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Un vigneto toscano a New York

Made in Italy –

In seguito a un gemellaggio, circa 2 mila piantine di uva tipica saranno piantate nel cuore della città americana

Qualche tempo fa era apparsa la notizia dell'esistenza di una piccola vigna nel cuore di New York, coltivata da un originale viticoltore sul terrazzo del suo appartamento in cima ad un grattacielo, autoproducendosi così il vino per il suo consumo casalingo. Ora però si parla di un intero vigneto toscano che sarà coltivato nella Grande Mela. Segno che il fascino del made in Italy tira ancora.

Il gemellaggio tra Crespina e Staten Island
Il comune pisano di Crespina, infatti, si è gemellato con l'isola newyorkese di Staten Island in un patto di amicizia che comprende anche la costruzione di una vigna toscana in terra statunitense. Il progetto si chiama Tuscan garden vineyard ed è stato sottoscritto dal sindaco di Crespina, Thomas D'Addona e dal presidente della Contea, James Molinaro. Curiosità anagrafiche: un italiano che ha il nome di battesimo come se fosse uno yankee, e un americano che ha un cognome che più italico non si può. Tornando al progetto, il vigneto sorgerà all'interno del giardino botanico di Staten Island su una superficie di circa di due acri, sui quali saranno messe a dimora 2.100 piante. L'iniziativa è promossa dalla contea e realizzata d'intesa con l'Università di Pisa e l'azienda vitivinicola Castellani. In programma c'è la produzione del primo rosso toscano “made in Usa”. La vendemmia completa ci sarà dal quarto anno di coltivazione. Lecita la domanda: siamo davanti a una pura azione promozionale? Forse. Ha detto il sindaco D'Addona: «Accetto con entusiasmo la sfida di legarci a una realtà a noi tanto diversa. Sono certo che l'incontro e lo scambio fra civiltà e culture distanti saranno occasione di crescita per le due Comunità». Secondo il primo cittadino «Crespina, e il territorio delle Colline pisane, beneficeranno degli effetti legati alla promozione della ruralità toscana, molto apprezzata in Usa».

Un vigneto toscano ma non troppo
Ma che cosa ci sarà davvero di toscano nel vigneto che nascerà nella Grande Mela? Poco, pare. I vitigni, seppur toscani, saranno acquistati da un vivaista italiano, in California, per via dei regolamenti fitosanitari Usa che impediscono l'importazione di barbatelle. Accanto al vigneto simil-toscano sarà costruita un'area di vinificazione con un punto di vendita dei vini prodotti nel “Tuscan garden vineyard”. In cantiere anche corsi di enologia e degustazioni, un centro di informazione per la conoscenza della cultura toscana del vino e una biblioteca sul tema. Che dire? Tutto ok, basta che i newyorkesi, pigri e innamorati della loro città come sono, non si convincano che quello spicchio di terra di Dante, ricreata all'ombra del ponte Da Verrazzano, sia la vera Toscana, ma solo un antipasto di quanto li attende nella vera e unica patria del Brunello e del Chianti.

Costi e offerte della tv nei locali

Bar –

Digitale satellitare o terrestre, fibra ottica o antenna, tv al plasma o Lcd: ecco come scegliere l’impianto

La tv nei locali pubblici rappresenta una buona occasione di business, soprattutto quando è legata all'offerta delle partite di calcio, in quelle zone dove gli abbonati alla tv digitale ancora non sono molto numerosi. Nel momento di accingersi a realizzare un impianto è quindi importante scegliere bene, in base alle esigenze e ai probabili costi di gestione. Le offerte per i locali pubblici sono sempre più numerose. Sky Bar è la proposta di Sky per la tv digitale satellitare, che richiede quindi l'installazione di una parabola (se già non ce n'è una) e l'utilizzo di un decoder. Sky propone spesso offerte (da valutare di mese in mese) per chi si abbona. Si possono scegliere vari pacchetti: Sport, Calcio o Vetrina con numerosi canali tematici con concerti, videoclip, news o serial televisivi. Diversa l'opzione tecnologica di Fastweb, che sfrutta il cablaggio in fibra ottica. È possibile abbonarsi, quindi, solo se nella vostra zona il passaggio dei cavi è già avvenuto. La proposta di Fastweb presenta sempre i canali tv di Sky, a cui aggiunge la possibilità di navigare in internet (anche per i clienti) e di godere di un servizio di videosorveglianza, per controllare il locale da pc 24 ore su 24. Per consentire di fruire dei programmi tv anche Fastweb fornisce un decoder. Un'opzione più semplice, perché non richiede particolari installazioni, ma meno ricca di programmi tv, è quella proposta da Mediaset con il pacchetto Premium Club. Si tratta di un digitale terrestre, con allaccio alla classica antenna televisiva. Un decoder e una scheda consentono la visione dei canali, con tutte le partite di Champions League e alcune del campionato di Serie A.

