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“I due italiani perduti in Messico”, Cristian Bugiada e Roberto Artusio lanciano la loro docu-serie sul Messico. Presto su Bargiornale TV

La prima proiezione in un cinema di Perugia della docu-serie nata dai viaggi dei due bartender de La Punta nella patria di tequila e mezcal

Dieci anni di viaggi in Messico, oltre settanta ore di video girati in loco, innumerevoli distillerie di tequila, mezcal visitate. Roberto Artusio e Cristian Bugiada, fondatori de La Punta Expendio de Agave di Roma e fra i massimi esperti italiani dei distillati di agave, il Messico non lo considerano solo una destinazione turistica, ma lo vivono come una continua scoperta, un arricchimento continuo che espande le loro conoscenze viaggio dopo viaggio. Una vera e propria storia d'amore, quella con la patria di tequila e mezcal, che comincia a portare i suoi frutti: un documentario sul Messico dal titolo "Los dos italianos perdidos en Mexico - La Punta documental", già in parte montato, con cui i due bartender stanno per uscire sul grande schermo, in forma di docu-serie, che presto verrà pubblicata anche sul canale Bargiornale.Tv: un viaggio documentario in cui "I due italiani perduti in Messico" esplorano il mondo del mezcal, della tequila, del pulque e della pianta dell’agave.

«Il 5 dicembre, al cinema Postmodernissimo di Perugia ci sarà la prima assoluta, con le prime tre di 6-7 puntate della nostra docu-serie - annuncia Roberto Artusio -. Sono pillole da poco più di 20 minuti, che vogliamo proporre in un format tutto nostro, aggiungendo la degustazione di distillati di agave fra una proiezione e l'altra».

L'idea della docu-serie nasce da una parte per un'esigenza, anzi un'urgenza, di comunicare e di cominciare a dare una forma al lungometraggio, suddividendolo in macro-temi. Le prime due puntate della serie sono dedicate a "Ciudad de México", e vanno a esplorare la complessità di una città come Città del Messico, dove vivono oltre 9 milioni di abitanti e che oggi è uno dei palcoscenici della miscelazione più importanti, con punte di eccellenza come l'Handshake Speakeasy che è appena stato eletto miglior bar dell'anno dalla classifica The World's 50 Best Bars. A Perugia sarà inoltre proiettata una terza puntata inedita della docu-serie, dal totolo "El viaje a Puebla".

L'intervista a Roberto Artusio

Perché avete scelto questo format?

La scelta di ridurre in puntate il documentario è un modo per rendere più fruibile un lavoro più esteso, salvando dei pezzi che sarebbero andati perduti nel montaggio. Inoltre questa formula di visione e degustazione fa parte degli eventi che abbiamo messo in piedi per festeggiare i dieci anni del progetto La Punta e può essere vista come un format riproducibile in qualsiasi città. Vogliamo che il pubblico sia coinvolto anche attraverso il gusto, inoltre ci saremo noi a raccontare in prima persona, spiegare, rispondere alle domande sul Messico e sugli spirits. Iniziamo da Perugia, ma ci stiamo già muovendo in altre dimensioni, a cominciare naturalmente da Roma, dove abbiamo la nostra sede.

Il motto è: «Non si può separare il Messico dal mezcal», cosa vuol dire?

La docu-serie mescola sia l'aspetto tecnico, con una parte esplicativa di produzione dei distillati di agave, sia l'aspetto romantico, ovvero il rapporto che abbiamo instaurato con Messico. La domanda ricorrente che facciamo alle persone è “che cosa vuol dire essere messicani”, ognuno ha la sua risposta ma abbiamo notato che viene fuori un’identità ricorrente, che segue un filo comune. C'è la parte azteca, la parte magica e spirituale dei curanderos, la parte umana dei produttori di agave.

Quali sono le caratteristiche di questi ultimi?

Chi è venuto in Messico rimane completamente affascinato dall’umanità e dalla personalità di questi produttori. In Messico c’è una unbranded community, che mantiene i prodotti di qualità al giusto prezzo, senza andare né a deprezzarli né a sovrapprezzarli.

In questa linea si inseriscono le grandi aziende della bar industry, che distribuiscono le etichette messicane e che oggi stanno vivendo un momento di boom.

Siamo i creatori dell’International Paloma Day e abbiamo un po’ dato il “la” alla drink strategy di molte aziende, orientata a far emergere tequila e mezcal attraverso cocktail come questo o il Margarita. Il drink è un percorso, è il primo passo per i neofiti per avvicinarli alla purezza del distillato. Quelli fatti con agave sono distillati che non invecchiano in botte, non c’è quella fascinazione legata ai percorsi di degustazione classici, a cui i nostri palati sono stati abituati da whisky e rum. Sono distillati dalla spigolosità estrema, che passano per la terracotta e in cui il terroir fa la differenza. Il nostro lavoro, da dieci anni e più è raccontare tutto questo e anche il documentario va in questa direzione.

 

La nuova drink list di Argot Prati, la prima del nuovo bar manager Livio Morena

Un debutto dedicato alla cultura Pop, con cocktail che fanno da sponda al food, nel locale street all day long della famiglia Argot

Il bar di oggi secondo Livio Morena, un bar Pop, ovvero popolare e diretto. Un format perfettamente rappresentato dall'Argot Prati, street bar in zona Prati a Roma, a un passo dal Palazzaccio, di cui Livio Morena è il nuovo bar manager. A volerlo al timone è stato il team di soci di Argot, capitanato da Sirio Di Francesco, che spiega come l'arrivo di Morena sia stato il culmine di un percorso di crescita per questo locale.

«Il progetto Argot Prati - racconta Di Francesco - nasce sulla base dello speakeasy di Campo dei Fiori, in una versione diurna. Il focus è sempre stato sui cocktail, ma in questo caso, avendo un'apertura all day long, non potevamo trascurare la parte food. Anche su questo abbiamo lavorato per migliorarci anno dopo anno, un percorso culminato con l'arrivo di Manuel Nardo, un ragazzo di 25 anni che ha girato parecchio, e la cui ultima esperienza è stata da Cracco in Galleria. Non potevamo non proseguire in questa direzione senza implementare il reparto cocktail, così abbiamo chiamato Livio».

