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Coltivare il caffè a Scampia? Lo faranno i detenuti di Secondigliano per Kimbo

Un protocollo di intesa per il reinserimento professionale dei detenuti, attraverso la formazione e la coltivazione di un terreno all'interno del carcere

Una piantagione di caffè a Scampia? Si può fare. A pensarlo è l'azienda Kimbo, simbolo del caffè a Napoli, dove ha la sua sede, poco distante dal carcere di Secondigliano e dalle tristemente note vele di Scampia. Ed è proprio nel vicino Kimbo Training Center di Melito di Napoli che è stato firmato il protocollo d'intesa dal titolo “Un Chicco di Speranza”, che coinvolge l'arcidiocesi di Napoli e la casa circondariale di Secondigliano.

Un progetto di reinserimento professionale pensato per i detenuti, attraverso tre tipologie di attività legate al mondo del caffè: la prima è un percorso di training per diventare baristi, la seconda una formazione per diventare manutentori delle macchine da caffè di proprietà di Kimbo (che prevede anche l'organizzazione di un'officina e un magazzino ricambi all'interno del carcere), fino appunto alla coltivazione del caffè su un'area di 10mila metri quadrati ubicata nel perimetro dell'istituto penitenziario. La piantagione del "Caffè di Secondigliano" prevede anche il coinvolgimento della Facoltà di Agraria dell'Università Federico II di Napoli, in un percorso di sostenibilità, volto a sfruttare le potenzialità organolettiche del terreno.

I primi dieci detenuti coinvolti nell'iniziativa sono già stati selezionati e i corsi per barista professionale partiranno nell’aula del Kimbo Training Center già nella seconda metà di ottobre 2024. «Un seme di speranza», lo ha definito il presidente di Kimbo, Mario Rubino, che aggiunge: «Abbiamo ricevuto tanto dalla città di Napoli e se oggi Kimbo è il caffè di Napoli, distribuito in 100 paesi del mondo, lo dobbiamo anche alle nostre radici».

 

Tecnologia e sapore: il nuovo menu del Kink di Berlino

Kink
Dal primo ottobre, otto cocktail in versione long e short. Enorme spazio alla sperimentazione in laboratorio, con ingredienti selezionati e l’obiettivo di “rimettere in gioco i sapori più conosciuti”

Dal 2020, quando le nubi di tempi incerti erano nel loro pieno, il Kink di Berlino porta avanti la propria missione di “abbattere pareti”, come si legge nella loro pagina online. Realizzato in una vecchia birreria del diciannovesimo secolo, in piena Prenzlauer Berg, Kink gode della guida di Oliver Mansaray e Daniel Scheppan, amici d’infanzia che al bar sono arrivati dopo carriere in ristorazione, ingegneria, design: una combinazione esplosiva che si conferma nel nuovo menu, disponibile dal primo ottobre.

Drink in doppio formato

Già diventato uno dei capisaldi della proposta liquida, si mantiene il doppio formato dei drink disponibili in carta, long e short, e un approccio alla miscelazione di chiaro stampo gastronomico.

Ciascuno degli otto cocktail proposti (più quattro analcolici) è quindi in menu in due versioni: una “corta”, più concentrata e intensa, e una “lunga”, più beverina e leggerina. Complessi e perché no controversi gli ingredienti inclusi, forti delle preparazioni che derivano dalla cucina in odore di Michelin del ristorante annesso: si vedono così barbabietola da zucchero, mais, shiso, peperoncino e già in passato era presente addirittura del curry, in un drink divenuto iconico come il Lucky Flaeming.

Sperimentazione e tecnologia

Il laboratorio a vista si conferma arteria vitale del Kink, dove si alternano processi di trasformazione e cottura come fermentazione, sous-vide, crio-concentrazione, infusione, distillazione, in buona parte governate dal pionieristico sistema di Algorithmic Pairing, una combinazione di risposte da intelligenza artificiale seleziona i sentori e gli aromi che meglio si sposano a livello molecolare. Si arriva così al cognac Hennessy lavorato al burro nocciola e all’Eminente 7yo infuso alla pesca, combinati con tè Earl Grey per il Paris, Pennsylvania che nella versione long vede l’aggiunta di una soda alla pesca fatta in casa. Naked Lunch è invece una miscela di Maker’s Mark Bourbon ridistillato con arachidi, banana e sciroppo d’acero, già corposo e avvolgente di suo, che, se allungato con una soda al pandano, sprigiona ulteriori note di fiore, vaniglia, caramello. Bank Exchange, è un twist sul Pisco Punch che combina Pisco La Caravedo Torontel con ananas, lampone e porto, che nella versione lunga viene sostituito da un kefir alla foglia di fico.

Una chiara «dimostrazione dei nostri sforzi nel lavorare con ingredienti particolari», raccontano i fondatori Oliver Mansaray e Daniel Scheppan, «per trasformarli tramite sperimentazione e tecnologia. È un menu che ha come obiettivo il rimettere in gioco sapori familiari, già conosciuti, per un’esperienza che sia stimolante e al tempo stesso eccellente».

A ridosso del Berlin Bar Convent, Kink ospiterà inoltre la prima tappa europea del Barstars festival, che vedrà dodici dei migliori bartender dell’Asia alternarsi al bancone, in un evento sponsorizzato da The Orientalist Spirits.

Bar della Musa a Palazzo Talìa, il bar d’hotel disegnato da Luca Guadagnino

Uno spazio scenografico, nel cuore di Roma, in un palazzo del Cinquecento, ripensato in chiave contemporanea e con una drink list dedicata alle muse

Metti un palazzo del Cinquecento, che un secolo dopo diventa il Collegio del Nazareno, la scuola più antica di Roma, e che oggi è diventato un elegante hotel di lusso: 26 tra camere e suite, un giardino nascosto, sale affrescate, un ristorante e un cocktail bar dal tocco magico. Tutto questo è Palazzo Talìa, il cui nome è un omaggio alla musa dell'accoglienza, oltre che delle arti e dello spettacolo.

Ed è alle muse che si ispira anche la drink list ideata dal bar manager Dario Araneo per il Bar della Musa, un gioiello di arte e design firmato dallo studio del regista e designer Luca Guadagnino. «L’idea di lavorare con un regista - spiega il patron Elia Federici, imprenditore dell’hôtellerie, delle costruzioni e del real estate - e di avere uno spazio come questo, scenografico e non formattato, è quella che mi ha colpito. Mi piace l’estrema attenzione estetica di Guadagnino, che traspare anche nei suoi film, ma anche la sua più assoluta modernità, la maniacalità nei dettagli e la caparbietà tutta siciliana di saper creare il su misura». Studiolucaguadagnino si è occupato degli interni di tutti gli spazi comuni, compresi il ristorante e il bar, per i quali ha disegnato quasi tutti i mobili, molti accessori d’arredo come le lampade, e alcuni rivestimenti.

Nel bar, particolarmente d'impatto il grande bancone di marmo dalle linee sinuose, nonché il fondo composto con piccoli specchi fumè rettangolari, intervallati da bottoni variopinti: elementi moderni che fanno da contraltare alla base storica, con le grottesche della volta e il pavimento in cementine d'epoca. Al momento le bottiglie fanno da sfondo in piano, ma come ci spiega il bar manager Araneo saranno presto montate delle mensole per valorizzarle al meglio.

