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Lancio di Champagne Jacquart Blanc de Blancs 2018, viaggio tra assaggi e arte

Champagne Jacquart Blanc de Blancs 2018 con il suo artistico astuccio
Organizzato dall'importatore e distributore Rinaldi 1957, allo Spazio Below di Milano è stato presentato il lancio del nuovo millesimo 2018 di Champagne Blanc de Blancs, a base di sole uve Chardonnay. Il lancio è stato legato alla proposta della startup Collecto della proprietà in quote di opere d'arte certificate.

In occasione del lancio del nuovo millesimato Blanc de Blancs 2018 (100% uve Chardonnay), Champagne Jacquart ha affiancato l'iniziativa Collecto, start up innovativa dedicata al collezionismo d'arte in quote.

Organizzato di recente dallo storico importatore e distributore nazionale di oltre 130 spirit e vini premium Rinaldi 1957, il lancio ha preso il via a Milano negli spettacolari ambienti di Spazio Below trasformato in vera e propria galleria del gusto e dell'arte. Con accesso direttamente dalla strada tramite una ripida scala nascosta da un vecchio uscio di legno, Spazio Below è stato ricavato nelle cantine dai maestosi archi di mattone del settecentesco palazzo di via Festa del Perdono 6, di fronte al quattrocentesco edificio voluto da Francesco Sforza col nome di Ca' Granda per diventare Ospedale Maggiore, poi (1924) trasformato in Università Statale degli Studi di Milano.

Nel corso dell'evento Jacquart On Stage, oltre alla introduzione di Valentina Ursic, direttore marketing di Rinaldi 1957 e dei saluti di Giuseppe Tamburi, titolare di Rinaldi 1957, l'enologa Joëlle Weiss di Maison Jacquart ha intrattenuto il folto pubblico di intenditori con una degustazione di tre specialità dell'azienda di Reims: la novità Blanc de Blancs 2018 insieme a Mosaïque Brut (cuvée di Chardonnay, Pinot Noir e Pinot Meunier) e Signature Rosé (cuvée di Chardonnay, Pinot Noir con aggiunta di vino Bouzy Rouge e Ambonnay), abbinandoli a varie opere d'arte moderna selezionate in collaborazione con Collecto.

Giovanni Camisasca, ceo della startup milanese, ha analizzato l'opera di capolavori originali pop art firmati dal giapponese Takashi Murakami, dell'americano Andy Warhol, dell'italiano Alighiero Fabrizio Boetti, dell'inglese Damien Hirst e dell'americano John Matos "Crash".
La startup Collecto si propone di rendere accessibili beni esclusivi e iconici certificati come le opere d'arte, frazionandone la proprietà anche in piccole quote.

Sala 1: Mosaïque Brut
Takashi Murakami x Louis Vuitton – Monogram Cherry
Alighiero Boetti – Sciogliersi come neve al sole
Damien Hirst – Lysergic Acid Diethylamide (LSD)
Sala 2: Signature Rosè
Andy Warhol – This is not by me
Andy Warhol – Ladies and Gentlemen
Andy Warhol – Mick Jagger (1980)
Sala 3: Blanc de Blancs 2018
John "CRASH" Matos – Visions in Motion

«Champagne Jacquart incarna uno spirito di assoluta libertà, lusso rilassato ed energia positiva - ha precisato l'enologa Joëlle Weiss di Maison Jacquart -  valori radicati nella Maison fin dalla sua nascita nel 1964. Grazie alle opere selezionate insieme a Collecto e presenti all'evento, abbiamo potuto veicolare questi valori attraverso un percorso tematico, gustativo e artistico unico, alla scoperta delle sfumature inconfondibili di Champagne Jacquart. In particolare, abbiamo scelto Blanc de Blancs Millesimé 2018 come simbolo di libertà ed energia della Maison, espresso attraverso la raffinatezza, modernità ed eleganza dello Chardonnay in purezza. Questo millesimato si distingue per i sentori sofisticati di fiori ranuncolo, piante selvatiche e scorza di limoni, accompagnati da un finale cremoso e di grande persistenza, frutto di un'attenta selezione dei migliori vigneti Grands Crus della Champagne e di un affinamento prolungato».

Alla scoperta di Blanc de Blancs 2018

Per la cuvée Blanc de Blancs 2018 infatti la Maison di Reims ha scelto uve Chardonnay provenienti da territori come Premiers e Grands Crus di Chouilly, Cramant, Oger e Villers-Marmery. Il vino ottenuto viene poi affinato in bottiglia sui lieviti per sei anni, sprigionando all'assaggio profumi di pompelmo e fiori bianchi come ciliegio, osmanto, fiore di vite, con note secondarie di frutta esotica come mango verde, ananas dolce e pitaya (frutto del drago). All'assaggio la sua "bocca" setosa cresce in intensità con aromi di fiori bianchi e mela appena tagliata che si fondono su una trama salina e succosa, per aprirsi in un finale fresco e agrumato (12,5% alc). Uno Champagne ideale come aperitivo, possibilmente da abbinare con assaggi di crostacei o pesce crudo tipo sushi oppure per accompagnare una piccola pasticceria.

Nata nel 1964 dall'incontro di una trentina di vignerons indipendenti che hanno condiviso i propri vigneti (300 ettari in 60 crus), oggi Maison Jacquart è il marchio più prestigioso di  Alliance Champagne Group ed è da sempre accanto alle opere dei più diversi artisti, ospitando tra l'altro da diversi anni una serie di opere nella corte del suo Hotel Particulier di Reims, valorizzando in particolare artisti emergenti.
Pe "vestire" la bottiglia di 75 cl Blanc de Blancs 2018, è stato scelto un cofanetto limited edition illustrato con una serie di fiori fatti a mano dalla giovane pittrice e graphic designer Odyssée Khorsandian.

