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A Simone Sterbini la quarta edizione del Maldon Salt Cocktail Contest

Maldon Salt Cocktail Contest 2025 vinvitore
Il bartender del Black Rabbit di Anagni si aggiudica l'edizione 2025 del concorso dedicato all'utilizzo del pregiato sale cristallino inglese nella miscelazione

Con Ostia Beach, un cocktail dalle sfumature esotiche ispirato alle estati romane, Simone Sterbini, bartender del Black Rabbit di Anagni (Frosinone), si è aggiudicato la vittoria del Maldon Salt Cocktail Contest, il concorso di bartending che mette in correlazione mixology e fiocchi di sale.

Organizzato da Montosco, marchio di spezie e salse di La Collina Toscana importatore esclusivo per l’Italia di Sale Maldon, e Planet One, la quarta edizione della competition ha avuto il suo atto conclusivo alla Rita’s Tiki Room di Milano. Venti i bartender giunti alla fase finale, che si sono alternati dietro il bancone, con le loro originali creazioni con pregiato sale marino prodotto sulle coste inglesi come protagonista. A giudicarle una giuria composta da Terry Monroe, Alessandro Melis, Marianna Di Leo, Edoardo Nono e Chris Honeyball-Palmer, customer marketing manager di Maldon.

La super sfida a tre

Giuria che ha decretato i tre bartender in lizza per la vittoria: oltre al vincitore, Andrea Mango e Ivan Di Martino. Per loro la gara è proseguita con una nuova sfida che ne ha messo alla prova la creatività e il talento nella capacità di valorizzare il sale per esaltare aromi e texture dei cocktail. I tre hanno dovuto infatti creare un drink ex novo, utilizzando gli ingredienti che hanno trovato in una mystery box. Ma non solo, perché, sfida nella sfida, la nuova creazione doveva essere dall’anima esotica e ispirazione Tiki.

Ad affiancarli in questa nuova prova tre ospiti d’eccezione, Matteo Cassan, Luca Goracci e Gian Maria Ciardulli, i vincitori delle scorse edizioni del contest.

Simone Sterbini ha centrato l’obiettivo con Ostia Beach, a base di mezcal, rum giamaicano, estratto di ananas, cordiale di banana salato al Sale Maldon, sciroppo di agave, passion fruit e ginger beer salata al Sale Maldon e guarnito con una crusta al Sale Maldom al peperoncino e foglia di bamboo, Un drink con il quale ha saputo dare un tocco esotico alle atmosfere delle notti estive sul litorale romano.

Al secondo posto si è piazzato Di Martino con Heti-Heti, mentre sul terzo gradino del podio è salito Mango, che si è aggiudicato anche il Premio Stampa, assegnato da una giuria di giornalisti (di cui ha fatto parte anche Stefano Nincevich, vicedirettore di Bargiornale) per il miglior storytelling e il carisma del bartender.

La ricetta della Maldon Salt Cocktail Contest

Ostia Beach di Simone Sterbini

Ingredienti:
90 ml mezcal, 30 ml rum giamaicano, 90 ml estratto di ananas, 20 ml cordiale banana salato al Sale Maldon, 15 ml sciroppo d’agave, mezzo passion fruit, top ginger beer al pompelmo salata al Sale Maldon
Preparazione:
Shake & strain
Guarnizione:
crusta al Sale Maldon al peperoncino e foglia di bamboo
Bicchiere:
collins

Cocktails, 1898: quando il Vermouth cambiò tutto

Un manuale anonimo del 1898, Cocktails – How To Mix Them, segna il passaggio dalla miscelazione ottocentesca alle basi della mixology moderna. Per la prima volta il termine “cocktail” conquista le copertine e viene definito con rigore.

Ci sono libri che non si limitano a raccontare un’epoca: la mescolano. Prima del 1898, i manuali per bartender erano miscellanee generose - punches, juleps, cups, sours - veri atlanti liquidi per chiunque volesse sopravvivere dietro un bancone. Poi, sul finire del XIX secolo, accade qualcosa: la parola Cocktails conquista per la prima volta le copertine. Uno dei primi casi documentati è il manuale di William Boothby (1891). Il secondo, appena sette anni più tardi, è questo elegante volume anonimo: Cocktails – How To Mix Them. Un titolo programmatico, quasi un invito militare alla disciplina: “Dato che lo farai, fallo bene.”Un mantra che, 127 anni dopo, sembra scritto per i bartender di oggi. Il libro apre con una definizione limpida: il cocktail è un aperitivo, uno “stomach stimulant”, e si distingue dalle altre bevande per un dettaglio oggi quasi poetico: la presenza obbligatoria dei bitters. Era la sua firma d’autore, la pennellata che rendeva un drink… un cocktail. Ma il vero twist arriva qualche riga dopo: l’ingresso del Vermouth. Secondo l’autore, fu “la prima mossa verso la miscelazione moderna” e la scintilla che portò i cocktail alla popolarità globale. Su 47 ricette totali, ben 19 prevedono Vermouth: 12 Italiano - il preferito dell’epoca - e 7 Francese. La classicità di oggi nasceva già internazionale. I pilastri rimangono i soliti tre: Gin, Whiskey e Brandy, le fondamenta su cui si costruiva quasi ogni cocktail conosciuto allora (e, diciamolo, anche molti di quelli che beviamo oggi). Le variazioni erano piccole gemme di creatività: il Gin Cocktail in versione Holland, Tom o Plymouth; il Whiskey Cocktail con tre varianti; il Vermouth Cocktail declinato in Dry, French e Fancy, dove la guarnizione - ciliegia o oliva - diventava un gesto identitario più che decorativo. Il manuale non si limita alle ricette: racconta un modo di stare al bancone. Moderare i bitters, misurare con precisione chirurgica, controllare la diluizione, non tradire la logica dell’aperitivo. È un testo che suona ancora moderno proprio perché è preciso, tecnico, essenziale. Zero orpelli, molta sostanza: lo Shaker Manifesto di fine Ottocento. Non è solo un libro, è una pietra angolare della mixology. E come sempre, buona lettura da Lucio Tucci, il Bibliotecario di Bargiornale.

