
Nessun passo avanti nella vertenza Diageo. Dopo il nulla di fatto emerso dall’incontro del 29 luglio in Assolombarda a Milano tra i vertici della società e i sindacati, oggi i lavoratori di Diageo Italia hanno incrociato le braccia per otto ore e dato vita a un presidio davanti alla sede degli industriali per protestare contro il piano di riorganizzazione annunciato dalla multinazionale del beverage.
Un piano che si traduce in un taglio drastico della forza lavoro italiana, coinvolgendo circa il 75% dei dipendenti nel nostro Paese. Sono infatti 96 su un totale di 127 i dipendenti interessati dalla procedura di mobilità aperta dalla società il 13 luglio, quando, cioè, il colosso del beverage ha comunicato alle rappresentanze sindacali aziendali e alla segreteria territoriale della UILA l’intenzione di procedere alla "riorganizzazione" delle attività.
Proclamata dalla UILA Lombardia, la mobilitazione arriva dopo quello che il sindacato ha definito l’ennesimo incontro senza passi in avanti. Secondo il sindacato, Diageo ha ribadito la volontà di procedere con il piano di ristrutturazione, che prevede l'esternalizzazione delle attività di distribuzione e vendita a un partner commerciale e la centralizzazione all'estero delle funzioni oggi svolte in Italia, confermando inoltre l'obiettivo di avviare i licenziamenti entro il prossimo 31 ottobre.
«Esprimiamo forte disappunto di fronte all'atteggiamento della società che ha confermato la linea dura sui licenziamenti e si è limitata a un impegno generico circa il futuro assorbimento o la ricollocazione del personale presso il partner commerciale che prenderà in carico i prodotti. Non possiamo accettare che si liquidi con vaghe rassicurazioni il destino di 96 famiglie», ha commentato Alberto Donferri, segretario generale UILA Lombardia in una nota diffusa dal sindacato.
Il nodo principale resta quello delle tutele per i lavoratori coinvolti. «Al momento non c’è neanche una ricollocazione, quindi specialmente per le persone che hanno un’età anagrafica alta, un’anzianità di servizio importante, diventa anche molto complicato andare a ricollocarsi in un mercato molto complesso come l’Italia – ha dichiarato a Il Sole 24 Ore, a margine della manifestazione, Ivano Pocobello, regional manager Centro Italia di Diageo e tra i lavoratori coinvilti dala procedura -. Quello che i dipendenti chiedono è un giusto equilibrio e l’equità di quello che tutti abbiamo fatto per questa azienda».
Un taglio superiore alle attese
Se il piano globale di ristrutturazione riguarda diversi Paesi, il caso italiano colpisce per la portata dei tagli annunciati. Lo scorso luglio l’agenzia di stampa Reuters aveva dato notizia di tagli in previsione in diversi team del gruppo dell’ordine del 20-30% degli organici, in conseguenza del piano globale di ristrutturazione avviato dal nuovo amministratore delegato Sir Dave Lewis, entrato nel ruolo a gennaio scorso e soprannominato dalla stampa britannica “Drastic Dave” per via della reputazione che il top manager si è costruito a suon di tagli in altri grandi gruppi industriali. Il taglio italiano, come detto, sarebbe di gran lunga superiore.
La svolta dopo i piani di investimento e crescita
Una mossa che assomiglia moltissimo a un azzeramento della presenza in Italia della multinazionale britannica - proprietaria di marchi come Guinness, Tanqueray, Baileys, Smirnoff, Gordon’s, Venturo solo per citarne alcuni - almeno dal punto di vista del presidio occupazionale, e che ha del clamoroso se si pensa che solo un anno fa la società aveva aperto molte posizioni, aveva assunto di recente del personale e si preparava a tornare a investire con vigore sul mercato italiano. «Una decina di persone coinvolte nel piano di licenziamento è ancora in periodo di prova - spiega a Bargiornale Alberto Donferri, segretario generale UILA Lombardia -. Lavoratori che confidavano nei piani di sviluppo dell’azienda. Invece raccontiamo un’altra storia: di fatto questo passaggio rappresenta l’uscita dal mercato italiano. Per noi non è accettabile che una multinazionale che continua a registrare importanti risultati economici nel nostro Paese consideri l'Italia solo come un bancomat da prosciugare e poi abbandonare. Dopo aver smantellato la produzione a Santa Vittoria d'Alba con la cessione a NewPrinces e spostato le sedi come pedine (il riferimento è al trasferimento dello scorso anno da Torino a Milano, ndr), oggi Diageo pretende di buttare sulla strada 96 famiglie su 127 a Milano per delocalizzare dove il lavoro costa meno».


