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BELVEDERE la vodka polacca in Italia con Moet Hennessy

Vodka tasting –

BELVEDERE la vodka polacca in Italia con Moet Hennessy. Bottiglia da 70 cl, alcol 40%

Ingredienti purissimi, distillazione tradizionale e packaging elegante: sono le caratteristiche che hanno fatto di questa vodka, lanciata negli Stati Uniti poco più di dieci anni fa (in Italia nel 2005), un simbolo del lusso. Distillata in Polonia, ha come principale ingrediente una particolare segale, che cresce solo nelle pianure della regione Mazovia. 4 le fasi di distillazione, 11 i filtraggi, ben 33 i controlli di qualità eseguiti prima di dare il “via libera” al prodotto. Aroma con accenni di vaniglia e panna, gusto rotondo e vellutato. Disponibile anche nei formati magnum (1,5 litri) e Jeroboam (3 litri).
www.moethennessy.com

AKVINTA la vodka croata distribuita da Spirits International

Vodka tasting –

AKVINTA la vodka croata distribuita da Spirits International. Bottiglia da 70 cl, alcol 40%

Filtrata cinque volte, con altrettanti elementi naturali (carbone di betulla, marmo, argento, oro e platino), acquista un gusto puro e morbido e un profumo delicato. Per la sua produzione si utilizzano le migliori qualità di grano e pure acque sorgive, per ottenere un prodotto di qualità superiore. Enfatizzata anche dall'elegante bottiglia di design.
www.spiritsinternational.it

TOVARITCH! la vodka russa distribuita da Molinari

Vodka tasting –

TOVARITCH! la vodka russa distribuita da Molinari. Bottiglia da litro,alcol 40%

Prodotta da grano qualità “luxe”, riconosciuto in Russia il più pregiato, ha un gusto puro e una trasparenza che la rendono ideale a diventare protagonista di ottimi cocktail e long drink. Di gusto ultramorbido, è una vodka di qualità super premium. Curiosa l'etichetta, che si rifà allo stile d'avanguardia di epoca sovietica (anni '20 del secolo scorso) e che viene attivamente ricercata dai collezionisti di vari Paesi europei.
www.molinari.it

BORU la vodka irlandese distribuita da Ilar

Vodka tasting –

BORU la vodka irlandese distribuita da Ilar. Bottiglia da 70 cl, alcol 37,5%

Regale potrebbe essere definita questa vodka, così chiamata in omaggio a Brian Boru, re d'Irlanda intorno all'anno 1000. Viene distillata quattro volte, utilizzando purissima acqua irlandese. Successivamente si procede alla filtrazione, dalla quale uscirà assolutamente pura, che viene effettuata con carbone proveniente da querce dell'Irlanda atlantica. Oltre a questa versione “originale” il marchio Boru ne comprende altre due, perfettamente utilizzabili per la mixability: due combinazioni uniche e perfettamente bilanciate di vodka irlandese Boru, aromatizzata all'arancia e al limone.
www.pallini.it

Il vino conquista il centro del menu

Nuove formule –

Il ristorante parigino ‘Il Vino’ di Enrico Bernardo propone ai clienti una lista dove le pietanze fanno da contorno rispetto a un’ampia scelta di bianchi e rossi di tutto il mondo

Sull'insegna trovate, scritto in grande, Il Vino e, in piccolo, by Enrico Bernardo. Insomma Il vino by Enrico Bernardo, semplice, chiaro, inequivocabile anche nel significato. In sostanza Champagne, bianchi e rossi che piacciono al miglior sommelier del mondo del 2004. Tutti, circa 15 mila etichette, raccolti nel ristorante parigino che Bernardo, dopo aver diretto per qualche tempo il ristorante le Cinq dell'Hotel George V, sempre a Parigi, conduce oggi con la sua solita passione. A metà strada tra les Invalides e l'Ecole Militaire, Il Vino di Enrico Bernardo spicca per una formula innovativa e per il fatto che a poco tempo dall'apertura si è già guadagnato una brillante stella Michelin.

