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Bargiornale maggio 2011

Archivio copertine Horeca –

LOCALIcase history 12  Alla scoperta dei nove guru dei cocktail perimentali;        il caso del Corallo Café di Mesero (Mi)26   Tricolore, Roma. Laboratorio di panini gourmet e        scuola di cucina, binomio vincente32    Wok’n Roll, Torino. Un noodle bar in salsa sabauda36    L’Albero dei gelati, Seregno (Mb). Alta qualità a  …

LOCALI
case history
12  Alla scoperta dei nove guru dei cocktail perimentali; 
       il caso del Corallo Café di Mesero (Mi)
26   Tricolore, Roma. Laboratorio di panini gourmet e
        scuola di cucina, binomio vincente
32    Wok’n Roll, Torino. Un noodle bar in salsa sabauda
36    L’Albero dei gelati, Seregno (Mb). Alta qualità a
        basso impatto ambientale: è nata la gelateria del   
        futuro
dal mondo
40    41 Grados e Tickets: la nuova impresa catalana  
        degli Adrià
46    Menu, giochi e servizi per infanti. È il Poussette di   
        Parigi  
tendenze&progetti
53    Toilette belle e curate. Idee per valorizzare
        l’ambiente bagno
58    “Tappo a chi” per il recupero dei turaccioli al bar
tecnologia
60    Svolta hi-tech di creme e gelati, l’era dei granitori
        intelligenti
78  layout  
80    cliente misterioso   
82    protagonisti
PROFESSIONE
norme&fisco
85 Come scegliere il proprio regime d’impresa
90 Piano straordinario di controlli per i bar
92 Inps, possibilità di rateizzare i contributi
94 Conciliazione, si riducono i tempi delle cause
95 Frodi al bar: casistica e tipologie
gestione
100 Suggerimenti per un sito web di successo
102 Persuasione, nuova arma di vendita
104 Ecoffee, ecocaffetterie in franchising
106 Alla riscoperta del buono pasto tecnologico
108 Bar University: come allestire il banco bar
osservatorio
110 La classifica del gioco, regione per regione
112 Pagamenti, aumenta l’indice di rischiosità
114 Sostenibilità, valore diffuso. Lo dice una ricerca
116 Dati Movimprese: cresce il numero dei bar
118 La filiera del gelato artigianale sotto la lente
119 Ricerca Adoc sul caro prime colazioni al bar
120 Silb e Assointrattenimento a confronto
124 Le rilevazioni Nielsen sui white spirit
FOOD&DRINK
prodotti
128 Mezcal, Pisco, Tequila e altri white spirit
       dall’America Latina in miscelazione. Idee innovative
       per una drink list che si vuole distinguere
132 Gelati industriali di nuova concezione: in rassegna
       specialità per giovani, arricchite da gadget, e per
       adulti, distinte da ingredienti sempre più ricercati
136 Dalla colazione al pranzo è in crescita la domanda di
       frutta secca: arachidi, nocciole, fichi, albicocche ecc.
142 drink da raccontare    
144 l’angolo del caffè   
146 birra&co   
148 vini al bar   
150 letti al bar
IMPRESE&MERCATI
top management
152 Franck Bocquet, ammistratore delegato di Délifrance
       Italia, fa il punto su strategie e nuove sfide
156 Serafino Di Serafino, fondatore e amministratore
       delegato di Frigomeccanica, rivela cosa c’è dietro il
       successo di un banco bar
zoom
160 Fotografia dei consumi di alcol tra giovani e adulti
aziende
164  Bols Foam, sbarcano in Italia Ie originali schiume
        per drink distribuite da Gancia
166 Champagne Devaux, prodotto esclusivo del
        portafoglio di Villa Sandi che punta al canale bar e
        wine bar  
168 L’altra Piadineria, mini format per bar che puntano
       sul tipico
169 Accordo tra Interbrau e Turatello Italia, sinergia per
       rilanciare le specialità birrarie
171 giù il cappello   
172 agenda   
174 annunci   
176 indirizzi