L'enologa di Champagne Jacquart, Jöelle Weiss con l'art designer Odyssée Khorsandian

 

Classici e cocktail Low&No protagonisti di Bar Convent Berlin 2025

Con oltre 12mila visitatori Bar Convent Berlin si conferma fiera di riferimento per la bar industry e traccia il solco dei nuovi trend: dal low&no all'agave

Tempo di bilanci per Bar Convent Berlin, la manifestazione fieristica dedicata al mondo del bar che si è tenuta a Berlino dal 6 all'8 Ottobre. I numeri parlano di oltre 12.100 visitatori e 566 espositori, provenienti da circa 50 paesi. Per quanto riguarda i temi, tre gli argomenti che sono emersi prepotentemente come linee guida per il futuro, se non trend già in essere: il primo è il consumo consapevole di alcolici, che fa consolidare la preferenza del bere miscelato low&no alcohol e che ha portato una ventata di novità nella lista espositori, con sempre più alternative a bassa gradazione alcolica; il secondo è un ritorno ai classici, da reinterpretare in chiave moderna; infine, il passaggio di consegne a una nuova generazione di professionisti, con le sfide soprattutto relative allo staff, che sono sentite da tutta la bar industry. A tal proposito, si segnala quest'anno il debutto di una iniziativa stimolante, il Working Wednesday, un giorno in cui, in collaborazione con la Deutsche Barkeeper-Union (Dbu), sono stati offerti a professionisti e studenti accessi scontati e sessioni incentrate sulla carriera e sulle opportunità di networking. A questo si aggiunge il sempre crescente interesse per i distillati a base di agave, con tequila e mezcal a far da capofila fra gli spirits in crescita.

«Il Bar Convent Berlin - ha detto Petra Lassahn, Direttrice BcB - è un esempio straordinario di quanto sia vivace e creativa questa industria. Anche quest'anno è stato dimostrato che la community prospera grazie alla passione genuina, allo scambio continuo e a un forte senso di appartenenza. Ciò che rende questo evento davvero speciale sono le persone: una comunità internazionale di  addetti  che si ispirano, si sostengono e si stimolano a vicenda per creare nuovi impulsi per il futuro».

L'Education è rimasta un elemento centrale, anche nel BcB 2025, con sessioni tenute da esperti locali e internazionali, come Ryan Chetiyawardana, Ezra Star, Danil Nevsky, Chris Cabrera, Sven Goller e Betty Kupsa, che hanno condiviso le loro prospettive sul futuro del settore: da come lo storytelling possa liberare la creatività, al potenziale operativo dei concetti non alcolici o all'impatto dell'intelligenza artificiale. Queste sessioni hanno sottolineato come il BcB combini conoscenze pratiche e idee visionarie, fornendo alla comunità strumenti concreti di  ispirazione a lungo termine.

Intanto, già si pensa al prossimo anno: le date sono già stabilite, il BcB tornerà al Quartiere Fieristico di Berlino dal 12 al 14 ottobre 2026. Michael Köhler, amministratore delegato di RX Germany, che organizza la kermesse, guarda al futuro: «Con le manifestazioni di Berlino, Brooklyn e Londra, il marchio BcB si è affermato come punto di riferimento internazionale nelle capitali mondiali dei bar, diventando piattaforma in cui possono prosperare l'innovazione, lo scambio e lo sviluppo sostenibile delle imprese».

Dal cedro al tartufo: i consigli dello chef Andrea Pacelli per lavorare con ingredienti di carattere

Quando l'ingrediente ha una forte personalità va dosato con attenzione: parola di Andrea Pacelli, chef del Love Truffles di San Cesario, autore del menu del viaggio nel paese dei cedri di Tassoni, incluso il dessert Il Diamante Tassoni: la ricetta

«Lavorare con ingredienti molto caratterizzanti non è mai facile». Ce lo racconta Andrea Pacelli, chef di Love Truffles a San Cesario, a due passi da Roma, e consulente dell'azienda laziale specializzata in tartufi La Rustichella, che abbiamo avuto modo di incontrare nel viaggio alla scoperta dei cedri con Tassoni in Calabria (il racconto di viaggio di Stefano Nincevich qui). Suo il menu della manifestazione e in particolare ha lasciato il segno un dolce a tutto cedro, battezzato Il Diamante Tassoni, di cui ci ha regalato la ricetta.

«Il cedro - racconta Pacelli - è un ingrediente incredibilmente interessante, prezioso come il tartufo, che va dosato tuttavia con attenzione, perché è un attimo che passa dall'essere il tocco in più a diventare stucchevole. Nel nostro ristorante, dove tutto è a base di tartufo, diamo sempre la possibilità di aggiungere la grattata di tartufo come plus, per chi piace. Con il cedro ho lavorato seguendo lo stesso schema, una grattatina di zest solo qui e là, per non esagerare».

Classe 1987, Andrea Pacelli ha una formazione internazionale, iniziata con un viaggio a Londra e proseguita, dopo un periodo a Barcellona, fra America Latina e Asia. Anche per questa sua formazione e la passione che ha nel conoscere e assorbire le cucine e le culture di tutto il mondo, è stato scelto dall'azienda La Rustichella per fare da ambasciatore dei suoi prodotti, portando in giro per il mondo un prodotto, da declinare anche su ricette locali. «Adoro le contaminazioni - afferma Pacelli - e le ho portate anche nel ristorante a San Cesario, dove coordino una squadra di otto elementi. I tacos, per esempio, sono un contenitore che può fare da tela bianca, per essere riportato alla cucina italiana. Io per esempio li riempio con carne e un guacamole di carciofo cotto alla romana». Un'idea che secondo lui è replicabile anche in un cocktail bar: «Giocare con elementi fusion dà la possibilità di spaziare e allargare le maglie della creatività, ma attenzione a non snaturare le cucine internazionali, né a rinunciare alla tradizione italiana. Meglio prendere spunto, per fare qualcosa di personale e più comprensibile per il nostro palato».