Il miglior sommelier del mondo
Prima di raccontare il ristorante è bene dire di Bernardo, tanto per capire che solo a un personaggio così poteva venire in mente di mettere in atto una formula del genere. Il quale è stato ed è un enfant prodige della sommellerie internazionale. Oltre a esser stato nominato miglior sommelier del mondo quando aveva solo 27 anni (oggi ne ha 32), in tempi precedenti è stato insignito anche del titolo di miglior sommelier d'Europa, d'Italia e via via di questo passo il tutto sotto l'ala protettrice e istruttiva di Giuseppe Vaccarini (impossibile non citare il maestro di Enrico). E oggi, Bernardo si è imposto sulla scena parigina grazie, ed ecco la formula a cui accennavamo, al fatto che ha messo proprio il vino al centro della proposta del ristorante e non più il cibo. A dirlo sembra semplice, ma a lavorarci quotidianamente può esserlo un po' meno.

Il vino come menu principale
Difficile spiegare, per esempio, che il menu consegnato al cliente non è la lista dei vini, ma proprio il menu principale. Pazienza che qui siano riportati i vini e non le pietanze. Bianchi o rossi bisogna scegliere, sarà poi il sommelier a portare il piatto contenente la ricetta che Bernardo e lo chef Davide Barilone hanno messo a punto per quella specifica etichetta. Insomma, se non fosse chiaro, qui si sceglie il vino e non la pietanza, qui si viene per degustare un vino, il mangiare è secondario e serve solo per accompagnare il calice. Prezzi? Tre i menu disponibili: il Vitesse a 50 euro, L'aveugle (alla cieca) a 75 euro (100 la sera) e il Grands terroirs de France a mille euro (che include però cinque grandi vini francesi come Château d'Yquem, Château Pétrus). Alla carta si può scegliere tra portate comprese tra gli 80 euro di un Cos d'Estournel con relativo abbinamento e i 20 di un Crozes Hermitage d'Alain Graillot. Sapendo poi che se il primo calice con portata annessa costa una certa cifra il bis dello stesso vino costa circa la metà.

L'abbinamento con le pietanze
E dalla cucina, cosa esce? In teoria le ricette in abbinamento sono a sorpresa, ma ai clienti che non vogliono “rischiare” o che magari sono intolleranti a qualche alimento e non vogliono trovarselo nel piatto, il sommelier è sempre pronto a suggerire una o più alternative. Ovviamente pensate per l'abbinamento con quel certo vino. E la clientela, come reagisce? Sul forum di un sito francese dedicato alla gastronomia i pensieri di chi si è seduto a uno dei 40 posti del locale di Bernardo sono contrastanti, come sempre avviene quando ci si trova davanti a qualcosa di davvero nuovo. Da chi centra il giudizio sulla cucina dimostrando di non aver capito il senso del locale, a chi ne coglie lo spirito e lo apprezza.

Compravendita in tempi di crisi

Attività –

Allegati

/wp-content/uploads/sites/4/2014/10/compravendita.pdf” target=”_blank”>Compravendita in tempi di crisi
Bargiornale luglio agosto / pdf / Numero pagine: 3 / Lingua: italiano / di Sergio Redaelli

Dolci e panini americani, ma bio

Bakery –

A Milano, California Bakery apre un nuovo forno: un ristorante veloce che si rifà alla cucina Usa con accenti salutisti. Bandito lo strutto, sì all’olio di oliva

Dopo il dolce e il salato, è l’ora degli hamburger. California Bakery è entrata nella fase tre della sua evoluzione allargando il business alla cucina in stile Usa con momenti di consumo che scandiscono tutto l’arco della giornata: dalla colazione al dopocena.
In piazza Sant’Eustorgio a Milano è approdato un nuovo locale con dehors (l’esterno può accogliere 30 persone) che gioca la carta della tradizione culinaria statunitense. Ma niente a che fare con fast food, patatine fritte e piatti ipercalorici responsabili delle taglie fortissime degli americani. California Bakery propone, infatti, dai muffin ai pancake, dagli hamburger ai sandwich, dalle torte newyorkesi agli smoothies alla frutta, dai centrifugati ai tè francesi: piatti “made in Usa” sì, ma intrisi di salutismo (bandito lo strutto, in cucina sono ammessi solo olio di oliva e materie prime bio) e con venature mediterranee.

