Home Blog Pagina 963

Ti aspettiamo al Vinitaly per una sfida olfattiva, tutta da provare

La degustazione è per pochi? Il nostro gioco è per tutti.

Bargiornale e Ristoranti. Imprese del Gusto ti invitano a partecipare alla Caccia agli aromi, un originale gioco ad alta intensità sensoriale che ti permetterà di sperimentare e valutare la tua abilità olfattiva.
La degustazione è per pochi? Il nostro gioco è per tutti.
Dieci semplici mosse, un contesto informale,  una sfida intrigante e scientifica* che ti permette di mettere alla prova la tua abilità nel riconoscere gli aromi degli spumanti
Metodo Classico.
Sfida i tuoi sensi e vieni a giocare con noi.
Potrai ritirare l'ultimo numero delle nostre riviste
e se il "tuo naso" te la dice giusta,
assicurarti un anno di informazione in omaggio.
Ti aspettiamo Stand Gruppo 24 ORE
Galleria Castelvecchio, Tra PAD 2 e PAD3
da giovedì 7 alunedì 11 aprile
ore 10,00-17,00
 * Il gioco degli Aromi è organizzato in collaborazione con gli esperti di analisi sensoriale del Centro Studi Assaggiatori, la più avanzata unità di analisi sensoriale in Italia.

La ristorazione della Penisola è sempre meno Made in Italy

Pubblici esercizi –

Le imprese del settore guidate da un titolare di origine straniera sono oltre 38.000, il 12,1% del totale

Oltre un’impresa della ristorazione su 10 è guidata da un titolare di origine straniera. È quanto evidenzia un’analisi dell’Ufficio Studi della Fipe su dati delle Camere di commercio, secondo cui sono oltre 38.000 gli imprenditori non italiani che operano nei servizi di bar e ristorazione, un numero in crescita negli ultimi anni e pari al 12,1% del totale delle aziende del settore. Il fenomeno ovviamente riguarda l’intero tessuto economico nazionale: una recente analisi della Fondazione Leone Moressa ha quantificato in 628.221 gli imprenditori stranieri attivi in Italia, tra l’altro in aumento di 29mila unità nel corso del 2010. Tra il 2006 e il 2010 la quota di imprenditori stranieri sul totale è cresciuta di oltre un punto, passando dal 5,1% al 6,5%. La presenza di imprenditoria straniera si concentra per oltre il 50% nelle costruzioni e nel commercio, ma i servizi di ristorazione rappresentano comunque una buona opportunità per gli immigrati che intendono avviare un’impresa nel nostro Paese.

In aumento il canale bar
Le imprese straniere sono presenti soprattutto nelle tradizionali attività di ristorazione: il 13,8% dei ristoranti della Penisola (23.000 unità) non è Made in Italy. Il canale bar rappresenta un format di più recente scoperta da parte degli imprenditori stranieri ma in ottima espansione (15.000 aziende, pari al 10,2% delle imprese attive nel canale). In effetti, rileva la ricerca Fipe, è soltanto negli ultimi anni che gli stranieri, soprattutto cinesi, hanno deciso di aprire bar nelle maggiori città del centro-nord. Resta modesto invece il ruolo degli stranieri nel segmento della ristorazione collettiva e del catering (264 imprese, il 7,8% del totale nazionale) soprattutto per via della maggiore complessità organizzativa e operativa di mercati. La formula societaria scelta dai titolari stranieri nella maggioranza dei casi è quella delle società di persone (oltre 18.000 aziende), seguita dalle ditte individuali (14.800) e dalle società di capitali (circa 4.700). La preferenza degli imprenditori stranieri per le imprese organizzate in forma di società di capitali e società di persone è forte anche nel canale bar, in controtendenza con quanto si registra tra l’imprenditoria di origine italiana.

Lombardia prima nella ristorazione straniera
Per quanto riguarda la ristorazione vera e propria, queste aziende si concentrano prevalentemente in sei regioni: Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e Toscana. In particolare la Lombardia, con un’incidenza del 22,7%, dieci punti al di sopra della media nazionale, è la prima regione italiana per densità di imprese straniere nelle attività di ristorazione. Subito dopo ci sono Friuli Venezia Giulia (20%), Emilia Romagna (17,2%) e Lazio (14,9%), mentre il fanalino di coda è rappresentato dalla Campania con una quota di appena il 5,8%. L’incidenza dell’imprenditoria straniera nel canale bar è assai importante in Friuli Venezia Giulia (15,4%), Veneto (15,2%), Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna (entrambe 14,6%). Il ruolo dell’imprenditoria straniera è marginale nel settore mensa e ristorazione ma raggiunge comunque picchi del 33,3% in Valle d’Aosta e del 23,4% in Friuli.

