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Più birra fuori casa

Mercati –

Sono circa 30 milioni gli italiani che si dichiarano consumatori della bevanda. In crescita quelli che la bevono tutti i giorni

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ottobre 2010 / pdf / Numero pagine: 2 / Lingua: italiano / di Rodolfo Guarnieri

Più birra fuori casa

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ottobre 2010 / pdf / Numero pagine: 2 / Lingua: italiano / di Rodolfo Guarnieri

Inventarsi un futuro bio

Attività –

La scelta del biologico non deve essere a tutti i costi esclusiva. Ma può diventare un’opzione parallela alla proposta convenzionale. Scenari e modelli da cui prendere spunto

Parlare di biologico al bar potrebbe suonare in tempo di crisi quasi come una provocazione. Se è vero che il settore si è conquistato ormai una solida reputazione nel largo consumo, il fuori casa rimane ancora un “oggetto del desiderio”. Sebbene non manchino buoni modelli e che, soprattutto sul fronte industriale, si registri una certa vivacità nel creare linee di prodotto dedicate ai pubblici esercizi, la risposta dei bar è stata debole. Nettamente migliore, invece, la “reazione” dei consumatori, come confermano i numeri dell'Osservatorio Sana-Gpf presentati all'ultima edizione del salone bolognese del naturale (www.sana.it): gli italiani, anche se schiacciati dalla congiuntura, sembrano non rinunciare al buon cibo e a un rapporto sano e socializzante con l'alimentazione. È un dato di fatto, come risulta dal report, che nella popolazione stia crescendo la conoscenza e il rapporto con il biologico, tanto che circa un quarto ha dichiarato di consumare “molto o abbastanza spesso” prodotti bio. Non solo. Si sta diffondendo sempre più anche la convinzione che un'alimentazione “organica” porterebbe a un miglioramento della salute: un punto chiave che trova d'accordo ben un italiano su due. Ma la cosa più importante è che oggi il biologico incrocia e intercetta tutti i più attuali stili di vita in campo alimentare. Basti pensare alla tendenza a consumare prodotti di stagione o di sicura origine. O, ancora, prodotti funzionali, eco solidali o tipici. L'83% degli italiani cerca questo tipo di prodotti con un incremento, segnalano i ricercatori dell'Osservatorio, di quasi il 9% rispetto alla rilevazione del 2009. Così come si registra quasi un 30% di persone che consumano alimenti con valenze di fortificazione, arricchimento, protezione (es. fermenti lattici vivi, vitamine, fibre, oligolementi ecc.).


