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Nuovi vertici per Acqua Sant’Anna: Fabrizio Bertone presidente e Luca Cheri ad

Varata la nuova governance, dopo la scomparsa del fondatore Alberto Bertone. Nel Consiglio di amministrazione entrano anche Filippo e Giuseppe Bertone, della terza generazione della famiglia proprietaria

Acqua Sant’Anna vara il nuovo assetto societario e organizzativo, dopo la scomparsa, lo scorso novembre, del fondatore Alberto Bertone (leggi Addio ad Alberto Bertone, fondatore di Acqua Sant’Anna). La nuova governance nasce nel segno della continuità e dello sviluppo: per guidare l’azienda il Consiglio di amministrazione ha scelto Fabrizio Bertone, fratello di Alberto, per il ruolo di presidente, e Luca Cheri, già direttore commerciale, per quello di amministratore delegato.

Entrano nel Consiglio di amministrazione anche Filippo Bertone, figlio di Alberto, e Giuseppe Bertone, figlio di Fabrizio, espressione della terza generazione della famiglia, a testimonianza della continuità imprenditoriale e del rafforzamento della governance.

Nuova gorvenance per proseguire la crescita

Sant'Anna stabilimento Vinadio
Lo stabilimento di Vinadio (Cuneo) di Acqua Sant'Anna

La nuova governance ha l’obiettivo di garantire stabilità, coerenza strategica e ulteriore impulso a un percorso di crescita solido e costante avviato fin dalla fondazione dell’azienda, che quest’anno festeggia i suoi trent’anni di storia, e rappresenta uno dei principali operatori del mercato delle acque minerali in Italia. Sant’Anna è infatti una realtà dal fatturato che si aggira intorno ai 320 milioni di euro e una capacità produttiva pari a 20 milioni di bottiglie al giorno, grazie alle sue 16 linee produttive nello stabilimento di Vinadio (Cuneo), dove occupa oltre 130 persone.

«Raccogliamo l’eredità professionale e umana di Alberto Bertone con grande rispetto e senso di responsabilità – ha commentato il nuovo amministratore delegato, Luca Cheri, in una nota dell’azienda -. Il nostro impegno è proseguire nel percorso di sviluppo dell’azienda valorizzando i principi che ne hanno guidato la crescita: le persone, la qualità del prodotto, l’innovazione e la sostenibilità».

Molinari è il nuovo distributore dei whisky Dalmore, Jura e Tamnavulin

Molinari JURA
Grazie all'accordo con Whyte & Mackay, l'azienda romana amplia il suo catalogo di esclusive con i tre prestigiosi marchi di Scotch whisky

Dopo le vodke Stoli ed Elite e il tequila Cenote (leggi A Molinari la distribuzione dei distillati di Stoli Group), il catalogo di esclusive di Molinari continua ad arricchirsi di nuovi arrivi. L’azienda romana, produttrice di Molinari Extra, ha siglato un accordo con Whyte & Mackay per la distribuzione in Italia dei pregiati distillati dell’azienda Glasgow, tra i principali produttori di Scotch whisky. Al centro della partnership tre marchi iconici del panorama whisky: Dalmore, Jura e Tamnavulin.

I nuovi ingressi rafforzano la presenza di Molinari nel comparto degli spirit di alta gamma e risponde alla domanda in crescita di whisky di qualità da parte dei consumatori italiani.

Tre icone dello Scotch whisky

Fondata nel 1839 sulle rive del Cromarty Firth, nelle Highlands scozzesi, Dalmore è rinomata per i suoi distillati di grande carattere e complessità. La distilleria utilizza alambicchi unici e cask rari per creare distillati robusti e fruttati, proposti nelle bottiglie decorate con l’immagine del cervo reale a 12 punte. Prodotti capaci di lunghe maturazioni e che esprimono al massimo l’arte della produzione di whisky.

La distilleria Jura sorge, invece, sull’omonima e remota isola al largo della costa occidentale scozzese: una popolazione di 212 abitanti, una sola strada, un solo pub e un’unica distilleria. Fondata nel 1810 e rilanciata nel 1963 per sostenere la comunità locale, la distilleria produce whisky artigianali dal carattere autentico e distintivo, che incarnano lo spirito e la storia dell’isola, uno degli angoli più selvaggi e incontaminati della Scozia.

Nella regione dello Speyside nascono i distillati Tamnavulin, single malt dal profilo dolce, morbido e fruttato, ottenuto maturando il whisky in due diversi tipi di cask, combinando così due profili aromatici in un’unica esperienza di gusto. Un processo, “Single Malt, Double Flavour”, che ne valorizza la complessità e l’equilibrio.

Distillati di alta gamma per il mercato italiano

«Da oltre un secolo Whyte & Mackay è sinonimo di tradizione, maestria artigianale e qualità senza compromessi – ha dichiarato in una nota che annuncia la collaborazione, Inge Molinari, presidente di Molinari Italia -. Siamo felici di annunciare questa partnership con uno dei principali player internazionali ed entusiasti di ampliare la presenza e la conoscenza della gamma che incarna il carattere distintivo del whisky scozzese, rispondendo così alla crescente domanda di prodotti premium e super premium da parte dei consumatori».

Soddisfatto dell’accordo, attraverso il quale punta a rafforzare la presenza in un mercato importante come quello italiano, anche Mike Greggs, managing director per Whyte & Mackay Europa. «La nostra specializzazione nel malt whisky super premium e prestige sarà notevolmente amplificata dalla capillarità e dalla qualità della rete distributiva di Molinari. L'Italia è un mercato chiave in Europa e rappresenta un'opportunità significativa per il portfolio Whyte e Mackay – ha commentato -. Dalmore, Jura e Tamnavulin hanno registrato una forte crescita nei principali mercati europei negli ultimi cinque anni, consolidando posizioni di rilievo in molti mercati e questa nuova partnership sarà un catalizzatore per accelerare rapidamente le vendite e la quota di mercato in Italia».

