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Un’offerta unica di birre artigianali alla spina

Locali –

Per la prima volta in Italia, la birreria BQ di Milano mette a disposizione ventuno specialità, puntando su rotazione e tipicità

Per le birre artigianali il limite principale consiste nella distribuzione del prodotto praticamente solo a livello locale e in bottiglie di vetro. A scommettere invece su una nuova “strada” per la valorizzazione e diffusione delle birre crude è stato Polo Polli che ha inaugurato il 20 settembre scorso a Milano (zona corso Sempione) l'originale BQ - Birra Artigianale di Qualità. Il locale milanese è infatti l'unico in Italia a essere dotato di un impianto di ben 21 spine per altrettante birre artigianali, italiane e straniere, a rotazione periodica. D'altra parte Paolo Polli è un infaticabile animatore di altre iniziative birrarie: presidente Adb - Associazione degustatori birra, titolare della Enoteca e beer shop Decanter, titolare della microbirreria Baüscia, inventore del Salone della birra artigianale e di qualità.

Laboratorio di degustazione
«Vogliamo offrire a un pubblico sempre più numeroso di birrofili - precisa Paolo Polli - la possibilità di mettere a confronto diverse tipologie artigianali, servite alla spina come si deve. Abbiamo voluto creare un laboratorio di degustazione, riproducendo un'atmosfera simile a quella del Salone della birra artigianale, la cui 4ª edizione milanese si terrà al Palalido (20-23 marzo 2009), mentre la 2ª edizione romana sarà pronta a breve (fine gennaio 2009)». Arredato in stile minimalista (pareti bianche, tavoli e sedie scure, lampadari a globo), lo spazio di servizio è limitato a 70 mq circa (62 posti a sedere), ai quali si aggiungerà un dehors (da 42 posti). Per le degustazioni sono disponibili calici da 40 cl (4,5€), per quelle multiple calici da 25 cl (3€) o da 10 cl (3 a 4€). Oltre alle 21 specialità artigianali alla spina, sono disponibili in bottiglia una decina di birre vintage (invecchiate, barricate), tenute a temperatura controllata.

Panini con prodotti tipici
 Anche l'offerta gastronomica ha ricevuto attenzioni speciali. Battezzati con il nome delle varietà di luppolo, i panini (60 g) sono realizzati con farina di agricoltura biologica (mulinomarino.it), in 15 farciture diverse (totale 120 g circa) realizzate con prodotti tipici o di stagione (5€). Oltre a una serie di tartine sfiziose dai nomi birrari (4€), la richiesta più gettonata è il tagliere con un salame intero di suino e d'oca (400 g), più un tocco di gorgonzola piccante centogiorni (13€), da tagliare al momento. Come dessert ci sono specialità aromatizzate con la birra (5€): tiramisù alla imperial stout e crema pasticcera alla framboise (lamponi). Per l'inverno sono previsti taglieri con polenta taragna, uncia e salsicce (500 g).

Ticket a 10 euro, una spinta ai consumi

Fuoricasa –

Elevare il valore esentasse dei buoni pasto favorirebbe utenti e mondo della ristorazione. L’intera filiera auspica una riforma per velocizzare pagamenti e rimborsi

Ritorna caldo il fronte dei buoni pasto con la battaglia per elevarne la soglia di defiscalizzazione almeno fino al valore di 10 euro (oggi la soglia è 5,29 euro). Un'iniziativa caldeggiata dalla Fipe, Federazione italiana dei pubblici esercizi, per ridare una boccata d'ossigeno ai pubblici esercizi e ai consumi fuori casa che soprattutto nel momento strategico della pausa pranzo stanno scontando i rigori di una crisi che si annuncia di lungo termine. Una misura che solo un mese fa sembrava a portata di mano con l'ipotesi di finanziare l'innalzamento del valore esentasse dei tagliandi sostitutivi del servizio mensa con i fondi raccolti tramite le sanzioni decise dall'Antitrust nel 2008. Un'ipotesi che è rimasta tale. Gli incassi derivanti dalle multe fatte dal garante per la concorrenza andranno, infatti, ad integrare la dote della “social card”, la carta prepagata destinata agli anziani a basso reddito per effettuare acquisti scontati. «La social card è un'iniziativa molto importante - osserva il presidente della Fipe, Lino Stoppani - e anche ai pubblici esercizi è stato chiesto di entrare a far parte della rete di punti vendita visitati dagli anziani più bisognosi. Questa iniziativa però non è sufficiente a far ripartire i consumi. Per questo chiediamo che sia riproposta la defiscalizzazione del buono pasto fino a 10 euro. Non comprendere i bisogni di due categorie in difficoltà allo stesso modo e mettere in conflitto le loro aspettative significa non capire le esigenze della società».

Un valore troppo basso  
Si spera che il provvedimento sia solo rinviato. Anche perché a volerlo non c'è solo la Fipe ma tutti gli operatori della filiera (società emettitrici, sindacati e consumatori finali) che vedono nell'innalzamento del valore esentasse un primo passo verso quel rilancio della domanda che tutti, almeno a parole, auspicano. Non è infatti un mistero che un ticket oggi non si riesce a comprare neppure un pasto completo, dal momento che basta appena per un tramezzino e un succo di frutta ed è sempre più spesso utilizzato come “buono spesa” al supermercato: un utilizzo alternativo “improprio” che per il fuori casa rappresenta un ulteriore emorragia di fatturato. Considerato che gli utenti giornalieri sono circa 2 milioni e oltre 150 mila i bar e ristoranti convenzionati con le diverse società emettitrici, aumentare il valore dei buoni pasto aiuterebbe non solo gli esercenti ma anche in particolare i dipendenti del settore privato, annullando la discriminazione rispetto ai colleghi del settore pubblico che già godono di un trattamento decisamente più generoso (ad esempio, 10 euro per i dipendenti Inps, 10,79 per quelli Inail, 7 per i ministeriali ecc.).
 