Titolo: Cocktails – How To Mix Them
Editore: Livermore & Knight Co.
Anno: 1898
Lingua: inglese
Peso: 20mb

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Fa Rumore il gran ritorno della tecnica

Rumore2025_Franco
Franco, dalla drink list di Rumore a Milano
Sossio Del Prete e il suo team rinnovano la proposta di Rumore, in Piazza del Quadrilatero a Milano, con quattro signature drink e con un grande investimento di energie sulle tecniche. Dall'invecchiamento del Negroni all'estrazione degli oli essenziali con lo squasher, torna il focus sulle preparazioni

A impreziosire il menu di Rumore, american bar contiguo al ristorante di carne super lusso Beefbar a Milano, aperto dal 2023, ci sono le bellissime illustrazioni firmate Jacopo Ascari. Una collaborazione iniziata la scorsa Design Week e proseguita fino alle prime pagine della drink list. Non è che manchi lo storytelling, sui nuovi cocktail in carta, anzi. C'è quello visivo e c'è quello, più importante di tutti, che ti arriva addosso per bocca dei bravissimi ragazzi del team guidato da Sossio Del Prete. Ma c'è, soprattutto, tanta tecnica.

Tanto studio dietro a ogni classico in lista

Spiega Sossio che dalle parti di San Babila non ci si è tirati indietro nemmeno di un millimetro: «Dietro ogni elemento della nostra selezione di classici c'è uno studio accurato sulla tecnica di preparazione. Prepariamo Caipirinha e Mojito con l'aiuto dello squasher, macchina che estrae e omogeneizza gli oli essenziali delle materie prime donando ai drink una freschezza intensa e immediata. Per il Negroni facciamo un affinamento in bottiglia di 45 giorni, questo porta ad avere texture e profilo aromatico più morbide, sviluppando note di cioccolato molto interessanti».

Sossio Del Prete
Sossio Del Prete, bar manager di Rumore

Certo, non si tocca la sacralità di certe ricette. Siamo pur sempre in una ex sacrestia, dentro l'ex Seminario Arcivescovile diventato polo del lusso e del buon vivere (e bere). Però si osa un po', senza peccare. «Per l'Old Fashioned usiamo bitters della casa e due zuccheri diversi, bianco e Panela, poi Bourbon e Rye Whiskey blendati, cuociamo sotto vuoto per 1 ora a 60 ° e, a zucchero ben sciolto, aggiungiamo la diluizione. Lo serviamo poi direttamente dal freezeer a -10. Super basso di temperatura di servizio - anche perché è un cocktail che può restare al tavolo qualche minuto in più, non viene bevuto tutto subito - e con profilo aromatico molto intenso».

Le quattro new entry della drink list di Rumore

Accanto ai classici, trovano spazio in questa stagione quattro nuove creazioni del bar manager Del Prete e del suo team: Lycheeness è un twist raffinato del classico whisky e soda che guarda al gran revival degli highball, con Hakushu distiller’s reserve, Vermouth Mancino Sakura, cordiale al lychee, soda e essenza alla rosa damascena. Franco gioca invece sull'italian sounding del nome (immaginatevi mentre appoggiate il lato B suggli sgabelli leopardati di Rumore ad ammirare una bottigliera colma di etichette da collezione, a chiedere "fammi un Franco!", semplice, immediato, inequivocabile) e sulla pulizia aromatica. Un richiamo al Basil Smash, ma tutto diverso, con vodka ridistillata al basilico, cordiale al timo e foamer vegetale; un sour fresco, complesso e persistente. Evel Knievel unisce invece Pisco, mango, Sherry fino, liquore ai fiori di sambuco e mix di acidi per un risultato gimlet style. Infine Hannya, un po' Pornstar Martini e po' un Tommy’s Margarita che fonde Tequila Blanco, liquore al Chinotto e vaniglia acidificata, con una (ruffianissima) spuma di vaniglia e passion fruit.

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Hannya, con la sua importante spuma alla vaniglia e passion fruit

Ad accompagnare i cocktail, una selezione di street food firmati Beefbar: quesadillas di manzo nostrano sfilacciato, mini smashed burgers, prosciutto di manzo nostrano affumicato e stagionato 45 giorni servito con panettone salato made in Napoli. Oltre ogni aspettativa. Altro che rumore, questo locale è diventato in breve tempo un piccolo tempio del bere di alta qualità. Per la gioia della moltitudine di... devoti.

Birra di Natale Forst protagonista della Foresta Natalizia

Birra di Natale FORST 2025 nella iconica bottiglia da 2 litri
Patrono dei birrai, San Bonifacio compare sull'etichetta della 22.a edizione limitata di Birra di Natale - Christmas Beer Forst nella iconica bottiglia da 2 litri con tappo meccanico. Come gli altri anni è stata allestita nei pressi della birreria altoatesina la Foresta Natalizia, piccolo villaggio con i più diversi stand gastronomici.

Si rinnova la tradizione di Birra Forst che ha presentato la 22.a edizione della iconica bottiglia da 2 litri di Birra di Natale - Christmas Brew Forst, diventando protagonista della tradizionale Foresta Natalizia organizzata a fianco dell’azienda di Lagundo (Bolzano).

A benedire l’iconica bottiglia edizione 2025 con tappo meccanico è stato chiamato San Bonifacio, venerato come il Patrono dei birrai, vinai e sarti.
Nato nel 673 dC in Inghilterra da nobile famiglia come Wynfrith, divenne monaco benedettino con il nome Bonifacio (“colui che fa bene”) e fu mandato missionario tra le ancora pagane e bellicose tribù germaniche, fine a diventare arcivescovo di Magonza (Renania-Palatinato); trovò la morte per martirio in Olanda nel 754 dC per spada pagana e fu sepolto nell’abbazia di Fulda (Assia). Si narra che fu San Bonifacio a utilizzare nel 724 dC per primo un albero di abete addobbato a simboleggiare il Natale cristiano, a differenza della quercia pagana che simboleggiava il Solstizio d’Inverno.