In carta al Bar della Musa, una selezione di otto signature drink (più due mocktail), che come si anticipava sono dedicati alle muse (a eccezione di Talìa, che dà il nome al palazzo e alla lista dei Martini) e con l'aggiunta di Apollo nella categoria senza alcol. A questo si aggiunge una selezione di classici, fra italiani e internazionali. Nella nostra visita abbiamo assaggiato il Melpomene, la dea della tragedia, un sour con tequila, mezcal, salvia, pistacchio, limone, shakerato con albume d'uovo e chiuso con una leggera polvere di foglie di limone come garnish.

In stretta collaborazione con le cucine del ristorante Tramae, guidate dallo chef Marco Coppola, la carta del bar food è articolata seguendo gli schemi dei bar d'hotel, con piatti come il Club Sandwich e la Caesar Salad, ma anche con concessioni all'italianità, come la Nerano (in onore alle origini campane dello chef).

Fino alle 20,30 si può assaggiare l'aperitivo, in versione "Italian aperitivo" con sfizi salati dalla cucina, oppure "Oyster happy hour", selezionate dalle migliori acquacolture italiane: Maestrale dalla Laguna di San Teodoro, Tarbouriech dalla Sacca di Scardovari e San Michele dal Parco Nazionale del Gargano.

Davide Malizia è il 7° membro italiano di Relais Desserts

Davide Malizia con i membri italiani di Relais Desserts
Davide Malizia con i membri italiani di Relais Desserts
Il pasticciere romano, fondatore di Aromacademy, entra nell'associazione che riunisce i migliori professionisti di pasticceria e cioccolateria del mondo. «Un giorno speciale: ringrazio i miei padrini, Iginio Massari e Luigi Biasetto, per aver sempre creduto in me»

Relais Desserts ha un nuovo membro italiano, anzi due. Davide Malizia e Aromacademy, la scuola fondata dal maestro pasticciere romano, sono stati ammessi nella prestigiosa associazione che riunisce il meglio della pasticceria mondiale. Aromacademy segna, inoltre, un primato, diventando la prima scuola al mondo a essere accolta in Relais Desserts.

La piece in zucchero artistico
La piece in zucchero artistico di Davide Malizia

L’esame di ammissione di Davide Malizia

Per essere ammessi in Relais Desserts è necessario sottoporsi a un processo di selezione estremamente rigoroso. Ogni aspirante membro deve superare prove pratiche, essere sottoposto a ispezioni dettagliate, degustazioni della propria produzione oltre a un’analisi approfondita della propria attività. Davide Malizia, dopo aver avuto parere positivo a tutte le ispezioni, ha fatto lo stesso con la prova pratica presentando una pièce in zucchero artistico e alcune monoporzioni che hanno convinto la commissione.

Relais Desserts, un traguardo per pochi

Diventare un membro di Relais Desserts per un pasticciere è più di un traguardo. Significa entrare a fare parte dell’élite che riunisce i migliori professionisti del mondo. Fondata in Francia nel 1981, Relais Desserts International seleziona i migliori pasticceri di 19 Paesi. Prima della sessione d’esame in cui Davide Malizia si è guadagnato l’ammissione, i membri erano 88 tra cui 6 italiani: Iginio Massari, Luigi Biasetto, Andreas Acherer, Fabrizio Galla, Davide Comaschi, Roberto Rinaldini. Davide Malizia Relais Desserts

Davide Malizia: «Per me è stato un giorno speciale»

«Il 16 settembre, giorno in cui sono entrato ufficialmente a far parte di Relais Desserts, è stato un giorno speciale. Un traguardo fondamentale, frutto di un esame rigoroso, ma anche una nuova fonte di ispirazione per il mio lavoro a livello internazionale. Ringrazio i miei padrini, Iginio Massari e Luigi Biasetto, per aver sempre creduto in me, e l’intero team di Aromacademy, con cui abbiamo realizzato una presentazione straordinaria. Sono orgoglioso ed emozionato: un altro sogno che si realizza».

Chi è Davide Malizia

Nato a Roma da genitori siciliani di Caltagirone, Davide Malizia si è formato lavorando nei principali laboratori di pasticceria e in alcuni dei più prestigiosi alberghi della capitale. Continua a studiare frequentando scuole in tutto il mondo specializzandosi nella pasticceria e nella scultura artistica dello zucchero. Partecipa a molti concorsi distinguendosi sempre. Nel suo ricco palmares ci sono moltissimi trofei: dalla medaglia d'oro ai Campionati internazionali di Massa Carrara per lo Zucchero Artistico nel 2005 al titolo mondiale Sucre D'Or – Miglior artista al mondo dello zucchero per il decennio del 2020. Maestro Ampi dal 2012, è anche “allenatore” di campioni. Dopo aver fondato a Roma la sua Aromacademy nel 2015, nel 2016 porta alla vittoria la squadra italiana al Mondial des arts sucrés di Parigi e la squadra juniores al Campionato Mondiale di Pasticceria di categoria di Rimini. Nominato team manager del Team Italia per la Gelato World Cup, conduce la squadra alla vittoria degli Europei 2023 di Gelateria e del Mondiale 2024. .

Nuovo corso in Cast: «Sinergie, innovazione e nuova didattica per restare un riferimento»

Cast Alimenti
Cast Alimenti entra nel fondo Kyip Capital e nel gruppo Plena Education. La nostra intervista esclusiva a Cristian Cantaluppi, nuovo responsabile dell'organizzazione delle attività di formazione. Che conferma il focus sulla formazione per giovani e per professionisti e lancia un appello a Massari, uscito dalla proprietà: «Mi auguro resti vicino alla scuola che ha fondato»

C’è una rivoluzione in atto in Cast Alimenti. Il Centro di alta formazione per le professioni alimentari fondato a Brescia nel 1997 ha cambiato compagine proprietaria. Ad acquisire il controllo della società è stato il fondo Kyip Capital SGR rilevando il 62,6% del capitale. L’acquisizione rientra nelle strategie di Kyip Capital nell’ambito del potenziamento di Plena Education, gruppo che eroga corsi triennali, biennali, master e corsi brevi in ambito fine arts, tra cui anche la gastronomia.

Cos'è Kyip Capital

Kyip Capital SGR è una società̀ di gestione indipendente fondata da Luciano Hassan, Gianluca Losi e Carlo Privitera che gestisce un volume di risparmio superiore a 160 milioni di euro. Tramite il fondo di private equity Kyip Investment Fund, investe in operazioni di growth buy-out rilevando la maggioranza del capitale di piccole e medie imprese italiane ad alto potenziale, con particolare focus sul mondo Education e Information technology.

Cast Alimenti, il nuovo assetto

A cedere completamente le proprie quote in Cast Alimenti sono stati Iginio Massari, che era tra i fondatori della prima ora, e le società Pavoni Italia e Arte Bianca. Ha diminuito la propria partecipazione Italia Exibition Group, leader nell’organizzazione di fiere in Italia e all’estero, che rimane nel capitale al 10%. Della compagine societaria originaria rimane al suo posto, con la sua quota del 27,4%, Vittorio Santoro che ha assunto il ruolo di presidente del consiglio di amministrazione. Alla gestione delle attività di formazione, invece, è stato nominato Cristian Cantaluppi cui abbiamo rivolto qualche domanda.