L'impianto? Dipende dallo spazio
Individuato il pacchetto, si deve scegliere l'impianto. Per chi ha grandi spazi può essere utile un tv proiettore, di solito fissato al soffitto o in posizione sopraelevata, che rimanda le immagini su un grande schermo (esistono anche modelli ripiegabili), come in un cinema. Locali divisi in vari ambienti possono optare per schermi tv di grandi dimensioni, al plasma o a cristalli liquidi. Quale scegliere tra i due? I televisori al plasma offrono di solito un maggior contrasto e una migliore visione anche in locali poco illuminati. Infatti, anche se gli schermi Lcd sono più luminosi e più fedeli nella restituzione di alcuni colori, le immagini proiettate su questi apparecchi appaiono meno nitide se lo spettatore non è posto in posizione frontale rispetto al televisore.

Il menu sempre a portata di clic

Locali –

Prenotazioni online, pasti consegnati in ufficio da camerieri su due ruote: qualche idea per aumentare il business della pausa pranzo

Ordinare il pranzo su internet o per telefono, riceverlo comodamente a casa o in ufficio all'ora desiderata (con tanto di calcolo delle calorie) e pagare il conto con il proprio BarCode. Erano questi i punti cardine del progetto Bar on line, presentato dagli studenti di un istituto industriale di Pavia a un concorso indetto da Unioncamere per valorizzare la creatività all'interno dell'istituzione scolastica. Lo scenario ipotizzato dai ragazzi pavesi è tutt'altro che fantascientifico.

Sono sempre di più i bar che cercano soluzioni per gestire meglio il lavoro nella pausa pranzo. Il lunchtime è, infatti, uno dei momenti più critici per la vita di qualunque locale: perché in Italia si tende a rispettare gli orari canonici dei pasti, con la conseguenza di una punta massima di affollamento in un arco di tempo limitato (più o meno fra le 12,30 e le 14), e perché chi pranza al bar ha sempre i minuti contati. Perché, dunque, non provare a “inventarsi” qualcosa per aiutare la clientela a vivere questo tempo come momento di relax e di benessere e non come fonte di stress? Ecco qualche suggerimento, fra i tanti possibili.

Il menù si sceglie online
A Milano il bar Chopin (nell'omonima via, nella zona sud della città), offre ai clienti la possibilità di ricevere il menu della giornata per e-mail e di fare le proprie ordinazioni su internet. L'offerta vale per tutti, ma fa comodo soprattutto ai gruppi numerosi che, diversamente, farebbero fatica a trovare posto e perderebbero tempo con le ordinazioni.

Che risultati dà questa iniziativa? Secondo il titolare del bar milanese, circa un quarto dei messaggi mail inviati genera una risposta positiva, cioè la prenotazione del tavolo e del menu prescelto. Il che significa un buon numero di persone, dato che il menu viene mandato a un unico indirizzo, ma poi viene consultato da tutto il gruppetto dei colleghi che solitamente pranzano insieme.

Il pranzo arriva su due ruote
A Trieste, invece, il Tnt Pub, prendendo spunto da quanto già da tempo si fa per la pizza, assicura la consegna del pranzo a domicilio, affidandola a ragazzi motorizzati (il “mozzarella bar” milanese Obikà si serve, invece, di camerieri ciclisti). I clienti che desiderano pranzare senza muoversi dall'ufficio, possono farsi recapitare panini, insalate, fritti (dalle olive ascolane alle crocchette di patate) e bevande. I tempi di consegna vanno dai 15 ai 45 minuti. Il costo del servizio è di 1,50 euro a consegna, per una spesa fino a 20 euro. Se l'importo è superiore ai 20 euro, la consegna è gratuita.

Ancora in tema di idee “friendly” per la pausa pranzo, è bene ricordare che a tavola, forse più che in altre occasioni, non siamo tutti uguali. Senza voler ambire a soddisfare tutte le esigenze, qualche volta si dovrebbe pensare anche a chi, per ragioni di salute o ideologiche, non consuma alimenti di origine animale. Le solite verdure grigliate vanno bene, per carità, ma perché non metterci un po' di fantasia proponendo, per esempio, una profumata zuppa o una gustosa torta salata?

Da Parigi a Londra hotel sempre più cari

Turismo –

Gli alberghi del vecchio continente hanno aumentato il prezzo medio del 5,2% nel 2007: al maggior flusso di clienti non corrisponde uno sviluppo dell’offerta

Con un rialzo dei prezzi medi nel 2007 senza precedenti, gli hotel europei accrescono le proprie tariffe a un ritmo più elevato rispetto alla media mondiale. I dati arrivano da hotels.com Hpi, strumento di rilevazione che prende in esame le tariffe di 30.000 strutture in 1.500 località sparse nei cinque continenti. Nel secondo quadrimestre 2007, gli hotel europei hanno aumentato il prezzo medio del 5,2%, contro un incremento globale che si è arrestato a +0,8%.

A spingere in alto le tariffe degli hotel in Europa è la crescente capacità di molte capitali del vecchio continente di attrarre turisti da tutto il mondo: un flusso che non è stato accompagnato da un adeguato sviluppo del numero dei posti letto e che ha provocato, quindi, un innalzamento dei prezzi. I casi più eclatanti sono Londra e Barcellona, ma questa tendenza riguarda la maggior parte delle città (Venezia +10%, Ginevra +16%, Parigi +10%), comprese quelle nordeuropee.

