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Gelato tutto da mangiare, anche la coppa

Gelato –

Scatole in meringa, coppette o cestini realizzati con croccante di frutta secca. I contenitori commestibili da utilizzare per valorizzare il gelato.

Oltre ai tradizionali coni e cialde, esiste una vasta tipologia di prodotti commestibili adatti a completare il servizio del gelato al banco o al tavolo. Le principali sono il cono a “palloncino”, con una solida e ampia ghiera di contenimento, adatto soprattutto agli operatori meno esperti perché evita di somministrare quantitativi eccessivi di gelato. Ancora: il granellato, ricoperto in parte da cioccolato fondente o al latte e granelli di mandorle e nocciole o l’arricciato, dalla cialda croccante, delicatissimo da manipolare. Con un minimo di attrezzatura, però, è possibile anche preparare da sé particolari contenitori commestibili, ad esempio i cestini di croccante.

Cestini commestibili, facili da preparare

Allo scopo servono granella di frutta secca (mandorle, nocciole, sesamo) unita a zucchero cotto a 122°C e a un pizzico di cremortartaro (venduto da fornitori di pasticceria). L’impasto caldo, va steso su una superficie oleata e spianato con un matterello. Con un coppapasta si ricavano dei dischetti; modellandoli su un bicchiere capovolto (o una ciotola) prenderanno la forma del cestino.
Col cioccolato di copertura si può preparare una base per “trofei” di frutti di gelato : si fonde la cioccolata a bagnomaria, si appoggia un foglio di carta oleata in uno stampo ad anello e si cola il cioccolato, creando uno strato omogeneo e non troppo sottile che copre base e bordi dello stampo. Si indurisce in abbattitore, si sforma e si riempie con frutti o fiori di gelato ottenuti con gli stampini.
Anche con la meringa cotta (a base di albumi e zucchero) si può preparare una “scatola” commestibile. Si prepara la meringa in planetaria, si stendono strisce di meringa vicine una all’altra, creando i lati della scatola e cuociono in forno a 100°. I lati si uniscono con miele o meringa. Un ulteriore passaggio in forno li sigilla fra loro. Il box può essere usato per contenere cestini di croccante, di cialda o cioccolato.

Campari e illy uniti per il caffè

Lancio –

Nasce Illyquore, nuovo liquore al caffè basato su una ricetta innovativa e frutto della collaborazione fra illycaffè e Gruppo Campari.

Un liquore al caffè non è di per sé una grande novità. Tra ricette di famiglia ed etichette storiche, il mercato nazionale può contare su una vivace offerta sul tema. Ma qui siamo di fronte a qualcosa di completamente diverso: innanzittutto abbiamo un prodotto, Illyquore, liquore al caffè 100% Arabica (28°) frutto di una ricetta innovativa, la sola sul mercato internazionale senza aggiunta di aromi e coloranti. E, come artefici, illycaffè e Gruppo Campari, due fiori all’occhiello del nostro “made in Italy” che insieme raccontano primati e prodotti che tutto il mondo ci invidia. Una sinergia d’alto profilo (il marchio è di illycaffè, mentre produzione e distribuzione sono gestite dal Gruppo Campari), direbbero gli esperti, che è il manifesto di un nuovo sentire dell’industria dell’ospitalità e che apre la strada alla condivisione di saperi trasversali e alla creazione di prodotti realmente originali (e si sa quanto oggi sia difficile fare innovazione nell’horeca). «L’incontro di Campari con illycaffè - dichiara puntualmente Bob Kunze-Concewitz, ceo del Gruppo Campari - è il connubio perfetto tra due grandi aziende italiane riconosciute a livello internazionale per la qualità dei propri marchi. Crediamo che il lancio di Illyquore in Italia sia un primo passo per poter essere presenti in tutto il mondo con un’offerta senza pari». Un connubbio anche di stile come sottolinea Andrea Illy, presidente e amministratore delegato di illycaffè: «Questa partnership esclusiva di alta gamma alimentare permette agli amanti del gusto illy di poterlo assaporare e incontrare una volta di più, in sintesi perfetta con lo stile e la passione Campari». Un’operazione sintonizzata su una strategia che risponde alla sempre maggiore richiesta da parte dei consumatori di brand di altissima gamma (super e ultra premium) e di lusso. Illyquore, d’altronde, si candida come un prodotto da Formula 1, a partire dell’elegante design della bottiglia con la sagoma caratterizzata da una forma minimale, slanciata e leggermente rastremata. Insieme alla forte identità di gusto contemporaneo (studiata con la consulenza di RobilantAssociati), Illyquore potrebbe già candidarsi, soprattutto a livello internazionale, come il finepasto all’italiana di nuova generazione. Per non parlare delle declinazioni nella mixability con i cocktail al caffè oggi in cima alle classifiche dei consumatori. E, infine, non è detto che tra questo inedito incontro tra cultura del caffè e cultura del beverage possano nascere in futuro nuovi filoni.

