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Pianetahotel aprile-maggio 2009

Archivio Copertine Horeca –

front office16 Accor vara “all seasons”, l’economy di alta gamma18 Berlino, fare sistema con la città22 Una nuova era per le spa: Exedra, Olimpia,       Fonteverde26 Qualità certificata per i Leading Hotels of the World28 Tripadvisor, il gufetto vede e consiglia29 ritratto Alessandro Cattarin, un manager di ferro al    Cristallo Palace30 check in L’arrivo è il primo testdesign&contract34 Focus bagno, stile e funzionalità40 Hikea, un progetto per l’hotel fai da te42 Gruppo Feg, piace l’hotel…

front office
16 Accor vara "all seasons", l'economy di alta gamma
18 Berlino, fare sistema con la città
22 Una nuova era per le spa: Exedra, Olimpia,  
    Fonteverde
26 Qualità certificata per i Leading Hotels of the World
28 Tripadvisor, il gufetto vede e consiglia
29 ritratto Alessandro Cattarin, un manager di ferro al
    Cristallo
Palace
30 check in L'arrivo è il primo test

design&contract
34 Focus bagno, stile e funzionalità
40 Hikea, un progetto per l'hotel fai da te
42 Gruppo Feg, piace l'hotel di taglio sartoriale
48 Paghera, l'oasi che rilancia gli affari
50 Dorelan: ospite rilassato, ospite felice
52 News
54 impronte Michele Bönan, atmosfere domestiche per
    camere e suite

management
59 Decreto Brambilla, dubbi e riserve sulla nuova
    classificazione
60 Investire nel fotovoltaico
61 Dal Governo misure a sostegno dell'ospitalità
62 Best Western risponde alla crisi con lo sviluppo
63 La fotografia del settore secondo Unicredit. La
    riscossa del
settore parte dal territorio
64 Hotel Monitor: turismo d'affari e congressuale, un
    brusco stop
66 Real estate alberghiero, parla Jones Lang LaSalle
68 Master in economia e management del turismo
70 Giro di poltrone in Sina

food&beverage
74 Castello del Sole, l'orto del benessere
78 Menu per businessmen al Black Hotel di Roma
80 Frigobar, alleati high tech dell'albergatore
82 Prodotti da frigobar
84 Minicarta minerali
86 osservatorio Valter Gallo, Unilever Foodsolutions
88 News


back office
90 Outsourcing, far fronte ai picchi e non solo
92 Nozio, prenotare a zero commissioni
94 Digital Room, un bouquet di 1.000 canali
96 Igiene, alt agli insetti
98 ecohotel Ecoworldhotel, la scelta verde che soddisfa
    tutti
100 News
102 agenda
104 Appuntamenti: Globe, Bit e preview di Host
106 Annunci e indirizzi

Pianetahotel volta pagina

Editoria –

Per il magazine edito da Il Sole 24 ORE Business Media,una nuova veste grafica e contenuti completamente rinnovati Un nuovo sistema d’informazione multimediale di servizio – web, eventi, l’edizione internazionale – per dialogare con i professionisti dell’ospitalità

A partire dal numero di aprile/maggio, presentato ufficialmente al Salone Internazionale del Mobile 2009, Pianetahotel cambia veste e si rinnova. Il magazine, edito da Il Sole 24 ORE Business Media, da sempre riconosciuto punto di riferimento per chi opera nel settore dell'ospitalità alberghiera, aggiorna contenuti e stile con l'obiettivo di assolvere sempre meglio alla sua missione di informazione e di servizio ed attestarsi come il prodotto editoriale più completo e ricco del settore, in grado di combinare l'autorevolezza e la competenza del Gruppo 24 ORE con l'esperienza e il know-how degli esperti delle riviste business-to-business.

Una nuova direzione, affidata a Mattia Losi, direttore editoriale de Il Sole 24 ORE Business Media, che commenta così la nascita di questo nuovo progetto: “Sullo sfondo di una situazione economica e generale di crisi come quella che stiamo vivendo, il nuovo Pianetahotel è un progetto che punta a farsi interprete dei primi segnali positivi che stanno comparendo, soprattutto nel settore turistico italiano. Le stime relative alla Pasqua 2009 lo stanno dimostrando: minor spesa pro capite, compensata però da un maggior numero di partenze. Segno che qualcosa sta cambiando. Pianeta Hotel vuole offrire a tutti gli imprenditori del settore dell'ospitalità una nuova chiave di lettura capace di integrare gli aspetti tecnici, tipici della tradizione della testata, con quelli normativi, legali e gestionali che provengono dall'esperienza del Gruppo 24 ORE”.