San Bonifacio sulla etichetta di Birra di Natale FORST 2025

Opera dell’artista “di casa” Franz J. Platter, in etichetta San Bonifacio è ritratto con un mantello rosso mentre regge tra le braccia, a sinistra un secchiello-dosatore con manico e una Bibbia infilzata da una spada (a ricordare il suo martirio), a destra regge il bastone pastorale, una pala per maltare i cereali e un ramo di palma (a indicare la pace). Sullo sfondo il Monte San Giuseppe innevato con l’abitato di Lagundo.

Realizzata con il metodo a bassa fermentazione, Birra di Natale Forst - Christmas Brew si contraddistingue per l’impiego di malto d’orzo, il colore ambrato (20 Ebc), gusto leggermente amaro (21 Ibu), morbido, luppolato e maltato (5,2% alc).
Oltre alla bottiglia con tappo meccanico da 2 litri, la specialità è disponibile anche in fusti da 15 e 30 litri, nel fustino Forsty da 12,5 litri e in bottiglia 33 cl. Da bere rigorosamente nell'apposito boccale natalizio da 20 cl.

Boccale 20 cl e bottiglia 33 cl di Forst Birra di Natale

L’ambiente magico di Foresta Natalizia

Nelle immediate vicinanze della birreria Forst di Lagundo (Bolzano) Foresta Natalizia viene allestita ogni anno per l’occasione con una serie di casette natalizie, con tanto di presepi, prodotti gastronomici e artigianali, pista di pattinaggio, foresta degli Gnomi. Vengono inoltre organizzati una serie di eventi, comprese visite guidate nella vicina birreria. 
Come per gli anni scorsi, all’ingresso viene innalzata la monumentale Campana della Pace (con all’interno varie altre campane più piccole) per alimentare il messaggio di pace e carità verso il mondo.

«Il Natale è sinonimo di unione - afferma Cellina von Mannstein di Birra Forst - ed è considerato un momento in cui trasmettere affetto e amore che scaldano il cuore. Il Natale dovrebbe essere anche un momento gioioso e incoraggiante ed è proprio questo che rende la Foresta Natalizia di Birra Forst un’esperienza speciale. Siamo molto felici di accogliere tutti i visitatori e desideriamo offrire loro momenti indimenticabili, ricchi di gusto, allegria e di magia dell’Avvento».

Cellina von Mannstein di Birra Forst

Bar n’ Box, la postazione mobile per il bar catering che si trasporta come la valigetta di un mago

Dai matrimoni ai barbecue in famiglia, il racconto di Francesco Bauso della sua invenzione, la Bar n’ Box, appena presentata a Host

«Ne tengo sempre una pronta nel bagagliaio dell’auto». Un’ammissione che suona quasi come un claim, quella di Francesco Bauso, inventore della Bar n’ Box, la postazione mobile per il bar catering che si trasporta come la valigetta di un mago. «L’ho pensata per chi, come me, si muove spesso per catering all’aperto, in eventi privati o aziendali, ma anche per chi vorrebbe un bar completo a casa che non ingombri troppo, magari per un barbecue in famiglia, con due drink d'accompagnamento», racconta Bauso, consulente sia per la ristorazione che per il bar.

Frutto di quattro anni di prove sul campo e 250 eventi di rodaggio (non senza aggiustamenti nel corso del tempo), la Bar n’ Box è stata presentata al grande pubblico da Bauso, in occasione di Host. Di legno, con la scocca che può essere personalizzata con una verniciatura professionale di qualità automobilistica, che protegge dalle infiltrazioni dei liquidi, Bar n’ Box ha un peso che varia dai 10,8 kg ai 16,5 in base all’allestimento richiesto (il modello base, con design Tiki o Classic parte dai 1400 euro). Contiene tutti i tool che possono essere utili per una giornata di drink all’esterno, con la possibilità di spostarli in base alle proprie esigenze e abitudini, è illuminata internamente ed è trasportabile attraverso una maniglia in cuoio o una tracolla. Ma soprattutto ha un ingombro ridotto, per cui entra comodamente nel bagagliaio di un’auto (anzi, ne entra più di una!).

Gli spazi all'interno della box all'interno possono essere organizzati dal bartender in base alle sue esigenze

Si adatta anche alle diverse altezze di tavoli o banconi che si possono trovare nelle varie location, grazie a dei piedini che fuoriescono per rialzarla e consentono di utilizzarla su un classico tavolo da pranzo, che di norma è intorno ai 75 cm di altezza. «In questo modo - spiega Bauso - una volta aperta, la valigetta raggiunge l’altezza di lavoro di un open bar classico (120-125 cm)». Una versatilità che aiuta anche quando, nel corso della stessa serata, capita di doversi spostare da un punto all’altro della location: «Sette secondi per montarlo e sei pronto per lavorare, anche spostandoti durante la serata. Ed è una cosa che accade spesso soprattutto ai matrimoni, dove il bartender copre sia il momento dell’aperitivo che il dopocena».

Al Wisdomless Club di Roma la nuova drink list è dedicata all’America’s Cup

Il bar manager del Wisdomless Club, Francesco Lazzo, ha studiato 12 signature cocktail che omaggiano le barche che hanno fatto la storia della Coppa America

Prima di approdare a Napoli nel 2027, l'America's Cup fa tappa (liquida) a Roma. Ok, non ci sono barche, ma una nuova drink list che omaggia, appunto, il più famoso trofeo nello sport della vela, in attesa che la competizione si svolga nel golfo di Napoli. Siamo al Wisdomless Club di Roma, un locale che unisce arte, tatuaggi (il cocktail bar condivide gli spazi con uno studio di tatuaggi) e mixology. Ma soprattutto un'eleganza da vera e propria Wunderkammer, frutto delle ricerche appassionate dei proprietari, i collezionisti Francesco e Vincenzo Simone Saitta con Graziano Paventi. Collocato in pieno centro storico a Roma, nel cinquecentesco Palazzo Boncompagni dei Duchi di Sora, è un trionfo di legni scuri e cimeli d'epoca, dal Grand Tour alle Regate dell'America's Cup. Un luogo dove ci si può perdere cercando di cogliere tutti gli infiniti particolari che punteggiano gli arredi e dove, visita dopo visita, si scoprono nuove piccole meraviglie.