L'obiettivo è raggiungere standard europei 
«Alzare il valore nominale e defiscalizzato del buono pasto, fermo dal 1997, significa adeguarlo al costo della vita - dice Carlo Pileri, presidente dell'associazione difesa e orientamento dei consumatori Adoc. Negli altri Paesi europei l'adeguamento è già stato fatto: in Spagna il valore defiscalizzato è di 9 euro, in Francia 8 e in Portogallo 7 euro». Gli fa eco Gianfranco Cerasoli, segretario nazionale delle attività culturali della Uil: «Con questi valori superati ormai è un problema anche inserire i buoni pasto nelle contrattazioni aziendali. Avanti di questo passo si corre il rischio che il sistema s'inceppi».

Le aste al ribasso deprimono i coupon
Già, il rischio è forse proprio questo: che, come è successo per le Borse mondiali, il sistema dei buoni pasto finisca per avvitarsi su se stesso. Al di là della soglia esentasse, secondo diversi emettitori bisogna intervenire contro gli effetti perversi delle gare al ribasso e della ricontrattazioni. «Le gare d'appalto chiedono il 16 e anche il 19% di sconto sul valore del titolo - spiega Giovanni Scansani, amministratore delegato di RistoChef che con BuonChef è uno dei principali attori nazionali. Questo incide sul valore nominale scaturito dalla trattativa originaria fra il datore di lavoro e i dipendenti e snatura la funzione stessa del buono pasto che, come anche recentemente ribadito dalla Corte dei Conti, è di tipo sociale e assistenziale». Non meno grave è il problema della solvibilità e della competizione “senza regole” tra le aziende emettitrici: «In Francia operano solo quattro emettitori in concorrenza fra loro, mentre in Italia ci sono poche barriere in entrata e il settore è ancora troppo frammentato - osserva Graziella Gavezotti, amministratore delegato di Accor Services che con Ticket Restaurant è leader in Italia con il 46% di quota di mercato. La soluzione del miglior offerente non premia la qualità ma il prezzo e ciò impoverisce il servizio».

Una centrale per assicurare i rimborsi
Anche a valle della filiera, non mancano i problemi. Baristi e ristoratori si lamentano dei crescenti costi della burocrazia per commissioni diversificate, mancati rimborsi, cancellazioni, pagamenti in ritardo ecc. La soluzione potrebbe essere la costituzione di una centrale dei rimborsi per sveltire i tempi di pagamento agli esercenti. In Francia già esiste. Una sorta di “camera di compensazione”, un organismo centrale di garanzia per i rimborsi. Come funziona? Ciascuna società emettitrice dovrebbe aprire un conto corrente presso un istituto bancario terzo (da noi potrebbe essere la Banca d'Italia) alimentato dagli importi che i clienti-datori di lavoro pagano per l'acquisto dei buoni pasto. In questo modo si costituirebbe con certezza la provvista per pagare gli esercenti. Il vantaggio per il barista-ristoratore nel caso esistesse una centrale simile è evidente: nel momento in cui incassa un buono pasto, sa che il corrispettivo in denaro è già versato in banca. In questo modo si ovvierebbe così all'annoso problema del ritardo nei pagamenti che tanto affligge molti esercenti.

Fuoricasa Easybar novembre 2008

Archivio Copertine Horeca –

le pagine utili 8 borsino prezzi bloccati? un’ottima idea (ne serviranno altre)10 cocktail celebri l’alexander, per il “re” dei cremosi è la stagione giusta 12 good food nutriente, non troppo calorico, ricco di sapore: lo speck 14 workstation è tempo di cocciolatiere: costano poco, rendono tanto16 bar decor con gli intagli di vegetali grande effetto con poca spesa18 colonna sonora impianti audio belli da vedere, buoni per ascoltare20 newmedia nuovi mondi e m…

le pagine utili
8 borsino prezzi bloccati? un’ottima idea (ne serviranno altre)
10 cocktail celebri l’alexander, per il “re” dei cremosi è la stagione giusta
12 good food nutriente, non troppo calorico, ricco di sapore: lo speck
14 workstation è tempo di cocciolatiere: costano poco, rendono tanto
16 bar decor con gli intagli di vegetali grande effetto con poca spesa
18 colonna sonora impianti audio belli da vedere, buoni per ascoltare
20 newmedia nuovi mondi e modi di comunicare, grazie alla rete
22 calendiario fine anno tra gelati, dolci e vini. E la finale della Cocktail competition
84 dentro fuori una bella illuminazione esterna fa la differenza
85 friendly barla lettura al bar: l’abitudine parigina piace anche da noi
86 che cos’è? la tecnica molecolare rende cibi e drink spettacolari
87 letture utili due manuali aiutano a districarsi tra le leggi
88 ecologica tutti i veleni che si annidano nei prodotti di uso comune nei bar (e come difendersi)
89 pollice verde piante d’effetto che creano sculture con le foglie
90 come funziona gli antifurti per proteggere il bar e quello che c’è dentro
91 buona salute mal di testa e spossatezza i “guai” che produce un bar surriscaldato
92 checkup qualità scoprite se conoscete cosa si nasconde dietro (e dentro) un cocktail
93 ben fatto valutare la maturità dei dipendenti per “trattarli” ad hoc
94 mailbox le novità di prodotto e gli eventi dalle aziende