I nuovi pionieri del settore

Fatta questa premessa, sarebbe naturale attendersi sul territorio un'offerta di punti o esercizi specializzati in alimenti biologici anche nel fuori casa. In realtà, l'offerta è molto limitata. A parte qualche coraggioso tentativo di creare catene di caffetterie specializzate (ne abbiamo parlato su Bargionale di marzo 2010, “Biocatene ai nastri di partenza”), il mercato sta ancora a guardare. Tuttavia, non mancano coraggiosi pionieri. Come Alce Nero (www.alcenero.it) che ha creato un nuovo concept, battezzato “Cibo Cucina Caffè Bio” che coniuga negozio e locale di ritrovo con un'ampia offerta di menu per colazioni, pranzi, aperitivi e cene (gli arredi sono firmati da Costa Group). Un inedito mix tra vendita e somministrazione che ha esordito lo scorso mese a Cesena e che presto farà il suo debutto anche a Bologna. «Si tratta di una formula unica e originale - sottolinea Lucio Cavazzoni, presidente di Alce Nero - su cui abbiamo investito tutto il nostro know -how di specialisti del biologico. I due nuovi locali in Emilia Romagna, con una superficie di 300 mq, sono le teste di ponte per uno sviluppo su larga scala attraverso contratti di affiliazione». Uno sviluppo che verrà portato avanti anche con format più piccoli (a partire da 50-60 mq) e che, in prima battuta, investirà i grandi centri metropolitani. «Schieriamo un lay out suddiviso per mondi merceologici dove vendita e somministrazione sono integrati fra loro senza soluzione di continuità - spiega Cavazzoni - e dove il consumatore ha a disposizione una ricca gamma di prodotti: buoni, puliti, sani e pieni di gusto». L'ibridazione tra canali del concept di Alce Nero è certamente un'idea brillante, in quanto offre al consumatore la libertà di muoversi all'interno di mondi contigui, migrando, ad esempio, dai cinque caffè monovarietali proposti dal bar al confezionato e all'ortofrutta fresca. Incroci magici che possono essere declinati non solo per canale, ma anche trasversalmente per merceologie. «Nella logica di una multifunzionalità sempre più spinta la progressiva “contaminazione” tra biologico e convenzionale può rappresentare una direzione di lavoro importante per gli imprenditori più innovativi e sensibili ai nuovi trend alimentari - sottolinea Rosa Maria Bertino di Bio Bank (www.biobank.it) -. I bar si sono inseriti per ultimi all'interno della filiera del biologico, molto dopo rispetto ai ristoranti e agli agriturismi che hanno un legame diretto con la terra e gli agricoltori, quindi con l'origine delle materie prime. Ciò che oggi semmai avvantaggia i bar è il fatto di poter disporre sul mercato di un ampio ventaglio di prodotti, dalle miscele ai succhi di frutta, che richiedono solo di essere integrati nel menu e comunicati correttamente».

La strada mix, da Eataly a Ikea

L'integrazione del biologico all'interno di assortimenti convenzionali è già stata sperimentata con successo da grandi brand. Prendiamo il caso di Eataly (www.eataly.it), modello originale di mercato multifunzionale in cui i prodotti della tradizione agroalimentare italiana non si comprano solo, ma si consumano e si studiano (recentemente Eataly è sbarcato a New York, creando un department store di lusso con arredi firmati da Costa Group). Nei pdv Eataly accanto alle eccellenze del nostro “made in Italy” convivono anche prodotti biologici certificati. Perfettamente integrati a formare un unicum con il meglio della nostra enogastronomia. Altro modello di integrazione è offerto dai ristoranti Ikea (www.ikea.com/it). Qui la proposta food si declina in menu convenzionali (cucina svedese e nazionale) e biologici che tra l'altro sono oggetto di un accurato progetto di comunicazione nutrizionale fruibile su Internet e nei pdv. Tanto accurato che si può tranquillamente affermare come Ikea in questi ultimi anni sia diventata uno dei “portabandiera” del bio in Italia. «La scelta del biologico risale al 2003 - spiega Dino Maldera, food manager di Ikea Italia - ed è coerente con la mission di una catena che da sempre si contraddistingue per l'elevata attenzione agli aspetti ambientali ed etici della propria attività. Ai nostri clienti diamo comunque la possibilità di scegliere tra bio e convenzionale, senza penalizzazioni sul fronte economico. Un'offerta che si riverbera anche al bar con bevande, tè, pane e salumi di origine certificata». Un bar che volesse emulare i grandi brand citati e battere la strada dell'integrazione da dove dovrebbe partire? Risponde Roberto Pinton di Federbio (www.federbio.it): «Dall'analisi dei clienti, tenendo conto che il consumatore bio ha un'età media di 46 anni, un reddito medio-alto e un elevato livello di scolarizzazione. Un target dove le donne sono prevalenti. Ebbene fatto questo screening, il primo passo potrebbe essere quello di proporre caffè e orzo biologico, insieme a barrette e gallette di riso. Uno step superiore è rappresentato da piatti ad alto contenuto dietetico-salutistico che integrano prodotti bio (es. caprese, macedonie). Secondo il nostro osservatorio risulta che sono sempre più numerosi i locali che hanno già fatto una scelta in questa direzione: è infatti in aumento presso i grossisti la domanda di prodotti biologici confezionati».