Con arredi come questi, l'ispirazione nautica non poteva che essere naturale per il bar manager Francesco Lazzo, che si diverte a lavorare sulla ricerca di spezie e distillati di tutto il mondo, per guidare un viaggio immaginario solcando i mari e gli oceani. «L’idea - racconta il patron Vincenzo Saitta - era quella di far veleggiare i “marinai” non solo fino ad agosto, ma tutto l'anno, rompendo il tabù della navigazione durante l'inverno. Abbiamo ideato 12 signature cocktail dedicati a 12 barche che hanno fatto la storia della Coppa America. Tra le imbarcazioni che hanno stimolato la nascita della drink  list vi è la Shamrock di Sir Thomas Lipton, l’armatore scozzese, nonché grande filantropo, collezionista e velista considerato il miglior perdente dell'America's Cup, per non aver vinto un solo evento». La drink list si presenta come un colorato racconto, che parte dalla storia della fondazione della Coppa America. Si susseguono, quindi, i nomi degli scafi con le loro forme stilizzate e ingredienti che richiamano le peculiarità delle barche. Cocktail essenziali come il Cymba, che è una rivisitazione leggiadra e chiarificata del Bloody Mary, ma anche più corposi e coraggiosi come il Genesta, un concentrato di umami dato dal bourbon miscelato con funghi shiitake, vaniglia e umeshu. Infine un paio di consigli: non andate via senza chiedere sottovoce di accompagnarvi nella stanza segreta e attenti al coccodrillo sotto al bancone.

Il nuovo corso del Dirty a Milano passa per la cucina di Nicholas Lentini

L'arrivo in cucina di Nicholas Lentini coincide con l'uscita del menu food del Dirty: un trionfo da Fame Chimica, fra carbonara, burger e supplì
Da sinistra, Gianluca Tuzzi e Nicholas Lentini, rispettivamente titolare e chef del Dirty a Milano

Cosa bolle in pentola al Dirty a Milano? Una carbonara! E non solo, perché il nuovo corso del locale aperto tre anni fa da Gianluca Tuzzi, titolare e bartender, è tutto incentrato sulla vera novità: l'innesto in squadra di Nicholas Lentini, lo chef autore del primo menu food del locale milanese. Un menu che si intitola Fame chimica, nel più puro stile irriverente a cui ci ha abituato il Dirty. Le prime carbonare hanno già allietato il pubblico di aficionados del locale in viale Regina Giovanna e presto saranno innaffiate anche dai cocktail della nuova drink list firmata Riccardo Cammi (il responsabile del bar), in uscita a giorni, il cui tema è "Tutti i santi". Ma naturalmente guai a pensare che ci sia una deriva da chierichetti: i santi in questione sono destinati a diventare dissacranti icone pop, come il San Briacamo, il San Casciamo, il San Parato e il San Bernarda (in foto). E i cocktail sono tutt'altro che per chierichetti, con l'atteso grande ritorno del Dirty Martini, ma senza olive dentro!

Il cocktail San Bernarda, dalla nuova drink list Tutti Santi del Dirty

Torniamo alla questione food: tutto nasce dall'esigenza di sfruttare una canna fumaria già esistente. «Già dall'apertura - racconta Tuzzi - avevamo messo qualche elemento di cucina, con il nostro fare sempre un po' goliardico. C'erano l'hot dog, la Simmenthal, le banane a un euro. Era più che altro una provocazione. Poi il lavoro era tanto e abbiamo smesso di farlo, ma ci siamo resi conto che più di una volta capitava che i nostri clienti ordinassero cibo in delivery e se lo facessero consegnare da noi. Il nostro pubblico, infatti, è spesso composto da gente della notte, fra cui molti colleghi dei bar e della ristorazione milanese, che finiscono il turno e vengono da noi, visto che siamo fra i pochi che chiudono più tardi, alle tre e mezza di notte. E capita spesso che dopo il turno siano molto affamati».

Da lì, l'idea di rendere protagonista la cucina: «Se dovevamo farlo, dovevamo farlo bene. Così abbiamo sistemato la cucina, aumentato i kw, che è stata la cosa più complicata, installato uno schermo 45 pollici sulla porta d'entrata, con il menu in stile diner all'americana. E ovviamente, c'è l'innesto di Nicholas e di un suo aiuto in cucina, così siamo passati da tre a cinque dipendenti, oltre me, che spesso sono al banco».

Che vuol dire Fame chimica? Abbiamo già fatto cenno alla Carbonara, che Tuzzi definisce "educata". «Non è 100% pecorino, perché abbiamo pensato che dopo una cert'ora fosse il caso di renderla meno sapida addolcendola con il Parmigiano». Poi ci sono i fritti, come l'Iconico, che è un supplì dalle dimensioni importanti (il più richiesto è il classico), le Patatine fritte, anche queste semplici o condite, i Bandidos de pollo (ovvero gli straccetti di pollo impanati e fritti). E ancora 4 primi, fra cui gli immortali Ajo ojo e peperoncino e i Tortellini panna, prosciutto e piselli. Hamburger e Smash e fra i dolci un dirtyssimo Tiramisù con la nutella.

Sono pochi giorni che questo menu ha fatto la sua comparsa, ma già sta riscontrando un ottimo successo di pubblico. Per Tuzzi e Lentini uno stimolo ad andare avanti e, forse, a modificare le abitudini: «Oggi apriamo alle 20,30, ma stiamo ragionando se sia il caso di anticipare alle 18, in modo da coprire il momento dell'aperitivo». Inoltre, per dare nuovi stimoli allo chef, la promessa di serate con guest non solo al bancone, ma anche in cucina. «Con tutti i clienti che arrivano a bere un drink dopo il servizio dalle cucine dei locali milanesi non sarà difficile organizzare delle collab!», commenta Tuzzi.