Sentito, visto, capito e messo in pratica

Bar University –

I partecipanti alla giornata di formazione itinerante di Bar University, tornati al lavoro di tutti i giorni nel loro locale, raccontano come hanno cambiato il loro approccio dopo il corso: più attenzione ai costi, un nuovo approccio con i dipendenti, menu più attraenti

C'è chi ha ripensato la drink list inserendo nuovi cocktail di tendenza, chi ha ridefinito gli standard, chi ha deciso di scrutare più a fondo i conti di gestione e chi ha scelto di modificare l'approccio verso i propri collaboratori. Dal dialogo con i frequentatori dell'ultima edizione di Bar University on tour, la giornata di formazione itinerante che ha toccato varie città d'Italia, emerge come abbiano tutti velocemente capitalizzato le informazioni, le tendenze e gli spunti emersi nella giornata in aula.
Tra i tanti temi trattati (addirittura troppi, secondo alcuni) quelli che hanno riscosso l'interesse e l'apprezzamento maggiore sono stati gli argomenti legati al food e drink cost, alla gestione e motivazione dei collaboratori, alla trasformazione del menu in strumento di vendita e alla definizione e alla messa in pratica degli standard. Le sollecitazioni ricevute si sono tradotte subito in modifiche e miglioramenti nel modo di gestire il locale.

«Ho ripensato all'organizzazione del lavoro - spiega Angelika Ciriello, titolare del bar Liguori dal 1957 di Napoli -, ai tempi che impieghiamo e alle distanze che percorriamo. E ho subito introdotto miglioramenti su una serie di processi, a partire dalla preparazione dei cornetti al mattino».

«Valorizzando l'esposizione delle brioche dopo le 11 - afferma Massimiliano Bollettini, titolare dell'omonimo bar di Alba Adriatica - anziché lasciarle nell'espositore, sono riuscito a venderle anche fuori dall'orario della colazione».

«Abbiamo deciso di cavalcare la tendenza a fare cocktail con la frutta fresca e con le erbe - dice Rosanna Ferrara, titolare del Wasabi Cafè di Foggia -: così ho coinvolto un erborista per realizzare una nuova proposta di drink analcolici a base di frutta e di spezie e di centrifugati arricchiti con antiossidanti e vitamine».

Confronti vincenti

Accanto all'apprezzamento per i contenuti, quello che è emerso in gran parte dei partecipanti è una sempre maggiore consapevolezza dell'importanza del confronto tra colleghi e della necessità di capire come si muovono gli altri locali.
«Spesso sottovalutiamo l'importanza del confronto - sostiene Giacomo Silvestris, titolare delle Biciclette a Milano -. E invece girare e andare a vedere cosa fanno gli altri è fondamentale per cogliere nuove idee e cercare di fare proprie».
«Occorrerebbe moltiplicare le occasioni di scambio tra colleghi - gli fa eco Assunta Campajola, gestore del Gran Caffè la Caffettiera di Roma - e imparare a scambiarci pareri ed esperienze in maniera serena. Il confronto, così come gli esempi di quello che fanno i locali di successo presentati nel corso, sono utili sia per avere conferme di essere sulla strada giusta sia per farsi venire dei dubbi o delle idee».
Il giro del mondo virtuale dei locali di successo proposto all'interno dei corsi di Bar University, insomma, sembra aver offerto ottimi spunti.

Trucchi del mestiere

Così come hanno colto nel segno alcuni dei suggerimenti pratici ribaditi dal direttore di Bar University Oscar Cavallera: «Quello che vedete voi tutti i giorni - spiega - è un locale che non esiste. Il vero locale è quello che hanno di fronte i vostri clienti. Per capire realmente cosa non funziona o dove migliorare, dovete mollare il banco nel momento di massimo afflusso, uscire, farvi un giro e rientrare dieci minuti dopo. Così vedrete il locale come lo vedono i clienti».

Il mondo dei cocktail secondo Aibes

Negroni - foto Di Antonella Bozzini per Bargiornale Cocktail Pro
Bargiornale Cocktail Pro - foto di Antonella Bozzini
Tendenze –

Challenge on Ice è un’occasione per fare il punto su tanti temi, dalla formazione al ruolo delle barlady

Challenge on Ice è una delle gare di cocktail più longeve del panorama italiano. All’Hotel Royal e Golf di Courmayeur siamo stati spettatori della quindicesima edizione vinta per la cronaca da Gianni Marcon e Paolo Stoppa. Dietro questa sfida, unica nel suo genere perché coinvolge solo i vertici (37 tra fiduciari e consiglieri regionali) dell’Associazione barmen e sostenitori, c’è lo zampino di Danilo Bellucci, il presidente dei soci sostenitori. Non potevamo farci sfuggire l’occasione per un confronto con alcuni dei protagonisti. Zaino, taccuino, shaker e sci in spalla siamo arrivati subito sulla pista di gara.