Benché abbia bisogno di poche presentazioni, ricordiamo chi è Morena: classe 1979, da vent'anni dietro a un bancone, Livio nasce a Maratea ma giunge presto nella capitale, dove entra in quel dream team leggendario che è stata la squadra del fu Micca Club. Il passo successivo è il Caffè Propaganda: era lì quando nel 2016 ha rappresentato l’Italia alla finale mondiale delle Bacardi Legacy Global Competition. E ancora, sempre al fianco di Patrick Pistolesi, nel 2018 si è reso protagonista della nascita del Drink Kong, dove ha ricoperto il ruolo di bar manager. Pochi mesi fa è uscito dalla compagine del bar numero uno in Italia per la classifica World's 50 Best Bars (n.33), prendendosi qualche mese di riflessione. «Erano più di vent’anni che non mi fermavo - racconta Morena -, avevo bisogno di una pausa e di dedicarmi un po' a me stesso, ai progetti che mi frullano in testa, a mio figlio che non avevo ancora avuto il tempo di godermi. Dopo attenta riflessione, sono entrato con entusiasmo nella squadra di Argot Prati. È un gioiellino che è già aperto da quasi cinque anni, con un format fresco, agile, ma ricercato: questo mi ha affascinato. E aveva un bancone con uno staff già rodato ma con il bisogno di una guida, quindi sono entrato in gioco io».

Livio Morena, a destra, con Mauro Fogante e Simone D’Ingiullo

Il riferimento è a Mauro Fogante e Simone D’Ingiullo: «Due bravi barman, che mi hanno accolto con la voglia di imparare e lavorare insieme». Con loro Morena ha costruito la nuova drink list, che verrà presentata fra pochi giorni e di cui ci dà un'anteprima. «L'ho chiamata Pop non solo pensando alla Pop Art, ma a tutto ciò che significa un bar popolare, con un respiro di quartiere, ma anche internazionale. Pop è una parola palindroma e tutti i cocktail hanno nomi palindromi. Il palindromo ha un suo equilibrio, con una centralità: nel caso del drink è il punto di equilibrio fra l’ospite e chi viene ospitato».

Per Morena la nuova cocktail list vuole essere un omaggio ai suoi primi vent'anni di bar: «Miscelazione diretta, perché qui non c’è un laboratorio, seguendo la mia linea di minimalismo, ovvero drink essenziali, senza garnish e un ritorno al ghiaccio in cubetti classico. Inoltre ho rimesso in linea le coppe Martini vecchio stile per fare il Martini. Qui tutto deve essere comprensibile».

Comprensibile quindi classico? «Più che ai classici ci siamo ispirati a categorie di classici, giocando sul twistare anche qualche drink meno noto come il Corpse Reviver, il Bamboo e il Japanese Ice Tea. Molti highball e una media alcolica molto bassa, la maggior parte dei drink si attestano sugli 11 gradi Abv». Per la parte grafica la promessa è una grande esplosione di colori. Staremo a vedere.

Dall’orto al bancone: un’esperienza tutta senese al Castello di Casole

Castello di Casole Head Bartender 2. Credit Andrea di Lorenzo
Credit foto: Andrea di Lorenzo
Oggi parte del circuito Belmond, la tenuta storica del decimo secolo sorge sulle colline senesi. Dai suoi giardini arrivano le materie prime che si trasformano nei piatti e drink del ristorante e del lounge bar dell'hotel: una celebrazione della Toscana a chilometro zero

Il Castello di Casole è una tenuta storica del decimo secolo oggi parte del circuito Belmond Hotel. Sorge sulle colline di Casole d'Elsa (Si) e con i suoi 1700 ettari è una delle proprietà più estese d’Italia. Restaurato da poco, il Castello ha un programma enogastronomico curato da Tommaso Ondeggia, già bar manager dell’Atrium Bar di Firenze. A ospitare i locali del Castello, il ristorante Tosca e il cocktail lounge Bar Visconti è il cuore stesso della struttura medievale, anch’esso ristrutturato.

La biodiversità protagonista dei giardini

Nei giardini del Castello di Casole, dal quale provengono le materie prime per i piatti e i drink dell'hotel, la biodiversità è protagonista, con centinaia di varietà di ortaggi, frutti ed erbe aromatiche che si affiancano ai prodotti di produzione propria già esistenti nella tenuta, come il vino, l'olio d'oliva e il miele. Dall'ingresso del Castello gli ospiti possono percorrere un sentiero fiancheggiato da cipressi per raggiungere gli orti, scoprirne le modalità di coltivazione e degustare gli stessi ingredienti destinati alla preparazione dei piatti del ristorante e dei cocktail del bar.

Tommaso Ondeggia, premiato come console dell'ospitalità italiana con l’Order of Merit (il riconoscimento attribuito a chi si è distinto nel mondo del bar, ideato dal decano del settore Danilo Bellucci), è arrivato al Castello di Casole lo scorso febbraio e ci ha parlato del legame tra i giardini e il programma di ristorazione della proprietà Belmond. «Stiamo lavorando per realizzare quello che possiamo considerare sia un giardino botanico sia un orto, con ingredienti freschi che possono essere utilizzati direttamente dall'executive chef Daniele Sera e dallo chef Michele Raggi al ristorante Tosca e dal bar manager Alessio Onida al Bar Visconti – racconta Ondeggia -. Ci avvaliamo della guida esperta di uno specialista che gestisce meticolosamente l'orto, assicurando un perfetto allineamento con la stagionalità dei suoi prodotti. Un'attenta ricerca permette poi di individuare le note aromatiche, tra cui quelle fresche, balsamiche, amare, dolci, salate, speziate e i profili gusto-olfattivi insoliti, ideali per valorizzare al meglio ogni creazione in cucina e al bar».

