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Spritz, analisi di un fenomeno

Aperitivo –

Nato fra i confini del Veneto, lo Spritz è oggi un fenomeno di costume su scala nazionale. A delinearne caratteristiche e abitudini di consumo è uno studio dell’Università di Verona

È uno dei fenomeni italiani degli ultimi anni. Se fino a qualche tempo fa lo Spritz era una consuetudine tutta veneta, adesso è diventato un must del bere giovane. Un caso di costume che ha attirato l’attenzione di molti, tanto che gli studenti di Sociologia della comunicazione dell’Università di Verona gli hanno dedicato una ricerca, realizzata col contributo del Gruppo Campari. Uno studio interessante per almeno due motivi: è il primo che analizza questo fenomeno e inoltre è stato realizzato intervistando i consumatori nel momento in cui si dedicavano al rito dello Spritz.
«È indubbio che nel mondo dell’aperitivo lo Spritz ha assunto un ruolo di riguardo, in termini sociali, di mercato, di re-invenzione di vecchi modi di bere e di brandizizzazione di un prodotto popolare ma finora privo di marca» spiega il professor Giorgio Triani, responsabile del progetto.
Lo Spritz ha una storia dai contorni incerti, che risale alla dominazione asburgica e inizialmente era semplice vino allungato con acqua. Col passare del tempo le varianti sono aumentate, adattandosi ai gusti locali, tanto che oggi ne esistono molte versioni. A Padova e Venezia, ad esempio, lo spritz è preparato mescolando, alla base di prosecco e seltz, Campari o Aperol o Cynar, aggiungendo una fetta di limone se si sceglie il Campari, d’arancia se si preferisce l’Aperol.

Una ricetta suscettibile di molte varianti

Anche se non esiste una ricetta unica, lo studio ha identificato alcune regole che sono comuni: 40% di vino bianco, 30% di acqua minerale gasata, meglio se gasatissima, e il restante 30% scelto tra liquori il cui spettro varia dal Gin alla Crema Marsala, senza disdegnare nuovi mix che però devono garantire allo Spritz un acceso carattere cromatico, possibilmente vicino al tradizionale rosso. Il tocco finale è dato dall’aggiunta di una fettina di limone o di arancia. La gradazione alcolica raggiunta è variabile tra i 12 e i 45 gradi, la media si attesta attorno ai 15 gradi.
Sono state 906 le interviste realizzate in 5 città del Veneto - Verona, Vicenza, Padova, Venezia e Treviso - in diversi momenti della giornata, anche se la maggior parte durante l’orario canonico dell’aperitivo (18-22), effettuate nei giorni in cui è più alto il consumo di Spritz (ad esempio il mercoledì a Padova per la serata universitaria, il venerdì sera a Verona o il giovedì a Venezia).
Il campionamento dei “bevitori di Spritz” è stato fatto in modo casuale, ma identifica un pubblico per lo più giovanile, studentesco, concentrato nella fascia di età 19-29 e caratterizzato da una leggera predominanza degli uomini sulle donne.

Sono tanti quelli che fanno il bis

Ragguardevoli i dati di consumo: oltre 1 intervistato su 3 non si ferma al primo ma beve due Spritz. E, complessivamente chi ne beve 3 o più (sino a 7 e oltre) è il 43,9%. Un’abitudine che si collega con l’abitudine di fare pagare il “giro” a turno (più del 30% delle risposte).
Lo Spritz è identificato dalla maggioranza degli intervistati con Aperol (86,2%) e Prosecco (83,4%); è preferito con poco ghiaccio (68,9%), con la fettina d’arancia (60,2%) e bevuto nel tumbler (59,1%). A proposito delle modalità di servizio, se si chiede di esplicitare la preferenza personale si nota come più persone vorrebbero il calice, meno il tumbler e, relativamente, molti non vorrebbero il bicchiere di plastica. Risposte che dimostrano che lo Spritz è assimilato più al vino più che a cocktail o superalcolici, tanto che i suoi principali competitor sono il vino (41%) e la birra (23%).
Quanto agli snack di accompagnamento, nell’83,6% dei casi lo Spritz è servito con patatine e nel 41,2% con stuzzichini o tartine. Ma le patatine sono le meno gradite (12%), mentre sarebbero più apprezzati stuzzichini (29%), pizza (19%) e crostini con affettati (16%).

Vini da pesce, non solo bianchi

Abbinamenti –

I rosé sono un’alternativa molto richiesta. Ma anche i rossi e alcuni spumanti dolci sono sperimentati da molti ristoranti

L'ultima edizione della “Selezione nazionale dei vini da pesce”, che si è svolta nelle Marche, ha sì celebrato la leadership dei vini bianchi, spumanti compresi, ma confermato anche la piena dignità dei rosati ad essere considerati prodotti ideali con ricette di mare. È il caso del Salento Igt Rosato Elfo della Casa Vinicola Apollonio Monteroni di Lecce o del Montepulciano d'Abruzzo Doc Cerasuolo Terra d'Aligi di Atessa (Ch).

Rosé, un classico col pescato
 I numerosi rosé presenti in selezione offrono però un segnale da non sottovalutare per il comparto della ristorazione che guarda con attenzione all'enologia. Perché lì, sugli abbinamenti tra vino e pesce, molto sta cambiando. La provocazione più dirompente alla regola che imponeva l'accostamento tra vini bianchi e piatti di pesce è quella messa in atto di recente dal Consorzio di tutela dell'Asti spumante. Su una delle pagine pubblicitarie realizzate per rilanciare nel mondo l'immagine delle bollicine dolci i creativi accostarono l'Asti, non solo a salami e formaggi, ma anche alle ostriche e al sushi. Un attacco a sua maestà lo Champagne, da sempre considerato eno-partner d'eccellenza per piatti raffinati di pesce?

Vini dolci, per rompere gli schemi
 Sia come sia i manager del Consorzio di tutela hanno affermato di avere individuato tipologie di Asti ideali con alcuni piatti di pesce. Test del gusto sono stati eseguiti con successo. E così è stato sdoganato l'abbinamento tra vino dolce e piatti di mare, uno sposalizio fino a pochi anni fa impensabile. Tuttavia quello tra Asti spumante ostriche e sushi è solo l'ultima delle variazioni sul tema del “famolo strano” riferito all'abbinamento tra vino e pesce. Tra gli spumanti dolci, a base di uve moscato, che si abbinano al pesce, c'è il Modonovo di Casa Gancia, spumante non troppo dolce, vinificato con un metodo appositamente studiato, che unisce la spumatizzazione classica agli acini surmaturi. Gli enologi dell'azienda canellese ne hanno ottenuto un prodotto ideale da proporre per l'aperitivo e in abbinamento a crostacei.