Cocktail al tavolo, ultima tendenza

Aperitivo –

A Londra li chiamano personal cocktail: drink personalizzati preparati al tavolo davanti agli occhi del cliente

A proporli sono soprattutto i lounge bar dei luxury hotel della capitale. Li chiamano "personal cocktail". Al Dorchester, Giuliano Romandin (best bar manager del 2006) miscela il Bellini nel gallone sotto lo sguardo dell'ospite. Giuseppe Gallo, protagonista dietro il banco del Sanderson Hotel, esce dalla sua postazione per servire i cocktail in spuma, portando il sifone al tavolino. Al Blue Bar del The Berkley di Knightsbridge, si shakera al tavolino e poi si adagia lo shaker sul tavolo insieme alle coppette, lasciando al cliente il gusto di servirsi il drink da sé. A importare questa moda londinese è stato il “duca” Tony Micelotta, ex bar manager al Duke's Hotel di Londra e di recente approdato al cinque stelle Bentley Hotel di Genova. In carta ha una dozzina di cocktail, proposti a 15 euro, che prepara in modo elegante davanti agli ospiti. Parliamo di super classici come il Martinez, il Golden Martini cocktail (con polvere d'oro alimentare), il Vesper e di alcuni suoi marchi di fabbrica come il TM Martini un martini né shakerato, né miscelato, ma “versato” - ghiacciato - direttamente in coppetta.

Diamant, hotel di lusso nel cuore di Sydney

Alberghi –

Il nuovo marchio della catena australiana Eight Hotels coniuga lusso e ospitalità, sulla scia del fermento creativo che sta investendo le città del quinto continente

L'Australia va di moda. Al cinema, con divi del calibro di Nicole Kidman, Cate Blanchett e del gladiatore Russell Crowe, nelle hit musicali, che vedono bellezze australi come Kylie Minogue e Natalie Imbruglia. Ma il quinto continente è diventato “in” pure sulle passerelle, con modelle top come Megan Gale e marche vendute anche in Italia, come Mimco e Lisa Ho.

Insomma, l'Australia fa tendenza. E un simile fermento creativo sta cambiando anche il volto delle città, Sydney in primis. Se prima era conosciuta quasi esclusivamente per le bianche vele dell'Opera House, adesso la capitale del Nuovo Galles del Sud si è trasformata in una metropoli vibrante, culturalmente attiva e molto trendy, con locali e ristoranti aperti giorno e notte.
Il vento di vitalità e dinamismo ha coinvolto anche il mondo degli hotel.