Il prezzo medio di una camera d'albergo in Europa (126,4 euro) è il più elevato di tutti i tempi. Volgendo l'attenzione agli altri continenti, si può notare che a fronte di un lieve aumento degli hotel asiatici (+0,6% rispetto allo stesso periodo 2006), le tariffe sono diminuite sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo. Gli Usa (esclusa New York) si dimostrano più economici dell'Europa, circa del 20% in meno. Oggi il prezzo medio di una camera negli Stati Uniti, esclusa la Grande Mela che fa storia a sé, è inferiore a 100 euro per notte.

Il cinema sposa la ristorazione

Nuovi business –

Negli Stati Uniti si sta diffondendo l’abitudine di offrire pasti durante le proiezioni. In menu non solo patatine e hamburger

Il futuro delle sale cinematografiche americane è sempre più orientato verso l'accoppiata film-ristorante. Stiamo parlando di un vero servizio di ristorazione, offerto durante le proiezioni.
A questo ha pensato Movie Tavern, catena leader del settore, con un primo centro inaugurato a Forth Worth (Texas) nel 2001. Oggi sono a quota undici e nel 2008 è prevista l'inaugurazione di altri otto locali, seguiti da una dozzina nel 2009. «Ci sono elementi complessi che non esistono in un cinema normale. Si servono 1.000-1.500 persone al buio, tutte allo stesso momento. In più c'è la sfida di servire alcol al buio», osserva Jeff Benson, uno dei fondatori. Quasi tutti i Movie Tavern servono infatti birra, vino e liquori e le vendite d'alcol rappresentano il 10-20% degli incassi della ristorazione.

Ordinazioni su palmare
La tecnologia ha aiutato molto negli ultimi tre anni, permettendo un tempo d'attesa di 3 minuti nel rispondere alle richieste dei clienti. Prosegue Benson: «Abbiamo installato un bottone di chiamata ogni due sedie; i camerieri smistano le ordinazioni su palmari elettronici, in grado di leggere anche le carte di credito. Nel menu sono elencati 63 prodotti, fra cui dessert, bistecche, pasta, egg roll; i più venduti sono chicken finger, burger e pizza». Chris Gainey, responsabile del settore culinario, ha creato il southwest queso (insalata di pollo) e un sandwich di pollo al pesto per i multiplex di Kentucky, Ohio e Texas.

Menu e servizio curati
Stessa attenzione al menu è riservata negli Studio Movie Grill (4 locali nell'area di Dallas e uno a Houston). Brian Schultz, fondatore della catena, nota come la qualità del cibo sia migliorata col passare degli anni: «prima si servivano pietanze congelate, birra e patatine, tutto di scarsa qualità; ora invece serviamo 1500 pasti freschi, su ordinazione, in 90 minuti».
Il modello del “multiplex gourmet" raccoglie sempre più proseliti: in primavera, a Miami, Cobb Theaters e Taubman Centers apriranno il primo cinema-ristorante-boutique, un cineplex di 1.858 mq con 5 schermi digitali, poltrone in pelle e un menu di tapas. Ogni sala avrà solo da 75 a 125 posti, con 1,8 m di spazio tra una fila e l'altra, invece dei consueti 1,2 m. Qui il principio è che tutto sta nel servizio: quando si acquistano i biglietti sarà come trovarsi di fronte al concierge di un hotel, ed è prevista la presenza di un lounge bar.

Il personale qualificato fatica a inserirsi

Settore alberghiero –

Nonostante il boom dei corsi di laurea sul turismo, l’industria italiana dell’ospitalità impiega ancora poco queste figure

Il comparto alberghiero italiano è quello che vanta più posti letto in Europa. Il settore, però, si presenta frazionato. Le strutture ricettive sparse sul nostro territorio, infatti, sono prevalentemente imprese di piccole - medie dimensioni a conduzione familiare. Tuttavia qualcosa negli ultimi anni si è mosso. Alla diminuzione degli alberghi a una stella, si è contrapposto l'aumento di quelli a tre e quattro stelle e delle strutture ricettive di proprietà di catene nazionali e internazionali. La presenza di grandi gruppi finanziari rimane, comunque, limitata. La gestione familiare è ancora l'identità primaria che caratterizza il mercato.

La necessità di modernizzare il patrimonio ricettivo
«Quello che serve all'Italia non è la costruzione di nuove realtà ricettive, ma il recupero e l'ammodernamento del patrimonio già esistente» sostiene Ugo Picarelli, direttore e ideatore di “Fare turismo”, la principale fiera dedicata alla formazione turistica e alberghiera (www.fareturismo.it). Il quadro che emerge incide sul livello di preparazione degli addetti del settore. Che, secondo l'ultimo dato di Federalberghi, ammontano a 250mila. La maggior parte del personale impiegato, soprattutto di coloro che ricoprono ruoli operativi, proviene dagli istituti professionali alberghieri che hanno l'importante e cruciale compito di formare molte delle figure chiave. Capillarmente distribuiti su tutto il territorio, il piano di studi prevede un biennio di base in “servizi alberghieri e della ristorazione” e un triennio di specializzazione in cui è possibile scegliere tra operatore di cucina, di sala-bar e di ricevimento.

