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Diageo World Class 2026 al via con una formula nuova

World Class Italia
Aprono il 13 febbraio le iscrizioni alla Diageo World Class 2026, che in questa edizione si rinnova nella formula e introduce le Europe Finals per i top 3 bartender selezionati in ognuno dei 16 Paesi europei coinvolti

Aprono il 13 febbraio le iscrizioni all'edizione 2026 di Diageo World Class Italia, la competizione promossa dal gigante degli spirit che quest'anno rinnova molti aspetti strutturali: vengono infatti introdotte le finali europee, alle quali accederanno i migliori 3 bartender usciti dalle selezioni dei singoli Paesi. Non solo: il sistema di valutazione delle singole prove cambia e non ci sarà più il "tour" di giudizio nei bar dei partecipanti alla competition.

A spiegare tutti i dettagli della nuova struttura di Diageo World Class Italia 2026 sono stati i volti italiani di Diageo Andrea Gasparri (Brand ambassador Diageo Portfolio) e Federica Marcaccini (Customer marketing executive), assieme al vincitore global del 2025 Felice Capasso (italiano, ma espatriato in Norvegia) e al vincitore italiano Enrico Bellucci, membro del Drink Team e "padrone di casa" della location della presentazione (che si è tenuta al Salmon Guru Milano).

Iscrizioni fino al 17 marzo, poi la semifinale con 25 bartender a maggio

L'agenda della gara è questa: iscrizioni dalla pagina social, dal 13 febbraio al 17 marzo. I bartender dovranno adoperarsi con una Entry Challenge che coinvolgerà il brand Tanqueray No. TEN (ve la spieghiamo più avanti).

Seguirà una selezione sulla carta delle ricette presentate. Le 25 proposte giudicate migliori si sfideranno durante le semifinali, che si svolgeranno a Milano l'11 e 12 maggio. I primi tre accederanno alle Europe Finals, dove andranno in sfida i top 3 di 16 Paesi europei e che si svolgeranno in Olanda, a Rotterdam, dal 21 al 24 giugno, con un programma che prevede anche una visita alla distilleria di Ketel One Vodka e una serie di eventi collaterali. «Sarà una sorta di bootcamp della finale global - ha spiegato Gasparri - un'occasione preziosa e importante per i partecipanti, che potranno fare networking e conoscersi prima dell'ultima fase di gara e potranno toccare con mano che cosa significa preparasi alle diverse challenge in trasferta, testando una situazione simile a quella della finale global».

A settembre la Finale Global a Dubai

La finale global - alla quale parteciperà soltanto un bartender per Paese - si svolgerà a Dubai in settembre (la data precisa è ancora da definire).

La Entry Challenge, tra innovazione e classici

La prima parte della selezione, come detto, consiste nella presentazione di una ricetta originale con protagonista Tanqueray No. TEN. I bartender sono invitati a celebrare i momenti più importanti della storia e della vita trasformandoli in un cocktail modern classic. Dovranno selezionare ciascuno un proprio golden moment della storia, un momento che ha simboleggiato la creazione di qualcosa che ha cambiato il mondo in meglio. Il modern classic proposto - ovviamente con Tanqueray No. TEN - dovrà catturare quella memorabilità e celebrare quella conquista positiva.

Minimo tre ingredienti, ghiaccio e glassware liberi, nessun limite per gli home made, ma il cocktail dovrà combinarsi al meglio con i sapori del gin super premium.

I giudici ora valorizzano concept, innovazione, storytelling

Attenzione, perché rispetto alle ultime edizioni i punti vengono assegnati con un diverso criterio. Se prima pesava molto di più la ricetta, ora a contare sono utilizzo di tecniche, ingredienti e concetti innovativicrave appeal, ossia quanto attraente ed eccitante appare il cocktail; storytelling, ossia quanto ingaggiante è la descrizione del concept e del momento e quanto è ben integrata con la ricetta.

Diageo World Class 2026, i consigli dei vincitori 

Enrico Bellucci e Felice Capasso hanno dispensato preziosi consigli agli aspiranti competitor di Diageo World Class 2026.

Enrico Bellucci, vincitore italiano Diageo World Class 2025

Enrico Bellucci, campione italiano 2025, ha sottolineato quanto sia importante essere pronti all'improvvisazione, ad adattarsi agli imprevisti, a seguire l'istinto durante la gara e nel dialogo con i giudici. Anche se rimane fondamentale una ottima preparazione. «La gara - ha spiegato il bartender di Salmon Guru Milano - è bellissima perché evolvi tu con lei, di fase in fase. Non solo tecnicamente, ma anche sotto altri aspetti. Date molta attenzione al servizio, che dovrà essere particolare e memorabile».

