Home Blog Pagina 90

Javier Ferrán è il nuovo presidente del Cda di Casa Optima

Con il ceo Francesco Fattori, Ferrán sarà alla guida di un gruppo attivo nel mercato del gelato artigianale, della pasticceria e del bere miscelato

Casa Optima annuncia la nomina di Javier Ferrán come presidente del Consiglio di Amministrazione. Javier Ferrán, ex ceo di Bacardi, è attualmente presidente di Diageo, nonché di International Consolidated Airlines Group e assume quindi anche il ruolo di presidente del Cda del gruppo italiano Casa Optima, attivo in oltre 150 paesi nel mercato del gelato artigianale, della pasticceria e del bere miscelato.

«Il mercato in cui opera Casa Optima presenta eccellenti opportunità di crescita a medio e lungo termine – ha detto Javier Ferrán -. Casa Optima è un gruppo leader e ben gestito, con performance superiori alla media del mercato, sia in termini di crescita che di margini. Vedo grandi opportunità, organiche e inorganiche, per far crescere e consolidare ulteriormente il mercato nel futuro».

Per il ceo di Casa Optima, Francesco Fattori, la nomina di Ferrán è un punto di svolta per i piani di espansione internazionale e i progetti di acquisizione di altre aziende: «Javier - dice Fattori - affiancherà un team già molto motivato e il suo contributo sarà un'opportunità per consolidare ulteriormente i piani di espansione internazionale e i progetti di M&A nei nostri mercati core e in nuovi mercati strategici adiacenti». Per Antonio di Lorenzo, partner di Charterhouse Capital Partners LLP, azionista della società, «sotto la guida di Javier e Francesco, la società è pronta a scrivere un nuovo e sfidante capitolo di successo».

 

Apei presenta Sweet Home, format tv dedicato ai dolci della tradizione

Sweet Home
Concluso a Brescia il terzo Seminario tecnico degli Ambasciatori Pasticceri dell’Eccellenza Italiana (Apei). Le novità sono un programma su Food Network e l'ingresso di 5 nuovi associati

Aggiornamento tecnico, nuovi progetti e il doveroso confronto sulle innovazioni della pasticceria. Sono questi i temi trattati nel terzo Seminario Tecnico organizzato dagli Ambasciatori Pasticceri dell’Eccellenza Italiana (Apei) che si è svolto a Brescia alla Cast Alimenti. Ospite d’eccezione del Seminario è stato il Maestro spagnolo Paco Torreblanca, eccellenza internazionale e artista della pasticceria.

Su Food Network arriva «Sweet Home»

S’intitola Sweet Home, il nuovo programma che racconterà 29 membri di Apei attraverso l’interpretazione contemporanea di un dolce della tradizione. Il format, prodotto da In-Nova e Capitaladv, andrà in onda su Food Network, visibile al canale 33 del digitale terrestre. La padrona di casa è Irene Colombo, ben conosciuta dai frequentatori del Sigep in quanto conduttrice degli eventi della Pastry Arena. Ospite fisso di ogni puntata sarà il presidente di Apei, Iginio Massari. «La comunicazione in pasticceria è fondamentale per trasmettere il valore dell’artigianalità e dell’eccellenza, perché ogni dolce racconta una storia che va oltre i semplici sapori», ha spiegato il Presidente APEI Maestro Iginio Massari. Lo stesso ha poi elogiato la comunicazione televisiva, perché «permette di creare una connessione autentica con il cliente finale diffondendo la cultura della pasticceria ad alto livello».

Fabrizio Camplone, uno dei nuovi associati

Apei, i nuovi ingressi

Sono 5 i nuovi professionisti entrati, con le loro aziende, a far parte di Apei. Dopo aver superato varie prove e aver ricevuto una visita nella propria azienda, sono stati ammessi tra gli Ambasciatori pasticceri dell’eccellenza italiana: Fabrizio Camplone della Pasticceria Caprice di Pescara, Ivano De Chiara della Pasticceria Estasi di Salerno, Marco Cesare Merola della Pasticceria Contemporanea di Caserta, Roberto Miranti della Pasticceria Orsucci di Torino. Con loro anche il secondo membro svizzero di Apei, Emilio Glorioso di Giardino Ascona a Saint Moritz (Svizzera).

Un premio speciale ad Achille Zoia

Classe 1936, una vita spesa per la pasticceria, considerato il padre del panettone moderno, Achille Zoia è tra i decani della pasticceria italiana. A lui, il direttivo Apei ha conferito la medaglia d’oro per celebrare “un viaggio straordinario”. Nella motivazione si fa riferimento a “talento, tenacia e impegno instancabile”.

Le nuove aziende sponsor di Apei

Sono state presentate anche le  nuove aziende sponsor di Apei: Eurovo, Foodline Waterjet Corporation e GOI Fruit. Attestati di qualità sono stati conferiti a Fugar per il pralinato di nocciola e per il gusto Cream limone, alla Distilleria Amato per l’infuso di limoncello e per il rhum cayenne invecchiato 15 anni, ad Agrimontana per la purea di frutta e a Foodline Waterjet Corporation per il taglio ad acqua.

Uno Sloe Gin in edizione limitata entra nella famiglia Gargano Dry Gin

Doppio passaggio, botti di ginepro e botti ex whisky torbato: il nuovo gin firmato Riccardo Santovito è a base di prugnolo del Gargano

Ci sono i prugnoli sul Gargano? Ebbene sì, è pieno. Parola di Riccardo Santovito, ideatore, fondatore, bartender e raccoglitore di botaniche, che è l'anima del progetto Gargano Dry Gin. Nasce così l'idea di produrre lo Sloe Gin Juniper Barrel, in edizione limitata, che nelle intenzioni sarà pronto per Natale, insieme a dei cofanetti di legno che lo rendono una possibile idea regalo. «Una serie unica ed esclusiva di 104 bottiglie - promette Santovito - che nascono da una nostra ricetta e vedono un doppio passaggio in botte per l'affinamento. Prima abbiamo ulteriormente spinto la nota caratteristica del gin con una ventina di giorni in botti di ginepro di nuovo utilizzo, poi adesso sta riposando in ex botti di whisky torbato scozzese, nella fattispecie abbiamo scelto ex botti di Laphroaig, dove rimarrà per circa tre mesi».