Cristian Cantaluppi
Cristian Cantaluppi

L’intervista a Cristian Cantaluppi

Cast è un’istituzione storica per il mondo pasticceria, gelateria e bakery. Come si inserisce l'acquisizione nella strategia del "polo" della formazione “Plena Education” che fa capo a Kyip? «Da 27 anni Cast si impegna nell’insegnamento delle tecniche più importanti di pasticceria, cucina, gelateria e bakery (e non solo) in modo serio, partendo dalle basi e senza scorciatoie di tempo o di metodo. Questa cultura formativa, che è il buono del saper fare del nostro Paese, è la pietra angolare sulla quale svilupperemo nuovi percorsi di formazione in cucina, nell’ospitalità e nelle filiere del cibo per affiancare Cast alle altre scuole e università con cui Kyip Capital ha consolidato la propria posizione in questi ultimi tre anni. Cibo e ospitalità dentro Cast, sono le ultime ‘Fine Arts’ arrivate in casa di Kyip». Che cosa c'è nel futuro di Cast? Nel piano strategico di Kiyp sarà mantenuto il focus sui professionisti? «Il futuro di Cast metterà al centro i giovani che vogliono lavorare nel settore del cibo e dell’ospitalità. Li aiuteremo a entrare nel mondo del lavoro, attraverso l’esperienza eccellente e autentica di chi li ha preceduti (i nostri docenti) in un passaggio che non è di successione, ma di affiancamento, nella continuità, nel reciproco scambio di saperi, sensibilità e propensioni. Ci impegneremo per permettere a ciascuno di loro di realizzare i progetti che risuonano nel loro spirito, che danno loro energia e risvegliano la loro passione. Valorizzeremo ancora di più gli attuali, ottimi, rapporti con le aziende leader del settore. Continueremo a chiedere alle imprese di successo di sostenerci come hanno fanno finora». Prevedete di continuare a investire sui corsi di alta formazione e di specializzazione? «Miglioreremo i nostri attuali percorsi di formazione e ne lanceremo di nuovi: l’1 ottobre prossimo inizierà un master di 8 mesi per una classe di cucina. I programmi didattici saranno ideati insieme ai migliori professionisti del settore: chef, pasticceri e manager per far crescere nelle nostre classi i giovani collaboratori di cui i professionisti hanno bisogno». Ci sarà spazio anche per corsi dedicati a chi è già professionista? «Collaborare bene con le imprese per noi significa valorizzare la professionalità di chi vi lavora. Dunque rimarrà assolutamente il focus sui professionisti, continuando ad aiutare chi di loro ha bisogno di formazione professionale eccellente, elemento determinate per una solida crescita di carriera o per il mantenimento di un lavoro che cambia». Quali azioni prevedete di attuare per portare ancor di più la scuola verso una dimensione di didattica evoluta e al passo con le tecnologie più recenti? «Cast Alimenti si è da sempre distinta per investire in laboratori e cucine dotati delle migliori e innovative attrezzature che, con l'aiuto delle nostre aziende partner, scegliamo per simulare gli ambienti di lavoro del presente e soprattutto del futuro. Già a gennaio di quest’anno, Cast ha presentato al Sigep di Rimini in anteprima l’applicazione di intelligenza artificiale che Plena Education mette a supporto degli studenti e professionisti che frequentano il nostro Campus di Brescia. Ma è stata solo una prima novità. I nostri piani su questo tema sono ambiziosi e coerenti con la missione di Kyip Capital che ha come scopo quello di innovare le imprese nelle quali investe cavalcando la trasformazione tecnologica e digitale in atto. Non posso però adesso entrare nel merito». L'uscita di Iginio Massari dalla compagine proprietaria segna un'epoca, visto che il Maestro era uno dei fondatori. Come pensate di mantenere un legame con il mondo dei professionisti dell'alta pasticceria? «Igino Massari e Vittorio Santoro hanno fondato insieme Cast nel 1997. Dai racconti ascoltati, la cosa che mi ha colpito umanamente di più è stata che una delle motivazioni alla base di questa avventura fu quella di dimostrare con una scuola che i pasticceri italiani non avevano “niente di meno” rispetto ai colleghi d’Oltralpe. Vittorio, pasticcere e ancora direttore entusiasta della scuola, fautore tra l'altro di questa operazione, è stato confermato Presidente del Consiglio di Amministrazione. Santoro e il Maestro Massari, che mi auguro davvero ci rimanga molto vicino pur non essendo più azionista, spero possano continuare a essere il legame forte e reale con il mondo dei professionisti dell’alta pasticceria». Cast Alimenti aveva un legame anche con Apei, l'associazione creata proprio da Massari. Questa connessione viene meno? Se sì, pensate ad altre partnership? «Per quanto mi riguarda, voglio continuare ad avere ottime relazioni con Apei e con tutte quelle associazioni di categorie che in Italia sostengono e valorizzano i loro professionisti associati, spesso impegnandosi anche in attività che altre istituzioni tralasciano». Quali sinergie pensate di attuare con le altre scuole di formazione di Plena Education? «Sinergie nella didattica e commerciali. Per quanto riguarda la didattica, moduli come food design, videomaking, fotografia, art direction, advertising, lingue sono solo alcuni già presenti nei piani di studio delle altre università e scuole del gruppo dove si insegnano competenze e abilità sempre più importanti per chi lavora nel settore del cibo e dell’ospitalità. Non ci si inventa esperti in materie non insegnate da anni, servono persone autentiche e network consolidati che in Plena Education ci sono tutte. Sul fronte commerciale c’è da considerare come in Italia e all’estero la formazione di qualità post-18 anni si sta polarizzando e la concorrenza è sempre più agguerrita. Il calo demografico in Italia ha, sino ad ora, fatto vedere solo i primi segnali, ma sappiamo che nel prossimo futuro il mercato dovrà essere necessariamente internazionale, senza più confini geografici. Il Gruppo si rivolge a tutti coloro che nel mondo vogliono venire in Italia a studiare per imparare il cibo, l’ospitalità, la musica, il cinema, il design e la moda, che per me sono - insieme a computer science - le professioni del futuro». Come cambierà la struttura organizzativa "sotto" il controllo della sua direzione? «Per me un’organizzazione che funziona bene è un ambiente di sviluppo personale e professionale in cui ogni persona si assume le sue responsabilità e ne condivide il possesso con i suoi colleghi. L’organigramma si forma naturalmente su queste basi semplici del lavoro di squadra».

Mixology d’autore in Costiera: al via l’Amalfi Coast Cocktail Week

Amalfi Coast cocktail week enrico capuano costiera amalfitana
Credit foto: Enrico Capuano
Dal 23 al 29 settembre va in scena la kermesse dedicata al bere bene, al suo debutto in Costiera. Una manifestazione itinerante, ricca di eventi, che coinvolgerà i cocktail bar e bar d’hotel di tutta la costa, da Vietri sul Mare a Positano. In anteprima una selezione di signature cocktail che saranno proposti

Al via la prima edizione dell’Amalfi Coast Cocktail Week. La manifestazione dedicata al mondo della mixology di Paola Mencarelli, founder e creative director del format Italian Cocktail Weeks, sbarca nella Divina. Dal 23 al 29 settembre una serie di appuntamenti che si susseguiranno nei cocktail bar e bar dhotel da Vietri sul Mare a Positano riunirà il talento dei bartender di tutta la Campania.

