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Alberghi alla prova del Web 2.0

Interattività –

Una ricerca di Avalon Report mostra che negli Stati Uniti l’84% delle persone utilizza la rete per consultare le recensioni degli hotel

Anche gli hotel devono fare i conti col Web 2.0: è finita l'epoca della rete intesa come semplice vetrina. Siamo adesso in una piazza virtuale dove il passaparola arriva all'orecchio di una platea infinita di persone, generando opinioni e modificando scelte. L'avvento dei siti internet generati dagli utenti, così, sta cambiando la prospettiva con cui gli operatori alberghieri si rapportano alla loro potenziale clientela.

La nascita di comunità, forum di viaggio e siti che forniscono recensioni sugli hotel visitati, rende necessario uno scatto in più verso l'interattività.
Gli spazi virtuali presuppongono un linguaggio più semplice e diretto, per far capire alla comunità del web la capacità di rapportarsi col cliente di un hotel “di livello”.

Secondo una ricerca di Avalon Report, società Usa che si occupa di combinare ricerche di mercato con le analisi condotte sulla rete (www.avalonreport. com), il trend negli Stati Uniti sta raggiungendo dimensioni rilevanti, visto che l'84% delle persone che pianificano un viaggio, almeno nella fase “esplorativa”, si rivolge a Internet per esaminare le recensioni degli alberghi.

«L'immagine di grande reputazione di un hotel - dichiara Reiner Milan, chief operating officier di Avalon Report - non può essere considerata immune dalle recensioni via web. Le decisioni di acquisto sono in equilibrio tra l'identità di marca e il passaparola della clientela. I consumatori, attraverso un'esperienza personale che poi vogliono condividere con gli altri, sono desiderosi di sapere se la reputazione corrisponde alla realtà».

Le recensioni della schiera di “webcritici” sono più puntuali, taglienti, attente al dettaglio e universalmente fruibili, perché basta un click sui Pc di tutto il mondo. Avalon Report ha creato un decalogo di comportamento, che il management di un hotel dovrebbe osservare nei confronti del web: oggi una struttura alberghiera deve saper ascoltare i propri clienti, ben più che in passato, dialogando con loro sulla rete, sfruttando le critiche e i suggerimenti per migliorarsi.

Quali sono le caratteristiche del canone RAI dovuto dai pubblici esercizi?

Per i pubblici esercizi è previsto un canone speciale

Il canone RAI è una imposta sul possesso o sulla detenzione dell'apparecchio televisivo, introdotta dal R.D.L. 21 febbraio 1938 n. 246 ("Disciplina degli abbonamenti alle radioaudizioni").

Tale canone deve essere pagato da chiunque abbia uno o più apparecchi televisivi, indipendentemente dall'utilizzo o meno del televisore o dalla scelta delle emittenti che si decide di guardare.

In Italia esistono due tipi di canone: quello ordinario, dovuto da chi possiede o detiene l'apparecchio televisivo in ambito familiare, e quello speciale, dovuto da chi possiede o detiene uno o più apparecchi in locali aperti al pubblico o comunque al di fuori dall'ambito familiare.

In particolare, sono tenuti a pagare il canone di abbonamento speciale coloro che detengono uno o più apparecchi radiofonici o televisivi in esercizi pubblici, in locali aperti al pubblico o comunque fuori dell'ambito familiare, o che li impiegano a scopo di lucro diretto o indiretto.

L'abbonamento speciale ha una validità limitata al solo indirizzo per cui è stato stipulato. Ne consegue che il gestore che abbia più locali e detenga più apparecchi in sedi diverse dovrà stipulare un abbonamento per ciascuna di esse.

L'abbonamento speciale è strettamente personale e per gli esercizi pubblici deve essere intestato al titolare della licenza. In caso di cessione degli apparecchi o di cessione o cessazione dell'attività, deve essere data disdetta dell'abbonamento alla RAI nei termini e con le modalità previste.

Ai sensi della normativa vigente il pagamento del canone può essere effettuato in una unica soluzione o a rate semestrali o trimestrali.

Si ricorda che qualora la scadenza del termine per il pagamento del canone cada di sabato o di giorno festivo, il pagamento è considerato tempestivo se effettuato il primo giorno lavorativo successivo.

Divertimento e business «etici»

Iniziative –

Nel lodigiano, un parroco ha creato un centro dotato di gelateria, pizzeria, ristorante e discoteca. Accanto alla Spiritual room

È l’unica discoteca d’Italia che non si sente penalizzata dalle norme sul divieto di vendere alcolici dopo le 2 del mattino. Perché qui spesso si balla e ci si diverte, ma senza aiutarsi con l’alcol. «Noi puntiamo a un divertimento sano, che vada oltre l’ossessione del bere, del drogarsi o dello scalmanarsi» dice don Emanuele Brusati, parroco a Quartiano, nel Lodigiano, e direttore di Minteressi (minteressi.it).
«In osservanza alle tematiche emerse dai lavori del Giubileo - continua don Brusati - puntiamo a incontrare le persone nei luoghi dove vivono, come la strada, la discoteca, il ristorante». Questo è lo spirito di Minteressi, centro che unisce gelateria, ristorante messicano, birreria trappista, pizzeria e pure la discoteca.
Il centro è iscritto al Silb (Associazione italiana imprese di intrattenimento danzanti e spettacolo, silb.it) e funziona grazie all’attività di circa 50 volontari suddivisi in gruppi (security, tecnici, dj, animatori). Gli unici dipendenti assunti lavorano nelle cucine dei due ristoranti.
La struttura è aperta solo il fine settimana ed è chiusa nel mese di agosto.
«Siamo una comunità cristiana che ha deciso di condividere la notte dei giovani - dice don Brusati - momento affascinante e bello, che riteniamo anche buono se vissuto attraverso un divertimento sano e rispettoso della vita. Non c’interessa spingere le leve di un proibizionismo fine a se stesso: se un ragazzo per divertirsi vuole ubriacarsi o stordirsi ha un malessere che non sarà una proibizione a curare».