34 vetrina di Natale
si avvicinano le feste di fine anno, tradizionale momento d’oro per gli affari (anche se per quest’anno non è lecito attendersi granché): allestire delle belle vetrine, addobbare il locale per creare la giusta atmosfera e arricchire la propria offerta con piccole e grandi tentazioni regalo è il modo migliore per indurre in tentazione vecchi e nuovi clienti. una carrellata di proposte tra cui pescare per rendere più ricco il vostro natale
Addobbi 34 Stencil per le vetrine, grembiuli con Babbo Natale, alberelli e decori vari per creare l’atmosfera delle feste. Mise en place 36 Servizi, candele, piatti eleganti o monouso: soluzioni sofisticate o economiche per mettere in tavola il Natale. Limited Edition 38 Bottiglie vestite a festa e cofanetti preziosi per proporre ai clienti regali irripetibili (di tutti i prezzi). Regali e gadget 40 Dal dolcetto per i bambini al panettone raffinato: una minicarrellata di cosa si può offrire per le festività in arrivo.



52 novità tecnologiche Multimedia entertainment 52 Soluzioni per locali spettacolari e interattivi. Gestione hardware 54 L’hi-tech approda nel punto cassa. Gestione software 56 Programmi innovativi per gestire sala e locale.
62 grappa Bicchieri 62 Sofisticati e di design. Grappe monovitigno 64 Le novità sul mercato. Grappe invecchiate 68 Per bevitori raffinati. Liquori a base grappa 70 Prodotti innovativi a più ridotto tenore alcolico.
80 cioccolata da bere Offerta cioccolata 80 Ampia gamma di gusti e merchandising sempre più ricco nelle nuove linee di prodotto. Ricettati 82 Ingredienti gustosi e preparazioni accattivanti per attirare il cliente con nuove calde golosità.

sapere fare

30 vetrine vincenti è ora di mettere il locale in ghingheri. perché a natale si vende di più, a patto che si dia la giusta visibilità all’offerta. e una vetrina splendente attira sempre il cliente.
48 tecnologia amica sono ancora pochi i locali che in italia si sono dotati di tecnologie e programmi evoluti per automatizzare gli ordini e gestire il business. chi lo fa riduce i costi e aumenta i profitti
50 lo spettacolo è il bar quattro esempi di come l’alta tecnologia può trasformare un luogo in un posto da fiaba (post-moderna) che fa impazzire (di gioia) la clientela
58 grappa: c’è più gusto i consumatori affinano il palato e premiano i prodotti più evoluti: monovitigno aromatiche, invecchiate, ma anche novità a minor gradazione
74 drink caldi e freddi  dall’hemingway, un frappè e un cocktail per chi non rinuncia mai al sapore inebriante del cacao
76 la crêpe è servita dolce impasto a base di cioccolato per un’iniezione di energia e un pieno di gusto. facile da preparare e bello da vedere
78 tazza dei desideri un’ampia offerta di gusti e un merchandising accattivante: le aziende aiutano a stimolare i desideri dei clienti

pianeta bar
26 acconciati per le festeDa Ungaro, a Milano, ogni ricorrenza è buona per inventare prodotti, confezioni e belle vetrine. E il business cresce
44 se il cliente fa la star Con telecamere e schermi ovunque, il Piccadilly di Senigallia mette in scena quel che accade dentro e fuori il locale
72 il regno del cioccolato L’Hemingway di Firenze è un piccolo paradiso dove il “cibo degli dei” si beve, gusta, annusa e ammira


I locali italiani sono ancora poco hi-tech

Gestione –

Solo il 9,5% di hotel e ristoranti è altamente tecnologizzato. Addirittura uno su quattro non ha il pc. Ma qualcosa inizia a cambiare

Gestori di ristoranti, di bar, di alberghi e, in generale, la stragrande maggioranza dei piccoli e medi imprenditori italiani fanno una gran fatica a capire qualcosa di innovazione, soprattutto quando si parla di tecnologie digitali. I dati sono impietosi: un'indagine del 2007 di Assintel, l'associazione delle imprese che forniscono servizi informatici, evidenziava il dato che una micro o piccola impresa italiana su quattro non è nemmeno dotata di un computer. E sono proprio i pubblici esercizi a dimostrare la minore propensione a rinnovarsi dal punto di vista tecnologico: secondo i dati Assintel, ben il 40,1% di tutti i locali italiani ha un profilo “low-tech”, cioè a bassa tecnologia; il 50,4% è “medium”, cioè con una dotazione tecnologica minima, mentre solo il 9,5% può essere considerato “high-tech”. Dati confermati dall'Osservatorio Ict & Pmi della School of Management del Politecnico di Milano, che al recente Smau di Milano ha presentato una sua ricerca sul livello tecnologico delle imprese italiane. Ebbene, secondo l'Osservatorio, le pmi italiane e quindi, tra queste, anche hotel, ristoranti e locali, investono in tecnologie da 700 a 1.200 euro per addetto: una cifra bassissima, che ci colloca agli ultimi posti in Europa.

