
Dopo circa tre mesi di chiusura, il 29 novembre Archivio Storico ha riaperto le porte al Vomero, a Napoli. Una ripartenza che arriva dopo la scomparsa del fondatore Luca Iannuzzi e che segna un nuovo capitolo per uno dei locali che hanno contribuito a scrivere la storia della mixology partenopea. Una fenice che torna a volare grazie all'iniziativa di una squadra di professionisti che ha lavorato a lungo al fianco di Iannuzzi e che oggi ha scelto di rilevare l'attività, mantenendone intatta l'identità, ma riportandone in primo piano alcuni tratti originari.

Alla guida del progetto c'è Leandro Ruggiero, che ha preso in mano le redini del locale e si è fatto promotore di questa nuova fase insieme a Francesco Fontanella, oggi bar manager e socio. Una squadra che comprende anche il direttore Pasquale Compagnone, il responsabile dell'accoglienza Antonio Senesi e lo chef Alberto Giocondi, già parte della storia di Archivio Storico.
«Riapriamo con lo stesso spirito, la stessa storia e lo stesso rispetto per Napoli che ci hanno accompagnato finora. Il concept resterà fedele alle sue radici, ma sarà leggermente più snello e fluido, pensato per rendere l'esperienza ancora più naturale e coinvolgente», spiega Ruggiero. L'obiettivo non è, dunque, stravolgere il format, ma recuperare quell'equilibrio che aveva caratterizzato il locale nei suoi anni di maggiore riconoscimento, tra il 2019 e il 2022, quando Archivio Storico si era distinto anche nelle guide e nei premi di settore. «Archivio Storico nasce nel 2013, in un momento in cui la cultura del bere miscelato era molto diversa da quella di oggi. Nel tempo si è evoluto, passando da cocktail bar più popolare a un locale con una filosofia ben precisa, legata anche alla comfort food napoletana. Negli ultimi anni, però, l'offerta era diventata più ricercata e impegnativa. Noi abbiamo voluto mantenere lo stesso mood e lo stesso concept, tornando però a una proposta più vicina a quella che aveva caratterizzato il locale qualche anno fa». La filosofia si riflette soprattutto nella cucina, che torna a parlare il linguaggio della tradizione partenopea. In carta ritrovano spazio piatti come la parmigiana di melanzane, la pasta e patate, il ragù napoletano e la genovese, i cannelloni ripieni e il peperone imbottito, reinterpretati con la firma dello chef ma senza perdere il legame con i sapori familiari. «Abbiamo scelto di tornare al cibo per noi napoletani è di casa. Se un cliente viene qui e ordina una parmigiana, vuole ritrovare quel sapore, quella riconoscibilità. In passato la proposta era diventata più elaborata, con fermentazioni e preparazioni lontane dalla tradizione. Abbiamo, quindi, deciso di recuperare lo spirito della cucina con cui Archivio Storico aveva iniziato il suo percorso», sottolinea Ruggiero.

Anche il beverage riparte da una nuova lettura della propria identità, senza rinunciare alla ricerca. La nuova cocktail list si lascia alle spalle il tradizionale percorso tra personaggi ed eventi storici napoletani, che da sempre ha caratterizzato la creatività liquida di Archivio Storico, per concentrarsi su un altro patrimonio della città, i suoi detti popolari e gli ingredienti che ne caratterizzano la cultura gastronomica. «Negli anni abbiamo raccontato la storia di Napoli attraverso cocktail dedicati a personaggi, luoghi ed eventi. Sono stati tanti i menu costruiti su questa filosofia e, avendoci lavorato a lungo, ci sembrava arrivato il momento di dare una nuova identità alla carta, senza allontanarci troppo dalla tradizione di Archivio Storico. Abbiamo scelto i proverbi e i modi di dire napoletani legati ad alcuni ingredienti simbolo della nostra cultura, come caffè, mozzarella, pomodoro, peperone e peperoncino. Ogni cocktail prende il nome da espressioni tipicamente locali che ne raccontano, con ironia, il significato». La nuova carta comprende sette signature alcolici e due analcolici, tutti proposti a 14 euro. Tra i drink c’è A manto ‘e Monaco (che richiama il colore marrone tipico dell'abito dei monaci), una rivisitazione dell'Irish whiskey con cold brew, spuma di panna e crema alla nocciola, pensata come un vero e proprio mangia e bevi, da completare con un cucchiaino e un cioccolatino fondente. Spacca e mette ‘o sole per essiccare (la preparazione tradizionale del pomodoro secco dove i pomodori vengono tagliati a metà e messi al sole) è invece un cocktail a base di Scotch whisky e soda al pomodoro, preparata internamente, mentre A pane e puparuolo (che indica, nella cultura popolare partenopea, una situazione ancora ferma, in cui non si è arrivati a una conclusione o a un risultato, si è ancora al punto di partenza), combina vodka, peperone grigliato e ananas, trasformati in un cordial che gioca sull'equilibrio tra acidità e dolcezza. Anche le proposte analcoliche seguono la stessa filosofia: tra queste, una rivisitazione dell'orzata realizzata con le noci e acqua frizzante e un drink al mandarino con sfere ghiacciate di succo e soda. «Per ogni cocktail abbiamo almeno una o due preparazioni realizzate da noi. La volontà è proporre drink che abbiano una storia da raccontare, ma che siano anche immediati e riconoscibili. Più che signature in senso stretto, li definirei dei twist on classic», precisa Fontanella.
La ripartenza guarda anche alla dimensione dell'intrattenimento, da sempre parte dell'esperienza di Archivio Storico. Tornerà la musica live dal giovedì alla domenica, mentre il sabato sarà dedicato anche a una selezione di vinili. A dicembre, inoltre, nel weekend il bar al piano superiore, ospiterà dalle 10 alle 18 una sorta di caffè letterario, uno spazio dedicato alla lettura, alla socialità e a una proposta più informale, tra caffetteria, club sandwich e aperitivo.