La storia dei prodotti a marchio Gargano ha origine proprio nella terra che porta il nome di questo brand del gin. Riccardo Santovito è un bartender di Vico del Gargano (Foggia), lo troviamo nel quotidiano al Bar 38 (a proposito, una curiosità è che lo Sloe Gin è stato portato a 38° per richiamare il nome del bar dove tutto è nato). «In questi giorni - racconta - mi trovate a selezionare bacche di ginepro, le ho raccolte pochi giorni fa insieme a mio figlio Nicola, in un punto in quota della Foresta Umbra fra Vico e Monte Sant'Angelo». Il territorio è alla base del prodotto Gargano: non solo il ginepro proviene dal Parco Nazionale del Gargano, ma anche le altre botaniche come il rosmarino, l’origano, l’alloro e la maggiorana, nonché le bucce di 

mandarino essiccate. I mandarini, infatti, provengono da terreni di proprietà di Santovito, che è anche produttore di agrumi, in una terra vocata per questa produzione.

E, come si diceva, per lo Sloe Gin il prugnolo è proveniente dalla stessa terra: «La nostra ricetta è differente da quella classica, che prevede l'inserimento del prugnolo nel gin già distillato, noi siamo partiti dalle bacche di prugnolo, le abbiamo messe in infusione per tre mesi, creando una specie di tintura che è alla base della ricetta del nostro Sloe Gin».

La promessa è quella di un distillato sofisticato, perfetto sia da gustare liscio, on the rocks o in un ballon da meditazione, sia da provare in miscelazione per drink che abbiano un certo carattere.

Borghetti celebra la Giornata Internazionale del Caffè con un nuovo look

La nuova etichetta del celebre liquore al caffè di Fratelli Branca Distillerie è un omaggio allo stemma nazionale e alle origini made in Italy

Quale giorno migliore che la Giornata Internazionale del Caffè per lanciare il nuovo look di Borghetti, il celebre liquore al caffè di Fratelli Branca DistillerieIl restyling della storica bottiglia vede al centro, ancora più grande, l’inconfondibile stella simbolo del brand, un omaggio allo stemma nazionale e alle origini made in Italy. Da sempre, sull’etichetta Borghetti, la femminilità è protagonista. Oggi è rappresentata attraverso un ritratto che celebra la donna come una Dea, simbolo di forza ed eleganza, con una folta chioma di preziosi chicchi di caffè.

Nella sua lunga storia - nasce nel 1860 ad Ancona - Borghetti ha avuto diversi ruoli, da energizzante one shot, da bere in treno o allo stadio (nelle Marche lo chiamano "lu svejari", che in dialetto vuol dire la sveglia), a ingrediente da utilizzare anche in miscelazione. La sua versatilità e semplicità sono state riscoperte e apprezzate dalla community dei bartender di tutto il mondo, sulla scia del successo che l'Espresso Martini sta registrando soprattutto sul mercato internazionale. Dall’Espresso Martini, servito nell’elegante bicchiere con vodka e Borghetti, fino al Black Russian o al King George con panna montata: sono alcuni dei cocktail classici che tutti gli appassionati di caffè possono preparare con una bottiglia di Borghetti, anche a casa.

Espresso Martini: la ricetta

3 cl Borghetti
5 cl Vodka
1 cl caffè espresso
1 cl sciroppo di zucchero

Il temporary store di Panettone Day a Milano e New York

Dal 2 al 27 ottobre i grandi lievitati del contest di Braims e Novacart saranno in vendita nel negozio temporaneo di corso Garibaldi a Milano. A metà novembre, poi, evento speciale negli States

Natale arriva in anticipo a Milano. Dal 2 al 27 ottobre, infatti, il civico 50 di corso Garibaldi torna a ospitare il temporary store di Panettone Day. Per il 2024, però, ci sono molte novità perché Panettone Day va all’estero.

Panettone Day, cos’è

Panettone Day è un contest dedicato all’arte del panettone. Nato nel 2013 per volere di Braims e Novacart, aziende leader nel mondo della pasticceria, promuove l’eccellenza artigianale del grande lievitato italiano. Dal 2015 i migliori panettoni del contest nel mese di ottobre ottengono la vetrina del temporary store di Panettone Day nel cuore di Milano dove sono in programma appuntamenti settimanali di degustazione.

I panettoni del 2024

In vendita per tutto il mese di ottobre ci saranno alcuni dei migliori panettoni vincitori del contest omonimo negli ultimi 11 anni. Tra i panettoni in esposizione ci sono quelli della Casa del Dolce Bertolini di San Bonifacio (Verona), della Pasticceria Napoleone di Rieti, della Pasticceria Fumagalli di Lurago d’Erba (Como), e della Pasticceria Asselle di Bra (Cuneo).

Temporary store di Milano, gli appuntamenti

Il temporary store di Panettone Day non è solo un negozio ma anche un luogo di incontro per il pubblico in cui si svolgono degustazioni esclusive ed eventi serali esclusivi. Ogni giovedì dalle 18.00, sarà possibile partecipare a diversi eventi a ingresso gratuito. Si parte il 3 ottobre con la degustazione birra e panettone in collaborazione con Birrificio Vetra. Il 10 ottobre, poi, i panettoni saranno abbinati con le miscele di caffè 1895 Coffee Designers by Lavazza. Il 17 ottobre la serata sarà dedicata al cioccolato di qualità con assaggio delle creme spalmabili Callebaut. Infine il 24 ottobre il pairing sarà fatto con i cocktail. panettone day 2022

Il Panettone Day va in trasferta

«Il nostro impegno non si ferma ai confini nazionali: intendiamo infatti supportarne la diffusione anche all’estero, proprio per contribuire a celebrare una grandissima eccellenza italiana in tutto il mondo», spiega Mirco Corrado, Country Manager Italia di CSM Ingredients. Il viaggio del contest, infatti, non si ferma a Milano: si sposterà, infatti, anche a New York. L’evento speciale è in programma nella città americana all’Eataly Flatiron di Manhattan dal 15 al 17 novembre. Saranno presenti in qualità di ambassador i vincitori del Panettone Day 2022, Renato Paolo Frascio e Gianluca Prete della Pasticceria Fumagalli di Lurago d’Erba (Como) che avranno il compito di diffondere all’estero la cultura del panettone artigianale.    

