murano - abbiamo già un discreto numero di clienti abituali. Molti di loro sono uomini, che magari passano dentro all'intervallo del pranzo o usciti dall'ufficio per portare ai colleghi o a casa un piccolo regalo con cui sono certi di fare bella figura». Le tentazioni abbondano, sotto forma di scatole colorate di ogni tipo e misura, oltre a eleganti confezioni di infusi, cioccolatini, candele, fragranze ecc.
Per vincere il possibile imbarazzo di chi, entrando in un luogo dall'aspetto molto esclusivo, teme di non potersi permettere il lusso di una consumazione o di un regalo, una serie di piccoli cartelli ben visibili dichiarano con trasparenza i prezzi delle varie opzioni possibili, da pochi euro in su. La gentilezza del personale completa l'opera di mettere a proprio agio chiunque entri, anche solo per curiosare. Così, molti finiscono per “cadere in trappola” e scegliere i colori con cui riempire la propria scatola di macaron. Uscendo da Ladurée con un sacchetto stile boutique di moda che contribuisce a diffondere la conoscenza del marchio.

Pasticcerie, fare affari con il catering

Gestione –

La domanda di servizi di ricevimento ha segnato un notevole aumento. Pur senza effettuare onerosi investimenti iniziali, un locale con laboratorio può attrezzarsi per rispondere a questa richiesta. Vediamo come con i suggerimenti di un esperto

La richiesta di servizi di catering e banqueting negli ultimi anni è cresciuta, determinando il moltiplicarsi di società specializzate e l'accendersi dell'interesse per questo settore anche da parte di ristoranti, bar e pasticcerie.
Qui prenderemo in considerazione come questa offerta possa essere percorsa in pasticceria, facilitata dal rapporto di fiducia e fedeltà che in genere caratterizza il legame con la clientela.
Per affrontare quest'attività in modo continuativo è necessario strutturarsi e affrontare una serie di costi fissi (attrezzature, laboratorio, personale specializzato, stoviglie e vasellame).

Inizio a costi contenuti
Se al contrario non si pensa di sviluppare un vero e proprio ramo d'impresa o non si è certi della continuità di vendita indispensabile per affrontare gli investimenti, è comunque possibile integrare la normale attività di pasticceria con quella di catering a costi contenuti.
Come, lo abbiamo verificato con Giacomo Pini, consulente e formatore nel settore della ristorazione, che spiega: «Una pasticceria può muovere i primi passi nel mondo del catering organizzando piccoli rinfreschi. Il vantaggio è che, a parte i costi vivi del lavoro di preparazione e delle materie prime, i costi fissi di questo servizio aggiuntivo sono comunque già assorbiti dalla normale gestione del negozio. L'importante è formulare un progetto di marketing: analizzare il mercato, individuare il target a cui rivolgersi, tenere in considerazione le proposte dei competitor per essere concorrenziali».
Fondatore di GP Studios, Giacomo Pini ha realizzato il dvd “Management
dei Pubblici Esercizi”, una serie di lezioni video per avere un approccio strategico alla gestione di un locale. Sono affrontati temi quali la stesura del business plan, indicazioni su come calcolare il food&beverage cost. E ancora come definire un sistema di monitoraggio e gestione degli acquisti e delle vendite eccetera.
Uno dei primi fattori di successo riguarda la capacità di raccogliere informazioni sui clienti, di cui è utile avere i riferimenti (nome e cognome, indirizzo, e-mail, data di nascita, telefono).
Questa pratica consente di creare un'anagrafica clienti cui inviare un paio di volte al mese (mai esagerare) via e-mail notizie su promozioni, nuovi prodotti, eventi e informazioni legate al servizio catering, con relativi menu e corredo fotografico, possibilità di chiedere preventivi on line, filmati ecc.

Pack che identifica
Aggiunge Pini: «Una buona comunicazione determina almeno la metà del successo di un locale e il web ha un notevole ruolo, a costi minimi. Ma si possono usare tanti altri tasti. Un esempio dalla Sicilia: una pasticceria ha iniziato a spedire ai clienti, per il compleanno, una fetta di torta. Il ritorno di notorietà è stato rapidissimo, l'investimento contenuto».
Ancora. I prodotti della pasticceria artigianale sono privi di marchio è perciò utile dare loro, con un packaging mirato, una precisa identità. Per ogni pasticceria è fondamentale perciò studiare un packaging che identifichi prodotto e produttore, un'immagine che va sviluppata su confezioni, chiudipacco, tovagliolini, carta, vasellame di servizio e quant'altro. Basta una grafica ben studiata, dei caratteri leggibili, nomi e indirizzi ben indicati, meglio se con i riferimenti al sito Internet.
«All'inizio - sottolinea Pini - bisogna farsi conoscere, ma il vantaggio della pasticceria è nel fatto che il servizio catering è un valore aggiunto offerto ai clienti, con la garanzia della qualità che già questi conoscono e apprezzano».
Quanto agli aspetti organizzativi, utili indicazioni vengono da Gianni Pina, esperto pasticcere, docente e presidente dell'Accademia Maestri Pasticceri Italiani.

