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La cucina d’avanguardia che ispira il bartender

Cocktail –

Prendere spunto dalla gastronomia, e in particolare dalle tecniche di cucina molecolare, fa tendenza. E ora un ricco volume svela i segreti di un illustre protagonista, Paco Roncero. Chef per professione, mixologist per passione

Può trasformare un semplice Campari Orange in un raviolo liquido. Lo Screwdriver, nella foto, lo fa col ciuffo. Il Cosmopolitan, tra le sue dita, diventa “aria” di Cosmopolitan e il succo d’arancia col vino Jerez, un singolare ghiacciolo. Non si tratta di magia, ma di tecnica sopraffina, appresa alla scuola di Ferran Adrià, suo mentore, che dice: «Ha uno stile inconfondibile, unico, tra i più rari». Il personaggio sotto la lente è Paco Roncero, chef del Casino de Madrid; premio “Cuoco del futuro 2005” dell’Accademia spagnola di gastronomia,
relatore illuminato di congressi internazionali come Lo Mejor de la gastronomia, Madrid Fusion, Alpe Adria Cooking. Un mito della cucina, diventato popolare anche tra i barman, dopo la seguitissima esibizione nell’edizione 2007 di Barfestival.
In quella occasione, accompagnato dal barman Angel SanJosé (Casino de Madrid), realizzò ricette di cocktail utilizzando diverse tecniche della mixologia molecolare, definizione presa in prestito dalla gastronomia molecolare, coniata dal fisico e gastronomo Hervé This. Così Garibaldi e altri drink liquidi sono stati trasformati allo stato solido, grazie all’aiuto dell’azoto liquido, dei sifoni e di ingredienti e strumenti familiari alla gastronomia molecolare. Roncero ha dimostrato, per dirla con Frankestein Junior, che “Si-può -fare!”. Si può trasformare la texture, la struttura interna di un cocktail, per rendere il drink un’esperienza.

Chef e barman uniti nel farlo strano

Usano le tecniche da molecular mixologist alcuni grandi della cucina, come il “tre stelle” Pierre Gagnaire, ma anche grandi personaggi del bar. “The King of Cocktail”, il newyorchese Dale DeGroff, insieme alla sua allieva prediletta, Audrey Saunders, hanno creato le versioni più o meno solide di loro specialità come l’Old Cuban o l’Oyster Cocktail. Eben Klemm, drink designer e insegnante di mixologia molecolare, viaggia in tutto il mondo trasformando alcol, ghiaccio e succhi in creature insolite.
Lo stesso impegno nel diffondere il verbo della cucina liquida lo profondono pezzi da novanta come Wayne Collins, Tony Conigliaro e, ovviamente Dario Comini, pioniere della mixologia molecolare e autore di un libro dedicato.
La notizia utile è che i drink molecolari di Roncero sono stati finalmente messi neri su bianco. Li trovate con ricette, tecniche e spiegazioni dettagliate all’interno di “Tapas”, (p. 233, 38 euro, Ed. Calderini de Il Sole 24ORE Business Media) libro di oltre duecento pagine corredate da 200 immagini, dedicato alla cucina spagnola in miniatura. Il libro di Roncero in particolare ospita una sezione speciale, dedicata ai menu, ognuno dei quali è accompagnato da un cocktail tradizionale ma in versione insolita. E ciascun menu è stato progettato per offrire un equilibrio di sapori tra drink, appetizer, entrées, piatti a base di pesce, di carne e dessert. Tutte specialità in versione mignon, tapas: ma di grande gusto.
Cocktail molecolari per ogni menu