«Lo spirito dell’Amalfi Coast Cocktail Week è lo stesso che contraddistingue tutte le altre Italian Cocktail Weeks che sono state organizzate dal 2016 a oggi. Tuttavia, a differenza delle manifestazioni che sono state allestite negli anni precedenti a Firenze, Venezia e Cortina, quella amalfitana non si svolgerà in un’unica destinazione, ma sarà itinerante fra i vari comuni della Costiera. L’obiettivo, infatti, è quello di esaltare sia l’identità e la professionalità dei bartender campani e in generale l’arte della mixology della regione, sia le bellezze del territorio», spiega la fondatrice.

Un ricco programma di eventi

Sette giorni di cocktail list dedicate che includono diversi eventi fra cui masterclass, aperitivi, pop-up bar, guest shift e la Maestro Challenge, cocktail competition ideata da The Maestro” Salvatore Calabrese, la cui presentazione sarà a cura di Alessandro Procoli e Stefano Nincevich, vicedirettore di Bargiornale.

Una cocktail list esclusiva

Durante la kermesse tutte le venue selezionate proporranno una Cocktail List ACCW24 esclusiva che comprende 3 tipologie di cocktail. Signature Cocktail, un drink di libera creazione rappresentativo del cocktail bar; Cocktail RiEsco a Bere Italiano, un drink dedicato al made in Italy con i prodotti italiani delle aziende che aderiscono a RiEsco a Bere Italiano; Cocktail Campania Felix, un drink con materie prime e prodotti tipici del territorio campano.

Una selezione di Signature Amalfi Coast Cocktail Week

Ecco, quindi, una piccola anticipazione, la nostra selezione di alcuni Signature Cocktail che verranno presentati durante la manifestazione.

Lemon Villadrop

di Ciro Savarese, Lidia La Rocca, Alfonso Senatore, Giovanni Guida (Gold Sky Lounge – O’RO Incanto Lounge - Positano)

«Questo signature cocktail si presenta come una rivisitazione del Lemon Drop Martini - racconta Ciro Savarese - Nasce dall’intenzione di voler esaltare quelli che sono i profumi e sapori della Costiera senza tralasciare le essenze appartenenti a luoghi lontani. Essendo noi un bar d’hotel (HVF Villa Franca, ndr) ci affacciamo costantemente a una clientela internazionale, e quindi non ci siamo limitati a ciò che questa terra ci propone, ma abbiamo cercato di portare anche profumi che vanno oltre i confini campani, fra cui lo yuzu sake. Il cocktail, servito in un bicchiere Nick&Nora, chiude con un foam di limoncello e un zest di black lime».
La ricetta
Ingredienti:
4,5 cl No.3 London Dry Gin, 2 cl Limoncello DiCapri, 1 cl Monin Sciroppo di Zucchero di Canna, 1,5 cl Yuzu Sake, 1,5 cl Succo di Limone Sfusato Amalfitano
Preparazione:
Shake & Strain
Bicchiere:
Nick&Nora

Cumaru

di Marcello Costanzo (Delight Bar, Ravello)

Una miscela di Bourbon e Rye Whiskey Mitcher’s direttamente in teiera poi infusa con chicchi di caffè, Bitter Campari immerso in canapa sativa e fava tonka e Vermouth di Torino Del Professore. Viene guarnito con cioccolato ripieno gelificato del Cumaru in chiave molecolare. A conclusione, sul cocktail viene nebulizzata un’essenza realizzata con tabacco inglese torbato, tè lapsang souchong, bacca di vaniglia, olio essenziale di rosa e grani di incenso.
La ricetta
Ingredienti:

2 cl Michter’s US*1 Kentucky Straight Bourbon Whiskey,
1 cl Michter’s US*1 Single Barrel Rye Whiskey, 3 cl Bitter Campari, 3 cl Vermouth di Torino Rosso Del Professore.
Preparazione:
Stir in teiera
Bicchiere:
Calice Novecento Art Déco

Three/Sixty Swizzle

di Andrea Ferrigno, Raffaele Carretta, Riccardo di Bianco (Matinée Cocktail Bar & Restaurant - Maiori)

«Per il signature cocktail mi è stato chiesto di proporre qualcosa che più mi rappresentasse - spiega Andrea Ferrigno -. Appassionato di tutto l’universo tiki, ho deciso di presentare uno swizzle. Il nome Three/Sixty nasce da una visione a 360 gradi sulle tecniche di miscelazione tiki, dove però non vengono utilizzati prodotti esotici, come può essere il rum per esempio, ma quelli proprio della Costa d’Amalfi. Abbiamo quindi il limone e la cicerenella, che è un tipico liquore di Minori a base di arance amare e anice».
La ricetta
Ingredienti:

4 cl Grappa Nonino Monovitigno lo Chardonnay 12 mesi in Barrique, 2 cl Liquore Nonino Prunella Mandorlata, 1 cl Liquore di Arancia e Anice, 0,5 cl Monin Sciroppo Agave, 3 cl Succo di Limone fresco, 4-5 drop Aromatic Bitters
Preparazione:
Swizzle
Bicchiere:
Highball

Scintilla Serale

di Pasquale Casciello e Andrea Calaudi (Sensi Restaurant, Amalfi)

Il limone qui trova la sua massima espressione attraverso ingredienti che in equilibrio giocano con un bouquet di sentori che vanno dal dolce ai sapori più amari.
La ricetta
Ingredienti:
6 cl Gin Costiera,1,5 cl Bitter Campari,
1 cl Monin Sciroppo Fiori di Sambuco, 3 cl Succo di Lime, 1 cl Simple Syrup,Foam
Preparazione:
Shake and Double Strain
Bicchiere:
Nick&Nora

O’Curniciell

di Gianluca Giglio, Anastasia De Riso (Pasticceria Sal De Riso - Minori)

«Questo cocktail - dice Gianluca Giglio -  è un omaggio alla Pasticceria Sal De Riso, o meglio a uno dei simboli che la contraddistinguono, ossia il corno, un oggetto caro alla tradizione campana, un porta fortuna, che all’interno della pasticceria è posizionato all’ingresso. Il drink presenta gli stessi colori ed è la nostra interpretazione di questo iconico portafortuna».
La ricetta
Ingredienti:
2,25 cl Yerbito,3 cl Bitter Fusetti Cacao, 3 cl Bitter Fusetti American, 1,5 cl Monin Sciroppo Popcorn,1/2 bar spoon Monin PARAGON Timur Berry, Top Chinó Sanpellegrino
Preparazione:
Shake and Strain
Bicchiere:
Tumbler Alto

Mr.Negroni GoToCoast

di Danilo Fabi e Antonio Amato (Il Pirata – Praiano)

Una rivisitazione di un classico di sempre con un twist dai sapori costieri. Questo signature cocktail aggiunge alla versione tradizionale la freschezza del limoncello del territorio.
La ricetta
Ingredienti:
3 cl Bulldog Gin, 3 cl Bitter Campari, 3 cl Vermouth di Torino Rosso Del Professore, foam Limoncello Pallini
Preparazione:
Stir and Strain
Bicchiere:
Old fashioned

Ginarte Pomegranate

di Fernando Schiavo, Francesco Civale, Stefano Buonocore (Bar Al San Domingo, Ravello

«Abbiamo puntato alla sostenibilità, un concetto e una pratica che ricerchiamo costantemente nel nostro quotidiano - spiega Fernando Schiavo -. Il cordiale di recupero utilizzato, per esempio, viene messo in infusione con timo e rose, la tonica, invece è un insieme degli avanzi di bottiglie non finite, il tutto viene poi gasato con CO2. Il cocktail viene guarnito con un chips di melograno che viene fatto essiccare».
La ricetta
Ingredienti:
4,5 cl Ginarte Dry Gin Pomegranate, 4 cl Cordiale FIOL Prosecco, Timo e Rose, Acqua Brillante, CO2
Preparazione:
Pre batch gasato con CO2
Bicchiere:
Tumbler Alto