Regole da condividere
«Chi prenota un servizio catering in pasticceria - spiega Pina - desidera qualcosa di slegato dalla successione delle portate di un pasto. Oggi è vincente la presentazione stile finger food, con una quota dolce che rappresenta spesso il 60%, il rimanente sono proposte salate. Il lavoro deve scorrere in parallelo rispetto a quello del negozio ed è bene puntare su prodotti collaudati, già presenti nella proposta del locale».
L'attrezzatura per il servizio, poi, può essere presa a noleggio anziché acquistata: una scelta che comporta, a fronte di un basso investimento iniziale, più alti costi variabili, da imputare nel conteggio al cliente.
È necessario dotarsi di tavoli, sedie, del necessario per la mise en place (tovagliame, vasellame, centritavola, alzate, ma anche ombrelloni, tensostrutture), nonché di sistemi di trasporto (furgoni refrigerati, contenitori termici) ed eventuale personale di supporto.
«Per una buona riuscita del servizio - conclude Giacomo Pini - è poi utile creare una “policy”: un manuale che dà le linee guida per la buona organizzazione dell'evento e che tutti dovrebbero conoscere per far fronte a ogni situazione. Un documento utile specie quando si utilizza personale extra o non ancora ben formato».

Patto Scf-Siae per i diritti discografici

Musica d'ambiente –

Siglato un accordo storico per la gestione dell’attività di raccolta dei compensi dovuti da bar, discobar e discoteche per la diffusione di musica registrata nell’ambito di intrattenimenti, feste danzanti eccetera. Definite anche le tariffe per gli street bar

Scf, il Consorzio Fonografici che si occupa della raccolta dei diritti connessi alla registrazione fonografica (riconosciuti, tra gli altri, agli artisti interpreti esecutori sulle loro prestazioni artistiche e ai produttori di fonogrammi), continua nella propria opera diplomatica per la definizione di accordi con le associazioni di categoria. L'obiettivo è definire tariffe condivise che gli esercenti devono pagare sulla base dell'utilizzo che fanno della musica di ambiente nei loro locali.
Dopo l'accordo raggiunto con Fipe, di cui abbiamo già dato notizia (vedi Bargiornale marzo 2010, pagina 71), si aggiungono ora importanti novità. Innanzi tutto dal 30 giugno è finito il regime di sconti sulle tariffe concordate con Fipe per il 2010 e per sanare gli eventuali arretrati.

Regolati i party danzanti
Altre novità riguardano poi le discoteche e i locali che offrono intrattenimento serale all'aperto, avvalendosi naturalmente della musica. Sergio Paolella, direttore commerciale di Scf, ci spiega: «Abbiamo ritenuto di affrontare anche l'ampio capitolo dei locali che non hanno l'autorizzazione per l'intrattenimento danzante, ma che comunque impiegano dj, e quindi la musica, come elemento principale di attrazione». Sono quegli esercizi che non hanno licenza di discoteca ma offrono un servizio simile e attingono al medesimo bacino di clientela, creando quindi una sorta di discriminazione: le discoteche infatti sono soggette a un rapporto con Siae in base al numero degli ingressi, questi locali serali, o tutte le strutture anche temporanee che d'estate organizzano feste all'aperto, erano finora sfuggite all'obbligo del pagamento dei diritti. «Ora - spiega Paolella - abbiamo definito un accordo con Siae, a cui demandiamo la raccolta della quota di diritti musicali spettanti a Scf nelle discoteche e nei locali serali. In cambio Siae ci ha dato il mandato per raccogliere negli esercizi i diritti fonografici spettanti alle aziende del settore che non fanno capo a Scf ma alla Afi, l'Associazione fonografici italiani».