Giochi nuovi. Nuovi spazi

Giochi&scommesse –

Inaugurata a Milano la prima casa da gioco Vincendo, regno delle videolottery (e delle newslot). Un format che comprende un bar aperto sette giorni su sette

Se non tutto, i numeri possono dire molto. E i fondamentali della prima sala avviata a Milano da Azzurro Gaming, joint venture creata dal colosso austriaco Casinos Austria International (al 75%) insieme a Cogetech, azienda di primo piano nel panorama italiano del gioco (socia al 25%), possono aiutare a comprendere il valore di questo primo investimento. La nuova sala, realizzata a Milano nelle vicinanze della vecchia Fiera con il nuovo brand “Vincendo”, può infatti contare su mille metri quadri di superficie - divisi in due sale, una delle quali dedicata ai fumatori -, equipaggiati con ben 150 videolottery, le ormai note Vlt, e 30 newslot. La sala principale ospita anche il VCaffè, un elegante bar attrezzato per offrire semplici intermezzi alimentari tra un gioco e l’altro in qualunque momento della giornata; la sala è infatti aperta tutti i giorni con orario continuato dalle 11 di mattina all’una di notte (alle 2 da venerdì a domenica).
Si ripropone così il connubio tra gioco, eleganza e accessibilità con corredo di offerta alimentare che caratterizza questi nuovi format dedicati al gioco e rappresenta un nuovo salto di qualità nell’offerta, sempre più distante da quella proposta da bar e tabaccai e sempre più paragonabile a quella delle case da gioco. Non un caso, vista la chiusura da parte dei Ministeri interessati verso l’introduzione delle Vlt nei pubblici esercizi e la volontà di non aprire nuovi casinò. Queste nuove sale dedicate alle videolottery costituiscono infatti un’autentica piccola casa da gioco, priva di croupier ma più vicina alle abitudini e ai costumi degli utenti moderni, con grandi attenzioni riservate all’estetica e all’offerta complementare al gioco.

Atmosfere da casinò

«L’obiettivo è di creare, attraverso il format Vincendo - spiega Hubertus Thonhauser, amministratore delegato di Azzurro Gaming -, un nuovo concept di sala giochi. L’ambiente punta a richiamare direttamente le atmosfere dei casinò internazionali e offre spazi per proporre ai clienti, oltre al gioco, anche eventi di svago e possibilità di intrattenimento, in un ambiente sano e sicuro. Contiamo di poter attrarre l’interesse non solo della clientela classica, ma anche dei tipici target che frequentano le sale internazionali da gioco». La zona scelta per il primo Vincendo - un luogo di grande passaggio - conferma la volontà di avvicinare tutte le fasce di possibili utenti al mercato del gioco.
Thonhauser sottolinea le iniziative messe in campo da Vincendo sul fronte della tutela dei clienti nei confronti dei rischi da gioco compulsivo: le sale possono contare su personale formato in modo da saper riconoscere i comportamenti a rischio patologico già dai primi sintomi. In questi casi parte una segnalazione al manager di sala, chiamato a valutare le modalità più adatte per intervenire. Non manca, all’interno della sala, materiale informativo sull’argomento. Innovativa infine la presenza e la consulenza di una psicologa specializzata sulle patologie legate al gioco.
«Confidiamo molto nel successo del concept Vincendo - prosegue Thonhauser -. Abbiamo in programma l’apertura di una quindicina di punti vendita nel Nord e Centro Italia, per un investimento complessivo pari a 40 milioni di euro».