Reverse Bond

di Luigi Gallo, Sall Papa Monsour, Gennaro Consiglio (Dei Cappuccini Bar, Anantara Convento di Amalfi Grand Hotel, Amalfi)

Viene descritto come un omaggio al Martini che prende ispirazione dalla figura di James Bond utilizzando i grani antichi di Altamura uniti allo Sfusato Amalfitano, l’oro giallo della Costiera Amalfitana
La ricetta
Ingredienti:
5 cl Altamura Distilleries Vodka, 2 cl Amalfi Gin, 1 cl Cocchi Americano
Preparazione:
Throwing
Bicchiere:
Coupette

Cetara Garum Sour

di Gennaro Piscino, Cristina Federica d’Emma, Salvatore Giordano, Martina De Crescenzo, Alfonso Biondini (BARcheREMI, Cetara)

«Il cocktail racchiude i sapori di mare e di terra che contraddistinguono Cetara, uno dei borghi marinari più antichi della Costiera Amalfitana - spiega Gennaro Piscino -. Ecco quindi che troviamo la freschezza dei limoni che si miscelano ai sapori più sapidi della colatura di alici».
La ricetta
Ingredienti: 4 cl No.3 London Dry Gin, 2,5 cl Limoncello Pallini, 2 cl Monin Sciroppo di Zucchero di Canna aromatizzato al Rosmarino di Cetara, 2,5 cl Succo fresco di Limone Sfusato Amalfitano, Aria di Colatura di Alici Acquapazza
Preparazione:
Shake and Strain
Bicchiere:
Tumbler Basso

Asparaperitif

di Francesco Cantilena, Cristian Cantilena, Gregorio Amendola e Mattia Sano (Masaniello Art Café, Amalfi)

Un viaggio alla scoperta dei prodotti dei Monti Lattari. Uno degli ingredienti principali di questo cocktail, infatti, sono gli asparagi selvatici tipici della parte alta, quella che si staglia fra i paesaggi montani, della Costa d’Amalfi. Un drink fresco che offre un interessante bilanciamento fra sapori speziati ed aromatici.
La ricetta
Ingredienti:
3,5 cl Aperol infuso agli Asparagi, 
1,5 cl Amaro Nonino Quintessentia
, 0,5 cl Grappa Nonino Monovitigno il Moscato, 
1,5 cl Cocchi Vermouth di Torino Extra Dry infuso alla noce moscata, 3 dash Aromatic Bitters.
Preparazione:
Stir and Strain
Bicchiere:
Tumbler Alto

Fiamma d’Amalfi

di Giuseppe Esposito, Enrico Cinque, Fulvio Zuccaro (Franco’s Bar - Le Sirenuse Hotel, Positano)

«Questo cocktail nasce da un racconto di mia invenzione. Mi sono immaginato un messicano e un italiano che si incontrano in un viaggio in Costa d’Amalfi - dice Gennaro Esposito -. Insieme questi due personaggi cominciano ad assaggiare i prodotti locali, sperimentano gli aromi del limone e dei sapori piccanti dati dal peperoncino, che si mischiano alla passione che entrambi hanno per il mezcal. La cultura messicana e quella italiana hanno molti punti in comune e questo cocktail rappresenta questa unione, questa amicizia. I colori caldi che contraddistinguono il cocktail rimandano al calore dell’estate e di un incontro».
La ricetta
Ingredienti:
2 cl Montelobos Mezcal, 2 cl Liquore di Erbe aromatiche, 1,5 cl Cocchi Americano, 1,5 cl Limoncello Pallini, 1,5 cl Succo di Limone, 0,5 cl Monin Sciroppo Agave, 3 Peperoncini
Preparazione:
Shake
Bicchiere:
Nick&Nora

 

 

Raffy Vajio vince la Julius Meinl Barista Cup. A Luca Riccardi il premio per il cappuccino

Meinl Barista Cup 2024 vincitori insieme
Al capo barista dell'hotel Atlantis The Royal di Dubai il titolo di miglior barista nella prima edizione del contest internazionale di Julius Meinl. Il concorrente italiano si impone nella prova sul cappuccino con latte art. Insieme agli altri due premiati voleranno in Honduras per approfondire la cultura del caffè

Arriva dagli Emirati Arabi Uniti il vincitore della prima Julius Meinl Barista Cup, competizione internazionale promossa dalla storica torrefazione austriaca. Raffy Vajio, capo barista all'hotel Atlantis The Royal di Dubai (al nono posto della classifica The World's 50 Best Hotels 2024), si è aggiudicato il premio come miglior barista. Per il cappuccino è stato premiato il concorrente italiano Luca Riccardi del bar Attymo di Terni, per l'espresso Vladimir Chzou in gara per la Moldavia e per il signature cocktail l'austriaco Mario Benetseder.

Alla finale, che si è svolta il 19 settembre a Vienna alla storica fabbrica di Julius Meinl, hanno partecipato i dodici vincitori delle competizioni nazionali, da Italia, Austria, Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti, Polonia, Romania, Croazia, Repubblica Ceca, Bosnia ed Erzegovina, Georgia, Moldavia e Slovacchia. A giudicare i concorrenti (tutti in arrivo da bar che propongono Julius Meinl come caffè) una giuria di esperti internazionali: Tim Sturk, fondatore e direttore di Coffee Education presso Coffee Cherry Training, Agnieszka Rojewska, campionessa mondiale baristi 2018 e Coffee in Good Spirits 2022, il campione austriaco di Latte Art 2024 Ali Vogel e Angelika Galas, responsabile della Coffee Academy del Gruppo Julius Meinl.

La gara

La gara prevedeva la preparazione di caffè espresso, cappuccino con latte art e signature cocktail al caffè, usando la miscela 100% Arabica Belvedere della collezione The Originals Bio Fairtrade di Julius Meinl. Ogni concorrente aveva a disposizione dodici minuti per il set up della macchina, altrettanti per la competizione e sette minuti per pulire la postazione.

Il vincitore assoluto Raffy Vajio, trentenne di origine filippine, ha partecipato alla finale al posto del primo classificato alla competizione regionale del Medio Oriente, bloccato per problemi di visto. Ha convinto la giuria con una performance coinvolgente. «Ho voluto dare tutto il mio cuore», ha spiegato. «Puoi inventarti di tutto, ma quello che viene dal cuore fa la differenza». Il suo drink, analcolico e a base di caffè, miele, limone e infuso blu di butterfly pea flower, ha colpito anche per il suo finale letteralmente «fuoco e fiamme». «A Dubai devi allenare anche la presentazione, perché contano molto l'apparenza e come viene mostrato il prodotto», ha spiegato.

Curata anche la proposta del cocktail premiato (sia dalla giuria sia del voto del pubblico, basato sulla presentazione estetica), quello dell'austriaco Mario Benetseder: a base di caffè, liquore di bergamotto home made, limonata e olio extravergine d'oliva italiano, trae ispirazione dalla natura e rappresenta lo spirito del suo locale, Café Orchidee nel giardino botanico di Linz.