Partendo dalla Cover Story, scelta perché esempio d'eccellenza alberghiera e raccontata come esempio di “best practice” per evidenziare i valori replicabili per altri tipi di gestione, il nuovo spirito di Pianetahotel percorre tutte le sue cinque sezioni, strutturate per essere di più facile e immediata fruizione da parte dei lettori.
L'aggiornamento dei contenuti dà maggiore visibilità a temi di grande attualità quali il contract, il wellness, il food&beverage, le innovazioni tecnologiche, il risparmio energetico e i servizi che sempre più caratterizzano l'offerta alberghiera. Dal Front Office al Back Office la testata racconta news, prodotti, tendenze e iniziative nei confronti del cliente finale, con l'obiettivo di fornire al lettore un'informazione a 360° sull'ospitalità. Ampio spazio viene inoltre riservato ai protagonisti dello “stile”. Gli architetti, che con le loro filosofie di progettazione e realizzazioni hanno lasciato un'impronta nell'ospitalità; le aziende, che con le loro strategie, la loro visione e la loro produzione, contribuiscono in modo significativo a connotare l'evoluzione del settore.
La nuova sezione dedicata al Management completa le novità: contesto economico, formazione, gestione pratica dell'attività, i temi normativi e fiscali specifici per gli imprenditori: una sezione innovativa ed esclusiva, stampata in 'carta rosa', segno distintivo della competenza professionale del Gruppo 24 ORE.
Pianetahotel, diffusa in 12mila copie, raggiunge il target alberghiero degli hotel 5 e 4 stelle, una selezione dei migliori 3 stelle superiori e gli operatori più influenti del settore - architetti, designer, manager di catene, contractors e real estate.

Pianetahotel sarà inoltre presente sui mercati internazionali grazie ad una nuova edizione di Pianetahotel International, pratica ed elegante Directory sul Made in Italy per l'ospitalità, edita in inglese in uscita in autunno, destinata - sia nella versione a stampa che in quella on line - ad essere un agile strumento di informazione su protagonisti e tendenze per il contract e l'ospitalità alberghiera.
Il rinnovamento di Pianetahotel si inserisce in un progetto di ampliamento multimediale di opportunità -dal web agli eventi formativi - che Il Sole 24 ORE Business Media sta mettendo a disposizione delle imprese e dell'industria perché possa dialogare con i professionisti dell'ospitalità.

L’Italia mantiene la leadership nell’export del vino

Mercati –

Ma le esportazioni nazionali, segnala un’indagine Oiv, hanno registrato un’evidente flessione nel 2008, mentre il numero di imprese è calato del 2%

In un 2008 difficile per il settore vinicolo, l'Italia è riuscita a conservare la leadership mondiale delle esportazioni. È quanto emerge da un rapporto presentato dall'Oiv, l'Organizzazione Internazionale della vite e del vino. Il mercato mondiale ha infatti segnato una battuta d'arresto nel suo sviluppo, anche se la classifica internazionale del settore non è stata interessata da grandi cambiamenti.
Anche i vini italiani mostrano una certa sofferenza, con le imprese del settore calate per numero di oltre oltre 1.700 in un anno assestandosi a quota 88.184 (circa il 2% in meno rispetto al 2007). Secondo la Camera di commercio di Milano, che ha fornito questo dato, la riduzione è legata in molti casi alla difficoltà di ricambio generazionale che ha portato le aziende a essere chiuse o cedute ad altre, che riescono meglio a stare sul mercato.
L'Italia, comunque, ha conservato secondo l'Oiv la sua posizione di leader mondiale dell'export di vini, grazie a 17,2 milioni di ettolitri esportati, che rappresentano il 19% degli scambi mondiali (in tutto 89,1 milioni di ettolitri). Il dato però rappresenta un'evidente flessione rispetto al rapporto 2007 dell'Oiv, che assegnava all'Italia un export in volume di 18,5 milioni di ettolitri (Miohl). La Spagna, che ha invece vissuto un anno positivo, segue ora l'Italia da vicino con 16,5 Miohl di esportazioni. Più staccata invece la Francia, con 13,6 milioni di ettolitri, che però mantiene il primato nell'export a valore. Un balzo notevole hanno invece conseguito i nuovi paesi esportatori: Argentina, Cile, Sudafrica, Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti detengono insieme il 29,7% del mercato mondiale.

Consumi in calo
L'annata difficile del settore a livello globale è evidenziata dai dati sui consumi: le vendite mondiali di vino nel 2008 sono ammontate a circa 242,9 Miohl, in diminuzione di 2 milioni di ettolitri rispetto al 2007. Il decremento è stato in gran parte determinato dall'andamento dei consumi nell'UE a 15 (- 2,250 milioni di ettolitri). La flessione è stata particolarmente evidente nei paesi tradizionalmente grandi produttori e consumatori come Francia (meno 419.000 migliaia di ettolitri), Italia (meno 700.000), Spagna e Germania. In alcuni paesi del resto del pianeta, al contrario, il consumo è aumentato anche nel corso 2008: in particolare il mercato statunitense (27.250 migliaia di ettolitri) ha superato per la prima volta la dimensione di quello italiano (26.700). Anche il consumo australiano ha continuato il suo aumento e Sudafrica, Cile e Nuova Zelanda, nonostante una leggera flessione, hanno mantenuto standard vicini a quelli molto elevati del 2007.

Bar University ti suggerisce le idee per una pubblicità efficace

Gestione –

Trasformare il locale da luogo di somministrazione in contenitore di eventi e iniziative. Usando le promozioni per coinvolgere il cliente e il web per comunicare con il mondo: così un esperto di comunicazione si immagina il locale capace di soddisfare le esigenze del pubblico di oggi