Sfida sul e col ghiaccio
Vista la cornice e il nome del concorso, che può tradursi sia in “sfida sul ghiaccio” sia in “sfida col ghiaccio”, siamo partiti dal tema principale.
La premessa è la seguente: negli ultimi tempi sono state consumate quantità industriali di ghiaccio secco per creare drink fumanti, dal Giappone si sono diffuse in Europa e negli Stati Uniti le tecniche dell’hard shake e la moda delle palle di ghiaccio (ice ball carving). Più in generale, si sta conducendo una grande ricerca su temperature, grado di limpidezza, diluizione ecc. È solo fumo o c’è dell’arrosto? Angelo Borrillo, vicepresidente Aibes, è disincantato: «Ben venga la sperimentazione, ma basterebbe usare il buon senso. Nove bar su dieci non usano il depuratore e senza un buon depuratore non si può ottenere ghiaccio cristallino. E poi si fa ancora troppa confusione sui termini di base. C’è ancora chi pensa che il ghiaccio pilé e quello spezzettato siano la stessa cosa. So che se preparo un Caipirinha con ghiaccio spezzettato, come ho visto fare a Rio de Janeiro, la miscela cambia da così a così».

Un elemento sul quale meditare

Sull’argomento interviene anche il presidente Giorgio Fadda: «Sono assolutamente favorevole alla ricerca. E il ghiaccio è uno degli elementi più interessanti su cui lavorare. L’utilizzo che fanno a Londra di grandi blocchi di ghiaccio per ricavare sfere e cubi per il tumbler, è un modo furbo (e antico) per evitare l’eccessiva diluizione dei miscelati». Un altro suggerimento interessante viene da Roberto Pellegrini, fiduciario del Veneto: «Se c’è spazio sufficiente per lo stoccaggio, consiglio di conservare bicchieri e distillati a basse temperature. È il modo più semplice per ottenere miscele fredde senza annacquarle. In 2-3 minuti, anche se è prodotto a bassissime temperature, il ghiaccio si scioglie».

Alternative chimiche

Altro tema “chimico” legato al cocktail è quello del molecolare. Moda passeggera per alcuni, ultima frontiera per altri. Paolo Stoppa, consigliere della Toscana, sta con i secondi: «Sono anni che faccio ricerca. Penso che troppi abbiano speculato. Non dobbiamo fare l’errore commesso da alcuni chef: non si può far pagare di più un cocktail semplicemente perché preparato con riduzioni di liquore, gelatine o arie. Quanto vuoi che incida una spuma al bitter o al Negroni sul costo fisso dei drink? Considero queste nuove tecniche un’attenzione, una coccola in più che diamo al cliente. Perché mettergliele in conto?». Considerazioni del genere vanno iscritte nel capitolo di chi, oltre ad essere stanco di propinare la solita zuppa, vuole dare un valore aggiunto alla propria offerta. Su questa lunghezza d’onda è sintonizzato Enrico Clores: «Per migliorare il livello del servizio è necessario scansare le ovvietà. Prendi gli abbinamenti. Che le fragole e lo Champagne vadano a braccetto è cosa stranota. Meglio quindi sorprendere il cliente con accostamenti inediti, con una mousse al baccalà o con una polentina fritta al momento. Curiamo l’ospite tenendo sempre in “casa” il suo sigaro o liquore preferito».
Tutte considerazioni da tenere presente e che possono trasformare il semplice barista in un barman. «Se non stiamo attenti - mette in guardia Dibi Condipodero, fiduciario della Lombardia - rischiamo di farci soffiare il posto da altri professionisti. Penso ai sommelier. Oggi i locali li cercano più dei barman perché dimostrano competenza, professionalità e una buona cultura del prodotto». L’affermazione è opinabile, ma il messaggio rimane e suona come un “rimbocchiamoci le maniche”.

La Sardegna nel bicchiere
Leandro Serra nella sua Sardegna punta a promuovere durante i corsi i cocktail del territorio, ovvero drink realizzati con prodotti tipici. «Amo partire da prodotti tipici. Realizzo liquori con elicriso, finocchietto, mirto. Ultimamente ho lavorato su un sour allo zafferano o un frozen a base di pompia, un agrume endemico della Sardegna».
Tra pezzi originali e scelte classiche
Proporre cocktail originali può essere un ottimo modo per costruire una carta originale e vincente. L’importante è farlo con criterio. Sergio Aiello, fiduciario della Calabria, si affida alla creatività dei suoi barman e nei suoi locali sostiene che ricette della casa come il Rosenthal (rum, crema di banana, Campari e Southern Comfort) vendano più dei classici. Altri fiduciari come il toscano Luca Picchi, autore del prezioso volume sulla storia del Negroni “Sulle tracce del conte” (edizioni Plan), insiste invece sul valore dei pezzi storici: «Martinez, Sazerac, Negroni sono miscele perfette. In cento e più anni di storia hanno dimostrato di essere inossidabili». Tanto che varrebbe la pena ripassarle ogni giorno.