Le scelte dei gestori
Eppure le tecnologie offrono agli imprenditori dell'ospitalità eccezionali possibilità di crescita. Ha tentato di spiegarlo, sempre allo Smau, un convegno organizzato da Confcommercio sul contributo dell'innovazione tecnologica per l'hospitality, dove si è parlato di ristorazione e di hotel. Molti gli esempi presentati. Per le catene, imprese ad alto fatturato ed elevato numero di dipendenti, la svolta tecnologica è più facile, ma anche più strategica. La tendenza è quella di creare una rete che, sfruttando l'intelaiatura e i servizi di internet, colleghi i vari punti cassa a un unico nodo centralizzato, dove tutto può essere aggiornato e tenuto sotto controllo. Autogrill lo ha fatto per l'intera rete di 3.031 Pos, dislocati in tutta Italia tra gli otto marchi di ristorazione che controlla. Il Gruppo Cremonini ha effettuato la stessa operazione su oltre 400 Pos. I sistemi adottati consentono di controllare in tempo reale dalla sede centrale gli incassi, scorporarli per prodotto consumato, fare analisi di mercato, controllare scorte e magazzini velocizzando i processi di decisione e i cambiamenti di strategia. Cir Food, che gestisce grandi mense e locali in tutta Italia, è andata oltre, con il tentativo di creare, attraverso badge e tessere personali, un legame diretto con il cliente. Per esempio, offrendogli un caffè il giorno del suo compleanno, gestendo automaticamente i buoni pasto e perfino (ma per il momento solo in teoria) attivando servizi di pagamento con il telefonino.

Valutare l'assistenza prima dell'acquisto
 Per quanto riguarda la piccola ristorazione la rivoluzione è quella dei sistemi per la gestione delle comande con palmari o altri terminali tecnologici. In questo ambito i grandi passi avanti riguardano soprattutto l'affidabilità. I sistemi davvero all'avanguardia sono quelli che garantiscono la massima stabilità, cioè la prerogativa di non andare mai in “crash”, che deriva solo da un appropriato abbinamento tra hardware e software. E poi è fondamentale poter contare su un'assistenza in grado di intervenire al volo nel caso di eventuali malfunzionamenti e di risolverli subito. La vera innovazione sta quindi nei servizi, che il gestore deve imparare a valutare attentamente prima di procedere all'acquisto.

In Germania è boom per le serate rétro

Tendenze –

La cultura del charleston ritorna in voga nei club più esclusivi di Berlino. Dove anche la più piccola serata a tema può vendere 250 ingressi

Una discoteca pro-capite, musica techno sulla pista e raduni oceanici di clubber per la Loveparade. La notte di Berlino è fatta di questo, ma anche di altro. La capitale tedesca è diventata da qualche tempo un punto di riferimento per gli amanti del genere new rétro. Per le strade ci si imbatte in manifesti che propongono corsi e seminari per ballare la musica degli anni '20 e '30. E non c'è locale famoso che almeno una volta alla settimana, non proponga una serata dedicata al charleston, al foxtrot, allo swing, per la gioia di migliaia di fan. Sono una ventina i club, discobar e ristoranti berlinesi (Ballhaus Berlin, Box und Bar, Admiral Palast, Bassy Club, Friedrichstadt Palast, Oxymoron, ecc.) dove fanno furore gruppi come Jerry Jenkins and his Band of Angels o la Dance Orchestra, band composta da venti musicisti, imbrillantinati come Al Capone, con abiti gessati e scarpe bicolore.

Note jazz per rivivere un'epoca d'oro
Si tratta di band che suonano con fiati, banjo e pianoforte, brani americani e non, appartenenti alla cosiddetta “età del jazz”. Con le loro note rievocano una stagione d'oro (prima che il nazismo facesse scempio di ogni cosa) che in Germania ha prodotto idee in tutti i campi, dalla musica al cinema, dall'arte all'architettura. Erano gli anni della Repubblica di Weimar e nelle sale si applaudiva l'Angelo Azzurro di Marlene Dietrich, Albert Einstein vinceva il Nobel per la Fisica, il drammaturgo Bertolt Brecht scriveva l'Opera da tre soldi e la Bauhaus di Gropius imponeva il suo stile modernista nell'architettura. Proprio a quel periodo storico fanno riferimento le feste d'epoca di Berlino. Per partecipare alle serate ci sono regole ferree e comuni in tutti i locali. Il dress-code impone per lei pochette, collane di perle fino alle ginocchia, cappellini a cloche. Per lui papillon, giacche con spalle importanti e Borsalino portato rigorosamente sulle ventitrè. Per questo insolito esercito di clubber, di età compresa tra i 20 e i 50 anni, si mobilita prima di ogni serata un esercito di parrucchieri specializzati, estetisti, venditori di abiti e accessori vintage. Perché senza essere agghindati a dovere, non si passa la selezione imposta da organizzatori intransigenti come Miss Else Edelstahl, ideatrice insieme alla sorella Emma della serata itinerante Bohème Sauvage, uno degli eventi più apprezzati dal pubblico dei new rétro.