Aviation American Gin entra nelle esclusive di Rinaldi

Aviation American Gin
L'azienda amplia la proposta gin con il super premium artigianale, made in Usa, della star di Hollywood Ryan Reynolds. Un distillato dal profilo morbido e speziato, a base di sette botaniche, molto versatile in miscelazione

È made in Usa la nuova proposta che amplia l’offerta gin di Rinaldi 1957. Si tratta di Aviation American Gin, distillato artigianale premium nato a Portland, Oregon, nel 2006, e capace da subito di conquistare l’attenzione dei bartender d’Oltreoceano, grazie alla sua qualità e versatilità in miscelazione. E di conquistare anche palati illustri: co-proprietario del marchio, insieme a Diageo, è infatti la star di Hollywood Ryan Reynolds (nella foto in apertura).

Prodotto in piccoli lotti, Aviation prende vita da sette botaniche provenienti da tutto il mondo ginepro, cardamomo, coriandolo, lavanda, sarsaparilla, semi di anice e scorza d'arancia, accuratamente selezionate e lavorate con un processo altrettanto accurato.

Aviation GinLe botaniche vengono sospese in uno spirito di grano puro e neutro per 18 ore in vasche di macerazione. Il macerato viene poi pompato in un alambicco insieme ad acqua pura e riscaldato a vapore. I vapori entrano nel condensatore, che li raffredda dando vita al distillato, che viene trasferito in una vasca di miscelazione dove viene aggiunta acqua pura per portarlo a un volume alcolico del 42%. Processo che si conclude con l'imbottigliamento nell'elegante pack dalle linee ispirate all'estetica dell'Art Déco.

Una formula elegante e bilanciata

Il risultato è un gin dal profilo aromatico elegante e dalla bilanciata complessità, con fresche note di ginepro accompagnate da delicati sentori floreali e da note agrumate arricchite da sentori vegetali e da un tocco speziato. Al palato le note di ginepro restano come sottofondo: a prevalere sono infatti le note speziate, con sentori di cardamomo e cannella, bilanciati dalle dolci note floreali e sentori di agrumi.

Particolarmente morbido, grazie anche alla sensazione cremosa apportata dall’uso di alcol di grano, Aviation si presta bene sia al servizio liscio, un'abitudine sempre più diffusa tra gli amanti del gin, sia alla miscelazione per nuove creazioni o per l’interpretazione di grandi classici a base gin, come il Negroni, che ne esprime l'anima più strutturata, o l’Aviation.

Un ambassador d’eccezione

E proprio una vicenda legata al Negroni pare sia valsa a questo gin il suo ambassador d’eccezione: Ryan Reynolds, che molto ha contribuito alla crescita del brand con numerose iniziative. La storia del suo coinvolgimento è nata durante le riprese del film Deadpool 2, quando l'attore canadese ordinò il grande classico italiano in un bar di Vancouver, restando conquistato dalla qualità del cocktail. Scoprì che era preparato con Aviation Gin e decise di investire personalmente nel marchio, del quale è diventato co-proprietario, mantenendo una partecipazione anche dopo l’acquisizione da parte di Diageo nel 2020.

La ricetta

Aviation


Ingredienti:

50 ml Gin Aviation, 10 ml Liquore Violetta di Distilleria Quaglia, 10 ml Maraschino, 25 ml succo di limone
Preparazione:
shake&double strain
Bicchiere:
coppetta

I follower passano, i fellows tornano

L'editoriale del numero di marzo 2026 di Bargiornale a firma dei vicedirettori Andrea Mongilardi e Stefano Nincevich

I social non sono una vetrina. Somigliano di più a un tapis roulant: si corre, si pubblica, si condivide. Il movimento c’è, il fiato pure. Ma la domanda resta: si sta andando da qualche parte o si resta fermi nello stesso punto, in modalità criceto? Molti locali hanno imparato a stare sui social con metodo: tutto in linea, in forma, come nel miglior centro estetico. Ma il contenuto, da solo, non basta. Senza una direzione, si corre molto e si arriva poco. La copertina, dedicata al fenomeno Puok di Napoli, racconta il contrario.


Il progetto di Egidio Cerrone nasce da un’idea chiara: prodotto, linguaggio e immaginario devono coincidere. Il neon all’ingresso della sede di Sant’Antimo - un gomitolo che si scioglie e diventa un panino - è una dichiarazione di metodo. Prima la confusione, poi la forma. Vale in cucina, vale nella comunicazione. Puok oggi conta tre punti di vendita, una struttura produttiva che supera i mille metri quadri tra laboratorio e stoccaggio e oltre 250mila devoti su Instagram. Ma il dato più interessante non è il numero: è il modo in cui quel numero si muove. Egidio non racconta Puok: è Puok. Quando parli di Genovese Astrospaziale o di Braciola Supernova, quando trasformi un panino in una storia che sembra una hit, stai già facendo comunicazione. Video, post e commenti diventano un’estensione naturale di quello che sei. Il panino diventa racconto, il racconto attesa, l’attesa ritorno. È qui che si gioca la partita. I social funzionano quando non sono delegati, ma condivisi. Quando dietro non c’è solo un social media manager - figura sempre più necessaria - ma un sistema di persone: gestori, sala, squadra. Quando il racconto è abitato da chi quel luogo lo vive ogni giorno. Per questo, da due anni, ai Barawards abbiamo introdotto una menzione dedicata alla comunicazione social. Non per premiare chi fa più numeri, ma chi usa i social come linguaggio. Non chi pubblica di più, ma chi costruisce un’identità riconoscibile. Nel 2024 il riconoscimento è andato a B.O.AT.S - Based On A True Story, cocktail bar di Siracusa. Nel 2025 ad Azotea, a Torino. Due contesti diversi, una caratteristica comune: la coerenza. Quello che raccontano online è quello che trovi entrando nel locale. Nella pratica, questa menzione premia cinque elementi concreti: identità, qualità dei contenuti, capacità narrativa, continuità e relazione. Non è una classifica di follower.