La struttura
A Minteressi, circolare come una basilica, accanto all’altare del “sacerdote della notte” (il dj) c’è la Spiritual room, confortevole e insonorizzata dove il sacerdote del giorno accoglie chi ha voglia di fare due chiacchiere. C’è anche un maxischermo dove sono proiettati sms con dedica che si scambiano i frequentatori e tutt’intorno alla sala le immagini della creazione, dal caos alla divisione delle acque fino al pastorale del vescovo.
La programmazione musicale è organizzata in modo che ogni gruppo si senta a suo agio. Il venerdì c’è il ballo liscio, al sabato sera si ballano ritmi latino-americani e la discoteca è per chi ha dai 18 anni in su, mentre i più giovani possono frequentare la gelateria. La domenica pomeriggio in pista scendono gli adolescenti, le casse sparano musica techno e al bar gli alcolici sono vietati.
Ogni mese Minteressi registra circa 5.000 presenze, attirate non solo dai valori religiosi. Il locale risponde a un’esigenza di sicurezza diffusa tra i genitori e gli stessi fruitori delle discoteche. «Al Sindacato dei locali da ballo ripeto sempre che l’economia etica fa cassetto - dice don Brusati - ma bisogna crederci».
Minteressi è pronta ad ampliarsi, cerca nuovi spazi con strutture dove proporre musica all’aperto, e c’è anche un progetto legato a Riccione, nato da un accordo tra gli oratori lombardi e il Consorzio Acquafan Oltremare.
Illustrazione: Sandra Franchino

Gusto e aroma chiusi in cialda

Caffé –

Le monodosi confezionate possono essere utilizzate anche al bar, a integrazione delle classiche miscele

Diversificare l'offerta che fa capo alla voce caffè si può ed è alla portata di ogni locale, grazie all'utilizzo delle cialde. Si tratta di dosi preconfezionate monouso (circa 14 grammi) di caffè torrefatto, macinato, dosato, compresso e racchiuso tra due fogli di carta filtro per alimenti.

Una soluzione ideale per i prodotti di nicchia
La quantità di caffè, il grado di macinatura e la compressione sono predefinite per assicurare il miglior risultato in tazza. Se per il canale domestico, il vending e i locali che hanno una richiesta molto limitata di caffè, questo prodotto è proposto per la realizzazione di un buon espresso, nei bar “classici” la cialda si associa a consumi particolari, alternativi, ricercati e anche di nicchia: monorigine, selezioni particolari, la crescente schiera degli aromatizzati, il caffè filtro o il decaffeinato. C'è, insomma, quanto basta per creare una carta dei caffè variegata e accattivante per ogni gusto e momento della giornata. La confezione singola mantiene inalterata la bontà del caffè nel tempo (fino a 6 mesi). L'estrazione è semplice: si pone la cialda sul filtro della macchina espresso e si dà il via a un'erogazione di circa 30 secondi per ottenere 30 cc di espresso. Al pari del pannello di macinato, non va tolta dalla macchina a estrazione conclusa: la si rimuove solo quando è necessario utilizzare il portafiltro che la accoglie.

Poca manutenzione, problemi zero
Nella maggiorparte dei casi la particolare forma della cialda richiede un adattatore, o un gruppo (appositamente realizzato) della macchina espresso con portafiltro. In alternativa ci si può dotare di un'apposita apparecchiatura di piccole dimensioni: in genere si tratta di una semiprofessionale compatta a uno o due gruppi, molto semplice da utilizzare e gestire. Non essendo allacciata alla rete, bisogna ricordarsi di provvedere a rifornire il serbatoio d'acqua (una spia avverte quando c'è bisogno di un ulteriore carico), che va rinnovata almeno una volta la settimana. Per non avere problemi di incrostazioni calcaree è bene utilizzare acqua con un basso contenuto di calcare e povera di minerali. Se si utilizzano più miscele (e il mercato “in cialda” ne offre ormai un'ampia gamma) è importante togliere ogni residuo al passaggio da un gusto all'altro. Se, per esempio, con la cialda si è ottenuto un caffè aromatizzato alla cannella, è bene far scendere un po' d'acqua per pulire il portafiltro (un'alternativa può essere l'utilizzo di un portafiltro dedicato), affinché l'aroma presente nella schiuma rimasta sul beccuccio non interferisca con il gusto del successivo espresso.