Trasformare il proprio locale da un luogo dove si consuma a un luogo dove accadono eventi. Trasformare la propria clientela in una vera e propria tribù, desiderosa e contenta di incontrarsi sia fisicamente, sia in luoghi virtuali (come il web). Trasformare il proprio approccio, diventando inventore di nuove iniziative oltre che creatore di ricette inedite. Sono le sfide che i gestori di locali pubblici sono chiamati a raccogliere, da un lato per soddisfare i clienti, dall'altro per sfruttare al meglio le nuove opportunità di comunicazione offerte da internet e da tutto quello che gli gira intorno. Ad affermarlo è Lorenzo Brufani, esperto di comunicazione d'impresa, con particolare riferimento agli strumenti “below the line”, e docente del corso su come “Scegliere la pubblicità più corretta per vendere di più” di Bar University. «Con il termine below the line - spiega Brufani - si intendono tutte le attività di comunicazione che non sfruttano i media classici, come televisione, radio, editoria, affissioni. Normalmente chi gestisce un locale non ha a disposizione le risorse necessarie per fare pubblicità nel senso tradizionale del termine. Ma non per questo deve rinunciare a comunicare, a farsi conoscere, a cercare di costruire un dialogo e una relazione con i propri clienti, anche potenziali. Il web, da questo punto di vista, offre enormi opportunità. Non nascondetevi dietro la scusa che non avete soldi da investire: la vostra ricetta deve essere grandi idee, piccoli budget».
Lavorare sull'identità
I tre passi logici necessari per lanciarsi con successo, con il proprio locale, nel mondo della comunicazione secondo Brufani sono: darsi un'identità, dar vita una serie di iniziative e di eventi, farle conoscere “al mondo”.
«Ogni locale dovrebbe cercare da un lato di avere qualcosa che lo identifichi, che lo renda diverso dagli altri, e dall'altro di far sentire importante ogni singolo cliente. Chi entra dovrebbe sentirsi un po' a casa propria».
I concetti chiave da tener presente per costruirsi un'identità al passo con i tempi, secondo Brufani, sono emozione, informazione e motivazione. «Bisogna far emozionare chi entra, farlo sentire parte di quel mondo. Dargli la possibilità di soddisfare la propria sete di informazione, di relazioni e di esperienze. Offrire la possibilità di entrare a far parte di nuovi mondi, popolati da gente con le stesse passioni. Per esempio organizzando scuole di cocktail o di cucina».
Alleanze vitali
Il bar deve mettere al centro della propria attività la comunicazione, offrendo ai clienti sempre nuovi contenuti e motivi per venire. «Le alleanze con altre realtà commerciali locali possono aiutare molto - afferma Brufani -. Il locale può così diventare un luogo dove presentare prodotti, parlare di libri, raccontare viaggi, regalare opportunità e sconti».
Anche sfruttare al meglio gli strumenti della comunicazione below the line aiuta a sviluppare il business: «Penso alle classiche promozioni, dalla carta fedeltà alla tecnica “member get member”, che prevede di premiare chi porta nuovi clienti. Ma ci può anche spingere oltre, ideando mini concorsi per gli avventori oppure quiz». Ad esempio, si può promuovere un nuovo drink facendone indovinare gli ingredienti ai clienti: chi li scopre beve gratis. «La promozione, per funzionare - afferma Brufani - deve essere il più possibile divertente, sexy, intrigante».
Una volta messa in piedi tutta questa baraonda, non resta che cercare di farla conoscere: «Il web è fondamentale: si può partire da una newsletter per creare una community. I social network sono potentissimi diffusori del passaparola. Usateli. Privilegiando le immagini e i video alle tante parole». Scegliere la pubblicità più corretta per vendere di più, in programma il 12 maggio e il 16 giugno presso Bar University (iscrizioni e informazioni)

Un maggio ricco di opportinità con la scuola di Bargiornale

Bar University - Formazione –

Migliorare la capacità di fare i conti,imparare a variare la propria offerta in funzione delle opportunità che offre il mercato:sono alcuni dei consigli degli esperti per aumentare i profitti anche in tempi di incassi calanti. L’abbattimento dei costi potrebe arrivare al 30% senza intaccare la quali