Rosati, ma con bollicine
Provocazioni a parte, quali sono i vini che meglio si abbinano al pesce? Sempre Gancia propone il P.Rosé, spumante rosato da uve pinot nero, un classico con il pesce. Anche Cinzano ha inserito nel suo listino uno spumante rosé. La maison siciliana Planeta, ad esempio, propone il suo “Rosé”, un igt Sicilia prodotto con uve Syrah in purezza con fermentazione e affinamento in inox. Per questo prodotto i vignaioli siciliani indicano abbinamenti tutti di pesce, tra filetti di cernia, insalata di polpo insieme a crudità di mare, ostriche e sushi (anche qui), carpacci di spada e ricciola, gamberi e primi con tonno o ricci marini.

Rossi per piatti di mare dai sapori decisi
Passando a vitigni rossi come merlot e cabernet ecco il Cuvé di Rosé della maison veneta Santa Margherita, è un rosato Igt Veneto indicato con zuppe di pesce, ma anche baccalà e anguilla in umido. Tra i vitigni piemontesi a bacca nera che si abbinano al pesce da segnalare il Grignolino, coltivato nella zona attorno ad Asti verso Portacomaro. E poi, di nuovo verso il Sud Italia, ci sono il Rosé e il Pungirosa di Rivera, storica azienda vinicola pugliese di Andria. Si tratta di due vini rosati da vitigno bombino nero, che si abbinano a piatti di pesce.

Scoprire nuove tipologie di abbinamenti in rete
 E la trentina Cavit propone addirittura on line, sul suo sito web una sezione che permette di scoprire abbinamenti tra vini non bianchi e pesce. Un esempio per tutti: il Valdadige doc Schiava Gentile, vinificato in purezza da uve rosse Schiava Gentile è indicato con zuppe di pesce. Non è una novità il Fichimori di Tormaresca, rosso da servire freddo grazie a tannini leggeri che ben si sposa con piatti di mare salsati, zuppe di pesce e primi piatti saporiti. Stessa filosofia per i novelli che faranno la comparsa tra un paio di mesi. Il loro frutto e la loro leggerezza li rende adatti all'abbinamento “marino” con pesci e crostacei.

Buone idee, per clienti che amano le novità
Insomma le alternative al solito bianco con le ricette di pesce ci sono eccome, e risultano anche di un livello tale da andare incontro alle esigenze di un tipo di commensale-cliente sempre più esigente e a caccia di novità e innovazione. Chi vuole fare accoglienza in modo professionale non può non tenere conto di queste tendenze.

Bargiornale novembre 2008

Archivio copertine Horeca –

NEWS Consigli Legali, prodotti e tecnologie novità, eventi 22 commercio Campagna per prezzi bloccati ai bar, riduzione Iva, ronde notturne per la sicurezza24 normative Comodato e oneri del gestore, sanzioni per cibi scaduti, accertamenti fiscali28 market Centro formazione per chef, nuovi prodotti horeca, promozioni e dati di consumo34 giochi Totem multifunzione, corsi per gestori di punti gioco36 tecnologia Riscaldatori da esterni risparmiosi, cioccolatiere e macchine da caffè comp…

NEWS
Consigli Legali, prodotti e tecnologie novità, eventi


22 commercio Campagna per prezzi bloccati ai bar, riduzione Iva, ronde notturne per la sicurezza
24 normative Comodato e oneri del gestore, sanzioni per cibi scaduti, accertamenti fiscali
28 market Centro formazione per chef, nuovi prodotti horeca, promozioni e dati di consumo
34 giochi Totem multifunzione, corsi per gestori di punti gioco
36 tecnologia Riscaldatori da esterni risparmiosi, cioccolatiere e macchine da caffè compatte, microserre e cantinette evolute
38 multimedia Fan delle patatine su Facebook, tour dei vigneti al cellulare, cene delle tech girl
40 visti e presi Sfoglie bigusto a colazione, grappa metodo esclusivo, mousse in formato tavoletta
42 made in italy Arredo italiano per ristorante asiatico, il lounge su ruote, nuove birre dal Lazio
44 globe Primo rum tribale, acquario nell’hotel, revival sexy per la campagna del Negroni, nuovo scrigno per lo Champagne
46 agenda Eventi, fiere e appuntamenti da non perdere

ATTUALITA'
Tendenze, Inchieste, Ricerche di Mercato, Stili di Consumo

48 intrattenimento Nuove tecnologie digitali per dare un tocco creativo al tuo locale
52 giochi Superenalotto, traino importante per fare business
53 giochi Controlli a tappeto per neutralizzare le new slot illegali
54 giochi Una lounge dedicata in esclusiva al poker. Negli Usa
56 fiere Imprenditori, clienti e meeting programmati. Succede a Matching, piazza d’affari al via a Rho Pero
58 aperitivo Da abitudine veneta, lo spritz è oggi un fenomeno di costume su scala nazionale
60 aste Seguire le aste del vino conviene. L’esperto spiega perché
61 aste Mettere all’asta i propri vini può essere utile. I consigli su quando conviene e come fare
62 professioni Il sommelier e le nuove competenze che oggi gli sono richieste, in corsi dedicati
63 specialità Corner di vendita di prodotti selezionati nei locali. Una innovazione che dà frutti
64 bevande Gli energy drink prendono piede, non solo nelle discoteche. Un trend sotto la lente
66 manifesti Tradizione e materie prime locali. Sono i fondamenti del nuovo Manifesto della Cucina Italiana, scritto da Martino Ragusa
68 gestione L’informatica consente una gestione accurata. I supporti tecnologici utili al gestore
70 tecnologia Basta un tocco e il tavolo interattivo raccoglie le comande. All’Inamo di Londra
72 catene A Verona nasce una formula di ristorazione low cost, senza i camerieri
78 vending Crescono i punti vendita automatici di pasti caldi
80 buoni pasto Elevare il valore esentasse dei ticket a 10 euro, boccata di ossigeno per il settore
82 goodfood Il settore del biologico non sente crisi di mercato. Le motivazioni d’acquisto