Il nuovo lusso australiano
L'esempio più recente di questo restyling cittadino è rappresentato dall'apertura del Diamant Hotel. Un albergo “boutique” ospitato in un moderno palazzo nel cuore della città. Dal design contemporaneo - il nuovo albergo di lusso è frutto della radicale ristrutturazione di un edificio preesistente - il Diamant sorge su Kings Cross Road, alle porte della nightlife di Sydney e in posizione strategica per raggiungere tutte le attrazioni cittadine, dalle spiagge ai centri commerciali. L'apertura a Sydney è il primo passo dello sviluppo del neonato marchio Diamant, che fa capo a Eight Hotels Australia. A breve sarà inaugurato anche un secondo albergo a Canberra.

Le parole d'ordine della catena sono “qualità e valore”. Un concetto che comprende sia una politica tariffaria strategica - fornire i migliori servizi ai prezzi più competitivi del mercato - sia una filosofia d'accoglienza che si basa sulla cura dell'ospite e delle sue esigenze. Tornando a Sydney e al primo Diamant, quello che colpisce da subito è il lusso, discreto e profondamente elegante. Uno stile fatto di dettagli preziosi, come le scelte cromatiche.

Le camere
Nelle camere, tutte con vista mozzafiato, sono invece i materiali - ispirati all'Art Decò - a rendere calda e accogliente l'atmosfera: tessuti pregiati alle pareti, morbida moquette sul pavimento, legno scuro per i mobili e le boiserie, pelle nera per i rivestimenti. Nelle intenzioni dei progettisti d'interni, lo studio Archers & Right Interiors, le camere e gli spazi comuni del Diamant Sydney dovevano comunicare non solo comodità ed eleganza, ma anche generosità e sensualità, le caratteristiche prime della bellezza.
Le camere sono 77, di diversa tipologia, dalle Deluxe Room alla spettacolare William St Boulevard Suite. Tutte le sistemazioni offrono il meglio in termini di dotazioni: letti king size, controllo autonomo dell'aria condizionata e della temperatura, TV al plasma da 42 pollici con film in-house, lettore Cd e Dvd, stazione per I-Pod , copertura Internet wireless.

A disposizione degli ospiti c'è un mini-bar riccamente fornito, giornali gratuiti, prodotti cortesia di alta gamma, bollitore e tutto il necessario per preparare tè e caffè in camera oltre a una serie di servizi accessori come il parcheggio e il baby sitting. Per i piaceri del palato, il Diamant Hotel offre il ristorante Penny's Lane. In un'atmosfera impreziosita da tocchi etnici, si possono gustare le specialità della cucina australiana e i grandi classici internazionali. Oltre al menù, di speciale c'è la vista, soprattutto al tramonto quando il sole cala sull'Harbour Bridge e tinge di rosso l'intera baia di Sydney. Il prossimo appuntamento è ora a Canberra, dove il Diamant debutterà a metà 2008.

Le bottiglie vanno messe in vista

Tendenze –

Per vendere il vino bisogna farlo vedere. Ecco allora che designer e architetti lo espongono sempre di più al centro del locale, in vetrine o cantine tecnologiche

Una delle regole più elementari nella vendita, qualunque sia il prodotto, è far vedere bene la propria merce. Tanto elementare che viene quasi da chiedersi chi mai possa aggiungere qualcosa di nuovo a una materia tanto conosciuta. Eppure c'è perfino una specializzazione del marketing, il cosiddetto visual merchandising, che se ne occupa. E si tratta di una disciplina in continua evoluzione. Il vino si presta in modo contraddittorio al visual merchandising. Metterlo in mostra è importante, ma per loro stessa natura le bottiglie preferiscono luoghi bui e ad umidità costante, le cantine. Quanto di più lontano si possa immaginare rispetto agli scaffali luminosi di una vetrina o di un espositore.