Gin Tabar Pesca e Nettarina di Romagna Igp, la nuova limited edition al gusto di Romagna

Gin Tabar Paolo Molinari, CEO Casoni Fabbricazione Liquori
Paolo Molinari, ceo Casoni Fabbricazione Liquori, con il nuovo Gin Tabar Pesca e Nettarina di Romagna Igp
I frutti più iconici del territorio romagnolo sono i protagonisti della nuova release del gin premium di Casoni. Un'edizione limitata con la quale la storica azienda prosegue il percorso di valorizzazione dell'eccellenze dell'Emilia-Romagna

Prosegue l’esplorazione delle eccellenze del territorio emiliano-romagnolo di Gin Tabar. È stata presentata ufficialmente a Ravenna, durante un incontro tenutosi presso il Mercato Coperto, la nuova release del gin premium di Casoni, Gin Tabar Pesca e Nettarina di Romagna Igp.

Il nuovo arrivato amplia ulteriormente la gamma Tabar (dal nome del tabarro, mantello usato dai vecchi del luogo per ripararsi dalla nebbia) già forte di cinque referenze: all’originale, lanciato nel 2017, si sono aggiunte nel tempo le versioni al bergamotto (leggi Tabar Bergamotto, il nuovo gin di Casoni), le edizioni limitate alla ciliegia di Vignola Igp (leggi Casoni avvia la raccolta di Ciliegia di Vignola Igp per Tabar Premium Gin), quella alla Pera dell'Emilia-Romagna Igp (leggi Gin Tabar Pera dell’Emilia-Romagna Igp, la nuova limited edition di Casoni) e un London dry.

Protagonisti i frutti iconici di Romagna

Il nuovo prodotto, anche questo in edizione limitata in sole 500 bottiglie, ha come protagoniste la pesca e la nettarina di Romagna Igp, i frutti più iconici della regione, coltivate esclusivamente nelle province di Bologna, Forlì-Cesena, Ferrara e Ravenna e Rimini. «È un nuovo capitolo nel percorso di valorizzazione delle eccellenze della nostra terra – ha raccontato Paolo Molinari, ceo di Casoni Fabbricazione Liquori -. Un percorso avviato dopo il lancio di gin Tabar Bergamotto, quando abbiamo deciso di focalizzarci sulle tante specialità Igp del territorio nel quale siamo nati e operiamo dal 1814».

Frutto della collaborazione con il Consorzio di Tutela della Pesca e Nettarina di Romagna Igp, il compound gin nasce dalla combinazione tra materie prime di alta qualità e l’arte distillatoria dell’opificio Casoni. Le pesche e le nettarine fornite dal Consorzio, raccolte a piena maturazione, quando esprimono la massima intensità aromatica, dopo un’accurata selezione, vengono infuse in soluzione idroalcolica per circa una settimana per estrarne dolcezza e fragranza. Quindi si procede con la distillazione in alambicchi discontinui d’acciaio, tecnica che ne preserva tutte le note fresche e naturali. Il distillato viene integrato con la base Gin Tabar, composta da ginepro, arancia dolce, rosmarino, camomilla e cardamomo, e il tutto poi lasciato affinare per 15 giorni, per permettere la maturazione del gin che, infine, viene filtrato.

Da questo meticoloso processo di lavorazione artigianale, interamente eseguito nello storico stabilimento dell’azienda a Finale Emilia (Modena), prende vita un gin (alc 45% in vol) rotondo e di grande intensità fruttata, dove le note dolci e succose della pesca e della nettarina si fondono armoniosamente con la freschezza del ginepro e i tocchi mediterranei di arancia dolce, rosmarino, camomilla e cardamomo. Un prodotto dal bouquet aromatico raffinato, dominato dai profumi intensi di frutta e fiori estivi, e ben equilibrato al palato, con una sottile acidità che dona slancio e pulizia al sorso.

«È un viaggio sensoriale nella Romagna, rievocandone sapori e profumi. Un omaggio a questa terra generosa e ai grandi frutti della sua tradizione contadina – ha spiegato Molinari -. Continueremo in questa direzione: stiamo conducendo tanta ricerca sui prodotti Igp del territorio, con l’obiettivo di continuare ad ampliare ogni anno la famiglia Tabar di una nuova specialità. Un lavoro impegnativo perché la lavorazione di questi ingredienti è tutt’altro che semplice e richiede equilibrio e delicatezza. Un atto di amore verso la nostra terra, nel quale siamo confortati dagli ottimi risultati e dall’interesse che i distillati riscontrano presso i barterder e i loro clienti».

E un perfetto ingrediente per stimolare la creatività dei bartender si rivela Gin Tabar Pesca e Nettarina di Romagna Igp. Ideale per la preparazione di delicati Gin&Tonic, di Gin Lemon, i drink protagonisti del party che ne ha salutato il lancio, si presta alla perfezione anche per rivisitazioni dei classici, come un Gin Fizz alla pesca o cocktail sour e, grazie al suo profilo equilibrato, per sperimentazioni più ardite. Senza trascurare la possibilità di servirlo liscio, per farne apprezzare in pieno la morbidezza fruttata.

Al via EuroLab Masterclass, il format di formazione di Eurocash

Eurocash EuroLab Masterclass
Il 26 novembre a Maddaloni (Ce) il primo appuntamento del progetto di formazione gratuito dell'insegna del cash &carry dedicato ai professionisti del fuori casa. Protagoniste dell'incontro alcune storiche etichette di Branca

È per mercoledì 26 novembre il primo appuntamento di EuroLab Masterclass, il nuovo programma di formazione dedicato agli operatori del fuori casa di Eurocash, l’insegna di cash&carry F.lli Morgese, realtà attiva in Campania nella distribuzione organizzata per l’horeca e parte del gruppo Vegè.

L’iniziativa nasce per offrire ai professionisti del mondo dei locali uno spazio di confronto e aggiornamento, dove condividere esperienze, scoprire nuove referenze del ricco assortimento Eurocash e approfondire le strategie di vendita. Obiettivo del progetto è di fornire agli operatori nuove competenze e strumenti che li aiutino a migliorare le marginalità e a sviluppare nuove possibilità di business.