LOCALI
Formule, Protagonisti, Modelli di Gestione e buone idee

110 trasporto Quattro categorie di veicoli commerciali analizzati. Per scegliere al meglio il mezzo da lavoro adatto alla propria attività
116 cocktail Sfida tra barman americani a Taormina. Tornano le storiche famiglie di cocktail
118 tipici Dolci tradizionali siciliani, ma in versione drink. Al Cucinella
120 menu Descrivere i cocktail solo col nome non basta. L’esempio del Toi Même di Monza
121 bio Cibi take away biologici o vegani, il punto forte del Fibra, Monza
122 birreria Ventuno specialità alla spina, tipiche e di produzione artigianale. L’esordio del Bq, a Milano
124 Club Sfilate, balletti e djset per far marciare il ristorante. L’intrattenimento al Pes.co di Venezia
126 Club Il “green clubbing” è il nuovo stile dei locali notturni che unisce ecologia e divertimento
127 gestione Energy manager e società di consulenza energetiche, i nuovi partner del gestore attento all’ambiente
128 store Il Cucchiaio di Legno, a Milano, vende oggetti da cucina e prodotti gourmet. E apre al lunch
130 tipicità Dai croissant allo Champagne, il format francese IT Boulangerie spopola. A Piacenza
131 pizzerie
A Roma, pizze formato famiglia, con consegna gratis. L’idea Mary Pizza per battere la crisi
132 ristoranti Ricette di pesce nippon o asiatiche, ma con cucine distinte. E New York promuove il Geisha
134 ristoranti Il Panoramic di Londra punta su cotture a bassa temperatura. E diventa polo gourmet

QUADERNO
Ricette, Consigli, Approfondimenti, Prodotti e Attrezzature

FARE
86 cocktail Dalla semifinale della Cocktail Competition di Barfestival, oltre trenta ricette inedite per drink che faranno tendenza
96 cocktail Caffè, bevanda eclettica anche nella mixability. Tre ricette cult dalla illy Competition
98 panini Salumi e formaggi, pesce e verdure. Gli abbinamenti insoliti e le nuove ricette dalla sfida per il panino dell’anno, a Snackfestival

PROVARE
104 vini Rossi pugliesi da vitigni autoctoni e no, da sposare ai piatti tipici regionali o a ricette di fantasia. E, perché no, a pizze, panini e insalate anche riccamente farcite

Eventi
136 pizzatime
137 gran prix della pasticceria
138 barfestival cocktail competition

145
spot - annunci

La pizza che fa tendenza è guarnita di specialità

Pizzatime 2008 –

Vince il trofeo Pizzatime Renato Viola della pizzeria Lady Mary di Prignano Cilento (Sa) con un menu che esalta il territorio. Selezionati i professionisti che parteciperanno alla finalissima di Montecarlo

C'era il tifo delle grandi occasioni il 14 ottobre, alla semifinale del trofeo Pizzatime che si è svolto nell'arena di Bar University, a Milano. Una sfida ormai storica organizzata da Bargiornale, che mette in palio il trofeo per la miglior pizza fantasia dell'anno.
Un appuntamento sempre più atteso dai professionisti del settore; a questa semifinale erano circa centosettanta i concorrenti iscritti, in arrivo da tutta Italia, isole comprese.
E si è segnalata pure una rappresentanza di pizzaioli dalla Svizzera.
Molte le facce note di veterani della competizione, ma moltissimi anche gli iscritti per la prima volta, che con comprensibile emozione hanno affrontato il pubblico e il giudizio della giuria. Un pool di giornalisti esperti del settore, che ha avuto l'onere di selezionare i concorrenti destinati a giocarsi il tutto per tutto alla finalissima di Montecarlo, il 3, 4 e 5 novembre.
Le tendenze significative
Il livello della competizione da subito si è rivelato particolarmente elevato, grazie all'abilità dei pizzaioli in gara e alla qualità dei prodotti messi a disposizione dai partner dell'evento. A partire dalle farine Molino Agugiaro Le 5 Stagioni, una gamma di prodotti che consente di realizzare al meglio ogni tipo di impasto, fino alle salse, creme, verdure e condimenti Menù, che velocizzano il lavoro del pizzaiolo, garantendo elevata qualità, costanza di sapori e praticità d'uso. Senza dimenticare i forni professionali utilizzati in gara forniti da OEM e Giblor's, per le divise professionali.
Da sottolineare la grande attenzione che i pizzaioli in gara hanno posto nella lavorazione e lunga lievitazione degli impasti, così da ottenere la perfetta digeribilità dell'impasto: se la media si aggira attorno alle 48 ore, ci sono stati concorrenti che hanno presentato pizze il cui impasto è stato lasciato a lievitare per il tempo record di una settimana.
Quanto alle farciture, i temi gastronomici “forti” emersi dalla gara sono tre: grande ricerca sulle specialità del territorio; pesce di lago e di mare, crostacei e molluschi a gogo; infine cotte, crude, stufate, grigliate o marinate, le verdure sono state gettonatissime. Vista la qualità delle pizze presentate, la selezione è stata ardua.
Tutti i finalisti in partenza per il Principato
Alla fine sono emersi i 37 finalisti che parteciperanno alla finale di Montecarlo. L'elenco completo dei nomi sarà pubblicato sul numero di novembre di Bargiornale.
Nella giornata di gara sono anche stati decretati i vincitori del trofeo per il miglior menu. Il primo premio è stato assegnato a Renato Viola della pizzeria Lady Mary di Prignano Cilento (Sa), che sarà ospite d'onore di Bargiornale alla finalissima di Montecarlo. Un menu del “buon ricordo” che Viola regala ai suoi clienti e che concilia promozione del locale e del territorio, con una presentazione chiara e ordinata della proposta, a partire dai tre tipi di impasto utilizzati per la pizza, fino alla descrizione delle varie specialità, ciascuna delle quali porta il nome di una città del Cilento. Targa premio al secondo classificato, Antonio Polzella della pizzeria La Ventola (Vada, Li), che ha proposto un menu chiaro nell'esposizione delle specialità, presentate anche in modo interattivo, grazie alla presenza nella carta di un telefonino iPhone. Infine, terzo premio e targa ricordo a Pizzemporio di San Barolomeo al Mare (Im), la cui carta è un vero sfoggio di creatività, con ben mille proposte di pizze differenti.