Ristoranti – Imprese del Gusto aprile 2011

Archivio Copertine Horeca –

12 IDEE Le idee di progettisti e designer che “reinventano” i cibi. 13. I “Perché” di Martino Ragusa.14 AUTORI La riscoperta delle tradizioni gastronomiche, tra libri, mostre, eventi e ricettari.16 TIPICITÀ Galanga, limetta, noce moscata. Le spezie thailandesi e i loro usi, svelate in un libro. 18 ECOLOGIA Ridurre gli sprechi alimentari è una necessità economica ed etica. I ristoratori si dimostrano sensibili. 20 FORMAZIONE I principi manageria…

12 IDEE
Le idee di progettisti e designer che “reinventano” i cibi.
13. I “Perché” di Martino Ragusa.
14 AUTORI La riscoperta delle tradizioni gastronomiche, tra libri, mostre, eventi e ricettari.
16 TIPICITÀ Galanga, limetta, noce moscata. Le spezie thailandesi e i loro usi, svelate in un libro.
18 ECOLOGIA Ridurre gli sprechi alimentari è una necessità economica ed etica. I ristoratori si dimostrano sensibili.
20 FORMAZIONE I principi manageriali per una gestione di successo, nel manuale di Alma.
21 ACCESSORI Sifoni sempre pronti all’uso, grazie a un piccolo, geniale supporto.
ALCOLICI E BEVANDE
22 BEVERAGE Per una buona grappa serve una buona bottiglia. E Sandro Bottega inaugura una soffieria di vetri per i suoi distillati.
24 CAFFÈ Torna in aprile l”Espresso Day”. E, per diffonderne la cultura, arriva anche il vademecum dell’espresso perfetto.
VINO
68 MERCATO Torna il Vinitaly a Verona. I seminari, le degustazioni e gli eventi da non perdere.
69 CANTINE
20 piccoli produttori di Soave si coalizzano.
70. Nasce l’enoteca dedicata al Prosecco.
71.Friuli Via dei Sapori, sinergia nel territorio
.
Ristorazione
9 Il gastronauta Vige la norma che anche il pesce fresco sia abbattuto prima del servizio a -20°C. Ciò dà luogo a equivoci. Le riflessioni di Davide Paolini.
10 Biologico È lenta ma costante la crescita della ristorazione bio in Italia. Ma alcuni indicatori fanno pensare a un prossimo rapido sviluppo. Vediamo perché.
26 Asian food La cucina giapponese del Finger’s di Milano è ripensata con incursioni fra ingredienti mediterranei e brasiliani.
30 Trattoria Da Burde a Firenze ha messo la tradizione al passo con i tempi. E dialoga con i clienti online.
45 Dossier La distribuzione food e bevande alla ricerca dell’efficienza, tra consumi in calo, declinazioni del servizio e ritardi nei pagamenti.
fare impresa
GESTIONE
33 TREND La giovane generazione dei ristoratori cinesi dice addio alla tradizione e riformula i locali con concept internazionali. Una svolta che fa pensare.
34 SALA Nella ricerca di camerieri meglio uomini o donne? Lasciando perdere i luoghi comuni vi sono alcuni fattori da prendere in considerazione.
36 MARKETING Fare del ristorante un brand forte è un’azione lunga, da perseguire con coerenza e fatta di promesse da mantenere.
38 CANTINA Birre crude sempre più attuali. Un breve manuale su come gestirle per aggiungere valore al menu.
AZIENDE E MERCATI
40 TERRITORIO Parte il progetto della Regione Veneto con Altamarca che tende a valorizzare le specificità del territorio, in una proposta di turismo complessivo.
41 TIPICITÀ Crescono le esportazioni dei salumi italiani, grazie soprattutto a Dop e Igp. Che piacciono di più anche nel mercato interno.
42 AZIENDE Electrolux e Ikea rinnovano l’accordo che prevede la fornitura e la manutenzione di strumenti per la cottura nei ristoranti dei negozi di arredamento. Che ogni anno preparano quasi 4 milioni di pasti.
Made in Italy
52 Uova Una risorsa che torna preziosa, tra recupero di tradizioni culinarie e contenimento dei costi.
56 Olio L’extravergine fa scuola e i top chef ne scoprono nuovi utilizzi.
58 Territorio Intervista con Attilio Scienza, che propone una nuova semplice classificazione: vini di mare, montagna, collina, pianura.
60 Mercato I rigidi disciplinari dei nostri grandi vini sono un ostacolo o una virtù. Ne parliamo con Giuseppe Martelli, Presidente Assoenologi.
62 Enologia Cantina Visconti, specialista del Lugana, che interpreta in cinque modi differenti.
64 Vini Spumanti “8 più”, è nato un nuovo marchio in Genagricola, dedicato alle bollicine moderne.
66 Vini La cantina salentina Paolo Leo è passata in pochi anni dallo sfuso all’autoctono di qualità. Per i ristoranti.
Strumenti
84 Cottura Le performance “nascoste” dei forni a microonde professionali, per preparare, cucinare e decorare. Con una panoramica dei modelli.
88 Piatti & accessori La galleria di novità per rinfrescare il look della tavola e valorizzare alcune portate.
Food&beverage
92 Riso Come preparare in anticipo risotti perfetti. Viene spiegato al Riso Gallo Rice Show.
94 Utili Fine pasto gradito al cliente, veloce e senza sprechi con Il Tartufo di Callipo.
94 Utili Con Petali di Frutta Perugina Nestlé reinventa il gelato.
drink list
VINO
73 IL VINO DEL MESE Coevo ‘07 Toscana Igt Cecchi, rosso che raccoglie il meglio per annate da Chianti e Maremma.
74 CRU Da piccole vigne, selezione di cinque vini dal carattere distintivo.
76 SPUMANTI Bollicine fuori dal consueto, emergenti per uvaggio, territorio, stile di cantina.
78 RIBOLLA Un bianco di tendenza, in tre differenti interpretazioni.
BIRRE
80 BIRRE Tre prodotti di territorio, ambrate, corpose e profumate.
SPIRITS
84 DIGESTIVI Freschi after dinner da proporre lisci o in preparazioni miscelate. O per arricchire insalate di frutta