Un marchio per chi offre cibi vegani

Food list –

Debutta VeganOk, uno strumento di autocertificazione per chi produce o propone alimenti privi di componenti e ingredienti di origine animale. Si può richiedere anche per singoli prodotti. E se ne possono fregiare anche i locali

L’amore per gli animali, l’attenzione per il loro benessere e la sensibilità a rispettarne la dignità accomunano sempre più persone in tutto il mondo occidentale. Di conseguenza, è in crescita anche il numero di persone che scelgono di abolire gli alimenti di origine animale dalla loro dieta. In Italia lo fanno un italiano su 10 (fonte Eurispes). C’è chi si limita a non mangiare carne e pesce, ma anche chi si spinge oltre e mette al bando anche uova, miele e latte. Quest’ala più oltranzista è quella dei vegani, un universo a cui fanno capo 600mila italiani. A loro si rivolge il primo marchio che identifica i prodotti vegani: è VeganOk, creato dal gruppo Nrg30 in collaborazione con Promiseland.it e Veganblog.it, la community più importante del settore che fa parte del circuito europeo Veganwiz.com. Attualmente nel settore food coinvolge una decina di realtà, che vanno dalle aziende agricole alle industrie di marca (come Bioappetì e Vallè) alle pasticcerie-bistrot, come Dolce Vegan di Firenze, alle gastronomie naturali (Mens@Sana).

Basta l’autocertificazione

Tecnicamente, il marchio rientra nella ISO 14021 ed è definito un’etichetta ecologica di secondo tipo, ossia senza coinvolgimento di un organismo indipendente di certificazione. Si tratta infatti di un’autocertificazione diffusa in tutto il mondo e presentata al consumatore attraverso un marchio dato in concessione alle aziende. Siccome circoscrivere il mondo vegano in una certificazione non è facile, il disciplinare VeganOk ha scelto di affrontare uno specifico aspetto di questa filosofia: l’assenza di componenti e ingredienti di origine animale. Il marchio viene assegnato alle aziende che rispettano il disciplinare (consultabile sul sito), che include requisiti come l’assenza di Ogm e l’impegno per ridurre l’impatto ambientale di un prodotto lungo l’intero ciclo di vita, e può essere richiesto per un solo prodotto (come un panino o una bibita) oppure per l’intera produzione.
Ovviamente, vengono effettuati controlli a campione sulle produzioni e vengono valutate le segnalazioni riguardo a comportamenti “sospetti”. Se viene provato che un’azienda ha fatto certificare un prodotto non conforme al disciplinare, il marchio viene ritirato.
Per fornire un servizio in più ai vegani, consentendo loro di fare una spesa informata, sono state create delle versioni speciali del marchio: “100% Vegetables” per cibi, bevande, integratori e ristorazione, e “Qui trovi VeganOk” che commercianti e rivenditori possono esporre in vetrina e sul proprio sito. I costi per potersi fregiare del marchio? Variabili a seconda dei partner, perché calcolati sul fatturato. In caso di utilizzo etico e no profit, è prevista la possibilità della concessione gratuita.

Immagine cosmopolita con i dj giusti

Intrattenimento –

Crescono i locali che si affidano al richiamo di famosi artisti stranieri per offrire un intrattenimento musicale di qualità. Ecco una panoramica delle agenzie a cui rivolgersi per ingaggiare i nomi più interessanti del panorama mondiale