Parte il contest Spirit of Savoia: c’è tempo fino al 21 dicembre per mandare le ricette

I partecipanti dovranno inviare la ricetta di un cocktail con Savoia Americano o Savoia Orancio e l’aggiunta di un solo mixer o di un ingrediente special

Sono aperte dal 21 settembre, giorno del terzo anniversario del lancio di Savoia, la linea di vini aperitivi fondata da Giuseppe Gallo, le candidature per Spirit of Savoia, l’iniziativa rivolta ai cocktail bar per creare drink originali con uno dei due vini aperitivi certificati vegani di Casa Savoia. Parliamo di Savoia Americano Rosso, che combina Vermouth e Bitter bilanciando perfettamente amaro e dolce, e Savoia Orancio, un vino infuso con agrumi e botaniche, arricchito dalle note esotiche dello zafferano e del melograno.

Un'iniziativa volta a stimolare l’inventiva dei bartender, che potranno iscriversi al contest fino al 21 dicembre: la piattaforma è aperta ai drink bar di tutta Italia (oltre che di Grecia, Gran Bretagna, Hong Kong, Spagna, Stati Uniti e altri nel corso del programma) che potranno ispirarsi ai drink creativi di Marc Alvarez, co-proprietario del Sips di Barcellona – eletto miglior bar al mondo nella classifica World 50 Best Bars del 2023 – proponendo un cocktail con Savoia Americano o Savoia Orancio e l’aggiunta di un solo mixer o di un ingrediente special. Il cuore del programma è, infatti, il concetto di +1, plus one: una strategia che valorizza la semplicità e la versatilità di Savoia. In altre parole, l'obiettivo è creare cocktail classici ma rinnovati con pochi passaggi, esaltando i sapori distintivi di questi vini aperitivi. Pur essendo un vino aperitivo ready to serve, Savoia è comunque un prodotto versatile, che come dice il fondatore Giuseppe Gallo, «celebra i principali valori di vita in Italia, rappresentando al meglio la cultura dell'aperitivo italiano, ormai famoso e diffuso in tutto il mondo».

Il cocktail dovrà poi essere inserito nella drink list dedicata all'iniziativa insieme ai signature cocktail: Savoia Negroni, Americano, Spritz o Garibaldi. I bar partecipanti avranno l’onore di vedere inserita la loro ricetta nella guida internazionale Difford's Guide, una grande occasione per condividere le proprie creazioni con gli amanti dei drink a livello globale.

 

È Alberto Gnocchi il vincitore della Monin Cup Italia 2024

Il ventisettenne di Busto Arsizio stacca il biglietto per la finale mondiale di Bourges con il cocktail intitolato Mela Verde

Una sfida a colpi di cocktail low alcol per un gruppo di giovani bartender under 27: è questa la sintesi della Monin Cup Italia, che si è svolta a Modena, nello spazio dell'Ex Spaccio delle Carceri. Vincitore della competition: Alberto Gnocchi, 27 anni, bartender del Bar Is The Name di Busto Arsizio (Varese), che ha partecipato con il cocktail Mela Verde, un drink sodato apprezzato all'unanimità dai giudici per la creatività, il gusto, la facilità di bevuta, nonché di esposizione dell’idea da parte del vincitore, perfettamente in linea con il tema della competizione, "Low is More".

Fondamentale per Monin, leader mondiale degli aromi, e per Velier che distribuisce i prodotti a marchio Monin in Italia, il tema del no/low alcol è sempre più sensibile nel mondo della miscelazione. Giudici della competition sono stati Sacha Mecocci del The Fusion Bar & Restaurant di Firenze, Lorenzo Burrone, Ambassador di William Grant & Sons, Claudio Lopes, Beverage Expert Mediterranean Area di Monin, e Francesco Bruno Fadda.
Il premio per il vincitore Alberto Gnocchi è un biglietto per Bourges, dove si svolgerà la finale mondiale nel mese di dicembre.

Cocktail Mela Verde
di Alberto Gnocchi

La ricetta

  • 30 ml di Monin sciroppo di orzata
  • 120 ml di soda alla mela verde home made

Soda alla mela verde:

  • 200 ml di Monin Pure Mela Verde
  • 100 ml di Monin Paragon Vetiver
  • 100 ml di Sake
  • 300 ml di tonica esausta

Procedimento:
Introdurre gli ingredienti in un Twiste&Sparkle e caricare con anidride carbonica, quindi servire in un tumbler alto colmo di ghiaccio.

 

Nutkao viene acquisita dalla famiglia reale del Marocco

Fondata nel 1982 a Canove di Govone (CN) dalla famiglia Braida, Nutkao viene ceduta a Teralys, ramo alimentare della holding Al Mada

Nutkao, azienda specializzata nella produzione e distribuzione di prodotti a base di cacao, nocciole e pistacchio per conto terzi, cambia proprietà. Fondata nel 1982 a Canove di Govone, in provincia di Cuneo, adesso diventa africana.

Nutkao, ingresso nel gruppo Teralys

Ad annunciare, infatti, l’acquisizione del 100% del capitale è Al Mada, holding privata che fa capo alla famiglia reale del Marocco, attraverso la filiale Teralys. Teralys aveva già acquisito nel 2023 il gruppo senegalese Patisen specializzata nel commercio, produzione e distribuzione di prodotti alimentari con più di 50 marchi.

Un'operazione da 450 milioni di euro

L’operazione, come scrive Il Sole 24 Ore, dovrebbe valere 450 milioni di euro e comprende tutte le attività produttive del gruppo di cui la famiglia Braida aveva già ceduto nel 2018 l’82,52% ad Ambrosia Investments, veicolo di investimento di White Bridge Investments.

Nutkao, un network ramificato in tutto il mondo

Delle attività del gruppo che commercializza prodotti in 80 paesi, fa parte la belga Boerinneke che produce creme spalmabili distribuite nell’Europa Settentrionale, Antichi Sapori dell’Etna specializzata nella lavorazione del pistacchio con i marchi Pistì, Madero e Vincente Delicacies. A queste si aggiungono la filiale Usa di Battleboro in North Carolina, e Nutkao Afrotropic Cocoa Processing di Accra in Ghana. Commercializza un'ampia gamma di prodotti in 80 paesi.