Felice Capasso, vincitore global Diageo World Class 2025

Felice Capasso, esperto di spirit, formatore e bartender di grande esperienza (15 anni all'estero, in Norvegia da sette), è arrivato quasi per caso a partecipare alla scorsa edizione. Nel suo intervento ha posto l'accento su alcuni aspetti in particolare. La preparazione deve essere molto curata, e includere anche un vero allenamento: «Io mi sono allenato su una postazione più bassa di quella che uso di solito, costruita apposta perché mi potessi abituare alle postazioni della finale global. Leggete bene il brief di ogni singola challenge: lì c'è scritto che cosa serve per vincere, che cosa cerca la giuria e che peso darà a ogni aspetto. Curate lo speech: non siate logorroici, ripetete punti e parole chiave ai giudici, usate a dovere humor e aneddoti personali per arricchire il dialogo con loro. Nel servizio date alla giuria una completa esperienza da bar, comprensiva di accoglienza».

Forse il più importante consiglio del vincitore global del 2025 è l'ultimo, e riguarda la gestione dell'ansia da prestazione durante la gara. «Il modo migliore è cercare di "viverla" prima. Visualizzare la situazione e la location, sentire in anticipo stress e ansia per abituare il corpo a sentirli familiari. Solo in questo modo si trova un grande aiuto per affrontarli durante la competizione».

 

La fine del Proibizionismo in un libro: The Gun Club Drink Book di Charles Brown

Uno spaccato del mondo del bar durante e subito dopo il Proibizionismo, in un testo che affronta i diversi aspetti del bere, scritto da un medico e raffinato buongustaio

In un mondo che aveva conosciuto l’alcol solo ai tempi del Proibizionismo, come spiegare cosa significa la distillazione, il bere miscelato, la gioia di una degustazione ben fatta? Lo scopriamo dalla fatica letteraria di Charles Browne (1875–1947), medico, gourmand e figura politica di rilievo, già autore di The Gun Club Cook Book, pubblicato nel 1930. Pur non essendo un professionista della ristorazione, era considerato un raffinato buongustaio, tanto che nel 1939 diede alle stampe un ideale seguito del primo volume, The Gun Club Drink Book. Il libro che segue e che affronta un’epoca di passaggio, nasce dagli incontri conviviali del Nassau Gun Club di Princeton, circolo alla cui fondazione Browne contribuì in prima persona.

Il libro è interamente dedicato alle bevande alcoliche e ai loro derivati, comprese le preparazioni miscelate che, per oltre mezzo secolo dalla pubblicazione, sarebbero state considerate vere e proprie bevande nazionali degli Stati Uniti d’America. Uscito pochi anni dopo l’abrogazione del Diciottesimo Emendamento, che segnò la fine del Proibizionismo, il volume aveva l’obiettivo di raccontare cosa fossero realmente le bevande alcoliche. Era pensato soprattutto per un pubblico cresciuto durante gli anni del divieto, abituato quasi esclusivamente a prodotti illegali e spesso di bassa qualità, come il celebre bathtub gin e altre preparazioni clandestine.

Il testo è organizzato in capitoli che affrontano i diversi aspetti del bere, dalla storia delle bevande alcoliche alle principali tipologie, fermentati, distillati e vino, fino a un capitolo specificamente dedicato al cocktail. Qui Browne non si limita a proporre ricette, ma offre uno spaccato significativo del mondo del bar durante e subito dopo il Proibizionismo. Racconta, ad esempio, come il gusto sgradevole di molti distillati clandestini portasse a mascherare i drink con succhi di frutta e zuccheri, allontanandoli dalla concezione originale di cocktail.

Il capitolo sui cocktail è solo uno dei nuclei del volume, che prosegue con sezioni dedicate ai punch e ad altre bevande miscelate, per poi affrontare l’uso del vino in cucina, le regole del servizio e l’attrezzatura del bar. L’opera si chiude con un capitolo dedicato alla legislazione e al controllo dei liquori.

In questo modo, The Gun Club Drink Book si presenta non soltanto come un ricettario, ma come un vero documento storico, capace di raccontare il Proibizionismo e le sue conseguenze sulle abitudini del bere negli Stati Uniti.

Titolo: The Gun Club Drink Book
Autore: Charles Browne
Editore: Charles Scribner’s Son - New York e London
Anno: 1939
Lingua: inglese
Peso: 21,8 mb

SCARICA IL LIBRO

Conto alla rovescia per Slow Wine Fair. A BolognaFiere dal 22 al 24 febbraio

Slow Wine Fair 2026
Tutto pronto per la quinta edizione della fiera del vino buono, pulito e giusto. Ad attendere i professionisti più di 1.100 espositori da tutta Italia e da 28 Paesi, con oltre 7.000 etichette, e un ricco programma di masterclass e conferenze. Spazio anche a spirits, amari, caffè e mixology

A Slow Wine Fair, dal 22 al 24 febbraio a BolognaFiere (5a edizione), i professionisti dell’Horeca potranno dialogare con più di 1.100 espositori provenienti da tutta Italia e da 28 Paesi, e scoprire oltre 7.000 etichette (wine list in continuo aggiornamento).

Nel programma della manifestazione, appuntamenti inediti, masterclass, proposte di annate storiche e Presìdi Slow Food, e laboratori di mixology che coniugano piacere e conoscenza, gusto e consapevolezza.