L'esperienza in un ristorante specializzato in tartufi dà la possibilità a Pacelli anche di lavorare su un prodotto decisamente stagionale: «Adesso siamo nel picco del tartufo nero pregiato e si comincia a lavorare anche con il bianco, che non è una prerogativa solo del Piemonte, visto che lo troviamo anche dalle nostre parti. Quello che però ho imparato in questa esperienza è che, anche quando non si è propriamente in stagione, si può trovare ugualmente il modo di valorizzare un prodotto con una preparazione intermedia, che poi ci porterà a coprire i momenti in cui non avremo il fresco a disposizione». Questione di organizzazione.

La ricetta: Il Diamante Tassoni di Andrea Pacelli

Per la ganache alla Cedrata Tassoni

Ingredienti:
6 g gelatina
42 g acqua
1060 g panna
280 g copertura bianca 240 g cedrata Tassoni 1 cedro (scorza)
1 bacello vaniglia

Procedimento: il giorno prima, unire la gelatina con l'acqua e lasciarla idratare per 10 minuti. Portare ad ebollizione metà della panna con la vaniglia e le scorze di cedro, filtrare e aggiungere la gelatina. Versare il tutto sulla copertura bianca emulsionando con una frusta. Aggiungere l'altra metà della panna e la cedrata Tassoni, mescolare e trasferire in un recipiente ermetico con pellicola a contatto. Riposare 12 ore in frigo.

Per l'inserto di marmellata di cedro e Cedrata Tassoni

Ingredienti:
120 g marmellata di cedro 80 g cedrata Tassoni

Procedimento: mescolare i due ingredienti, mettere in stampi a semisfera da 3 cm e congelare.

Per il sorbetto alla Cedrata Tassoni e basilico

Ingredienti:
800 g cedrata Tassoni 100 g sciroppo di cedro 35 g glucosio
80 g prosorbet
30 g glicerina
10 g basilico

Procedimento: mettere tutti gli ingredienti in un recipiente, frullare con un frullatore a immersione e congelare nei bicchieri (per Pacojet o Ninja) o mantecare in mantecatrice.

Per il crumble mandorle e nero di seppia

Ingredienti:
100 g farina 00
100 g zucchero semolato 100 g burro
100 g farina di mandorle 35 g nero di seppia
2 g sale

Procedimento: mettere tutti gli ingredienti in una planetaria e impastare con la foglia fino a ottenere delle palline. Stendere il composto su teglia con carta forno e cuocere a 180°C per 10 minuti. Rompere con una forchetta e rinfornare per altri 10 minuti.

Per il Pan di Spagna al cedro

Ingredienti:
250 g uova
100 g zucchero
1/2 scorza di cedro grattugiata 140 g farina 00
15 g maizena

Procedimento: montare le uova con lo zucchero in planetaria. Aggiungere farina e maizena amalgamando dal basso verso l'alto. Unire le zest di cedro, versare in teglia imburrata e cuocere a 180°C per 20-25 minuti.

Per la bagna al Liquore di Cedro

Ingredienti:
100 g liquore di cedro
100 g sciroppo

Procedimento: mescolare gli ingredienti in un recipiente.

Per il rivestimento

Ingredienti:
150 g copertura bianca 150 g burro di cacao

Procedimento: sciogliere a bagnomaria i due ingredienti ed emulsionare con frusta.

Finitura e Impiattamento
Montare la ganache in planetaria con frusta e trasferirla in una tasca da pasticcere. Riempire gli stampi a forma di cedro inserendo al centro l’inserto di marmellata di cedro e cedrata congelato. Chiudere gli stampi e congelare per almeno 3 ore.

Mantecare il sorbetto e conservare in congelatore. Tagliare il pan di spagna in due triangoli e immergerli nella bagna di sciroppo e liquore di cedro. Sbriciolare il crumble.

Estrarre le ganache al cedro e immergerle nel rivestimento, quindi colorarle con aerografo o spray alimentare verde.

Impiattare disponendo sul fondo di un piatto bianco il crumble nero, adagiare al centro il Diamante Tassoni, affiancare una quenelle di sorbetto, completare con due triangoli di pan di spagna, una foglia di basilico dietro al cedro e tre cubetti di cedro candito.

Torna HoReCa Workshop, il corso per progettare locali di successo

HoReCa Workshop 2025
Iscrizioni aperte per la nuova edizione del corso di alta formazione dedicato a progettisti e imprenditori del fuori casa, in programma a Milano dal 21 al 23 novembre

Nel settore dell’ospitalità, in costante evoluzione, creare un locale vincente richiede idee e competenze che sappiano interpretare i nuovi stili di consumo. A fornirle provvederà la nuova edizione di HoReCa Workshop - Architettura Design & Marketing – Ideare, progettare, arredare e realizzare ristoranti, lounge bar e locali di successo. Il corso di alta formazion e professionale di Milano Business School. In programma da venerdì 21 a domenica 23 novembre, il corso è dedicato ad architetti, progettisti, contractor, designer e imprenditori del fuori casa che vogliono approfondire i nuovi linguaggi della progettazione di bar, ristoranti, hotel, locali di intrattenimento e food retail e le nuove tendenze internazionali nel campo dei locali pubblici.

HoReCa Workshop è pensato per avvicinare il mondo dell’architettuta di interni e quello del marketing, facendo interagire i protagonisti della progettazione e gli imprenditori, ampliando il bagaglio di competenze dei professionisti con conoscenze da mettere subito in pratica per ideare, ristrutturare, arredare e realizzare locali pubblici e format food di successo. Ai progettisti il corso fornisce nuove idee di business, soluzioni e stimoli di approccio ai diversi settori dell’Horeca e agli imprenditori elementi strategici per comprendere meglio la complessità e l’importanza del progetto, dagli interni all’organizzazione degli spazi, e come strumento di marketing strategico per aumentare i ricavi e la redditività dei locali.