Partiti dalle piste da ballo, i dj hanno progressivamente invaso il mondo dello spettacolo e della pubblicità, diventando volti di riferimento dell’intrattenimento “globale”. La loro presenza conferisce ai locali che li ospitano una dimensione internazionale, in linea con le atmosfere delle città più alla moda del pianeta. La musica dal vivo è uscita dal recinto delle discoteche coinvolgendo lounge bar, street bar, ecc. Tanto che lo stesso Silb ha deciso di aprire le proprie porte a tutti i pubblici esercizi dove c’è il dj.
Le superstar hanno cachet di diverse migliaia di euro (ripagabili con incassi e sponsor), ma è possibile avere un buon dj con una cifra sui 1.000 euro. Attorno alla loro professione è nata una rete di agenzie che li rappresentano. Come la Mac Mac Agency, trampolino di lancio per molti dj grazie all’idea di costruirgli una carriera anche fuori dalle ristrette mura di una discoteca; così Mac Mac ha prodotto con Mtv Italia la serie “Club Generation”, un viaggio nei club più “in” del momento: dal Goa di Roma al Muretto di Jesolo, dal Tenax di Firenze al Divinae Follie di Bisceglie. Sono stati loro a portare in Italia, per primi, Claude Challe del Buddha Bar. Tra gli emergenti ci sono i Scuola Furano di Gorizia e i Krookers, giunti ai vertici delle classifiche inglesi. Medesima l’area di interesse della romana Club Culture, che vanta una grande varietà dei clienti, dai luoghi più underground, come il Brancaleone a Roma, ai piccoli club “storici” come il Kinki di Bologna. Tra i nomi che regolarmente porta in Italia ci sono il ‘padre spirituale’ della techno di Detroit, Carl Craig e la house avant garde di Dj Gregory, Groove Armada ecc. Club Culture offre ai locali non solo il dj, ma l’intera produzione dell’evento, con particolare attenzione alla promozione.
Key Note Multimedia, ben inserita nei circuiti dei grandi house club italiani, offre una selezione di dj e cantanti della house americana “old school”. Tra i primi ci sono Tony Humpries, che ha “inventato” i suoni elettronici della dance contemporanea, Bobby&Steve e David Mancuso, per alcuni dei quali ha l’esclusiva europea, tra i cantanti Michelle Weeks e Jocelyn Brown. Tra le agenzie che curano (anche) le carriere dei propri dj ci sono infine Omniverse, che ha in scuderia David Morales (foto in alto), e Dna, che al rock ha affiancato un dance department.

I consulenti del cocktail

Drink list –

Due mixologist americani di lungo corso hanno creato una super task force specializzata in mixability. Capace di sfornare menu, ricette, consigli ed eventi

Alla conquista del mondo, un cocktail alla volta! È il motto di Contemporary Cocktails Inc., agenzia di consulenza in mixology con sede a Manhattan e succursale a Miami. L’hanno fondata due esperti e veterani del settore, Aisha Sharpe e Willy Shine, entrambi membri sia del Beverage Alcohol Resources Program (Bar), istituzione fondata da sei “guru” del cocktail per la diffusione della cultura di un servizio responsabile sul fronte degli alcolici, sia di BarSmarts, blasonato programma di formazione on line per bartender sponsorizzato da Pernod Ricard Usa. Entrambi credono che la mixology si meriti gli stessi riconoscimenti dell’alta cucina, usano tutti ingredienti freschi e locali e solo succhi spremuti a mano. Assumono bartender professionali e i più famosi mixologist internazionali; aiutano perfino a scegliere le attrezzature per il bar e all’occorrenza anche a progettarle. Forniscono consigli a molti colossi del beverage, tra cui Moët Hennessy, Pernod Ricard, Cooper Spirits, Kobrand e William Grant & Sons. Organizzano seminari e training su storia dei liquori e cocktail, profilo del gusto, trend e metodi e tecniche di bartending, classiche e moderne; approntano il servizio di catering per eventi di ogni dimensione.
Il duo Sharpe-Shine, insomma, mostra un’anima e una capacità consulenziale e imprenditoriale almeno pari all’abilità nella miscelazione.
«Dopo aver lavorato per diversi anni in bar e ristoranti newyorchesi - racconta Aisha Sharpe, 15 anni di esperienza alle spalle nel ruolo di bartender -, incontrai Willy. Quasi subito formammo una partnership. A differenza di tanti bartender che pensano ad aprire il proprio locale, decidemmo d’imboccare un’altra strada e fondammo Contemporary Cocktails. Sin dall’inizio abbiamo lavorato con diverse marche di liquori, in tante situazioni diverse».