La cucina thai che fa scoppiare di salute

Gastronomia –

L’onda del salutismo si afferma anche tra i ristoranti etnici. Succede al Blue Elephant di Londra dove erbe, spezie e ortaggi esotici danno un’impronta wellness alla cucina thailandese

Approdata a Londra ormai da decenni, la cucina thailandese è una delle più amate della metropoli britannica, con un grande numero di locali che raggiungono anche altissimi livelli di ristorazione.

Il cuore della nuova gastronomia thai: il Blue Elephant
Il Blue Elephant (blueelephant.com), aperto negli anni '80, è uno di questi: oltre a far parte di una catena internazionale con una dozzina di ristoranti in tutto il mondo (da Mosca a Dubai), si distingue per interni molto particolari, essendo allestito come una vera e propria giungla con piante tropicali a decorare ogni angolo delle sale e rampicanti che coprono le pareti o pendono dal soffitto. Non mancano macchie multicolori con ceste di fiori e orchidee fatte arrivare apposta in aereo da Bangkok ogni settimana. C'è anche una sorta di laghetto pieno di carpe, con tanto di ponticello in legno, per ricreare l'atmosfera del folcloristico mercato galleggiante di Bangkok, con al centro una giunca carica di frutta e verdura esotica.

Una cucina creativa e salutista.
Sebbene quella thailandese sia nota per essere particolarmente rigorosa nel mantenersi fedele alla tradizione (tollerando poco a differenza di altre cucine asiatiche gli accenti di occidentalizzazione) al Blue Elephant hanno deciso di osare e sposare con decisione la moda del salutismo. «La nostra clientela - spiega Tham Prawattree, general manager del ristorante - è molto attenta al contenuto nutrizionale dei cibi, ci ha chiesto di mettere a punto un menu trasparente e dieticamente corretto, in cui siano ben evidenziate le calorie e i grassi presenti in ogni piatto, per poter scegliere un piatto anche in base al suo apporto calorico». «Il cibo tailandese - aggiunge - è per sua natura salutista essendo a base di riso, pesce e carni bianche cucinati con pochissimi grassi e poco sale. Con l'aiuto di esperti nutrizionisti di due università tailandesi abbiamo dunque messo a punto un menu innovativo che, sempre nel rispetto dei metodi tradizionali, mette in primo piano come condimenti alcune erbe e ortaggi aromatici e spezie tipiche del nostro Paese. Erbe e spezie che non solo aiutano a insaporire i cibi senza aggiungere calorie o grassi, ma che vantano anche virtù terapeutiche». Nel nuovo menu trovano posto anche carni esotiche come quella di coccodrillo - una via di mezzo a livello di gusto fra pesce e pollo - e un'intera sezione di piatti dedicati alla clientela vegetariana.

Specialità poco conosciute dagli effetti curativi
«La novità non sta solo nella preparazione “salutistica” dei piatti - continua Tham - ma nella loro descrizione precisa in carta dove sono indicati calorie, grassi, carboidrati e proteine presenti in ogni singola portata. È, in fondo, una scelta di trasparenza e un messaggio di buona salute di cui siamo particolarmente fieri». Tra gli ingredienti meno conosciuti contemplati dal menu ci sono, dunque, il galangal, una spezia che fa parte della famiglia dei ginger, dalle proprietà medicinali, e l'okra, un ortaggio dai notevoli benefici nutrizionali (contiene, infatti, vitamina A e C) che viene abbinato alle carni, intero o affettato, dopo una breve cottura. Non mancano le aromatiche foglie di lime di kaffir e la curcuma, spezia che ricorda come sapore lo zenzero ma più amara, e che si sposa mirabilmente a molti piatti a base di riso: un uso regolare di questa spezia depura il sangue e tonifica il fegato. Le specialità in carta hanno tutte degli effetti “curativi”: dal Som Tum (insalata speziata di carote e papaya), piatto a bassissimo contenuto di grassi saturi e, pare, particolarmente indicato nei casi di ipertensione, al Nam Phrik Long Rua (maiale dolce con salsa a base di gamberetti e peperoncino, una pietanza ricca di sostanze antiossidanti e ideale per prevenire malattie cardiovascolari.

L’arte di comunicare con la luce

Tendenze –

L’illuminotecnica permette oggi di creare atmosfere accattivanti con l’utilizzo sapiente del chiaroscuro e dei colori

La prima cosa a colpirci di un negozio è la sua insegna. Attraverso quel richiamo luminoso possiamo capire quale genere di prodotti o servizi ci vengono offerti. Ma, per colpire e comunicare qualcosa di interessante con un'insegna, è necessario far sì che il messaggio sia comprensibile a tutti e che risalti in modo da distinguersi dagli altri che lo circondano.
Per ottenere questo importante risultato ci si affida solitamente a un impianto luminoso, che illumina l'insegna e la rende per questo più visibile.
Ma alle volte l'illuminazione da sola non basta, ci vuole altro. «Una volta, nelle imprese commerciali la luce era considerata come il “faro” che poteva guidare verso di sé i clienti - spiega il professor Gianni Forcolini, docente incaricato e ricercatore di Illuminotecnica presso la Facoltà di Design del Politecnico di Milano. - Oggi invece di fronte alla grande massa di luce che ci colpisce nelle strade, è forse il buio quello che appare e attira di più la vista. Ma la questione non è così semplice e trovare il giusto equilibrio tra luce e ombra è sempre il sistema migliore per comunicare e farsi vedere».
Oggi, per merito dello sviluppo tecnologico che ha interessato anche il settore dell'illuminazione, è possibile andare oltre la classica insegna luminosa e dotarsi di sistemi di luce all'avanguardia, di apparecchi luminosi che hanno la funzione di attirare lo sguardo e decorare nel modo giusto gli spazi di un'attività commerciale.
«Una particolare atmosfera luminosa - continua Forcolini - serve a dare personalità a un locale. Le ultime tendenze vogliono che non solo l'insegna, ma tutto lo spazio di un locale faccia da richiamo al pubblico attraverso la luce e il proprio modo di essere illuminato».