Revival per evadere per qualche ora
A detta della Eldesthal e di altri protagonisti ci sono almeno due motivi per i quali tanta gente recupera gli anni del Charleston e delle grandi orchestre. Per cominciare molti sono stanchi di come la musica è proposta e suonata oggi, dove domina la tecnologia. La nostalgia è tanta: tornano generi come il swing, il soul e la star maledetta del rythm and blues Amy Winehouse vende, solo nel Regno Unito, 1,5 milioni di dischi. Questo nuovo modo di stare insieme, che in realtà è un modo antico, piace anche perché consente di evadere per qualche ora dalla vita di tutti i giorni, quella dei social network dove tutti sono connessi, ma nessuno in realtà è in contatto con l'altro.

A Montecarlo, incoronata la pizza dell’anno

Pizzatime 2008 –

Si è svolta nel Principato la finalissima del nostro trofeo dedicato ai maestri pizzaioli. Vincitore assoluto, Vincenzo D’Amato con una pizza che valorizza ingredienti e sapori tipici del Piemonte. In gara oltre 30 finalisti provenienti da tutta Italia

Si è svolta il 4 novembre a Montecarlo la finale del trofeo Pizzatime, la sfida di Bargiornale dedicata ai maestri pizzaioli. Una gara serrata fino all'ultimo, giocata sul filo del mezzo punto, a conferma dell'alto livello professionale e creativo dei concorrenti.
Una scelta non facile quindi, per una competizione che Bargiornale rinnova ogni anno grazie all'apporto di sponsor quali Molino Agugiaro, che ha fornito le farine speciali della linea “Le 5 stagioni”, appositamente pensate per le esigenze della pizzeria; e, ancora, Menù, produttore di una vasta gamma di specialità alimentari pensate per i professionisti della ristorazione, fra cui alcuni specifici dedicati alla pizzeria. E Giblor's, che ha vestito i concorrenti con candide divise caratterizzate da grande vestibilità, freschezza e praticità. Per finire con i forni Oem, in grado di garantire perfette cotture in ogni infornata.
Trentaquattro i finalisti, che hanno messo in luce come il settore della pizza sia vitalissimo, grazie a professionisti che puntano su un affinamento continuo delle tecniche di produzione degli impasti, generalmente a lunga lievitazione e con aggiunte di soia, kamut, germe di grano, multi cereali, per dare maggiore digeribilità o croccantezza alla pizza. Una ricerca che si affianca a quella sulle materie prime, vero punto di forza delle pizze più innovative.
Ad aggiudicarsi il primo premio - un soggiorno di una settimana per due persone a Marsa Alam sul Mar Rosso - è stato Vincenzo D'Amato, titolare della pizzeria Asso di Quadri di Neviglie (Cn). D'Amato ha proposto la “Pizza Langarola”, a base di pomodoro, mozzarella fior di latte, una salsa a base di tonno, acciughe e aglio, peperoni arrostiti al forno e tuma langarola; una rivisitazione della piemontese “bagna caoda” saporita ed equilibrata. Il secondo gradino del podio è andato a Renato Viola della pizzeria Lady Mary di Prignano Cilento (Sa), che si è aggiudicato un weekend per due persone a Lisbona. Viola ha proposto “Il veliero dei sapori tradizionali e innovativi”: una pizza preparata con un impasto ai 10 cereali, di forma rettangolare con bordi ripieni di salsiccia e ricotta, entrambi di bufala; al centro mozzarella, salsa di asparagi selvatici, pistacchi tritati e zucchine. Ha vinto infine un weekend per due persone a Praga Giuliano Bucci, titolare de La Fattoria a Roccaraso (Aq), che si è aggiudicato il terzo posto con “Valery”: una pizza farcita con mozzarella di bufala, speck di Sauris, pecorino toscano a scaglie, germogli di spinaci, pomodori e chamipgnon freschi, il tutto condito con un filo di profumato Laudemio (olio extravergine toscano).

Bella cantina, non si vede

Sostenibilità –

È a Suvereto la quarta isola dell’arcipelago Muratori. Tutta sotterranea, ospita i “barricocci”: vasi di terracotta a forma di barrique dove affinano vini che non vogliono l’asetticità dell’acciaio, ma neanche la presenza del legno

Lo scorso 13 settembre i fratelli Muratori hanno inaugurato la nuova cantina Rubbia al Colle di 10 mila metri quadri nella magnifica Val di Cornia in Toscana. “Peccato - penserete -. La Maremma è stata sfregiata da nuovi capannoni”. Invece no! Trattenete lo sdegno e trasformate il grido di dolore in un gridolino di compiaciuto stupore, perché la cantina della Val di Cornia c’è, ma non si vede. Dov’è? Sottoterra. Non un ecomostro nel paesaggio, dunque, ma una struttura ecologica sotto al paesaggio, lasciato alla sua ordinaria e straordinaria bellezza. “La cantina che non c’è” l’hanno chiamata. E noi gli siamo grati, anche se dovremo fare qualche sforzo per trovarla quando andremo per vini, rigorosamente rossi in questa cantina, dalle parti di Suvereto.
È stata un’impresa con cifre da architetti del faraone: 152 mila metri cubi di scavo, mentre il volume di tutta la costruzione ipogea è di 82.225 metri cubi. Tutto ciò per una prevista produzione a regime di 500 mila bottiglie l’anno (tra cui Rumpotino, sangiovese in purezza, e Olpaio, blend di cabernet sauvignon e merlot). Ma l’eco-compatibilità della cantina non si ferma al paesaggio. Le considerevoli necessità energetiche sono quasi completamente soddisfatte da un impianto fotovoltaico, mentre l’acqua è fornita da un sistema di raccolta e riuso delle acque piovane. Ovviamente tutto il terreno rimosso è stato riutilizzato. In pratica hanno sbancato una collina e l’hanno ricostruita. E già che erano con le mani nella terra, oltre i vigneti e gli ulivi hanno reimpiantato un po’ di macchia mediterranea là dove era andata persa.
Sotto, la mega cantina fatta di acciaio, legno e coccio. Coccio? Si, perché a fianco di tini in metallo, botti e barrique tradizionali, ci sono anche i Barricocci (il termine, registrato, è di Francesco Iacono, direttore generale della cantina), ovvero vasi di terracotta a forma di barrique dove affinano vini che non vogliono l’asetticità dell’acciaio, ma neanche la presenza del legno. Nei Barricocci i rossi Rubbia al Colle mantengono un colore rosso vivace più a lungo e il vino, senza tannini e polifenoli del legno, rispecchia meglio le caratteristiche del terroir di provenienza.