Cocktail list create su misura

Creare le liste dei cocktail per nuovi locali è una delle specialità di Contemporary Cocktails. Come procedono? «Innanzitutto cerchiamo di capire perfettamente la visione che l’imprenditore ha del suo locale - spiega Sharpe -. Lavoriamo indifferentemente per bar di quartiere o ristoranti di lusso. Partire dal concept è fondamentale. Il passo successivo è lo studio del menu. Quando lavoriamo per locali che hanno anche un ristorante, facciamo in modo che i cocktail si sposino bene con la proposta gastronomica. Poi ci concentriamo sui liquori veri e propri, assicurandoci che la lista abbia un equilibrio di categorie e tipi di cocktail. Ho sempre ben presente la marca che funziona meglio in un certo drink e cerco nuove vie per usare liquori di qualità e ritoccare i classici: sperimento e assaggio finché ottengo il prodotto giusto per ciascun cliente». Una delle ultime carte realizzate è quella per il Breslin, uno dei ristoranti più “in” di New York (è all’interno dell’Ace Hotel): «La cucina della chef April Bloomfield non è per i deboli di cuore. Oggi la gente accetta assai di più i sapori forti e anche in cucina è più aperta alle sperimentazioni. Così abbiamo adattato i nostri cocktail ai suoi manicaretti. Diversi drink portano nomi di album, perché l’Ace Hotel ha un feeling rock and roll».
Tra i tanti cocktail che ha creato, Aisha Sharpe sceglie il Pink panter: si prepara mettendo a macerare una dozzina di grani di pepe rosa nello shaker insieme a 1,5 cl di succo di lime fresco. Quindi si aggiungono 4,5 cl di Tequila reposado, 2,2 cl di succo di pompelmo rosso rubino fresco, 7,3 ml di nettare d’agave. Si shakera con ghiaccio, si versa in un cocktail glass e si guarnisce con una dozzina di grani di pepe rosa.
Un’altra delle attività proposte da Contemporary Cocktails è l’allestimento di stazioni bar “fai da te” in occasione di eventi. «Lo chiamiamo “bar interattivo” ed è frutto di un’idea molto semplice - spiega Sharpe -; lasciamo che la gente crei il proprio drink, mettendo loro a disposizione ingredienti freschissimi. Possono metterlo assieme con frutta, verdure o erbe e poi vederlo realizzare da uno specialista, o prepararlo loro stessi. Non vogliamo che i nostri ospiti pensino che i grandi drink li possano creare solo i famosi bartender

Lo zampino dei comuni nei dehors

Spazi esterni –

I regolamenti comunali si fanno più severi riguardo agli spazi esterni. Non solo in termini di concessioni ma anche dal punto di vista estetico. Con regole precise riguardo ad arredi e coperture. Spesso però a disposizione dei locali ci sono incentivi e sconti

Per le piazze d’Italia se ne incontrano di tutti i tipi: in ferro battuto o in legno esotico, con il logo sul tendaggio o corredati da fioriere. Cura del design e attenzione alle esigenze della clientela portano ad ampliare di continuo l’offerta di arredi e complementi per i dehors: per gli esercizi pubblici non c’è che l’imbarazzo della scelta. I gestori che intendono allargare l’attività allo spazio esterno, e arredarlo di conseguenza, devono però fare i conti con costi e regole comunali. La materia non è infatti regolata a livello nazionale ma demandata ai comuni, che sempre più per l’allestimento degli spazi esterni impongono direttive minuziose: dal colore delle coperture ai tipi di materiali da usare. È così, per esempio, a Firenze, dove “per un maggior decoro urbano” i bar che mettono tavolini all’aperto hanno ora l’obbligo di sistemarli su pedane recintate da una ringhiera. Il Comune ha deciso di non concedere nuove licenze per i dehors fino al 15 novembre. «Entro quella data la città vedrà i nuovi dehors con wi-fi, fasciatoi e area rifiuti», promette il vicesindaco Dario Nardella. Dehors scelti con il concorso internazionale di idee lanciato in estate: al modello selezionato dovranno attenersi tutti gli architetti che lavoreranno singolarmente per le attività commerciali.