Lo sviluppo delle lauree turistiche
Ma, negli ultimi anni, si è sviluppata anche un'ampia offerta post diploma. «L'alta formazione nel settore turistico, è un fatto recente», spiega Matteo Montebelli, responsabile dell'area Ricerche e Pubblicazioni del Touring Club Italiano. «Mentre gli istituti alberghieri hanno una tradizione oramai consolidata, fino a pochi anni fa chi desiderava trovare uno sbocco lavorativo con ruoli amministrativi e manageriali doveva optare per una laurea in economia». Oggi, invece, il panorama è vasto e diversificato. Le università italiane, pubbliche e private, hanno attivato 105 corsi in turismo di cui 76 di primo livello e 29 di secondo livello. Sono, invece, circa 40 i master promossi dalle università stesse o da altri istituti di formazione. «Siamo di fronte a un vero e proprio boom, ma la domanda di personale qualificato da parte dei datori di lavoro è piuttosto bassa», tiene a precisare Montebelli. Nel confronto con l'Europa, l'Italia ha infatti una percentuale di laureati che lavorano in alberghi e ristoranti nettamente inferiore. Secondo i dati Eurostat, il nostro Paese conta 1,1 milioni di occupati nel ramo “hotel e ristoranti”. Di questi, solo il 3,4% ha un titolo di studio alto (laurea o corso post diploma), percentuale molto bassa se confrontata con quelle, ad esempio, di Cipro e Spagna dove questo numero sale rispettivamente al 20,7% e al 16%.
 
La formazione negli Istituti alberghieri
A fronte di questi risultati inferiori, nel settore alberghiero italiano la consapevolezza del bisogno di promuovere la cultura della formazione a tutti i livelli è una convinzione diffusa. «La formazione è un fattore positivo per lo sviluppo del settore, direi indispensabile, se si vogliono raggiungere buone performance. In Italia quello che manca è una cultura del turismo», conclude l'esperto del Touring. Archiviata (o quasi) l'era della gavetta, quindi, oggi la parola d'ordine sembra essere formazione. Ma c'è allineamento tra quanto imparato sui banchi di scuola e le effettive esigenze operative del mondo del lavoro? La risposta, purtroppo, pare essere negativa. Le imprese del settore richiedono polivalenza culturale e linguistica, competenze informatiche e profonda conoscenza delle tradizioni del territorio. E lamentano, in pratica all'unisono, la scarsa preparazione degli studenti che escono dagli istituti alberghieri. «Tra la teoria e la pratica c'è un abisso», sostiene Silvia Moretti responsabile risorse umane di UNA Hotels & Resorts. «Le maggiori lacune si registrano sulle conoscenze linguistiche ed informatiche».

L'importanza dei tirocini
Tra gli interventi prioritari per un migliore e più proficuo collegamento tra i due mondi, oltre che un necessario rinnovamento delle modalità operative del corpo docenti, l'incremento di tirocini finalizzati all'effettivo inserimento in azienda. Qualcuno propone anche la soluzione, già adottata in altri Paesi, di scuole alberghiere proprietarie di strutture ricettive sull'esempio della rinomata scuola di Losanna. Il mercato del lavoro nel settore alberghiero necessita di risorse per l'area del management, ma anche di figure intermedie e tecnico-esecutive. Tra i profili più richiesti, vanno segnalati segretari di ricevimento, cameriere ai piani, chef de rang, commis di sala ma anche room division manager, governati, governanti in seconda, food&beverage manager.

Il passaparola rimane il sistema più utilizzato
Ma come vengono selezionati? Dall'indagine annuale del sistema operativo Excelsior, il 40% delle imprese italiane recluta il personale attraverso il metodo del passaparola. E il settore turistico non fa eccezione. Ma con un distinguo. L'antico metodo è utilizzato in prevalenza dalle piccole strutture. Quelle medio e grandi, invece, preferiscono affidarsi ad altri strumenti. Si va dal classico annuncio a pagamento sulla stampa nazionale e locale, a metodologie interattive come la compilazione spontanea del curriculum nelle apposite sezioni presenti sui siti web di alberghi e hotel, agli annunci sui siti di e- recruiting. Oppure ci si affida a head hunter, società di ricerca e selezione e agenzie per il lavoro. Non va poi dimenticato il placement universitario, non ancora pienamente decollato, ma che comincia a muovere i primi passi: gli atenei si fanno carico di fornire un servizio di intermediazione al lavoro, di collocamento, rivolto prevalentemente ai neolaureati. E le imprese, dal canto loro, possono così accaparrarsi i migliori talenti appena usciti dai corsi di studio. In molti casi, l'assunzione passa dallo stage, che anche in questo settore viene ritenuto un utile e necessario banco di prova. «Nell'ultimo anno su 130 tirocini organizzati, 80 hanno portato all'inserimento definitivo in azienda», conferma Moretti.