Piatti e bevande che celebrano la Toscana

“L'orto del Castello” del Belmond Hotel è un angolo dove la natura regala nutrimento, trasformandosi in piatti e bevande che celebrano la Toscana. Il Bar Visconti, con i suoi eleganti marmi e le pareti affrescate, offre un'atmosfera pensata per favorire la convivialità. Il bar manager Alessio Onida ha condiviso con noi la filosofia dietro l’offerta drink del bar, ispirata alle colline che circondano il Castello di Casole e finalizzata a esaltare le eccellenze regionali: «Il nostro approccio enfatizza la regionalità, sia in cucina sia al bar. Per questo motivo abbiamo esplorato a fondo i migliori ingredienti per cocktail che la Toscana ha da offrire».

La sezione della drink list I Classici in Toscano reinterpreta in chiave locale, e quindi con distillati regionali, i classici che hanno definito la storia della mixology italiana e internazionale. «Per esempio, l'Ameriano, di cui abbiamo volutamente omesso la “C”, ci lega alla nostra lingua locale. La toscanità della ricetta è data dal Bitter Amaranto e dal Vermouth riserva 2PR della Distilleria Elettrico & Figli di Livorno – spiega Onida -. Oltre ai distillati e ai liquori toscani, tutto ciò che utilizziamo proviene dal territorio e, in molti casi, dal nostro orto. Uso i limoni dei nostri alberi, raccogliendoli io stesso tra un drink e l'altro, e le botaniche e i prodotti del nostro giardino sono regolarmente utilizzati per sciroppi e infusi fatti in casa».

Con radici fortemente radicate nelle tradizioni agro-alimentari toscane, il Castello di Casole è un'autentica tenuta agricola che invita i suoi ospiti a vivere la terra, dando loro la possibilità di apprezzare concretamente il significato di “chilometro zero” con creazioni gastronomiche e drink freschi e originali.

La ricetta

Ameriano di Alessio Onida

Credit: Riley Harper

Ingredienti:
45 ml Vermouth riserva 2pr di Livorno, 45 ml Bitter Amaranto di Livorno, splash di soda Toscana
Tecnica:
build
Guarnizione:
fetta di arancia, scorza di limoni dell’orto del Castello, uno squeeze di essenza di cedro Toscana
Bicchiere:
tumbler basso, cubetti di ghiaccio

Hibiki 40 Year Old al vertice mondiale dei premium whisky

HIBIKI 40 Year Old di House of Suntory
House of Suntory ha presentato a Milano Hibiki 40 Year Old, ottenuto miscelando i whisky invecchiati di tre diverse distillerie del gruppo. Nell'occasione è stata allestita una vasta area dedicata negli spazi food de La Rinascente di piazza Duomo, seguita da una degustazione cocktail con abbinamenti creati per l'occasione dallo chef Carlo Cracco nel suo raffinato ristorante di Galleria Vittorio Emanuele. I prodotti House of Suntory sono distribuiti in Italia da Stock Spirits.

La distillazione di cereali era diffusa in Giappone a livello artigianale già nell'Ottocento, ma è solo nel 1924 che viene allestita la prima distilleria dedicata alla produzione di whisky secondo la tradizione scozzese, distilleria capostipite del Suntory Group. La località prescelta dai due soci fondatori, Shinjro Torii e Masataka Taketsuru, fu quella di Yamazaki (vicino Kyoto) per la bontà delle sue sorgenti d'acqua.

Dopo aver rallegrato solo i consumatori giapponesi per lunghi anni, grazie alla vittoria conseguita nel 2001 nel concorso internazionale Best of The Best, i distillati di cereali giapponesi si posero all'attenzione mondiale per la loro indubbia qualità ed eleganza di gusto, scalando le classifiche di vendita internazionali, anche con distillati invecchiati, raggiungendo il traguardo di ben quattro nomination come Distiller of The Year all'International Spirits Challenge di Londra.

Controllo dell'invecchiamento dei whisky che comporranno il blend Hibiki 40 Years Old

Considerato il campione della categoria dei japan whisky invecchiati, la limited edition Hibiki 40 Year Old (solo 400 esemplari per tutto il mondo) è stata di recente presentata a Milano dal distributore Stock Spirits Group in un apposito e scenografico spazio espositivo nella zona food dei magazzini La Rinascente di piazza Duomo, chiamando lo chef Carlo Cracco a proporre degli speciali abbinamenti gastronomici nel suo elegante ristorante nella vicina Galleria Vittorio Emanuele.
A completare la scenografia dei prodotti House of Suntory erano presenti altri speciali prodotti di House of Suntory,  Roku Gin, Toku Whisky e Haku Vodka.


Motivo di ulteriore richiamo è stato il banco allestito con un'artista giapponese in kimono che ha mostrato come esercitare lo shodo, l'arte della calligrafia per ideogrammi giapponese.

In lingua giapponese il termine Hibiki (Risonanza) vuole onorare l'armonia tra la Natura e le Persone attraverso l'arte della miscelazione ispirata al giusto equilibrio. Hibiki 40 Year Old è il risultato della miscelazione di premium whisky diversamente invecchiati per almeno 40 anni, prodotti negli impianti di Yamazaki, Hakushu e Chita di House of Suntory.

Morbido, pulito e ricco di sfumature, il dorato distillato si caratterizza per aromi di nespola giapponese, scorze di limone secco e chiodi di garofano, mentre al palato si evidenziano sapori di miele di acacia e fico secco. Non poteva mancare una giusta attenzione per la confezione: la bottiglia in vetro trasparente cristallino è caratterizzata da 30 sfaccettature ed è decorata con il tradizionale metodo maki-e che utilizza polvere d'oro o argento su superfici laccate, intarsi in madreperla e lacca d'oro. Realizzata con 12 tipi diversi di legno giapponese, la scatola è composta da 12 facce ispirate ai mesi dell'anno, con disegni di fiori ed erbe.

