
La cultura del bere a Seoul ha vissuto una trasformazione straordinaria. Per gran parte della sua storia moderna, il rapporto della città con l’alcol è stato caratterizzato da rituali collettivi: le cene aziendali obbligatorie dopo il lavoro, note come hoesik, le bottiglie di soju condivise e il makgeolli versato generosamente a tavola. Quello che contava era la quantità, non la ricerca di sfumature. Nell’ultimo decennio, tuttavia, qualcosa è cambiato. Una nuova generazione di bartender, influenzata dalla mixology occidentale e giapponese ma profondamente radicata nella propria tradizione gastronomica, ha rivolto l’attenzione ai distillati autoctoni coreani e agli ingredienti di stagione, applicando tecniche contemporanee per riscoprire ciò che è sempre esistito. Ne è nata una vera e propria rinascita, che ha portato Seoul sulla scena internazionale, consacrandola come una delle mete più interessanti dell’Asia per gli amanti dei cocktail: una città in cui la maestria artigianale, il racconto e l’ospitalità sono considerati importanti quanto quello che si trova nel bicchiere.
Il quartiere più elegante: Gangnam

A Seoul, ogni quartiere ha una propria identità e contribuisce a rendere la scena dei bar tra le più vivaci e variegate dell’Asia. Nell’elegante Gangnam, l’atmosfera è all’insegna del glamour ricercato: qui si trovano locali di richiamo come Le Chamber e Alice, insieme a Zest, un bar pioniere nell’approccio a rifiuti zero, diventato un punto di riferimento regionale per la sostenibilità nel bartending.
Iniziamo il nostro tour dalle strade alberate di Cheongdam-dong, dove Le Chamber si è conquistato un posto tra gli speakeasy più rinomati della città. Inaugurato nel 2014 da due bartender vincitori del concorso Diageo Reserve World Class, Lim Jae-jin, detto "JJ" ed Eom Do-hwan, il locale nasce da un’idea precisa: bere bene dovrebbe essere un’esperienza lenta, consapevole e curata in ogni dettaglio.
Il risultato è un ambiente a metà tra un bar classico e un rifugio letterario, in cui persino l’ingresso fa parte del rituale. Gli ospiti devono estrarre il libro giusto da una libreria a tutta altezza per trovare la porta segreta che si cela dietro di essa: un dettaglio diventato uno dei momenti più iconici della scena dei bar di Seoul. All’interno, il lounge sotterraneo da 50 posti ripaga ampiamente dello sforzo necessario per accedervi. Soffitti alti, comode sedute in pelle, lampadari scintillanti e le delicate note del pianoforte dal vivo creano un’atmosfera di eleganza rilassata. Il motto di Miztar Lee, bartender di Le Chamber è: «L’eccellenza dietro al bancone si fonda su due pilastri: movimenti ripetuti fino a diventare istintivi e una ricerca incessante della conoscenza».
I menu sono rilegati come libri con copertina rigida e propongono sia cocktail signature creativi - tra cui il Chamber Story, servito in modo scenografico all’interno di un libro scavato al suo interno - sia un’impressionante collezione di oltre 200 whisky. Il Bitter Sweet Kiss, creato dal bartender di Le Chamber, Miztar Lee, è una dichiarazione d’amore alla cultura italiana dell’aperitivo. Il nome racconta la storia del drink in tre atti: la componente bitter, amara, si fonda su un London Dry gin aromatizzato con shiso giapponese e basilico, arricchito dal Campari e da una delicata nota di bitter al sedano; lo sweet nasce da un cordiale alle erbe botaniche a base di tè Oolong cinese alla pesca, alleggerito e rinfrescato da acqua tonica al cetriolo; il kiss è il tocco finale, una copertura al cioccolato e Peychaud’s applicata sul bordo del bicchiere, che si scioglie lentamente a ogni sorso, introducendo una ricchezza aromatica in continua evoluzione e che trasforma il drink in un’esperienza di aperitivo davvero multidimensionale.