Esplorare il mondo food&beverage

EurocashLe masterclass, realizzate in collaborazione con Ais Campania, associazione italiana sommelier, coinvolgono brand ambassador e specialisti del settore per esplorare il mondo del food & beverage attraverso degustazioni guidate, sessioni formative e tecniche, con una rotazione di diverse categorie merceologiche strategiche per il fuori casa, come caffè, spirit, vini, cioccolato, formaggi e altri prodotti chiave.

Gli incontri, gratuiti, sono aperti a un massimo di 15 persone, con prenotazione obbligatoria sul sito di Eurocash (clicca qui per iscriverti alla masterclass). Inoltre, ai partecipanti è riservata una scontistica speciale sui prodotti in degustazione.

La prima masterclass con Fratelli Branca

A inaugurare il programma di appuntamenti, il 26 novembre presso la sede di Eurocash a Maddaloni (via Napoli 216, dalle ore 15 alle 17), la masterclass con Fratelli Branca Distillerie. Protagoniste della masterclass alcune storiche etichette della distilleria, i vermouth Carpano, Antica Formula e Punt e Mes, con i prodotti che saranno raccontati e proposti in degustazione dal brand ambassador aziendale, Paolo De Pasquale.

Seguirà un momento dedicato alla miscelazione con la realizzazione di tre cocktail che mettono in luce diversi approcci: il Fernandito, preparato con due soli ingredienti, Fernet-Branca e Cola, facilmente replicabile in ogni bar e orientato alla semplicità e alla logica cost-efficient; l’Americano con Carpano e con Antica Formula, che reinterpreta un classico in modo visivamente impattante; il Punt & Mes Soda, pensato per valorizzare il prodotto attraverso la narrazione al cliente e capace di generare un alto margine, grazie al valore aggiunto della proposta.

I sommelier di Ais Campania condurranno la valutazione organolettica dei cocktail, con un’analisi tecnica centrata su equilibrio gustativo, intensità aromatica, coerenza tra le componenti e persistenza sensoriale, fornendo ai partecipanti strumenti pratici per perfezionare l’esperienza di proposta e servizio.

Susanna Dal Cin si laurea campionessa di 110 e Lode. Assegnati 8 Order of Merit

110 e Lode podio
Il podio della 110 e Lode (da sx): Francesco Cione, Mattia Capezzuoli (2° classificato), Susanna Dal Cin (1° classicata), Riccardo Lodovichi (3° classificato), Roberto Pellegrini e Julian Biondi
Nella cornice del Grand Hotel Billia di Saint-Vincent sono andate in scena la nona edizione della competition riservata ai bartender dei grandi hotel e la cerimonia di conferimento delle onoreficienze che celebrano il merito professionale nel mondo bar e dell'ospitalità

È Susanna Dal Cin l’Hotel Bartender of the Year 2025. Titolo che la giovane bartender dell’Aman Venice ha conquistato con la vittoria di 110 e Lode, la competizione aperta ai soli bartender degli hotel a 5 stelle d’Italia. La nona edizione del concorso si è svolta al Grand Hotel Billia di Saint Vincent (Aosta) nel corso di una giornata che ha visto andare in scena un altro appuntamento top per la bar industry nazionale: la cerimonia degli Order of Merit 2025, i riconoscimenti che celebrano le figure che si sono particolarmente distinte nel settore del bar e dell'ospitalità.

Tornando alla gara, a contendersi il titolo 30 bartender provenienti da altrettanti luxury hotel della Penisola con le loro creazioni ispirate al tema Celebrating Stars, scelto per questa edizione del concorso. La sfida per tutti era preparare e presentare un cocktail originale costruito intorno a un ingrediente principale fornito dal marchio partner e da esaltare nella ricetta, dando prova di tecnica, creatività, gusto e storytelling, elementi che rendono unica l'ospitalità tricolore.

A giudicare i concorrenti una giuria guidata da Walter Bolzonella, leggenda dell’Hotel Cipriani di Venezia, e composta da Gabriele Fantino, il campione in carica della competizione (leggi Gabriele Fantino vince 110 e Lode 2024. Assegnati 8 Order of Merit) e dall’esperto Fabio Tacchi, che ha selezionato i tre finalisti in lizza per la vittoria.

La super final

Ad approdare alla super final, oltre alla vincitrice, Mattia Capezzuoli, bar manager dello Stravinskij Bar presso l'Hotel de Russie di Roma, e Riccardo Lodovichi, head bartender del St.Regis Venice. Ad assegnare la palma della vittoria una nuova  giuria, nella quale ai tre giudici precedenti si sono aggiunti gli Order of Merit 2025 appena insigniti.

Dal Cin si è imposta sulla concorrenza con il suo Anima, con Of Dorange, Templeton Midnight Rye infuso al Palo santo, Porto Real Companhia Velha Fundador White infuso sempre al Palo santo e zucchero moscovado, e con una prova dove si è distinta per la capacità di trasportare con il suo racconto al centro della storia dietro la ricetta.

Alle sue spalle si è piazzato Mattia Capezzuoli, sul podio anche nella scorsa edizione della gara, con Red Eclipse, preparato con Bitter del Lago, mezcal Montelobos Espadín Joven, Mancino Vermouth Rosso Amaranto, cordiale di rabarbaro e cacao e Vaniglia Polot 1882. Al terzo posto Riccardo Lodovichi, con Way to Venice, a base di grappa Casta Castagner, Chipotle Polot 1882, Verjus Dordogne Domaine Castel-Sablons, acqua di pomodoro e soluzione salina (in fondo all’articolo le ricette complete).

Gli ambasciatori dell’ospitalità italiana

La giornata valdostana, condotta dal duo Julian Biondi, bartender, imprenditore, consulente e firma di Bargiornale, e Roberto Pellegrini, figura storica del bartending italiano, ha avuto l’altro momento clou nella cerimonia di Order of Merit, riconoscimento anche questo, come 110 e Lode, ideato da Danilo Bellucci e organizzati da Francesco Cione ed Erica Rossi.