I Tasting dell'area Banca del Vino - Annate Storiche

Tra le novità 2026 c’è l’area Banca del Vino - Annate Storiche, dove i visitatori potranno confrontare le vecchie annate con quelle correnti e comprendere il potenziale evolutivo dei vini. Due le modalità di approccio: Front - Wine Emotion, con mescita giornaliera di etichette selezionate per rappresentare l’intero territorio nazionale, e Back - Temporary Tasting (su prenotazione), per approfondire con i produttori la storia e le caratteristiche delle vendemmie.

Dodici masterclass, dodici viaggi oltre il calice

Con le masterclass di Slow Wine Fair, il pubblico potrà conoscere le diverse sfaccettature del Pinot Nero, addentrarsi nel mondo del Cerasuolo d’Abruzzo e delle cantine cooperative altoatesine, avvicinarsi all’esperienza del gruppo dei vignerons di Lantignié, nel Beaujolais. Assaggiare alcune delle espressioni più sorprendenti dei vini d’altura e scoprire come i sistemi tradizionali di allevamento nascano dall’osservazione attenta della natura e dalla necessità di adattarsi a territori spesso difficili. Un percorso che, attraverso il vino, mette in relazione lavoro in vigna, scelte agricole responsabili e valorizzazione dei territori, senza tralasciare il piacere organolettico.

Casa Slow Food: lo spazio in cui il vino diventa Presidio

Le conferenze di Casa Slow Food, realizzate con il supporto organizzativo di Slow Food Emilia-Romagna e delle Condotte Slow Food del territorio, offriranno un itinerario tra i vini italiani e le tradizioni che li hanno generati, mettendo al centro i temi della biodiversità e del turismo lento come opportunità di scoperta dei paesaggi vitivinicoli.

Spirits, amari e caffè al Mixology Lab

Fulcro dell’area dedicata agli spirits, è il Mixology Lab: qui gli espositori illustreranno le peculiarità e i metodi di produzione dei propri spirits, mentre i bartender di Drink Factory li valorizzeranno con cocktail inediti da far degustare al pubblico. Da segnalare gli appuntamenti sui drink low alcol e sul mix di amaro e caffè (non solo in tazzina).

Sei un operatore Horeca? Vieni in bus!

A ristoratori, osti, enotecari e titolari di wine bar è riservato il servizio "Wine Bus", per raggiungere Bologna in pullman a condizioni agevolate, con partenze da diverse città d’Italia.

Domenica 22, benvenuti winelover!

La Slow Wine Fair è un evento b2b rivolto agli operatori Horeca, ma domenica 22 porte aperte ai wine lover.

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Baritalia 2026 parte da Bergamo il 30 marzo! Manda la tua ricetta entro l’8 marzo

Baritalia 2026 Bergamo manda ricetta
A Bergamo la prima tappa di Baritalia 2026. Verranno selezionati i primi finalisti per la finalissima di Venezia. Scopri i prodotti del paniere e candida la tua ricetta

Riparte il tour nella Penisola di Baritalia! La prima tappa dell’edizione 2026 del laboratorio di miscelazione di Bargiornale si terrà a Bergamo, lunedì 30 marzo: un appuntamento da non perdere per bartender e professionisti del fuori casa. Come sempre ad attenderli c’è una ricca giornata di sfide e di masterclass, possibilità di confronto, incontro e networking.

Con la tappa in terra lombarda prende il via la selezione dei finalisti di Baritalia Lab: in fondo all’articolo c’è il form da compilare per candidare la propria ricetta. Per farlo c’è tempo fino all'8 marzo e in palio ci sono i primi posti per la finalissima che si terrà il 23 novembre a Milano.

MANDA LA TUA RICETTA

Cocktail essenziali, ma ultra gustosi

La nuova edizione di Baritalia sarà incentrata sul concetto di Ultra. Da intendere non come eccesso o spettacolarizzazione, ma come ricerca di intensità, precisione e consapevolezza. Un invito ad andare oltre l’abitudine, a superare formule rassicuranti e automatismi creativi, mantenendo però misura, equilibrio e controllo.

Il modello di riferimento è il Punch, all’origine del bere miscelato: una struttura essenziale, fondata su un numero limitato di ingredienti, cinque, capace di dimostrare come la semplicità, se governata con rigore, possa generare complessità, profondità e identità.

A questa filosofia dovranno ispirarsi i concorrenti che vogliono cimentarsi nella sfida, dando vita a un cocktail originale utilizzando massimo 5 ingredienti (decorazione esclusa), nel rispetto della regola aurea del Punch, scelti con attenzione, lavorati con tecnica e raccontati con stile, esaltando le qualità dei prodotti sponsor.

Insomma, l’obiettivo è creare un cocktail ultra gustoso, ultra originale, ultra curato nello stile e ultra nella presentazione, ma sempre sostenuto da un criterio riconoscibile e da una logica solida, dove ogni elemento ha un ruolo preciso e nulla è superfluo.