Il menu n°2, per fare un esempio, include specialità come la crema delicata di piselli con ravioli di lardo Patanegra alla menta; tonno con pistacchi, pomodori confit e aria di zenzero; petto d’anatra in marinata leggera di vino rosso e coulant di cioccolato all’azoto liquido. Ad ogni menu è abbinato un aperitivo, ovviamente in versione fuori schema. Il menu N°2 parte con lo Screwdriver con ciuffo di zucchero filato. La sua preparazione avviene in due fasi parallele. Si realizza la base e a parte lo zucchero filato. Partiamo dalla prima. Nel mixing glass si versano 50 ml di succo d’arancia, 50 ml di vodka e un grammo di gomma xantana, che potete trovare nei negozi di prodotti biologici e in alcune erboristerie. Si frulla nel mixer fino a ottenere una miscela omogenea, senza grumi. Poi si aggiungono 25 ml di olio extravergine di oliva.
Infine si trasferisce il composto in un sifone da mezzo litro caricato con una bomboletta di N20 (protossido di azoto), che potete trovare anche nei cash & carry. Per fare lo zucchero filato o avete a disposizione la macchina specifica (caso raro) o seguite le istruzioni per la preparazione manuale, che trovate ben illustrate sul portale Wikipedia. “Fatto?”, direbbe Giovanni Muciaccia: allora passate alla fase di rifinitura e presentazione. La base va versata in un bicchiere a collo largo, cinque minuti prima di servire. Si appoggia la matassina di circa 50 grammi di zucchero filato all’imboccatura del bicchiere.
In conclusione si serve accompagnando con un tumbler con 100 ml di succo d’arancia, dando istruzione al nostro ospite di versare il succo d’arancia sullo zucchero filato, che andrà a sciogliersi sulla base dello Screwdriver. Alla maniera di Paco Roncero.

Più economia con il freddo

Tecnologia –

Acquistare con intelligenza frigoriferi professionali è alla portata di tutti. Basta sapersi orientare tra temperatura d’esercizio, consumi e certificazioni. Il vantaggio è che così facendo si risparmia.

Nel discusso pacchetto di incentivi per il risparmio energetico della Finanziaria 2009, prima modificato dal Governo e poi ripristinato con minime modifiche, pochi sanno che figura anche una detrazione fiscale per chi cambia un vecchio frigorifero o congelatore con uno nuovo a basso consumo energetico. Gli acquirenti possono detrarre il 20% della spesa sostenuta per l'acquisto di un apparecchio di classe A+ o superiori, fino a un massimo di 200 euro.
Ottima cosa, verrebbe da dire, salvo che il gestore di un locale difficilmente potrà godere del beneficio. Tutti gli apparecchi frigoriferi professionali, infatti, vetrine per gelati o pasticcerie, celle refrigerate per alimenti o bevande, sono esclusi dal provvedimento.
Un altro controsenso è il fatto che per i frigo professionali non vi sia una normativa sull'etichetta energetica, che indica i consumi all'acquirente, e manchi del tutto una politica di incentivi ambientali. Anche perché, secondo dati forniti dal settore Professional Indoor di Electrolux, in Italia gli apparecchi professionali hanno un consumo di acqua ed energia pari a quello di 65 milioni di frigo domestici. «Anche se in realtà - dice Pierfrancesco Fantoni, esperto frigorista e creatore del portale www.interfred.it - esiste a livello europeo una certificazione volontaria, Eurovent, che definisce determinati standard energetici per i refrigeratori commerciali».