La situazione negli hotel di lusso
Nel ramo degli alberghi e hotel di lusso, l'attenzione alla formazione è decisamente più sviluppata. Benché si tratti di una realtà numericamente inferiore, le buone prassi adottate potrebbero essere la giusta leva per un rinnovato interesse nella formazione di qualità. «È un'attività centrale in queste strutture dove ospitalità è la parola chiave. L'arte dell'accoglienza va insegnata a tutto il personale che deve essere necessariamente preparato ad avere a che fare con un cliente esigente, un ambiente multiculturale e un movimento giornaliero di persone molto sostenuto», spiega Lucia Vitofrancesco, responsabile di Adecco Hospitality, la divisione dell'agenzia per il lavoro che si occupa di selezione e gestione delle risorse umane del settore alberghiero per oltre mille strutture, italiane e straniere, appartenenti alla categoria lusso.

Brioche, cappuccino e probiotici

Prodotti –

Gli alimenti funzionali, dai benefici effetti sulla salute, sono sempre più apprezzati dai consumatori

Sono numerosi gli alimenti che possiedono qualità benefiche per la salute. Un costante consumo di frutta e di alcuni tipi di verdura riduce i rischi di tumore e cardiovascolare, e ritarda l'invecchiamento. Certi tipi di pesce, poi, contengono grassi che proteggono il cuore. Oggi alcune di queste proprietà possono essere estrapolate dal prodotto che le contiene e inserite in un altro, per arricchirlo di una funzione salutistica potenziandone gli effetti. Si tratta dei cosiddetti “alimenti funzionali”, che possono avere effetti su pressione, colesterolo, transito intestinale o sul sistema immunitario. Il loro consumo è in netto aumento anche nel nostro Paese. La loro principale ragione d'essere è rendere più pratica l'assunzione di molti elementi benefici contenuti in alimenti non sempre di facile consumo.

Benefici da mandar giù in un sorso
I probiotici sono un ottimo esempio di questo tipo di prodotti. E sono anche quelli che meglio si adattano al consumo nei bar. Si tratta di vari tipi di latte fermentati o yogurt, in forma quasi sempre liquida, nei quali sono stati aggiunti particolari fermenti che restano vivi e si mantengono attivi all'interno dell'intestino, dove riequilibrano la flora batterica, garantendo o ripristinando un transito regolare. Che poi aiutino davvero il sistema immunitario non sembra essere ancora del tutto stato dimostrato. Vi sono anche probiotici arricchiti da fitosteroli, sostanze estratte da piante che avrebbero la proprietà di abbassare il tenore di colesterolo cattivo nel sangue. Si tratta di prodotti vissuti dal cliente come salutari e quindi consumati volentieri: trovarli al bar è considerato un “benefit”, oltre che una comodità. La modalità di consumo classica è a colazione, insieme al caffè.

I consigli dei nutrizionisti
I nutrizionisti, anche quelli più favorevoli agli alimenti funzionali, non mancano tuttavia di ricordare che i fermenti batterici non possono essere considerati in nessun modo un sostituto di una dieta varia e sana. Esistono probiotici arricchiti con acidi grassi Omega 3, ottimi per il cuore: ma occorre dire che mangiare salmone o tonno freschi ne dà un apporto assai maggiore che sorseggiare uno yogurt a cui invece sono stati addizionati questi elementi. Allo stesso modo, non si può pensare di ingozzarsi di formaggio e poi mandar giù uno yogurt con i fitosteroli per tenere a bada i grassi nel sangue. I cibi funzionali, e in particolare i probiotici, possono però aiutare. Il vasetto va conservato in frigorifero fino al momento del consumo. Meglio però non abusarne: in genere si consiglia una porzione al giorno.

E’ legittimo riservare la toilette ai soli clienti del locale?

In Italia non esiste una norma che disciplina la questione

Come noto, bar, pub, discoteche e locali pubblici in generale non sono "luoghi pubblici", bensì "luoghi aperti al pubblico" - e dunque accessibili a chiunque, ma nel rispetto di predeterminate condizioni.

Si ritiene, pertanto, legittimo che il gestore di un bar possa riservare l'utilizzo della toilette ai soli clienti del proprio locale.

Tuttavia, qualora una persona abbia usufruito dei servizi igienici senza essere cliente del bar, questa, ovviamente, non potrà certo essere costretta a consumare prima di uscire dal locale.

La condizione per cui l'accesso alla toilette è riservata ai soli clienti del locale è dunque pienamente legittima sotto il profilo formale, ma non è certo sempre facile da far rispettare.

I geni della vite per migliorare l’uva

Scoperte –

Studiosi italiani e francesi hanno decifrato il dna della pianta: è un risultato fondamentale per produrre nuovi incroci e migliorare le tecniche di coltura

Qualche anno fa sembrava un sogno quello di sequenziare il genoma della vite, vale a dire il suo patrimonio genetico. Ricercatori italiani e francesi sono riusciti nell'impresa, prima raggiunta solo per tre specie vegetali: il riso, il pioppo e Arabidopsis thaliana, una piantina quasi insignificante se non fosse che è stata presa a modello di tutti gli altri vegetali per la facilità con cui si può riprodurre e studiare.