Nei tempi morti lavora con i dolci

Attrezzature –

Piccole “soluzioni” per il dessert. Per incrementare il business grazie a dolci e golose proposte

Organizzare un'offerta dolce lungo tutto l'arco della giornata è possibile grazie
a un corredo di piccole attrezzature pensate per preparazioni espresso.

Somministrazione e take away distinte e separate

Layout –

La Caféoteque a Parigi, 50 mq per una caffetteria con somministrazione al banco al tavolo ed una zona take aaway.un modello di caffetteria

La Caféoteque a Parigi, 50 mq per una caffetteria con somministrazione al banco al tavolo ed una zona take aaway.un modello di caffetteria

Bargiornale aprile 2011

Archivio copertine Horeca –

LOCALIcase history 14    Handmade Café, Perugia. Tutto fatto in casa22    Kineo, Milano. A tu per tu con Giuseppe Scalise, tra i          leader della movida milanese 28    Bottega del cioccolato, Firenze. L’arte di vendere (bene)         praline & Co di Andrea Bianchini34    Dandy club, Mantova. Nasce la disco Champagned…

LOCALI
case history
14    Handmade Café, Perugia. Tutto fatto in casa
22    Kineo, Milano. A tu per tu con Giuseppe Scalise, tra i
         leader della movida milanese
28    Bottega del cioccolato, Firenze. L’arte di vendere (bene)
         praline & Co di Andrea Bianchini
34    Dandy club, Mantova. Nasce la disco Champagne
dal mondo
40    Pastelería Viena in Spagna. Una vetrina per i rossi Rioja
46    Contemporary cocktails. A New York e Miami c’è la super task force della mixology
tendenze&progetti
52    Torte monumentali. Sette guru analizzano questo
         business
tecnologia
58    Ecco le cantinette intelligenti al servizio della mescita
giochi&scommesse
66    Vincendo, Milano. Giochi nuovi, nuovi spazi
70  layout  
72   cliente misterioso  
74   protagonisti
norme&fisco
77  Prevenzione incendi, attenti alle ispezioni
79  Quando i controlli non violano la privacy
80  Lo zampino dei Comuni nei dehors
83  Prima di affittare, munitevi di autorizzazione
84 Cosa sapere per gestire bene il bar
gestione
86 Come scegliere un franchisor su misura e ridurre il rischio
      d’impresa
88  Un marchio per chi offre cibi vegani
90  In vetrina l’espresso certificato
92  Accordo quadro di Scf anche con Confesercenti
94   Immagine cosmopolita con i dj giusti
96  Vini al calice: come calcolare il prezzo
osservatorio
  98  Nasce l’Associazione degli imprenditori stranieri
102  Passato e futuro di olio e vino
104  Le rilevazioni Nielsen sul segmento grappa
food&drink
prodotti
108 Ventidue distillati d’uva (grappe e acqueviti) per 
         ventidue ricette di cocktail inediti. Ma anche
         protagonisti, concorsi e ricettari capaci di esaltare la
        grappa in miscelazione
118 Oli, aceti, dressing e salse. Vi presentiamo un carrello
        dei condimenti completo, per esaltare insalate e altre
         preparazioni
122 drink da raccontare      
124  birra&co 
126   l’angolo del caffè   
128   vini al bar   
130   letti al bar
top management
132   Per il bar Leonardo Bagnoli, ad di Sammontana, punta
          su innovazione e formazione
136  Intervista a José Aidar Neto, nuovo ad di Diageo Italia
         che, al rallentamento dei consumi, risponde con
         prodotti trasversali
zoom
140 Fermi i consumi domestici, in rialzo quelli fuori casa.
        Italia ed Europa a confronto
aziende
142  Tempo di Vinitaly a Verona. In anteprima le etichette da
         scoprire in fiera
148  Ercom allarga il portafoglio dei prodotti Eraclea con un
         gelato cremoso di facile e rapida realizzazione
150 Montana Alimentari, panini a tutta forza
154 San Geminiano Italia punta a rafforzare i prodotti a
        marchio
155 giù il cappello        
156 agenda
158 annunci
158indirizzi