Attenzione alla componentistica

Nel frattempo come fa un gestore a capire se il prodotto che sta acquistando sia qualitativamente all'altezza e garantisca consumi efficienti? «Uno dei criteri di valutazione più efficaci è verificare la provenienza della componentistica - spiega Giuseppe Bisagno, ingegnere e docente dei corsi di formazione del Centro Studi Galileo, cui fa capo l'Associazione italiana dei tecnici del freddo -. Se compressore e condensatore sono prodotti in Cina è probabile che siano di qualità inferiore, realizzati con materiali di seconda scelta riducendo al minimo i costi industriali». Il compressore, per esempio, può essere prodotto con cinque tipi diversi di avvolgimenti elettrici. Un avvolgimento di minor qualità è testato per picchi di temperatura fino a 105° C, quelli migliori arrivano a 185° C. Ora, siccome il compressore è la parte dell'impianto di refrigerazione che più si riscalda, è ovvio che una temperatura di esercizio di 185° C garantisce un'affidabilità di gran lunga maggiore.
Sì, ma dato che anche il più scafato dei gestori non ha le competenze di un tecnico, come fa a verificare questi particolari? «Lo può capire - spiega Bisagno - dai dati forniti dal costruttore o dal rivenditore, a cui deve sempre chiedere almeno due cose: la temperatura di compressione e la temperatura di esercizio di un apparecchio». La prima è indicativa dei consumi: se il fluido frigorifero impiegato nell'impianto viene fatto per esempio espandere a una temperatura di -10° C il consumo energetico sarà molto superiore rispetto a un altro apparecchio con temperatura di espansione a -5° C. «Per la temperatura di esercizio pensiamo ai frigoriferi domestici a una, due o tre stelle - dice Bisagno -. I primi hanno un funzionamento ideale a una temperatura ambiente di 27° C, i secondi a 33° C e quelli a tre stelle a 42° C. In un ambiente come quello della cucina che tende a surriscaldarsi, quelli a tre stelle garantiscono quindi una migliore efficienza. La stessa cosa vale per i frigo professionali: i produttori devono indicare la temperatura ideale di esercizio, e più questa è bassa minori saranno le performance della macchina».
Un altro criterio è verificare le certificazioni. La sigla CE sulla macchina garantisce la rispondenza alle normative europee in fatto di sicurezza, consumi e affidabilità. I marchi più importanti, che esportano in tutto il mondo, sono obbligati a certificare i loro prodotti anche per i mercati extraeuropei, con una garanzia in più di qualità. Ifi, per esempio, ha ottenuto per tutti i prodotti la certificazione Gost Standard per la Russia e Etl per il Nord America. E Irinox ha sottoposto i suoi prodotti alle verifiche di importanti enti certificatori mondiali, come Ul, Nf e Vision 2000.

La manutenzione, aspetto chiave

Il compressore va pulito una volta al mese applicando l'aspirapolvere alla bocchetta di aerazione per rimuovere lo sporco che, se si accumula, può surriscaldare e alterare le prestazioni della macchina, fino al rischio di rottura. E poi occorre lasciare libere le bocchette di aerazione: la loro dimensione è calcolata dal produttore secondo le necessità di ventilazione della macchina. Se vengono ostruite, si ha una perdita di efficienza, che si traduce in più energia elettrica consumata e in bollette più salate. «Il fatto è - dice Fantoni - che c'è poca conoscenza da parte degli utenti. Pochi sanno che, con spesa minima e zero manutenzione, in un bar si può sfruttare l'energia termica prodotta dal frigo per riscaldare l'acqua, anche a 45 e perfino a 60° C, per alimentare la macchina del caffè». Basterebbe chiedere al proprio installatore e trasformare in un risparmio quella che di solito è una spesa.

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Vetro a rendere, un bene per tutti

Iniziative –

Il progetto di riutilizzo dei contenitori voluto da Italgrob garantisce grandi benefici per l’ambiente, ma anche per gestori, industria e distribuzione. Cresce il numero di Comuni interessati ad adottarlo.

Ridurre la quantità di rifiuti che produciamo è, più che un impegno, una risposta a un'emergenza ambientale che si fa ogni giorno più acuta. Oltre all'impegno individuale, però, servono risposte di sistema. È con questo spirito che Giuseppe Cuzziol, fresco di riconferma alla presidenza di Italgrob, la federazione italiana dei distributori di bevande, tre anni fa butto lì l'idea di voler rilanciare il vuoto a rendere in Italia. A tre anni di distanza, l'idea è diventata un progetto concreto. Capace di farsi strada con una buona velocità di propagazione. La prima sperimentazione, avviata nel comune di Conegliano Veneto (Tv), è partita lo scorso novembre, poche settimane dopo la firma del protocollo d'intesa che ha reso operativo il progetto denominato “Vetro indietro” (sette i firmatari: Fipe, Italgrob, Legambiente, le industrie Sanpellegrino, Peroni e Pago oltre all'azienda Savno, specializzata nella raccolta di rifiuti). Altre area test sono pronte a partire: il comune di Ancona, il consorzio Salerno 1 e il municipio Roma III, mentre il comune di Milano e la regione Lombardia hanno già manifestato la propria disponibilità.
«Non mi stupisce - spiega Cuzziol - visto che la necessità di produrre meno rifiuti è un'imperativo sociale e gli imballaggi usa e getta di alimenti e bevande rappresentano una delle voci di inquinamento più rilevanti. Ma il progetto “Vetro indietro”, in realtà, può funzionare perché garantisce benefici per tutti. I gestori di locali potranno acquistare a prezzi fino al 15% inferiori rispetto agli attuali, grazie ai risparmi che il passaggio al vuoto a rendere potrà garantire all'industria. E potranno fregiarsi di un marchio che li accrediterà presso i consumatori come amici dell'ambiente. Da parte nostra, in questo modo contiamo di fidelizzare i nostri clienti baristi e di tornare a offrire prodotti non in concorrenza con quanto si trova nella gdo». Resta il nodo dell'industria: come convincere i produttori a tornare a un processo produttivo abbandonato da lustri? «In tutti i Paesi europei che ci hanno preceduto nel rilancio del vuoto a rendere - spiega Cuzziol - la chiave è stata la defiscalizzazione degli investimenti. Occorre dare incentivi a chi si impegna a riconvertire i propri impianti in senso ecologico. Entro fine giugno, da parte nostra, presenteremo alla Camera il risultato delle nostre sperimentazioni, in modo da rendere evidenti i possibili risparmi ottenibili. Un altro intervento legislativo che auspichiamo, questa volta da parte delle amministrazioni comunali, è la possibilità di prevedere sgravi a livello di Tarsu per i pubblici esercizi che adottano la nuova modalità. Dagli studi effettuati da Savno, si potrebbe dimezzare la parte di tariffa legata alla produzione di rifiuti, garantendo così un risparmio secco del 25% agli esercenti».