Incentivi e sconti

Già, ma i costi? Una questione spinosa, tanto che il comune di Milano ha di recente approvato un bando di incentivi a sostegno dei progetti di riqualificazione estetica delle attività commerciali presenti nelle zone Navigli e Sarpi. Per promuovere questi distretti urbani e adeguare l’arredo alle indicazioni comunali, sono stati messi a disposizione 540mila euro da usare per acquistare tavoli, sedie, poltroncine, panche, tende a telo teso, gazebo, ombrelloni, lampade riscaldanti, fioriere. Ma con precise indicazioni su colori, dimensioni e materiali. Come dire: l’arredo urbano è una priorità. «Così abbiamo pubblicizzato l’iniziativa porta a porta, in partnership con l’Unione del Commercio e la Camera di Commercio, con una circolare distribuita a tutti gli esercizi e dove sono indicati i tetti di spesa», spiega il direttore centrale delle attività produttive, Roberto Munarin.
Di contro, dopo aver siglato un nuovo accordo con la Soprintendenza per disciplinare il rilascio delle concessioni dei dehors, a partire da questo mese, il comune di Bologna ha pensato di aumentare il Cosap, il canone di occupazione del suolo pubblico.
Ogni Comune può infatti scegliere se far pagare la Tosap (tassa) o il Cosap (canone). La prima fa riferimento a una precisa disciplina legislativa (d. lgs. 507/93), il secondo rinvia invece l’intera disciplina al regolamento comunale, che può stabilire in piena autonomia le tariffe (d. lgs. 446/97, art.63). «Una norma che lascia molto più margine agli enti locali rispetto alla Tosap, che indica tariffe approvate a livello nazionale. Con il Cosap si calcola l’utilità per chi occupa e il disagio per la cittadinanza che viene privata di quello spazio pubblico», spiega Michele Truglio, funzionario responsabile del comune di Milano. Con il Cosap ogni Comune ha la facoltà di imporre le sue regole di pagamento, che variano in base a criteri tra cui l’ampiezza dello spazio, la sua posizione nel contesto urbano e la tipologia del locale. Non si paga cioè il fatto materiale dell’occupazione del suolo (come per la Tosap), ma la concessione dell’uso esclusivo o speciale del suolo.

Andare a nozze con le torte

Pasticceria –

Sempre più spettacolari, colorate e originali. Sul nuovo stile delle torte nuziali i maestri pasticceri hanno le idee chiare. Più fumoso l’aspetto food cost: ciascuno lo calcola a suo modo

Primavera, tempo di matrimoni. Un’occasione di vendita fra le più importanti e remunerative per il mondo della pasticceria.
Perché, per quanto siano cambiati i tempi e le statistiche indichino che il numero dei matrimoni celebrati è in calo da tempo, se decidono di convolare le coppie non lesinano risorse economiche quando si tratta di acquistare la torta nuziale, che è sempre la protagonista del pranzo o del buffet.
A fare il punto sull’evoluzione dei gusti degli sposi e le tendenze riguardo allo stile della torta di matrimonio ci hanno pensato una cinquantina di maestri pasticceri Ampi (Accademia Maestri Pasticceri Italiani), riuniti a convegno a Brescia, che si sono confrontati sul tema della “evoluzione dei dolci e delle torte di matrimonio”.
Gli elementi d’innovazione sono vari e sotto vari profili. Innanzi tutto quello del gusto, su cui gli accademici sono concordi: i clienti - o per meglio dire le clienti, perché la decisione d’acquisto è presa quasi sempre dalla donna - prediligono ricette meno dolci e dal tenore di grassi contenuto (per quanto possibile in torte che comunque continuano ad avere una parte importante di panna, mousse e creme), a conferma di una tendenza che tocca tutto il mondo della pasticceria.
Una richiesta che da tempo ha costretto i pasticceri a rivedere ingredienti e dosi delle loro specialità.