idee luminose per gli affari

Luci –

Il progetto per l’illuminazione di un locale è un aspetto chiave per creare un’atmosfera in grado di restare impressa nella memoria. I consigli dell’esperto

L'illuminazione in un locale pubblico contribuisce almeno per il 50-60% a creare l'atmosfera giusta e a imprimere un ricordo nel visitatore. Ben più di quanto facciano molti elementi della progettazione architettonica, come i pavimenti, per i quali però si stanzia molto più denaro, in fase di progetto, rispetto all'impostazione delle luci. È questa l'opinione di Matteo Fiore, architetto e lighting designer, docente ai corsi di New Entertainment Design organizzati a Milano dal consorzio Poli.Design del Politecnico (www.polidesign.net). Proprio a Fiore abbiamo chiesto come si affronta il problema dell'illuminazione in un locale.
«È sbagliato - risponde - ragionare per compartimenti stagni e pensare a soluzioni diverse per ogni area del locale. Non dobbiamo impostare un'illuminazione specifica per il banco bar, distinta da quella della sala o del dehors. Certo, il banco va illuminato bene nel punto dove lavorano i bartender, ma nell'ambito di un unico progetto, il cui primo obiettivo è basarsi su colori, materiali e volumi esistenti per creare uno scenario capace di colpire e restare impresso nella memoria». Spesso si tratta di individuare un elemento, un segno che caratterizzi il locale e lo faccia ricordare al suo pubblico. Per riuscirci, il lighting designer ha davanti a sé diversi approcci.
Un primo metodo è quello di ricorrere a pochi fasci luminosi puntati sugli elementi di attrazione del locale, lasciando il resto dell'ambiente in luce naturale o riflessa. «Si individua un elemento caratteristico - dice Fiore - e lo si evidenzia con una luce intensa, in modo da farlo diventare esso stesso una sorgente luminosa». Esempio: un ristorante milanese in cima a un grattacielo, tutto a vetrate che si affacciano sulla città. «Ci sono grandi tavoli rotondi e bianchi su cui ho puntato fasci sagomati che illuminano solo il profilo lasciando in ombra il resto - spiega Fiore -. L'effetto è una sala punteggiata da tanti cerchi luminosi che fluttuano nel buio, senza riflessi sui vetri per non impedire la visione di Milano illuminata di notte».
In altre situazioni è lo stesso elemento centrale del locale che diventa fonte di luce diretta: per esempio un banco bar rivestito di pannelli luminosi o di Led. Altra strategia ancora consiste nel valorizzare le pareti colorate, che diventano veri e propri sfondi da illuminare con una luce bianca uniforme. In questo modo si proietterà nel locale una luce che avrà il colore della parete. Per ottenere questo effetto si possono usare lampade a basso consumo, alogene o fluorescenti. «Attenzione a queste ultime - avverte Fiore - sono le più economiche ma emettono una luce troppo uniforme e fredda. Per renderle più scenografiche vanno “filtrate”, con paralumi o inserendole in gole ricavate nei soffitti e nelle pareti».

Traguardo pensionistico, cosa cambia

Previdenza –

Cambio di regime per le pensioni di anzianità: si allungano i tempi per lasciare il lavoro. Entrano in vigore le “finestre mobili” e le nuove quote minime per avere diritto alla pensione sono fissate a 96 per i lavoratori dipendenti e a 97 per gli autononi