Otto gli ambasciatori della bar industry e dell’ospitalità italiana insigniti della prestigiosa onorificenza. Daniele Carvalho Ricci, tra i più giovani e talentuosi professionisti del panorama del caffè, vicecampione del mondo al World Barista Championship 2023 e tre volte Campione Italiano Baristi (2020, 2023 e 2025). Trainer, consulente e autentico artista del caffè, è un punto di punto di riferimento per una nuova generazione di baristi.

Il napoletano di nascita e cittadino del mondo per vocazione, Vincenzo Errico, padre del leggendario Red Hook, che ha creato al Milk & Honey di New York, è co-proprietario de L'Artefatto a Ischia. Formatosi con maestri come Dick Bradsell e Sasha Petraske, incarna l’anima più vera dell’arte del bartending, grazie anche alla capacità di anticipare mode, gusti e tendenze.

Manuela Fensore, dietro il bancone dall’età di 16 anni, due volte campionessa italiana di Latte art e prima europea a vincere il titolo campionessa mondiale. Insieme a Carmen Clemente, altra campionessa mondiale, guida il World Latte Art & Coffee Center dove si dedica alla formazione delle nuove generazioni di professionisti del caffè.

Franco Gasparri, tra i massimi esperti italiani di spirit in Italia, conoscenze che ha maturato prima dietro il bancone di prestigiosi locali nella Penisola e all’estero, poi come ambassador per United Distillers (poi Diageo), è una vera autorità nel campo degli Scotch whisky, tanto da aver ricevuto il titolo di Keeper of the Quaich dall’omonima e prestigiosa associazione scozzese. Autore di Whisky Mania, è Order of Merit con menzione Magister Imaginis per aver contribuito alla diffusione della cultura del distillato in Italia.

Federico Mastellari, tra le figure più influenti e visionarie della miscelazione italiana, da oltre vent’anni si dedica alla formazione e alla ricerca ed è autore di bestseller quali I cocktail mondiali e Miscelare. Nella sua città, nel 2023, ha fondato Drink Factory, scuola di bartending e laboratorio di sperimentazione che contribuisce a ridefinire la mixology contemporanea.

Stefano Nincevich, vicedirettore di Bargiornale, da oltre vent’anni racconta con stile brillante il mondo del bere, i luoghi e i suoi protagonisti. Tra le voci più autorevoli e riconosciute del mondo bar, autore di Cocktail Safari, è stato insignito dell’Order of Merit, Magister Dixit, per aver riscritto il linguaggio e la comunicazione del settore, trasformando ogni storia in un inno alla passione, all’ingegno e allo spirito del bere italiano.

Mattia Pastori, formatosi tra i grandi templi dell’ospitalità a 5 stelle, dove ha affinato il suo stile fatto di eleganza, empatia ed essenzialità, è fondatore di Nonsolococktails, agenzia di consulenza, organizzazione di eventi e formazione per il beverage e l’hospitality. Vincitore numerosi premi, tra i quali due edizioni della Diageo World Class Italia, è autore de Il figlio del bar, la storia di un bambino che diventerà uno dei più influenti bartender della mixologia italiana.

Angelo Sparvoli, bartender che ha fatto dell’eleganza e la connessione con l’ospite la sua cifra, ha iniziato giovanissimo la sua carriera, facendo numerose esperienze in Italia e all’estero. Nel 2016 approda all’iconico American Bar del Savoy di Londra, dove cresce sotto la guida di Declan McGurk, Erik Lorincz e Maxim Schulte. Dopo le esperienze a Tokyo, New York e Lima, dallo scorso marzo è tornato all’American Bar del Savoy come 14° head bartender.

Le ricette da 110 e Lode

Anima di Susanna Dal Cin

110 e Lode Anima
Ingredienti:
40 ml Of Dorange, 20 ml Templeton Midnight Rye infuso al Palo Santo, 10 ml Porto Real Companhia Velha Fundador White infuso al Palo Santo, 1 barspoon zucchero moscovado
Preparazione:
Stir & strain
Guarnizione:
crumble di cioccolato
Bicchiere:
double old fashioned

Red Eclipse di Mattia Capezzuoli
Ingredienti:
30 ml Bitter del Lago, 20 ml Montelobos Espadín Joven, 15 ml Mancino Vermouth Rosso Amaranto, 25 ml cordiale rabarbaro e cacao, 5 ml Vaniglia Polot 1882
Preparazione:
Stir & strain
Guarnizione:
cioccolato di Modica
Bicchiere:
double old fashioned

Way to Venice di Riccardo Lodovichi
Ingredienti:
35 ml Casta Castagner, 10 ml Chipotle Polot 1882, 25 ml Verjus Dordogne Domaine Castel-Sablons, 75 ml acqua di pomodoro, 2 dash soluzione salina
Preparazione:
Throwing
Guarnizione:
crisp di pomodoro
Bicchiere:
goblet

Roma Bar Show 2026, nuova location, ma “squadra che vince non si cambia”

Roma 19-07-2016 Apertura in anteprima per la stampa del 'La Nuvola' ideata dall'architetto Massimiliano Fuksas. Per l'occasione l'opera e' stata illuminata per la prima volta con spettacolari proiezioni. Opening for the press and lighting of 'The Cloud', the new Eur Convention centre by the famous archistar Massimiliano Fuksas. The Cloud's history began 18 years ago, wen the project began, its construction started in 2008, but, due mainly to the huge cost of the opera, the project took almost 10 years to be realized. Photo Samantha Zucchi Insidefoto
Il nuovo socio Fiere di Parma conferma la fiducia alla squadra che nelle ultime cinque edizioni ha reso sempre più autorevole e internazionale Roma Bar Show

Le nuove date le avevamo già annunciate a luglio: dopo il successo della quinta edizione, Roma Bar Show 2026 non sarà più nel mese di maggio, ma a settembre, e in una nuova location. Per la precisione, appuntamento il 14 e 15 settembre 2026, negli spazi de La Nuvola dell’Eur, scelta per garantire spazi ancora più ampi, funzionali e innovativi per espositori, operatori del settore e pubblico internazionale.
Quello che non cambia è la squadra al comando di Roma Bar Show: una compagine di imprenditori della bar industry che di recente ha aperto all'ingresso nel capitale di Fiere di Parma. La vera novità è proprio che la macchina si sta già muovendo e che il nuovo socio investitore ha confermato la sua piena fiducia alla squadra. «Gli obiettivi 2026 sono ambiziosi - afferma Antonio Cellie, Ceo di Fiere di Parma -, per cui consideriamo fondamentale l’operazione Roma Bar Show e confermiamo piena fiducia nell’attuale management. La collaborazione tra città, partner e team operativo offrirà nuove opportunità per il settore e rafforzerà il posizionamento internazionale della manifestazione».