Scattano a fine aprile i primi corsi del 2009 di Bar University, la scuola di formazione di Bargiornale per bar manager di successo. Con una filosofia sempre più pratica e vicina alle esigenze di chi vuole strumenti pratici, di immediata applicazione, per la gestione del proprio locale. I corsi 2009 saranno superconcentrati: un’intera giornata, dalla mattina alla sera, sui temi più “caldi”, quelli capaci di deteminare il successo di un locale: dal food cost al marketing, dalle tecniche di vendita alla scelta dei collaboratori, dalla pubblicità all’amministrazione. Nove i temi dei mini master, che verranno riproposti più volte nell’arco dell’anno per dare al più ampio numero di professionisti possibile l’opportunità di partecipare.
Le lezioni si terranno nelle giornate di lunedì, martedì e mercoledì, le meno impegnative per chi lavora nei locali. Il numero massimo di partecipanti è fissato in 20-25, a seconda dell’argomento del corso: l’obiettivo è di offrire una formazione il più possibile su misura, dando a ogni partecipante una serie di spunti e idee pronti all’uso. I costi dei corsi variano dai 300 ai 400 euro a giornata, con condizioni agevolate per chi si iscrive a più moduli o per le aziende o i locali che partecipano con più persone allo stesso modulo. Al termine di ogni giornata è previta la consegna di un attestato di frequenza. «Il nostro obiettivo - afferma Oscar Cavallera, direttore di Bar University - è di creare bar manager di successo, professionisti capaci di aprire e far funzionare locali che stiano sul mercato a lungo e con merito». Risposte anticrisi
A inaugurare i corsi del 2009 sarà “Food list”, il 27 aprile, seguito il giorno successivo da “Drink list”. «Punteremo a spiegare - dice Cavallera - come strutturare il servizio food e il servizio beverage all’interno del bar, dal calcolo del costo alla realizzazione del menu, alla visualizzazione del prodotto. I comportamenti da attuare per combattere la crisi saranno ovviamente un tema centrale: quello che non tutti mettono a fuoco è che se si incassa meno non è detto che si debba guadagnare meno. La maggior parte dei bar potrebbe abbattere i propri costi fino al 30% senza toccare la qualità dei prodotti offerti. Ai corsi spiegheremo come si fa: bisogna imparare a comprare meglio, migliorare la capacità di fare i conti, sviluppare la capacità di variare la propria offerta in funzione di quanto si torva sul mercato. Addirittura si può arrivare a dare al cliente la stessa qualità facendolo spendere meno: basta comprare meglio, ridurre gli scarti, aumentare l’attenzione a una serie di aspetti magari trascurati, come il risparmio energetico o la scelta delle attrezzature». Il 28 aprile sarà dedicato a un altro tema cruciale, “Bar marketing”. «Insegneremo soprattutto a fidelizzare il cliente - afferma Cavallera - e a studiare promozioni che consentano di vendere di più e meglio, prendendo ad esempio alcune delle tecniche utilizzate dalla Gdo. Sono operazioni che si possono “inventare” da soli oppure studiare con il contributo e la collaborazione delle aziende produttrici. Ogni locale deve essere in grado di crearsi il proprio piano di marketing». r.bg. i corsi di aprile Food list Temi centrali saranno il calcolo del food cost, la costruzione del menu, la presentazione dei prodotti, il visual merchandising e il servizio di take away. Costo: 400 euro + Iva. Drink list Si partirà da una panoramica sui cocktail di tendenza a livello internazionale per arrivare a definire costi e prezzi dei cocktail e a costruire la lista dei drink ideale per ogni locale. Costo: 400 euro + Iva. Bar marketing Verranno approfondite le tecniche per fidelizzare il cliente e le possibili formule promozionali. Costo: 350 euro + Iva.
Informazioni: Bar University, tel. 0362.805134 int. 32

Cucina a vista, se è da vedere

Interni - Progetto –

La cucina a vista è una splendida occasione per comunicare il locale con coerenza

Una moda, spesso imbarazzante per i cuochi. E messaggera di disordine. Ma se l'inquadratura è giusta... ecco come la pensa il designer e architetto Massimo Mussapi.

Bevande a tutta frutta per ogni occasione

Rassegna bevande –

Salutistiche, energizzanti o senza zucchero, sono sempre numerose o più richieste. Ideali per sollecitare l’interesse dei più diversi tipi di clientela nei vari momenti della giornata. Scopri con il nostro tasting undici novità da conoscere più da vicino.

Salutistiche, energizzanti o senza zucchero, sono sempre numerose o più richieste. Ideali per sollecitare l'interesse dei più diversi tipi di clientela nei vari momenti della giornata. Scopri con il nostro tasting undici novità da conoscere più da vicino.

Imposta un clima migliore

Interni - La climatizzazione –

Temperatura e umidità calibrate sono fondamentali per il comfort in sala e in cucina

Luci, affollamento, cibi fumanti, vapori che escono dalla cucina. Le cause che provocano l'innalzamento della temperatura nei ristoranti sono tante, spesso indipendenti dal clima esterno del locale.
E non sono da trascurare perchè contribuiscono a ridurre il comfort e a incidere sul gradimento della clientela.

Rosso sul conto corrente, da oggi è meno costoso

Credito –

La legge di conversione del decreto legge anti-crisi ha abolito la commissione di massimo scoperto se il saldo del conto corrente è a debito per meno di 30 giorni e per i conti non affidati. Le banche hanno tempo fino al 27 giugno per adeguare i contratti già in essere

Diventa meno costoso andare in rosso sul proprio conto corrente bancario, con meno oneri e costi più trasparenti legati alla concessione di un fido bancario. L'entrata in vigore della legge 2/09 (di conversione del decreto anti-crisi 185/08) ha ridotto infatti la possibilità di applicazione da parte della banca della commissione di massimo scoperto (Cms), che fino a ora gravava (e secondo regole non sempre chiare) su ogni correntista in relazione all'apertura di fido bancario. Di che cosa si tratta? La Cms è un ricarico chiesto dalla banca al cliente per compensare i costi legati dalla semplice messa a disposizione di risorse finanziarie disponibili al prestito, per il solo fatto cioè di tenere impegnati fondi. Agli interessi relativi alle somme utilizzate in fido, limitati alla sola durata del debito, bisognava quindi aggiungere anche una provvigione calcolata a partire dalla massima esposizione registrata sul conto nel trimestre precedente, oppure - in percentuale - in relazione alle somme affidate ma non utilizzate dal cliente.
Condizioni poco esplicite stabilivano però i termini in grado di fare scattare la provvigione. La media era dello 0,66%, ma si arrivava a punte del 2%. Un esempio chiarisce meglio le cose: se il picco di rosso raggiunto in tre mesi era di 1.000 euro e la Cms era, per esempio, del 2%, il correntista doveva pagare 20 euro, anche se quel “rosso” era durato solo 24 ore. Non solo. Se il rosso non era ripianato nell'anno, gli euro salivano a 80 (4 trimestri e dunque quattro volte la Cms), cui andavano aggiunti anche gli interessi passivi.
Il decreto anti-crisi, all'articolo 2 bis, ha ridisegnato la normativa, sia sulla commissione di massimo scoperto che su ogni altro tipo di provvigione di conto dovuta a prescindere dalla richiesta di un prestito e dalla durata dell'esposizione. In genere, diventa nulla ogni clausola che preveda provvigioni di questo tipo. Quanto al massimo scoperto, non sarà più applicabile se il “rosso” registrato sul conto corrente avrà una durata di tempo continuativa inferiore a 30 giorni, o se il cliente non è beneficiario di fido. Un corrispettivo predeterminato a carico del cliente potrà esistere solo se messo per iscritto nel contratto, precisando il tasso debitore e solo calcolato in base alle somme utilizzate e in proporzione all'importo e alla durata del fido richiesto, a condizione che dei relativi costi a carico del cliente venga reso un rendiconto almeno una volta all'anno. La clausola dovrà essere contenuta in un patto scritto non rinnovabile in modo tacito. Ogni provvigione di conto dovrà comunque essere computata nell'indice sintetico di costo (ex Taeg) e nel calcolo dei tassi soglia (legge 108/96) in modo da farne risultare chiaro l'importo prima della stipula.
Queste nuove disposizioni valgono già per la stipula di nuovi contratti, mentre per l'adeguamento di quelli già esistenti le banche avranno tempo fino al 27 giugno.
Il mancato adeguamento potrà giustificare un recesso dal contratto.