L’offerta formativa

L’offerta formativa è strutturata in un ciclo di lezioni in aula, della durata complessiva di 24 ore suddivise nelle tre giornate (8 ore ogni giornata), durante le quali verranno illustrati i risultati più attuali della ricerca internazionale sui temi dell’architettura d’interni e del marketing per il fuori casa.

Al centro delle lezioni, in particolare, il rapporto con il committente e il mercato, i temi della progettazione, arredamento, design d’interni, illuminazione, materiali, percezione visiva e utilizzo del colore, in sintonia con il posizionamento di mercato e l’analisi di marketing.

Le lezioni sono curate e tenute da docenti esperti del settore, quali architetti, imprenditori e professionisti di esperienza internazionale e diretta nel mondo del fuoricasa. A loro si aggiungono rappresentanti di aziende partner del corso, che terranno brevi interventi incentrati sul rapporto tra prodotti, innovazione, mercato, e illustreranno alcune soluzioni concrete e funzionali per la progettazione.

I partecipanti, inoltre, potranno arricchire il loro percorso con una visita con i docenti in alcuni bar, ristoranti e hotel di Milano per un’analisi diretta e critica delle trasformazioni in atto, delle esigenze del pubblico e delle potenzialità di un approccio diretto al rapporto strategico tra architettura e marketing.

Come partecipare a HoReCa Workshop

HoReCa Workshop si svolge presso la Sala Duomo al 2° piano dell’Hotel de la Ville in via Hoepli 6 (a due passi da piazza Duomo) a Milano, da venerdì 21 a domenica 23 novembre, tutti i giorni con orario 9.15-13.30 e 14.15-18.30. La partecipazione è limitata a massimo 25 persone. La quota di iscrizione è di 2000 euro più Iva, ma grazie al contributo delle aziende partner sono disponibili riduzioni che permettono di partecipare al costo di 1000 euro (più Iva).

Per iscriversi e ulteriori informazioni consultare il sito: www.horecaworkshop.it oppure inviare una mail a segreteria@horecaworkshop.it o telefonare al numero 3471435380.

Alessandro Chiodi nuovo direttore del canale on premise di Birra Peroni

Birra Peroni Alessandro Chiodi
Il manager torna in azienda, dove è entrato per la prima volta nel 2010, con il compito di rafforzarne lo sviluppo del business nel canale strategico del fuori casa

Cambio al vertice del canale on premise di Birra Peroni. A guidare il comparto fuori casa è stato chiamato nel ruolo di direttore Alessandro Chiodi. All’interno della struttura vendite, il manager riporterà ad Andrea Tortella, direttore vendite dell’azienda.

La carriera di Chiodi ha preso il via in Lottomatica, per poi proseguire in Birra Peroni, dove è entrato per la prima volta nel 2010, maturando in questa sua esperienza in ruoli di crescente responsabilità sia nel fuori casa sia nel canale moderno. Nel 2017 il passaggio a Coca-Cola Hbc, dove ha guidato team e progetti, sia a livello locale sia nazionale, occupandosi in particolare di strategie commerciali e negoziazioni con importanti clienti del comparto gdo e del vending.

Nel 2024 è approdato in Heineken nel ruolo di business unit manager out of home per il Sud Italia, per poi passare in Unilever come head of channel out of home Ice Cream and Frozen & Bakery.

Rafforzare lo sviluppo di un canale strategico

Ora il rientro in Birra Peroni nel ruolo di direttore del canale on premise. La mission affidatagli è di continuare a sviluppare il business dell’azienda all’interno di questo canale, attraverso l’implementazione di una efficace strategia commerciale e rafforzando le relazioni di valore con i clienti.

«È con grande piacere che do il bentornato ad Alessandro – ha commentato Andrea Tortella, direttore vendite di Birra Peroni -. La sua nomina rappresenta un ulteriore passo nel rafforzare la nostra presenza in quello che riteniamo un canale chiave, per la nostra azienda e per il nostro settore in generale: sono sicuro che la sua solida esperienza nel mondo del fuori casa, che è iniziata proprio qui in Birra Peroni, sarà determinante nel supportare il nostro percorso di crescita e nel rafforzare la collaborazione con i nostri partner commerciali per tornare a far crescere i consumi e il valore della categoria».

Amaro Lucano si riveste puntando sulla fierezza della donna

Presentazione della nuova etichetta di Amaro Lucano a Casa Tobago di Milano
A Casa Tobago di Milano si è tenuta la presentazione della nuova etichetta di Amaro Lucano, alla presenza dei vertici aziendali e della famiglia proprietaria Vena.

Innovazione e proiezione internazionale sono le parole d'ordine che stanno contraddistinguendo negli ultimi anni la strategia commerciale della storica azienda Lucano 1894, fondata dal Cav. Pasquale Vena & Figli, a Pisticci, in provincia di Matera, a una trentina di chilometri dalla costa jonica di Metaponto.

Mantenendo immutata la storica ricetta del 1894, la forma sagomata della bottiglia in vetro da 70 cl e il tappo a vite in alluminio, l'ultima proposta è la decisa rivisitazione della etichetta originaria di Amaro Lucano che vedeva protagonista una donna vestita con il costume tradizionale delle contadine della zona chiamato La Pacchiana per la ricchezza degli ornamenti.
Ancor oggi viene portato con fierezza da molte donne del paese, anche se viene sottoposto a inevitabili varianti, a seconda se debba essere portato in giorni di lavoro o di festa, nel giorno del matrimonio o in occasione di un lutto. Componenti base sono la camicia bianca in leggera mussola di cotone, il corpetto in velluto ricamato in oro e l'ampia gonna in lana rossa sovrastata da un grembiule blu.

Decisa sulla base di una indagine U&A condotta da NielsenQ nel 2023 che ha evidenziato la necessità di rinfrescare l'immagine del brand Lucano per rivolgersi a un pubblico più giovane, la rivisitazione è stata condotta dalla società di ricerche BVA Doxa con un restyling curato dall'agenzie milanesi Arteficegroup e H48.