Il caso di Conegliano

I circa 60 pubblici esercizi dell'area di Conegliano che hanno aderito, su base volontaria, al test sul vetro a rendere entro fine marzo saranno dotati delle apposite campane per la raccolta e cominceranno a ricevere le bottiglie prodotte dalle aziende aderenti al progetto. Spetterà al Centro Interdipartimentale Ideas per lo Sviluppo Sostenibile dell'Università Ca' Foscari di Venezia il compito di elaborare, entro l'estate, i dati su vendite, costi e rifiuti prodotti con la sperimentazione. Ma Cuzziol guarda già oltre: «Siamo partiti con il vetro. Ma l'obiettivo finale è quello di estendere progressivamente il progetto fino a comprendere ogni tipo di contenitore destinato ai pubblici esercizi».

Cassate e cannoli rivisti e corretti

Pasticcerie –

Alla Pasticceria Palazzolo di Cinisi si lavora su un doppio binario. Da una parte sulla ricerca di materie prime di qualità, dall’altra sulla riproposizione in formato mignon di dessert della tradizione.

C'è un maestro pasticcere in Sicilia che ha deciso di sfidare le regole. Nelle sue vetrine tiene in fresco i suoi cavalli di battaglia - buccellato, cassata, pasta di mandorle e altre ¿cose duci¿ - ma anche, sovvertendo le regole della tradizione, le loro versioni in miniatura. A dare un volto ¿mignon¿, a questi e altri dessert tipici, ci ha pensato Santi Palazzolo, membro dell'Accademia maestri pasticceri d'Italia, alla guida della Pasticceria Palazzolo di Cinisi (Pa) e dell'omonima ¿filiale¿ all'aeroporto di Palermo ¿Falcone e Borsellino¿. Ma facciamo un passo indietro. Palazzolo è un'istituzione.
Il suo locale, affacciato sulla via principale - assolata d'estate, trafficata in ogni stagione - è frequentato da palermitani ma anche da clienti che arrivano da oltre lo Stretto. Ad attirarli dal 1920 - anno in cui Santi Palazzolo senior aprì i battenti della ¿Dolceria e Liquori, F.lli Palazzolo¿ - è la qualità delle materie prime: farine, conserve, latticini.