Lo studio
Il progetto per decifrare il genoma della vite è stato lanciato nel 2005, nell'ambito di un accordo di cooperazione scientifica tra il ministero delle Politiche agricole italiano e il ministero dell'Agricoltura francese, con la partecipazione del Consiglio per la ricerca e sperimentazione in agricoltura.

I risultati sono stati pubblicati a fine agosto 2007 sulla rivista “Nature”, resi disponibili a tutta la comunità scientifica e di recente illustrati al pubblico all'Università di Verona. Nell'occasione è intervenuto Paolo De Castro, ministro delle Politiche agricole, secondo il quale «il rilascio pubblico della sequenza del genoma della vite è un risultato fondamentale e allo stesso tempo il punto di partenza per capire la funzione dei geni della pianta. Queste conoscenze potranno poi essere utilizzate in progetti applicativi, come per esempio lo sviluppo di viti resistenti alle malattie, contribuendo all'affermarsi di pratiche colturali compatibili con l'ambiente e riducendo l'impiego di trattamenti chimici».

Incroci mirati
«Il primo indagato - spiega Eugenio Sartori, direttore dei Vivai Cooperativi Rauscedo - è stato un vitigno a noi ben noto, il Pinot nero. Nel campo del vivaismo, la conoscenza del funzionamento dei singoli geni sarà fondamentale, per ottenere selezioni clonali mirate a sviluppare le caratteristiche dei vini più apprezzate dai consumatori».
Un altro vantaggio della conoscenza del genoma è la possibilità di creare incroci mirati. «Finora con le tecniche tradizionali - spiega Sartori - ben pochi incroci di questo tipo hanno avuto successo. Con l'aiuto della genomica avremo invece possibilità infinitamente superiori, senza sconfinare nel campo del transgenico».

Carta d'identità genetica
Il futuro sarà quindi possedere una carta d'identità genetica per ogni clone di vitigno. Secondo la ricerca, la vite ha 89 geni funzionali che contribuiscono alla produzione di resine, oli essenziali e aromi, che determinano le proprietà aromatiche del vino, contro i circa 30 delle altre piante. Questo elevato numero di geni dell'aroma, da un lato, spiega la complessità del vino, dall'altro consentirà di migliorare profumi e sapori del prodotto finale, modulando con sapienza i vari geni. L'analisi ha poi identificato 43 geni coinvolti nella produzione del resveratrolo, un antiossidante naturale presente soprattutto nel vino rosso.

Cantine d’autore sui luoghi del vino

Rassegne –

Un volume di Electa spiega come il design architettonico sia essenziale per conferire funzionalità e lustro alle aziende del settore

Il vino è estetica, cultura del territorio e anche ostentazione. Ecco perché le cantine, pur essendo luoghi di lavoro e di produzione, tendono sempre più ad assumere l'aspetto di capolavori, pezzi unici inseriti nell'ambiente (anzi, nel “terroir”) come enormi sculture viventi. La loro forma architettonica è studiata con sempre maggior attenzione per connotare l'azienda, darle lustro, renderla funzionale e accogliente, farla spiccare sul territorio. La forma esterna e interna della cantina è, insomma, l'insegna e la sostanza dell'azienda, il suo strumento di marketing più significativo e, al tempo stesso, il suo cuore pulsante, dove il prodotto ha origine e prende vita.

Il libro-rassegna
A mettere in evidenza il legame tra forma architettonica e vino ci ha pensato Francesca Chiorino, giornalista, redattrice della rivista “Casabella” ma anche laureata in Architettura. È stata lei a curare, per l'editore Electa, il volume “Vino e architettura”. L'ennesima rassegna di cantine concepite da architetti (altre ne sono uscite anche nel passato recente), ma ragionata stabilendo un confronto con la storia. L'idea che ci siamo fatti, e cioè che le cantine d'autore sono una moda degli ultimi tempi, non è per nulla esatta. Da sempre, fin da quando si fa il vino, il luogo di produzione è figlio di un'attenta progettazione architettonica. A partire dai primi château bordolesi, costruiti a partire dalla metà del XVI secolo, dove non solo si pigiava l'uva e si custodivano le botti, ma in cui trovava alloggio anche tutto il personale di vigna e di cantina.

Uno sviluppo nascosto
Con il passare delle epoche, delle mode, ma anche delle tecniche di produzione, i concept sono cambiati. Quello che si è aggiunto negli ultimi anni alla cura progettuale è una maggior dose di fantasia, soprattutto nei Paesi dove la produzione del vino si è affermata in un secondo tempo: California, Australia, Cile, Nuova Zelanda.
In molti casi le cantine più moderne spiccano appena sulla superficie, inserite sapientemente tra le vigne o nel paesaggio, mentre si sviluppano soprattutto sotto terra, anche su più livelli. Una soluzione che non è solo sorpresa architettonica ma è legata a necessità produttive. «La necessità di affinare il vino a basse temperature - osserva Francesca Chiorino - e la vinificazione per gravità, cioè immettendo gli acini nelle presse per caduta, hanno comportato in molte cantine recenti la collocazione della barricaia a livello interrato e della tinaia al di sotto del piano d'arrivo dei trattori». Ne è derivato un grande sviluppo della cantina sotterranea (nella foto, la scala tunnel che porta alla barricaia sotterranea di Cantina La Brunella a Castiglione Falletto, Cn, una realizzazione dell'architetto Guido Boroli).