Degustazione al ristorante di Carlo Cracco

Solo una selezionata schiera di operatori professionali ha potuto intervenire alla speciale degustazione di Hibiki 40 Year Old presso il vicino ed esclusivo Café Ristorante Cracco in Galleria, prima in purezza, poi miscelato in versione highball (con soda e ghiaccio) seguendo le indicazioni di Valentina Simonetta (Direttore mkt Stock Spirits Group), Veronika Zennikova (Brand Manager House of Suntory) e Nicolò D'Andrea (Brand Ambassador House of Suntory). A seguire una serie di gustose proposte del famoso chef Carlo Cracco come paninetti con lo sgombro e risottino con le lenticchie.

In arrivo la gamma Tsukuriwake Limited Edition 2024

Accanto a un campione dei whisky invecchiati come Hibiki 40 Year Old, House of Suntory sta lanciando la gamma Tsukuriwake Limited Edition 2024, altri quattro whisky limited edition come Yamazaki Golden Promise, Yamazaki Islay Peated Malt, Yamazaki 18 Years Old Mizunara, Hakushu 18 Years Old Peated Malt.

Gamma Whisky Tsukuriwake Ltd Edition 2024

 

École Ducasse apre al Cairo, tra i corsi anche la pasticceria

École Ducasse apre al Cairo un nuovo centro focalizzato sulla pasticceria, parte di un’espansione globale che valorizza tradizioni locali e tecniche francesi

École Ducasse, uno dei più prestigiosi network di scuole culinarie al mondo, aprirà entro il 2025 una nuova sede al Cairo. Questo progetto, realizzato in collaborazione con Reliance Egypt, mira a creare un centro di eccellenza per la formazione nelle arti culinarie e della pasticceria in Egitto, offrendo corsi innovativi. L'École Ducasse Cairo Studio rappresenterà un punto di riferimento per studenti locali e regionali interessati a perfezionare le loro competenze gastronomiche.

L’espansione globale delle scuole di pasticceria e cucina

Negli ultimi anni, la formazione culinaria ha registrato una forte crescita a livello mondiale. Le scuole specializzate, come École Ducasse e ALMA, attraggono studenti da oltre 80 Paesi, offrendo programmi che vanno dai corsi intensivi a bachelor triennali. L’espansione internazionale di École Ducasse, con sedi già attive in Francia, Emirati Arabi, India e Filippine, riflette un interesse crescente verso l’eccellenza nel settore gastronomico. Questa tendenza è confermata dall’aumento del tasso di occupazione dei diplomati, con percentuali che superano il 90% entro sei mesi dalla fine dei corsi, evidenziando il valore strategico di un’educazione di alta qualità in un mercato in evoluzione.

École Ducasse Cairo Studio: focus sulla pasticceria

Il nuovo studio del Cairo offrirà una vasta gamma di programmi che includono laboratori di pasticceria, masterclass e corsi intensivi. Le strutture, progettate secondo standard internazionali, saranno dotate di laboratori di pasticceria avanzati e spazi per dimostrazioni pratiche. L’obiettivo è formare studenti capaci di coniugare creatività, tecnica e stile personale, sviluppando una conoscenza profonda delle arti pasticcere.

Valorizzare la tradizione e l’innovazione

La scuola non si limita a trasferire competenze tecniche, ma integra nei suoi programmi un approccio che combina sapori locali e tecniche internazionali. Al Cairo, i corsi di pasticceria includeranno ingredienti tradizionali egiziani, come datteri e spezie, reinterpretati attraverso l’alta pasticceria francese. «Siamo entusiasti di contribuire alla scena gastronomica egiziana, valorizzandone le tradizioni locali», ha dichiarato Karine Hyon-Vintrou, Managing Director di École Ducasse.

École Ducasse, collaborazioni e opportunità

La scuola si avvarrà di collaborazioni con chef locali e internazionali, offrendo agli studenti opportunità di stage e accesso a una rete globale di professionisti. Questa visione si allinea con l’obiettivo di École Ducasse di creare una piattaforma educativa che favorisca l’eccellenza, l’innovazione e il dialogo tra diverse culture gastronomiche.

Simon Hunt è il nuovo ceo di Campari Group

Campari Group ceo Simon Hunt
Il manager, con oltre 30 anni di esperienza nel settore degli spirit a livello internazionale, assumerà la guida del Gruppo a metà del prossimo mese di gennaio. A lui il compito di proseguire il percorso di crescita e sviluppare il modello operativo delle House of Brands

Campari Group ha scelto il suo nuovo ceo. È Simon Hunt, che vanta oltre 30 anni di esperienza nel settore dei premium spirit a livello internazionale, in particolare nel mercato strategico degli Stati Uniti e nei mercati emergenti.

Hunt, che sarà nominato ufficialmente chief executive officer nell’assemblea generale di Campari Group convocata per il 15 del prossimo gennaio, subentra ai co-ceo ad interim Paolo Marchesini, chief financial and operating officer, e Fabio Di Fede, chief legal and M&A officer, che avevano assunto la guida del gruppo dopo le dimissioni lo scorso settembre di Matteo Fantacchiotti (leggi Matteo Fantacchiotti lascia la guida di Campari Group).

«Durante i miei oltre tre decenni di esperienza nell'industria degli spirit, ho sempre nutrito grande stima per Campari Group per la sua storia unica, il solido portafoglio di brand iconici, la cultura aziendale, la continua sovraperformance e l’eccezionale storia di crescita – ha commentato inl neo ceo in una nota che annuncia la sua nomina -. Sono onorato ed entusiasta di cogliere questa straordinaria opportunità e non vedo l'ora di collaborare con un leadership team di talento e con tutta l'organizzazione per continuare a consolidare l'eredità e i successi degli ultimi decenni, elevando il potenziale e l'ambizione di crescita del Gruppo a livelli ancora più elevati».