le tappe del successo

Il binomio gusto e salute sta alla base del concept del California Bakery, marchio di pasticcerie american-meneghine rilevato da Marco D’Arrigo nel 1994. Dopo la pasticceria di viale Premuda, tuttora operativa, la seconda tappa è stata ampliare l’attività al salato e ora a 360° a tutta la ristorazione. Formula, quest’ultima, proposta non solo in piazza Sant’Eustorgio, ma anche nel negozio “storico”, a differenza di largo Augusto per il momento fermo alla fase due. A imprimere l’accelerazione al business è stata Caroline Denti: padre siciliano e madre francese, studi negli States, professione pubblicitaria: è la manager cui D’Arrigo si è rivolto per un restyling dell’immagine del California Bakery. Un progetto cui Caroline si è appassionata al punto che ha abbandonato la sua professione per dedicarsi a tempo pieno alla definizione del nuovo concept. Un’impresa certo non facile. A Milano la tradizione culinaria statunitense è rappresentata prevalentemente da fast food e steak house. Più vicino al mondo California Bakery è la filosofia della catena internazionale Starbucks, assente in Italia, che però limita il suo raggio di azione a colazione, dessert e prodotti di pasticceria.
Dunque, l’dea, assolutamente orginale, di creare
un locale informale e ricercato che combinasse il gusto raffinato del “country living”, tipico della campagna anglossasone e americana, e la qualità e la freschezza dei cibi all’insegna del comfort food.«Bisogna sfatare certi miti» spiega Denti che nello studiare i menu non nasconde di avere le sue muse ispiratrici, rigorosamente newyorkesi (“cuoche meravigliose”), aggiungendo un tocco mediterraneo dato da ingredienti come l’olio di oliva e il Parmigiano e un’attenzione a layout del piatto e mise en place. Ma veniamo all’offerta del California Bakery (1,5 milioni di euro il fatturato nel 2007), dove si può trascorrere una giornata intera, anche con sosta lavorativa (è disponibile la connessione wifi): si può iniziare con una tipica colazione all’americana a base di muffins (2 euro), pancake&waffle (3 euro), torte (4 euro), caffè americano (un euro) e spremuta di arancia (3,50 euro). A pranzo e cena hamburger di carne argentina, tonno o veggie burger (dai 16 ai 20 euro) con patatine fritte nell’olio di oliva, riutilizzato un numero limitato di volte, bagel (4,50-5,50 euro), sandwich (5,50-7 euro), insalate, quiche, verdure di stagione. Al tea time tè francesi Mariage Frères e tisane (3,50 euro), accompagnati da torte o smoothies alla frutta. Infine, l’aperitivo con vino (al bando i superalcolici), birra, succo di mele bio, centrifugati e finger food (15 euro).

ambiente tra il country e il provenzale

La domenica scatta il brunch: niente buffet omnicomprensivi (dall’aperitivo al dolce), ma monopiatti: dalle omelette (frittatine dolci o salate, contorno e pane ai cinque cereali, 16 euro) alle quiche fino all’Upper West Side Plate (uova Benedict con pancetta e contorni su bagel o pane ai cinque cereali). Il tutto servito in un ambiente in stile country - campagna americana, per intenderci, ma che ricorda le atmosfere provenzali - da camerieri per lo più studenti stranieri.
Lo staff che si alterna nei tre negozi è costituito da 30 persone. In piazza Sant’Eustorgio durante l’arco della giornata servono in nove, 12 la domenica per i gettonatissimi brunch.

Riviera ormai globale, c’è persino l’art café

Lounge –

La famiglia degli art café si espande con formule sempre più sofisticate in location non vocate. Il caso dell’Art Noir Café di Riccione

Approda a Riccione (Rm), attiguo al multistore di tendenza Block 60, l’Art Noir Café, un concept per certi versi rivoluzionario: sia per i contenuti che per le modalità organizzative e gestionali. Dalla cura dei particolari e alle mise en place originali (come la mattonella di ardesia per gli stuzzichini o la piccola brioche con panna servita assieme a una creativa caffetteria) fino all’approccio professionale, ma mai distaccato dello staff. Protagonista di questo bar che promette di diventare il nuovo luogo “giusto” della Riviera Romagnola è soprattutto Nausikaa Mandana Rahamati, architetto di interni e di giardino storico, oltre che manager di locali per la Entertainment Air Group, che a San Teodoro (Sardegna) gestisce l’Ambra Night, La Luna Disco, l’Ambra Day ed il Bal Harbour. Lei, assieme a un affiatato team di professionisti amici, ha messo il proprio talento a servizio dell’Art Noir Café, un autentico e originale laboratorio di tendenze artistiche e meeting point ibrido che miscela intelligentemente arte, design e prodotti d’alta gamma. Target: una clientela sofisticata che ama spazi glamour e lussuosi.