Pause di gusto (e non solo)

Nuove formule –

Sala da tè, bar, emporio, american bakery, location per eventi e galleria. Questa l’anima camaleontica di Ricreazione a Torino

Ricreazione nasce nel dicembre 2008 e diventa in breve punto di riferimento per chi abita o lavora in centro o per chi si aggira per le vie dello shopping e vuole concedersi una pausa di ristoro, di ¿sollievo fisico e spirituale¿ come si legge sui flyer. Siamo a Torino, in via Buozzi 3, in una piazzetta pedonalizzata. Il locale è bar caffetteria, sala da tè, ma anche negozio. Delle due vetrine su strada, una è dedicata all'esposizione di fiori, candele, complementi d'arredo, profumi e bigiotteria.
«Abbiamo creato un ambiente dove materiali e volumi sono mobili. Mi è capitato di spostare i tavolini del bar dove adesso c'è il negozio, in occasioni di presentazioni o eventi - spiega Giorgia Porta, 32 anni, titolare, che si occupa della gestione della caffetteria, del personale e del negozio -. Anche se nello stesso locale restano due diverse attività commerciali e seguire entrambe è molto impegnativo».
Ma come è nato questo concept? «Io e mia madre - racconta Porta - abbiamo parlato per dieci anni di un posto così, che a Torino mancava. Appena ne abbiamo avuto la possibilità lo abbiamo aperto. Volevamo dare alla città un posto dove rilassarsi, il nome che abbiamo scelto la dice lunga. E tutto - dall'arredamento ai quadri, dai piatti ai prodotti in vendita - è studiato per stuzzicare i sensi: la vista, con le esposizioni di design e di arte, il gusto, con piatti elaborati con ingredienti freschi e di stagione, il tatto, con la possibilità di sfogliare libri. E infine l'udito, grazie alla selezione musicale scelta dallo staff scelto accuratamente da Porta. Sono otto, tutti giovani, quattro di origine brasiliana.
«Questo lavoro lo devi amare - spiega- è molto faticoso passare la giornata a realizzare i desideri altrui, farli stare bene. Bisogna essere flessibili, fare anche i commessi all'occorrenza». Un obiettivo che la squadra di Ricreazione è riuscita a perseguire al meglio.

Il rito della colazione

Le occasioni di consumo sono diverse. Si parte dalla colazione e si prosegue fino all'aperitivo. Di mattina è possibile gustare, oltre alla tradizionale caffetteria italiana, anche caffè lungo americano. I clienti possono farsi servire o riempire da sé una tazza, grazie ai thermos in acciaio posizionati a fianco del banco bar, particolarmente basso per eliminare le barriere. Ai tavoli sono presenti le marmellate, il miele, il burro di arachidi a cui si aggiungono le brioche e i dolci americani: muffin, cookies, brownies e poi la frutta fresca, lo yogurt e le torte.
«È stato difficile trovare i prodotti giusti - spiega la titolare -. Alla fine ho trovato un'azienda di Pistoia, ¿Dolci americani¿ e con loro, a breve, apriremo un laboratorio a Torino». In testa ai gusti dei clienti ci sono cheesecake, cookies e double chocolate cake a cui si aggiungono la torta di carote, di mele, il pane alle banane. Le torte si possono gustare anche accompagnate da una tazza di tè (ce ne sono 40 specialità). A pranzo, invece, si possono gustare i panini, preparati con diversi tipi di pane (alla zucca, al farro, alla segale o alle noci), le insalatone e i piatti freddi. Nel menu si trovano anche piatti caldi: un primo e due secondi, di carne e di pesce, ogni giorno. Mentre l'aperitivo si caratterizza per un ampio buffet, servito anche al tavolo. Altra particolarità di Ricreazione è il brunch domenicale, in cui sono proposti i piatti della tradizione italiana, freddi e caldi, e i dolci americani.
Libri, cd, candele, profumi, fiori di stoffa, un po' di bigiotteria, anche questo è Ricreazione. Il negozio pesa per un terzo sul fatturato totale. Le referenze ruotano velocemente, a parte i fiori che rimangono una costante. I prodotti sono scelti dalla proprietaria insieme alla mamma, visitando le fiere. Sugli scaffali c'è anche una selezione di acque minerali: la norvegese Voss, l'inglese Tau, l'ossigenata Ogo, resa celebre da Madonna. All'attività commerciale si affiancano gli eventi, come le presentazioni di libri. Le aziende possono, poi, affittare l'area negozio, di circa 40 metri quadrati, come ha fatto la milanese My Style con le sue borse oppure sfruttare le stesse pareti del locale a mo' di galleria, così come è accaduto con le librerie da collezione dei torinesi Ma-Bo.