Al centro della nuova etichetta di Amaro Lucano compare così una nuova figura femminile dallo sguardo fiero e diretto, ritratta in primo piano (mettendo in secondo piano il costume tipico) che regge in mano un mazzo di fiori ed erbe aromatiche. Alle sue spalle si intravede il profilo del centro storico di Pisticci con il rione Terravecchia in evidenza. Il taglio ad arco della nuova etichetta di Amaro Lucano invece vuole ricordare una delle porte storiche della città lucana.

La presentazione della nuova etichetta si è tenuta di recente a Milano nei locali di Casa Tobago alla presenza dei vertici aziendali e della quarta generazione della famiglia proprietaria Vena: il "Patriarca" presidente Pasquale Vena, l'amministratore delegato Francesco Vena, la Senior Brand Manager Letizia Vena, la marketing manager Valentina Garatti, il Global Trade Marketing Manager Luigi De Michele.

«Lucano è l’unico amaro che ha scelto di mettere una donna al centro della propria identità già dalla fine dell’Ottocento – sottolinea Valentina Garatti, Marketing Manager di Amaro Lucano – e oggi quella figura viene riletta con uno sguardo nuovo che riflette i valori di emancipazione e consapevolezza, in dialogo con le sensibilità contemporanee».
«Dopo oltre dieci anni era arrivato il momento di rinnovare la nostra immagine. Lo abbiamo fatto - precisa Letizia Vena, proprietaria e Senior Brand Manager di Amaro Lucano - senza rinunciare a ciò che ci rende unici: l’italianità, la tradizione, il legame con il territorio. Questa evoluzione è un ponte tra la nostra storia e il futuro del brand».

Iscritto nel Registro dei Marchi Storici istituito nel 2019 dal Ministero per lo Sviluppo Economico, Amaro Lucano è sempre realizzato nella stabilimento di Pisticci Scalo sulla base di una originale ricetta segreta che prevede l'infusione in alcol di una trentina di botaniche mediterranee, dal mirto al rosmarino agli agrumi, con un tocco di camomilla che ne fanno un liquore particolarmente morbido e gradevole di 28° alcolici.

Un ricco portafoglio prodotti

Negli ultimi tempi ad Amaro Lucano 1894 si sono aggiunte molte altre specialità come la linea Anniversario 120 Anni composta da: Lucano Amaro Essenza, invecchiato 12 mesi in barrique che hanno contenuto grappa (34% alc) nella inconfondibile bottiglia ramata; oltre  a Limoncello (25% alc), Sambuca (40% alc), Cordial Caffè (26% alc).
Oltre ad Aperitivo Lucano (11% alc) e Limoncetta di Sorrento (30 %alc), segnaliamo infine Milano Giass Dry Gin /42% alc) e la linea dei sette Mancino Vermouth.
Per ultimo anche Lucano Amaro Zero che conserva le stesse 30 erbe aromatiche, dalla etichetta con sfondo azzurro.
Dal 2018 i prodotti di Lucano 1894 sono distribuiti in esclusiva per il canale horeca da Coca-Cola Hbc Italia divisione Spirits, mentre la distribuzione internazionale rimane diretta Gruppo Lucano.

Alcuni prodotti di Lucano 1894

 

Viaggio al centro del cedro

Tassoni apertura
Con Tassoni, tra fuoristrada e furgoni, un percorso in Calabria, tra etnobotanica, terroir e miscelazione. Quando la cedrata diventa cultura del territorio

Ci sono viaggi che iniziano con una valigia, altri con un frutto. Questo, in Calabria, comincia con entrambi: una tote bag firmata Tassoni e un agrume verde, grande e vanitoso, che non soffre di complessi: è convinto di essere nato prima degli altri, e ha pure ragione. “Il Viaggio del Cedro” non è stato un viaggio stampa, ma una caccia al profumo perduto.

A bordo del pulmino, come moderni Indiana Jones e Lara Croft, c’erano bartender, blogger, creator e Bargiornale tutti con la stessa missione: capire se il cedro Diamante, oltre a finire in bottiglia, potesse anche finire in poesia. Le tappe non erano scritte su un programma, ma sigillate in buste numerate da aprire al momento giusto. Come nei romanzi in cui la trama si svela un capitolo per volta, anche qui la storia si apriva solo se eri disposto ad ascoltarla. O a ricordarti (il mio caso), di avere una busta in mano mentre ammiravi i paesaggi tra Amantea e Santa Maria al Cedro. Dietro ogni busta, una rivelazione.

Un primo attore

La prima lezione l’ha data la Calabria stessa. Non quella da cartolina, ma quella che profuma di rustico: tra un vicolo che sa di pane e una paesana che ti osserva con sguardo indagatorio. Spoiler. Alla fine di questa storia ho riscoperto la Calabria, terra ruvida e gentile, dove il cedro non è un frutto ma un primo attore.

E quando la luce del pomeriggio si è fatta abbagliante, è arrivato lui: Giovanni Canora, coordinatore del Conservatorio di Etnobotanica del Pollino. Sotto un ulivo un uomo che parla di piante come fossero amici d’infanzia. «L’etnobotanica - sottolinea - è la scienza dell’uomo che ascolta la natura. È un sapere orale, antico, fragile. Si tramanda più con le mani, con i ricordi che con le parole. E oggi, in un mondo di sintesi e short content, recuperarla è un atto rivoluzionario».