Per la preparazione del cappuccino, considerato un simbolo del made in Italy, si è contraddistinto il concorrente italiano, Luca Riccardi (leggi A Luca Riccardi la finale italiana della Meinl Barista Cup), mentre l'espresso migliore è quello di Vladimir Chzou, che ha lasciato la Russia due anni fa all'inizio dell'invasione dell'Ucraina e che oggi lavora da Red Rabbit nella capitale moldava Chișinău.

Viaggio in Honduras per i vincitori

I vincitori si aggiudicano un viaggio in Honduras, per scoprire direttamente in piantagioni le origini e la cultura del caffè, nonché i metodi di coltivazione sostenibile. Durante la finalissima a Vienna, una vera festa all'aperto nel cortile della storica torrefazione (oggi quasi il 90% della produzione avviene nella sede italiana a Vicenza), è stata presentata in anteprima anche la nuova referenza della linea monorigine di specialty coffee, l'edizione limitata Burundi.

Un’arte da gustare

«Da oltre 160 anni Julius Meinl si dedica a condividere con il mondo la ricca cultura viennese del caffè», ha detto Christina Meinl, quinta generazione della famiglia Meinl e rappresentante dell'azienda. «La nostra convinzione è semplice: il caffè è un'arte da gustare al di là di un momento fugace. Con un'eredità di oltre un secolo di esperienza e un impegno per l'innovazione, la Julius Meinl Barista Cup è un'occasione per celebrare i baristi che condividono questa stessa passione». La Meinl Barista Cup è sponsorizzata da leader del settore come Rancilio, Fiorenzato, Cafetto e Bwt.

Nasce Elements Edition, l’edizione limitata di Cardenal Mendoza

Cardenal Mendoza Brandy 12 Elements
Cardenal Mendoza Brandy 12 Elements
Il nuovo nato di Cardenal Mendoza, importato e distribuito in esclusiva da Rinaldi 1957, è un distillato in edizione limitata che esalta i 12 elementi distintivi del brandy di Jerez.

Cardenal Mendoza, brandy spagnolo della cantina Sanchez Romate di Jerez, lancia l’edizione limitata Elements edition. Un packaging pittorico, dove sono riprodotte le essenze che più caratterizzano il distillato: mogano, rovere, uvetta, prugna, noce, nocciola, cacao, caramello, miele, vaniglia, cannella, tabacco. 12 elementi, appunto, evocati su confezione ed etichetta dall’opera di Carmen Garcìa Huerta, una delle 100 migliori illustratrici del mondo secondo la rivista The Illustrator.

Importata in Italia da Rinaldi 1957, distributore esclusivo del brandy, entro la fine di settembre sarà su tutti i mercati internazionali. «Rinaldi 1957 è una società di distribuzione specializzata nel canale on trade e nella brand strategy - spiega Valentina Ursic, direttore marketing e Pr dell’azienda -. Abbiamo più di 60 anni di attività alle spalle e un fatturato annuo di oltre 24 milioni. Il portafoglio di referenze è completo e diversificato, creato da prodotti che hanno dietro anche una storia, il che li rende anche più facili da proporre».

Un brandy “nobile”

Particolare è infatti la storia di questo brandy, creato nel 1887 a Jerez della Frontera in Andalusia (cuore della produzione dello sherry) e diventato all’inizio del 1900 fornitura ufficiale della camera dei Lord d’Inghilterra e del Vaticano.

«Ancora oggi viene realizzato con il metodo tradizionale» continua Ursic. «Il vino dei vitigni autoctoni Airén viene lentamente distillato in alambicchi di rame e poi affinato per 15 anni in botti che hanno contenuto Sherry Oloroso e Pedro Ximenez. Il processo di invecchiamento viene gestito interamente a mano, così come a mano viene sigillata ogni bottiglia. Insolita (e molto contemporanea) è anche la storia della Elements edition, frutto di un confronto tra importatori, distributori, bartender e consumatori di tutto il mondo; persone di provenienze e competenze diverse alle quali è stato chiesto di esprimere la complessità aromatica del Cardenal Mendoza e che hanno individuato i “12 elementi”».

Le declinazioni del distillato

Un distillato colto anche nel concept quindi, proposto in varie declinazioni: il classico Solera Gran Reserva (ora anche con il packaging “Elements edition”); il Cardenal Mendoza Angelus, dai sentori più agrumati, con scorza d’arancia infusa; il Nebulis, affinato in botti dove sono stati bruciati tralci di vite, dal gusto leggermente affumicato; e l’Ultra, invecchiato fino a 50 anni.

«La strategia di Rinaldi 1957 è far conoscere tutti gli aspetti dei prodotti in catalogo - racconta Ursic -. Abbiamo 5 area manager sul territorio e oltre 200 agenti, con i quali presidiamo capillarmente ogni provincia. Forniamo, con i nostri brand ambassador, consulenza specializzata su ogni referenza e organizziamo eventi di formazione, degustazioni, masterclasses. Supportiamo i clienti nell’attività di sell out».

In miscelazione anche per drink low alcol

Il Cardenal Mendoza, oltre che come tradizionale brown spirit da fine pasto o meditazione, si presta alla miscelazione; anche in versione low alcol, un aspetto che interessa una fascia importante di mercato, soprattutto giovane. «Abbiamo ideato 3 nuovi cocktail, che proponiamo proprio con il lancio della Elements edition - conclude Ursic -. Manzana, con succo di mela, è fresco e perfetto come aperitivo; più strutturati invece Jerez, decisamente aromatico, e 12 da servire con un quadratino di cioccolato all’arancia nel tumbler. Un modo per rinnovare e rendere più varia l’esperienza degustativa».

Le ricette Cardenal Mendoza

Manzana


Ingredienti:
30 ml Cardenal Mendoza Gran Solera, 90 ml succo di mela gasato, 5 ml succo di limone, ghiaccio
Preparazione:
build
Guarnizione:
fettina di mela golden fresca
Bicchiere:
highball

Jerez

Ingredienti:
45 ml Cardenal Mendoza Nebulis, 10 ml sherry oloroso, 10 ml succo di lime, 22,5 ml succo d'arancia fresco, 25 ml zucchero liquido
Preparazione:
shake and strain
Guarnizione:
fettina d'arancia fresca
Bicchiere:
tumbler basso

12

Cardenal-Mendoza_Presentazione-Elements-Edition (2)
Ingredienti:
50 ml Cardenal Mendoza Brandy 12 Elements, 10 ml Cardenal Mendoza Angelus, 7,5 ml sciroppo di scorza d’arancia e cannella, 1 dash Angostura Bitter, 1 dash Chocolate bitter, 1 dash Orange Bitter
Guarnizione:
quadratino di cioccolato alla scorza d’arancia o ai frutti rossi
Bicchiere:
tumbler basso

Grandini e Fiorini in finale al Coffee Grinder Championship

Iuri Grandini, vincitore della tappa siciliana
Iuri Grandini
Positivo il bilancio del primo Beach Coffee Fest, che ha fatto conoscere e degustare del buon caffè a operatori, curiosi e interessati. Si è chiusa la rosa dei finalisti del campionato di macinatura.

Formazione, cultura del caffè, il piacere di scoprire in tazza gusti inediti e inaspettati e di sperimentare nuovi metodi di estrazioni, e, infine, il podio del Master Coffee Grinder Championship, che ha visto completata la rosa dei concorrenti alla finale italiana che si svolgerà a in piazza Duomo, a Milano, a fine anno: tutto questo e molto di più si è ritrovato nella prima edizione del Beach Coffee Fest, organizzato da Brazilcafè e Fabio Verona presso il centro turistico Medusa di Scoglitti (Ragusa). 