Lo Spritz conquista gli amanti dell’aperitivo

Tendenze –

Nato in Veneto, lo Spritz è oggi un fenomeno di costume su scala nazionale. Uno studio dell’Università di Verona ne delinea caratteristiche e abitudini di consumo

È uno dei fenomeni italiani degli ultimi anni. Se fino a qualche tempo fa lo Spritz era una consuetudine tutta veneta, adesso è diventato un must del bere giovane. Un caso di costume che ha attirato l'attenzione, tanto che gli studenti in Sociologia della comunicazione dell'Università veronese gli hanno dedicato una ricerca, realizzata col contributo del Gruppo Campari. Uno studio interessante per almeno due motivi: è il primo che analizza questo fenomeno e, inoltre, è stato realizzato intervistando i consumatori nel momento in cui si dedicavano al rito dello Spritz. «È indubbio che nel mondo dell'aperitivo lo Spritz abbia assunto un ruolo di riguardo, in termini sociali, di mercato, re-invenzione di vecchi modi di bere e brandizzazione di un prodotto popolare ma finora privo di marca» spiega il professor Giorgio Triani, responsabile del progetto.

Lo Spritz ha una storia dai contorni incerti, che risale alla dominazione asburgica e inizialmente era semplice vino allungato con acqua. Col passare del tempo le varianti sono aumentate, adattandosi ai gusti locali, tanto che oggi ne esistono molte versioni. A Padova e Venezia, ad esempio, lo spritz è preparato mescolando, alla base di prosecco e seltz, Campari o Aperol o Cynar, aggiungendo una fetta di limone se si sceglie il Campari, d'arancia se si preferisce l'Aperol.

Una ricetta suscettibile di molte varianti
Anche se non esiste una ricetta unica, lo studio ha identificato alcune regole che sono comuni: 40% di vino bianco, 30% di acqua minerale gasata, meglio se gasatissima, e il restante 30% scelto tra liquori il cui spettro varia dal Gin alla Crema Marsala, senza disdegnare nuovi mix che però devono garantire allo Spritz un acceso carattere cromatico, possibilmente vicino al tradizionale rosso. Il tocco finale è dato dall'aggiunta di una fettina di limone o di arancia. La gradazione alcolica raggiunta è variabile tra i 12 e i 45 gradi, la media si attesta attorno ai 15 gradi. Sono state 906 le interviste realizzate in 5 città del Veneto - Verona, Vicenza, Padova, Venezia e Treviso - in diversi momenti della giornata, anche se la maggior parte durante l'orario canonico dell'aperitivo (18-22), compiute nei giorni in cui è più alto il consumo di Spritz (ad esempio il mercoledì a Padova per la serata universitaria, il venerdì sera a Verona o il giovedì a Venezia). Il campionamento dei “bevitori di Spritz” è stato fatto in modo casuale, ma identifica un pubblico per lo più giovanile, studentesco, concentrato nella fascia di età 19-29 e caratterizzato da una leggera predominanza degli uomini sulle donne.

Sono tanti quelli che fanno il bis
Ragguardevoli i dati di consumo: oltre un intervistato su tre non si ferma al primo ma beve due Spritz. E, complessivamente chi ne beve tre o più (fino a sette e oltre) è il 43,9%. Un'abitudine che si collega con quella di far pagare il “giro” a turno (più del 30% delle risposte). Lo Spritz è identificato dalla maggioranza degli intervistati con Aperol (86,2%) e Prosecco (83,4%); è preferito con poco ghiaccio (68,9%), con la fettina d'arancia (60,2%) e bevuto nel tumbler (59,1%). A proposito delle modalità di servizio, se si chiede di esplicitare la preferenza personale, si nota come più persone vorrebbero il calice, meno il tumbler e molti non vorrebbero il bicchiere di plastica. Risposte che dimostrano che lo Spritz è assimilato più al vino più che a cocktail o superalcolici, tanto che i suoi principali competitor sono il vino (41%) e la birra (23%). Quanto agli snack di accompagnamento, nell'83,6% dei casi lo Spritz è servito con patatine e nel 41,2% con stuzzichini o tartine. Ma le patatine sono le meno gradite (12%), mentre sarebbero più apprezzati stuzzichini (29%), pizza (19%) e crostini con affettati (16%).