Canora racconta che la botanica è la materia più interdisciplinare che esista, perché tocca tutto: scienza, arte, religione, cucina. «I pittori del Rinascimento coloravano coi pigmenti naturali. I filosofi scrivevano di piante. E oggi i bartender le usano nei drink. È lo stesso dialogo, solo servito con più ghiaccio». Ride, ma non scherza: dietro ogni cocktail botanico c’è un’etica del gesto. «Usare una pianta senza conoscerla è come cucinare con un ingrediente che non hai mai assaggiato. Le piante vanno maneggiate con cura, con gratitudine»

Tra i filari del cedro

Il giorno dopo, tra i filari del cedro, quella teoria è diventata pelle. I partecipanti hanno raccolto i frutti a mano, in silenzio. Il suono era quello delle foglie che si spezzano piano. Un chitarrista, Andrea Felici, suonava una slide guitar in mezzo agli alberi: la musica si intrecciava ai profumi e il cedro - ruvido, massiccio, quasi ostile - si lasciava prendere come un animale selvatico che, per un attimo, si fida. È lì che alcuni hanno capito per la prima volta che un cocktail inizia ben prima dello shaker. Inizia dal terreno, dalle mani, dal vento che asciuga la buccia. Il cedro Diamante è un agrume che non chiede di piacere: pretende di essere capito. Ha la dolcezza breve e l’amaro lungo. Come certe persone.

Ne sa qualcosa Umberto Oliva, bartender e consulente calabrese, che a questo frutto ha dedicato una filosofia: «Il cedro è un ponte tra l’acido e l’amaro, tra la memoria e l’invenzione. Nella tradizione calabrese si mangiava con il sale grosso: lo spicchio, l’albedo bianca e spessa, il contrasto. Era un gesto primordiale, ma perfettamente bilanciato. In miscelazione è lo stesso: basta estrarre la parte giusta - albedo, scorza, oli - per ottenere equilibrio e identità».

Territorialità liquida

In questo, il viaggio è stato una masterclass di territorialità liquida. Tassoni non ha imposto il proprio racconto: l’ha lasciato emergere dal terreno, dai sorrisi dei coltivatori, dai silenzi dei filari.

Ha ricordato a tutti che la Cedrata, prima di essere una bibita, è un’idea di Italia: quella che unisce un frutto mediterraneo e una bottiglia nata sul Lago di Garda. Un dialogo nord-sud che profuma di cultura e marketing fatto con eleganza: “il lusso di osare”, appunto. Il viaggio si è chiuso con un brunch allestito tra i cedri, arricchito dai tessuti e dalle visioni artistiche dell’artista calabrese Carla Maiolo. Nel diario di bordo, qualcuno ha scritto: “Ho imparato che un profumo è una memoria liquida”. E forse è stato questo, in fondo, il senso del Viaggio del Cedro.

Le botaniche protagoniste

L’etnobotanico Giovanni Canora ha guidato i partecipanti tra lentisco, mirto, origano selvatico e santoreggia montana. Ogni pianta è una storia: il lentisco, resinoso e balsamico, si usa per infusi e liquori; il mirto, sacro agli antichi, per aromi e digestivi; l’origano, delizia delle montagne, è la spina dorsale del Mediterraneo; la santoreggia, detta “erba della felicità”, aggiunge un tocco pepato e afrodisiaco. Tutte, insieme, disegnano il profilo aromatico di una Calabria che parla attraverso i profumi.

Come usare il cedro Diamante in mixology

Il cedro offre molto più del suo succo: l’albedo, spessa e amarognola, può diventare la base per infusioni, oleo-saccharum o cordial. La scorza, ricca di oli essenziali, regala note balsamiche e minerali. L’approccio di Umberto Oliva invita a “riprodurre il gesto del cedro e sale” nel bicchiere: un equilibrio tra sapido, dolce e agrumato che trasforma un ricordo d’infanzia in un’esperienza adulta. Un modo per dire che, a volte, la semplicità è la forma più alta di sofisticazione.

I nuovi campioni delle Lags Battle e del Gran Premio della Caffetteria Italiana

Lags Battle World
Sono andate in scena al Villaggio Caffè di Altoga, a Fiera Milano, le sfide a colpi di lattiera del circuito del Latte Art Grading System e la nona edizione del Gran Premio firmato Aicaf, che hanno incoronato i talenti dell’arte della caffetteria

Talento, precisione, creatività e passione è quanto hanno messo in mostra i baristi chesi sono affrontati nelle finali nazionale e internazionale di latte art, The Lags Battle, e nel Gran Premio della Caffetteria Italiana. Importanti competizioni dedicate all’arte della caffetteria, andate in scena in scena al Villaggio Caffè di Altoga (Associazione nazionale torrefattori e grossisti alimentari) a Fiera Milano, in occasione dell’edizione appena conclusa di Host, che hanno incoronato i nuovi campioni delle rispettive discipline.

Cominciamo con le sfide a colpi di lattiera delle Lags Battle del circuito del Latte Art Grading System, il sistema di qualificazione della capacità tecnica e creativa della competenza di latte art del barista basato su 6 livelli di abilità. Gare che vedono concorrere i baristi che hanno meritato i gradi più alti, ovvero la lattiera verde, rossa, nera e oro.

Gli artisti della latte art

Nella gara nazionale a imporsi per tecnica, precisione e senso estetico sono stati Danilo Esposito (livello verde), Giulio Maisto (livello rosso), Renzo Solazzo (livello nero) e Tianyu Wang, vincitore del livello oro, seguito al secondo posto da Salvatore Riunno.

I vincitori, insieme al titolo nazionale, hanno così conquistato il diritto a partecipare alla World Lags Battle, confrontandosi son gli altri finalisti provenienti da tutto il mondo. E anche in questa occasione hanno dato ottima prova delle loro capacità. A trionfare nel livello oro, il più alto, è stato ancora una volta il nostro Tianyu Wang, così come Daniele Esposito si è confermato sul gradino più alto del podio per il livello verde. La vittoria per il livello rosso e nero è invece andata, rispettivamente, al cileno Matias Faundez e allo svizzero Miran Rasiti.

Il Gran Premio della Caffetteria

Altra competizione di rilievo il Gran Premio della Caffetteria Italiana, giunto alla sua nona edizione, organizzato da Aicaf (Accademia Italiana Maestri del caffè) dove invece i baristi in gara hanno dovuto dare prova di abilità e creatività nella preparazione di espressi e cappuccini a regola d’arte e di drink a base di caffè.