Un'acquisizione per lo sviluppo africano

L'operazione verrà perfezionata dopo l'ottenimento delle autorizzazioni amministrative, è stato spiegato lo scorso 24 settembre in un comunicato. «Questa acquisizione si allinea perfettamente alla strategia di Teralys di investimenti a lungo termine nella strutturazione di progetti per l'agroindustria, promuovendo lo sviluppo delle risorse africane e ampliando ulteriormente la produzione locale», ha sottolineato Al Mada nello stesso comunicato.      

Alice Michela Musso conquista The Maestro Challenge 2024

Andata in scena a Maiori, la cocktail competition ideata da The Maestro, Salvatore Calabrese, ha messo alla prova le abilità dei concorrenti in un percorso di 5 challenge, più la sfida finale a base dei loro signature. A spuntarla è stata la barlady del Drink Kong di Roma

Vincitrice della sesta edizione di The Maestro Challenge (23 e 24 settembre), la celebre cocktail competition ideata da The Maestro, Salvatore Calabrese, nella sua terra di origine, Maiori (Salerno), è stata Alice Michela Musso, 29 anni, bartender del Drink Kong di Roma, con il signature cocktail Prisma.

«Per il mio cocktail mi sono ispirata all’arcobaleno, un fenomeno della natura visibile in tutto il mondo allo stesso modo – ha spiegato Musso durante la finale -. Per realizzarlo ho riprodotto la stessa tavolozza di colori in forma liquida. Ho, quindi, utilizzato dei prodotti che hanno un bouquet di flavours importanti. Sono partita da Hoxton Tropical Gin, che ha un sapore di cocco e di pompelmo, elementi associati, quindi, al bianco e all’arancione che richiamano le spiagge tropicali. Poi il profumo e le sfumature del bergamotto di Italicus Rosolio di Bergamotto, che ricordano le tonalità del Mar Mediterraneo e il giallo degli agrumi Igp, Americano Cocchi che dona una nota erbacea e speziata e riconduce alle nuances dei nostri boschi, infine, ho utilizzato il Kong Cordial, che è un cordiale istintivo, zero waste, e inclusivo, poiché rappresenta tutti i colori del mondo. Il cocktail viene servito in un bicchiere colorato con pittura edibile, quindi senza sapore, all’interno del quale ho inserito un prisma ottico che alla luce riproduce tutte le tonalità dell’arcobaleno».

La finale si è dibattuta sul palcoscenico del Reggina Palace Hotel, presentata da Stefano Nincevich, vicedirettore di Bargiornale, e Alessandro Procoli, che, oltre a puntare i riflettori sulle nuove generazioni di bartender, ha anche, attraverso musica, parole e miscelazione d’autore, ripercorso la carriera e la vita di Calabrese.

Una super giuria

Per questa edizione la giuria formata da Salvatore Calabrese ha riunito personaggi noti del panorama internazionale del bartending, fra cui Monica Berg, Simone Caporale, Giacomo Giannotti, Peter Dorelli, Patrick Pistolesi, Alex Frezza, Edoardo Nono, Federico Pavan, Sandrae Lawrence. «The Maestro Challenge non è la classica cocktail competition, ma un vero e proprio spettacolo. E questa del 2024 è stata la prima edizione che ha messo insieme una giuria così completa – racconta Salvatore Calabrese –. Quest’anno ho imparato molto dello staff che da sempre mi supporta nell’organizzazione, ossia a credere e a fidarmi. Io, infatti, avrei organizzato la prima giornata di challenge, in maniera diversa. Invece, l’idea proposta dal team è stata vincente e ben riuscita. Inoltre, guardando i ragazzi che hanno partecipato alla competizione ho capito che i giovani di oggi sono molto più bravi di quando ho iniziato io. È stata una bellissima competizione e vediamo cosa faremo l’anno prossimo».

Le cinque sfide della competition

19 i concorrenti in gara totali, selezionati su oltre 300 candidati provenienti da tutta Italia, che durante le due giornate della cocktail competition hanno messo alla prova le loro abilità cimentandosi in cinque sfide. La prima The Donkey Throwing, si è svolta sulla spiaggia. «Ogni anno - racconta Andrea Ferrigno bartender, titolare del Matinée Cocktail Bar & Restaurant e membro del comitato organizzativo di The Maestro Challenge, scegliamo una sfida divertente, a sorpresa, che tuttavia non ha un valore effettivo sul premio. Quest’anno abbiamo chiesto ai ragazzi di eseguire la tecnica throwing su un asino, ovviamente in movimento». Un modo per sciogliere la tensione prima di cimentarsi nel cuore pulsante della gara.

Le quattro challenge successive, quelle che hanno decretato la gara, si sono svolte sulle terrazze della Torre Normanna, e sono state suddivise in base a precise tecniche di miscelazione. La prima batteria, Aperitivo Italiano, ha avuto come giurati Monica Berg e Alex Frezza. La gara prevedeva la creazione di un aperitivo made in Italy a base di bollicine, eseguendo la tecnica stirred.

Tutte le Ore, invece, era il tema scelto per la seconda sfida. La richiesta è stata quella di creare un cocktail, adatto a qualsiasi ora della giornata, eseguendo il metodo build. Drink che è stato giudicato da Parick Pistolesi e Federico Pavan. Giacomo Giannotti ed Edoardo Pavan, invece, hanno guidato la sfida Esotica, ossia la Tiki challenge, con cocktail preparati secondo la modalità swizzle. «Per questa batteria - continua Ferrigno - gli strumenti a disposizione sono stati solamente lo swizzle stick e del ghiaccio tritato».

Infine, Circus, l’ultima challenge, una mistery box contenente tre ingredienti, una frutta, una spezia e uno spirit, che i partecipanti hanno utilizzato per realizzare il loro drink valutati da Peter Dorelli e Simone Caporale.

La giornata si è conclusa con la proclamazione di dodici concorrenti che hanno poi preso parte alla gara finale (24 settembre): la creazione di un signature cocktail in base al tema scelto dal Maestro per questa edizione, i colori.

I premi

Molti i premi in gioco fra i quali la masterclass The Art of Shaking, regalata a tutti i partecipanti che avrà come docenti Simone Caporale e Giacomo Giannotti e un asino in ceramica, simbolo della Costa d’Amalfi, donato dall’Associazione Miscellanea di Maiori, organizzatrice di The Maestro Challenge. Ai primi tre classificati, è stato consegnato uno shaker d’argento di Urban Bar voluto dal Maestro Salvatore Calabrese.