Le zone per il ricevimento
I locali tecnici delle cantine si aprono però al pubblico e si fanno eleganti, belli e, a volte, perfino luoghi di ricevimento o gallerie d'arte contemporanea. Questa funzione spesso viene espletata anche in edifici che sorgono vicino alle cantine, ma dove non si produce.
È il caso del celebre hotel progettato da Frank O. Gehry per la cantina spagnola Marqués de Riscal, ma anche della sala di degustazione ideata dall'iraniana Zaha Hadid per la cantina López de Heredia Viña Tondonia o ancora nel centro visitatori creato da Steven Holl a Langenois, nella più importante zona vinicola d'Austria.

L'armonia con il paesaggio
Diverse anche le strategie seguite dagli architetti nell'inserire le cantine all'interno del paesaggio. C'è chi sceglie un approccio minimalista, come ha fatto il portoghese Álvaro Siza Vieira che nella zona di Campo Maior, in Portogallo, ha creato una struttura bassa, interamente bianca, tutta realizzata con materiali poveri ed ecologici. Mentre la cantina Cascina Adelaide di Barolo è stata concepita come una collina artificiale, interamente coperta d'erba, praticamente invisibile. Altri progettisti optano invece per colpire il visitatore, suggestionandolo con forme inconsuete e inaspettate. Un esempio di questo tipo di cantina, al tempo stesso vistosa e ben armonizzata con l'ambiente, è quella realizzata dall'architetto spagnolo Santiago Calatrava per Bodega Ysios. Per realizzarla Calatrava non ha rinunciato all'utilizzo di linee ondulate tipico delle sue creazioni, dalla Città delle Scienze di Valencia al nuovo ponte di Venezia.

Il pavimento bio che non inquina

Ambiente –

Materiali ecologici, colle e resine non tossiche: ecco i suggerimenti per risparmiare energia all’altezza del suolo

Qual è il criterio di scelta di un pavimento ecologico? Il tipo di materiale usato, il procedimento con cui è stato prodotto oppure il sistema di posa, senza impiego di materiali tossici? O non è invece più ecologico, specie in un bar, dove l'igiene deve prevalere su tutto, un pavimento facile da pulire e più sicuro per la clientela?

I pavimenti in legno
L'ideale è senz'altro puntare su una superficie che comprenda tutte queste caratteristiche. Dal punto di vista dei materiali, il parquet è senz'altro quello più naturale, ma va scelto con attenzione: deve provenire innanzi tutto da piantagioni certificate, privilegiando soprattutto le essenze delle nostre latitudini, come il ciliegio, l'acero, il noce. Meglio scegliere legni duri, resistenti, protetti con trattamenti non tossici. Parquet di questo tipo sono però costosi e quindi può essere un'idea ripiegare sui laminati, che consentono una posa più rapida, a incastro e senza collanti, spesso a base di sostanze tossiche. Sono resistenti a lungo, prodotti ormai con metodi rispettosi dell'ambiente e si prestano perfettamente all'abbinamento con i sistemi di riscaldamento radianti a pavimento, che consentono notevoli risparmi di combustibile e una sensibile riduzione delle emissioni inquinanti di anidride carbonica.

A mosaico o in resina
Di grande effetto estetico sono i mosaici (equiparabili per l'impatto ambientale a un pavimento in piastrelle). La discriminante per avere un pavimento ecologico a mosaico o a piastrelle sono i materiali usati per la posa. Bisazza, tra i più grandi produttori mondiali di questo tipo di rivestimento, ha messo a punto una linea ecologica, con tessere colorate con smalti non tossici e non inquinanti. Anche i produttori di pavimenti in resina, realizzati con la commistione di particolari sostanze chimiche, stanno puntando su soluzioni più rispettose dell'ambiente, soprattutto con lo sviluppo di resine biocompatibili. Il vantaggio di queste superfici, compatte, lisce e non porose, è la maggiore facilità di pulizia rispetto a pavimenti tradizionali, che comporta un utilizzo inferiore di detergenti e di sostanze chimiche e un minor impiego di macchine detergenti, con conseguente risparmio energetico.

I pavimenti radianti
Sotto l'aspetto dei consumi, vanno privilegiati invece quei pavimenti, come parquet e laminati, che si prestano all'impiego di pannelli di riscaldamento radianti. Questi sistemi sono composti da serpentine di tubi in materiale plastico, anti corrosione, che vengono collocate nel massetto al di sotto della superficie calpestabile. Sono soluzioni da impiegare in presenza di un isolamento termico molto ben realizzato, senza fughe di calore, e in abbinamento con caldaie a condensazione. I pavimenti radianti utilizzano acqua alla temperatura di 35-40°C, anziché a 70-80°C come avviene per i normali radiatori a muro. Hanno maggiore inerzia termica, nel senso che ci mettono più tempo a raggiungere la temperatura rispetto a un calorifero, ma per questo motivo mantengono anche il calore molto più a lungo.