I due finalisti saranno Iuri Grandini e Giuseppe Fiorini, che si sono classificati rispettivamente primo e secondo; Iuri è riuscito a replicare al meglio al tazza realizzata dai giudici Andrea Antonelli, Luigi Pillitu e Andrea Corona capitanati da Luca Ventriglia e guidati da Giovanni Battiato, il tostatore di Brazilcafè.

Per la gara è stato scelto uno specilaty arabica brasiliano naturale, varietà catuai della finca Lais Faleiros, gestita da un gruppo di donne associate all’Iwca - International Women’s Coffee Association, da cui si dovevano ottenere in tazza note di cioccolato fondente, mandorla e nocciola, una bassa acidità malica e un corpo medio, con una ricetta di 16 in - 30 out in 30 secondi e un tds di 10,4. Si contenderanno il primato nazionale con Fabio Ferrara e Ilaria Izzo, vincitori della tappa torinese, Diletta Sisti e Nadia Giacomelli che hanno primeggiato presso lo showroom di Eureka a Firenze lo scorso giugno.

La competizione è stata preceduta da numerosi eventi che hanno coinvolto i passanti e raccontato curiosità sul caffè, nonché fatto assaggiare gli specialty coffee della torrefazione di Vittoria. Chi ha voluto fare un utile approfondimento ha potuto seguire la sessione formativa messa a punto da Francesca Bieker, ideatrice del programma Grip - e responsabile Education Sca Italy, insieme a Eleonora Pirovano, presidente dell’International Women Coffee Alliance Italia. La mattinata è proseguita con esibizioni di Latte Art tenuta dal campione italiano Giuseppe Fiorini, degustazioni allo stand della Sca con il trainer giudice Alessio Vabres e uno spazio dedicato alle novità introdotte con Pump My Moka con cui Iuri Grandini ha preparato estrazioni calde e fredde.

Gli organizzatori auspicano di potere ripetere il prossimo anno la bellissima esperienza,

mentre si attende la data della finale nazionale del Master Coffee Grinder Championship in programma a Milano.

Fondi per le assunzioni dei giovani diplomati: si riapre il bando

camerieri sorridenti
Riapre il Fondo sostegno eccellenze gastronomia e agroalimentare – Giovani diplomati. Domande dal 1° al 31 ottobre 2024, 9 milioni di euro disponibili. Nell'articolo tutti i dettagli, i requisiti per le domande e la guida alla procedura

È stata riaperta la possibilità di presentare domande di contributo come dal bando per il "Fondo sostegno eccellenze gastronomia e agroalimentare – Giovani diplomati”; ancora disponibili oltre 9 milioni di euro.

Nuove domande dal 1° ottobre

Le nuove richieste potranno essere presentate dalle 10,00 del 1° ottobre 2024 fino alle 12,00 del 31 ottobre 2024 attraverso la piattaforma gestita da Invitalia (www.invitalia.it). Bisogna affrettarsi, le domande saranno valutate in base all'ordine cronologico di presentazione, fino a esaurimento dei fondi disponibili; quelle presentate nei termini che non troveranno copertura finanziaria, saranno sospese, fino all’accertamento di eventuali economie come, ad esempio, le decadenze di precedenti domande. Ciascuna impresa può ottenere un contributo a fondo perduto non superiore a 30.000 euro, fino ad un massimo del 70% delle spese ammissibili relative alla remunerazione lorda per l’inserimento, con contratto di apprendistato, di uno o più giovani diplomati nei servizi dell’enogastronomia e dell’ospitalità alberghiera. I contratti devono avere una durata minima di un anno e massima di tre anni e devono essere stipulati, a pena di decadenza, dopo la data di pubblicazione del D.M. 21 ottobre 2022 e non oltre 60 giorni dalla data di pubblicazione del decreto di concessione delle agevolazioni. I giovani diplomati devono essere in possesso di diploma di istruzione secondaria superiore conseguito da non oltre cinque anni presso un Istituto professionale di Stato per enogastronomia e ospitalità alberghiera (Ipseoa) e non aver compiuto 30 anni di età, alla data di firma del contratto di apprendistato. Non sono ammesse spese sostenute prima della presentazione della domanda. I contributi concessi rientrano nell’ambito del regolamento de minimis per cui partecipano alla formazione del massimale previsto. Le agevolazioni non sono cumulabili con altre agevolazioni pubbliche per le medesime spese. Se i giovani assunti sono licenziati prima della fine del dodicesimo mese l’agevolazione non spetta. I pagamenti delle spese devono essere effettuati esclusivamente attraverso conti correnti dedicati intestati all’impresa con modalità che consentano la piena tracciabilità del pagamento.

Le imprese ammesse e i requisiti

Sono ammesse le imprese che esercitano l’attività dei seguenti codici Ateco: 56.10.11 “Ristorazione con somministrazione”; 56.10.30 “Gelaterie e pasticcerie”; 10.71.20 “Produzione di pasticceria fresca”. In possesso dei seguenti requisiti:

  • essere iscritte da almeno 10 anni al registro delle imprese al 30 agosto 2022 o, in alternativa, aver acquistato, tra il 30 agosto 2021 e il 30 agosto 2022, prodotti certificati Dop, Igp, Sqnpi, Sqnz e prodotti biologici per almeno il 25% (per la ristorazione) o il 5% (per la pasticceria e gelateria) degli acquisti totali;
  • essere nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, non in stato di liquidazione né soggetta ad una procedura di concordato preventivo o altra procedura concorsuale liquidatoria e non essere in situazione di difficoltà;
  • essere iscritte presso Inps o Inail con posizione contributiva regolare come da documento unico di regolarità contributiva (Durc) e in regola con gli adempimenti fiscali;
  • aver restituito somme eventualmente dovute a seguito di provvedimenti di revoca di agevolazioni;
  • non aver ricevuto sanzione interdittiva;
  • non aver avuto i legali rappresentanti o amministratori condannati, con sentenza definitiva o irrevocabile, per reati che costituiscono motivo di esclusione dalla partecipazione a una procedura di appalto o pubblici alla data di presentazione della domanda.

Presentazione delle domande

La concessione del contributo richiede due fasi:

  • Domanda di concessione.
  • Domanda di erogazione.

Alla presentazione della domanda all’impresa richiedente sarà rilasciato il Codice unico di progetto (Cup). Le imprese possono presentare una sola domanda di agevolazione, corredata del piano di formazione degli apprendisti, della copia della comunicazione di assunzione e della copia del titolo di studio, per ciascuna delle risorse professionali.

Rendicontazione

Per l’erogazione, l’impresa beneficiaria dovrà presentare, entro trenta giorni successivi alla data prevista come termine finale del contratto di apprendistato e comunque non oltre il 31/12/2026, apposita richiesta con gli allegati previsti, utilizzando l’apposita piattaforma informatica Invitalia (www.invitalia.it):

  1. elenco delle risorse professionali assunte con contratto di apprendistato con la dicitura: “Spesa di euro … dichiarata per l’erogazione delle agevolazioni di cui al D.M. 21 ottobre 2022 – Cup rilasciato numero ...”;
  2. copia del titolo di studio, per ciascuna delle risorse professionali indicate;
  3. relazione tecnico-illustrativa sull’attività svolta che evidenzi gli obiettivi conseguiti rispetto al piano di formazione previsto con indicazione analitica delle spese sostenute ed elenco dei riferimenti dei documenti di spesa.
  4. copia delle buste paga relative al personale assunto e ordinativi di pagamento ed estratti conto per attestare la piena tracciabilità delle spese sostenute.