Cosa cambia con le nuove regole

Ipotesi 1
Fido di 100.000 euro che non si usa.
Cosa accadeva
Gli usi bancari prevedevano l'applicazione di un addebito in una percentuale sull'accordato al netto dell'utilizzo. Nell'ipotesi riportata la base di calcolo era 100.000, pari all'ammontare del fido.
Cosa accade
Sono nulle le clausole che prevedono una remunerazione alla banca per la messa a disposizione di fondi indipendentemente dall'effettivo prelevamento della somma.

Ipotesi 2

Conto affidato di 100.000 euro che tocca un picco per 50.000 euro per cinque giorni.
Cosa accadeva
Secondo prassi si applicava la Cms sull'ammontare massimo dell'utilizzo nel trimestre, quando il picco fosse durato un tempo minimo.
Cosa accade

La Cms non è più applicabile se il saldo del conto corrente è a debito per meno di 30 giorni consecutivi.

Oltre due secoli di storia e quasi non sentirli

Case history –

Dopo 250 anni di vita il Demetrio di Pavia, già Annabella Café, va in gestione al Visconti Banqueting che ne rinnova l’offerta di food e beverage. All’insegna del tipico di qualità

Ci sono locali che nascono e muoiono nell'arco di una stagione, travolti da mode e tendenze o progettati per durare quello che durano. Altri che, sapendo trasformarsi e rinnovarsi, durano decenni, anzi secoli. Capita a Pavia, per esempio dove l'Annabella Café al Demetrio ha appena festeggiato i 250 anni di vita. Correva l'anno 1758 si potrebbe scrivere, ma è meglio saltare i primi secoli di storia (se non per dire che Demetrio era il pasticcere che ha fondato il locale) per approdare ai giorni nostri e farci svelare la ricetta di lunga vita del locale da chi è oggi artefice di un rilancio in grande stile, già avviato cinque anni dalla famiglia Ravizza, proprietaria della Pellicceria Annabella di Pavia, con la profonda ristrutturazione architettonica del locale. Lui si chiama Piero Camussone, noto nel settore per essere fondatore e conduttore del Visconti Banqueting, banco di regia di alcune interessanti iniziative nell'ambito della ristorazione. Dall'attività di banqueting, per l'appunto, al Visconte, agriturismo di qualità a Gudo Visconti nei pressi di Abbiategrasso (Mi), ad altro ancora. Cosa c'entrano il Cafè Annabella e il Visconti Banqueting? C'entrano perché quest'ultimo ha da poco preso la gestione del primo. E se è vero che ne ha lasciato immutato l'aspetto esteriore è anche vero che ne ha ripensato profondamente l'offerta quotidiana.

Dalla colazione all'happy hour
Locale polifunzionale, propone colazione, pranzo, aperitivi, il tè del pomeriggio e aperitivo-happy hour serale andando normalmente a chiudere verso le 20 e 30. Alcune sere la settimana però rimane aperto più a lungo (prima novità introdotta da Camussone a Pavia). Il mercoledì, per esempio, per serate di degustazione centrate sul vino o su prodotti gastronomici particolari o, da dopo la prossima Pasqua, il giovedì, quando sono già previste serate caratterizzate dall'abbinamento musica e cocktail. Orario allungato anche nei fine settimana, per aperitivi “lunghi” che si protraggono fino alle 22 il sabato e fino alle 21 la domenica.

