La rivincita del bar sport, tra cocktail e italianità

Aperto nel 2025, Viper è la versione napoletana del locale ispirato ai bar sport anni Sessanta e Settanta, che punta tutto sul quartiere e sul bere italiano

«Il bar non è soltanto consumo, ma anche socialità». Parte da questa affermazione Davide Di Guida, bar manager che ha dato vita al format Viper, aperto a Napoli nel 2025 (ha appena spento la prima candelina), in pieno centro storico, a due passi da Santa Chiara. Tutta la filosofia e l’identità di Viper ruota attorno al concetto di italianità, come una reinterpretazione contemporanea del bar all'italiana, visto con gli occhi di quell'immaginario che tra gli anni Sessanta e Settanta ha trovato una delle sue espressioni più riconoscibili nel bar di quartiere e nel bar sport. «Abbiamo voluto ricreare il bar di paese sviluppatosi verso gli anni Settanta, riportandolo nel centro storico di Napoli e restituendogli un'identità di quartiere», aggiunge il bar manager. Il design racconta questa scelta: radica, vetri fumé, specchi, tavolini, biliardino, televisione dedicata allo sport e una cabina fotografica pensata come ricordo dell'esperienza. Sviluppato su circa 150 metri quadri, il piano superiore richiama il classico bar sport italiano (qui si vedono anche le partite e si fa il Fantacalcio), mentre quello inferiore cambia completamente atmosfera, trasformandosi in un piccolo club con console in vinile, divanetti e una grande insegna luminosa "Night Club". Due anime diverse, unite dalla stessa idea, raccontare il bar come luogo di incontro, mettendo al centro una miscelazione vocata al bere Made in Italy che prevede un ampio utilizzo di vermouth, bitter e amari.

«Abbiamo scelto di non riempire la bottigliera con tantissimi gin o prodotti costosi solo per fare scena - aggiunge Di Guida -. Abbiamo preferito avere venti o venticinque vermouth, molti più bitter e amari. Se vieni al Viper, vieni per bere italiano». Accanto ai grandi classici c’è anche un angolo “nostalgia”, che raccoglie bottiglie di diverse provenienze, che negli anni sono quasi scomparse dai banconi dei cocktail bar, ma che continuano a evocare ricordi e storie personali, fra questi Chivas, Cachaça 51, Monte Alban e molte altre etichette che oggi sembrano appartenere a un'altra epoca, alcune delle quali restano volutamente in esposizione come oggetti della memoria.
Il menu contribuisce allo storytelling, la grafica, infatti, richiama volutamente i vecchi prezzari dei bar italiani, con font, immagini e impaginazione che sembrano usciti dagli anni Settanta. «È volutamente fatto così - spiega il bar manager - Sembra facile riprodurre quell’estetica anche “brutta” se vogliamo, ma in realtà è molto difficile. Volevamo che anche il menu parlasse la stessa lingua del locale».


E da un'iniziativa lanciata da Di Guida e co. è nata un'iniziativa pensata in risposta alle recenti restrizioni che hanno rimesso in discussione le abitudini dei locali notturni napoletani. «L’ordinanza, che ha visto chiusure dei locali anticipati e divieti di asporto dalle 22:30, è stata la scintilla - racconta Davide Di Guida - per far nascere il progetto Io Bevo Italiano». Un progetto che parte dalla valorizzazione della tradizione del bere nazionale e la trasforma in un racconto contemporaneo, fra miscelati con una base made in Italy e una vera e propria campagna elettorale in cui farsi votare. Un format che ha portato fra i mesi di giugno e luglio al Viper cocktail bar provenienti da tutta la regione, da I Giardini di Marzo di Aversa a Santa Monica di Scafati, da Serazac Vintage Club di Angri a Grida di Pozzuoli fino alle insegne napoletane Nick & Nora, Mosto, Buco Pertuso e Pepi Vintage Room. Ogni ospite ha presentato al Viper tre cocktail realizzati utilizzando esclusivamente prodotti italiani, da Martini a Branca, da Molinari a Opificio Nunquam a Nazionale Spirito Italiano, sviluppando twist su Negroni, Martini e altri classici della miscelazione nazionale, trasformando la serata in un racconto della cultura del bere italiano, ma anche in una vera e propria gara, con tanto di votazioni a mezzo social. «Non volevo organizzare semplicemente delle serate con ospiti diversi - spiega il bar manager - cercavo un filo conduttore. L'idea della campagna elettorale ci ha permesso di affrontare un tema serio con umorismo, senza perdere la leggerezza tipica del nostro settore». A ottobre ci sarà una serata di proclamazione dei 4 concorrenti che hanno ricevuto maggiori interazioni sui social e che si sfideranno in una battle al banco, in contemporanea, usciranno le interviste fatte durante il periodo dell'evento. «La prossima edizione - promette Di Guida -, prevista per il 2027, si aprirà anche a livello nazionale, invitando bartender da tutta Italia».

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