Come nasce l’idea di questo concept?
«Sulla scia del successo dell’Art Noir Café a Milano - risponde Nausikaa - l’azienda romagnola Afa Arredamenti ha deciso di proporre un luogo che racconta l’essenza della propria filosofia e delle proprie passioni, che le raccoglie e interpreta in questo “spazio necessario” dedicato all’arte, al design, alla moda e allo spettacolo. Ma dietro c’è stata anche la sinergia tra Egle Dorato di Art For Art Gallery, che del concept “artnoircafé” è l’ideatrice originaria. All’interno, infatti, sono state presentate ed “interpretate” le opere dell’artista Armando Tanzini con il progetto dell’architetto Marco Lucchi, altro protagonista dell’avventura. Donne materne ed erotiche, altere e totemiche, che primeggiano su un gioco di pieni e vuoti rivestiti in vetro lucido di color nero, illuminate da uno spettacolare lampadario di Gianfranco Coltella, una pioggia di cristalli con 500 luci.

Come posizionerete il locale, in un contesto già molto competitivo e tradizionale come quello della Riviera Romagnola?
«L’Art Noir Café coniuga esperienza comunicativa, sensoriale e gastronomica. Vediamo il futuro di Riccione proiettato in modo elegante per un pubblico sofisticato e di tendenza. Professionalità, eleganza, dinamicità, ma senza ingessature. Musica adeguata, un ambiente energico, sorridente, nel quale tutti trovano il proprio momento di convivialità sotto la regia attenta ma simpatica del responsabile operativo, il riccionese Daniele Benedetti.

Punterete anche su un’offerta di eventi?
«Sì: appuntamenti periodici come mostre d’arte, live music, spettacoli, dj resident e dj guest di generi musicali ricercati e di nicchia, serate dedicate a nuovi prodotti. Soprattutto nel periodo invernale! Una bella scommessa qui a Riccione.

Come si articola l’offerta food&beverage?
«L’Art Noir Café è aperto tutto l’anno, dalle 7.30 fino all’una di notte. Dunque: pasticceria e frutta fresca per la prima colazione, piatti semplici (pochi ma buoni) per pranzi veloci e light, caffetteria e bar nel pomeriggio. E soprattutto, alla sera, un buon aperitivo accompagnato da un buffet ricercato. Non a caso del team fa parte anche Andrea Bartoli, chef di fama, già in forze al Carducci 76 di Cattolica. Anche per la linea bar serale abbiamo voluto puntare sulla qualità, con cocktail originali o classici (a prezzi di mercato: 7 euro), come lo Sazerac, drink americano a base di cognac, assenzio, rye whiskey, pastis, Peychaud's bitters e Angostura bitters. E anche su vini, distillati e liquori pregiati, scegliendo il meglio di ogni categoria.

Festa flambé, in gelatina o artica?

Catering –

Anche nel bar si poossono organizzare catering. Come dimostra Cocktail in The World che porta in tour nei locali 16 drink list inedite

È già sold out il prossimo weekend. Venerdì hanno una data in provincia di Arezzo con oltre 2.000 fan. Il giorno dopo si spostano con il loro carrozzone verso Campobasso: quattrocento chilometri per portare lo spettacolo in una festa privata. Quelli della Cocktail in The World Agency non sono rockstar, ma poco ci manca. Lo spettacolo non prevede assoli di chitarra, ma ha come protagonista una lista di centinaia di cocktail. Il carrozzone non trasporta amplificatori ma quattro postazioni all’americana, ripiegate e modulari, studiate da loro stessi per il servizio di bar catering. Ogni stazione da cocktail ospita due vasche, due rastrelliere per le bottiglie, un banco d’appoggio (40x40 cm) per i bicchieri e due griglie, accanto alla vasca del ghiaccio, per tenere in fresco anche i succhi di frutta.