Il profilo del nuovo ceo

Doppia cittadinanza, australiana e britannica, laureato alla London School of Economics e alla London Business School, Hunt ha completato programmi da executive presso Harvard Law School, Insead a Singapore e Wharton negli Stati Uniti. Lunghissimo il suo curriculum professionale. La sua carriera è iniziata in Diageo, dove ha ricoperto varie posizioni manageriali nel marketing e nelle vendite, incluso il ruolo di vice president of Smirnoff global marketing. Successivamente è entrato a far parte di Allied Domecq come senior vice president of global innovation ed executive vice president of marketing North America, prima di unirsi a Pernod Ricard in qualità di chief executive officer&president di Malibu-Kahlua International.

Il passo successivo è stato in William Grant&Sons, proprietaria del portafoglio di Scotch whisky single malt tra i più venduti al mondo, oltre che di marchi rilevanti nelle categorie gin e tequila, dove è rimasto per 14 anni, ricoprendo ruoli di crescente responsabilità, da president&managing director of North America a chief commercial officer, fino a essere promosso ceo dal 2016 al 2020. Durante questi anni ha sviluppato e implementato con successo la strategia aziendale focalizzata su infrastrutture scalabili e costruzione di marchi premium, rafforzando la presenza nei mercati emergenti e promuovendo l’innovazione.

Nel 2022, dopo due anni come consulente strategico per chief executive e consigli di amministrazione di realtà di spirit premium, è stato nominato ceo di Catalyst Spirits, un incubatore di marchi spirit, dove ha guidato le iniziative strategiche dell’azienda e l'innovazione di marchi attraverso piattaforme digitali. Catalyst Spirits è la società operativa dietro marchi quali Howler Head in cui Campari Group ha acquisito due anni fa una partecipazione di minoranza e i diritti di distribuzione, attualmente in fase di dismissione dato il rinnovato focus del Gruppo sui brand strategici prioritari.

Una nuova leadership per continuare a crescere

«Sono lieto di dare il benvenuto a Simon come nuovo ceo di Campari Group. La sua ampia e comprovata esperienza nel settore, insieme alla sua leadership nella costruzione e nello sviluppo dei marchi premium a livello globale saranno fondamentali per guidare Campari Group nella sua prossima fase di crescita – ha commentato Luca Garavoglia, presidente del Gruppo -. Sono convinto che le competenze, la personalità, l'energia, la leadership e la determinazione di Simon porteranno Campari Group a nuovi traguardi, mentre continuiamo a implementare la nostra strategia di crescita e a evolvere nel nostro nuovo modello operativo delle House of Brands».

A Bologna, dal 23 al 25 febbraio, la quarta edizione di Slow Wine Fair

Slow Wine Fair 2025
Appuntamento a BolognaFiere con la quarta edizione della manifestazione dedicata al vino buono, pulito e giusto. Ad attendere i visitatori, un ricco programma di eventi, convegni e masterclass, uno spazio dedicato a spirits e amari, e una nuova area per gli Specialty Coffee

Da domenica 23 a martedì 25 febbraio 2025 torna a BolognaFiere, per la quarta edizione, la Slow Wine Fair, l'unica fiera internazionale dedicata al vino buono, pulito e giusto.

Organizzata da BolognaFiere con la direzione artistica di Slow Food, la Slow Wine Fair promuove i vini frutto di un'agricoltura sostenibile, artigianale, che rispetta la biodiversità e il paesaggio agrario, tesa alla crescita socioculturale delle comunità agricole e a rendere i consumatori più consapevoli.

Vini buoni, puliti e giusti da tutto il mondo

Il successo dell’edizione 2024 è stato decretato da 12.000 ingressi, il 70% dei quali di operatori dell’Horeca, distributori e importatori, che hanno apprezzato l’elevata qualità dei vini proposti: quasi 900 le cantine presenti (+25% rispetto al 2023), oltre il 50% delle quali certificate biologiche o biodinamiche o in conversione. Più di 140 i produttori internazionali e 5.300 le etichette (+75%). Oltre a tutte le regioni italiane, sono stati rappresentati ben 26 Paesi del mondo. E con il supporto di Ice-Agenzia e del Ministero degli Affari Esteri, a BolognaFiere sono confluiti circa 200 buyer, creando le premesse per l’accesso di vignaioli e vignerons a nuovi mercati.

La selezione delle cantine risponde ai requisiti fissati nel Manifesto Slow Food del vino buono, pulito e giusto, alla Guida Slow Wine e alle valutazioni di una commissione d’assaggio.

A tutta formazione

Sempre sold out nel 2024, tornano le masterclass, le degustazioni guidate che esplorano il panorama vinicolo italiano e internazionale, e i convegni. Tema portante dell’edizione 2025, la sostenibilità della filiera del vino: le modalità di imbottigliamento, trasporto e stoccaggio, la loro incidenza sull’impronta carbonica e le possibilità di ridurre queste fonti di inquinamento.

Spazio a spirits e mixology

Più spazio agli spirits e alla mixology, per la prima volta affiancati dai sidri: nell’area della 5a Fiera dell’Amaro d’Italia, promossa da Amaroteca e Anadi - Associazione Nazionale Amaro d’Italia, produttori di eccellenza raccontano la storia dei propri amari e i loro legami con ingredienti e ricette locali, mentre il percorso tra i partner della sostenibilità mette in luce tecnologie, impianti, attrezzature e servizi innovativi connessi alla filiera del vino sostenibile.

I premi ai locali e la novità Specialty Coffee

Novità 2025: in contemporanea a Slow Wine Fair si svolge SANA Food, il nuovo format di BolognaFiere sulla sana alimentazione nei consumi fuori casa, con 10.000 visitatori specializzati del food&beverage.

E se il Premio Carta Vini Terroir e Spirito Slow, assegnato ogni anno ai locali che più valorizzano i vini delle categorie in concorso, si estende alla migliore selezione di amari, un’altra novità riguarda gli Specialty Coffee: di scena a BolognaFiere, alcuni dei migliori roaster della rete internazionale di Slow Food Coffee Coalition, che unisce i coltivatori di caffè ai principali artigiani torrefattori.