Il pranzo di nozze, un affare irrinunciabile

Banchetti –

Il costo a persona si aggira tra 105 e 110 euro. Si festeggia con ricchi cocktail, musica, in una location esclusiva. E a buttarsi nel business non sono solo catering, ma anche ristoranti e alberghi

È sotto gli occhi di tutti: il catering piace e attira imprenditori. Nell'ultimo triennio in Italia sono cresciute del 20,9% le imprese che offrono servizi di ristorazione, come emerge dalle elaborazioni effettuate dalla Camera di commercio di Milano sui dati del registro imprese del primo trimestre 2005 e dello stesso periodo del 2008. La capitale italiana del catering è Milano che, con 90 società dedicate precede Napoli (86) e Roma (70), concentrando il 9% di tutti gli operatori nazionali. Da notare però che nella città medeghina quest'attività ha registrato un tasso di crescita del +7,1% negli ultimi tre anni: dunque il settore si muove sottomedia rispetto al trend nazionale e anche rispetto al resto della Lombardia che nello stesso arco di tempo ha segnato un +15,3% del numero di società di catering.
Questi numeri, da soli, non rendono però giustizia all'universo italiano dei professionisti della cucina senza ristorante, quelli specializzati in ricevimenti, eventi e grandi numeri. A preparare menu e allestimenti sono spesso anche i ristoranti classici, quelli con sala e coperti, che affiancano la loro attività tradizionale con questo nuovo business dai numeri spesso sorprendenti.
Così, se consideriamo anche i ristoranti, scopriamo che a livello nazionale, a marzo 2008, ne erano stati aperti un 13,1% in più rispetto allo stesso periodo del 2005, e che Milano spicca con un +15,4%, anche se resta al terzo posto dietro Roma e Napoli. Attualmente sono oltre 4.000 i ristoranti aperti in Italia e, se nella loro attività quotidiana non sono rivali delle società di catering, diventano però temibili competitor quando si parla di eventi speciali. A cominciare dai matrimoni. Un business milionario, come rivela un'indagine dell'Unione del Commercio di Milano. I numeri? Il pranzo (ma nel 17% dei casi si tratta della cena) mediamente annovera fra i 110 e 120 invitati per un costo compreso fra i 105 e 110 euro a persona. Dunque una coppia di sposini si trova a sborsare da 11.500 a 13.200 euro, con un incremento calcolato al 4% rispetto a 5 anni fa. Ma chi paga il conto? Nell'80% dei casi i genitori della sposa o dello sposo partecipano alla spesa, mentre per il restante 20% provvedono direttamente lui e lei.

Attenzione ai dettagli

Chiunque paghi, vi è comunque una grande attenzione al rapporto fra il prezzo e i servizi offerti. Gli sposi non intendono rinunciare a nulla: soprattutto al cocktail/aperitivo, ai vini e spumanti e, naturalmente alla torta, alta, monumentale, finemente decorata. Sempre più spesso al momento del servizio della pièce monumentale gli sposi preferiscono spostarsi in un locale a parte dove su un adeguata scenografia svetta la torta. A questa fa da corollario un ricco buffet dolce, sia di torte al taglio che di dessert monoporzione.
Ciò che in particolare conta sono il servizio impeccabile, elegante e preciso nei dettagli (90% delle risposte), ma anche la comodità del luogo dove si svolge il pranzo matrimoniale, che dev'essere vicino e facilmente raggiungibile. E comoda deve essere la location (58%): gli invitati devono, infatti, avere la possibilità di essere sempre comodamente seduti a tavola per un pranzo che di solito si articola in quattro portate più la torta. Non vengono disdegnati abbinamenti innovativi con la presenza, ad esempio, di piscina e discoteca e una villa o un castello da affittare come location esclusiva per l'occasione è un'opzione ricercata (30%). Per quanto riguarda la musica, non può mancare: con intrattenimento classico o moderno, equamente richiesti. Visto dalla parte degli organizzatori del banchetto, il pranzo di nozze mostra altre tendenze: l'incremento dei matrimoni fra italiani e stranieri (sottolineato dall'88% degli operatori) e quelli fra stranieri che vivono a Milano. Questo comporta delle variazioni importanti dell'offerta: rispetto a un matrimonio fra italiani, scelgono più spesso i pranzi a buffet, hanno più invitati, l'intrattenimento musicale è del Paese di origine e c'è anche maggiore attenzione al risparmio. Perché, si sa, quando si parla di matrimonio gli italiani non badano a spese.

Sidro e vodka, campioni del mondo

Alcolici –

Riflessioni sulle vendite globali nella grande distribuzione e nel fuoricasa. L’ultimo rapporto Nielsen sancisce l’importanza dei prodotti poco alcolici con un’immagine “salutista” e sottolinea per gli spirit l’aumentato potere d’acquisto dei Paesi emergenti

Sidro, vodka e premix: è questo il medagliere dell'Olimpiade delle bevande alcoliche con il maggior tasso di crescita annua a livello mondiale. A metterli sul podio è lo studio “What's Hot around the Globe - Insights on Alcoholic Beverage Categories” realizzato da The Nielsen Company analizzando le performance del largo consumo in 53 mercati e quello del fuoricasa in 20 mercati. Complessivamente, tra il 2006 e il 2007, gli alcolici evidenziano una crescita del 6% allineata a quella registrata nel mercato globale del food&beverage. Ovviamente dietro questo dato medio si celano andamenti molto diversi. Ad esempio, se analizziamo le singole categorie, ce ne sono tre che crescono a tassi decisamente sopramedia. La prima è il sidro che in un anno ha visto aumentare le vendite del 14%, muovendosi quindi a velocità più che doppia rispetto all'intero mercato degli alcolici.
Basso tenore alcolico, area in sviluppo

A trainarne l'exploit è soprattutto la Gran Bretagna, la nazione che, con una percentuale di crescita del 26%, guida la classifica di questa categoria da 1 miliardo di dollari. Nei Paesi Baltici come Lituania (44%) e Lettonia (42%), anche se le vendite a volume sono state significativamente più basse rispetto alla Gran Bretagna, si è registrata una forte crescita del sidro. Certo, per noi italiani l'escalation del sidro sembra sorprendente: eppure questa bevanda ha molte frecce al suo arco. Innanzitutto il basso tenore alcolico (ma un'ottima crescita la registra anche la nicchia del sidro non alcolico o low alcohlic), poi l'immagine naturale e infine le proprietà salutistico-nutrizionali: tutte caratteristiche che la inseriscono perfettamente nel filone delle bevande naturali e del bere responsabile.
Ben diversa l'immagine del secondo alcolico con il maggior tasso di crescita annuo delle vendite: la vodka (+11%). Qui siamo ormai nel territorio del glamour più patinato e internazionale. Nella trasformazione assoluta di un distillato, connotato per secoli da un'immagine “soviet” e popolare, ora trasformatosi in un alcolico apolide, perfettamente a suo agio nel mondo liquido del jet-set internazionale. Difatti la vodka sta conquistando il mondo intero, a cominciare dalla sua patria, la Russia, dove le vendite crescono del 7%, e dal secondo mercato assoluto, la Polonia, dove avanzano del 17%: evidentemente il maggior potere di acquisto dei consumatori ha i suoi effetti, così come ce l'ha la tendenza attuale a livello mondiale che vede per i distillati bianchi lo spostamento verso il top di gamma e l'area del lusso. Ma la vodka cresce anche nell'Europa Occidentale, soprattutto in Gran Bretagna e Francia dove è avanzata rispettivamente dell'11% e del 13%. La terza categoria di alcolici più dinamica è quella dei premix, che complessivamente nel 2007 ha visto le vendite crescere del 7%. Un dato che è frutto del bilanciamento tra Paesi in fortissima crescita e altri in netto declino. L'Australia, con un mercato da 2 miliardi di dollari e una crescita del 10%, è il Paese leader seguito dal Giappone con un incremento del 28%. Molti Paesi hanno avuto un trend negativo, significativa è la perdita dell'1% negli Stati Uniti (il secondo mercato dopo l'Australia). Seguono a ruota Gran Bretagna (-6%), Francia (-7%) e Irlanda (-8%).