Strategia
 «Eppure il vino, soprattutto quello tipico e che punta sulla qualità e sul territorio, si deve mostrare», osserva Andrea Rea, professore di marketing all'Università La Sapienza di Roma e responsabile dell'Osservatorio marketing del vino della Sda Bocconi di Milano. «Per semplicità - ha spiegato Rea nel corso di un incontro sul marketing del vino organizzato dal Rotary di Cesena - possiamo contrapporre due marketing antagonisti: quello legato alle varietà e ai territori, proposto dalle aziende dei Paesi produttori tradizionali (Francia e Italia in testa), e quello dei vitigni “internazionali”, praticato dai nuovi competitor dei paesi emergenti, come Australia, Stati Uniti e Cile. Il primo è un marketing di nicchia, basato sul prodotto, sulla cultura e sulle persone; il secondo fa principalmente leva sul prezzo e sulla distribuzione».

Territorio
 Qual è la conclusione? «In entrambi gli approcci - avverte l'esperto - aumenta il peso della comunicazione, ma in proporzione più per i primi, che sfruttano meno il potere di persuasione della grande distribuzione». Chi propone i vini del territorio, i vini della nostra tradizione e di qualità deve quindi farli vedere, mostrarli. Non è un caso, quindi, se i nuovi wine-bar ed enoteche stanno sposando sempre di più il concetto del tutto in vista, magari sfruttando la tecnologia per preservare il vino più a lungo. Nascono quindi scaffalature illuminate, ma con i Led per esempio, che non riscaldano e non deteriorano il contenuto delle bottiglie. Si affermano vetrinette che filtrano i raggi ultravioletti, ravvivate all'interno da una luce blu che non intacca le qualità organolettiche dei vini. Cominciano a essere disponibili soluzioni espositive modulari, pensate ad hoc per il vino, che non devono quindi più essere commissionate su misura e, per questo motivo, hanno costi più accessibili. Iniziano a vedersi sempre di più, in ristoranti e wine bar di un certo livello, locali climatizzati completamente trasparenti, con pareti in vetro, che all'interno mantengono la temperatura di conservazione ideale e che, viste dall'esterno, si trasformano in scenografiche vetrine, in cui le bottiglie non soltanto sono ben visibili, ma si trasformano a loro volta in elementi di arredo.

Esposizione
 Soluzioni che, peraltro, alternano la classica suddivisione ad alveare, che consente di tenere le bottiglie in orizzontale, con mensole o riquadri per l'esposizione di qualche esemplare in piedi, in modo da mostrare tutta la bottiglia e l'etichetta. Accorgimenti semplici, ma fondamentali, per rendere più efficace la presentazione del prodotto. Di certo le attenzioni dell'oste o del sommelier non per questo devono diminuire: le bottiglie sugli scaffali non vanno abbandonate a se stesse, ma sottoposte a una cura quasi quotidiana. È sempre meglio ruotare con una certa frequenza quelle in esposizione con quelle in cantina, per evitare che le condizioni non ideali degli scaffali luminosi possano alterare le qualità del contenuto. E le bottiglie devono luccicare: quelle ricoperte di polvere piacciono solo se sono di antiquariato.

L’exploit del vino nel Distretto del Prosecco

Territori –

Cresce la vocazione turistica dell’area Conegliano Valdobbiadene: un exploit trainato dal successo dello spumante Doc che sfiora i 50 milioni di bottiglie

Nel mondo del vino la difesa della tipicità è sempre più spesso frutto di un lavoro di squadra, e a questo proposito risulta esemplare il caso del Distretto Prosecco Doc Conegliano Valdobbiadene, che ha recentemente pubblicato il suo terzo Rapporto annuale, dal quale emerge una situazione aggiornata della produzione enologica della zona. I dati consentiranno di elaborare le future strategie di sviluppo del Distretto e già da oggi aiutano a individuare alcune tendenze di fondo di questa Doc. Nel 2006 ha prodotto 49,2 milioni di bottiglie, di cui 40,2 milioni di spumante, pari all'81,5% del totale.