Ad aggiudicarsi la vittoria è stata Cristina Pangrazio, che è così diventata la prima campionessa della competizione, conquistando anche il premio speciale. Alle sue spalle si sono piazzati Antonio Tamburrino, secondo classificato, e Pasquale Calderone, salito sull’ultimo gradino del podio.

Tutte le gare sono state realizzate con Classe 20 SB la macchina professionale tradizionale di Rancilio, dotata di tecnologia Steady Brew, che garantisce prestazioni termiche costanti, e del rubinetto C-Lever, che assicura una crema di latte di altissima qualità. Rancilio Group, che è stato lo sponsor delle competizioni, ha inoltre premiato i vincitori della World LAGS Battle per i livelli nero e oro con una Silvia, l’iconica macchina per espresso domestico progettata per portare a casa la qualità del caffè del bar.

Continua l’impegno ecologico di Gin Mare a favore del Mediterraneo

Un subacqueo di Mare Mio by Gin Mare recupera una lenza abbandonata_4
I fondali di Camogli, Portofino e Capri sono stati il teatro di recupero rifiuti a cura del progetto Mare Mio by Gin Mare organizzato da cinque anni in collaborazione con Marevivo.

Mare Mio è il nome del progetto che Gin Mare - Mediterranean Gin, in collaborazione con la Fondazione Marevivo Onlus, organizza da cinque anni per la tutela di importanti zone del Mediterraneo. Un impegno sempre più intenso che le deriva dallo stesso nome scelto per il distillato catalano.

Solo nel 2025 sono stati raccolti qualcosa come 1.504 kg di rifiuti (oltre il 50% di natura plastica) che si sono andati ad aggiungere alle 5 tonnellate degli anni precedenti (dal 2021), un lavoro che prevede analisi, catalogazione e corretto smaltimento del materiale recuperato.

Un lavoro che ha visto oltre 600 uscite in mare, con la supervisione e autorizzazione di varie Capitanerie di Porto, con l'impegno di numerosi marinai su piccole barche per il recupero di rifiuti galleggianti e di sommozzatori specializzati che vanno a liberare i fondali, fino a 55 metri di profondità, da reti da pesca impigliate e abbandonate, lenze e detriti vari, tutti rifiuti che diventano spesso trappole mortali per la flora e la fauna marina.
Quest'anno è stata la volta dei fondali di Camogli, Portofino e Capri. Record assoluto 2025 se l'è aggiudicato il recupero della carcassa di uno scooter nei pressi del Salto di Tiberio a Capri.

La presentazione del Rapporto 2025 è avvenuta di recente a Milano, al Caruso Nuovo Bistrot del Grand Hotel et de Milan di via Manzoni, con la presentazioine di Giulia Tagliabue Senior Brand Manager Gin Mare by Brown-Forman. Ad accompagnare i cocktail a base di Gin Mare - Mediterranean Gin, come Mare Tonic, Capri Lemonade e Fizz Thyme, preparati dai top barman Marco Borgonzola e Lucio Ammatuna (vincitore di tappa Baritalia by Bargiornale 2025 che andrà alla prossima finalissima di Venezia), sono state le golosità preparata dal top chef stellato Gennaro Esposito.

Di recente passato in proprietà e in distribuzione diretta al gruppo Brown-Forman Corporation , Gin Mare - Mediterranean Gin continua a essere prodotto dal 2007 con distillazione discontinua con un Alambicco Fiorentino da 250 litri a Villanova-La Geltru, nei pressi di Barcellona, con l'aromatizzazione separata di botaniche tipiche provenienti da tutto il Mediterraneo come l'oliva catalana Arbequina, il basilico italiano, il rosmarino greco, il timo turco, gli agrumi spagnoli, oltre a ginepro, coriandolo e cardamomo (42,7% alc). Inconfondibile la bottiglia svasata e serigrafata con  l'immagine di una macchia mediterranea, in vetro chiaro da 70 cl con il tappo tronco conico.

Gin Mare - Mediterrnean Gin utilizza varie botaniche della macchia mediterranea

In attività da oltre 150 anni, Brown-Forman Corporation vanta un portafoglio prodotti premium internazionale, dai whiskey americani Jack Daniel's ai Tequila messicani Herradura e El Jimador, ai whisky scozzesi The Glendronach, al rum venezuelano Ron Diplomatico, contando sul lavoro di circa 5.700 dipendenti con una diffusione in oltre 170 Paesi del mondo.

The Atlantic Magic Collection di Nordés gin presenta l’edizione numero 2

Nordés Gin torna con la limited edition The Atlantic Magic Collection, omaggiando i tesori nascosti del mare che bagna le coste della Galizia

I tesori nascosti del mare galiziano: sono questi i protagonisti dell'edizione N°2 della collezione The Atlantic Magic Collection di Nordés Gin, che torna con un nuovo omaggio alle coste da cui nasce il gin premium distribuito in Italia da Stock Spirits. Ostriche, capesante, zamburiñas, cozze, lumachine di mare, acciughe, telline: sono i frutti di mare che fanno parte del patrimonio culinario della regione, presenti nel design della bottiglia, con una finitura che richiama carapaci, pesci e i riflessi madreperlacei delle conchiglie.

Sin dal suo primo lancio sul mercato 13 anni fa, il gin originario di San Pedro de Sarandón, vicino a Santiago de Compostela, ha saputo catturare l’essenza della Galizia e delle sue coste bagnate dall'Oceano Atlantico, non solo nel sapore, ma anche nella sua identità visiva: una bottiglia molto riconoscibile, ispirata alla ceramica tradizionale di Sargadelos, che già si era cimentata unaprima edizione della limited edition The Atlantic Magic Collection omaggiando i fari galiziani che brillano nell’oscurità.

Il motto del brand, "Maxia Pura", prende vita in questa edizione, che invita a riscoprire l’autenticità e a trasformare il quotidiano in qualcosa di straordinario. La nuova edizione limitata (al prezzo di 29,95 euro) del gin premium galiziano mantiene al suo interno il suo sapore rinfrescante ed equilibrato, con il tocco genuino dell’uva albariño e la sua selezione di botaniche.