È una misura di coerenza. Lo vediamo anche nei nostri canali. La pagina Instagram di Bargiornale ha superato 2,5 milioni di visualizzazioni al mese. Un numero importante, ma conta la qualità della relazione. Più che follower, ci piace pensare a fellows: persone che partecipano, commentano, tornano. Perché il punto non è stare sui social. Il punto è essere riconoscibili. Da sei mesi questo lavoro ha accelerato con un lavoro di make up e concretezza sono stati tradotti i contenuti del giornale nel linguaggio dei social, mantenendo il nostro Dna. E allora torniamo al tapis roulant. Correre serve, ma non basta. Se non c’è un’idea di partenza, si resta fermi. Se invece c’è sostanza - prodotto, persone, identità - quel movimento diventa direzione. E si vincono le maratone…

Segnali positivi per il 2025 di Campari: chiude l’anno con ricavi a 3 miliardi e aumenta i dividendi

Campari Bartender Competition
L'utile di Campari Group nel 2025 è stato pari a 386 milioni di euro, con un +2,7%. Ottime le performance degli aperitivi, nonché di Tequila e Champagne

I dati finanziari del 2025 di Campari Group superano le aspettative, con le vendite che vanno oltre quota 3 miliardi, segnando una robusta crescita organica delle vendite nette, pari al 2,4% e un calo complessivo dello 0,6%. Positivo anche il dato relativo all'EBIT-rettificato, pari al +5,4%, nonostante il contesto operativo sfidante, e aumentano pure i dividendi del 54% rispetto all’anno precedente, corrispondente a un payout ratio del 35%. Tale incremento è consentito da una solida conversione della cassa e da una traiettoria di riduzione della leva finanziaria accelerata. L'utile del gruppo è stato pari a 386 milioni di euro, +2,7%. L'utile del gruppo rettificato è stato pari a 346 milioni di euro, con un +71,7%.
«Il nostro team di Camparisti ha fatto sì che i nostri brand sovraperformassero e guadagnassero quote di mercato in quasi tutti i mercati a livello globale, con crescita in 24 Paesi e in tutte le nostre brand house», commenta Simon Hunt, Chief Executive Officer di Campari Group. A fronte di complessità globali affrontate, come dice il cfo "con resilienza" nel 2025 si rafforza la direzione strategica, in vista di un 2026 altrettanto impegnativo sul piano internazionale, nel quale si vedranno anche i risultati sul lungo periodo della campagna di razionalizzazione del portafoglio, che ha portato alla vendita degli amari storici, annunciata a fine 2025 (ne abbiamo parlato qui). «Guardando al 2026 - prosegue Hunt - , ci attendiamo il proseguimento del ritmo di crescita organica delle vendite e un ulteriore miglioramento della redditività. Guidati dalla nostra missione di ‘conquistare il primo drink condiviso, ogni giorno, dappertutto’, ci concentriamo su nuovi formati per nuove occasioni di consumo, su un maggior focus sui brand strategici e su un’accelerazione dell’espansione geografica, garantendo al contempo una continua disciplina a livello di bilancio».
Andando a guardare il dettaglio del bilancio 2025, l’Italia ha mostrato una performance resiliente, con una variazione del -1%, con netti segnali di miglioramento nel quarto trimestre, che ha registrato una solida crescita  pari al +5%. Guardando alle House of brand, il mercato degli aperitivi, che compone il 44% delle vendite del gruppo, ha registrato una solida crescita pari al 2% nel 2025, principalmente guidata da Sarti Rosa, e da CrodinoAperol ha registrato una crescita resiliente del +1%. Più 2% anche per la House of Whiskey and Rum, ma sono agave e Champagne a dare le migliori soddisfazioni: si fanno notare il +3% di Espolòn Tequila e in particolare il +8% del Reposado; meglio di tutti ha fatto lo Champagne Lallier (+14%).

Alfredo Premolini vince la Barista Challenge 2026

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Alfredo Premolini, primo classificato alla finale italiana della Barista Challenge 2026
Il cagliaritano Alfredo Premolini vinci le finali italiane della competizione organizzata da Lavazza. Appuntamento a fine marzo per le finali internazionali, alle quali parteciperanno i rappresentanti di 20 Paesi

Con un drink ispirato alla sua Sardegna, «ma non quella "da copertina", bensì quella della vera convivialità, che non si racconta altrettanto spesso», il cagliaritano Alfredo Premolini ha vinto l'edizione di quest'anno della Barista Challenge.

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Il podio della finale: da sinistra Alessandro Calderone, 2° classificato; Alfredo Premolini, 1°; Mauro Suman, 3°

La finale italiana della competition promossa da Lavazza e rivolta ai professionisti italiani del caffè - quest'anno alla sua seconda edizione in Italia - si è svolta a Torino, nella sede del Training Center Lavazza. Più di 50 le candidature ricevute, 10 i finalisti che hanno passato una prima fase di selezione e che si sono sfidati il 3 marzo per il primo posto. Sul podio, dietro il vincitore Alfredo Premolini che lavora come bar manager nel cinque stelle Hotel Palazzo Tirso Cagliari - MGallery, si sono piazzati Alessandro Calderone, secondo, freelance di Genova, e Mauro Suman, terzo, bar manager di Moro Venice a Venezia.