Un esattore, due criteri
Quest'ultima, organismo che fa parte di Confindustria, aveva demandato a Siae la raccolta dei propri diritti, creando il rischio che il gestore di un pubblico esercizio si vedesse arrivare esattori diversi per la riscossione, uno da parte di Scf e uno da parte di Afi-Siae. Ora, con questa semplificazione, il referente sarà solo Siae. Nel 2010, tuttavia, Scf continuerà a riscuotere direttamente i compensi relativi ai diritti connessi spettanti a tutti i produttori discografici, inclusi quelli associati ad Afi, per la musica d'ambiente diffusa nei pubblici esercizi. Buona parte dell'impegno di Scf è stato rivolto a definire le tariffe insieme con le parti interessate, per non creare eccessivi contrasti con gli esercenti. «Abbiamo pensato agli aspetti pratici - spiega Paolella - evitando di ragionare su parametri impossibili da praticare. Per le discoteche, per esempio, abbiamo ragionato sul numero di serate organizzate nell'anno e sulla capienza, mentre per i locali serali abbiamo individuato come discriminante la dimensione in metri quadri».
Tariffe speciali sono poi state definite per i cosiddetti “street bar”, che a fronte di una superficie interna limitata svolgono invece la loro attività soprattutto in spazi esterni. Basterà per convincere tutti i gestori a effettuare i pagamenti? «Le discussioni ci saranno comunque - dice Paolella - ma le scelte maturate con le associazioni di categoria levano, a mio parere, molte frecce all'arco di chi non vuole pagare. Dal nostro canto ora iniziamo una campagna d'informazione che sarà soprattutto orientata ai locali serali, per spiegare agli esercenti il motivo delle nostre richieste. E poi pensiamo di sviluppare appieno i rapporti con Siae, che possono allargarsi in futuro anche ad altre tipologie di locali»

Notti burlone

Intrattenimento –

Il Burlesque, anche detto strip tease, attraversa un momento d’oro. Non succedeva dagli anni ’50. Alcuni locali italiani hanno costruito il loro successo su questo show. E a Bargiornale spiegano come

Dita Von Teese, con le sue evoluzioni in una grande coppa di Champagne, è stata la prima. I suoi ingredienti, in fondo semplici, hanno trasformato la fisionomia di molti spazi arricchendoli di un tocco di esotismo, di musica lounge e di ironiche rappresentazioni di strip tease. Stiamo parlando del Burlesque, un'antica formula di cabaret erotico e mai volgare, con tanto di maestro cerimoniere con cilindro e signorine in déshabillé. Una formula di spettacolo, che non dispiace anche ai benpensanti, sdoganata dall'Inghilterra all'Italia. A rendere famoso il Burlesque nel nostro Paese ci si è messo per primo il Summer Jamboree di Senigallia, grande festival estivo della musica e cultura americana anni '40 e '50. Poi è arrivata la consacrazione televisiva con l'esibizione di Dita Von Teese all'ultimo Festival di Sanremo. Per molti locali serali questa formula di show è diventata l'attività di intrattenimento principale, spesso affiancata da piccoli eventi di contorno come mercatini di abiti e lingerie vintage. Come succede al Micca Club di Roma, una delle “case” del Burlesque in Italia. Qui, addirittura, a questa forma surreale di strip sono dedicati alcuni workshop, con corsi intensivi per il pubblico, al termine dei quali le corsiste provano dal vivo le competenze acquisite. Un'attività raccolta sotto la sigla “Accademia dell'Arte Burlesque”.