Tappa successiva è il cocktail bar fondato nel 2014 dal celebre visionario del bartending Terry Kim, Alice Cheongdam. Uno speakeasy che trasporta gli ospiti dall’energia della Seoul contemporanea all’atmosfera incantata di una dimora signorile inglese. Il bar si cela dietro la facciata di un vero negozio di fiori, perfettamente funzionante. Per entrare, i visitatori seguono le indicazioni contrassegnate da un coniglio bianco, scendono una scala e attraversano una porta segreta: un’autentica "tana di coniglio" che conduce in un altro mondo. «Per me, un buon bar è un luogo in cui gli ospiti possono togliersi le maschere che indossano durante il giorno e ritrovare la propria autenticità. Ispirandomi ad Alice nel Paese delle Meraviglie, volevo creare una via di fuga dalla realtà: uno spazio senza formalità né regole. Alice è un bar in cui le persone possono sentirsi libere», chiarisce il fondatore Terry Kim.
Oltrepassata la soglia, l’esterno giocoso lascia il posto a un’atmosfera raffinata e senza tempo, con comode sedute in pelle, ricchi rivestimenti in legno scuro e un soffitto realizzato per ricordare un’enorme tavoletta di cioccolato. Il contrasto non è casuale: rispecchia la visione originaria di Kim, che desiderava coniugare un’ospitalità di altissimo livello con uno spirito di curiosità e meraviglia tipico dell’infanzia.
La proposta di cocktail si ispira profondamente ad Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll, integrando tecniche di mixology molecolare e presentazioni scenografiche in ogni drink. I menu si presentano sotto forma di mazzi di carte da gioco o libri illustrati e i cocktail sono altrettanto originali. L’Hippity Hoppity abbina un gin verde aromatizzato alle erbe (aneto, prezzemolo, rucola) a vino ghiacciato, sherry e le vivaci note fruttate di albicocca, kiwi e carota in agrodolce. Fresco, erbaceo e un po’ selvaggio, viene servito in una memorabile tazza tiki a forma di coniglio. L’attenzione ai dettagli è evidente in ogni aspetto, dalla degustazione di benvenuto gratuita di un distillato aromatizzato alla frutta alla rosa bianca fresca offerta a ogni ospite. Tutto contribuisce a rendere Alice Cheongdam molto più di un semplice bar: un’esperienza fantastica totalmente coinvolgente. Tra le creazioni più interessanti del menu, il Bordeaux Martini rappresenta una rivisitazione, frutto di un approccio sperimentale, del classico cocktail miscelato. Servito liscio in una coppa Martini ghiacciata e guarnito con gustosi bocconcini di mozzarella, questo cocktail premiscelato utilizza tecnologie culinarie avanzate per decostruire i profili aromatici tradizionali del vino e del vermouth, ottenendo un liquido chiarificato, ricco di tannini e dalla notevole profondità gustativa.

Arriviamo, quindi, da Zest, il cui nome richiama la filosofia zero waste (“zero sprechi”), alla base del progetto fin dalla sua apertura nel dicembre 2020, nel pieno della pandemia globale. Il bar è stato fondato da quattro tra i bartender più stimati di Seoul: Demie Kim, Sean Woo, Jisu Park e Noah Kwon. Zest si distingue volutamente dai locali vicini. Mentre la zona predilige speakeasy nascosti e dall’illuminazione soffusa, Zest occupa uno spazio luminoso al piano strada, incorniciato da grandi vetrate che proiettano una calda luce arancione sul marciapiede. Una scelta deliberata, che afferma come la sostenibilità meriti di essere visibile, non nascosta. «Radicato nella natura che ci circonda e alimentato dalle comunità che chiamiamo casa, Zest contribuisce a sviluppare una cultura del bere raffinata e sostenibile», specifica uno dei fondatori, Demie Kim.