Slow Wine Fair è un evento b2b rivolto ai professionisti dell'Horeca e della gdo che cercano vini di alta qualità, ma domenica 23 porte aperte ai wine lover.

Il Natale 2024 di Molino Pasini tra design, eccellenza e solidarietà

Il Natale 2024 di Molino Pasini celebra il design con una latta dedicata ad Achille Castiglioni e il panettone di Crosara. Il ricavato in beneficenza alla Fondazione Castiglioni

Come ogni Natale, Molino Pasini celebra l’eccellenza italiana. Stavolta la latta da collezione è dedicata ad Achille Castiglioni, uno dei più grandi designer del Novecento. La latta è stata realizzata in esclusiva per l'azienda di Cesole (Mantova) dalla Fondazione Achille Castiglioni. Un oggetto che è simbolo di ricerca e innovazione, valori che uniscono quello che era il lavoro del designer con l’impegno di Molino Pasini nel creare farine di altissima qualità. Nella confezione, il panettone firmato Diego Crosara premiato col primo posto ad Artisti del Panettone 2023.

Achille Castiglioni: il genio del design

Achille Castiglioni (1918-2002) è stato un pioniere del design italiano, noto per la sua capacità di unire estetica e funzionalità. Dal suo studio di Milano, ha realizzato tanti progetti esposti nei principali musei del mondo, tra cui 14 opere al MoMA di New York. La Fondazione Achille Castiglioni continua a preservare e valorizzare questo patrimonio con mostre, archivi digitali e visite guidate, mantenendo vivo il legame tra passato e futuro.

Diego Crosara: la tradizione pasticcera d’eccellenza

Molino Pasini ha scelto il panettone di Diego Crosara, maestro pasticcere di fama internazionale e responsabile prodotto di Marchesi 1824, per impreziosirela latta da collezione. Con una carriera ricca di trionfi in competizioni mondiali, infatti, Crosara trasferisce nel suo panettone artigianalità, morbidezza e sapori autentici, rendendo ogni fetta un’esperienza unica. Il pirottino, anch'esso firmato Marchesi 1824, completa il packaging riflettendo la stessa cura per i dettagli del Molino.

Molino Pasini, beneficenza e impegno sociale

Tutto il ricavato della vendita delle latte sarà poi devoluto alla Fondazione Achille Castiglioni, contribuendo a preservare la storica sede dello studio del designer. «Siamo orgogliosi di sostenere un progetto che unisce design, arte e solidarietà», ha sottolineato Gianluca Pasini Gianluca Pasini, amministratore del Molino. «La frase di Achille, “Se non siete curiosi, lasciate perdere”, è una fonte d’ispirazione che rispecchia il nostro modo di lavorare».

Baritalia: tutti i vincitori dell’edizione 2024

Baritalia 2024 finale foto team
(©Riccardo Gallini/GRPhoto)
Premiati alla finalissima tenutasi allo Skyway Monte Bianco di Courmayeur i migliori interpreti del Back to basics. Ecco i nomi

Il viaggio di Baritalia 2024 si è concluso con una vera e propria salita in vetta, quella sullo Skyway Monte Bianco di Courmayeur. Lo scenografico Mountain Bar, a oltre duemila metri di altitudine, ha fatto da sfondo alla finale della nona edizione di Baritalia. Una finalissima da record, non solo di altitudine, con 68 partecipanti e 25 premi consegnati ai migliori interpreti del Back to basics, il tema dell’edizione 2024 di Baritalia.

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(©Riccardo Gallini /GRPhoto)

Ventidue i premi che sono stati assegnati (in fondo l’elenco completo), oltre al podio dei tre migliori interpreti assoluti: Giovanni De Gaetano (vincitore assoluto), Cosimo Neri (2°) e Luca Goracci (3°), cui si aggiunge la menzione speciale Back to basics per Marco Marchese.

 

La super giuria

A incoronare i vincitori, una giuria composta dai rappresentanti delle aziende sponsor, affiancati da sei giudici d’onore, che quest’anno sono stati Danilo Bellucci, decano della miscelazione, che lavora da sempre sulla valorizzazione delle donne al bancone con manifestazioni come Lady Drink; Martina Bonci, bar manager di Gucci Giardino a Firenze, nel 2021 e vincitrice del premio Bartender dell’anno 2023 ai Barawards; Cristian Bugiada, imprenditore e bar manager romano (Freni e frizioni, Slap e La Punta Expendio de Agave), fra i massimi esperti italiani dei distillati di agave, Bar manager dell’anno ai Barawards 2023; Giovanni Ceccarelli, formatore di Drink Factory e ideatore del progetto Cocktail Engineering; Paolo Griffa, chef e pastry chef, titolare del Caffè Nazionale di Aosta, una doppia insegna che è bar pasticceria e ristorante che vanta la stella Michelin; Vanessa Vialardi, titolare del D.One di Torino, senatrice del Drink Team di Bargiornale, bartender Aibes e formatrice.

Baritalia 2024 giudici Courmayeur_RIC0022
I giudici d'onore (da sinistra): Paolo Griffa, Martina Bonci, Cristian Bugiada, Danilo Bellucci, Vanessa Vialardi e Giovanni Ceccarelli (©Riccardo Gallini/GRPhoto)

Giudici delle aziende partner erano, invece: Danny Del Monaco per Ancienne Pharmacie, Simone Mina per Bonaventura Maschio – Botran, Francesco Zara per Bonaventura Maschio – Prime Uve, Fabrizio Tacchi per Caffo, Marianna Di Leo per Campari Academy, Francesco Pirineo per Compagnia dei Caraibi, Filippo Ghizzi per Coca-Cola Hbc Italia – Spirits, Domenico Ditrizio per Coca-Cola Hbc Italia - 3Cents, Igor Tuliach per Gamondi, Terry Monroe per Mixer Cocktails, Marco Fedele per Molinari, Terry Monroe per Montosco, Enrico Porro per Nonino, Walter Gosso per OnestiGroup, Gabriele Riva per Pernod Ricard, Federico Lugaresi per Premiata Officina Lugaresi, Gianmaria Ciardulli per Soero, Samuele Verri per Sorte Gin, Leonardo Todisco per Strucchi, Nicol Porta per Tassoni e Daniele Gentili per The Organics by Red Bull.