LEGGI IL REGOLAMENTO DI BARITALIA 2026


Tre micro sperimentazioni su espresso e filtro per leggere meglio il caffè

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Foto: courtesy Sca Italy/Michele Illuzzi
Dalle brew ratio non convenzionali dell’espresso all’aerazione del caffè filtro, fino alla gestione della crema: tre pratiche sperimentali nate nello specialty coffee che rendono la tazza più leggibile, lasciando emergere con maggiore precisione l’identità del chicco

Nel mondo dello specialty coffee esistono pratiche che non nascono per diventare standard. Sono per lo più azzardi, sperimentazioni che circolano sugli stage delle competizioni, alle degustazioni o nei bar più orientati alla ricerca, e che servono soprattutto a una cosa: portare il caffè un passo più avanti, aumentando la leggibilità sensoriale. In pratica, significa lasciare il chicco più nudo possibile, ridurre ciò che lo copre o lo irrigidisce, e far sì che la tazza diventi un’espressione riconoscibile dell’identità del caffè, non di una convenzione.

Il rapporto di estrazione dell’espresso

Una prima area di sperimentazione riguarda l’espresso e il rapporto di estrazione. Accanto al classico 1:2, nei bar dove si servono specialty coffee spesso compaiono brew ratio, cioè il rapporto tra il peso del caffè macinato e il peso della bevanda ottenuta in tazza, più lunghe. Si arriva a 1:3, per esempio, con 20 grammi di caffè si estraggono fino a 60 grammi in liquido in tazza.

Non è un allungamento casuale, ma un modo per alleggerire la struttura: meno densità, più spazio per flavor delicati e complessità aromatica. Con tostature medio chiare e lavorazioni ricercate, la brew ratio diventa una leva di lettura. Lo stesso caffè, senza cambiare nulla a monte, può raccontarsi in modo diverso solo perché la tazza gli lascia più aria.

L’areazione del caffè filtro

Nel caffè filtro la ricerca si sposta su un punto spesso dato per scontato: cosa succede dopo l’estrazione. In alcuni contesti si lavora sull’aerazione del liquido ottenuto, prendendo in prestito una logica da vino, con l’idea di ossigenare il caffè per aprire l’aromaticità e rendere il sorso più dinamico.

Qui entrano strumenti precisi. Da un lato, gli aeratori da vino applicati al caffè filtro, una pratica osservata, tra le altre, anche durante la finale italiana Brewers Cup organizzata da Sca Italy al Sigep di Rimini, lo scorso gennaio: Lisa Zancanella l’ha usato in quel contesto e oggi è campionessa nazionale (leggi Tutti i campioni italiani Sca 2026: il caffè tricolore pronto per i Mondiali). Dall’altro, caraffe progettate proprio per creare turbolenza e aerazione durante il servizio, come il Cyclone di Icosa Brew House, ispirato ai decanter del vino e utilizzato da Andre Tomassi nella stessa competizione riminese. In entrambi i casi il servizio non è un passaggio neutro: diventa una fase attiva nel risultato sensoriale.

La gestione della crema

La terza sperimentazione è ancora più di nicchia e riguarda l’espresso e la gestione della crema, non come elemento estetico ma come variabile sensoriale. Durante il World Barista Championship a Milano, il competitor filippino Michael Harris ha usato uno strumento di sua invenzione, The Better Vessel: un cilindro che separa la crema dal resto del caffè.

Il principio è semplice ma preciso: rimuovere la crema può portare a un espresso più complesso, dolce e facile da bere, eliminando l'astringenza e l’amarezza che a volte è associata alla crema stessa. Nel servizio quotidiano quest’ultima sperimentazione resta una scelta estrema, ma come strumento di assaggio e formazione può aiutare a capire meglio cosa la crema aggiunge, e cosa invece copre, in un espresso.

Il punto, però, non è la novità. Queste micro-pratiche raccontano che espresso e filtro stanno diventando sempre più strumenti di lettura del caffè. E ogni volta che una tecnica toglie qualcosa di superfluo, o aggiunge precisione dove prima c’era abitudine, succede una cosa semplice ma rara: il chicco si sente di più. E per chi lavora nel caffè, alla fine, è lì che vale la pena guardare.

Da Polara una limited edition dedicata al Carnevale di Acireale

Bottiglie illustrate da collezionare, che celebrano il legame tra Polara e una delle tradizioni culturali più significative dell’isola

L'azienda siciliana Polara presenta una nuova Limited Edition dedicata al Carnevale di Acireale 2026. Una collezione illustrata che va a impreziosire le bottiglie di alcune fra le bevande analcoliche che meglio rappresentano l'ampia varietà degli agrumi di Sicilia, con illustrazioni che celebrano una delle manifestazioni più antiche e identitarie dell'isola. Tre bottiglie in vetro - Limonata di Sicilia, Chinotto di Sicilia e Mandarino Verde - sono quindi diventate opere grafiche contemporanee, che reinterpretano lo spirito carnevalesco attraverso colori vibranti e riferimenti all’immaginario scenico che ha reso celebre Acireale nel panorama delle feste italiane. «Abbiamo voluto rendere un tributo ad una delle più importanti manifestazioni culturali siciliane - afferma Giuseppe Polara, direttore generale dell’omonima azienda 100% made in Sicily -. Una bottiglia da collezione dedicata al Carnevale di Acireale significa sostenere e custodire un patrimonio storico e culturale che vive grazie alla creatività, al lavoro e alla partecipazione della sua comunità. Da parte nostra, contribuiremo a veicolare i valori e la bellezza della manifestazione in giro per l’Italia».
Le tre bottiglie sono rivestite integralmente da grafiche d’autore, coloratissime e ricche di dettagli, che reinterpretano altrettante figure simboliche della fantasia carnevalesca. La Limonata di Sicilia è rappresentata dal Nobile della festa, un personaggio elegante e scenografico, dal piglio teatrale; il Chinotto ha come "testimonial" il Guardiano delle Maschere, una figura che incarna la vitalità di una festa popolare come il Carnevale di Acireale; infine, il Mandarino Verde ha il volto del Capitano della Fantasia, un pirata contemporaneo, simbolo di mare e avventure. Ogni illustrazione è pensata come una piccola opera narrativa, capace di raccontare lo spirito festoso e teatrale della manifestazione attraverso un linguaggio moderno e immediatamente riconoscibile. Le grafiche, concepite come veri e propri “manifesti illustrati”, trasformano ogni bottiglia in un oggetto da collezione.