Il legame tra produttori e clientela
Conegliano Valdobbiadene conferma dunque la sua sempre più spiccata specializzazione spumantistica, con una nicchia di 1,3 milioni di bottiglie rappresentata dallo spumante Superiore di Cartizze. Le caratteristiche che meglio contraddistinguono questi importanti volumi di produzione sono almeno due: innanzitutto il fatto che il 68% delle aziende esaminate dal Rapporto annuale vinifica uve di proprietà. In secondo luogo l'esistenza di legami sempre più stretti tra produttori e clientela. A questo proposito, vale anche la pena sottolineare che in media ogni cantina della zona riceve circa 1.150 visitatori all'anno, vendendo direttamente o presso i propri spacci circa il 9,6% delle bottiglie di frizzante Doc e il 4,5% di spumante Doc.

Vocazione turistica
Un fenomeno in sintonia con la crescente vocazionalità turistica dell'intera provincia di Treviso, che tra il 1997 e il 2006 ha visto aumentare in media del 2,7% all'anno il numero di presenze. Lo stretto rapporto che lega la Doc al suo territorio è testimoniato anche dal fatto che le vendite delle tipologie spumante e frizzante sono concentrate soprattutto in Veneto, rispettivamente con un 23,1% e un 24,7% sul totale Italia a volume. Accanto a questo fenomeno, tuttavia, si sta assistendo a un aumento delle vendite in altre regioni: nel sud e nelle isole, per esempio, i consumi di Prosecco frizzante Doc hanno raggiunto il 18,6% del totale nazionale.

La ricerca della tipicità, infine, sta spingendo alcuni produttori a valorizzare le varietà minori che da sempre partecipano, assieme al Prosecco, all'uvaggio della Doc. Lo testimonia il Prosecco Doc “Uvaggio Storico” recentemente presentato dalla Cantina Produttori di Valdobbiadene, ottenuto vinificando anche uve Verdiso, Perera e Bianchetta. Interessanti anche i tentativi di vinificare alcune di queste varietà in purezza: degno di nota, per esempio, il vino tranquillo Verdiso Colli Trevigiani Igt prodotto dall'azienda agricola Conte Collalto di Susegana (Tv). Oppure Valdo che unisce prosecco e cortese in un nuovo Extra Dry.

Inaugurazione per Bar University

Aperte le iscrizioni al centro di formazione di Bargiornale

Bar University, lezioni d’impresa

Formazione –

Varata la sede di Bar University. Parata di giornalisti e aziende presso gli East End Studios di Via Mecenate a Milano

Duecento tra giornalisti, opinionisti e aziende del food & beverage hanno brindato lo scorso 23 giugno alla serata inaugurale di Bar University, l'inedito centro di formazione promosso da Bargiornale e Fuoricasa Easy Bar. A fare gli onori di casa Antonio Greco, amministratore delegato de Il Sole 24 Ore Business Media, Angelo Borrello, publisher, Oscar Cavallera, direttore Corsi Bar University, e Antonio Mungai, direttore di Bargiornale.
Ecco un estratto del discorso inaugurale del direttore Antonio Mungai: «Non è certo un periodo brillante per l'economia e i consumi fuori casa sembrano proprio tra i più penalizzati. Materie prime a costi d'esercizio sono aumentati. Vediamo che i gestori in un primo momento hanno spesso scaricato sui prezzi il problema, aumentandoli. Alla fase dei rincari ora in qualche modo si sta sostituendo una fase, diciamo, di sconti. E questa è resa possibile quasi esclusivamente dall'acquisto di prodotti di minor qualità. Il nostro sguardo al numeroso popolo dei bar ci dice insomma che l'esercente tende a mantenere la marginalità più con atti di difesa immediata, piuttosto che di programma a lungo termine. Ci si concentra assai di più sul valore del prodotto piuttosto che sui processi di produzione e sull'organizzazione dell'attività. In realtà sono questi aspetti, la piattaforma dove il prodotto conquista il vero potenziale, e -se ben compresi- consentono il recupero di marginalità e il mantenimento della qualità, soprattutto in momenti di crisi.
C'è indubbiamente bisogno di un atteggiamento più manageriale. Ed ecco che il nostro sogno nel cassetto oggi diventa realtà. I corsi di Bar University gravitano essenzialmente su questa idea. Tutto sta a identificare i processi, capirli, sperimentarli e gestirli. Esemplari in questo senso sono i corsi dedicati agli standard di produzione e quelli di servizio, piuttosto che alle tecniche di gestione, all'ottimizzazione del magazzino, alla fidelizzazione. E tanti altri.