Il viaggio di Baritalia da Sud a Nord

Prima di raggiungere lo Skyway Monte Bianco di Courmayeur le cinque tappe della nona edizione sono state un viaggio a colpi di shaker che ha toccato Caserta (22 aprile), Bari (20 maggio), Verona (24 giugno), Roma (16 settembre) e Reggio Emilia (21 ottobre). Da Sud a Nord, Baritalia si conferma manifestazione in grado di unire e riunire i professionisti della miscelazione di tutta Italia, desiderosi di mettersi in gioco, di scambiare esperienze, di creare legami e collaborazioni, di aggiornarsi professionalmente.

Nel corso delle tappe, per classificarsi alla finale, ai partecipanti in gara era stato chiesto di pensare ricette seguendo il tema Back to Basics, ovvero che prendessero ispirazione dai classici e che avessero non più di quattro ingredienti.

I vincitori per squadra

  • Ancienne Pharmacie - Erick Cercado Coloma
  • Bonaventura Maschio - Botran - Mirko Scorteccia
  • Bonaventura Maschio - Prime Uve - Francesca Graglia
  • Caffo - Daniele Dumitru
  • Campari Academy - Cosimo Neri
  • Compagnia Dei Caraibi - Marco Marchese
  • Coca-Cola Hbc Italia - Finlandia Vodka - Filippo Caltagirone
  • Coca-Cola Hbc Italia - Premium Spirits - Giulia Cosentino
  • Coca-Cola Hbc Italia - 3Cents - Giovanni De Gaetano
  • Gamondi - Diego Di Giannantonio
  • Mixer - Gabriele Bonelli
  • Molinari - Ilaria Azzalin
  • Montosco - Luca Goracci
  • Nonino - Daniele Gravagna
  • OnestiGroup - Alpestre - Antonio Cresci
  • OnestiGroup Bobby’s - Alessandro Belluschi
  • Pernod Ricard - Daiana Ballarini
  • Premiata Officina Lugaresi - Elena Rossi
  • Soero - Nicolò Mele
  • Sorte Gin - Dario Heluani
  • Strucchi - Ambrogio Ferraro
  • The Organics by Red Bull - Giovanni Spagnoletti

 

 

 

 

 

Espresso Italiano Champion, il migliore barista è coreano

Lee Hyung Wook, vincitore Espresso Italiano Champion
Lee Hyung Wook è il vincitore della competizione che vede i concorrenti misurarsi sulla realizzazione del migliore espresso italiano e di un cappuccino eccellente.

Lo scorso anno fu la barista e coffee trainer coreana Song Hye-Jin la prima donna a diventare campione del mondo di espresso italiano. Anche nel 2024 il trofeo è andato nelle mani di un coreano, Lee Hyung Wook, vincitore della finale di Espresso Italiano Champion che si è svolto all’Hotel Gallia in concomitanza con Iei Connect 2024. Al secondo posto si è piazzato il filippino Darwin Pontanos e al terzo l’italiana Ilaria Izzo . La consegna del trofeo è stata fatta proprio dalla campionessa uscente.

Lee Hyung Wook gestice il D:mine Cafe, una torrefazione con caffetteria situata a Gunpo City, nella  Corea del Sud, nei pressi di Seoul. È anche formatore per Italian Barista School, Iiac - International Institute of Coffee Tasters e Next Bean. Da otto anni segue la competizione di caffè italiano e si dice molto onorato della vittoria a Milano, aggiungendo «non vedo l’ora di imparare di più sull’espresso italiano».  Un pensiero in linea con l’attività di Iei, che da oltre 25 anni rappresenta l’Espresso Italiano all’interno della filiera: «dà molta soddisfazione vedere come la formazione, la ricerca scientifica e la promozione della cultura del nostro amato Espresso Italiano siano sempre più argomenti al centro di interesse», ha dichiarato il presidente Luigi Morello.

Per la prima volta nei campionati, quest’anno, sia la macchina per espresso sia i macinadosatori sono stati forniti da La San Marco. Come ha sottolineato Roberto Nocera, general manager dell’azienda, «La San Marco è orgogliosa di essere stata partner tecnico di Espresso Italiano Champion, una grande opportunità di formazione e confronto tra baristi di diversi paesi. Ritengo che questo campionato internazionale sia essenziale per promuovere nel mondo la qualità e il rito di una bevanda simbolo del made in Italy».

Hanno partecipato alla finalissima, oltre ai primi tre classificati, anche gli italiani Nicolas Mosco e Matteo Colzani, e il giapponese Shuichi Hino.

I prodotti presentati in gara hanno rispettato i parametri di qualità di Iei: per l’espresso una tazzina con circa 25 ml di caffè ornato da una crema consistente e di tessura molto fine, di color nocciola, con una bevanda sciropposa con aromi intensi e ricchi di note di fiori, frutta, cioccolato e pan tostato. Per il cappuccino una crema finissima e lucida, con un bilanciamento perfetto tra gli aromi del latte e quelli del caffè.

Anche quest’anno il vincitore ha meritato una borsa di studio da reinvestire, insieme all’aiuto di IEI, in attività formative nei prossimi mesi. Un messaggio questo che vuole passare per tutti i professionisti, non solo quelli affermati come il vincitore, e che ha come base l’importanza di continuare a studiare e confrontarsi sulla materia e sulle tecniche dell’arte di fare eccellenti espressi e cappuccini. 