Durante la serata finale sono stati, inoltre, consegnati anche dei premi speciali, fra cui:

  • The Aperitivo Challenge Award (tecnica stirred): vincitore Gabriele Calce, bartender presso l'Hotel Garden, Ravello
  • The Tutte le Ore Challenge Award (tecnica build): vincitore Andrea Dipino, bartender presso l'Hotel Miramalfi, Amalfi
  • The Esosica Challenge Award (tecnica swizzle): vincitore Giovanni Maffeo, bartender del Quanto Basta, Lecce
  • The Circus Award (mistery box): vincitore Michael Collovigh, bartender del Gucci Giardino 25 Firenze
  • The best signature cocktail: vincitore Michael Collovigh, bartender del Gucci Giardino 25 Firenze
  • Vincitore della prima giornata (23 settembre): Alice Michela Musso, bartender presso il Drink Kong, Roma
  • The Entertainment Challenge Award: vincitore Emmanuele Marano, bartender presso L’Antiquario, Napoli.

I finalisti, il podio e le ricette dei signature cocktail

Alice Michela Musso, Drink Kong, Roma, prima classificata de The Maestro Challenge 2024 (punteggio 781) e vincitrice della prima giornata di gara
Prisma
Ingredienti:
2 cl Italicus Rosolio di Bergamotto, 3 cl Hoxton Tropical Gin, 2 cl Americano Cocchi, 4,5 cl Kong Cordial (300 gr di Gusci di Pompelmo, 300 gr di Gusci di Lime, 300 gr di Gusci di Limone, 900 gr di Zucchero, 150 ml di Succo di Pompelmo, 900 ml di acqua)

Andrea Dipino, Hotel Miramalfi, Amalfi, 2° classificato (punteggio 758) e vincitore della sfida Tutte le Ore
Calavera Cosmica
Ingredienti:
4,5 cl Espolon Reposado, 2 cl Cordiale Jalapeno, agave e bergamotto, 1,5 cl Citrus Mix Juice (sfusato amalfitano, lime, bergamotto), 1,5 cl Italicus Rosolio di Bergamotto, top London Essence Roasted Pineapple Soda

Michael Collovigh, Gucci Giardino 25, Firenze, 3° classificato, vincitore della Mistery Box Challenge e del miglior signature cocktail
Painted by a mad man
Ingredienti:
4,5 cl Bareksten Botanical gin, 1,5 cl Acqua Bianca, 5 cl “pink or blue?” Cordial (mela, kiwi e rosmarino), 2,25 cl succo di limone, 3 cl polline e basilico, 10 dash bitter al tarassaco

Vincenzo Crisconio, Dry Milano
Deeds not Words
Ingredienti: 2 cl vodka Altamura infusa al lemon grass (30 cl vodka e 3 lemon grass), 3 cl Vermouth Bianco del Professore, 2,5 cl cordiale fiori di ibisco e palosanto (500 gr zucchero, 50 cl acqua, 7,5 gr fiori di ibisco, 18 gr palosanto, 8,7 cl soluzione citrica di cui 30 gr acido citrico per 18 cl acqua), 1 cl amaro Santoni

Carmine Lamberti, Caruso Belmond Hotel Ravello
Kyodai Ai
Ingredienti:
3 cl London n.3 Pallini, 3 cl Cocchi Americano, 2 cl Campari Bitter, 2 cl Homemade, 0,1 cl Foamer

Christian Lani, Rita & Cocktail, Milano
Pink Me Up
Ingredienti:
3 cl Hoxton Dry Gin, 1 cl Italicus Rosolio di Bergamotto, 3 cl Lavander Cordial (12 gr Dry Lavander, 140 gr White Caster Sugar, 280 gr acqua, 5 gr Citric Acid, Sous vide cocking for 1h, 50 gradi), 3 cl Cranberry Juice, top Coconut Foam (20 cl Real Coconut Foam, 20 cl Coconut Milk, 10 ml acqua, 2 cl Sugar Syrup 3:2, 2 pz NO2 Charger)

Alessio Lupo, Hotel Le Sireneuse, Positano
Boutique Martini
Ingredienti:
5 cl Vodka Altamura all’olio di oliva alle foglie di limone, 1,5 cl Acqua Bianca, 0,1 cl soluzione salina al 10%, Pitture alimentari, Rossa Al Patchouli, Blu Alga spirulina, Gialla al Limone

Giovanni Maffeo, Quanto Basta, Lecce, vincitore dell’Esotica Challenge Award
Pimpa my drink
Ingredienti:
4,5 ml Seatrus gin, 4,5 ml cordiale pepato agli agrumi gialli e foglie di fico

Emmanuele Marano, L’Antiquario, Napoli, vincitore dell’Entertainment Challenge Award
Genesi
Ingredienti:
4,5 cl Bareksten Old Tom Gin, 4,5 cl cordial soul, 3 drop brush oil

Giosué Pastore, Rooftop Bar Hotel Sole, Maiori,
Ultimate Caarot
Ingredienti:
3,5 cl Hoxton tropical gin, 1 cl Campari Bitter, 1,5 cl Liquore Juzu, 3 cl succo di limone, 4,5 cl Shrab carota e shichimi togarashi (misto spezie giapponesi), tot velluto di zenzero

Christopher Russo, Freni e Frizioni, Roma
Dolce Vita
Ingredienti:
3,5 cl Wild Turkey 101, 10 cl Tropical Soda (De Kuyper Blue Curacao, acqua di cocco, chutney di Ananas e succo di lime), vernice rossa alla ciliegia acida

Daniele Savastano, Voce ‘e Notte Sunset Bar, Praiano, vincitore della Donkey Throwing Challenge
Hakuna Matata
Ingredienti:
5 cl Hoxton Dry Gin all’alga nori e spirulina blu, 3 cl succo di lime, 1 cl Liquore Acqua Bianca De Kuyper, 1 cl sciroppo di lemongrass, 1,5 cl acqua di mare distillata blu, crusta di pomodoro, cocco e peperoncino (1,5 gr, 1,5 gr, un pizzico di peperoncino)

Addio a Claudio Bonomi, “capitano” di Bargiornale

Claudio Bonomi

Stava progettando una nuova vita, ancora legata a Bargiornale, ma senza quella presenza quotidiana che l’ha visto per tanti anni in mezzo a noi. Invece una malattia fulminante e imprevista l’ha strappato ai suoi cari e a tutti noi. Claudio Bonomi, classe ‘61, caporedattore di Bargiornale di lungo corso, se ne è andato questa mattina, in punta di piedi, lasciando un grande vuoto in redazione, e soprattutto nella sua famiglia: la moglie Federica e i figli Edoardo e Silvia.