Valorizzare la città di Roma come hub internazionale della bar industry è la visione dei founder di Roma Bar Show. «Il legame che è nato con Fiere di Parma ha consentito e consentirà di portare nuova linfa vitale a un settore da cui ci si attende una solida crescita soprattutto off trade e a livello internazionale - così Andrea Fofi, Ceo di Rbs - Roma ha un ruolo centrale nell’asset del business e La Nuvola rappresenta il contesto ideale per consolidare la manifestazione come piattaforma innovativa, globale e versatile, partendo dall’Italia e puntando alla leadership europea».

Il rafforzamento del posizionamento internazionale, che già dall'anno scorso vede coinvolta anche Ice - Agenzia con un Buyers Program dedicato, è proprio al centro delle novità previste per il 2026. «L’esperienza di Fiere di Parma in ambito internazionale e nel comparto food convoglierà progressivamente su Roma diversi operatori internazionali, per offrire al mercato nuove opportunità di business. Così come il knowhow acquisito nel comparto alimentare, che ci vede il leader in Italia, andrà a favorire sempre più anche un approccio di pairing tra il food e il beverage», commenta Riccardo Caravita, vicepresidente di Rbs.

Ad Acerra, Terronir è il cocktail bar irriverente, ma dal cuore d’oro

Ambiguità e doppi sensi fanno parte del gioco, ma è solo la facciata goliardica di Terronir, dietro a cui c'è attenzione ai temi della difesa della donna

Ambiguità, doppi sensi e molta ironia. Sono questi gli ingredienti principali che raccontano la filosofia, o meglio l’approccio all’ospitalità, di Terronir, cocktail bar ad Acerra, in provincia di Napoli che si distingue proprio per la sua irriverenza. Qui si gioca con la sessualità in modo provocatorio, ma mai offensivo. «Ci piace scherzare con il linguaggio, provocare con leggerezza. In fondo il bar è un posto dove ridere di tutto, anche del sesso e dei tabù», racconta Antonio Tufano, co-titolare insieme ad Alessandro Montesarchio e Antonio Finelli.

"Meno storie, più orgasmi", "Negroni ed erezioni", "domani è un altro porno": sono alcune delle frasi che non solo riempiono i loro profili social, ma decorano anche le loro divise. L’umorismo, insomma, non è solo estetica, ma diventa strumento di dialogo. Un tappeto all’ingresso con la scritta “Viva la f**a” ha scandalizzato più di una signora, ma Antonio sorride: «Non era una provocazione, ma un modo buffo per celebrare la donna, la vita, la libertà.» Lo stesso spirito sta dietro a opere come Il Guardone di porno, il quadro più fotografato del locale, o alle drink list dedicate al femminile, dove il gioco diventa impegno: “Ogni donna è una madonna” è stato uno dei progetti che oltre a un menu basato su cinque varianti di Negroni, ha unito grafica, merchandising e beneficenza per una Onlus, La Casa di Marinella, che ospita ragazze vittime di violenza domestica. «Da un doppio senso può nascere anche un senso profondo» spiega Tufano.

Aperto nel 2021 il locale nasce come caffetteria, per poi trasformarsi in un vero e proprio cocktail bar. «Siamo partiti con una drink list un po’ elaborata, ma all’inizio non funzionava: le persone volevano uno Spritz, un Gin Tonic. Io dicevo: "Dai, prova un highball!", ma a un certo punto ho pensato: se vogliono lo Spritz, facciamoglielo. Anche perché è una città nuova, bisogna educarla, ma anche farsi educare da lei, capire su quale piazza ci stiamo interfacciando. Ci siamo, quindi, tolti un po’ di cliché da cocktail bar fighetto e siamo diventati un punto di ritrovo per la città, per ogni tipo di fascia d’età: dai ragazzini agli adulti».

Un menu, insomma, composto da grandi classici fra cui il Paloma, Gin Tonic, Last World, Old Fashioned, anche se quello più richiesto è sempre il Negroni. «Il Negroni è diventano in qualche modo il nostro marchio di fabbrica. È il drink più venduto, quello con cui la gente si riconosce e che ci identifica. In carta – o meglio, nelle varie drink list che si sono succedute è sempre presente».  Ad accompagnare i drink, la proposta food che comprende una serie di Burger (10 euro) con patate al forno, zucchine alla scapece, e melanzane arrostite, per nominarne alcuni, insalate (7 euro) e la zingara (8 euro), uno dei panini appartenenti alla tradizione campana con fior di latte, prosciutto crudo, insalata e maionese.

Sviluppato su tre livelli da circa 70 metri ciascuno, con 60 comode sedute, l’arredamento del locale è ricco di simboli come il sacro cuore e l’asso di bastoni. «Il sacro e il profano convivono nel bar come nella vita». Uno stile riconoscibile che diventa identità, anche nel modo di vestire: «Cambiamo divisa due volte l’anno, ci piace giocare con l’immagine. La moda è comunicazione, come il cocktail». Da questa visione nasce Moda - Movement of the After, un futuro progetto itinerante, che prenderà forma nel 2026, che porta il bar fuori dal bar: guest in pizzerie, vintage market, eventi pop-up. «Il bar oggi non deve aspettare la gente, deve andare dalla gente», dice Antonio. Anche la prossima drink list riprenderà il tema: tre Negroni dedicati a Vivienne Westwood, Coco Chanel e Gianni Versace, con copertine che richiamano le riviste di moda. «Abbiamo portato ad Acerra un modo nuovo di vivere il bar – conclude Antonio – fatto di autenticità e leggerezza. Qui puoi ridere di tutto».

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