L'alta gamma piace a livello mondiale

A questo punto è necessaria una precisazione. I dati risentono dell'andamento dell'inflazione: un trend che può influenzare in modo decisivo i prezzi e quindi la performance dei mercati. Ecco perché a registrare i maggiori aumenti assoluti della spesa destinata all'acquisto di bevande alcoliche sono stati soprattutto i Paesi emergenti, ossia i mercati in via di sviluppo, come Europa Orientale-Medio Oriente-Africa (+17% annuo) e America Latina (+15%), mentre Europa, Nord America e Asia hanno avuto un aumento più modesto pari al 4%.
A livello di singolo paese, tra i mercati con più di un miliardo di dollari in vendite, quelli con la crescita più elevata sono stati Ucraina (+43%), Venezuela (+29%), Argentina (+23%), Russia (+17%) e Polonia (+15%). Da notare, infine, che i tre maggiori mercati a valore restano sotto il 5%: difatti gli Usa segnano un +4%, la Gran Bretagna un +5% e la Germania un +2%. Detto questo, emerge però il fatto che in molti Paesi dove le categorie sono cresciute significativamente, i consumatori hanno orientato gli acquisti verso alcolici ad alto prezzo. In Russia e Polonia, ad esempio, grazie all'aumento del potere di acquisto, a crescere sono stati soprattutto i consumi delle marche top.

Gangster, pupe e balere, il boom delle serate rétro

Tendenze –

La gloriosa cultura del charleston ritorna in one night che coinvolgono i club più esclusivi di Berlino. Dove anche la più piccola serata in tema può vendere 250 ingressi

Una discoteca pro-capite, musica techno sulla pista e raduni oceanici di clubber per la Loveparade. La notte di Berlino è fatta di questo, ma anche di altro. La capitale tedesca è diventata da qualche tempo un punto di riferimento per gli amanti del genere new rétro. Per le strade ci si imbatte in manifesti che propongono corsi e seminari per ballare la musica degli anni '20 e '30. E non c'è locale famoso che almeno una volta alla settimana, non proponga una serata dedicata al charleston, al foxtrot, allo swing, per la gioia di migliaia di fan. Sono una ventina i club, discobar e ristoranti berlinesi (Ballhaus Berlin, Box und Bar, Admiral Palast, Bassy Club, Friedrichstadt Palast, Oxymoron, ecc.) dove fanno furore gruppi come Jerry Jenkins and his Band of Angels o la Dance Orchestra, band composta da venti musicisti, imbrillantinati come Al Capone, con abiti gessati e scarpe bicolore.

Note jazz per rivivere un'epoca d'oro

Si tratta di band che suonano con fiati, banjo e pianoforte, brani americani e non, appartenenti alla cosiddetta “età del jazz”. Con le loro note rievocano una stagione d'oro (prima che il nazismo facesse scempio di ogni cosa) che in Germania ha prodotto idee in tutti i campi, dalla musica al cinema, dall'arte all'architettura. Erano gli anni della Repubblica di Weimar e nelle sale si applaudiva l'Angelo Azzurro di Marlene Dietrich, Albert Einstein vinceva il Nobel per la Fisica, il drammaturgo Bertolt Brecht scriveva l'Opera da tre soldi e la Bauhaus di Gropius imponeva il suo stile modernista nell'architettura. Proprio a quel periodo storico fanno riferimento le feste d'epoca di Berlino. Per partecipare alle serate ci sono regole ferree e comuni in tutti i locali. Il dress-code impone per lei pochette, collane di perle fino alle ginocchia, cappellini a cloche. Per lui papillon, giacche con spalle importanti e Borsalino portato rigorosamente sulle ventitrè. Per questo insolito esercito di clubber, di età compresa tra i 20 e i 50 anni, si mobilita prima di ogni serata un esercito di parrucchieri specializzati, estetisti, venditori di abiti e accessori vintage. Perché senza essere agghindati a dovere, non si passa la selezione imposta da organizzatori intransigenti come Miss Else Edelstahl, ideatrice insieme alla sorella Emma della serata itinerante Bohème Sauvage, uno degli eventi più apprezzati dal pubblico dei new rétro.
Revival per evadere per qualche ora

A detta della Eldesthal e di altri protagonisti ci sono almeno due motivi per i quali tanta gente recupera gli anni del Charleston e delle grandi orchestre. Per cominciare molti sono stanchi di come la musica è proposta e suonata oggi, dove domina la tecnologia. La nostalgia è tanta: tornano generi come il swing, il soul e la star maledetta del rythm and blues Amy Winehouse vende, solo nel Regno Unito, 1,5 milioni di dischi. Questo nuovo modo di stare insieme, che in realtà è un modo antico, piace anche perché consente di evadere per qualche ora dalla vita di tutti i giorni, quella dei social network dove tutti sono connessi, ma nessuno in realtà è in contatto con l'altro.

Vivande e cucina in mostra, ecco la formula emporio

Ristoranti –

L’Envy di Amsterdam mette tutto in evidenza, dalle materie prime allo spazio cottura. E il menu ha un prezzo accessibile

L'idea è quella di un delicatessen bar, ispirato per la varietà e originalità delle proposte a uno dei tanti piccoli ristoranti italiani che Bert Van Der Leden, il proprietario dell'Envy di Amsterdam, ha avuto modo di visitare nei suoi frequenti viaggi nel nostro paese. L'impronta infatti è quella di un emporio del gusto con in bella mostra bresaole della Valtellina, culatelli di Zibello, mortadelle, salami e, poi, formaggi francesi e prosciutti spagnoli. Tutto questo in un locale lungo e stretto con una parete fitta di frigoriferi (ben 26) che fanno intravedere i tesori alimentari del ristorante. Un'esposizione ad altezza occhi posizionata davanti a un lungo banco in legno allestito per spuntini e cene veloci. I vantaggi sono evidenti: il cliente può quasi toccare con mano le materie prime che poi ritrova nel menu e il suo appetito durante la consumazione è continuamente stimolato dalla visione di tante golosità.