Le tecnologie
Basati sulla tecnologia Lec (Light Emitting Capacitor) di Ceelite, ad esempio, i pannelli luminosi Continua Light sono piatti e leggeri come un foglio di carta, ma allo stesso tempo sono luminosissimi poiché utilizzano fosfori Osram Sylvania di elevata qualità. Resistenti all'umidità e soprattutto pieghevoli, riescono a trasformare in fonte di luce ogni superficie e si adattano perfettamente ad essere usati nelle insegne digitali. Non per nulla la famosa catena di negozi di abbigliamento H&M li ha usati per tappezzare le vetrine dei suoi negozi di New York e San Francisco. Senza contare che questi pannelli, come quasi tutte le fonti luminose di nuova generazione, non generano calore, consumano poco e durano molto a lungo.
Altra tecnologia, che ha più effetto se utilizzata all'interno di un locale, è quella sviluppata dall'azienda francese Barrisol. Le pellicole di materiale plastico prodotte da questa società hanno la capacità di diffondere la luce come il vetro, pur essendo molto più leggere, maneggevoli ed economiche. Utilizzate insieme a un sistema di illuminazione rgb riescono a creare soluzioni di grande effetto scenografico, come la riproduzione sul soffitto di un locale di un vero cielo stellato.

«Una tecnologia che oggi è sviluppata da tutte le grandi aziende del settore luce, come Osram e Philips, - spiega ancora Forcolini - è anche quella del Led». Questa sigla nasconde la definizione “Light Emitting Diode”, diodo ad emissione di luce. Il diodo è un piccolo componente elettronico attraverso il quale passa la corrente elettrica. La sua caratteristica principale è di poter essere molto piccolo ed economico, prestandosi ad essere usato in un'infinità di soluzioni dentro e fuori il locale. Non a caso, aggregato in speciali moduli di illuminazione, sta invadendo sempre di più le nostre città.

L'importanza del chiaroscuro
Miscelare nel modo giusto la luce con il buio, quasi ad arte, è forse il sistema migliore attrarre l'attenzione. In questa direzione opera Targetti, storica società nel campo dell'illuminazione e creatrice della Lighting Academy, che ha creato vari sistemi per dare attenzione e interesse tramite la luce. Come Concept-Floor, il pavimento luminoso digitale a Led che cambia aspetto a seconda delle necessità e che, all'occorrenza, è capace di integrare immagini, disegni, fotografie e video.
Diverso, ma altrettanto interessante, è il lavoro portato avanti da Ioo Design (www.ioodesign.com), che ha come punto di arrivo la creazione di un design interattivo dello spazio. In pratica, usando la luce si crea una proiezione digitale negli spazi in cui quotidianamente ci troviamo immersi, come per esempio bar e locali pubblici.
In questo modo, è possibile personalizzare il tavolo e le zone frequentate dal cliente, che potrà decidere, anche con alcuni giorni di anticipo, la particolare atmosfera nella quale trascorrere la sua serata (nella foto, tavoli di Ioo Design nei quali i volumi sono ridisegnati dalla luce).
Un locale del futuro avrà quindi, tramite il design interattivo, la possibilità di assumere forme, colori e luci sempre nuovi e rinnovabili, grazie all'uso delle nuove tecnologie della luce e alla fantasia di chi lo frequenta.
«Comunicare con la luce - conclude Forcolini - è un'operazione fondamentale per attirare l'attenzione su un locale. Ci vuole però sensibilità e attenzione e magari l'intelligenza di affidarsi a un professionista della luce, un “lighting designer”. Si tratta di un professionista, di solito un architetto, che ha la capacità tecnica e insieme la creatività per dare alla luce la giusta forma all'esterno e all'interno di uno spazio. La luce è oggi un materiale importante che va maneggiato con cura da mani esperte».

Belli e accessibili gli hotel «high tech»

Nuovi concept –

Nel Nord Europa due alberghi offrono comfort a prezzi contenuti grazie al self service e all’utilizzo di moduli precostruiti

Lanciato nella primavera di quest'anno, il Qbic hotel di Amsterdam (www.qbichotels.com) rappresenta un innovativo concept di ospitalità rivolto a una nuova generazione di ospiti (che viaggiano per piacere o per business), sensibili al budget di spesa, ma attenti alla combinazione di funzionalità e di sperimentazione.
Insomma, un classico esempio di struttura chic ma senza fronzoli, grazie a un modello tutto supportato dalla tecnologia: prenotazioni via internet, self check-in e check-out, bar attrezzato con distributori automatici.