La sfida: un signature drink analcolico al caffè

I concorrenti dovevano preparare un perfetto espresso utilizzando la miscela Trastevere della collezione Tales of Italy di Lavazza, per poi utilizzarlo come ingrediente in un "coffeetail" originale, un drink caldo o freddo e senza alcol, arricchito da un ingrediente regionale a scelta. Avevano 15 minuti ciascuno per presentare la loro proposta davanti a una giuria di esperti coffee trainer: a Fabio Sipione, Events & training manager Lavazza, era affidato il giudizio tecnico, mentre a Luciano Di Mauro - Senior coffee trainer - e ad Alessandro Cocco, Italy training manager, il giudizio sensoriale.

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Alfredo Premolini durante la sua presentazione presso il Training Center Lavazza, davanti alla giuria

Questa la ricetta vincente, firmata da Alfredo Premolini.

No potho reposare

  • 25 ml espresso Trastevere Lavazza
  • 20 ml Tanqueray 0.0
  • 10 ml sciroppo al miele fiori d'arancio e oleo saccharum di bucce della pompìa
  • top con spuma realizzata con bucce di arancia, succo di pompìa e zafferano
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Il drink al caffè che è valso la vittoria al cagliaritano Alfredo Premolini, No potho reposare, servito con una piccola pardula - dolce tipico sardo - e un lollipop ottenuto dall'albedo di pompìa, agrume endemico della Sardegna

Come è nato il drink del vincitore

«Nell'ideare il cocktail - spiega a Bargiornale il neo vincitore - ho ricordato un momento che mi ha segnato: il pomeriggio a casa di nonna, anzi con i miei nonni; lei faceva un dolce che era la pardula (piccole tortine con ripieno di ricotta o di formaggio, ndr). Infatti la spuma del cocktail richiama il gusto della pardula, ossia agrumi e zafferano. Ho voluto dare un altro tocco di Sardegna con un gin analcolico per richiamare il ginepro. Poi, come ulteriore  ingrediente regionale, la pompìa, che è un agrume che abbiamo solo in Sardegna. Non si riesce a mangiarlo crudo, è amaro, acidissimo, quindi andiamo a cuocerlo. L'ho utilizzato tutto senza sprecare nessuna parte: ho preparato un cordiale di bucce. Ho candito totalmente la parte bianca, servendo ai giudici un lollipop di albedo di pompìa candita».

L'idea ha richiesto tre settimane di lavoro per diventare una proposta completa, degna di una gara. Per di più la prima per Premolini, che a 37 anni ha deciso di mettersi in gioco in una competizione per la prima volta. «Avevo un'idea in testa e non volevo cambiarla, ho pensato solo a svilupparla bene. Non ho neanche preparato lo speech prima, mi piace vivere il momento. Volevo trasmettere in modo genuino quel ricordo lì: il caffè di nonna e il profumo della pardula. Il nome del mio coffeetail è No potho reposare, richiama un canto della tradizione popolare sarda, significa "non posso riposare" ed è un richiamo alle punizioni che prendevo perché non volevo riposare in quei pomeriggi, mentre come spesso capita il pisolino era quasi un dovere assoluto per i bambini».

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Il momento della premiazione. Da sinistra: Marcello Arcangeli, Lavazza Training Center Director; Carmela Maresca, vincitrice della scorsa edizione della Barista Challenge; Alfredo Premolini, vincitore 2026; Marco Barbieri, Marketing Director Italy Lavazza Group; Giulia Di Gregorio, Italy Food Service Marketing Manager Lavazza

Verso la finale internazionale

Ora Premolini - che ha ricevuto il premio dalle mani della prima detentrice, Carmela Maresca, Barista dell'anno ai Barawards 2024 - rappresenterà l'Italia nella finale internazionale, che si terrà dal 23 al 27 marzo 2026 sempre a Torino, presso l'headquarter Lavazza, e dovrà confrontarsi con baristi provenienti da tutto il mondo: ben 20 i Paesi coinvolti nell'edizione internazionale della Barista Challenge.

«Mi piacerebbe riportare la stessa proposta, ma visto che è possibile cambiare ricetta per la finale parlerò con i trainer e con Carmela e vedremo insieme come possiamo andare a migliorare. Il livello della finale internazionale è molto alto, ma anche oggi in gara con me c'erano dei ragazzi fenomenali».

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I dieci finalisti italiani della Barista Challenge 2026

I dieci baristi finalisti

Questi i nomi degli altri finalisti della Barista Challenge: Eric Venturi, del Caffè del Teatro di Longiano (Fc); Arianna Rimondotto, del Sinatra Lounge Bar di Torino; Cristian Carriere, del Miriam's Café di Rivoli (To); Daniela Castelli, della Pasticceria Maritani a Staranzano (Go); Debora Bertocchi, del bar La Piazzetta di Alzano Lombardo (Bg); Giulia Cavalli, Giuly in wonderbar di Valdilana (Bi); Francesca Pedretti, del Flagship store Lavazza in Piazza San Fedele a Milano.