Era legatissimo a Bargiornale, che è stata la sua casa professionale per tantissimi anni, più di 20. Lo curava come una creatura che merita un’attenzione speciale, come un direttore d’orchestra nell’ombra, sempre attento al fatto che tutte le componenti andassero a tempo. Per fare in modo che la sinfonia andasse in scena esattamente quando doveva.

Era per tutti “il re delle ciano”, attentissimo nel verificare sino all’ultimo che tutto, nel giornale, fosse come doveva essere. Perché lo sentiva davvero il “suo” giornale. Tanto da prenderne le difese ogni volta che ne sentiva in pericolo la reputazione, la credibilità, la serietà. Non per niente ci ha sempre tenuto ad avere anche una presenza fissa, in forma di rubrica, per dare spazio alle storie che meritavano di essere raccontate e alla sua spinta a scrivere, spesso frenata dall’impegno a far funzionare la “macchina del giornale”.

L’altra sua grande passione giornalistica è sempre stata la musica: ha collaborato a Musica Jazz, Ultrasuoni/ilManifesto, All About Jazz Italia, Quaderni d’Altri Tempi.  E con Gennaro Fucile ha scritto il cd book Elastic Jazz - Sketches of Britain pubblicato nel 2005 da Auditorium Edizioni. Tanti i colleghi e gli ex colleghi, anche di altre redazioni, con cui ha stretto legami di amicizia al di là del lavoro e a cui teneva in modo particolare. Mancherà in modo speciale anche a tutti loro, oltre che alle tantissime persone che ha incrociato sul suo cammino.

Ciao Claudio!

Ciao Claudio, c’è posta per te. Dalla tua redazione, dai tuoi collaboratori…

«Ci sono redattori, giornalisti, direttori che fanno il loro lavoro e ciao. Poi c'era Claudio che anteponeva la signorilità e la sua anima all'uomo. Impossibile non accorgersi della differenza. Leggevo Bargiornale da bar lover quando non immaginavo neppure che un giorno ne sarei diventato editore e già percepivo che lì dentro c'era gente piena di passione.
Schivo, rispettoso delle posizioni restava spesso in silenzio, ma quando percepiva una seppur lieve minaccia al suo "giornale" si faceva sentire con quel piglio che non lasciava spazio alle repliche. Ci stavi già mancando, ci mancherai di più».
Ivo A. Nardella

«25 anni di lavoro insieme e noi due vecchietti di Bargiornale ancora ci sopportavamo decisamente bene. Prima amico e poi collega, ci siamo ascoltati, scazzati, chiacchierato e confidati. Bevuto e mangiato (tu di più). Insomma, fatto quello che fanno i buoni amici. Ora il mio pensiero va a Federica e ai tuoi ragazzi, orgoglioso di Edoardo e innamorato, come solo un padre sa essere, di Silvia. Ti auguro di trovare un buon negozio di dischi e un buon bar. Ciao Claudio».
Roberto Barat

 «Carissimo Claudio, collega e amico da tanto tempo, ti ringrazio ancora per la tua solida amicizia e per essermi stato vicino in tante occasioni. Ti sentirò sempre ancora vicino. Un forte abbraccio».
Rodolfo Guarnieri

«È grazie a te che sono arrivato a Bargiornale; in un momento difficile del mio percorso professionale, mi hai generosamente aperto le porte di una collaborazione che poi, nel tempo, si è evoluta fino a far diventare Bargiornale anche la mia casa. Un debito di gratitudine che resta».
Andrea Mongilardi

«Ciao Penna bianca. Non fare il finto burbero, lì dove sei. Tanto non ti crede nessuno».
Ernesto Brambilla

«Che dolore forte. Era il giugno di ventidue anni fa. Mi avevi chiamato a casa dicendomi con la tua voce da leone: «Vieni in redazione che non capisco niente del tuo pezzo. Tutto da rifare». E io come un agnellino, testa bassa, sono corso da te per farmi dare una lezione da una persona speciale che di giornalismo ne sapeva a pacchi. Quante cose mi hai insegnato caro Claudio, quante te ne devo e che dolore devastante il solo pensiero di non vederti più. Siamo stati compagni di banco per secoli e per secoli ti ricorderemo tutti. Con i tuoi silenzi intervallati da battute che ci spaccavano dal ridere e il tuo amato jazz inglese di sottofondo. Quella musica mi ricordava il nostro “Zio” Franco Zingales e quella redazione testarda e un po’ bohémien di via Trentacoste a Milano. In quel posto pieno di fumo di sigarette, impaginati stropicciati e bevute colossali all’ora dell’aperitivo, si lavorava di giorno, di notte, nel weekend col sacro fuoco di chi aveva a cuore il giornalismo e il suo giornale. Nessuno staccava mai. E tu sei sempre stato l’ultimo a chiudere la porta. Eri il nostro capitano. Ora e sempre con noi Claudio. La vita è ingiusta e ti ha strappato via senza dirci niente».
Stefano Nincevich

«Quasi ogni giorno passava dalla mia scrivania e vedendomi indaffarata diceva: "Non è un po’ presto per cominciare a battere la fiacca?". Oggi vorrei dirglielo io: Claudio, stavolta sì che è stato un po’ troppo presto per cominciare a battere la fiacca!».
Paola Melis

«I silenzi. La prima cosa che mi viene in mente delle mie telefonate con Claudio - ho sempre lavorato a distanza - sono i suoi silenzi. Mi chiamava per correggere i pezzi o per chiedermi cosa scrivere in una didascalia o per assegnarmi un articolo… E mentre parlava a un certo punto si bloccava. Quante volte gli ho domandato se fosse ancora in linea. Lui c’era, stava rimettendo in ordine le idee, forse lavorando al Pc, nel frattempo, o prendendo un appunto: in quel silenzio ho capito che c’era la sua profondità di pensiero».
Alessandra Tibollo

«All'inizio mi sembravi un gran burbero e le tue chiamate mi incutevano un certo timore. Mi dispiace di non avere avuto l'occasione di dirti grazie abbastanza per tutto quello che mi hai insegnato».
Giuseppe Stabile