quaranta serate in una stagione

«Abbiamo lanciato questo servizio sei anni fa. Oggi l’agenda è fitta di appuntamenti. Solo lo scorso inverno abbiamo fatto 40 date tra Toscana e Lazio. Al nostro servizio sono interessati non solo i privati, ma anche le discoteche e i cocktail bar che desiderano una serata diversa dal solito». A parlare è Danny Del Monaco, socio di Tommy B. e campione del mondo 2002. Danny è il mago tuttofare dello shaker che ha lanciato quattro anni fa in Italia la moda dei cocktail fumanti e da allora non smette di sorprendere. Per esempio alla domanda “quali cocktail proponi?”, risponde «Basta scegliere da lì», indicandoci il top del banco dove ha fatto inserire due monitor da nove pollici con menu digitale che mostrano foto e ricette di centinaia di drink.
«Possiamo impostarlo come vogliamo. Per le serate Mojito Tour, per esempio, lo utilizziamo per illustrare le foto, le ricette e le caratteristiche dei venti Mojito proposti: da quello classico preparato con “hierba buena” a quello con menta marocchina, da quelli a base di rum agricolo a quelli completati con chinotto e cedrata». La serata del Mojito è solo una delle 16 che propongono i bartender di Cocktail in the world. Ce n’è per tutti i gusti. Ice Cream Cocktail (drink con gelato), Fire Drink Night (festival dei cocktail flambé), la one night Solid Drink, tutta spume e gelatine e NonsoloBirra, 100 modi diversi di proporre mix con birra.

Ristorazione Collettiva giugno 2008

Archivio Cover Horeca –

_Il Punto                                L’export cresciuto del 7% Settore alimentare, un anno con luci e ombre L’anno trascorso è stato caratterizzato da fenomeni nuovi per l’industria alimentare nazionale, che ha risentito degli effetti dell’aumento eccezionale di alcune materie prime (a partire dal grano e dal…

_Il Punto                                
L’export cresciuto del 7% Settore alimentare, un anno con luci e ombre
L’anno trascorso è stato caratterizzato da fenomeni nuovi per l’industria alimentare nazionale, che ha risentito degli effetti dell’aumento eccezionale di alcune materie prime (a partire dal grano e dal latte) e di una crisi generalizzata dell’economia italiana
_ Business News                  
Panorama
- Pesticidi nel piatto. Il 47,4% della frutta è contaminata
- Autogrill regina del Duty Free
- Cremonini: allenza strategica con JBS nel settore carne
Techno
- Giorik, forni per ogni esigenza
Mondo Food
- In italia i primi due frantoi certificati
- Il pollo al cloro rimane fuori dall’Europa
_ Normative                        
Sicurezza alimentare, un bene per tutti
L’importanza della sicurezza alimentare, tanto sotto il profilo della protezione della salute quanto sotto il profilo degli interessi economici, sociali e ambientali ad essa correlati, è argomento che ciclicamente catalizza l’attenzione dei mass media. Un tema, questo, che va affrontato a livello di UE
_ Prodotti & attrezzature     
Igiene in prima linea
Pulizia a 360 gradi: un elemento fondamentale nel settore della ristorazione, dalla ricezione e conservazione degli alimenti alla loro preparazione e servizio, che la corretta applicazione del sistema Haccp permette di rispettare e mantenere nel tempo. Ecco le soluzioni che il mercato offre
_ Focus grandi impianti        
Cucinare è un’arte Un’arte che deve essere supportata da adeguate attrezzature, che consentano di abbattere i costi di consumi, gestione e personale. Alzando, invece, il livello delle performance. E i produttori rispondono con soluzioni e innovazioni davvero sorprendenti
 _ Fast news                         
Spigolando
Vending. Un successo made in Italy Estero. I salumi italiani? Meglio bio 
Formazione
Gli esperti di beverage si laureano a Parma 
Fiere & Convegni
SIA Guest, si scaldano i motori
TUTTOFOOD a Milano nel 2009 64
In agenda
Calendario fiere 2008

Far parte della nazionale, ciò che ogni cuoco sogna

Cucina –

Si allenano e vincono. Gli chef della Nazionale italiana cuochi in ottobre parteciperanno alle Olimpiadi. Sfida all’ultima ricetta

Un pranzo di gala può anche trasformarsi in un match in cui si affrontano agguerritissime squadre di cuochi di diverse nazionalità. E nell’olimpo dei team meglio piazzati ci siamo pure noi con gli azzurri degli chef, o per meglio dire, con la Nazionale Italiana Cuochi, formazione composta da ventidue chef provenienti da ogni regione d’Italia che esprime l’eccellenza della Federazione Italiana Cuochi e promuove la cucina di casa nostra.
Per farne parte bisogna sottoporsi a una dura selezione, che avviene ogni due anni presso Il centro di Arte Cultura e Innovazione Gastronomica della Cast Alimenti di Brescia. Ogni candidato presenta un menu caldo e una proposta fredda; temi simili a quelli delle competizioni internazionali organizzate dalla Wacs (World Association Chefs Society); se rivela la stoffa del campione, entrerà nella formazione junior o senior.
Una vera e propria squadra, con tanto di mister (Fabio Tacchella, il team manager che fissa le linee guida), di capitano (lo chef Gianluca Tomasi) che galvanizza l’equipe e che è anche il bomber, in quanto chef più medagliato tra i 20.000 della Fic. C’è il preparatore atletico Fabio Momolo che organizza tutte le attrezzature necessarie alle competizioni, ci sono gli attaccanti per la linea del freddo e del caldo (Matteo Sangiovanni e Francesca Marsetti) i centrocampisti per la sezione carni (Fabio Mancuso e Angelo Di Lena); in difesa non mancano i terzini della linea finger food e dei piatti da ristorazione (Nicola Vizzarri, Gregori Nalon, Vito Semeraro) e in porta con la pasticceria, gli chef pastry (Davide Malizia e Giovanni Cappello).