Con l'arrivo del nuovo anno hanno fatto il loro ingresso alcune novità nel settore pensionistico.
Dal 1° gennaio sono infatti entrate in vigore alcune innovazioni introdotte negli ultimi anni, con il protocollo del welfare (la legge 247/2007) e con la manovra anticrisi del maggio scorso (decreto legge 78/2010).
Modifiche che renderanno il traguardo pensionistico più difficile da raggiungere, sia per i lavoratori dipendenti che per gli autonomi, e che riguardano, in particolare, il sistema di calcolo dei requisiti necessari per andare in pensione di anzianità insieme al nuovo meccanismo delle finestre di accesso.
È quest'ultima la novità più interessante che ha suscitato un forte clamore mediatico. La finestra utile ad andare in pensione è, infatti, diventata una sola, mobile e personalizzata: per i lavoratori dipendenti si aprirà al tredicesimo mese successivo a quello di maturazione dei requisiti, mentre gli autonomi dovranno attendere il 19° mese successivo. Viene così separata la data in cui si maturano i requisiti pensionistici dal momento in cui decorre la pensione, con il conseguente innalzamento dell'età pensionabile.
Fino all'approvazione di queste modifiche, vigeva un sistema di finestre “rigide”: una volta che si maturava il diritto alla pensione, bisognava aspettare la prima finestra utile, che coincideva con una data fissa, sia per le pensioni di anzianità che per quelle di vecchiaia. Ora invece la finestra si trasforma in un termine che si calcola per ciascun lavoratore, a partire dalla data di maturazione dei requisiti: da qui la definizione di finestre “mobili”.

Età minima e contributi

Le nuove regole valgono però solo per chi raggiunge i requisiti anagrafici e contributivi per l'accesso alla pensione dal 1° gennaio 2011. Non coinvolgono quindi i lavoratori che invece abbiano maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2010, anche se a tale data non fossero ancora state aperte le finestre di accesso al pensionamento. Significa che, per esempio, il lavoratore che ha maturato i requisiti per l'anzianità nel dicembre 2010, potrà andare in pensione con le finestre previste dalla normativa precedente, quelle rigide e con una data fissa, anche se la stessa finestra si aprirà nel corso del 2011.

Nuovi parametri
Oltre al sistema di uscita, dal 1° gennaio sono cambiati anche i parametri necessari per andare in pensione di anzianità. Per poter maturare questo diritto, non basta solo raggiungere un numero minimo di contributi, ma occorre avere anche un'età anagrafica minima, che per il 2011 non può essere inferiore ai 60 anni.
La quota necessaria per accedere alla pensione è il risultato della somma di età anagrafica e anzianità contributiva. Per i lavoratori dipendenti sarà necessario raggiungere la quota 96: quindi si potrà accedere alla pensione con 60 anni di età e 36 anni di contributi, o con 61 anni di età e 35 di contributi.
Per i lavoratori autonomi, invece, la quota è pari a 97, tenendo presente che l'età non potrà essere inferiore a 61 anni. Per il pensionamento bisognerà perciò avere 61 di età e 36 di contributi, o 62 anni di età e 35 di contributi.

Un “prefabbricato” per cambiare look

Ristrutturazioni –

Studiata da Well Made Factory, Eco-Chic Lounge è una soluzione economica, ma di grande e sicuro effetto scenico per ridurre al minimo i lavori edili. Facilmente adattabile anche in ambienti “sensibili” come gli edifici storici

Coniugare lusso, ecologia ed economia. Missione impossibile? Allo studio Well Made Factory di Milano ci hanno provato elaborando un apposito modulo battezzato “Eco-Chic Lounge”. Presentato al Sia Guest di Rimini, il modulo è opera dell’architetto Michela Spinola che, insieme con l’arch. Giovanni Antonelli Dudan, ce ne ha illustrato le particolarità. Classe 1970, Michela Spinola si è laureata in architettura al Politecnico di Milano con indirizzo Urbanistico. Coordina per Well Made Factory (attiva dal 1995) la progettazione esecutiva per l’interior design, curando in particolare i progetti ispirati al wellness, dai centri uffici alle spa, ai locali pubblici.
«Abbiamo voluto dare una risposta - precisa Michela Spinola - a un’esigenza diffusa, quella di intervenire in ambienti già esistenti, difficili da toccare come locali storici e palazzi affrescati, magari vincolati dalle Belle Arti. Per questo motivo, abbiamo messo a punto un vero e proprio modulo facilmente ambientabile, costruito con uno “scheletro” realizzato in Mdf (compensato medium density) a cui vengono appese le pareti di fibra poliuretanica (Lycra), con caratteristiche funzionali ed estetiche. Questa struttura leggera, componibile e facilmente posizionabile, permette di non toccare i muri preesistenti, oltre a creare un indubbio effetto scenico, con l’applicazione dei punti luce dietro i teli. In questo modo le pareti possono anche essere impiegate come superfici per la retroproiezione di immagini o video spettacolari. Un modulo base da 100 mq completo di struttura in legno e teli in Lycra può costare dai 30 ai 40mila euro».