Altitude, la limited edition invernale di Belvedere Vodka

Belvedere Altitude
Tonalità oro-rosa, vette imbiancate e alberi coperti di neve per la bottiglia in edizione limitata della vodka polacca ultra premium dedicata ai locali delle mete sciistictiche alpine

Non ci sono sci e scarponi, ma vette imbiancate e alberi coperti di neve sul pack di Belvedere Altitude, la limited edition invernale della vodka polacca ultra premium del gruppo Moët Hennessy. Un’edizione limitata molto esclusiva: è infatti dedicata e viene distribuita solo nei locali delle principali mete sciistiche alpine di Italia, da Courmayeur a Madonna di Campiglio, Francia, Austria e Germania.

La bottiglia, in formato da 70 cl, è stata quindi studiata per racchiudere ed esprimere l’essenza dell’inverno e, soprattutto, incarnare lo spirito celebrativo e conviviale tipico dell’après ski. Così sul pack le cime innevate prendono il posto dell’iconico Palazzo Reale di Varsavia, simbolo del marchio Belvedere, mentre i rami del suo albero si ricoprono di neve. Piccoli dettagli resi più evidenti dalla nuova tonalità della bottiglia, che vira nei caldi toni dell’oro-rosa a richiamare le vette delle Alpi coperte di neve il cui bianco sfuma appunto verso questa tonalità all’imbrunire.

La qualità sale in quota

All’interno della bottiglia i bartender e i loro clienti troveranno tutto il gusto di Belvedere original, pieno e rotondo, con leggere note di vaniglia, che oscillano tra il dolce e il salato, con un accenno di pepe nero e spezie, e la sua texture morbida e setosa.

Peculiarità regalatele dalle materie prime con la quale Belvedere Vodka è realizzata, la segale Dankowskie Gold Rye, una pregiata segale coltivata esclusivamente nella regione polacca della Mazovia, e da un processo produttivo che prevede quattro distillazioni e la diluizione del distillato finale con purissima acqua artesiana, attinta a una grande profondità nel sottosuolo e filtrata 11 volte.

Caratteristica che la rendono ideale da servire liscia è da utilizzare in miscelazione, in questo caso per realizzare cocktail perfetti per la stagione invernale. Come Altitude Spiced Punch, creato dai bartender del marchio polacco, miscelando la vodka con Cocchi Americano, succo di mela, menta piperita, succo di limone, acqua di miele e qualche goccia di estratto di vaniglia: un punch da condivisione da servire caldo.

La ricetta

Altitude Spiced Punch

Belvedere Altitude Spiced Punch 1
Ingredienti:
120 ml Belvedere Vodka Altitude 60 ml Cocchi Americano, 240 ml succo di mela, 200 ml menta piperita (oppure tè verde), 7,5 ml succo di limone, 10 ml acqua di miele, 4 gocce di estratto di Vaniglia
Preparazione:
unire tutti gli ingredienti e mescolarli a fuoco basso per garantire un’omogeneità del calore. Spegnere non appena il liquido arriva a ebollizione
Guarnizione:
stecca di cannella o scorza di limone
Bicchiere:
mug

Sigep World Natale 2024, ecco tendenze e visioni della pasticceria internazionale

Il panettone di Peck
L'osservatorio Sigep Natale 2024 ha esplorato trend e sfide della pasticceria delle feste. Si attende una crescita del +1,5% rispetto al 2023 per un mercato che raggiunge gli 11,4 miliardi di euro

Le feste sono alle porte e si accendono i riflettori su Sigep World Natale 2024, l’Osservatorio che esplora trend, consumi e innovazioni della pasticceria europea. I dati parlano di un settore in crescita: +1,5% rispetto al 2023 per un mercato che raggiunge gli 11,4 miliardi di euro. L’Italia si conferma leader, generando il 40,6% dei consumi totali. Tuttavia, la pasticceria deve affrontare rincari significativi delle materie prime, come le nocciole (+40%) e il cioccolato (+50%). Questi temi saranno al centro anche del Sigep 2025. Il salone internazionale di pasticceria, gelateria, panificazione, caffè e, quest'anno anche della pizza, è in programma a Rimini dal 18 al 22 gennaio.

Sigep World Natale 2024, la voce delle associazioni

Marta Boccanera, vicepresidente APEI e founder con Felice Venanzi di Grué a Roma, analizza il contesto attuale. «Nonostante il rincaro delle materie prime, prevediamo un aumento delle vendite di panettone tra il 10 e il 15%. Anche il pandoro dovrebbe raddoppiare le vendite. Inoltre abbiamo sviluppato il Sole d'inverno, dolce che richiama il pangiallo, con frutta secca, cedro e arancia candita, perfetto anche per la colazione delle feste».

Un padiglione al Sigep

I campioni italiani Biasetto e Rinaldini

Luigi Biasetto, accademico AMPI e campione del mondo 1997, punta sul pandoro. «Stimiamo un +22% nelle vendite», dice. Non mancano le novità: «È nuova la Corona di Natale, decorata con frutta di stagione e vin brulé». Roberto Rinaldini, presidente del Campionato del mondo di pasticceria juniores, punta invece sui panettoni gourmet. «Il nostro panettone Dante, con pistacchio, fragoline di bosco e ciliegie, è ideale per regali e pranzi natalizi», dice.

Lo sguardo internazionale

Giuseppe Piffaretti, maestro pasticcere svizzero e associato Apei, afferma: «Il panettone tradizionale domina il mercato, ma in Svizzera le rivisitazioni con mirtilli e castagne sono sempre più apprezzate». Christophe Louie, panettiere parigino, sperimenta con due nuove proposte: «Abbiamo creato un panettone al caffè con spezie e pere e uno con alghe e yuzu, perfetto per l’aperitivo». José Romero, pasticciere spagnolo, conferma l’ascesa del panettone in Spagna: «Le vendite sono triplicate, ma il Turrón de yema, con zucchero e mandorle caramellate, resta il nostro dolce natalizio per eccellenza».

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