Una parata unica di birre artigianali

Birreria –

Per la prima volta in Italia, la birreria BQ di Milano mette in linea ventuno specialità birrarie artigianali alla spina. Puntando su rotazione e tipicità

Per le birre artigianali il limite principale consiste nella distribuzione del prodotto praticamente solo a livello locale e in bottiglie di vetro. A scommettere invece su una nuova “strada” per la valorizzazione e diffusione delle birre crude è stato Polo Polli che ha inaugurato il 20 settembre scorso a Milano (zona corso Sempione) l'originale BQ - Birra Artigianale di Qualità. Il locale milanese è infatti l'unico in Italia a essere dotato di un impianto di ben 21 spine per altrettante birre artigianali, italiane e straniere, a rotazione periodica. D'altra parte Paolo Polli è un infaticabile animatore di altre iniziative birrarie: presidente Adb - Associazione degustatori birra, titolare della Enoteca e beer shop Decanter, titolare della microbirreria Baüscia, inventore del Salone della birra artigianale e di qualità.

Laboratorio di degustazione

«Vogliamo offrire a un pubblico sempre più numeroso di birrofili - precisa Paolo Polli - la possibilità di mettere a confronto diverse tipologie artigianali, servite alla spina come si deve. Abbiamo voluto creare un laboratorio di degustazione, riproducendo un'atmosfera simile a quella del Salone della birra artigianale, la cui 4ª edizione milanese si terrà al Palalido (20-23 marzo 2009), mentre la 2ª edizione romana sarà pronta a breve (fine gennaio 2009)». Arredato in stile minimalista (pareti bianche, tavoli e sedie scure, lampadari a globo), lo spazio di servizio è limitato a 70 mq circa (62 posti a sedere), ai quali si aggiungerà un dehors (da 42 posti). Per le degustazioni sono disponibili calici da 40 cl (4,5€), per quelle multiple calici da 25 cl (3€) o da 10 cl (3 a 4€). Oltre alle 21 specialità artigianali alla spina, sono disponibili in bottiglia una decina di birre vintage (invecchiate, barricate), tenute a temperatura controllata.

Panini con prodotti tipici

Anche l'offerta gastronomica ha ricevuto attenzioni speciali. Battezzati con il nome delle varietà di luppolo, i panini (60 g) sono realizzati con farina di agricoltura biologica (mulinomarino.it), in 15 farciture diverse (totale 120 g circa) realizzate con prodotti tipici o di stagione (5€). Oltre a una serie di tartine sfiziose dai nomi birrari (4€), la richiesta più gettonata è il tagliere con un salame intero di suino e d'oca (400 g), più un tocco di gorgonzola piccante centogiorni (13€), da tagliare al momento. Come dessert ci sono specialità aromatizzate con la birra (5€): tiramisù alla imperial stout e crema pasticcera alla framboise (lamponi). Per l'inverno sono previsti taglieri con polenta taragna, uncia e salsicce (500 g).
Il BQ è aperto tutti i giorni dalle 12 alle 15, dalle 19 alle 02.

Cibi della salute in versione asporto

Bio –

La partita del wellness si gioca a tavola. Fibra a Monza è in questo senso un modello: cibi take away biologici, macrobiotici e vegani. Prezzi popolari e anche vendita diretta

Per l'85% degli italiani lo stato di salute dipende dalla scelte di vita, prima tra tutte quelle in campo alimentare. In pieno accordo con questo trend è Glauco Isella, giovane imprenditore lombardo che ha aperto a Monza un locale che fa del cibo biologico e “pulito” il proprio punto di distinzione. Fibra, questo il nome della sua nuova attività, propone una cucina dietetica con bio pasticceria e panetteria.

La sfida della gestione

«Dopo quattro anni di esperienze di vario tipo, maturate nell'ambito della ristorazione e dell'alimentazione biologica - racconta Isella - ho progettato e realizzato questo locale come una sorta di laboratorio, nel quale cercare di replicare in chiave biologica, macrobiotica e vegana (che esclude cioè totalmente l'uso di prodotti animali e loro derivati come latticini e uova, ndr) i sapori e le ricette della cucina tradizionale». L'idea è quella di dare una veste semplice al mangiare sano. Una sfida anche dal punto di vista commerciale. La vera difficoltà di un locale solo biologico infatti sta nella gestione dei prodotti più di nicchia, quelli che danno valore aggiunto ai piatti. «Il nostro mestiere è anche quello di essere sempre informati, non solo sulle tendenze e le novità degli alimenti naturali, ma anche sulle modalità e sulle tempistiche di ordinazione e consegna di quegli alimenti e ingredienti su quali fondiamo la nostra diversità e che non sono disponibili nella normale rete distributiva. Alcuni fornitori ad esempio sono realtà produttive piccolissime e si rapportano con noi da una settimana all'altra, costringendoci a una meticolosa pianificazione delle risorse e delle materie prime. È anche vero però che i nostri piatti improntati alla cucina macrobiotica e vegana non contengono proteine e grassi animali e sono quindi conservabili più a lungo di quelli tradizionali, senza perdere le loro qualità nutritive».

Listini in linea con la media di mercato

Fare diventare “normale” il bio o il cibo vegano è dunque la missione di Fibra e, anche per questo, i listini sono assolutamente in linea con la media del mercato. Si passa dai 5 euro per una singola porzione (pasta, riso o verdure) da asporto ai 7 euro per il piatto unico, completo di tre porzioni, da consumare sul posto o take away. Altri cibi preparati quotidianamente sono invece venduti a peso e costano dai 19,90 euro al kg (per il “salato”) ai 24,90 euro al kg (per il “dolce”). Il pane costa infine al massimo 7 euro al kg. In questo senso, Fibra è anche un esempio di ibridazione tra somministrazione e vendita sul modello delle antiche gastronomie, ormai sempre più rare.