Uno staff che fa consulenza ai clienti
Il menu, che cambia ogni settimana, è composto da un tagliere di affettati con tanti assaggini, l'Envy Deli Meats (prezzo medio 5 €); da uno di formaggi, l'Envy Cheeses, e da due proposte degustazione strutturate su cinque portate (52,50 €) o quattro portate (45 €). Esistono inoltre piatti “unici” (prezzo medio 10 €) come la tartare di filetto di vitello, carciofi, parmigiano reggiano, rucola e sottaceti o il tonno, marinato e condito con erbe fresche con contorno di avocado. Infine, una sezione della carta è dedicata ai dolci: l'Envy Dessert (7 €), con cinque proposte che ruotano giornalmente. Per accompagnare le portate, il ristorante ha creato un'ampia lista di vini internazionali con una discreta proposta di etichette al calice. Ovviamente, visto la particolarità delle specialità in menu, lo staff è adeguatamente addestrato sull'origine e la storia dei prodotti in degustazione. Devono essere infatti in grado di rispondere alle domande di clienti curiosi e desiderosi di sperimentare specialità che non fanno parte del loro bagaglio enogastronomico. Motivo per cui lo staff viene aggiornato sulle novità del menu e partecipa a riunioni periodiche con la brigata e il management per mettere a punto nuove idee a livello di servizio.

Look da locanda e prezzi competitivi
Frequentatissimo, aperto per pranzo e cena, il successo dell'Envy è dovuto al suo stile informale e al concetto di trasparenza: non solo le materie prime sono visibili, ma anche la preparazione dei piatti avviene sotto gli occhi della clientela. Entrando nel locale la prima cosa che si nota è infatti la cucina a vista, pensata anche come vetrina dell'Envy, essendo affacciata sulla Prinsengracht, una delle arterie più importanti di Amsterdam. Gli arredi, che sono stati curati dallo studio Concrete Design, sono una combinazione di complementi in legno dalle tonalità dark, che donano all'ambiente un'atmosfera di rifugio o di vecchia locanda. Inoltre, la presenza all'interno della lunga fila di frigoriferi posizionati sulla parete destra del locale suggerisce l'idea di un posto autentico dove si punta tutto sulla “sostanza”. La zona consumazione con tavoli in legno scuro può ospitare fino a 54 coperti: qui, visto il numero limitato di posti, è d'obbligo la prenotazione. Non è invece necessario prenotare se si vuole mangiare o prendere un drink seduti al lungo bancone centrale di fronte ai frigoriferi. La clientela è in ogni caso varia, giovani, anziani, gourmet, tutti comunque attirati dall'originalità del menu e, soprattutto, da listini abbordabili. Un atout indispensabile in un città come Amsterdam.

La torta speciale che rivitalizza il dessert

Tradizioni –

Nata 18 anni fa in un famoso ristorante fiorentino, la torta Pistocchi è un jolly per la carta dei dolci, oggi anche in versione monoporzione

Si scioglie in bocca come fosse un cioccolatino. La prima sensazione è quella amara del cacao in polvere che ricopre il dessert, subito stemperata, con rara eleganza, dal dolce del cioccolato. Solo un altro ingrediente, la crema di latte che contribuisce a donare a questa delizia una morbidezza unica. Se dovessimo catalogarlo, dovremmo porlo tra le ganache. Si chiama Torta Pistocchi, dal nome del suo creatore Claudio Pistocchi: prodotta in modo artigianale (senza aggiungere zucchero, né uova, farina, grassi vegetali, conservanti o sostanze geneticamente modificate), ha l'aspetto di un disco nero in cui s'intersecano tre tipi di cioccolato fondente al 75%, provenienti dall'America centrale, dall'Africa e dall'Asia. Ormai è maggiorenne: nata 18 anni fa in un famoso ristorante di Firenze dalla collaborazione tra Claudio Pistocchi, allora chef di cucina, e il pasticcere Michele Mezzasoma, è oggi tutelata da un marchio registrato ed è prodotta in un laboratorio di 200 mq. La segretissima ricetta della torta è conosciuta solo dallo staff, tutto di famiglia.

Sei varianti e c'è anche la monoporzione
Oggi la produzione si aggira attorno alle 90mila unità (tre anni fa era di 2.400 pezzi). È il 2005, l'anno che segna in casa Pistocchi la sterzata imprenditoriale: la famiglia, proprietaria da più di dieci anni di una gastronomia in cui avevano ritagliato un piccolo spazio per la produzione della torta, vista l'ottima risposta di pubblico al prodotto, decidono di dedicarsi completamente a essa. Così si progetta e nasce l'attuale laboratorio nella periferia di Firenze, uno stabile dove 20 mq sono dedicati alla vendita delle torte, in sei varianti: alla pera coscia, l'ultima arrivata, al caffè Sidamo dell'Etiopia, agli agrumi di Sicilia del mastro pasticcere Corrado Assenza, alle amarene, al peperoncino e naturalmente quella classica, imbattibile per vendite e gradimento.

Ad allargare la gamma dei formati, ha contribuito la più recente novità, la monoporzione da 40g, pensata, principalmente per soddisfare il mercato della ristorazione. La torta, da degustare a temperatura ambiente, magari abbinandola a un ciuffo di panna montata o un biscotto alle nocciole, è una soluzione dessert ideale per dare uno sprint alla carta dei dolci. Non solo, non contenendo glutine è indicata per clienti celiaci e può generare per il ristorante interessanti sinergie anche sul fronte dei matrimoni con distillati, vini e birre.

Cocktail di qualità, ma niente happy hour

Idee –

Il Rita di Milano è un luogo lontano dalle mode, che ha puntato tutto sull’atmosfera conviviale e i consigli del barman

Rita senza te che bere è? Così scrive “lunastelle”, uno dei tanti blogger che su Milano Tonight tesse le lodi di questo locale che ha saputo conquistarsi un posto nel cuore dei milanesi. È stato proprio il passaparola, reale e virtuale, quello che ha permesso a questo localino - piccolo, senza insegna fuori, situato in una via dove non passi nemmeno per sbaglio - di servire tra i 150 e i 400 cocktail a sera, tutti decorati e serviti con il bicchiere giusto (oltre 15 i tipi a disposizione dietro il banco). Un numero rilevante, anche perché fra i tanti “riti” da cui il locale si è tenuto lontano, c'è quello dell'happy hour.