Ogni scelta di Zest deriva da un principio irrinunciabile: eliminare l’impatto ambientale senza sacrificare il gusto. Tutti i mixer gassati, tra cui gin, tonica e cola, vengono prodotti internamente, azzerando i rifiuti di vetro e alluminio. Le bucce degli agrumi avanzate vengono sottoposte a ridistillazione per ottenere il gin della casa. Anche gli interni riflettono la stessa filosofia: al posto della tradizionale parete di bottiglie, un’estetica essenziale, simile a quella di un laboratorio, mette in piena evidenza i processi di lavorazione e le materie prime. Il miele proviene da apicoltori urbani, mentre le erbe aromatiche arrivano da aziende agricole locali. Il risultato è un’esperienza di cocktail tanto raffinata quanto attenta all’ambiente, che ha valso a Zest il titolo di miglior bar della Corea. Tra le proposte più interessanti del menu di Zest spicca il Soy Caramel, una rivisitazione agrodolce dell’Old Fashioned, preparata con bourbon sottoposto alla tecnica del fat washing e rum invecchiato, con zucchero demerara e una dose accuratamente calibrata di salsa di soia.
Nel cuore storico di Seoul
Attraversando il fiume si arriva a Jongno, il cuore storico di Seoul, dove lo scenario cambia completamente. Il quartiere ospita Gyeongbokgung, il grande palazzo reale della dinastia Joseon, e custodisce la propria storia con naturalezza, anche in locali come Gong Gan, un cocktail bar contemporaneo che valorizza i migliori ingredienti offerti dalla Corea.

A dominare la scena è tuttavia il leggendario Charles H. del Four Seasons, che continua a dettare gli standard dell’eccellenza nei bar degli hotel, in un ambiente che non ha nulla da invidiare ai migliori locali di New York o Londra. Partiamo da quest'ultimo, uno speakeasy nascosto nel seminterrato dell'hotel di lusso. Uno dei pionieri nella regione della Second Golden Age dei cocktail asiatici: ha aperto nel 2015, appena un anno dopo l’inaugurazione del celebre Manhattan di Singapore. Il bar prende il nome da Charles H. Baker Jr., instancabile bon vivant e autore del classico della letteratura dedicata al bere The Gentleman's Companion, pubblicato nel 1939. Il locale porta avanti questa eredità con naturalezza, combinando in ugual misura intimità e glamour: un ambiente in cui gli intenditori più esigenti di tutto il mondo si sentono istintivamente a casa. Lo stesso spirito inquieto e curioso anima tutto ciò che accade dietro al bancone del bar. L’head bartender Odd Strandbakken e la Beverage Creative Director Alyssa Heidt, le cui carriere si sono sviluppate attraverso esperienze in diversi continenti, prendono spunto dai leggendari viaggi di Baker per rivisitare i cocktail classici delle città visitate da Baker. Lo fanno attraverso una prospettiva contemporanea, arricchita dalla stagionalità coreana e da una precisione tecnica discreta e meticolosa.
Una delle espressioni più memorabili di questa filosofia è il Paper Crane, una rivisitazione del Paper Plane di Sam Ross, il cocktail moderno creato al Milk and Honey per l’apertura del Violet Hour di Chicago nel 2007. L’originale è un esempio di perfetto equilibrio: bourbon, Amaro Nonino, Aperol e succo di limone in parti uguali. Il Paper Crane conserva questa elegante struttura, ma sostituisce il bourbon con shochu e umeshu giapponesi, dando vita a un drink meno alcolico e, si potrebbe sostenere, più sfaccettato rispetto all’originale. Ulteriore chicca, ricavata all’interno di Charles H. come una stanza nella stanza, H. Bar ha aperto i battenti il 31 luglio 2025, diventando il primo spazio in Corea dedicato a un’esperienza di cocktail degustazione all’interno di un hotel. Con soli otto posti e accesso esclusivamente su prenotazione, supera di gran lunga il tradizionale ordine al banco: il menu propone cocktail creativi abbinati a piccoli assaggi ispirati a prodotti locali di stagione, valorizzati da tecniche all’avanguardia. Ne nasce un percorso attentamente studiato, dal primo all’ultimo drink. «Da H. Bar - spiegano Odd Strandbakken, head bartender, e Alyssa Heidt, beverage creative director di Charles H - il nostro menu di cocktail in continua evoluzione cattura la bellezza fugace delle microstagioni coreane. Combinando prodotti coreani selezionati con tecniche moderne e uno storytelling coinvolgente, creiamo drink unici, ispirati alle condizioni meteorologiche. Ogni visita offre un’esperienza completamente nuova: non assaggerete mai due volte lo stesso cocktail». Tra le creazioni più rappresentative spicca il 100% Hallabong, un cocktail costruito interamente attorno a una delle varietà di agrumi più pregiate della Corea. L’hallabong è una varietà di mandarino senza semi originaria dell’isola di Jeju, apprezzata per l’elevato contenuto zuccherino, la polpa straordinariamente succosa e un gusto in cui dolcezza e acidità si fondono armoniosamente. Il drink rende omaggio al frutto nella sua interezza: la base è un gin aromatizzato all’hallabong, mentre un succo preparato in casa e una miscela acida conferiscono la componente aspra. La dolcezza proviene invece dalla polpa, dalla buccia e dall’albedo, ingredienti che altrimenti verrebbero scartati. Questi vengono macerati con fruttosio per estrarne una maggiore profondità aromatica e una delicata nota amara. Agitato nello shaker e filtrato in una coppa Martini Crison, il risultato è un sour di notevole complessità: un cocktail che trova tutto ciò di cui ha bisogno in un unico ingrediente d’eccezione.