La qualità fa sempre profitto

Pizzerie –

Da tre generazioni producono pizza. Oggi però da Sorbillo a Napoli la resa degli impasti è testata in laboratorio. E nella gestione nulla è lasciato al caso. Così si batte la crisi

Basta qualche numero per capire di che pasta è fatto. Ha 33 anni, ne vanta 12 di esperienza e ha 21 prozii pizzaioli; nel suo locale sono 4 i pizzaioli e 20 i camerieri. Nove le ore di lievitazione dell'impasto e 1000 le pizze sfornate al dì.
Gino Sorbillo, proprietario dell'omonima pizzeria di Napoli, ci ha aperto le porte e spiegato come in una città dove la concorrenza viaggia in formula uno, sia possibile farsi un nome, triplicare i coperti, incrementare il fatturato e mantenere la stessa qualità del prodotto.
La pizzeria, proprietà di famiglia dal 1935, è a Forcella, a due passi da San Gregorio Armeno, la via dei presepi e delle statue in terracotta. E dal 1996, strada anche della pizza di eccellenza, promossa da Gino Sorbillo che ha saputo farne non solo un ottimo business, ma materia di ricerca.

Farine di dieci tipi di grano

In collaborazione con Molino Caputo (Na), si studiano periodicamente le performance dei migliori grani e delle farine - la pizza Sorbillo vanta tra i suoi ingredienti 10 tipi di grano da tutto il mondo - e viene fatta l'analisi della resistenza e morbidezza della pasta. Gino non sottovaluta anche la ricerca delle materie prime; una quindicina sono i fornitori selezionati, a partire da chi consegna la legna per il forno (di faggio o rovere), a chi fornisce la passata di pomodoro di Gragnano, i pomodori (ciliegino o piennolo, a seconda della stagione) o l'olio, solamente extravergine campano.
Altrettanto importante è l'ambiente, rinnovato nel 2006: in omaggio ai clienti che spesso attendevano all'entrata il proprio turno, è arrivato un secondo piano ed altri 110 posti si sono aggiunti ai 60 iniziali.
La clientela è varia, dallo studente al libero professionista, dalla casalinga fino all'operaio, grazie al servizio - che pesa il 10% sullo scontrino - e al prezzo onesto. Per la Margherita lo scontrino batte 3,3 €, per la Marinara 3 €, mentre per le pizze più ricche oscilla tra i 4,5 e i 6,70 €; unica eccezione il ripieno fritto, a 7,3 €. La voce “pane e coperto” è stata depennata, grazie alla semplicità dell'apparecchiatura: ci si accomoda su nudi tavoli di marmo, con posate in acciaio, bicchieri in plastica per birra e acqua, in vetro per gli unici 2 vini in carta.
Tra le pizze più richieste la Mondial, a base di pomodorini, provola fresca, olive nere di Gaeta, capperi e origano.

La decorazione garbata aggiunge valore al drink

Cocktail –

Ciliegine, limoni, cetriolini. Non è una lista della spesa, sono solo alcuni ingredienti utili per confezionare, con la tecnica e i ferri giusti, mix che conquistano

La decorazione è il “biglietto da visita”. Perché i cocktail si bevono prima con gli occhi, poi con il palato. Per essere piacevole, la decorazione deve essere proporzionata, sobria, a base di prodotti commestibili, come frutta fresca e ortaggi, meglio se tagliati sul momento. Tra i frutti più utilizzati ci sono arance, ciliegie, limoni, ananas, banane, lime, fragole e altri vegetali come sedano, cetriolo, olive e cipolline. L'importante è usarli come si deve. La coppetta per esempio non dovrebbe accogliere molto più che la classica ciliegina, un twist di limone, un'oliva o una cipollina mignon. Purtroppo però capita spesso di imbattersi in decorazioni mastodontiche e di cattivo gusto. Quando si ha a che fare col tumbler alto o comunque bicchieri più capienti per i long drink, il discorso cambia un po'. Per questi cocktail si può usare la fantasia, dando vita a decorazioni più articolate. L'importante è non affollare il bicchiere: siamo sempre di fronte a bevande, non a mangia e bevi. Altra regola da seguire è quella della “continuità”, che grandi esperti del campo come Momo Harzallah, Luca Ramoni, Paolo Pachetti ed Ettore Diana illustrano come il filo che lega insieme gusto, profumo e aspetto del drink: per una Piña Colada, per esempio, l'ideale è uno spicchio d'ananas sul bordo perché richiama il gusto e i profumi del drink.

Gli attrezzi ideali per lavorare

Se ci si vuole cimentare in figure più articolate, dai fiori fatti col ravanello alle sculture di frutta, è necessario munirsi degli attrezzi giusti. A cominciare da un coltello lungo e seghettato per tagliare grandi frutti (come il melone o l'anguria), un coltellino per realizzare spirali d'effetto, uno spelucchino per realizzare rifiniture di precisione, un coltellino per verdura e agrumi ma anche zester e rigalimoni, due strumenti per realizzare scanalature sulla buccia di agrumi e ricavare scorzette minuscole (chiamate zeste).

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