La «cubo-struttura»
L'idea base di Qbic (dopo quello di Amsterdam nei pressi del Wtc sono in apertura una struttura ad Anversa e una a Maastricht, entrambe in centro città) è racchiuso nel suo motto: il miglior servizio è il self service.
Ma l'elemento chiave del suo progetto è nella struttura di circa 7 metri quadrati che si trova in ognuna delle 35 camere: un cubo (si chiama Cubi, nella foto) che comprende un letto matrimoniale Hästens sovra dimensionato, elementi da bagno disegnati da Philip Starck, una tv Lcd, radio, cassaforte, internet wireless e una ingegnosa mensola dove lavorare o consumare un pasto.
L'illuminazione è garantita da un sistema a led con un'ampia scelta di combinazioni di colori, selezionabili a piacere.
Anche i rivestimenti alle pareti sono realizzati con pannelli personalizzabili dall'ospite, che così ricrea in camera l'atmosfera che più si addice al suo stato d'animo.
Nella lobby, poi, si trovano atmosere diverse in ciascun Qbic, grazie a designers come Feran Thomassen ad Amsterdam e Ontwerepers.nu ad Anversa che hanno esercitato la loro creatività. L'ambiente della lobby risulta molto "easy" ma confortevole: caminetto, comode poltrone, postazione pc con schermo tattile che consente agli ospiti di trovare tutte le informazioni utili sui ristoranti e i locali in città o sugli spettacoli in programmazione nelle sale. Naturalmente, se necessario, si può contattare un responsabile sempre presente in hotel.

All'insegna del self service
Anche il bar, denominato Grab and Go, è il regno del self service: i distributori non solo erogano cibo ecologico e bevande ma anche prodotti come spazzolino e dentifricio, tessere telefoniche, giornali, batterie. Per le prenotazioni c'è internet e al check-in è sufficiente pigiare qualche tasto all'Atm per ritirare la chiave e accedere in camera. Ugualmente, per il check-out basta consegnare la chiave, perché al Qbic vige il metodo pay per use. Da un punto di vista operativo, il modello self-service, un servizio food & beverage ridotto e limitati spazi comuni portano a un contenimento delle tariffe che variano da 39 euro a 139 per camera a notte. La variazione è dovuta alla formula dell'early bird: prima si prenota meno si spende. Anche il concetto dei Cubi ha concorso al posizionamento di prezzo dell'hotel: realizzata in Cina, la struttura richiede solo qualche ora per essere montata in una camera appositamente predisposta. L'ideatore di Qbic, Paul Rinkens, attivo nel settore con altri quattro alberghi a Maastricht, punta alla diffusione in franchising del concept in altre città europee.

Lusso prefabbricato
Apertura prevista per il 2008 per un altro progetto, sempre made in Holland. Si tratta di CitizenM (www.citzenm.com), dedicato allo stesso tipo di viaggiatore, esplorativo, acculturato, professionale e amante dello shopping.
Quanto a lusso CitizenM hotel non si lascia mancare nulla, avendo come partner per gli arredi Vitra e per le tecnologie Philips, che fanno da corredo a un'atmosfera socievole, a prodotti di qualità, a un letto confortevole e ad altrettanto confortevoli cuscini. Certo non vi saranno le fontane di marmo o servizi sovradimensionati, ma il prezzo previsto parte da 69 euro a camera.
Il segreto sta nella tecnica costruttiva adottata, denominata “Industrial Flexible Demountable”. Le camere infatti sono delle cellule pre-montate in stabilimento, tecnica che garantisce la stessa cura e qualità di fabbricazione che si trova in uno yacht di lusso o in un jet privato.
Nei 14 metri quadrati delle camere, progettate dagli olandesi Concrete Architectural Associates, trovano spazio un letto super king-size da dove si può guardare la tv Lcd, acquistando film on demand, lavorare al computer usando il collegamento internet wireless gratuito, ascoltare musica da un canale speciale o semplicemente guardare all'esterno dalla parete tutto-vetro. Un panello messo a punto da Philips permette di creare l'atmosfera preferita combinando illuminazione a led, musica d'ambiente e arte digitale sulla tv, oltre a uno speciale sistema di sveglia gentile o energica.
In bagno la presa di corrente è universale, la doccia è a pioggia o a telefono, i prodotti cortesia sono creati appositamente da un famoso “naso” (sua, tra l'altro la linea Comme des Garçons), lo specchio con illuminazione perimetrale.

Il bar (CanteenM) è aperto 24 ore e i suoi distributori servono sandwiches, insalate, sushi e bevande, mentre di sera vengono proposti alcolici, cocktails, champagne e birra alla spina, da consumare nella lounge arredata Vitra. Nella prima fase di roll-out CitizenM prevede di aprire 20 hotel in varie città europee, Milano compresa.

La magia del lusso al PeninsulaTokyo

Hotel –

Nella nuova Rodeo Drive della capitale nipponica svetta un grattacielo di 24 piani: il The Peninsula. Un albergo che unisce allo stile esclusivo d’altri tempi le soluzioni più avveniristiche

L'originale “aspetto” da tradizionale lanterna giapponese non deve trarre in inganno: qui, di tradizionale, c'è solo il consueto ed eccellente standard di servizio del brand alberghiero Peninsula Hotel. In effetti il The Peninsula Tokyo (tokyo.peninsula.com), inaugurato da poche settimane nella megalopoli giapponese, è un tempio del lusso declinato in chiave hi-tech.