Se non ancora disponibile, la citata documentazione dovrà essere presentata entro e non oltre sessanta giorni dalla data di pubblicazione del decreto di concessione pena la decadenza dalle agevolazioni.

Primo decreto di concessione

Sul sito del Masaf è stato pubblicato il primo decreto di concessione delle agevolazioni alle imprese che hanno presentato domanda; sono state concesse a 245 imprese per quasi 7.000.000 di euro a fronte di investimenti e dell’assunzione, come apprendisti, di circa 400 giovani diplomati.

I riferimenti per le informazioni

  • Telefono numero 800 77 53 97 (numero verde gratuito) da lunedì a venerdì, dalle 09.00 alle 18.00)
  • Pec a: eccellenzegastronomiche@postacert.invitalia.it con oggetto "Fondo sostegno eccellenze gastronomia e agroalimentare – Giovani diplomati”.

Doppio Malto aromatizza birra Super Blanche con il bergamotto di Calabria

Doppio Malto Super Blanche
Una birra molto speciale Super Blanche di Doppio Malto, creata in collaborazione con Mr.Malt e Fermentis, puntando sulla aromatizzazioie agrumata del bergamotto di Calabria.

Debutta Super Blanche, nuova etichetta che nasce dalla collaborazione tra Doppio Malto, birrificio artigianale con oltre 50 ristoranti tra Italia e Francia (creata dal ceo Giovanni Porcu), Mr. Malt®, punto di riferimento per tutti gli appassionati della produzione di birra, e Fermentis, leader europeo nella produzione di lieviti per birre e vini.

Disponibile sia in bottiglia 33 cl che alla spina in tutti i locali del brand, la nuova referenza in edizione limitata (5,2% alc) è prodotta con malto di frumento, malto d'orzo e malto d'avena e unisce la delicatezza del più tipico stile belga al carattere del bergamotto di Calabria (indice amaro leggero 8 Ibu). Presenta un’amabilità più marcata, sottolineata dall’aspetto opalescente e da una schiuma bianca, fine e compatta.

Un altro tratto di differenza e unicità è l’impiego, in anteprima per l’Italia e in collaborazione con Fermentis, del lievito SafAletm BW-20 con il suo importante contributo aromatico: esteri (banana e pesca) e fenoli (chiodo di garofano e pepe rosa) enfatizzano i sentori agrumati e speziati delle bucce di bergamotto calabrese impiegate a fine bollitura insieme al coriandolo in grani.

In bocca la birra presenta un equilibrio perfetto tra dolce e acidulo, amaro appena percettibile come anche la sensazione di warming alcolico. Fresca sensazione citrica retronasale della speziatura di coriandolo e bergamotto.

"Abbiamo oltre 14 birre tra referenze fisse in linea nei locali e stagionali, ma una blanche mancava – sottolinea Simone Brusadelli, mastro birraio Doppio Malto e responsabile di produzione del birrificio di Iglesias in Sardegna – Sono particolarmente felice di inaugurare questo genere con una collaborazione importante e prestigiosa, come quella con Fermentis e Mr. Malt".

"È stato un vero piacere per Fermentis collaborare con Doppio Malto e Mr Malt su Super Blanche. SafAle™ BW 20 è ideale per creare Witbier in stile belga e siamo entusiasti che questo lievito speciale abbia contribuito in modo così splendido al sapore unico e al profilo aromatico di Super Blanche. È fantastico vedere SafAle™ BW 20 fare il suo debutto sul mercato italiano con una birra così eccezionale" afferma Marco Pruner, Fermentis Area Sales Manager South Europe. 

Partecipare alla realizzazione della Super Blanche conFermentis– è il commento di Cristiano Finelli, Direttore Commerciale di Mr. Malt – è stata una bellissima esperienza condivisa con il team Doppio Malto: energia e vitalità animano il birrificio e si trasmettono fino ai loro locali. Per Mr. Malt è stata un’ottima occasione per mettere in contatto due realtà tanto conosciute sul mercato e valorizzare il lievito SafAle™ BW-20 in una nuova ricetta. Il risultato promette di essere tanto piacevole e aromatico che non vediamo l’ora di assaggiarla”. 

 

MIG 2024 si rinnova all’insegna di qualità, artigianalità e sostenibilità

Rivoluzione MIG 2024: dal 23 al 25 novembre a Longarone ci sarà grande attenzione ai giovani, agli ingredienti naturale e a fare il gelato senza sprechi

La tradizione si amalgamerà alla modernità durante la prossima edizione della Mostra Internazionale del Gelato Artigianale (per tutti MIG) di Longarone. La fiera più antica al mondo dedicata alla bontà fredda, infatti, si rinnova rispetto allo scorso anno. Qualità, artigianalità e sostenibilità saranno al centro della 64ª edizione in programma dal 23 al 25 novembre 2024. La parola d’ordine è cambiare pelle per andare incontro al mondo del gelato in perenne cambiamento e a un pubblico più giovane sempre più attento agli ingredienti e al metodo di realizzazione del gelato.

Un punto di incontro per il mondo del gelato artigianale

In linea con il rinnovamento della MIG 2024 i padiglioni di Longarone ospiteranno operatori del settore sempre più selezionati. Il disciplinare adottato per l’accesso degli espositori, infatti, diventa più rigoroso. Tra le categorie ammesse i gelatieri artigianali che si distinguono per la loro maestria e per la ricerca della perfezione. Accanto a loro ci saranno produttori di materie prime di eccellenza e, per finire, aziende con una visione etica e sostenibile.

MIG 2024, non solo vetrina ma anche formazione e aggiornamento

La nuova MIG 2024, da sempre punto di riferimento per chi ha la passione del gelato, si candida a essere anche un luogo di aggiornamento per il settore della gelateria. Si parlerà dell’utilizzo di ingredienti naturali, di alta qualità e di origine sostenibile, di ricerca e innovazione. Senza dimenticare, allo stesso tempo, l’aspetto nutrizionale che sarà approfondito con esperti, dietologi ed endocrinologi.

Gelato che guarda all’ambiente

Anche in questa edizione di MIG 2024 l’attenzione va verso le aziende che hanno una visione del gelato etico e sostenibile. In questo senso la fiera promuoverà pratiche e tecnologie a basso impatto ambientale e processi produttivi all’avanguardia. Oggi i produttori e i consumatori, infatti, non possono non guardare alla sostenibilità e l’attenzione all’ambiente come una responsabilità di tutti.

Alimentazione tra i temi di MIG 2024

La ricerca e l’innovazione sono protagoniste di MIG 2024 anche nell’ambito alimentare, un altro tema cruciale per il rinnovamento annunciato in questa edizione. La fiera vedrà, infatti, la presenza di esperti di nutrizione, dietologi ed endocrinologi per approfondire l’aspetto salutistico del gelato.

Le parole del presidente di Longarone Fiere

Dopo 60 anni di successi il 2024 sarà l’anno della svolta per la Mostra Internazionale del Gelato Artigianale. «Abbiamo osservato e studiato a lungo il mondo del gelato - sottolinea Michele Dal Farra, il presidente di Longarone Fiere - e abbiamo capito che era necessario rinnovare la tradizione per avvicinare un pubblico giovane e attento alle nuove tendenze».

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