Nei ristoranti il conto è sempre più caro

Ricerche –

Cresce il numero dei locali di qualità, diminuiscono le pizzerie: la fotografia del settore nelle indagini di Cerved e TradeLab

La ristorazione sta cambiando: spinta da una parte da nuove norme e dall'altra da un cliente diverso rispetto al passato. Per quanto riguarda il primo aspetto, impossibile non citare la legge Bersani del luglio 2006 sulla liberalizzazione del commercio, che ha portato nel periodo da luglio 2006 a settembre 2007 a un discreto aumento nel numero di esercizi operanti sul territorio nazionale.
Secondo il Cerved, società specializzata nel fornire informazioni alle imprese, il “saldo” tra ristoranti che hanno aperto o chiuso in questo periodo è positivo di 2.910 unità. In pratica 7.084 locali hanno abbassato le serrande, ma 9.994 hanno iniziato a operare.

Più fatturato, ma meno clienti

Secondo una ricerca TradeLab presentata durante l'ultima edizione di Host a Milano, tra il 2005 e il 2006 il fatturato della ristorazione italiana è salito da 32,8 a 33,2 miliardi di euro. Da notare, però, che se il fatturato è cresciuto il numero di clienti è diminuito. Da 1,553 milioni di clienti serviti nel 2005 si è scesi a 1,505 milioni nel 2006. Questo significa che lo scontrino medio è aumentato, e non di poco. Infatti, se nel 2004 per il pasto di mezzogiorno si pagavano mediamente 18,4 euro, nel 2007 si è passati a 21,5. Stesso discorso per la cena: da 20,8 euro a 25,7. È un aumento di circa il 24% in tre anni.

Diminuiscono le pizzerie
L'universo preso come riferimento da TradeLab è composto da 73.619 locali, tra ristoranti (nelle varie tipologie) e pizzerie: il primo dato che emerge nel confronto del periodo 2004-2007 è che sono diminuite le pizzerie, da 11,5 a 10,4%. In rapida discesa i locali che TradeLab definisce multipurpose (polifunzionali): quelli con elevato numero di coperti, a gestione manageriale, con diverse offerte nei vari momenti della giornata, spesso specializzati in banchetti. La percentuale cala da 32,8 a 28%, che tradotto in cifre significa 20mila esercizi attivi contro i 24mila di tre anni fa.

Il valore aggiunto della conduzione familiare
Le trattorie rappresentano poco meno di un terzo dei ristoranti italiani (la ricerca 2007 TradeLab ha distinto le osterie tradizionali da quelle di qualità, rispettivamente il 18 e 11,9% del totale). Crescono notevolmente gli “smart”, esercizi che proprio delle trattorie sono l'evoluzione più convincente. Sono locali che puntano sulla ricercatezza della proposta culinaria, su carte dei vini più ragionate e varie; spesso a conduzione familiare, sono pensati per una clientela dalla discreta capacità di spesa.
Gli smart crescono negli ultimi tre anni di oltre cinque punti percentuali (da 21,8% a 27,2), per circa 3.600 esercizi operanti in più. La tendenza indica che parte della clientela cerca una qualità gastronomica, ambienti confortevoli e rapporti personali che solo locali a gestione diretta del titolare possono garantire. La conduzione familiare sembra dunque garantire il successo di un locale, tanto che se tre anni fa “solo” il 65,9% dei ristoranti era di questo tipo, oggi la percentuale arriva al 73,1.

Variazioni di menù
Cosa si mangia nei locali italiani? A mezzogiorno vanno forte i primi piatti, con il 75% delle ordinazioni. La sera, invece, sono i secondi a prevalere, scelti dal 63,5% dei clienti. A mezzogiorno, chi ordina due portate, punta sul primo più secondo (24%), o antipasto più primo (17,7%).
La sera le cose cambiano leggermente. Primo più secondo rimane l'accoppiata ideale per il 13,2% dei clienti. Poi troviamo combinazioni più complesse e ricche, scelte dall'11% dei clienti. Al terzo posto c'è la pizza (ordinata da un cliente su dieci); a mezzogiorno solo il 3,7% sceglie dalla lista delle pizze. Abbinamenti meno graditi sono, a mezzogiorno, il secondo più dessert (chiesto solo dallo 0,7% dei clienti) e il solo secondo (0,9%).

Il rapporto con i fornitori
Altro aspetto sondato nella ricerca TradeLab sono i criteri di scelta dei canali di approvvigionamento. Il criterio valutato come fondamentale è quello legato alla qualità dei prodotti. Segue il rapporto qualità-prezzo (8,8 l'indice d'importanza nella scala da uno a 10). I ristoratori, inoltre, cercano rappresentanti disponibili e competenti. Allo stesso livello di importanza (8,4 su 10) sono considerati i servizi logistici (velocità e frequenza di rifornimento) e la convenienza dei prezzi. La conoscenza dei bisogni del ristoratore e la completezza della gamma offerta rimangono un gradino sotto nella scala.

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