Coca-Cola scende in campo con l’Ac Milan

Coca-Cola Ac Milan partnership
Credit photo: Claudio Villa/Ac Milan via Getty Images
Il colosso mondiale del beverage diventa Official Soft Drink Partner dei rossoneri in Italia. L’accordo, che interessa la prima squadra maschile e femminile, coinvolge anche il marchio Powerade

Nonostante il calciomercato si sia chiuso ad agosto, è ancora tempo di grandi colpi in Serie A. A scendere in campo al fianco di una delle squadre più seguite è il colosso del beverage Coca-Cola, che entra a far parte dei regional partner dell’Ac Milan. L’accordo di collaborazione siglato dalle due realtà prevede l’ingresso del brand Coca-Cola come Official Soft Drink Partner e di Powerade come Official Sports Drink Partner dei rossoneri in Italia.

Una collaborazione che vuole andare oltre la tradizionale sponsorizzazione sportiva, per dare vita a un incontro tra linguaggi universali, come il calcio, la musica e il lifestyle. E Milano, città simbolo di stile e cultura, diventa il palcoscenico perfetto per realizzare esperienze uniche che fondano questi tre mondi. Epicentro di tali esperienze lo stadio di San Siro, dove già da questa stagione, partiranno i nuovi progetti. Tra questi l’introduzione della zona DJ booth che ospiterà artisti che trasformeranno l’attesa della partita in momenti di intrattenimento e condivisione, in linea con la tradizione del Milan di fondere calcio e intrattenimento.

Attività per i tifosi

L’accordo, che coinvolge la Prima Squadra maschile e la Prima Squadra femminile, vedrà anche numerose attivazioni dedicate alla fanbase rossonera, con l’obiettivo di raccontare il calcio come linguaggio capace di ispirare diverse generazioni, celebrando i valori di passione, inclusione e condivisione. Il programma prevede diverse iniziative, tra le quali contenuti digitali esclusivi, attivazioni social, attività per la community ed esperienze lifestyle. I marchi Coca-Cola e Powerade saranno protagonisti a San Siro, dove accompagneranno i tifosi con momenti rinfrescanti.

«Siamo entusiasti di annunciare la nostra partnership con AC Milan, un Club che ha fatto la storia del calcio italiano e mondiale – ha commentato in una nota Paola Donelli, marketing director di Coca-Cola Italia -. È un passo importante che conferma il nostro sostegno al mondo sportivo che è un motore di passione, condivisione e inclusione attraverso il gioco di squadra. Essere oggi al fianco della maglia rossonera ci offre una straordinaria opportunità per creare connessioni con le famiglie e tutti gli appassionati, contribuendo a celebrare lo spirito del gioco e vivere insieme emozioni uniche dentro e fuori dal campo».

Giulia Ruscelli vince l’Espresso Italiano Champion 2025

Espresso Italiano Champion 2025
Giulia Ruscelli, vincitrice internazionale dell'Espresso Italiano Champion 2025 con (da sx): Carlo Odello, ceo Iei, Alessandro Borea, presidente Iei, e Roberto Nocera, general manger La San Marco
La barista del Lovo Bar e Pasticceria di Forlì, dopo quella italiana, si è aggiudicata la finale internazionale del campionato dedicato ai prodotti simbolo della caffetteria nazionale e organizzato dall'Istituto Espresso Italiano

Dopo la finale italiana, lo scorso giugno, Giulia Ruscelli ha concesso il bis in quella mondiale: è lei la trionfatrice dell’edizione 2025 dell’Espresso Italiano Champion, il concorso internazionale per baristi organizzato dall’Istituto Espresso Italiano (Iei).

La gara è andata in scena a Host Milano, presso lo stand de La San Marco, che per il secondo anno ha messo a disposizione sia la macchina per espresso sia il macinadosatore utilizzati dai concorrenti per la realizzazione dei loro espressi e cappuccini italiani. A contendersi il titolo internazionale, oltre alla vincitrice, c’erano altri tre artisti della tazzina: Akiko Uchida, vincitrice della selezione giapponese, Yun Yong Seok, vincitore della selezione coreana e John Benjie De Galicia, vincitore della selezione interna di Essse Caffè.

Per tutti la sfida è stata realizzare in un tempo di 11 minuti 4 esemplari ciascuno dei simboli della caffetteria italiana: espresso e cappuccino. Le preparazioni che hanno proposto hanno rispecchiato i parametri di qualità dell’Istituto Espresso Italiano. Per l’espresso una tazzina con circa 25 millilitri di caffè ornato da una crema consistente e di finissima tessitura, di color nocciola, una bevanda sciropposa con aromi intensi e ricchi di note di fiori, frutta, cioccolato e pan tostato. Per il cappuccino una crema finissima e lucida, con un perfetto bilanciamento di aromi del latte e del caffè.

Qualità e tecnica

La barista del Lovo Bar e Pasticceria di Forlì è stata protagonista di una prova perfetta, per tecnica e per la qualità delle sue preparazioni, per le quali ha scelto una miscela Mocador, meritandosi così il titolo di miglior barista al mondo dell’espresso italiano. Professionista da 14 anni, e negli ultimi 4 specializzatasi nella tecnica della latte art, Ruscelli la scorsa estate si era aggiudicata la finale nazionale svoltasi a Conegliano, diventando la prima donna italiana ad arrivare al titolo (leggi Espresso Italiano Champion, vince Giulia Ruscelli).

Il premio per lei è una borsa di studio da investire in attività formative, a sottolineare l’importanza della crescita professionale continua per tutti i baristi. In linea con la filosofia dell’Istituto Espresso Italiano e con lo spirito della competizione, nata per promuovere il miglioramento costante dei professionisti nella preparazione di espressi e cappuccini di alta qualità.

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