Niente buffet pantagruelici, ma solo patatine, crudités e cetriolini. «E infatti - ride divertito Edoardo Nono, che con il socio Gianluca Chiaruttini è l'anima del locale - chi cerca il classico aperitivo milanese entra, getta un'occhiata e gira i tacchi. Ma ormai sono pochi, perché chi viene da noi arriva a colpo sicuro. Facciamo sempre del nostro meglio per offrirgli un bere di qualità in un ambiente informale dove ci si può rilassare e magari fare due chiacchiere».
La carta dei drink elenca i quattro “punti fermi del Rita”: uso di soli ingredienti naturali, nessun prodotto liofilizzato, niente sottomarche né spirit economici. Inoltre la frutta, specie per i frozen, è lavorata al fresco aggiungendo solo zucchero di canna bianco e succo di limone. Solo fuori stagione, si usa la frutta surgelata.

I due soci, entrambi barman, si sono divisi i compiti: Edoardo al banco, Gianluca a seguire la piccola cucina. Che all'ora dell'aperitivo sforna di continuo piccoli piattini di appetizer, per poi concentrarsi sulla carta: una ventina di piatti sfiziosi, tra cui alette di pollo gratinate, tagliere di salumi d'oca, stinco, galletto, mozzarella di bufala. Nonostante i pochi posti (20 al banco, 18 in saletta, 35 fuori), il Rita realizza in media una cinquantina di coperti a sera, cui si aggiungono quelli del brunch domenicale.

Cocktail, vino e birra
La proposta drink prevede cocktail, vino e birra, con i primi naturalmente a farla da padrone (li sceglie un cliente su due). La bottigliera, scenograficamente disposta a gradini dietro la postazione di lavoro, comprende circa 300 referenze. Lo spirit più usato nella miscelazione è la vodka (una quarantina le bottiglie in frigo), con un uso crescente delle aromatizzate secche. La lista dei cocktail, che Edo e Gianluca, presenta sotto forma di piccolo racconto una quarantina di proposte divise in categorie: ci sono i Rita's new classics, i my martinis, gli smashes e tanti altri.

«Continuiamo a lavorare molto sulla proposta - spiega Edo - cercando di capire cosa il cliente vuole bere e suggerendo nuovi drink che incontri il suo gusto». Se il bisonite è il più recente “best seller” del Rita, il cocktail che ne è un po' il simbolo è il gin zen, preparato pestando a secco un pezzo di zenzero grande come un'oliva insieme a due cucchiaini di zucchero demerara, 2 cl di succo di lime, 3 cl di lime Rose's, 4 cl di gin e un top di Schweppes soda. Il risultato è un cocktail dal gusto pungente non troppo alcolico, davvero fuori dal comune.

L'offerta dei vini si concentra su una dozzina di proposte al bicchiere, che variano - almeno in parte - tutti i mesi. D'estate trovano più spazio i bianchi, mentre d'inverno prevalgono i rossi. «Cerco di accontentare un po' tutti - spiega Edo - offrendo dai più secchi ai più profumati e anche qualche rosso di corpo». In carta invece una quarantina di etichette. Due le birre proposte, entrambe alla spina: la Rosen, una pils luppolata, e la Aynger, cruda.

Clienti più fedeli se le birre arrivano da tutto il mondo

locali –

I titolari del Voodoo chil pub di Caltana (Venezia) ogni anno viaggiano alla ricerca delle migliori produzioni estere

Ha visto nascere quasi tutte le circa 60 birre che propone nel suo locale. Perché Vaner Calzavara, da oltre vent'anni “anima” del Voodoo Child Pub con la moglie Federica, appena può sale in camper e parte alla volta dell'Europa. In anni di viaggi ha visitato un numero sterminato di birrerie, concentrandosi tra Austria, Germania e Belgio. E il pub è il risultato di tutti questi viaggi: le pareti, infatti, sono tappezzate di cimeli e ricordi delle birrerie visitate. Che si contendono lo spazio con l'altra passione di Vaner e Federica: la musica. Non a caso lo strano nome di questo pub di Caltana, paesino a metà strada tra Padova e Venezia, altro non è che il titolo di una canzone di Jimi Hendrix (i ritratti del mitico chitarrista sono sparpagliati ovunque, mescolati ad altri grandi della musica). Birra e musica sono i due ingredienti fondamentali del pub, aperto dal martedì al sabato dalle 5 del pomeriggio alle 2-3 di notte. La capienza - a furia di ampliamenti successivi - è diventata importante: 400 posti all'interno, divisi in tre sale disposte su diversi piani, e 150 fuori (limitatamente alla stagione estiva).

Una squadra di lungo corso
A far andare avanti il locale ci pensa una squadra di una dozzina di persone: il fratello di Vaner con il suo braccio destro sovraintendono, quindi ci sono tre persone a prendere le comande, tre a servire, due in cucina e uno al banco. I camerieri che girano fra i tavoli trasmettono le comande con piccoli palmari direttamente nella piccola cucina (per i piatti) e al banco (per le birre). Chi serve prende e porta ai tavoli. Prendere le comande e servire ai tavoli sono quindi attività gestite come indipendenti. I due gruppetti, però, una volta all'anno si trovano fianco a fianco: su un aereo. Già, perché Vaner e famiglia ogni anno prendono tutti quelli che lavorano con loro e li portano qualche giorno in giro per l'Europa, a visitare birrifici per conoscere da vicino quello che propongono. Sarà un caso, ma al Voodoo Child Pub il turnover è piuttosto basso: la media è 6-7 anni, ma c'è chi lavora qui da 18. Vaner e Federica, oltre ad andar per birrerie, non si perdono i principali appuntamenti professionali in giro per il mondo: dalla Festa Internazionale della Birra di Berlino al Cambra di Londra (in agosto) al Beer Weekend di Bruxelles (settembre). Prossima tappa, in ottobre, il Great American Beer Festival di Denver, Colorado (Usa). Ogni anno, cinque-sei viaggi sono dedicati ad approfondire conoscenze ed esperienze legate al mondo della birra.

Una clientela di intenditori
Non stupisce, quindi, se il primo motivo citato dai clienti per “giustificare” il fatto di venire qui apposta (perché al Voodoo Child si viene apposta; non si capita per caso, vista la collocazione superperiferica) è «perché qui la birra è sempre la migliore». Gli altri ingredienti che Vaner e la sua équipe cercano di metterci sono la simpatia, una buona colonna sonora e una proposta culinaria composta di poche cose fatte bene. «Negli anni - racconta Vaner - sono cambiati sia la clientela sia il modo di bere. Una volta avevamo soprattutto giovani, fino ai 30 anni. Adesso l'età varia dai 25 ai 50, anche se non manca pure il gruppetto di ultrasessantenni entusiasti della birra. Possiamo dire con orgoglio che, dal punto di vista della cultura birraria, la nostra clientela è cresciuta con noi. Oggi chi viene da noi beve meno di qualche anno fa, ma decisamente meglio».