Lezioni di strip tease all'Accademia del Micca Club

«Ogni anno - spiega Alessando Casella, direttore artistico del Micca Club - offriamo l'opportunità a dodici ragazze di diventare delle professioniste del Burlesque». E, finito il corso, fioccano le richieste non solo da parte di club che vogliono una “Burlesque night”, ma anche di ristoranti, aziende e fiere. Sono sufficienti 400 euro per mettere in scena una festa sul tema con due piccole rappresentazioni. Ne occorrono mille per un evento più importante, che ospiti anche artisti internazionali». Intorno al fenomeno sono nate agenzie specializzate come la Voodoo De Luxe di Virgil Riccomi, che, oltre a gestire in proprio serate burlesque a Milano (nella vecchia balera Apollo Dancing), si occupa di promuovere in tutta Italia i suoi spettacoli. I costi organizzativi viaggiano sulle stesse cifre. Con 500 euro si può dare al proprio spazio un tocco di esotismo burlesque. Meglio se con l'aggiunta di una live band. In questo caso, ovviamente, il cachet è più oneroso. Un impulso decisivo alla diffusione del Burlesque in Italia è arrivato dai gruppi della cosiddetta Cocktail Music. A cominciare dai gemelli romagnoli Montefiori Cocktail, maestri contemporanei del genere e famosi anche in Russia dove suonano alle feste di magnati dell'industria. Il duo romagnolo propone pacchetti Burlesque “tutto compreso”, con musica dal vivo e una spogliarellista. Le loro esibizioni si svolgono sia in discoteche classiche (come il Paradiso di Rimini), sia nei festival. Altra esperienza di successo è quella del Connie Douglas, locale milanese strutturato come l'abitazione di una diva hollywoodiana d'altri tempi. La location sembra fatta su misura per lo show. Gli interni sono ispirati allo stile modernista americano degli anni '50, quello teorizzato da creativi come Koenig e Soriano, con arredi realizzati basandosi su disegni e fotografie d'epoca. Un contesto ideale per proporre il Burlesque e che ha contruibuito al successo del locale. Lo scorso inverno gli spettacoli del Connie Douglas hanno registrato il tutto esaurito, spingendo gli organizzatori a raddoppiare l'appuntamento mensile.

Vecchi caffè, nuove attrazioni

Locali&istituzioni –

A Vienna la promozione turistica punta (anche) sul fascino e il life-style dei locali pubblici, storici e contemporanei. Con tour del gusto virtuali e reali

Vienna? Caffè (o, come si dice in Austria, Café), sedie di paglia e sacher torte. Vista da questo lato delle Alpi, è facile inquadrare la capitale austriaca dando fondo agli stereotipi: molto più difficile, invece, seguire la strada tracciata proprio a Vienna per attualizzare e rivitalizzare una tradizione antica come quella dei caffè, valorizzandoli agli occhi del viaggiatore. “Dio ci diede il tempo ma della fretta non ha parlato” è il lasciapassare con il quale a Vienna uomini d'affari, maniaci dello shopping, artisti e pensionati abbandonano le frenesie quotidiane per concedersi un'adeguata pausa caffè. Bere il caffè è il principale sport al coperto praticato dagli austriaci. Che si guardano bene dal trasformarlo in una macchietta pro turisti. Nella capitale austriaca, la scelta di puntare (anche) sulla tradizione del caffè per promuovere la città - avvalorata dalla ricca presenza di locali storici - è presa molto sul serio e incrocia storia, sociologia e tecnologia. I caffè viennesi sono luoghi capaci di custodire un patrimonio fatto di gusti raffinati ma anche di uno stile di vita unico: sono salotti pubblici, oasi urbane in cui i piaceri intellettuali e del palato si fondono, la fretta è bandita e nessuno viene mai allontanato dal suo tavolino. Il rito del caffè prevede che l'avventore sia seduto. Lo si accompagna a un bicchiere d'acqua, un dolce e alla lettura di un libro o di un quotidiano. I principali custodi della tradizione sono le torrefazioni, al cui bancone gli appassionati più “estremi” si riuniscono per degustare caffè appena tostati. Anche qui l'innovazione non manca: l'antico forno per torrefazione The Roast è diventato un posto trendy dove si può assistere alla tostatura e assaggiare poi il risultato. All'Alt Wien Kaffee il caffè viene tostato ogni giorno nel locale.

Protagonisti della promozione

L'ufficio del turismo di Vienna, Wien Tourismus, dà un grande risalto a bar e caffè, considerati uno degli elementi clou dell'offerta cittadina. Nel sito www.wien.info, infatti, tra le sezioni principali compare “Lifestyle e locali trendy”. E all'interno della sezione “Acquisti, mangiare, bere”. La sezione “Caffè” ha una visibilità di primo piano, con un elenco molto dettagliato in cui sono indicati i più importanti locali all'interno del Ring (il centro) e dei suoi dintorni, ma anche gli Internet caffè più innovativi e una dettagliata lista di locali con marchio ecologico. Non manca l'utilizzo delle piattaforme di comunicazione più alla moda, come il podcast, per far sapere ai turisti quanto è trendy girovagare nei café della città. Florian Holzer, giornalista esperto di gastronomia, conduce in un piccolo viaggio di poco meno di 3 minuti nel modo del caffè viennese, tra torrefazioni, storici negozi di porcellane, bar vecchi e nuovi, sia con un video che con un audio formato Mp3 da scaricare sul proprio podcast. Un tour che può essere preso come esempio da replicare anche alle nostre latitudini.

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