 

 

Pistolesi attore: a Roma la mixology incontra il teatro

Il patron di Drink Kong protagonista di una piece in stile Aspettando Godot, in cui il cocktail diventa gesto drammaturgico e rituale condiviso

Un amore di gioventù che non cessa mai di farsi prepotentemente sentire. D'altra parte un vero maestro d'ospitalità, quando è dietro al bancone, non è costantemente sul suo palcoscenico? Con la sua antica passione per il teatro Patrick Pistolesi è la summa di questa fusione drammaturgica fra bancone e palcoscenico, così dopo una ventina d'anni lontano dalle scene, il bartender romano è tornato a teatro per una tre giorni da protagonista di una piece in stile Aspettando Godot, dal 6 all'8 febbraio. Brindisi con ready to drink creato da Pistolesi incluso nel prezzo del biglietto.
Tutto è successo sul palco dello Spazio Diamante di Roma, teatro off, dove il noto bartender e patron del Drink Kong (di cui siamo in attesa nei prossimi giorni dell'apertura del secondo locale) si è esibito con Danilo Meriano, anche autore e regista, e Daniele Miglio. Pistolesi sul palco balla, canta (in un percorso musicale accompagnato delle musiche dal vivo di Erik Martinez e dalla voce di Elena Sofia Girardi), recita, brinda con gli spettatori, mentre con il suo piglio autoironico rappresenta un Godot contemporaneo, Lucky, che nel cercare l'accordo fra gli altri due protagonisti, gli scalcagnati Legno ed Er Cinese, ne sancisce la tragica fine. «È un lavoro che parla di trascendenza nell’epoca del consumo, dipendenza (chimica, affettiva, spirituale), maschere sociali, sacro e profano, con musica dal vivo e un linguaggio che alterna poesia, dialetto e filosofia», riassume Pistolesi. In altre parole, le dipendenze che diventano una nuova forma di fede. In una cornice che sembra una discarica e che rappresenta un mondo sommerso dai suoi rifiuti, in cui gli umani finiscono per essere essi stessi rifiuti della società.
Prima (o dopo, a seconda dell'orario della rappresentazione), il Drink Kong è stato protagonista di un aperitivo nel foyer del teatro, in un collegamento senza soluzione di continuità fra la sala e il bar adiacente. Un suggerimento di servizio nuovo, che arriva da questo esperimento: il cocktail che diventa contenuto stesso della proposta culturale, entrando perfino in scena. Questa seconda opzione è stata resa possibile dai ready to drink firmati Pistolesi offerti agli ospiti all'ingresso: un Cosmopolitan o un Espresso Martini, miscelati dal bartender romano per la linea Classy Cocktails. «Invitare il pubblico a bere con me non voleva essere un product placement, ma un gesto drammaturgico e un rituale condiviso, che serve ad annullare la distanza tra palco e platea e rendere l’esperienza profondamente contemporanea», chiarisce Pistolesi.

“100% Fake Free”: l’impegno di Tecniche Nuove per un’informazione professionale verificata

Con la campagna “100% Fake Free”, Tecniche Nuove ribadisce il proprio impegno per un’informazione professionale verificata e affidabile, rivolta alle community delle principali filiere produttive italiane

In un panorama informativo sempre più segnato da velocità, titoli sensazionalistici e contenuti poco controllati, la qualità dell’informazione professionale torna a essere un tema centrale. Con la campagna “100% Fake Free”, il Gruppo Tecniche Nuove ribadisce un principio che accompagna la sua attività editoriale dal 1964: offrire contenuti affidabili, verificati e realmente utili alle community professionali.

L’iniziativa nasce come una dichiarazione di responsabilità nei confronti di chi, ogni giorno, utilizza l’informazione per prendere decisioni concrete nei diversi settori produttivi del Paese. Dall’agricoltura al manufacturing, dall’healthcare all’edilizia, dall’architettura ai servizi, l’ecosistema Tecniche Nuove si rivolge a professionisti e imprese che riconoscono nella conoscenza un valore strategico.