Grandi marche e sperimentazioni
Al Voodoo Child si può scegliere tra sei birre alla spina, vendute a 4-4,50 euro a bicchiere (ne vanno via circa 25 fusti a settimana), e ben 55 birre in bottiglia (vendute a prezzi compresi tra 3,50 e 6 euro), raccolte in un menu a parte chiamato “La cantina di Gambrinus”: «Spaziamo dalle grandi marche ai microbirrifici - spiega Vaner -; gran parte vengono da Germania, Belgio e Inghilterra, ma abbiamo anche qualche buona birra artigianale italiana e francese. Negli ultimi anni, il consumo di birra in bottiglia è cresciuto: oggi per noi rappresenta il 40% delle vendite. E cresce il numero di chi “osa” anche quelle che chiamo le “ordinazioni estreme”, cioè le birre dai gusti più insoliti: come quello della Lambic, una birra acida a fermentazione spontanea, o della Chouffe, una birra belga molto secca e superamara. Sono proprio queste le richieste che ci danno maggior soddisfazione». In media, i clienti del Voodoo Child - oltre un centinaio a sera, tre volte di più nel weekend - ordinano un paio di birre e un piatto, spendendo 10-15 euro a testa. La proposta food è incentrata su tre piatti («abbiamo una cucina molto piccola»): i wursterini Norimberga alla piastra, le costine di agnello e i bratwurst, serviti su tagliere con contorno di patate e altre verdure (prezzo: 8,50 euro); per ogni piatto sono suggeriti tre abbinamenti: una birra alla spina e due in bottiglia. Completano l'offerta i taglieri di affettati (5 euro) e una lunga lista di focacce, ciabatte, bruschette, tostoni, piadine e sfilatini (4-5 euro).

Iniziative à gogo
Se le carte sono sostanzialmente stabili, altrettanto non si può dire per la proposta complessiva: le iniziative, al Voodoo Child, sono all'ordine del giorno. «Se non le facessimo saremmo già morti - dice Calzavara -. Occorre dare sempre stimoli nuovi, visto che da noi la gente ci deve venire apposta. Fossimo in centro a Rimini, sarebbe diverso». L'elenco è davvero ampio: ci sono le serate dedicate alle degustazioni delle birre, di norma a locale chiuso. Si spendono 25-30 euro per provare 5-6 birre (una volta le weiss, un'altra le abbazia ecc.), a volte raccontate dal famoso degustatore Lorenzo da Bove, altre volte abbinate a piatti studiati ad hoc da Paolo Procura, chef del ristorante A casa vecia. Altro appuntamento consueto, quello con le birre crude, non pastorizzate: più volte al mese arrivano direttamente da Düsseldorf le botti di legno di Uerige Alt Bier o Schumacher Alt Bier, birre ad alta fermentazione molto amare e secche, servite per caduta. La musica dal vivo è una componente fissa: da ottobre ad aprile c'è un concerto a settimana più qualche dj set. Tanto blues, ma anche rock, funky, soul, reggae, con molte band locali ma anche qualche bel nome (dalle Orme a Tolo Marton) e “guest star” straniere. Non poteva mancare la festa della birra: 4 giorni a metà ottobre durante i quali “evapora” un'ottantina di fusti.

Il pranzo al sacco riveduto e corretto

Asporto –

All’Up Box di Londra il take away diventa multietnico ed ecologico

Nonostante il tempo, spesso inclemente, gli inglesi impazziscono per i picnic e, appena si affaccia un raggio di sole, i parchi e i giardini delle città si riempiono di fanatici del pasto sull'erba. Per soddisfare questa passione nazionale è appena nato a Londra Up Box, dove “up” sta per Urban Picnic, che propone ricette internazionali da asporto. La novità sta nel proporre dei box (scatole) ciascuno dedicato a un Paese diverso. C'è la box italiana, con ricette nostrane: involtini di pollo, prosciutto e fichi, insalate capresi e così via. C'è poi quella greca, marocchina, libanese, americana, francese e così via. In totale sono 13 i Paesi finora rappresentati, a rotazione ogni settimana in base alla disponibilità del mercato. Ogni scatola è in cartone biodegradabile, con una mappa del mondo raffigurata all'interno e un'immagine ironica del paese di origine sul coperchio. «La scatola piace molto - spiega Nick Alfille, contitolare insieme alla moglie Ines - e siamo felicissimi per i commenti positivi che abbiamo ricevuto in così poco tempo. All'inizio facevamo solo scatole per pranzo, che sono ideali non solo per picnic ma anche per pasti in ufficio, ma da metà luglio abbiamo deciso di lanciarci anche nelle colazioni, partendo con brioche e muffin, un ottimo caffè (Fairtrade Union Coffee, ndr) torrefatto nell'East End della City e dei favolosi tè della Rare Tea Company. Poi passeremo anche agli yogurt, ai cereali, ecc».

Le virtù della filiera corta e ingredienti bio
Nick e Ines Alfille, lui inglese di origini mediorientali, lei irlandese con nonni colombiani, già si occupavano di catering da più di un anno, con la società Up and Out, quando hanno avuto l'idea di fondare Up Box. «Prima ancora lavoravo come avvocato nella City - racconta Nick - e mi ricordo innumerevoli pranzi consumati dietro una scrivania. Così ho pensato di offrire qualcosa di diverso ai tanti professionisti e impiegati della città. Abbiamo voluto impegnarci a essere il più ecocompatibili possibili - racconta Nick - quindi non solo le nostre scatole sono biodegradabili, ma anche il vassoietto all'interno e le bottiglie di acqua che serviamo (Belu, ndr) sono in plastica degradabile e le posate in legno». Per quanto riguarda gli ingredienti, il team - marito e moglie, coadiuvati da uno chef e due aiutanti in cucina, più 2 addetti al negozio - si avvale di cibi il più possibile provenienti dall'Inghilterra, con carni e verdure biologiche e pesce proveniente da allevamenti sostenibili. Quali sono le scelte più popolari? «Finora sono piaciute di più le proposte mediorientali, quindi le scatole di Marocco, Libano, Turchia e Grecia. Anche la box americana è andata bene e quelle francesi e italiane sono sempre richieste». Da sottolineare anche l'attenzione per i vegetariani con box dedicati e la corretta politica dei prezzi in una città cara come Londra: 6 sterline a box (circa 8 euro) e 50 p (70 centesimi) la bottiglietta d'acqua.

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