un lungo calendario di gare

Le competizioni di cucina seguono a ruota quelle sportive: ci sono gli Europei di cucina Salisburgo-Stoccarda, i Mondiali di Lussemburgo, le Olimpiadi di Erfurt, la Coppa America a Chicago, La Kremlin Cooking Cup di Mosca, il triangolare Europeo In Galles. L’attuale Nic si è sempre piazzata molto bene e di recente a Mosca ha guadagnato addirittura due ori ed il Trofeo Unico, quindi partirà alla volta delle prossime Olimpiadi di Erfurt (18-22 ottobre 2008), carica di entusiasmo.
E ne avrà davvero bisogno perché le prove (di cucina fredda e calda) saranno impegnative. Per la prova “fredda” dovrà realizzare 40 esposizioni di piatti, nei quali mostrare le abilità tecniche e preparatorie; lo scopo è piazzarsi tra le prime 5 squadre al mondo (migliorando il nostro attuale 10° posto, su 37 nazioni). Nella prova “calda”, invece, 6 chef in 5 ore dovranno preparare un menu completo per 110 persone costituito da un piatto di pesce, uno di carne e un dessert.
Bisogna tenere testa alla Svezia, agli Stati Uniti, a Singapore, al Canada, alla Germania, ci sarà bisogno di grande sostegno, forte incoraggiamento e ovviamente tanti soldini. Come per gli atleti, anche per i cuochi della Nazionale Cuochi ci sono gli sponsor, ma non così munifici. Come ci spiega Marco Valletta responsabile delle relazioni esterne della Nazionale nonché chef specialista in banchetti d’epoca: «La Nazionale costa circa 120 mila euro l’anno. Per ogni trasferta si spendono 20mila euro. Siamo supportati da aziende leader del settore ristorativo italiano, ma il loro sostegno copre solo in parte le spese, tanto che in parte dobbiamo autofinanziarci».

Maccherone mi provochi? io ti ricondisco

Cucina –

La pasta secca è la protagonista della sfida per cuochi under 35, organizzata a Colorno (Parma) da Alma

Da sempre Italia a tavola è sinonimo di pasta. Maccheroni, spaghetti, linguine, paccheri, ziti, reginette… non c’è che da scegliere. Proprio alla pasta secca è dedicata la sfida (il prossimo ottobre) Alma Viva Award, organizzata da Alma, la scuola internazionale di cucina italiana di Colorno, in provincia di Parma.
Il tema non è banale. «La pasta secca di qualità - spiega Luciano Tona, direttore didattico di Alma - identifica la nostra cucina, specie all’estero e il suo ruolo non può essere sostituito dalla pasta fresca, pure molto amata dalla clientela. L’intento è valorizzare la grande creatività che questa materia prima consente, mettendo in luce il modo corretto di usarla». Già, perché qui stiamo parlando di alta cucina e ci vogliono palati allenati per ideare il condimento giusto, adatto alla rugosità di uno spaghetto trafilato, piuttosto che alle scanalature delle penne o al nerbo di un bucatino.
Regole tassative non ce ne sono; linee guida però sì, come spiega ancora Tona. «La pasta lunga richiede sughi semplici, con una certa ricchezza d’olio che va a nappare la pasta in tutta la lunghezza. La pasta corta rigata, invece, a causa della forma, tende a far scivolare il condimento. Bene quindi i sughi tritati, di carni o verdure, che più facilmente si fondono con la pasta».
Insomma, un invito a superare l’ormai stravisto pacchero farcito, per dare spazio a preparazioni fantasiose, equilibrate da un punto di vista nutrizionale e corrette sotto il profilo tecnico, ciascuna accompagnata da vini italiani adeguati.

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