Rigida selezione degli ingredienti

«Nel tempo - puntualizza Palazzolo - abbiamo cercato di migliorare la qualità della produzione per raggiungere l'eccellenza. Non è una banalità. Facciamo uno screening sulle materie prime. Spendiamo molto tempo nella selezione dei produttori, visitiamo i caseifici regolarmente alla ricerca della ricotta perfetta, ci affidiamo alle aziende che assicurano in modo certificato la qualità degli ingredienti che useremo, dall'uva passa di Pantelleria ai pistacchi di Bronte». Quando si è figli d'arte è difficile mantenere le promesse, ma Santi Palazzolo ha dimostrato di avere la stoffa giusta. E in più occasioni.
Una seconda linea per rinnovarsi

Dieci anni fa decide di investire su una seconda linea di produzione. Alla prima linea, dove confeziona buccellato e cannoli, affianca una seconda linea dedicata ai formati mignon. Accosta cassate (16,50 euro al chilo) a cassatine (18 euro al kg). Propone in tutto 60 specialità, dalle mini mousse al pistacchio alla bavarese alla nocciola con crema di cioccolata, fino alla mousse al cioccolato con confettura di fragola: mini dessert gustosi, aromatici, con basso tenore di grassi e arricchiti con spezie come l'anice stellato o il cardamomo. Torte tradizionali o originali come la Settimo cielo, Laura o Luxury, sono proposti anche in formato bonsai.
I vantaggi della produzione di mignon sono notevoli. Santi Palazzolo ne elenca alcuni: «Offrono l'opportunità di fare più assaggi e vanno incontro alle nuove esigenze. I tempi delle abbuffate sono passati. Gli ospiti cercano specialità gustose, ma che non appesantiscono. E i risultati per l'attività non sono mancati, visto che dall'introduzione della seconda linea abbiamo avuto un incremento di clienti pari al 40%». Per realizzare le sue specialità Palazzolo dispone di un laboratorio di 350 mq, a fianco del locale (250 mq), attrezzato con tecnologie all'avanguardia. Tra i macchinari di cui va orgoglioso il padrone di casa, oltre alle macchine per il sottovuoto, ci sono gli abbattitori rapidi e le altre tecnologie legate alla catena del freddo.
All'interno del laboratorio lavorano esperti, ma anche giovani talenti come il maestro gelatiere Salvatore Cacioppo (22 anni) e il maestro cioccolatiere Salvatore Giordano (23 anni). Fanno parte della grande squadra messa in piedi da Santi Palazzolo, composta da 33 persone tra cui il barman Domenico Randazzo, pioniere nella ricerca di cocktail a base di gelato.

Sicurezza sul lavoro: il nuovo Testo Unico

Normative –

Tra le modifiche, l’inclusione di tutti i lavoratori, anche autonomi o a progetto, nelle misure di prevenzione e protezione

La nuova legge sulla sicurezza sul lavoro (d.lgs. 81/2008) sta facendo parlare molto di sé. Sicuramente l'attenzione notevole che la legge sta suscitando è dettata dai fatti di cronaca che, quotidianamente, ci mostrano incidenti anche mortali sul lavoro.
Il nuovo Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro, in realtà, conferma, in gran parte, il sistema di prevenzione e protezione già esistenti. Le reali innovazioni riguardano sostanzialmente due aspetti, tra loro connessi: l'inclusione di tutti i lavoratori, anche autonomi o a progetto, nelle misure di prevenzione e protezione, e un rafforzamento delle norme di prevenzione e protezione negli appalti.
Accanto a queste innovazioni, ci sono alcune idee valide, ma ancora tutte da sviluppare: la formazione nelle scuole, i premi per le aziende virtuose, il coordinamento della vigilanza.
Per il resto, il Testo Unico conferma il modello organizzativo di prevenzione e protezione delineato dalla 626, così come è confermata l'impostazione che modulava gli obblighi di costruzione del sistema di prevenzione e protezione secondo le dimensioni dell'impresa. Il fatto che molti obblighi procedurali siano ridotti per le piccole imprese non significa che queste debbano sentirsi esonerate dall'obbligazione di sicurezza. Infatti, il Testo Unico conferma e, su alcuni aspetti, inasprisce le sanzioni per il datore di lavoro che colpevolmente causa infortuni sul lavoro.