Alla base della campagna c’è la scelta di distinguere nettamente l’informazione specializzata dal rumore di fondo generato da notizie imprecise, contenuti sensazionalistici e pratiche di clickbait, oggi amplificate anche da un uso non sempre consapevole dell’intelligenza artificiale. Tutti i contenuti del gruppo – dalle riviste ai portali digitali, dagli eventi alla formazione – sono realizzati da redazioni dedicate e da esperti di settore, con un processo di verifica che punta alla massima affidabilità.

Come sottolinea Ivo A. Nardella, presidente e amministratore delegato di Tecniche Nuove, il contesto attuale rende sempre più facile imbattersi in informazioni fuorvianti o fake news. La campagna “100% Fake Free” intende quindi riaffermare il ruolo dell’editore come punto di riferimento autorevole per i professionisti italiani, valorizzando rigore, competenza e responsabilità.

In un mercato dell’informazione sempre più affollato, l’iniziativa si propone come un presidio di qualità: non una promessa generica, ma il risultato di un lavoro editoriale continuo, pensato per accompagnare l’evoluzione delle filiere del Made in Italy attraverso contenuti credibili e verificati.

Scopri la campagna “100% Fake Free” a questo link

Ultimi giorni per iscriversi alla Youth Academy di Simonelli Group

Youth Academy Italia 2026
C'è tempo fino al 15 febbraio per iscriversi alla Youth Academy, il programma di formazione dedicato ai giovani interessati a costruire la loro carriera nella coffee industry. Disponibili 6 borse di studio

Simonelli Group continua a investire sui giovani. Sono aperte le candidature per la Youth Academy Italia, il programma di formazione ideato dal gruppo, proprietario dei brand Nuova Simonelli e Victoria Arduino, che offre sei borse di studio per giovani da 18 a 30 anni desiderosi di entrare nel mondo del caffè da professionisti. Per cogliere questa opportunità occorre però fare presto: la data ultima per presentare le candidature è fissata al prossimo 15 febbraio.

L’iniziativa, alla sua nona edizione, è pensata per fornire le conoscenze e le competenze necessarie per intraprendere con successo una carriera nel mondo del caffè, settore che offre numerosi sbocchi interessanti, grazie a un percorso di formazione strutturato e certificato con moduli della Specialty Coffee Association (Sca). Il programma include infatti i moduli Barista Skills fino al livello Professional e i moduli Foundation di Sensory, Green Coffee, Roasting, Sustainability e Brewing. Le certificazioni ottenute sono utili per accumulare crediti per il conseguimento dello Sca Café Diploma.

Formazione e opportunità di networking

I partecipanti al programma riceveranno formazione e mentoring, con esperti del caffè, trainer certificati e leader di settore che li guideranno alla conoscenza di tutta la filiera del caffè, dalla coltivazione alla tostatura, dalla preparazione alla degustazione del caffè, seguendo i corsi certificati Sca. Prenderanno inoltre parte a webinar, approfondimenti e visite ai coffee shop per arricchire le conoscenze e a sfide che ne metteranno alla prova le idee creative e le competenze acquisite.

Inoltre, il programma offre importanti opportunità di networking, attraverso la connessione con colleghi che amano il caffè, costruendo una rete di contatti e di collaborazioni che potranno in futuro aiutare a definire il futuro del settore.

Come iscriversi

Per iscriversi alla Youth Academy Italia 2026 occorre creare un account su Coffee Knowledge Hub, completare il profilo nella sezione Youth Academy Program e compilare il modulo entro il prossimo 15 febbraio. Tra tutti i canditati ne verranno selezionati alcuni, in base al curriculum e alla motivazione presentata, che saranno contatti per un colloquio online che determinerà la scelta dei sei vincitori della borsa di studio.

Il programma della Youth Academy Italia 2026

16-19 marzo 2026 - Simonelli Group Campus and Factory - Belforte del Chienti
Sensory foundation
Green Coffee foundation
Roasting foundation

12-14 maggio 2026, presso Filicori Zecchini, Laboratorio dell’Espresso, Bologna
Brewing foundation
Barista foundation

15-17 giugno 2026, Presso Lavazza, Torino
Barista intermediate

7-10 settembre 2026, Simonelli Group Campus and Factory - Belforte del Chienti
Barista professional

Los dos italianos perdidos en Mexico – La Punta Documental: guarda l’episodio n.15

L'episodio numero 15 del viaggio in Messico di Cristian Bugiada e Roberto Artusio, fondatori de La Punta Expendio de Agave a Roma
L'episodio numero 15 del viaggio in Messico di Cristian Bugiada e Roberto Artusio, fondatori de La Punta Expendio de Agave a Roma. Dieci anni di viaggi in Messico, oltre settanta ore di video girati in loco, innumerevoli distillerie di tequila e mezcal visitate. Roberto Artusio e Cristian Bugiada, fondatori de La Punta Expendio de Agave di Roma e fra i massimi esperti italiani dei distillati di agave sono gli autori di “Los dos italianos perdidos en Mexico”. Un viaggio documentario in cui "I due italiani perduti in Messico" esplorano il mondo del mezcal, della tequila, del pulque: in una parola, dell’agave.