Un rinnovamento profondo
Dicevamo del rinnovamento dell'offerta coinciso con l'arrivo di Visconti Banqueting.
«Il rinnovamento ha toccato ogni momento del servizio - spiega Piero Camussone -. Per esempio quello della colazione, che abbiamo immediatamente ampliato. La proposta di croissanterie (fatta in passato di brioche vuote, alla marmellata, al cioccolato e al miele, ndr) è stata arricchita con altre varietà di brioche, come quelle integrali, e poi con muffin e fagottini dolci, alcuni di nostra produzione, altri acquistati da pasticceri della provincia di Pavia. Ogni giorno proponiamo sempre almeno due torte di nostra produzione, generalmente una a base cioccolato, l'altra a base frutta. E poi abbiamo cercato di migliorare quei piccoli dettagli che però sono in grado di elevare davvero l'offerta. Per esempio il cappuccio è sempre preparato con latte “nuovo”, ovvero se avanza del latte dalla preparazione del cappuccino precedente questo viene buttato e sostituito con latte appena versato». Uno spreco? No, basta sapere dosare bene la quantità di latte necessaria per ogni servizio. Forte rinnovamento anche per aperitivi e happy hour. La proposta cocktail è oggi suddivisa tra i grandi classici internazionali proposti tutto l'anno, le variazioni stagionali che dipendono per esempio dalla disponibilità di alcuni tipi di frutta (fresca ovviamente) e ricette tematiche, presentate in occasione di eventi particolari.
«Per esempio - spiega Camussone - quando con un'agenzia viaggi di Pavia abbiamo organizzato un evento per la promozione di alcuni tour in Oriente abbiamo tematizzato la proposta food e quella beverage con sapori che poi i viaggiatori avrebbero trovato durante il loro viaggio».
Due i cocktail originali del Café Annabella creati appositamente dal Visconti al suo arrivo alla guida del locale. Naturalmente non potevano che chiamarsi, il primo, Annabella (a base di limone, zucchero di canna, menta, spezie, wodka, succo di arancia, bitter analcolico) e, il secondo, Visconti (limone, zucchero, gin, blu Curaçao, lemon soda) che oggi rappresentano una buona fetta degli ordini. Strabiliante, sottolinea Camussone, il successo di spumanti e Champagne. Un cliente su tre chiede, infatti, un calice di bollicine per l'aperitivo. Vero punto di forza degli aperitivi del locale pavese sono però gli stuzzichini. Piccoli appetizer, finger food, golosità varie fanno parte del dna di un'azienda come Visconti Banqueting, abituata per sua natura a lavorare molto coi buffet.

Le forme nuove del sapore
«Al Demetrio abbiamo introdotto la filosofia culinaria del Visconti - dice Camussone - sia se parliamo di estetica sia di sapori». Per quanto riguarda la presentazione si punta molto sull'eleganza. Non più un'offerta presentata su un unico piano, ma grande uso di alzate, supporti in grado di movimentare la proposta e di trasformarla in una piccola scoperta di nuovi gusti. E poi i sapori, variamente e riccamente raccontati con cocottine, cucchiai, piccole terrine, muffin salati, mousse al cucchiaio, stuzzichini “a dito” (da finger) vegetariani e carnivori così da accontentare ogni cliente che entra nel locale. Stesso discorso anche per quanto riguarda la proposta pranzo, arricchita con piatti vegetariani e variata ogni settimana.
Prezzi? Cocktail a 6 euro durante gli happy hour, 8 euro per i grandi metodo classici italiani e 12 euro per gli Champagne. Pranzo medio sui 15 euro. Cifre ragionevoli. Segno che la qualità non è sempre venduta a caro prezzo.

Alcol, vince il senso della misura

Inchiesta –

Barman tentatori, barman furfanti, barman che esagerano. Ma è davvero tutto così? Le nostre fonti dicono di no. Abbiamo incontrato associazioni, scuole alberghiere, istituti e tanti professionisti coscienziosi, per farci raccontare la loro battaglia quotidiana a favore del bere responsabile

C'è aria di disinformazione. Il cocktail è un mostro sbattuto troppo spesso in prima pagina. Forse il problema è che nello stesso calderone si mescolano usi e abusi. Di rado si fa cenno alla cultura del bere, a un modo ¿sano¿ di vivere le bevande alcoliche, distante dagli eccessi. Un modo che tra parentesi ha radici salde nella nostra tradizione. I brindisi fanno parte dei riti religiosi, suggellano amicizie, alleanze, nuovi e vecchi amori. Nel ¿social drinking¿, o ¿bere consapevole¿, si brinda non per il gusto di stordirsi, ma per il piacere di assaggiare qualcosa di buono in compagnia. Una modalità di consumo lontana anni luce dal bere compulsivo (binge drinking) o peggio dalle gare di chupiti (professional drinking). Troppi però tendono a fare di ogni erba un fascio. E condannano l'alcol e chi lo serve. D'accordo, come in ogni campo ci sono gli incoscienti, i disgraziati, ma non generalizziamo. Per questo pensiamo sia giusto dare visibilità a chi dall'altra parte del banco sta in modo serio, professionale: ai barman che, giorno e notte, si danno da fare per trasmettere la cultura del consumo (e servizio) responsabile. Ne citeremo alcuni, ma solo per motivi di spazio.