Una proposta facilmente integrabile

Il modulo è organizzato in tre zone. La prima è rappresentata da un banco bar per la somministrazione di eco-beverage ed eco-drink, da cooordinare a complementi d’arredo eco-oriented. La seconda zona è stata pensata come pick-point centrale per una sosta veloce, un punto d’incrocio informale con sedute e tavoli alti, illuminati da una fonte luminosa che, proiettata dall’alto, può variare d’intensità e colore. La terza zona riguarda l’area lounge vera e propria, dotata di sedute morbide e modulari, riconfigurabili secondo le esigenze, provvista di apposite sorgenti luminose di intensità più bassa rispetto alle altre due zone e dai colori più sfumati. Dedicata ai momenti di relax e wellness, quest’area può essere anche sonorizzata in sottofondo con un’apposita colonna musicale o con sonorità naturali come il soffio del vento o lo sciacquio dell’acqua corrente.
Il progetto Eco-Chic Lounge ha suscitato un certo interesse tra gli operatori di settore, tanto che è stata sviluppata un’applicazione come Caffè Futuro, un’evoluzione che si sviluppa su due differenti livelli, con temi futuristici ricorrenti come velocità, modernità e meccanicismo che trovano in questo progetto la loro location ottimale, con cambi frequenti di ambientazione, luminosità e situazioni.

Echi di esperienze internazionali
È dal 2002 che lo studio Well Made Factory è impegnato nel settore dei locali. Tramontata l’epoca di quelli seriali anni ‘80 e ‘90, Michela Spinola e Giovanni Antonelli Dudan si sono rivolti alle esperienze londinesi e newyorchesi che coniugano haute cuisine, high design e art cocktail. Sono così nati format di locali dove il food & beverage di qualità è proposto in ambienti raffinati, realizzati non solo in Italia, ma anche in città europee (Berlino) e del Medio Oriente (Abu Dhabi e Dubai). Tra le ultime realizzazioni, il lodge lounge Marghera 37 di Milano (2004), il cocktail bar B Cool di Milano (2005), i pizza club Tropi&Co nel Bergamasco (dal 2009), il bar del Politecnico di Milano (2010).

Formula Open
Caffè Futuro è l'evoluzione del modulo Eco-Chic Lounge ispirato ai temi del Futurismo. Con questa scelta si esce dall’ambito wellness per affrontare un’ambientazione più dinamica, con improvvisi cambi di ambientazione, musica, luci e suoni, in linea con l’imprevedibilità del movimento culturale
di inizio Novecento.

Addetti ai servizi di controllo: slittata a giugno l’iscrizione all’albo

Risorse umane –

Chi decide di servirsi di un “buttafuori” deve prendere personale formato e iscritto all’elenco prefettizio. Alla registrazione deve provvedere il datore di lavoro entro l’estate. Obbligate le discoteche e i locali di intrattenimento e spettacolo

Doppia novità per i locali che si avvalgono degli addetti ai servizi di controllo, i cosiddetti “buttafuori”. Tutto nasce dalla legge n. 94 del 2009, che all’articolo 3 indica come chi fornisca servizio di vigilanza e controllo sulla clientela dei pubblici esercizi debba essere iscritto a un elenco, registrato in prefettura, cui si può accedere soltanto dopo aver seguito un corso di formazione. All’iscrizione a questo elenco devono provvedere non gli stessi addetti, ma i datori di lavoro, e quindi i locali o le strutture che li assumono o le agenzie di vigilanza. Il termine per le iscrizioni a questo elenco era stato fissato a fine 2010, ma il ritardo nell’allestimento dei corsi ha spinto il ministero dell’Interno, e questa è la prima novità, a prorogare la scadenza al 30 giugno 2011.

La circolare ministeriale

La seconda notizia è che, con una circolare del 17 novembre 2010 (n. 557) il ministero ha chiarito chi deve impiegare gli addetti di controllo e in quali occasioni. Così si specifica per esempio che il dettato della norma si applica “alle attività di spettacolo in luogo aperto al pubblico (es. concerti musicali negli impianti sportivi, parchi di divertimento), nei locali di pubblico spettacolo e intrattenimento, indipendentemente dalla tipologia di attività svolta (per esempio discoteche, cinema, teatri) e nei locali che svolgono anche in maniera occasionale spettacoli”. Ma qui subentra un ulteriore dubbio. In molte città sta prendendo piede l’abitudine dei locali di dotarsi di personale di controllo anche quando non forniscano intrattenimento o spettacolo: devono o non devono seguire le indicazioni della legge 94? Abbiamo girato il quesito a Francesco Lento, responsabile della Sezione Investigativa-Informativa della Polizia Amministrativa e Sociale della Questura di Firenze e autore di un puntuale volume sull’argomento. «La circolare - spiega Lento - non esclude i locali pubblici. Semplicemente specifica che chi propone spettacoli o concerti e le discoteche, cioè le strutture in cui può verificarsi un grande afflusso di pubblico, sono tenute a impiegare addetti ai servizi di controllo. Chi decide di servirsi di questo tipo di personale, anche se non è un locale da intrattenimento, deve farlo con addetti registrati nell’elenco prefettizio». Chi sono queste persone? «Possono essere dipendenti del locale - spiega Lento - già formati o possono essere forniti da agenzie investigative abilitate».

css.php