Credo che Bar University sia un atto doveroso nei confronti di una categoria di esercenti che abbiamo sempre sostenuto con Bargiornale. I bar sono l'ossatura del sistema italiano dell'ospitalità. A maggior ragione vogliamo stimolarli oggi che il bisogno di qualità è urgente. Del resto, la vitalità di un bar è al tempo stesso la vitalità delle industrie fornitrici, in un ciclo virtuoso dell'economia di tutti gli attori in campo: bar, aziende e consumatori. La qualità dell'istruzione è il futuro di ogni Paese».

Creme fredde: nuove idee per l’estate 2008

Ricette per l'estate –

Un’estate all’insegna della dolcezza e della cremosità. Granitore e mascarpone protagonisti.

Un'estate all'insegna della dolcezza e della cremosità. Granitore e mascarpone protagonisti.

I teenager sono il nuovo target del turismo

Vacanze –

Hotel e resort si organizzano per adottare soluzioni su misura per le giovani generazioni, sempre più esigenti in fatto di divertimenti e giochi

Se gli anni ’60 hanno “creato” i giovani, il primo decennio del 2000 ha visto l’affermazione degli adolescenti. Non più bambini, non ancora giovani adulti, i teenager si stanno ritagliando uno spazio sempre più importante nel mondo dei consumi: dal food alla moda, dalla musica allo sport. E ora dicono la loro anche in fatto di viaggi e vacanze, proponendosi come un nuovo target di riferimento per chi opera nel mondo del turismo a ogni livello. Da uno studio condotto dal Cts, il tour operator di riferimento per il mondo giovanile, emerge che il 49% dei giovani italiani fa un viaggio ogni 2-3 mesi. Una frequenza mai vista nelle generazioni precedenti. I ragazzi sono spiccatamente cosmopoliti visto che vanno soprattutto all’estero (67%). In vacanza preferiscono l’aereo (73%) e le strutture extralberghiere, come ostelli, b&b, agriturismi (46%), e hanno un budget giornaliero medio di 53 euro.

Viaggi personalizzati
 Dunque, intercettare la “generazione Y” è la nuova scommessa del marketing e del mondo del turismo. Ma come fare? Le opzioni sono tante. La prima e più importante: creare proposte “tailor made”, costruite su misura per le esigenze dei giovanissimi, che sono già abituati alla customerizzazione e alla personalizzazione di abiti, accessori, attività sportive e che le pretendono anche quando viaggiano. I giovanissimi vogliono qualcosa di unico e autentico. Un caso significativo è quello di Liquid, aperto al Resort Beaches Negril in Giamaica. Si tratta del primo e unico club dei Caraibi dedicato agli under 21, dove i genitori non possono entrare. Sulle navi di Costa Crociere sono nati il Teen Junior (12-14 anni) e il Teen Club (15-17 anni), pensati per permettere ai ragazzi di fare nuove amicizie e trascorrere la vacanza divertendosi con lezioni di ballo e musica, cene a tema e feste in piscina con bagno di mezzanotte. Anche nel mondo del benessere fanno capolino i giovanissimi. All’Hotel Istra di Rovigno, in Croazia, il grande wellness center costruito su un’isola propone pacchetti speciali per adolescenti, diversificati per sesso, che includono trattamenti di bellezza, massaggi e fitness. Sempre i Beaches Resort propongono anche le tennis Clinics, corsi intensivi di tennis dedicati agli adolescenti che possono così affinare lo stile ed imparare l’inglese divertendosi ai Caraibi.