Altrettanto imperdibile è l'esperienza di Gong Gan, il cocktail bar fondato nel 2022 da Willy Park ed Evan Noh, che crea un ponte tra la Seoul del passato e quella contemporanea. Il bar si trova in un tradizionale hanok, dove l’architettura coreana classica incontra elementi contemporanei e un’estetica scandinava essenziale, caratterizzata da tonalità bianco latte. Un rigoglioso cortile centrale costituisce il fulcro dello spazio, lasciando entrare la luce naturale e conferendo agli ambienti intimi un senso di tranquillità che invita gli ospiti a rallentare e a trattenersi più a lungo. Gong Gan, tuttavia, è molto più di uno spazio esteticamente piacevole. I fondatori lo hanno concepito ponendo al centro la responsabilità ambientale e l’attenzione alla comunità. Il team segue una filosofia zero waste, recuperando gli ingredienti avanzati dalla preparazione dei cocktail per trasformarli in snack da bar. Il locale sostiene inoltre iniziative a favore delle persone con disabilità e offre donazioni a chi ne ha bisogno. «Gong Gan - racconta il fondatore Willy Park - che significa “cerchio connesso”, esprime la nostra convinzione che nulla debba andare sprecato. Gli ingredienti avanzati durante la preparazione dei cocktail trovano nuova vita nelle guarnizioni, completando il cerchio. Ogni anno, anziché festeggiare il nostro anniversario con una festa, realizziamo un oggetto commemorativo per i nostri ospiti. L’intero ricavato delle vendite viene devoluto a nome di coloro che hanno reso possibile tutto questo».
Il menu dei drink sembra un diario personale, ispirato ai ricordi d’infanzia più cari del team e ai ritmi delle stagioni coreane. Gli ingredienti non vengono semplicemente combinati per ottenere un determinato sapore: sono scelti per raccontare una storia, e ogni cocktail diventa una piccola finestra sulla vita e sulla cultura locali. Tra le creazioni più rappresentative c’è il Si-Jang, un cocktail ispirato alle immagini, ai suoni e ai profumi di un tradizionale mercato coreano. Come racconta il cofondatore Willy Park: «Il Si-Jang nasce da un rituale d’infanzia che condividevamo: seguire i nostri genitori tra le bancarelle affollate del mercato, per concludere sempre la passeggiata presso un venditore di snack vicino all’uscita. Un ricordo che oggi sembra risalire a secoli fa». Il cocktail presenta un profilo agrodolce, articolato e ricco di sfumature. Combina Igangju, una bevanda ottenuta dalla miscela di soju, pera, cannella e miele, con bourbon whiskey, succo di limone e una birra a base di riso tostato e banana.
L'ultima tappa

Prima di andar via, vale la pena scendere nel seminterrato di un edificio di Hannam, uno dei quartieri più discreti ed eleganti di Yongsan-gu, per scoprire Authentic Bar Soko. Qui la cultura del cocktail non è considerata una tendenza da seguire, ma una tradizione viva da onorare e preservare. Inaugurato nel 2017 da Soko Son, che si era già fatto un nome nel circuito delle competizioni internazionali, il bar segue una filosofia apparentemente semplice, ma che richiede dedizione assoluta: ciò che conta davvero è un’ospitalità autentica, unita a una dedizione incrollabile nella ricerca dell’eccellenza artigianale.