I due avventurieri italiani, in questo episodio, approfondiscono i segreti del mezcal e la cultura che lo circonda. I due italiani passano da piccoli produttori a distillerie innovative, per scoprire lo spirito dell'agave e il suo impatto culturale. Nell'episodio n.15 di "La Punta Documental", Roberto Artusio e Cristian Bugiada tornano un'ultima volta sulle montagne sacre di Huautla de Jiménez, dove il confine tra corpo e spirito si dissolve.
Tra guaritori, medicina saggia e "bambini santi", scoprono che guarire non significa sempre curare il corpo, ma piuttosto riconciliarsi con se stessi. Tra miti mazatechi, pioggia, offerte e promesse di ritorno, il viaggio trova il suo significato nel silenzio delle montagne.

L'episodio numero 15 segue le precedenti avventure dei due italiani perduti in Messico: nei primi due episodi il viaggio è iniziato da Città del Messico (guarda il primo e il secondo episodio), per poi approdare nell’affascinante città di Puebla (guarda il terzo episodio) e iniziare il pellegrinaggio alla ricerca dei mezcal Papalometl selvatici (guarda il quarto episodio). Nel quinto episodio tappa a Santa Maria Xoyatla, sempre inseguendo le radici della cultura del mezcal (guarda il quinto episodio), per poi incontrare Asunción Matilde Vargas, una produttrice che esalta l’arte del mezcal pechuga e domandarsi cosa unisce i combattimenti dei galli alla produzione del mezcal (guarda il sesto, il settimo, l'ottavo, il nono, il decimo, l'undicesimo, il dodicesimo, il tredicesimo episodio e il quattordicesimo episodio).

Le novità di Natfood per la bella stagione

Natfood frappe caffe_panna
Dalle creme fredde alle nuove basi per sorbetti inclusivi, passando per granite e frappè: l’offerta dell’azienda si amplia in vista della bella stagione con soluzioni attente alle nuove esigenze di consumo, insieme a un’importante evoluzione dell’immagine

Dall’ampliamento delle linee di creme fredde, granite e frappè alle nuove soluzioni inclusive per il mondo del sorbetto. È una prima parte dell’anno all’insegna dell’innovazione in casa Natfood, che amplia la proposta per i locali con un ventaglio di novità che guardano alla bella stagione. Innovazioni di prodotto che si affiancano a un cambiamento altrettanto strategico per l’azienda di Scandiano (Reggio Emilia): il lancio della nuova identità di marca.

Per quanto riguarda l’offerta, tra le novità spicca Creamy Cheesecake, che arricchisce la linea di creme fredde senza lattosio Creamy, sviluppata per rispondere alla crescente domanda di prodotti adatti anche a chi è intollerante allo zucchero del latte. Ispirata al celebre dolce americano, la new entry permette di proporre un dessert fresco e leggero, da abbinare alle farciture e alle granelle della linea Abracadabra. Da preparare in granitore, si inserisce in una gamma che comprende già i gusti fiordilatte, pistacchio e nocciola (buste da 500 g).

Altra novità di spicco è la linea le Cremose alla frutta, adatta sia al bar sia alla ristorazione, pensata per proporre un sorbetto inclusivo, ricco di gusto, cremoso e dissetante. È infatti composta da una base neutra senza glutine e senza lattosio (busta 400 g), studiata per superare il problema degli allergeni spesso presenti nei preparati tradizionali, abbinata alle puree di frutta Da Vinci disponibili in sei gusti: banana, mango, summer fruits, fragola, pesca, exotic fruits. La preparazione può avvenire in granitore oppure direttamente nel bicchiere, ottimizzando l’attrezzatura e consentendo di proporre più gusti con un’unica macchina.

Passando al mondo granite, la prima novità è l’ampliamento della linea in polvere (busta 700 g) per granitore, arricchita dai gusti mandorla, limone, cola, lampone blu, fragola e menta, caratterizzati da una nuova formulazione che conferisce più gusto alle bevande.

La seconda sono i nuovi master Pompelmo Rosa e Menta&Lime (bottiglia 500 ml) per la gamma Happy Puppy, che portano a 14 gusti realizzabili partendo dalla base neutra lavorata in un unico granitore. I due nuovi master, inoltre, permettono di proporre la granita anche come base per il mondo della miscelazione, prestandosi alla preparazione di cocktail in versione frozen, quali il Paloma e il Mojito.

Infine, si estende la linea Frappè (barattolo da 1 kg) con il nuovo gusto Caffè, con il 4% di caffè solubile, dall’aroma intenso e autentico. La referenza si aggiunge ai sette gusti già presenti (vaniglia, cioccolato, caramello salato, unicorn, fragola e banana, pesca e mango, cookie proteico), tutti da preparare rapidamente nel blender con latte e ghiaccio e da personalizzare con panna montata, topping e granelle Abracadabra.

Una nuova identità visiva

Ad accompagnare i prodotti la nuova identità visiva, con un logo aggiornato nel linguaggio, ora più moderno e accattivante, pensato per raccontare l’azienda nella sua dimensione attuale senza perdere il legame con la propria storia. Un restyling che vuole comunicare in modo ancora più chiaro il ruolo di Natfood come partner affidabile per i locali, un punto di riferimento sul quale contare per costruire una proposta di successo nel fuori casa. Anche dal punto di vista grafico, il nuovo segno racchiude i valori chiave dell’azienda: il cucchiaino, elemento distintivo del marchio, ora viene integrato nella lettera “N” di Natfood, a sottolineare come il gusto, da sempre al centro dell’offerta, sia il motore dell’innovazione e della continua ricerca dell’eccellenza.