Chi è Mimmo Banana? Chiedetelo al bancone del Banana Republic

Da sinistra, Bruno Rocco, Paolo Sanna e Valerio Vernillo
Le avventure di un personaggio da fumetto targato Banana fanno da sfondo alla nuova drink list del cocktail bar guidato da Paolo Sanna

"Laggiù nel paese dei tropici / dove il sole è più sole che qua", comincia così la canzone Banana Republic di Dalla e De Gregori, che ha dato il nome allo storico locale di Prati aperto da Paolo Sanna e compagnia nel lontano 1993. E ci chiediamo: Mimmo Banana sarà andato anche nel paese dei Tropici? Ma facciamo un passo indietro, domandandoci: chi è Mimmo Banana? Un personaggio immaginario e fumettistico, ispirato a "La Linea" di Osvaldo Cavandoli, con ai piedi le mitiche scarpe di Forrest Gump. «A Roma succede così: non ci si ricorda come si chiama quel tale? - “Coso, quello, Mimmo!”. Ecco nato un Mimmo, fratello di Tizio, Caio e Sempronio». Classico stile guascone alla Paolo Sanna, senatore del Drink Team (a proposito, le candidature sono aperte per essere nella prossima squadra di miscelazione di Bargiornale), fra i fondatori del decano dei cocktail bar cittadini, che non cessa di essere punto di riferimento per la nightlife romana e che oggi esce con una nuova drink list, ispirata appunto alle avventure di Mimmo Banana.


Nel nuovo menu, ideato dallo stesso Paolo Sanna, Bruno Rocco e Valerio Vernillo, questo protagonista immaginario “fa cose”: attraversa paesi, scopre panorami e tanto altro, portando con sé l’immancabile ironia romanesca in perfetto stile Banana Republic.
Un giro del mondo, come quello dei marinai della canzone di Dalla e De Gregori, che "spendono più di una lacrima / su un bicchiere di vino e di Rhum". Mimmo Banana va dall'Italia, dalla sua casa a due passi dal Vaticano, e passa per la Sicilia, la Francia, la Scozia e l'Inghilterra, il Messico, il Giappone e così via. Fa Er Bagnetto in un sour con Gin Mare, si scola un Vodka Fizz e dice Arigatò in Giappone, canta con Gin Lennon (non è un refuso, è il nome del cocktail) e mangia Pop Corn sorseggiando un Margarita cinematografico. C'è anche un Mimmo a luci rosse, che cerca compagnia su Escort Advisor e sorseggia Pornstar Martini. Ma quello magari in seconda serata.

Arriva Metodo Lento, la nuova nata di Ichnusa

Ichnusa
In distribuzione da primavera, la nuova proposta de marchio con i Quattro Mori è una lager chiara a fermentazione prolungata, dal corpo pieno, ma dal gusto fresco e accessibile

Ha un nome che ne evidenzia la caratteristica principale la nuova specialità firmata Ichnusa: Metodo Lento. L’ultima nata dello storico birrificio è frutto di una scelta tecnica ben precisa: una lunga fermentazione, in modo che i lieviti abbiano più tempo per lavorare ed esprimere al meglio e in modo più chiaro il profilo organolettico della birra. Una scelta che non rende una birra migliore in assoluto, ma che rappresenta la soluzione che ha consentito di trovare l’equilibrio perfetto per la ricetta della nuova proposta.

Ichnusa Metodo Lento

Metodo Lento è una lager chiara (alc 4,3% in vol), filtrata, leggera e rinfrescante. Prodotta con acqua, malto d’orzo, granoturco, estratto di luppolo, la fermentazione prolungata le garantisce un corpo pieno, conservando la facilità di bevuta e freschezza. Alla vista, colpisce per il colore brillante, valorizzato dalla distintiva bottiglia in versione trasparente, e per la schiuma bianca e compatta. Conquista il naso con il suo bouquet di note erbacee, speziate e vegetali del luppolo, mentre al palato presenta una moderata amarezza, bilanciata dalle note più delicate del malto.

Un nuovo lato del marchio

Metodo Lento amplia la famiglia Ichnusa, che tra le referenze per l'hoteca distribuite in tutta Italia già comprende la Non Filtrata e Anima Sarda (disponibili in bottiglia e spina). Una proposta complementare, dal gusto più accessibile, pensata per coprire nuove occasioni di consumo e far scoprire un nuovo lato del marchio. Da servire a una temperatura tra i 3 e i 5 °C, sarà distribuita nel fuori casa dalla prossima primavera in bottiglia da 33 cl.

Come tutte le altre referenze, è prodotta nello storico stabilimento di Assemini, in provincia di Cagliari. il più antico della Sardegna e dove oggi lavorano circa 140 persone.

Con la nuova proposta, il marchio con i Quattro Mori, dal 1986 di proprietà del Gruppo Heineken, punta a rafforzare la propria diffusione nazionale, un percorso avviato dal 2017, che gli ha consentito di farsi spazio nei locali di tutta la Penisola, ottenendo importanti riconoscimenti internazionali, tra i quali le Tre stelle d’oro ai Superior Taste Award di Bruxelles, il premio come Miglior birra per rapporto qualità/prezzo e il titolo di Birra più amata dagli italiani secondo un sondaggio dell’istituto di ricerca di mercato londinese YouGov.

 

Amaro Montenegro Week sbarca a Bari: dall’8 al 14 marzo in 35 bar della città

Tutti i bar e ristoranti di Bari coinvolti nell'Amaro Montenegro Week e le ricette dei cocktail signature della manifestazione

Tappa a Bari per l'Amaro Montenegro Week 2026. Il capoluogo pugliese ospiterà la manifestazione promossa dall'iconico amaro nato a Bologna nel 1885 dall’8 al 14 marzo. L’iniziativa coinvolgerà oltre 35 locali all’interno del quartiere Umbertino di Bari, una delle zone della movida in città (qui la mappa digitale con i locali). Sui banchi dei cocktail bar aderenti sarà possibile assaggiare inediti signature cocktailcome il Monte Punch - un milk punch rivisitato in chiave contemporanea - ed il Dry March - un sour strutturato. Nei ristoranti, invece, Amaro Montenegro sarà protagonista del dopo cena con la versione liscia o con ghiaccio.