Circuiti del cocktail consapevole

Il fiduciario dell'Aibes Veneto - Trentino Alto Adige, Roberto Pellegrini, ha ideato il concorso ¿Circuito del cocktail consapevole¿, un evento in quattro tappe che ha toccato il Caffè Pedrocchi di Padova, Piazza Fontana a Bibione, l'Hotel Gritti Palace e il Caffè Quadri di Venezia. A differenza di altri concorsi realizzati dall'Associazione dei barman, si trattava di proporre cocktail a basso tenore alcolico (dai 10° ai 13°). L'iniziativa poteva rivelarsi un fiasco, perché costruire una buona ricetta partendo da basi alcoliche leggere è un affare complesso. Ci vuole maestria. Ma quei barman hanno saputo dimostrare che si può proporre un buon alcolico, senza esagerare. Qualcuno però si mostra disilluso. Sul blog di Emergenza Alcolismo un commento recita così: ¿se il cocktail a 13° è consapevole, la birra a 5° come minimo è filosofa. La prevenzione ai problemi alcol correlati non si fa promuovendo l'alcol¿. Ma nemmeno criminalizzandone l'uso. Il problema, insistiamo, è l'abuso. Abuso che per dirla con le parole di Roberto Pellegrini, lontano dall'essere risolto, può e deve essere gestito. L'esperienza in Veneto non è isolata. Al cinque stelle Hermitage all'Isola d'Elba, durante l'ultima edizione di Elba Drink, una competizione classica, i barman dell'isola, in accordo con Asl e Polizia Stradale, hanno lanciato una categoria di cocktail a contenuto alcolico controllato. Il concorso, in collaborazione con Bacardi-Martini, ha avuto come protagonisti i ¿drink salvapatente¿ che consentono, alcoltest alla mano, di rientrare nei limiti imposti dal Codice della strada. «Abbiamo lanciato questa iniziativa e speriamo di replicarla anche la prossima estate. Fa parte di un impegno preso verso la cultura del bere responsabile che cerco di divulgare anche ai ragazzi dell'Istituto alberghiero di Portoferraio in cui insegno. Nella mia attività didattica collaboro anche con i Sert, centri che si occupano di dipendenze, anche da alcol. Gli educatori entrano in aula e fanno lezione, illustrando le differenze tra uso e abuso di alcolici. Fanno, in due parole, informazione su quello che si dovrebbe fare per diventare professionisti responsabili». A intervenire è Marco Giovarruscio, coordinatore dell'Elba Drink, che grazie all'iniziativa è pure riuscito a raccogliere fondi da donare all'Anca, l'Associazione nazionale contro l'alcolismo.

Dalle scuole maggior attenzione

Educare le giovani leve è di importanza vitale. Bisogna insegnare ai ragazzi che un giorno saranno alla guida di un banco, a maturare una coscienza critica, una consapevolezza. Stanno insistendo sul tema vari istituti alberghieri. Nella pagina del gruppo di Bargiornale di Facebook, inaugurata il mese scorso, il primo argomento di discussione lo ha lanciato un Ipssar e riguarda proprio questo tema. Parliamo dei docenti del dipartimento di ¿sala e bar¿ del ¿G. Rossini¿ di Napoli che hanno ideato il progetto ¿I Giovani e l'Alcol¿, che mira a tenere lontano i giovanissimi dall'alcol e a educare i più grandi a un consumo coscienzioso. «Ci sono tanti modi - racconta Sandra Haruko Civieri, bartender del Caffè Pedrocchi di Padova - per servire in modo consapevole. A cominciare dal rispetto delle ricette. Se si restasse fedeli alle dosi di alcolici previste dai ricettari ufficiali, in giro ci sarebbero meno bombe e più cocktail decenti. Il problema è che troppi sperano di accattivarsi le simpatie del cliente caricando le miscele».

Una patente per i bartender

Dello stesso parere è Anselmo Cazzarò, barman italo-canadese cresciuto professionalmente nel Nord America, e autore di uno scioccante video sui pericoli dell'abuso di alcol (da guardare sul sito Working Flair Bartending School).«L'alcol è una cosa seria. Può far danni se usato male. Per servire alcol in Canada, è richiesta una vera patente di barman, che è rilasciata dopo un lungo training professionale e un corso di primo soccorso. Ci sono tanti controlli e se ti beccano a ¿caricare¿ i cocktail, rischi grosso, fino al ritiro della licenza. Per questo molti bartender usano il misurino. Sarebbe ora di istituire anche in Italia la patente di barman professionista, un Ordine professionale, a tutela del consumatore».
Abbiamo girato la questione a Giorgio Fadda presidente dell'Aibes, associazione da poco sostenitrice del Progetto Leonardo che ha tra i suoi obiettivi anche quello di diffondere, in tutte le scuole alberghiere d'Europa, la cultura del bere responsabile. Giorgio Fadda risponde entusiasta, ha appena saputo che anche la federazione greca e cipriota hanno aderito al progetto. «La patente di barman è un'ottima idea su cui stiamo lavorando da un po'. Nel nostro mondo servono regole, un codice deontologico. Dietro i banchi bar devono esserci persone mature e professioniste. Da quando hanno tolto l'obbligo delle licenze, chiunque può somministrare alcol, anche se non ha mai frequentato un corso, uno qualsiasi. È venuto il momento di tutelare la professionalità istituendo una vera patente». I più attivi nel fare promozione del consumo consapevole, per ammissione dello stesso presidente dell'Aibes, sono soprattutto i giovani barman. Un segno che i tempi stanno cambiando. Che forse le nuove generazioni non sono così malaccio rispetto a quelle passate. Auspichiamo che i giovani bartender proseguano dritti su questa strada, affiancati da scuole e associazioni, oltre che dalle aziende del beverage, che si sono mosse (e si muoveranno) in modo attivo su questo fronte. Nella pagina a fianco abbiamo raccolto alcuni ottimi esempi. Per il futuro ne attendiamo altri. Nell'attesa, brindiamoci su. Consapevolmente, si capisce.