Un cinque stelle da 314 stanze
Il cinque stelle nipponico, progettato dall'architetto Kazukiyo Sato, è un modernissimo grattacielo che si staglia per 24 piani nel quartiere Marunouchi, uno dei distretti più vitali ed effervescenti della città, che si appresta a diventare velocemente la Rodeo Drive del paese del Sol Levante. Spettacolari le camere, 314 in tutto comprese 47 suite, molte delle quali con vista panoramica sullo skyline di Tokyo e sui Giardini Imperiali. In un riuscito di mix di diversi materiali - legno, pietra, marmo - gli ambienti sono estremamente raffinati e funzionali: “Internazionali nel design, giapponesi nell'ispirazione” come dice l'interior designer Yukio Hashimoto. Ma qui lo chic fa rima con l'hi-tech: ad esempio, tutte le camere sono provviste di bagni che, al tocco di un bottone, si trasformano in Spa e addirittura, nelle cabine armadio, è installato uno speciale “nail dryer”, un dispositivo per asciugare lo smalto sulle unghie e assicurare una manicure perfetta.

Hi-tech e sfarzo per uomini d'affari
Per gli uomini d'affari, che sono il target di riferimento del nuovo hotel di Tokyo, sono schierate le più avanzate soluzioni tecnologiche per rendere facile il lavoro anche lontano da casa e dall'ufficio. Ogni stanza dispone infatti di due linee telefoniche: un wired-phone, che si può “sincronizzare” con il cellulare dell'ospite dirottandone le chiamate attraverso il sistema Bluetooth e che può effettuare anche chiamate Skype, più un altro telefono portatile, che funziona come cellulare nell'area metropolitana di Tokyo. E per chi davvero vuole esagerare, c'è The Peninsula Suite: un appartamento di 347 metri quadri all'ultimo piano, dotato di terrazzo panoramico che, nelle giornate terse, permette addirittura di scorgere la vetta del Monte Fuji. La suite si compone di salotto, sala da pranzo, soggiorno, camera con bagno privato attrezzato con mini piscina, bagno di servizio, piccola palestra e addirittura una cucina perfettamente equipaggiata. Oltre alle camere, il grattacielo ha ancora molto da offrire: un lounge bar, cinque ristoranti, sei sale riunioni, due saloni per i ricevimenti, una sala per le tradizionali cerimonie giapponesi e, se non bastasse, c'è anche una cappella dove celebrare i matrimoni.

Il fiore all'occhiello: la Sala benessere 
Per ritrovare il benessere dopo una giornata di lavoro, The Peninsula schiera un fitness centre con le macchine più moderne e soprattutto The Peninsula Spa by Espa, un “paradiso” di 900 metri quadri dove possono essere effettuati tutti i tipi di trattamenti, da quelli nipponici a quelli ayurvedici. E, se lo sfarzo fin qui profuso ancora non bastasse, l'albergo mette in campo la sua galleria di negozi, con tre gioiellerie di superlusso, e addirittura una flotta di Rolls Royce per accompagnare i clienti lungo le caotiche strade di Tokyo o all'aeroporto. Per chiudere la giornata, dopo il leggendario afternoon tea servito nella lobby, non resta che provare il ristorante principale dell'albergo. Al piano attico, il Peter serve piatti di ispirazione europea con vista a 360 gradi sulla città. Una location modernissima e cosmopolita, con arredi sinuosi e schermi interattivi.  

Gli affari d’oro dei locali notturni

Consumi –

L’intrattenimento by night genera oltre il 25% delle consumazioni del canale bar. Un’indagine di TradeLab mette a fuoco il settore

Riflettori puntati sui locali serali e della notte e, questa volta, se ne parla non tanto per la bufera scatenata dall’articolo 6 del decreto legge n. 117 sulla sicurezza stradale, quanto per un’analisi che per la prima volta in Italia fa luce su un settore che genera, con 750 milioni di consumazioni, oltre il 25% del totale delle consumazioni complessive del canale bar per un giro d’affari di 3.600 milioni di euro.
Da sempre al centro delle strategie di comunicazione e promozionali delle aziende del beverage, questa tipologia di locali è interessante oltre che per i volumi che è in grado di generare soprattutto per il valore degli atti di consumo: frequentati da giovani (di cui una larga fascia “altospendenti”) sono i luoghi naturali dove si creano mode e stili di consumo soprattutto nel campo del bere miscelato e di tendenza.

L’indagine
A colmare il vuoto d’informazioni su un canale così strategico ci ha pensato TradeLab (www.tradelab.it), società milanese di analisi e consulenza manageriale impegnata ormai da anni ad analizzare dimensioni e trend del fuori casa, che ne ha calcolato il “peso” attraverso un’indagine su due fronti: quello della domanda, intervistando 2.000 consumatori tra i 18 e i 40 anni, e quello dell’offerta, sondando le opinioni di 546 gestori di locali serali e notturni.
Il primo passo è stato quello della costruzione di un universo di riferimento, utilizzando come fonte statistica principale l’analisi sul canale bar realizzata da TradeLab nel 2006 e isolando un gruppo di locali serali e notturni frequentati prevalentemente da giovani e con caratteristiche in termini di servizi e orari riconducibili a tale target (es. buffet per l’aperitivo, musica ecc.). Ne è scaturito un universo di 11.900 locali, di cui 10.600 bar serali e notturni e 1.300 discoteche pure.
Una rete frequentata, si stima, da 15 milioni e mezzo di consumatori che in questi ultimi anni è al centro di una serie di cambiamenti e rivoluzioni.
Per quanto riguarda le discoteche in particolare è mutata la funzionalità: da anfiteatri polarizzati dalla zona ballo con modalità di fruizione rigide e servizi standard a si è approdati a spazi multifunzione, con interni intimi e ricercati, in grado di soddisfare un pluralità di occasioni di consumo (dall’aperitivo al dopocena) con un accento sulla ristorazione. Ben il 20% delle consumazioni, risulta dalla ricerca, è proprio generato nelle cosidette “nuove occasioni”: aperitivo e cena.