Spazio anche a imperdibili ‘gemellaggi’ con alcuni dei locali più in voga di Bologna (la casa base di Amaro Montenegro) e di Potenza, che parteciperanno come special guest. Da Bologna sono attesi a Bari il Bar Freccia, la Casa Azzoguidi, il Donkey, il King Cole, il Nu Lounge, il Ruggine, il cocktail bar Scuro, il Velluto e il Volare; da Potenza arriverà invece il team di Barmacia.

Negli stessi giorni, il Gruppo Montenegro sarà presente anche alla Splash, la manifestazione dedicata al beverage, all'ospitalità e all’innovazione per il settore hospitality alla Fiera del Levante (stand n.42) dall'8 all'11 marzo.  

Le ricette:

Monte Punch

di Gianluca Tassielli - Arcimboldo Spirits and Fruit

Ingredienti:
3 cl Amaro Montenegro
5 cl Gin Edgar London Dry
150 ml Sherbet al limone (homemade)
40 ml latte intero (per chiarificazione)
spolverata di pepe lungoun

Descrizione: un milk punch contemporaneo che unisce l’anima erbacea e agrumata di Amaro Montenegro alla struttura secca del gin. La chiarificazione al latte ne definisce il profilo: limpido alla vista, rotondo al palato, speziato in chiusura.

Dry March

di Davide Mitacchione - Luau Tiki Bar

Ingredienti:
30 ml Amaro Montenegro
15 ml Mount Gay Eclipse Navy Strength
15 ml Select Aperitivo
30 ml succo fresco di lime
30 ml sciroppo di passion fruit

Descrizione: un sour strutturato e verticale, dove l’intensità botanica di Amaro Montenegro incontra la potenza del Mount Gay Eclipse Navy Strength. Select Aperitivo amplifica la componente amaricante con eleganza veneziana, mentre lime e passion fruit costruiscono un equilibrio vibrante tra freschezza agrumata e tensione tropicale.

Le novità di Fine Spirits al Whisky Festival di Roma

Il distributore specializzato in etichette indipendenti presenta le ultime acquisizioni in tema di whisky, da GlenallAchie a Ardnahoe

Quale occasione migliore del Whisky Festival di Roma, tenutosi nel weekend a cavallo fra il 28 febbraio e il 1° marzo, per presentare, con una sfilata di banchi e di etichette, la grande varietà del portafoglio di Fine Spirits in fatto di whisky. Prodotti artigianali di grande qualità, spesso da etichette indipendenti, fra cui non mancano le chicche, dalla bottiglia che ha portato a casa uno dei premi assegnati dalla manifestazione stessa, a quello che nel 2025 era stato il World's Best Single Malt, fino al whisky prodotto per re Carlo d'Inghilterra.

Ma andiamo con ordine, partendo da GlenallAchie, l'ultimo brand entrato nel portfolio di Fine Spirits, una distilleria indipendente scozzese con una lunga storia alle spalle, anche se è solo dal 2018 che presenta whisky con questa etichetta (e con la consorella Meikle Tòir, per la linea dei torbati), dopo l'acquisizione da parte di un gruppo di soci, capitanato dalla leggenda del whisky Billy Walker, che firma le bottiglie in qualità di master distiller. In gamma, il whisky Speyside non torbato GlenallAchie invecchiato 12 anni, che nel 2025 è stato incoronato miglior Single Malt al mondo. Non meno interessante, rispetto al 15 e 18 anni: tutti 46 gradi Abv, con una preferenza per le botti sherry che dona note calde e avvolgenti, arricchite da sfumature dolci e speziate.

Ardnahoe Infinite Loch

Non l'ultima arrivata, ma altrettanto interessante l'etichetta Ardnahoe, che nel 2015 ha fatto incontrare la storia di Islay e di una delle famiglie più note nella produzione del whisky, i Laing. In quell'anno fu scelto il sito affacciato sul Loch Ardnahoe, nel nord-est dell'isola e alla fine del 2016 iniziarono i lavori per la nona distilleria di Islay. Solo nel novembre del 2018 la botte numero uno è stata riempita.
Grazie al suo gusto per intenditori, l'Ardnahoe Infinite Loch è stato premiato come miglior scotch whisky nell'ambito della selezione Whisky & Lode del Roma Whisky Festival. La sua caratteristica è essere maturato in una combinazione di botti ex-Bourbon ed ex-Sherry Oloroso, per poi essere imbottigliato al 50°, senza filtraggio a freddo e senza coloranti.

Lo spazio di Cadenhead's al Rome Whisky Festival

Ed è proprio in occasione della kermesse capitolina che è stato possibile incontrare i rappresentanti aziendali di alcune realtà. In questo caso, abbiamo avuto modo di parlare con Sophia McLean di Cadenhead's, un punto di riferimento nel mondo del whisky scozzese come imbottigliatore indipendente (che peraltro produce anche rum e gin).
Nata nel 1842, questa distilleria di Campbeltown è diventata celebre grazie alla sua maestria nel selezionare e imbottigliare single cask o small batch, senza filtrazione a freddo né coloranti, privilegiando l’autenticità del distillato. Fra gli assaggi proposti al Rome Whisky Festival, un sorprendente Cadenhead's Burnside, creato da William Grant & Sons, un blended malt invecchiato per 28 anni in botti ex Bourbon, che può essere definito un distillato "da cucchiaino", dal sorso pieno ed elegante.