Fratelli Branca Distillerie apre un nuovo capitolo per Flor de Caña in Italia

Flor de Caña New Image
Passa a Fratelli Branca Distillerie la distribuzione in Italia del rum premium del Nicaragua. Una partnership strategica che, sfruttando le sinergie tra le due aziende, punta ad ampliare le occasioni di consumo del distillato, includendo anche momenti come l’aperitivo. E sono in arrivo diverse novità

Nuovo corso per Flor de Caña, in Italia. A distribuire il rum premium del Nicaragua è ora Fratelli Branca Distillerie, grazie alla partnership, già operativa, siglata con la famiglia Pellas, proprietaria del marchio. Una collaborazione strategica per le due realtà. Con l’ingresso nel portafoglio di un brand globale, riconosciuto e apprezzato da bartender e consumatori, Fratelli Branca Distillerie amplia la sua offerta di alta gamma, consolidando il ruolo dell’azienda come partner di riferimento per il mondo del fuori casa.

Da parte sua, Flor de Caña potrà contare su un partner con oltre 180 anni di storia e un portafoglio di marchi premium profondamente radicati nella cultura italiana per rafforzare la propria presenza in uno dei mercati spirit più importanti d’Europa.

Una visione condivisa

La collaborazione si inserisce in una strategia di crescita condivisa, fondata su visione e valori comuni che hanno reso naturale l’incontro tra le due aziende: la costante ricerca dell’eccellenza nelle produzioni, radici profonde nella tradizione familiare unite a una proiezione internazionale, entrambe le aziende sono oggi guidate dalla quinta generazione delle famiglie fondatrici, e la centralità della sostenibilità e della responsabilità sociale.

Flor de Caña è infatti tra i primi brand di rum al mondo certificati Carbon Neutral e Fair Trade: la produzione utilizza esclusivamente energia rinnovabile, le emissioni di CO₂ generate durante la fermentazione vengono catturate e riciclate e l’azienda, con il supporto di One Tree Planted, ha piantumato dal 2005 a oggi oltre un milione di alberi. Un approccio che trova piena sintonia in Fratelli Branca Distillerie, dove i principi di sostenibilità sono integrati nei processi produttivi, a conferma di una visione che coniuga qualità e attenzione all’ambiente.

Alla conquista dell'aperitivo

«Flor de Caña è presente in Italia da 21 anni e la nuova partnership con una realtà importante e riconosciuta anche nel campo della miscelazione rappresenta un’occasione importante per dare nuove energie e slancio al marchio – commenta Debora Tarozzo, field marketing lead di Flor de Caña Italia -. Questo permetterà di valorizzare la versatilità dei nostri rum, facendoli dialogare con icone della mixology già parte del gruppo Branca, come Carpano, Antica Formula e Fernet-Branca. L’obiettivo è di andare oltre la fascia della degustazione serale e di inserirci con forza anche nel momento dell’aperitivo, proprio sfruttando le sinergie con i prodotti di Branca, per esempio, per la rivisitazione di cocktail classici». Il focus della distribuzione pertanto sarà sui cocktail bar premium e sulla mixology, oltre all’horeca selezionato, in coerenza con questa strategia e con il posizionamento del marchio.

Novità in arrivo

L’accordo di distribuzione comprende l’intero portafoglio Flor de Caña, composto da dieci rum invecchiati naturalmente, fino a 30 anni, in botti di rovere, privi di ingredienti artificiali e maturati ai piedi del vulcano San Cristóbal, il più alto e attivo del Nicaragua.

Accanto alla gamma core, sono previste anche alcune novità. La prima è Flor De Caña Coco, un liquore premium di cocco (alc 17% in vol) realizzato con una base di rum invecchiato quattro anni. Un prodotto fresco, dagli intensi aromi di cocco, ideale da proporre freddo e per la miscelazione. La seconda novità riguarda il restyling delle bottiglie dell’intera gamma, con un nuovo design che fonde passato e presente, rendendo l’immagine più contemporanea pur conservando la riconoscibilità del brand.

«La grande attesa è però tutta per il prossimo arrivo di Flor de Caña 35 Year, l’espressione più esclusiva del marchio, realizzata per celebrare il suo 135° anniversario – racconta Tarozzo -. Un rum invecchiato per 35 anni in botti di rovere bianco americano nella riserva privata di famiglia, pensato come tributo alla maestria artigianale e alla pazienza che contraddistinguono la produzione Flor de Caña». Un’edizione extra luxury e super limitata, solo 350 pezzi per tutto il mondo dei quali 5 destinati all’Italia, imbottigliata in decanter in pregiato cristallo, per esaltare al meglio le calde tonalità dorate del rum custodito, e dalla silhouette, con le creste scolpite, che riproduce il profilo del San Cristóbal.

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