Caratterizzarsi con il prodotto tipico

Da sottolineare anche un altro aspetto, quello della tipicità che - specie in luoghi ad alta vocazione turistica, spesso scelti da sposi stranieri per celebrare le nozze - è fra le richieste più nuove della clientela. Lo conferma il salernitano Salvatore De Riso (deriso.it), recentemente insignito del titolo di “miglior pasticcere dell’anno”, che spiega: «Molti ci chiedono non un solo tipo, ma più torte realizzate con gli ingredienti del posto, dalla caprese alla ricotta e pera, alle nocciole di Giffoni, fino alle mini porzioni di “delizia al limone” assemblate su più piani».
Fatti salvi i cambiamenti relativi alla composizione della ricetta, ciò che più balza all’occhio è il cambiamento estetico della torta nuziale: sempre più spettacolare (a detta dei pasticceri le torte grandi ma a un solo piano non vanno più), realizzata con più alzate e coloratissime, in perfetto stile wedding cake statunitense. Non che la classica, candida torta sia del tutto superata; sempre più spesso però il bianco viene accoppiato a colori pastello (molto gettonati lilla, rosa, ma anche rosso, arancio, marrone e perfino nero), tinte che sono generalmente scelte come leit-motiv di tutto l’allestimento nuziale, dalle bomboniere ai fiori fino ai dettagli dell’abito da sposa.
Un business per il pasticcere da gestire con attenzione partendo dal calcolo delle materie prime e del costo di lavorazione; perché nelle torte matrimoniali a fare la differenza sono soprattutto le decorazioni, sempre molto scenografiche, elaborate e quindi lunghe da realizzare, che se non sono computate a dovere rischiano di far “saltare” il margine di profitto del pasticcere.
Se per i prodotti di pasticceria nessuno ha difficoltà nel definire il prezzo, per le torte monumentali la faccenda è molto diversa.
Abbiamo fatto un giro di orizzonte con alcuni fra i protagonisti, per scoprire che ciascuno ha un proprio metodo per calcolare il food cost, ma sempre approssimativo e condizionato da più variabili.
Nel calcolo entrano in gioco il peso della torta, prezzo base cui viene in genere sommato quello delle ore necessarie per realizzare le decorazioni. Ma incide sulla formazione del prezzo anche il trasporto, a volte è definito in modo forfettario, altre a chilometro. Ulteriore variabile, se nella struttura scelta per le nozze esiste la cella o il pasticcere deve mettere a disposizione furgone frigo e personale per ore.
Importante quindi analizzare tutte le voci di costo, anche quelle non strettamente legate alla produzione, pena la perdita del proprio margine di profitto.

Consumi in crescita in tutta Italia per il Grana Padano

Prodotti Dop –

A livello nazionale l’aumento è del 5,3%, grazie soprattutto alle vendite nei discount (+9,9%) e nei liberi servizi (+18,7%)

Nel 2010, il grana Grana Padano ha aumentato le proprie vendite sia all'etero che in Italia, e lo ha fatto sfruttanto tutte le tipologie di punto vendita  nella Penisola.
Secondo i dati comunicati dal Consorzio Grana Padano, e riportati dall'agenzia Agi, le performance in Italia del più venduto formaggio Dop hanno fatto segnare lo sccorrso anno un incremento del 2% negli ipermercati, dell'1,7% nei supermercati e del 9,9% nei discount. Ancora più significativa la crescita nei cosiddetti  'liberi servizi', dove si è registrato un +18,7%.
Questo differente mix ha determinato per il Grana Padano un incremento generale nei consumi del 5,3%, rappresentando circa la metà del mercato nazionale dei formaggi duri. Per quanto riguarda le aree geografiche, mentre si sono consolidati i consumi al Nord (+2,16%), il Centro ha visto crescere notevolmente le vendite con un +11,3% così come al Sud il segno positivo è stato del 6,4%.  In totale, nel 2010 sono state prodotte 4.345.993 forme (+2,79%), per un valore al consumo di quasi 2,4 miliardi di euro, delle quali 1 milione e 300 mila esportate in ogni parte del mondo. Tra le zone di produzione spicca la provincia Mantova che con 29 caseifici ha prodotto il 27,88% del totale; segue Brescia che con 29 caseifici ha prodotto il 21,33%; Cremona che con 9 caseifici ha prodotto il 17,02%; Piacenza con 24 caseifici ha prodotto il 11,81% mentre  Vicenza che con 11 caseifici ha prodotto il 5,86%.
Secondo il presidente del Consorzio Baldrighi, la forte crescita delle vendite nei 'liberi servizi' si spiega con il "ritrovato contatto diretto tra negoziante e consumatore, con il relativo rapporto fiduciario che consente al cittadino di essere informato sulle caratteristiche e sulla provenienza dei prodotti e quindi sulla sicurezza e sulla qualità ".
Sul mercato estero, i consumi sono aumentati del 9,25%, con la Germania che risulta il maggior importatore (294.097 forme, +9,1% rispetto al 2009). Alle sue spalle gli Stati Uniti (146.512 forme, ma con un aumento del 18,3%), la Svizzera (134.388, +1,7%), la Francia (112.096,+13,2%) e il Regno Unito (105.102, +11,2%).