Le tipologie del "by night"
Oltre al mondo della notte in senso stretto TradeLab ha ridisegnato le categorie dell’intrattenimento by night, defindendo oltre alla discoteca (ribattezzate “dance floor”) quattro tipologie di locali serali-notturni, ognuna con il suo target di riferimento e un il core business in termini di categorie di alcolici consumate.
Dal bar con orario serale, tradizionale punto di ritrovo degli amici, battezzato “company’s lane” e senza una spiccata caratterizzazione (qui vanno forte soprattutto birra e bevande analcoliche), al “fashion&meeting”, ovvero il classico posto alla moda con interni un po’ più laccati rispetto al bar di quartiere, con un’offerta multi-occasione dove la gente va per fare nuovi incontri e consumare soprattutto cocktail che, insieme alle bevande lisce, rappresentano oltre la metà di tutte le consumazioni.
L’”intimate lounge” è invece il concept dal look più elegante e sofisticato che viene frequentato soprattutto da una clientela modaiola e altospendente (intorno ai 40 anni), ideale per una serata intima; è questo il regno delle bollicine - spumanti e Champagne - e dei vini. “All night long” è, infine, il format più vicino al profilo della discoteca. Si tratta di pub, discobar e discopub frequentati soprattutto da ventenni e con modalità di consumo simili a quelle delle discoteche, con la birra protagonista quasi assoluta con oltre il 35% delle consumazioni.

Cocktail protagonisti
I cocktail alcolici sono invece il motore delle disco o “dance floor” dove rappresentano circa un terzo di tutte le consumazioni. A questo proposito, i mix più richiesti a detta dei gestori sono i soliti noti (Negroni, Cuba Libre, Mojito ecc.) anche se in alcune tipologie di locali c’è tra i consumatori una maggiore sensibilità al brand base del cocktail.
Un dato emerge: il 53,9% dei consumatori si dichiara insoddisfatto dell’offerta food. È questo un fronte che richiederà in futuro da parte dei gestori una speciale attenzione.
Foto: Pietro Naj Oleari

La riqualificazione del porto di Genova

Progetti –

L’inaugurazione del nuovo “Marina” all’aeroporto migliora la ricettività. Un’ottima occasione per aprire attività commerciali e locali innovativi.

A un certo punto Genova s'è ripresa il mare. La città che vive del suo porto ha molto stentato ad appropriarsene realmente, ma negli ultimi anni tutto è cambiato. A metterci lo zampino per primo è stato Renzo Piano, con il suo progetto per la riqualificazione della zona del Porto Antico, varato con l'Expò del '92, in cui si celebrava il 500° anniversario della scoperta dell'America. L'Acquario, il Bigo, i Magazzini del Cotone e più tardi la darsena, il porticciolo turistico e, in tempi ancor più recenti, il Museo del Mare, hanno creato un polo di attrazione per il turismo ma anche per i residenti, attorno al quale si è col tempo creato un importante indotto economico.


La funzione turistica del Marina Genova Aeroporto 
Lo stesso sta per succedere adesso nella zona di Sestri Ponente, dove è fresco di inaugurazione il Marina Genova Aeroporto. Si tratta di un porto turistico nei pressi dell'aerostazione genovese, esteso su un'area di 150mila mq con 500 posti barca. Negozi, beauty center, ristoranti, lounge bar renderanno il soggiorno dei diportisti più rilassante. Pensato per ospitare anche yacht e grandi barche a vela, il nuovo porto offre un servizio di lusso per armatori esigenti. Un borgo residenziale con 200 appartamenti sta sorgendo nella stessa zona: cantina e box sono di rigore per ogni abitazione, e lo è anche l'ormeggio.


La nuova scomessa di Renzo Piano: il waterfront
La riconquista della zona costiera non finisce qui. Renzo Piano è stato chiamato dal sindaco Marta Vincenzi a svolgere il ruolo di super-consigliere per l'urbanistica e durante questa amministrazione riuscirà forse a vedere la luce l'ambizioso progetto “dell'affresco”, che l'architetto ha in serbo proprio per il waterfront. Piano ha pensato a un parco sul mare, a una monorotaia, come quella di Sydney, per alleggerire il traffico in strada, e persino a un'isola su cui collocare il nuovo aeroporto (i dettagli sul sito porto.genova.it/waterfront/).