«Ho conosciuto Claudio nel 2017, quando sono entrato a Bargiornale, lui allora era il caporedattore e come tutti gli altri mi ha insegnato il mestiere, ad affinare le parole e a lasciare che emergessero le notizie. A stare negli spazi e soprattutto nei tempi (le lavate di capo per il mio cronico ritardo sulle consegne di WeBar). E anche quando sono rimasto come collaboratore e, per ovvi motivi siamo stati meno assidui, ho sempre lavorato volentieri con lui quando ce ne è stata occasione. Di lui ricordo una persona pacata e spesso allegra. Tanto che durante lo stage io e la collega Martina lo avevamo soprannominato “Canarino” per la sua meravigliosa abitudine di entrare in ufficio, sempre tra i primi, canticchiando motivetti inventati in cui raccontava l’andamento della mattinata o prendeva in giro noi e gli altri colleghi… Insomma una persona positiva di quelle che ci vorrebbero in ogni redazione, ufficio, posto di lavoro. Ciao Claudio, grazie».
Mattia Marzola

«Ho avuto il privilegio di conoscerti soltanto per breve tempo. Ma i tuoi consigli, i bonari cazziatoni e il sottile umorismo con cui abbiamo discusso della nostra industria, rimarranno un bagaglio prezioso. Salute».
Carlo Carnevale

«Collaborando a distanza dalla redazione, ho avuto poche occasioni di conoscere Claudio. Ma è stata la prima persona che mi ha accolto quando ho varcato le stanze della redazione, mettendomi a mio agio e raccontandomi la rivista dal punto di vista di uno dei suoi protagonisti. Serbo per sempre questo bel ricordo di lui. Le mie più sentite condoglianze alla famiglia».
Julian Biondi

«Che brutto scherzo, Claudio. Da quando sono entrato nel team di Bargiornale, sei stato il mio punto di riferimento in redazione. E da buon caporedattore, hai provato a correggere il mio atavico difetto di consegnare i pezzi un giorno dopo la scadenza, piuttosto che il giorno prima. Non ci sei riuscito del tutto, ma il prossimo pezzo, te lo prometto, arriverà nei tempi, e tu sarai in cc, come sempre. Ciao Claudio, per la tua bella persona, la migliore bevuta possibile».
Alessandro Ricci

«Alle parole preferiva i fatti e negli occhi portava il cielo».
Massimo Vispo

«Ogni volta che incontravo Claudio a un evento, si creava sempre una connessione speciale. Il suo sorriso, il suo sguardo, anche da lontano, irradiavano un'energia magica che resterà indelebile nei miei ricordi».
Shane Eaton

«Caro Claudio, non ho parole per esternare il dispiacere e il dolore della tua improvvisa dipartita. Gli anni in cui abbiamo condiviso la rubrica mi hanno permesso, con il continuo confronto tra noi, di crescere ed imparare moltissimo. Buon viaggio amico mio, che la terra ti sia lieve e il vento propizio».
Michele Di Carlo

»L’ospitalità è stato il primo settore che ci ha visti lavorare insieme, 25 anni fa; un cammino proseguito poi nel mondo del bar. Tu in redazione, io dal mio studio casalingo, vicini e complici anche se fisicamente lontani. Attento, scrupoloso, sei stato il mio “signor ma”, con telefonate a ogni ora e in ogni luogo con un “c’è una frase che vorrei chiarire”, “ma cosa intendi?”, “ma possiamo spiegarlo in un altro modo?”, con discussioni su un termine, un vocabolo che, una volta concluse, lasciavano posto al confronto, al personale: le antiche “cornette del telefono” si trasformavano in tazzine fumanti di espresso davanti alle quali ci si scambia opinioni, confidenze. Grazie per la tua amicizia e vicinanza. Grazie per la tua professionalità. Sono vicina a te e alla tua famiglia con il pensiero e la preghiera».

Nadia Rossi

L’espresso fenomeno globale grazie ai migranti italiani

The rise of espresso
Il 1° ottobre sarà proiettato a Sydney il documentario The Rise of Espresso, realizzato da Accademia del Caffè Espresso, che esplora la diffusione della cultura dell’espresso nel mondo grazie agli italiani.

The Rise of Espresso

Nel corso dell’Italian Film Festival di Melbourne è andata in scena la prima mondiale del documentario The Rise of Espresso (il trailer si può vedere a questo link) realizzato dal centro culturale de La Marzocco. Dopo la mostra Coffee Migrant Migrant Coffee - Chapter 1 che esplora il legame tra il caffè e l’emigrazione italiana in Brasile (si può visitare fino a fine anno all’Accademia del Caffè Espresso), il filmato, della durata di 58 minuti, è dedicato agli emigranti italiani che, nel corso degli anni, hanno promosso la cultura dell’espresso in tutto il mondo. 

Sempre in Australia, a Sidney, il 1° ottobre ci sarà un’altra proiezione in occasione della Giornata Internazionale del Caffè. 

Ritraendo il fascino epico dell’espresso, dal suo rituale radicato nella cultura italiana e nelle esperienze conviviali, alla sua ascesa come fenomeno globale, The Rise of Espresso esplora la crescita e l’evoluzione del mercato attraverso una raccolta di storie personali rivelando sogni, sfide, aneddoti di molti migranti che hanno dedicato la vita a questa bevanda simbolo del made in Italy.

La scelta di dare il via alle proiezioni di questo documentario nel continente australiano cominciando dalle sue due metropoli, Melbourne e Sydney, è legata al suo essere una terra con una ricca storia di migranti italiani, nonché uno dei mercati del caffè più all’avanguardia nel mondo.  Successivamente il film verrà proiettato in occasione di eventi legati all’ospitalità e celebrazioni culturali e festival in tutto il mondo; presto sarà disponibile anche in Italia.

The Rise of Espresso è dunque un nuovo tassello del cammino culturale avviato da Accademia (che l’ha interamente prodotto) che vuole contribuire alla diffusione della cultura del caffè espresso.

Come accennato, questo progetto ha preso il via con la mostra dell'Accademia Coffee Migrant | Migrant Coffee – Capitolo I, attualmente in esposizione a Firenze, che racconta il significativo flusso migratorio di oltre un milione di italiani, tra il XIX e il XX secolo, verso i porti brasiliani, che li ha portati a dedicarsi alla coltivazione del caffè e ad attività commerciali legate ad esso. 