Lavoratori stranieri irregolari e rischi per il gestore

Normative –

Le novità del pacchetto sicurezza

Il Legislatore con la recente Legge n. 125 del 2008 (nota anche come “pacchetto sicurezza”) ha introdotto nel nostro ordinamento nuove fattispecie di reato e nuovi istituti volti al più efficace contrasto del fenomeno, assai attuale e diffuso, dell'immigrazione clandestina nel nostro Paese. Alla luce di quanto sopra, la novella legislativa ha profondamente innovato la materia attinente all'illecito di occupazione di lavoratori stranieri irregolari. La portata innovativa è di solare evidenza: rispetto al vecchio testo, il “nuovo” illecito, comporta la qualificazione della condotta illecita sopra descritta da semplice contravvenzione a vero e proprio delitto. Inoltre, la pena detentiva è più che raddoppiata rispetto al testo previgente.
Affinché si delinei e configuri l'ipotesi delittuosa, dobbiamo avere riguardo sia all'elemento oggettivo che all'elemento soggettivo della fattispecie.
Con riguardo al primo, il Legislatore punisce il datore di lavoro che occupa alle proprie dipendenze lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno o il cui permesso sia scaduto, revocato o annullato. È importante sottolineare, quanto all'elemento temporale, che nessuna differenza può sussistere se il datore di lavoro si sia avvalso del lavoratore irregolare in modo stabile o meno, in quanto la norma non distingue tra rapporti di lavoro stabili (a tempo indeterminato) o a termine. Infine, sempre dal punto di vista temporale, si rileva che la fattispecie sussiste anche nel caso in cui lo straniero abbia inoltrato richiesta di regolarizzazione solo a seguito dell'inizio dell'attività lavorativa, non reputandosi valida una “sanatoria” con efficacia retroattiva.
Con riguardo all'elemento soggettivo, ai fini della sussistenza della figura delittuosa di specie, la condotta del datore di lavoro deve essere connotata dal dolo semplice. Pertanto lo stesso datore deve essere consapevole di “assumere” alle proprie dipendenza un lavoratore irregolare, senza che rilevi la volontà di trarre alcun particolare profitto rispetto all'assunzione di un eventuale lavoratore ordinario.
Il delitto si consuma nel momento in cui il datore di lavoro inizia materialmente ad avvalersi del lavoratore straniero irregolare non rilevando, come già anticipato, l'effettiva durata dell'impiego del lavoratore.

Lap dance sì, ma con prudenza

Normative –

I pubblici esercizi possono organizzare uno spettacolo di intrattenimento erotico purché rivolto a un pubblico adulto, consenziente e consapevole. L’orientamento della giurisprudenza

Fornire ai clienti uno spettacolo di intrattenimento erotico, dal tenore esplicito e “dal vivo” non comporta sanzioni penali, almeno in base a quanto affermato dalla Cassazione nel dicembre 2004, purché ci si rivolga solo a un pubblico adulto, consenziente e consapevole.
In generale va detto che l'art. 527 c.p. punisce con la reclusione da tre mesi a tre anni gli atti «osceni», quelli cioè che offendono il pudore, qualora posti in essere in luogo pubblico o aperto al pubblico. Perché il pudore sia offeso è necessario che venga - anche solo potenzialmente - provocato disagio, turbamento e repulsione, tutte sensazioni che una persona di media sensibilità prova nei confronti di manifestazioni erotiche senza sottintesi. Quindi, quando atti in astratto obiettivamente osceni - nel senso indicato - risultino del tutto inidonei a ledere il pudore, perché avvengono sotto gli occhi di persone mature, che hanno liberamente e consapevolmente scelto tale tipo di spettacolo, la condotta è priva di concreta offensività. Per intendersi, nella sentenza citata all'inizio, il giudice aveva accertato il carattere lascivo della rappresentazione, una performance di lap dance, ma anche la sua estrema discrezione. A esso si poteva presenziare solo muniti di apposita tessera a pagamento e la natura dell'intrattenimento era ben chiaro anche a chi si avvicinava all'esterno del locale. Tanto è vero che dalla relazione di Polizia risultava che nessuno degli avventori “palesava disagio, disturbo, disgusto o soltanto sorpresa per il contenuto erotico” dello spettacolo che, anzi, veniva accolto con “vivo interesse ed entusiasmo”, a riprova del fatto che tutti i clienti erano ben felici di partecipare.
In sintesi, proporre simili attività alla propria clientela è sempre un po'rischioso, ma si può cercare di minimizzare tale rischio impedendo che possano assistervi, anche solo per caso, minorenni o persone ignare della natura erotica dello show.

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