Piatti sani fai da te

Nuove formule –

Si definisce “Fast food del benessere” e propone una serie di piatti pronti e insalate da guarnire a piacere: da Insalate Italiane ogni cliente “paga quanto mangia”

La qualità è garantita, la quantità si paga: è l'idea forte che sta alla base del nuovo locale milanese Insalate Italiane, che si definisce un “fast food del benessere”. Un luogo pensato per offrire alla clientela degli uffici circostanti (siamo in via Vittor Pisani, non lontano dalla Stazione Centrale) la possibilità di un pasto leggero, basato in larga misura su verdura e frutta, a un prezzo contenuto. La particolarità sta però nel modo in cui si determina il prezzo da pagare: ogni cliente, infatti, decide autonomamente cosa e quanto mettere nel proprio piatto. Una volta servito, si mette il proprio piatto sulla bilancia, un po' come si fa al supermercato quando si compra la frutta o la verdura sfusa. Il conto è stabilito in funzione del peso.
«Insalate Italiane - spiega Giuseppe Maione, ideatore del format - nasce dall'unione di tre concetti: quello di fast food, e quindi di servizio veloce self service; quello di benessere, che significa offrire prodotti salutistici di qualità; il tutto unito da un prezzo competitivo. Il pranzo rappresenta l'80% del nostro fatturato: facciamo una media di cento coperti al giorno facendo ruotare i tavoli 2,5 volte; lo scontrino medio si aggira sugli 8,50 euro». I due caposaldi del menu del mezzogiorno sono le insalate e i piatti pronti, cui si affiancano tramezzini ai cereali, panini integrali, frutta fresca e macedonia. L'insalata, di varie tipologie, è proposta in buste monodose sigillate da 80, 100 o 100 grammi. «Una scelta - spiega Maione - voluta per ragioni di praticità e igiene. Le insalate ci vengono fornite già lavate e imbustate da Dimmidisì, uno dei fornitori con cui abbiamo stretto un accordo di partnership. Ogni cliente può condirla come vuole, aggiungendo i tanti arricchitori che mettiamo a disposizione. In tutto, offriamo oltre seimila possibili combinazioni».

Piatti pronti venduti a peso

Se il prezzo delle insalate è prestabilito (varia in funzione del numero di arricchitori richiesto; con due ingredienti oltre all'insalata il prezzo è di 5,50 euro), per i piatti pronti vale la regola del “pago quanto pesa”.
«Proponiamo ogni giorno sei piatti tra caldi e freddi: paste, insalate di riso, cous cous e altro ancora, a cui nella stagione fredda aggiungiamo le zuppe. Ogni cliente prende la quantità desiderata e paga a peso». Il servizio viene fatto dagli operatori dietro il banco: «Inizialmente eravamo partiti con il libero servizio, ma per ragioni di praticità e igiene abbiamo poi scelto di far fare i piatti ai nostri addetti. Ognuno di loro serve una quantità standard, un paio di mestoli, e prima di aggiungere il terzo chiede al cliente se la quantità è sufficiente o meno». Non manca l'offerta di vino, anch'essa self service: «Abbiamo predisposto una card da ritirare alla cassa e usare per scegliere il calice desiderato da un'erogatrice automatica che propone con otto etichette in mescita - spiega Maione -. Dato che ogni bottiglia dura un mese, riusciamo a proporre per la mescita anche etichette di un certo pregio».