Il secondo capitolo della mostra, Coffee Migrant | Migrant Coffee – Capitolo II, sarà inaugurato nel 2025 e illustrerà il viaggio dei migranti italiani verso i Nuovi Mondi (Australia, Canada, USA), fungendo da estensione narrativa del documentario. 

Red Bull Bar Staff Arena: Martina Morico e Alessandro Di Palo vincono la prima edizione

Red Bull Bar Staff Arena Vincitori_Bar_Staff_Arena_Drink_Competition_@emanuele_tedesi-16
Martina Morico e Alessandro Di Palo, vincitori della Red Bull Bar Staff Arena (foto @emanueletedesi)
Tre prove per aggiudicarsi il titolo della prima competizione al mondo di Red Bull in miscelazione. Oltre 150 partecipanti e occhi già puntati al futuro

Due categorie, due vincitori e un successo generale: Martina Morico dell'Easy Drink and Food di Capriate San Gervasio (Bg), per la categoria Mocktail e Analcolici, e Alessandro Di Palo dell'Hugo HUBriacheria di Pomigliano d'Arco (Na), per la categoria Low Abv, sono i vincitori della Red Bull Bar Staff Arena, la prima competizione mai realizzata da Red Bull nel mondo con i prodotti della gamma in miscelazione, e la collaborazione di The Prince Factory di Emanuele Bruni.

Gara d'esordio dal riscontro importante per l'azienda del toro rosso, con più di centocinquanta partecipanti complessivi e un percorso di circa un anno, che dalle iscrizioni è transitato per le semifinali allo scorso Roma Bar Show fino all'ultimo atto presso l'Organics Sky Bar dell'Hilton Central di Milano.

Bartender alla prova del twist

Ai sei finalisti, tre per categoria, è stato richiesto di affrontare tre prove; si cominciava con Metti le ali al tuo cocktail, ovvero la realizzazione di un twist sul drink che i bartender avevano presentato in semifinale: Morico ha portato il Peer to Pear, in riferimento al suo trascorso in ingegneria e al più ampio concetto di condivisione (Red Bull Energy Drink, succo di limone, sherbet al pompelmo, pera cotta e balsamic leaf), mentre Di Palo ha presentato Un gradino in più, omaggio alla sua storia familiare (Falernum al cacao, cordial di carota e mandorla, Organics by Red Bull Black Orange).

La giuria, composta da Francesco Bonazzi (gruppo Farmily), Carlo Carnevale (Bargiornale) e Daniele Gentili (brand ambassador Red Bull) era tenuta a valutare presentazione, gusto e bilanciamento, aroma, garnish, desiderio di bere un altro drink uguale e "sprezzatura", ovvero la professionalità complessiva del bartender nel corso della realizzazione del drink.

Blind testing e gioco di squadra

La seconda prova consisteva in un blind tasting sulle dieci referenze complessive tra Red Bull Energy Drink e The Organics by Red Bull, con venti secondi per assaggiare ciascun prodotto e altri venti per formulare la propria risposta, senza possibilità di astenersi (un eventuale risposta in bianco avrebbe comportato una penalità).

Per la terza e ultima prova entravano in gioco alcuni degli elementi cardine della filosofia Red Bull, che nel supporto tra professionisti, nella rete e nel gioco di squadra vede alcuni dei suoi pilastri. I finalisti sono stati divisi infatti in tre coppie, ciascuna composta da un concorrente per categoria e con una mistery box con cui lavorare (all'80% simile alle altre due, per il 20% con contenuto diverso) e creare una ricetta in trenta minuti: il punteggio finale veniva poi diviso a metà tra i componenti della squadra, andandosi a sommare sui singoli totali.

Talento, tecnica, esposizione e capacità di collaborare, mescolate (a bassa gradazione) in una gara che promette di poter estendersi ed evolversi con grande margine e portare Red Bull verso nuovi scenari, sia in Italia che all'estero.

Per i vincitori, adesso, la possibilità di vivere a 360 gradi una delle esperienze targate Red Bull, organizzate a livello nazionale e internazionale, come moto GP, Cliff Diving, 64 Bars. Per il prossimo anno sono già in cantiere importanti novità.

Le ricette

Peer to Pear di Martina Morico

Peer to Pear di Martina Morico_Bar_Staff_Arena_Drink_Competition_@emanuele_tedesi-8
Ingredienti:
60 ml Red Bull Energy Drink, 5 ml succo di limone, 50 ml sherbet di pompelmo e pera cotta e balsamic leaf*
*Per lo sherbet: mettere le pere cotte in un estrattore; raccogliere il succo e aggiungervi lo zucchero in rapporto poco più di 1:1 in modo da ottenere uno sciroppo con una quantità di zucchero pari al 62% (ideale per il mantenimento del prodotto). Fare raffreddare  il composto e poi aggiungere succo di pompelmo rosa fresco in rapporto 2:1,5, e infine mescola il tutto
Preparazione:
build
Guarnizione:
chips di pera cristallizzata

Un gradino in più di Alessandro Di Palo


Ingredienti:
40 ml Falernum al cacao*, 30 ml cordial carota e mandorla**, 120 ml Organics by Red Bull Black Orange, profumo d’arancia***
*Per il Falernum al cacao: infondere fondi di caffè macinato nel Falernum per 24 ore, filtrare
**Per il cordial carota e mandorla: frullare le carote con acqua e pectinasi; filtrare il composto per ottenere un succo di carota limpido e poi aggiungere della farina di mandorle. Mettere sottovuoto ed effettuare una cottura a bassa temperatura con roner per 2 ore a 50 Cº. Infine, aggiungere zucchero per aumentare la conservazione del cordiale
***Per il profumo di arancia: aggiungere olii essenziali di arancio in alcol al 96%, lasciando in infusione al buio per 3 settimane.
Preparazione:
shake
Guarnizione:
candy di carota e mandorla*
*Per la candy di carota e mandorla: aggiungere agli scarti di preparazione del cordiale acqua e zucchero per ottenere un composto liquido. Lavorare il composto con agar agar per ottenere una gelatina alla carota e mandorla; fare una copertura di isomalto per ottenere una caramella cremosa all’interno e croccante all’esterno.

css.php