Vacanze all’insegna della multimedialità
 Divertirsi ed essere stupiti sono in effetti (come dice uno studio condotto da Tradelab per Saiwa) le massime aspirazioni dei giovanissimi. I quali, comunque, non sono interessati a uscire dal mondo. Infatti non riescono a concepire la vita se non completamente digitale e non possono più fare a meno di pc, web e cellulare. Internet, messenger, webcam e telefonate via web sono ormai una costante, utilizzati per comunicare, scambiarsi musica, immagini e pensieri. Questa generazione sempre connessa, non vuole rinunciare a questa rete di collegamenti neppure in vacanza. Anche quando si deve organizzare un viaggio Internet resta la più consultata fonte di informazioni (67%).

Il ristorante che punta tutto sul risotto

Pietanze –

Un locale di Vercelli propone un’intera carta dedicata solo a questo piatto, spesso considerato dfficile da cucinare

Risotto, un punto dolente per molti cuochi. Le regole lo vogliono preparato al momento, la cottura richiede un'attenzione continua e basta un minuto di distrazione per trasformare un ottimo piatto in un colloso pappone. Così è diventato un piatto negletto in molti locali. A fare proprio del risotto un punto di forza è invece il ristorante-risotteria Cinzia di Vercelli. Il locale (60 coperti) è condotto da Christian Costardi, trentenne esponente di quarta generazione della famiglia, da sempre titolare del “Cinzia”; accanto a lui il fratello Manuel, pasticcere. È Christian a spiegare la filosofia della sua cucina in cui il riso, solo italiano, è il protagonista: «Per molti chef il risotto è una seccatura; ma è un gap da superare, ci sono tipi di pasta che richiedono cotture altrettanto lunghe. E con un minimo di strategia anche l'attesa diventa piacevole: basta offrire uno stuzzichino e il quarto d'ora della cottura passa velocemente». Nessuna difficoltà, quindi; inoltre per Costardi puntare sui risotti è un modo per mettere in rilievo una specializzazione e un legame con la tradizione gastronomica locale, che vanta ricette come la panissa (a base di pancetta o salamino, fagioli borlotti e ovviamente riso).

Dieci fornelli dedicati solo al riso
Il menu prevede una carta dedicata solo a “I risi”. Ben 25 specialità, fra cui dei “classici” come il risotto ai porcini o il riso allo zafferano (da 12 a 19 euro). Nella lista naturalmente c'è la Panissa classica, ma pure quella destrutturata: «Per assaporare - spiega Christian - autonomamente i sapori fondamentali. E ho ideato anche la “Pastissa”: tagliolini cotti nel vino rosso, con un condimento che richiama la ricetta tradizionale». La carta continua coi risotti “Creativi”, ad esempio quello ai porri mantecato al taleggio e riduzione alla liquirizia; o quello ai gamberi e relativo carpaccio, servito con centrifugato di mela, finocchio e limone (19 euro). Tutti piatti espresso, preparati anche per un solo commensale, con un tempo medio d'attesa di 14 minuti. E per non rischiare “ingorghi” alle ordinazioni - gestite da 4 persone in sala e 5 in cucina - 10 fuochi sono riservati solo ai risotti. Non mancano anche altre proposte. Ad esempio il menu “Passeggiata”: 10 piatti (a 100 euro) liberamente scelti dallo chef, che dice: «È il modo migliore per conoscere la mia cucina, un percorso culinario in cui propongo ricette che a volte non sono nemmeno in carta».

Cocktail di successo

Barfestival 2008 –

Reportage della prima semifinale della Cocktail Competition. Tutti i drink di tendenza

Allegati

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giugno 2008 / pdf / Numero pagine: 4 / Lingua: italiano / di Stefano Nincevich
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