Rob Patchett, Global Ambassador di Costwolds Distillery

Last but not least, l'incontro con Rob Patchett, Global Ambassador di Costwolds Distillery, che parte nel racconto dalla grande ricchezza delle coltivazioni della regione in cui nel 2014 è stata fondata questa distilleria. La prima a produrre whisky con l'orzo prodotto nella stessa regione del Regno Unito. Da questa grande attenzione all'ambiente, è nata anche una collaborazione con la tenuta di Highgrove, già residenza di re Carlo, da cui proviene l'orzo Plumage Archer che viene distillato e lasciato maturare in una combinazione di botti di Bourbon e di vino rosso. Il risultato è l'Highgrove Evergreen, un "royal whisky" (46% vol. Abv) dal profilo ricco ed elegante, con dolci note di frutta. Curiosa anche l'etichetta, su cui è ripresa un'illustrazione dipinta da Re Carlo III nel 1995, dal titolo "A View from the Wildflower Meadow".

La Zizania che non divide, ma fattura

Zizania apertura
Zizania è il format di cocktail bar “clonabile” fondato da Diego Travaglio, Andrea Castellari ed Eros Picco: due locali a Milano, un'estetica pop e almodóvariana, drink dal nome borderline e un'idea di aperitivo come rito leggero e collettivo

C’è la zizzania, quella che si insinua tra il grano e molesta tutto il raccolto. E poi c’è Zizania con una zeta sola, che a Milano non divide ma raduna. Una lettera in meno, una doppia evaporata come l’acqua dal mixing glass, e l’infestante diventa indirizzo. Anzi, indirizzi. Appena entriamo nel primo locale di via Celestino IV - 35 metri quadrati di spasso visivo, bagno compreso, che a Milano è già urbanistica eroica - la prima cosa che mi dicono Diego Travaglio e Andrea Castellari, soci con Eros Picco, è che questo è un format clonabile ovunque. Non lo dicono con la sicurezza da start-up che ha già visto il pitch deck, ma consapevoli di aver costruito in quattro anni un locale speciale. Dopo i due di Milano c’è una mezza idea di aprire in un’altra grande città. Si parla di Napoli. Ma è ancora un progetto di riserva, come la bottiglia buona che tieni per quando passa l’ispettore Michelin, anche se qui l’ispettore è Instagram.

La seconda cosa che mi dicono è che è super instagrammabile. Video da milioni di views. Recensioni da 4,7 di media su Google. L’entusiasmo in casa Zizania è contagioso. E in effetti, tra neon, colori, dettagli pop e un’estetica che sembra uscita da una scena vorticosa di Pedro Almodóvar, la sensazione è quella: entri per un drink, esci con tre stories, due reel e un follower in più.

Il primo Zizania è in zona Piazza Vetra, Rive Gauche delle Colonne, dove la movida - per una volta la parola è centrata - non è un hashtag ma un fenomeno atmosferico. Il secondo è in via Pier della Francesca, via in fermento permanente, dove bere e mangiare fuori è quasi un dovere civico.

Finger food poligami ma eleganti

Gli Zizania non sono destination bar. Ci capiti dentro anche se non vuoi. Come certe canzoni del Festival: resisti trenta secondi, poi le canti con la leggerezza di Sal Da Vinci. La zizzania, quella vera, mette gli amici uno contro l’altro. Zizania li mette uno accanto all’altro, magari su uno sgabello troppo alto, a sorseggiare cocktail e discutere di fatti buffi. È un nome che sembra un errore di ortografia e invece è un programma: togli la doppia, togli il veleno, lascia il gusto. Qui la zizzania non si semina e non sempre fa danni. Eros Picco ha concepito un menu di “Rizi”, specialità servite sia come amuse-bouche sia in versione generosa. Diego Travaglio lo chiama “sushi all’italiana”. Noi pure, senza saperlo prima. Dischi e dischetti di riso che si chiamano Tonnosubito, Tuttopetto, Tautarina. Il riso che non è solo riso, ma pretesto. Un finger food che flirta con l’aperitivo e strizza l’occhio alla cena, senza mai sposarla davvero. Poligamo, ma elegante.

Miscelazione diretta, gusto immediato

La carta dei Gin Tonici è una piccola geografia liquida: gin italiani, regione per regione, tra distilled, compound e London dry. Una mappa che si beve. Poi arrivano le creazioni di Andrea Castellari, che hanno nomi allusivi, espliciti, borderline ma mai davvero oltre il limite: Mi Piace il Dildon (con tanto di profilattico come gadget), Sugar Daddy, Limone Duro, Pop Porno. Nel locale di via Pier della Francesca hanno stretto anche un accordo con un negozio di sex toys. In pieno giorno, mentre mi raccontano tutto questo, mi mostrano una panoplia di oggetti erotici con la naturalezza di chi parla di garnish. È marketing esperienziale, bellezza.