Nuove insegne a Milano e in altre città
Insalate Italiane di via Vittor Pisani nasce come punto pilota: «Ci siamo dati sei mesi per testare il format sul campo e apportare le dovute modifiche a layout, servizio ecc. - spiega Maione -. Il passo successivo, il prossimo anno, sarà quello di sviluppare la catena. Il primo nostro obiettivo è di aprire altri tre punti vendita in gestione diretta a Milano; dopodiché guarderemo ad altre città, a partire dal Nord. Ci focalizzeremo su strade di grande passaggio, ma vorremmo essere presenti anche all'interno delle stazioni e dei centri commerciali».
Sul fronte interno, le direttrici di sviluppo individuate per incrementare il business anche al di là del pranzo sono molteplici: «Per il mezzogiorno - spiega - stiamo stabilendo una serie di convenzioni con le aziende dei dintorni. In più, pensiamo a sviluppare il servizio di catering e il delivery. E di sfruttare il fatto di avere un locale su due piani per organizzare feste ed eventi per le varie aziende».

Una bancarella come bancone

Progetti –

Lafrù è un locale polifunzionale ispirato allo spettacolo dei colori del mercato di San Miguel a Madrid. Tutto ruota attorno all’offerta di frutta e verdura, valorizzata e trasformata in esperienza divertente

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/wp-content/uploads/sites/4/2014/10/061_63_polidesign.pdf” target=”_blank”>Una bancarella come bancone
ottobre 2010 / pdf / Numero pagine: 3 / Lingua: italiano / di Andrea Mongilardi

Sensorium, come degustare i vini al buio

Idee –

A Fié allo Sciliar (Bolzano), un originale spazio propone assaggi di vini bianchi e rossi nella totale oscurità. Un’esperienza che si può organizzare anche in un locale

Varie ricerche affermano che il 70% circa dell'apprendimento umano passa attaverso l'utilizzo della vista. Venendo a mancare, gli altri sensi come udito, tatto, olfatto e gusto suppliscono aumentando le rispettive capacità. Come ben sanno i nonvedenti. Partendo da questa considerazione, due appassionati di vino come Jörg Linke e  Florian Deroubaix hanno messo a punto un metodo per degustare i vini al buio. L'iniziativa è stata rilanciata dai fratelli Rainer e Irene Delago che, nella città natale di Fié allo Sciliar (Bolzano) ai piedi dell'Alpe di Siusi, hanno di recente inaugurato Sensorium, un originale spazio degustazione.
Con il contributo dalla Camera di Commercio di Bolzano, i seminari sono organizzati in sede su prenotazione per gruppi compresi fra 6 e 10 persone (vari livelli, dai neofiti ai sommelier) ma, a richiesta, possono essere itineranti. Durano due ore circa, per un costo da 50 a 95 euro procapite a seconda dei vini. Attraverso un corridoio a gomiti, gli aspiranti assaggiatori vengono condotti in una sala schermata dalla luce, tenendo una mano sulla spalla di chi li precede come in un celebre quadro di Bruegel il Vecchio. Telefonini e orologi vengono lasciati in un armadietto per evitare la pur minima fosforescenza di quadranti e display. Una volta seduti intorno a un tavolo, personale cieco fa circolare una serie di vassoi dai bordi alti con le bottiglie dei vini da esaminare, insieme a una di acqua e a un bicchiere per sciacquare la bocca tra un assaggio e l'altro. Per “tarare” il naso, vengono fatti circolare all'inizio alcuni cibi conosciuti (pane, frutta). Quindi è la volta dell'assaggio, seguito da valutazioni personali orali. E non mancano le sorprese, anche per esperti sommelier, mettendo a confronto le sensazioni provate al buio con quelle memorizzate con l'aiuto della vista.