Offrire qualità anche non richiesta

Marketing Fidelizzazione –

Se un ristorante si limita a rispondere ai bisogni primari, sarà paragonabile ad altri. Vince chi anticipa le esigenze dei clienti.

Per rendere profittevole il ristorante occorre che qualità e servizio viaggino insieme. La qualità genera soddisfazione e unita a un servizio eccellente genera fidelizzazione. Questa genera profitto. Il cliente è soddisfatto quando ha la percezione di aver ricevuto il giusto e anche di più di quanto si aspettasse. Ricordiamo che le aspettative si basano su tre aree di bisogni.
Bisogni primari Il cliente è pienamente consapevole dei suoi desideri. Se desidera uscire in compagnia a mangiare una pizza, si aspetta di andare in una pizzeria e che la pizza sia buona. In sostanza, i bisogni primari si basano su qualità, servizio e prezzo considerati normali ed equi. Se uno dei tre principi viene insoddisfatto la persona sarà molto critica verso il locale.
Bisogni dichiarati Sono quelli che il cliente sa di avere, ma non è certo che il locale sia organizzato, attrezzato o abituato a offrire. Mamme che chiamano per sapere se il bagno ha il fasciatoio, seggioloni o scalda biberon. Persone intolleranti che chiedono se la cucina offre alternative. Se la risposta soddisfa le richieste il locale viene scelto e se quanto detto viene mantenuto il cliente è fidelizzato, altrimenti l’insoddisfazione sarà tale da generare azioni dalla collera alla denuncia.
Bisogni taciuti Si tratta di quei bisogni di cui i clienti non sono consapevoli. Se soddisfatti, diventano “una gradita sorpresa”. Pensiamo alla mamma che trova nel locale un’area giochi videosorvegliata e riesce a tenere d’occhio i suoi figli dalla sala da pranzo. O a chi possiede animali domestici e che alla fine della cena si ritrova un pacchetto di cibo per i cuccioli.
Tre qualità La qualità può quindi essere erogata in tre modi: Qualità primaria Vuol dire offrire qualità di prodotti e di servizio considerati normali. Questa qualità è scontata e chi non la attua avrà come penalità la perdita dei clienti e di fatturato Qualità dichiarata Significa attivarsi per offrire soddisfazione alle nuove esigenze e richieste dei clienti. Anche l’offerta di questa qualità sta diventando scontata. Sembra impossibile che un ristorante non offra cibi alternativi per intolleranti o strutture adatte ad accogliere disabili. Per chi non si aggiorna, la perdita di clienti è dietro l’angolo.
Qualità espressa Vuol dire creare un tipo di offerta inaspettata, che produce soddisfazione e passa parola, o dare quei servizi che distaccano dalla concorrenza e portano al successo del locale. Vuol dire comprendere le esigenze dei clienti e assecondarli prima ancora che vengano espressi. È con la qualità espressa che comincia il gioco della soddisfazione. E porta all’eccellenza.

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