L’ambiente rivela la natura del locale ancora prima che venga servito il primo drink. Ispirati a Gyeongseong, il nome con cui Seoul era conosciuta durante il periodo coloniale giapponese, gli interni riprendono il linguaggio stilistico dei leggendari bar classici di Shanghai e Tokyo, pur mantenendo una profonda identità coreana. L’atmosfera richiama la cultura del bere degli anni Venti: la luce calda delle lampade si riflette sul legno scuro, sugli arredi intagliati e sulle vetrate colorate, mentre un lungo bancone retroilluminato si estende per tutta la sala. È un luogo che appare al tempo stesso familiare e sorprendente, come se lo si scoprisse per la prima volta. «In un mondo in continua evoluzione e in una scena dei bar dominata dalle tendenze, noi restiamo fedeli a un’ospitalità senza tempo. Offriamo un’esperienza articolata e un servizio curato con profonda attenzione, il tutto racchiuso con eleganza in un bicchiere minimalista», spiega One Choi, General Manager di Soko.
Il team è all’altezza della cura e della qualità dell’ambiente. Soko Son ha rappresentato la Corea per due volte al World Cocktail Championship ed è arrivato alla finale mondiale della Diageo World Class Competition. Al suo fianco, il General Manager One Choi è una figura di spicco a pieno titolo, dopo aver conquistato titoli nazionali nelle competizioni World Class, Campari e Havana Club in Corea. Insieme guidano una squadra di bartender impeccabili anche nell’abbigliamento, spesso intenti a shakerare con movimenti fluidi e sincronizzati. Un piccolo dettaglio che esprime perfettamente lo spirito del locale: precisione, gesti studiati e un autentico piacere nel trasformare ogni preparazione in una performance.
Molti ospiti scelgono Soko per i suoi straordinari cocktail classici. One Choi ci presenta una delle signature più amate: il Sandalwood Highball. «Al Soko Bar bruciamo sempre incenso al sandalo: è la nostra signature distintiva. Il suo aroma risulta profondamente familiare e rassicurante per gli ospiti, che lo apprezzano molto. È proprio questa sensazione a ispirare il drink. È un cocktail stratificato e aromatico: bourbon aromatizzato con aceto balsamico arricchito da rucola, accompagnato dalle note legnose e profonde del sandalo e del palo santo, quindi ravvivato da limone e zenzero».
La Seoul che verrà
Abbiamo chiesto a Heeran Chun, esperta della scena dei bar coreani per GQ Korea, di condividere la sua visione sul futuro del settore a Seoul. «In questo momento, la Corea sta attraversando cambiamenti davvero interessanti. Accanto ai locali di punta più conosciuti, stanno emergendo numerosi nuovi bar, entusiasmanti e fortemente caratterizzati, in quartieri che tradizionalmente non erano considerati zone dedicate ai bar. È stato particolarmente affascinante vedere l’arguzia e l’energia giocosa dei bartender più giovani prendere vita in locali come MooGeunBon, Ace Four Club, Notes, Kiez e The Mix Lab. Assistere alla nascita di questi nuovi concept e all’emergere di nuove generazioni di bartender è incredibilmente stimolante. Anche il forte senso di comunità e la collaborazione tra professionisti rappresentano una delle principali forze trainanti della scena dei bar coreana. Un esempio significativo è "Wonder Bridge", lanciato lo scorso anno da Alice: un’iniziativa attenta e lungimirante che mette in relazione generazioni diverse all’interno del settore. Un’altra tendenza in crescita è il dialogo sempre più stretto tra il mondo della gastronomia e quello dei bar, alimentato dall’enorme successo di Culinary Class Wars su Netflix nel 2024 e nel 2025. In Corea, gli abbinamenti tra vino e cibo sono da tempo una consuetudine, mentre quelli tra cocktail e piatti erano relativamente rari, almeno fino a oggi. Sono convinta che questa crescente connessione con la gastronomia contribuirà a una significativa espansione della scena dei bar coreana».