Pay tv: reato trasmettere nei locali con abbonamenti “privati”

Sentenze –

La Terza sezione penale della Corte di Cassazione condanna l’uso delle cosiddette smart card domestiche nei pubblici esercizi. Per chi contravviene si configura un illecito ai sensi della legge sul diritto d’autore

La sentenza è di quelle destinate a lasciare il segno. L'ha emessa la Terza sezione penale della Corte di Cassazione lo scorso maggio (n. 20142/2010), stabilendo che è reato perseguibile penalmente la diffusione in un bar di trasmissioni di una pay-tv utilizzando una smart card domestica anziché un abbonamento specifico per i locali pubblici. Chi contravviene rischia di dover pagare una severa sanzione. La sentenza si riferisce nello specifico a un'infrazione rilevata nel febbraio del 2001 e riguarda una trasmissione di Telepiù, in seguito assorbita da Sky. Si tratta di un precedente giurisprudenziale importante, come sottolineano dal quartier generale italiano del gruppo di proprietà di Rupert Murdoch: «Ci dà infatti ragione su una questione basilare e cioè la tutela del diritto d'autore. Punisce la trasmissione o diffusione in pubblico mediante la decodifica di un programma criptato riservato a un circuito familiare».
Il discorso vale anche per abbonamenti non Sky, come quelli di Mediaset Premium o di altre emittenti che trasmettono programmi criptati.

Ispezioni a tappeto

D'ora in avanti i gestori dovranno quindi fare più attenzione a quanto diffondono nei loro locali. Anche perché le ispezioni vengono condotte davvero a tappeto. Il personale incaricato dell'attività ispettiva si attiva per individuare i locali sospetti, per poi effettuare i controlli al momento dell'evento. Le partite di calcio sono i programmi su cui si concentra gran parte dell'attenzione. Tornando all'esempio di Sky, il controllo è reso più semplice dalla sovrimpressione, per le trasmissioni in abbonamento per pubblici esercizi, di un logo che ricorda un bicchiere stilizzato. «Il personale di controllo - spiegano da Sky - ha anche gli strumenti tecnologici per stabilire quale tipo di smart card viene usata e chi sia il titolare. Questo consente quindi di procedere contro il titolare della carta».
Il presidio sul territorio è una forma di tutela anche nei confronti degli esercenti onesti, dal momento che assicura ai gestori dei pubblici esercizi che la visione dei contenuti criptati avvenga in condizioni di concorrenza leale.

Pianetahotel settembre-ottobre 2010

Archivio Copertine Horeca –

8 cover storyOPPORTUNITÀ GOLFIl turismo legato al golf muove ogni anno 25 milioni di persone, generando un giro d’affari che si attesta sui 50 miliardi di euro nella sola Europa. Una torta di cui l’Italia intercetta solo una minima parte. Facciamo il punto su potenzialità e criticità dell’offerta tricolore, alberghi compresi. front office    16    La formula dell’albergo diffuso conquista nuovi                 territori    26     Camere di design a prezzi democratici. L’idea Motel               …