La guerra degli asciugamani

Tecnologia –

Secondo uno studio fatto dall’Università di Westminster per Ets, l’associazione europea produttori di carta tissue, l’uso degli asciugatori ad aria aumenterebbe la presenza di batteri sulle mani e la contaminazione nell’aria. Immediate le repliche

Tra i produttori di sistemi di asciugatura delle mani è scoppiata quella che potremmo definire una ¿guerra batteriologica¿. Il casus belli è stata la diffusione, da parte di Ets, l'associazione europea di produttori di carta tissue, di una nuova ricerca sull'igiene che mette a confronto asciugamani di carta e a getto d'aria, condotta dalla Scuola di Bioscienze dell'Università di Westminster a Londra.
Dallo studio emerge come gli asciugamani di carta risultano la soluzione più igienica, rispetto all'asciugatura a getto d'aria: con quest'ultima, infatti, il numero di batteri sulle mani residuo aumenterebbe anziché diminuire. Lo studio, che mette a confronto due tipi di asciugamani di carta con un sistema di asciugatura ad aria calda e con Dyson Airblade, ¿prende di mira¿ soprattutto quest'ultimo, l'unico a essere espressamente menzionato (degli altri tre sistemi non vengono identificati marca o modello). Da qui la risposta dell'azienda inglese con conseguente annuncio di azione legale.

I risultati dello studio
La ricerca, condotta da Keith Redway e Shameem Fawdar, prende in considerazione diversi elementi. Il primo è la velocità di asciugatura. Qui Dyson Airblade si dimostra efficace quanto gli asciugamani di carta: 10 secondi per ottenere un 90% di asciutto sulle mani, contro i 47 secondi dei normali sistemi ad aria. La seconda rilevazione ha puntato a misurare la variazione della presenza di diversi tipi di batteri sulle mani prima e dopo l'asciugatura con i diversi metodi, rilevandola sulle mani di 20 volontari in una toilette pubblica.
Qui, sostengono i ricercatori, gli asciugamani di carta si sono rivelati decisamente più efficaci dal punto di vista dell'igiene. Le misurazioni fatte sulle mani delle persone che hanno utilizzato gli asciugamani di carta, infatti, hanno mostrato una sostanziale diminuzione della presenza di batteri sia sui polpastrelli, sia sui palmi.
Bocciato il sistema ad aria calda, che produrrebbe un notevole incremento del livello di batteri misurati dopo 20 secondi di asciugatura, il tempo medio di attivazione del sistema da parte delle persone. Risultati negativi anche per Dyson Airblade: anche in questo caso la presenza di batteri risulterebbe maggiore, anche se in quantità meno drammatica rispetto al sistema tradizionale ad aria calda.

Il risultato più eclatante (fortemente contestato da Dyson) riguarda la misurazione della potenziale contaminazione dell'ambiente derivante dall'uso dei diversi sistemi. I ricercatori hanno contaminato artificialmente con schiuma di sospensione le mani di dieci persone, che poi se le sono asciugate in un tempo prestabilito (10 secondi per chi ha usato asciugamani di carta e Dyson Airblade, 20 secondi chi si è avvalso del sistemi di asciugatura ad aria calda).
Le rilevazioni effettuate hanno mostrato che, nel caso di Dyson Airblade, si sono rilevate tracce della contaminazione artificiale delle mani fino a una distanza di due metri. Nel caso di utilizzo degli asciugamani di carta e dell'apparecchio ad aria, invece, non sono state registrate significative dispersioni dei fattori contaminanti a una distanza superiore ai 25 centimetri dall'apparecchio utilizzato dai volontari.

La replica di Dyson
L'utilizzo dell'asciugamani Dyson Airblade non aumenta la presenza di batteri sulle mani per due motivi principali:

1. È un sistema innovativo in grado di generare un velocissimo getto d'aria, non riscaldata, che asciuga perfettamente le mani in soli 10 secondi. In termini di igiene, infatti, si può dire che sia funzionale solo un sistema che garantisca una rapida e completa asciugatura della mani, in quanto limita il trasferimento dei batteri da e verso le mani (secondo il protocollo P335 di NSF - le mani bagnate hanno una possibilità 1.000 volte maggiore di raccogliere e trasmettere i batteri rispetto alle mani asciutte).

2. È dotato di un filtro HEPA che rimuove più del 99,9% di batteri e impurità dall'aria usata per asciugare le mani, rendendolo quindi un sistema igienico. A garanzia dell'igiene dell'asciugamani Dyson Airblade ci sono gli accreditamenti rilasciati da due importanti organizzazioni indipendenti: NSF International e la Royal Society for Public Health.
Riguardo invece a su presunte contaminazioni dell'ambiente i risultati dello studio dell'Università di Westminster non si fondano su basi scientifiche e fanno riferimento a una scala di misura irrilevante.
Campden BRI, autorevole istituto di ricerca inglese nel settore alimentare, ha condotto uno studio indipendente sulla diffusione dei batteri nell'aria, scoprendo che non ci sono sostanziali differenze tra le metodologie di asciugatura delle mani analizzate dall'Università di Westminster (salviette di carta, asciugatore elettrico ad aria calda e Dyson Airblade). Il modesto numero di microbi trasportati dall'aria generati da ciascun metodo di asciugatura analizzato contribuirebbe in modo insignificante all'aumento del numero di microbi presenti nell'aria.
Il metodo di campionamento usato dallo studio dell'Università di Westminster per testare l'aria emessa dall'asciugamani Dyson Airblade non è attendibile, in quanto l'aria in uscita non è stata isolata da quella presente nell'ambiente circostante, che contiene per natura il quantitativo di batteri rilevato dallo studio.

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