I drink, però, restano semplici. Ingredienti comprensibili, niente laboratorio da Breaking Bad, nessuna centrifuga che sembra un motore Ferrari. Miscelazione diretta, gusto immediato. Prezzo medio 12 euro. Dieci per gli analcolici “salva patente” della sezione Si Salvini chi può. Abbiamo provato il Posto di Sblocco: pompelmo, arancia rossa, mandarino, lime, soda al pompelmo rosa. Niente di più né di meno di quello che promette: dissetante, centrato, con tutte le carte in regola per il riordino. Che, in un locale così, è la vera unità di misura del successo. C’è poi la trilogia giocosa Pianeta Zizania: Buongiorno Zizania con dentifricio alcolico alla menta, shot di vodka e liquore al cioccolato; Mi Trucco e Ci Sono con Espòlon Tequila, agave, lime e rossetto al cioccolato salato; Matrix Mojito con Don Papa rum, lime, zucchero di canna, menta, soda e due pastiglie effervescenti colorate, una blu alla banana e una rossa alla pesca. Sembra una scena madre, ma è solo un Mojito che ha deciso di laurearsi a Hollywood.

Il cliente tipo

Il cliente tipo? 25-35 anni, voglia di divertirsi, fuori dagli schemi. Tante donne, mi fanno sapere. Gente che non vuole il tempio della mixology né il bar con il televisore acceso sul pre-partita. Vuole un posto dove l’aperitivo è rito leggero, dove il nome del drink fa sorridere prima ancora di bere, dove la foto viene bene anche con il telefono storto di Guè. Zizania è questo: un format replicabile, dicono loro. Forse sì. Ma come tutte le infestanti intelligenti, attecchisce solo dove il terreno è fertile. Milano lo è. Napoli, chissà. Per ora la zizzania non divide. Fa community. E in un’epoca in cui tutti parlano di experience, qui l’esperienza è un quartetto così composto: entri, bevi, ridi, posti. E torni. Che, a pensarci bene, è la più pericolosa delle infestazioni.

Simone Delucchi vince la Diplomático Artisans Of Taste 2025

Artisans Of Taste 2025 Simone Delucchi
Con un'originale reinterpretazione del Mulata Daiquiri, il bartender de Il Ratti Cockctail Bar di genova ha trionfato nella finale italiana del concorso firmato Diplomático Rum

Simone Delucchi è il vincitore dell’edizione 2025 di Artisans Of Taste, la cocktail competition di Diplomático Rum. Il bartender de Il Ratti Cocktail Bar di Genova si è imposto nella finale italiana del concorso, svoltasi al Sali Milano, superando gli altri sette bartender in gara: Cecilia Antonini dell’Argot Speakeasy di Rimini, Damiano Cappellini del Caffè Concerto Paszkowski di Firenze, Giangiacomo Bistolfi della Rita's Tiki Room di Milano, Davide Giordano del Ruggine di Bologna, Elisa Favaron del CuCù di Vicenza, Valerio Testasecca del Drink Kong di Roma e Vasile Vidrasco del Via Veneto di Reggio Calabria.

L’ultimo atto della competizione ha sfidato i bartender a dare sfogo alla propria credibilità, ideando un cocktail originale capace di valorizzare al massimo le caratteristiche del rum super premium del Venezuela. Il tutto rispettando i tre pilastri del concorso: artigianalità, comunità e sostenibilità. Valori da sempre al centro del marchio Rum Diplomático, ai quali in questa edizione si è aggiunta la valorizzazione del cioccolato come ingrediente cardine della ricetta.

A giudicare il loro operato una giuria di esperti del settore, composta da Alessandro Mengoni, bar manager de Il Locale di Firenze, Eugenio Boccardo, esperto di cioccolato, e la giornalista Chiara Degli Innocenti.

Un Daiquiri solidale

Delucchi ha fatto centro con il suo Diplo Daisy, una reinterpretazione del Mulata Daiquiri, che ha realizzato con Diplomático Planas, crème de cioccolato costruita su una base Diplomático Mantuano e miele fermentato al lime e cacao. Un drink dal carattere morbido, speziato e avvolgente, pensato per la fine giornata e anche con una finalità benefica. Viene proposto a Il Ratti con un sovrapprezzo rispetto agli altri signature del locale, sovrapprezzo che viene devoluto a organizzazioni locali come Music for Peace,  che opera in tutto il territorio ligure (ma opera anche a livello internazionale), fornendo aiuto alle famiglie che si trovano in difficoltà economica.

Ha meritato così vittoria e premio: un viaggio di sei giorni in Brasile insieme al team Diplomático Global e ai bartender vincitori degli altri Paesi.

Artisans Of Taste, non solo una competizione

Ma la finale italiana è stato l’atto conclusivo di un viaggio formativo concretizzatosi in una serie di giornate educational, svoltesi lo scorso autunno, che ha toccato diverse città della Penisola e riservate a 45 bartender su invito. Un'iniziativa in linea con lo spirito di Artisans Of Taste che, oltre che una classica gara, punta a valorizzare il talento e la passione dei bartender, offrendo loro un vero e proprio percorso di crescita, confronto e creatività.

Un programma inaugurato a Milano con una giornata di laboratori e masterclass, che tra i vari appuntamenti ha visto un workshop dedicato al cioccolato con la storica cioccolateria di Genova Viganotti e una masterclass a cura del Salmon Guru Madrid, locale tra i World’s 50 Best Bars, guidata da Monica Noni, brand ambassador Italia di Diplomático Rum. Nel secondo appuntamento, tenutosi a Roma, sono stati approfonditi i temi della sostenibilità e della ricerca sul territorio, grazie al contributo dell’etnobotanica Valeria Margherita Mosca, che ha condotto un’attività di foraging, e alla presenza dei bartender del Panda & Sons di Edimburgo, altro locale tra i World’s 50 Best. La giornata si è conclusa con momenti di networking presso il Banana Republic. A chiudere il programma l’incontro svoltosi a Bari, che ha avuto come ospiti i maestri della cioccolateria Viganotti, gli artigiani del cappellificio Barbisio e i bartender del Jerry Thomas di Roma.

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