8 cover story
OPPORTUNITÀ GOLF
Il turismo legato al golf muove ogni anno 25 milioni di persone, generando un giro d'affari che si attesta sui 50 miliardi di euro nella sola Europa. Una torta di cui l'Italia intercetta solo una minima parte. Facciamo il punto su potenzialità e criticità dell'offerta tricolore, alberghi compresi.
front office
    16    La formula dell'albergo diffuso conquista nuovi
                territori
    26     Camere di design a prezzi democratici. L'idea Motel
                One
    32     ritratto Jeff Diskin, senior vice president. global
                 customer mktg di Hilton
    34    Una ricerca premia Best Western
    36     Nuova vita al Central Park di Roma con le insegne di
                  Marriott
    38     News. Worldhotels, Torriani Hotels
design&contract
    40     The Dylan Amsterdam, un caso di scuola nel genere
              boutique hotel
    47    Progetto Hotelle, l'albergo per lei ideato nel corso  
              di Hotel Experience Design
    50    Lusso o low budget, tutto su misura. La filosofia di
                 Interna Group
    56    Lamm, arte e scienza dell'ergonomia applicata alle
                sedute
    58    News. Porte Ndd Ninz Digital Decor e la maniglia Iq
                Carré di Jado by Jatec
    60    News. Bertolotto Porte e il basamento ultraleggero
                 Ypsilon 4 di Pedrali
    62     impronte Gian Luca Perissinotto, co-fondatore del 
                  laboratorio creativo Imago Design
food&beverage
     96    Celebrity chef, alle opportunità si affiancano anche
                  rischi e problemi gestionali. Esperienze e modelli
    102    Menu italiano in formato esportazione, per i
                   ristoranti Filini di Radisson Blu
    106    Rassegna di confetture, anche in versione light, 
                   per la prima colazione
    108    News. Sirman, Lui L'Espresso, Effedue
     110    osservatorio Gianfranco Toso, Menù
    112    News. Surgital, Tre Marie (Sammontana),
                  Granarolo e Nestlé
back office
    116    La tecnologia per l'ospitalità è di scena a Eire con
                 “Hotel Hi-tech Lab on tour”
    122    Orient Express Hotels: tutto sotto controllo grazie 
                   a Scrigno di Gp Dati
    126    Da fabbrica di fanali a struttura virtuosa. Il Brianza
                   Palace di Monza
    132    L'illuminazione su misura di Elcom
    134    GMT, soluzioni di nuova generazione per totem e
                   tv professionali
    136     ecohotel L'Hotel Metropol è una struttura “solare”
    138    News. Oikos Fragrances, Copyr, Soft Care Solutions
    140     agenda
    142    Anticipazioni su Hotel 2010 a Bolzano




Il sole splende sull’happy pub

Locali –

La musica, i drink alla frutta e l’allegria del popolo di Jamaica hanno ispirato una catena in franchising che conta su quindici locali a tema in Italia, più uno in Lussemburgo. Nuove aperture in programma

Palme, spiagge, simpatia, tanta musica e gioia di vivere, per tanti un concentrato ideale di pace, amore e libertà. Sono queste le caratteristiche principali di Jamaica, grande isola al centro del Mar dei Caraibi, dove l’estate dura tutto l’anno. A riportare in Italia uno scampolo di questa realtà è stato un gruppo di amici che nel 1997 ha dato vita al primo Jamaica Happy Pub in provincia di Brescia. L’originalità della proposta, insieme all’allestimento del locale e all’offerta drink&food, ne ha decretato un tale successo che, a partire dal 1999, il locale ha fatto da modello per una catena di locali in tema con la formula dell’affiliazione commerciale (franchising).
«Il format a cui si ispira il Jamaica Happy Pub è essenzialmente un cocktail bar - precisa Franco Toscano, responsabile sviluppo del progetto - in cui tutto è stato reinventato, testato e reso replicabile per ogni nostro affiliato. Il nostro obiettivo è far passare ai clienti del locale una serata divertente e molto speciale. Tanto che, molti dei nostri affiliati, sono stati prima clienti di un Jamaica Happy Pub».
A oggi, sono una quindicina i locali in attività. In Italia: Alessandria, Villanova di Castenaso (Bo), Cazzago San Martino (Bs), Bollengo (To), Parma, Piacenza, Pianezza (To), Treviglio (Bg), Varese Masnago, Verona, Vicenza; in apertura Cagliari, Aprilia (Lt), Ascoli Satriano (Fg) e Sanfrè (Cn). Oltre a un locale già attivo a Lussemburgo (2007), lo sviluppo all’estero prevede aperture in Francia, Romania, Cipro, Slovenia, Spagna, Germania.