Le nuove attività commerciali 
Cosa ci si può aspettare dalla riconversione di un'area così centrale? Un aumentato appeal per i turisti. Proseguendo il discorso iniziato al Porto Antico, dove oggi si trovano 20 tra ristoranti e bar, variamente dislocati in prossimità di librerie, negozi di musica, cinema multisala, spazi per concerti e spettacoli all'aperto, centro congressi e musei. Qui è stato creato un polo che attrae visitatori diversi e non manca di potenziali clienti in tutti i giorni della settimana. Ma soprattutto nei week-end, quando arriva il grosso dei turisti dal nord Italia ma anche dalla Francia per visitare l'Acquario, la Città dei bambini e il Museo del Mare.


I locali innovativi
Una delle aree più gettonate sono i Magazzini del Cotone, dove si tiene un fitto programma congressuale. È qui che si sperimentano formule nuove per la città. Locali come il Bicù, che ha orari di apertura lunghissimi, rari per Genova, incorpora una fabbrica di birra e propone menu particolari (anche per celiaci). O il Banano Tsunami, locale su una piattaforma a mare, che copre tutto: dall'aperitivo con dj, al pranzo formale, dalle cerimonie allo snack veloce, il tutto in una cornice suggestiva. Crocieristi e diportisti non mancano: sbarcano rispettivamente nella vicina Stazione Marittima, appena ristrutturata, e alla Marina Porto Antico.


Le prospettive
Credere nel porto come risorsa per commercianti e ristoratori si è dimostrata finora una mossa valida. Non si sa quanti anni ci vorranno perché il progetto di Piano si completi, ma è lì che sono puntati gli occhi di molti grandi investitori privati e di buona parte dei residenti, che non vedono l'ora di appropriarsi di un altro pezzo di città. Se sapranno farlo anche dal punto di vista commerciale i risultati non tarderanno. C'è del vero in quel detto: «Apri un ristorante in una strada e non verrà nessuno; aprine dieci e arriveranno a frotte»

Quando l’accoglienza paga

Disabilità –

I locali che installano servizi per i portatori di handicap guadagnano credito in immagine. E non solo

Per il locale che voglia essere friendly la capacità di accogliere il cliente disabile è sicuramente un buon banco di prova. Perché la gestione del rapporto con questo tipo di utenza non può essere affidata all'improvvisazione o alle generiche “buone intenzioni”, ma, al contrario, richiede una pianificazione a monte. Un bagno accessibile a tutti o un parcheggio riservato non si inventano al momento: se non sono stati previsti non si può fare altro che dire «mi dispiace...». Perdendo un cliente e una buona occasione di dar prova di civiltà.

Dare risposte a bisogni reali
Per chi si sposta in carrozzella un problema critico è quello del bagno (non dimentichiamo, tra l'altro, che certe condizioni di disabilità impongono di servirsene molto frequentemente). Però spesso la toilette per disabili non c'è proprio,  oppure c'è, ma la si usa così poco che finisce per diventare uno sgabuzzino, di cui all'occorrenza non si trova più nemmeno la chiave. Al contrario, se lo spazio lo consente, si possono prevedere due bagni diversi. Altrimenti un'alternativa può essere quella di attrezzare l'unico bagno esistente per l'utenza disabile e renderlo disponibile per tutti. L'avvertenza, in questo caso, sarà quella di scegliere sul mercato degli ausili che non abbiano un aspetto eccessivamente “ospedaliero”, generalmente un po' respingente. Per esempio i classici maniglioni: purché rispettino i canoni di utilità per i quali sono previsti, perché non prevederli colorati e coordinati all'immagine complessiva del bagno (informazioni sull'argomento si possono trovare sul sito unbagnopertutti.org)?

Un servizio utile per tutta l'utenza
Strutturare il bagno “normale” anche per persone con problemi di deambulazione e/o di autonomia (in termini di misure, di disposizione dei sanitari e degli accessori, di presenza di ausili, ecc.) è una scelta lungimirante. Anche senza considerare la disabilità in senso stretto, ci sono varie fasce di utenti, dalle donne gravide agli anziani, alle persone ingessate o con le stampelle, che potrebbero trovare utili questi aiuti. Bagno a parte, un altro ostacolo che spesso può risultare insormontabile per chi si sposti in carrozzina (ma anche per il genitore con bimbo in passeggino) è rappresentato da sedie e tavoli fissati al pavimento. È sempre bene che la disposizione del locale preveda almeno una parte attrezzata con arredi mobili, per poter rispondere a esigenze differenziate.
 
Un accoglienza fatta anche di piccole attenzioni
Altro tema “caldo” è il parcheggio, oggi difficile per tutti, ma soprattutto per chi, per qualsiasi ragione, si sposta a fatica. Non sempre è possibile ovviare a questo inconveniente, ma, qualora il vostro locale disponga di un suo parcheggio, è bene prevedere almeno uno spazio riservato (e, magari, cercare di farlo rispettare). Teniamo presente, comunque, che il problema dell'accoglienza non è soltanto fisico. Ci sono muri che, pur essendo invisibili, finiscono per essere altrettanto invalicabili e discriminanti di quelli reali. Un esempio? Immaginiamo che un ipovedente voglia scegliere dal banco un panino o una fetta di torta: sarà necessario dargli spiegazioni sugli ingredienti o suggerirgli eventuali alternative. È chiaro che questo, soprattutto in orari di punta, può far perdere qualche secondo in più. Ma non pensate che possa valerne la pena?

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