Una formula che piace sempre
L’arredamento è quello molto informale tipico dei locali da spiaggia caraibici come i chiringuito, con tavoli e sedute ricavate da materiali di fortuna come assi e casse di legno, debitamente recuperati e verniciati in colori accesi (rosso, ma anche giallo, verde e nero come quelli della bandiera jamaicana). Non mancano angoli particolari con tanto di copertura in paglia e bamboo, giochi d’acqua, scialuppe, tavole da surf e vere piante tropicali come le palme.
Sul lungo bancone di servizio trovano spazio le numerose vaschette della frutta fresca esotica già pulita e tagliata in attesa di essere composta nei ricchi cocktail tropicali, i veri protagonisti della proposta Jamaica Happy Pub (80% del fatturato). «Per coppie e gruppi di amici - interviene Andrea Ferrari che con Andrea Simoncelli gestisce il Jamaica di Verona - proponiamo il jammin pot, un vero e proprio rito che impiega una pentola in terracotta (da mezzo litro a tre litri) in cui serviamo i nostri cocktail tropicali mangiaebevi, ricchi di frutta fresca in pezzi, a richiesta corretti con rum (7 euro a persona). Vanno servite in mezzo al tavolo da cui, tramite lunghe cannucce, ogni convitato aspira la propria razione». In alternativa i cocktail possono essere serviti nel big bamboo, sorta di grande calumet in terracotta da cui una coppia può aspirare il contenuto (50 cl circa) come cioccolata calda o cocktail di frutta, più o meno alcolici (10 euro). Particolarmente spettacolare è poi il cocktail narançito, composto da un’arancia tagliata a metà posta su un tumbler, scavata, quindi riempita di triple sec che va fiammeggiato (4 euro). Per gli amanti degli alcolici possono essere serviti stecche di 3 chupito (4 euro) riempiti di rum diversamente aromatizzati: cioccolato, miele, peperoncino, cannella, aloe, fico d’india, cannabis (ma sono solo erbe varie). Particolarmente ricca l’offerta food con piatti di nachos con formaggio, pomodori, jalapeños e formaggio fuso (7 euro), insalate mix di frutta esotica (10 euro), ragga chili con tortillas ripiene di chili con carne e formaggio (7 euro). Tra le caratteristiche del Jamaica Happy Pub, c’è infine la disponibilità di vari prodotti a marchio come la gamma di rum Hijo de Puta (invecchiati e aromatizzati), l’energy drink in lattina 25 cl e le polpe concentrate di frutta nelle speed bottle. Ultima, ma non certo per importanza, la colonna sonora. In ogni locale è prevista una postazione dj più un palco per gli spettacoli live. Musica jamaicana prima di tutto, dal reggae allo ska, ma non manca spazio per altri ritmi sudamericani.

Per aprire un Jamaica
L’originalità del format Jamaica Happy Pub permette di selezionare location anche al di fuori dei centri commerciali, permettendo così all’affiliato di non dover affrontare per forza affitti gravosi. Queste le caratteristiche principali richieste per l’apertura: una superficie di 250-350 mq su livello unico fronte strada, ampia possibilità di parcheggio, lontananza da centri residenziali preferibilmente su grandi strade ad alta percorrenza, locale commerciale con licenza per somministrazione di alcolici.
Per l’apertura di un nuovo locale, l’affiliato deve prevedere un investimento di circa 130mila euro, con un costo di 350 euro al mq, con un diritto d’entrata (fee) di 20mila euro e il riconoscimento di una percentuale annua del 3% sugli incassi. Il contratto di affiliazione è di sei anni, estensibile ad altri sei. In cambio all’affiliato viene fornita l’esclusiva di zona, l’utilizzo del marchio, la formazione del personale, l’affiancamento di due addetti specializzati per il primo mese di apertura.
Grazie all’esperienza maturata nel settore dalla società franchisor, l’affiliato può aspettarsi di realizzare un fatturato medio annuo a partire da 250mila euro (i locali più frequentati arrivano già a 400mila euro), con un margine operativo lordo del 20-25%.

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