Baritalia Tour: i grandi bar di Torino

Che Torino miscelata troveremo nel 2021? Meglio non azzardare previsioni in questo periodo. Di certo negli ultimi anni la scena torinese si è distinta per un incessante tintinnio di shaker. C’è la vocazione storica: basti pensare al Vermouth, autentico orgoglio local conosciuto in tutto il mondo. C’è la presenza di indiscussi professionisti del settore. C’è il tessuto urbano da quasi 900.000 abitanti, quarta città italiana per popolazione. Ci sono infine spazi estesi - leggi piazze - che l’impronta topografica concede con ampio respiro, e che in epoca Covid-19 rappresentano uno sfogo salvifico. Lo hanno dimostrato gli ultimi mesi, quelli intercorsi tra una chiusura e l’altra, quando le grandi piazze cittadine sono divenute sbocchi naturali per i locali che vi si affacciano. In alcuni casi pure i controviali - che solo i torinesi sanno percorrere in auto con naturalezza - sono stati sottratti al loro compito di mobilità e parcheggio, per divenire estensioni d’asfalto per sedie e tavolini.

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Immaginiamoci dunque di vivere un cocktail safari lungo le rotte del bere miscelato, buono per catturare l’anima notturna di Torino. Da dove partire? I dintorni di una stazione sono sempre un valido start. Attorno a Porta Nuova non mancano le opportunità, visto che san Salvario è uno dei quartieri (se non “il”) della nightlife torinese. Iniziamo dal Dash Kitchen, la cui impronta industriale disegnata dal cemento e dai mattoni ha il fascino dei locali di tendenza delle grandi metropoli. La formula “birra, padellino e Gin Tonic” si declina in un ristorante contemporaneo, dove ogni piatto trova la giusta birra d’accompagnamento, ma anche una selezione di drink pop e ricercata allo stesso tempo. Tre anime che s’intersecano perfettamente.

In via Baretti (nomen omen, ma in realtà la via è dedicata a un letterato settecentesco), incontriamo invece il D.one, creatura di Simone Nervo e Vanessa Vialardi, che in quasi quattro anni di vita è diventato un punto di riferimento in San Salvario. Merito della sua atmosfera, ma soprattutto di una carta cocktail che coniuga pensiero e gusto, e che trova accompagnamento in una proposta food mai banale. Le sue drink list? Piccoli cult, anche sotto il profilo grafico. Non lontano, in Corso Vittorio Emanuele II, si incontra El Tiki, inaugurato nell’estate 2020: un locale che a Torino mancava, con la sua anima Tiki e le sue tapas, dove l’esperienza è all’insegna del divertimento. La cucina fusion spazia tra sushi e impronta nikkei, mentre la carta dei cocktail è chiaramente innervata da contaminazioni caraibiche. Insomma, un luogo d’evasione, una piccola “macchina del viaggio”, che tanto è piaciuta ai torinesi (di questi tempi, non poteva essere altrimenti). 

Dall'altro lato del Po

Usciti da El Tiki la città chiama verso il Parco del Valentino e il grande fiume, il Po. Attraversato Ponte Umberto I, si arriva in Crimea, quartiere che ha salutato nell’estate 2020, l’inaugurazione del Tatabui, bistrot e cocktail bar raffinato, ai piedi della collina, dove trovano spazio una cucina internazionale, una valida selezione di birra alla spina e i cocktail firmati da Antonio Masi e Luana Bosello. Stesso lato del Po, poco più in su, ecco il Barz8. Lo “storico” Barz8, che dal 2010 accoglie i confidenti della notte (tra cui molti artisti e musicisti) con la formula messa a punto da Salvatore Romano e Luigi Iula: nessuna cocktail list, ma una costruzione sartoriale del drink, oggi resa possibile da un mazzo di carte da scopa con il quale giocare con basi alcoliche, tipologie di gusti e caratteristiche dei cocktail. Riattraversiamo il Po per approdare in piazza Vittorio Veneto. Eccoci in uno dei salotti della città, capace di ospitare nelle serate affollate migliaia di giovani.

Piazza Vittorio e piazza Carlina

Tra i locali più frequentati c’è senz’altro La Drogheria, un’istituzione dal 2002 che sa fondere cocktail, arte e intrattenimento in uno spazio originale caratterizzato da arredi vintage, oggetti ricercati e il brulicante dehors. Dietro il bancone la squadra è super affiatata, ma di certo non può mancare una citazione per la magnetica Carola Abrate. A fianco, dal 2019, c’è anche il Bazar, rivendita al dettaglio di spirits (e molto altro). Nella stessa piazza troviamo il NAt Cocktail House del dynamic duo Emanuele Russo e Patrick Piazza. Qui l’esperienza è sempre divertente, fin dal primo straniante approccio, quando a colpire è la straordinaria diseguaglianza tra dentro e fuori: 6 posti all’interno, 200 all’esterno. I clienti fissi del NAt sono tantissimi, accalappiati da una proposta mai banale fatta di “coccole alcoliche”.

Da una piazza all’altra: piazza Carlo Emanuele II, il più delle volte conosciuta dai torinesi come piazza Carlina. Qui s’affaccia un locale d’impronta meno torinese, ma dal mood più internazionale, guidato da Giorgio Lupi. È il Centràl Cocktails & Spirits: ambiente intrigante da cocktail club londinese, bottigliera imponente (con tanto spazio al whisky) e una cocktail list che trasuda laboratorio e studio.

Nel Quadrilatero

È ora di andare alla scoperta del Quadrilatero, il salotto della città, buono per tirare tardi e divertirsi. Prima un salto a La Santa in via Stampatori, lounge bar decisamente raffinato, che fa innamorare chiunque col suo lungo bancone (e una bottigliera dietro che sa il fatto suo). Poi in via Tasso c’è ancora chi si ricorda Livio Buscaglia, un maestro dell’arte Tiki dopo la folgorazione sulla via di Jeff “Beachbum” Berry. Giramondo e giralocali, non smette mai di portare la cultura Tiki a Torino e dintorni, con serate, didattica e collaborazioni. In pieno Quadrilatero, un gran lavoro lo fa l’Inside. A condurlo Marcello Malandra, mentre il bancone è il regno di Marco “Rich” Riccetti. Nato come cocktail bar nel 2012, ha raddoppiato con un ristorante a fianco. Stessa proprietà per il KM5, e bisogna fare davvero poca strada per raggiungerlo. È uno dei locali più famosi in città per l’apericena, luogo da dj set e musica dal vivo, frequentato da una clientela più giovane. Dietro il banco si alternano Riccardo Rebesan ed Elettra Rizzotti, ma è un bar aperto dall’alba alla notte.

Praticamente a fianco, uno dei locali più originali d’Italia: è la Casa del Demone, in stile demoniaco (d’altronde, proprio di fronte c’è la Chiesa di San Domenico, per secoli centro dell’Inquisizione torinese), che fa dell’esperienza alternativa la sua bandiera. Ma bisogna prenderlo sul serio, come dimostrano le oltre 1.000 referenze di distillati e la cura nella proposta della carne (ingrediente forte oltreché unico in menu). La miscelazione, curata da Manuel Montalbano, percorre due binari: drink appariscenti, che giocano sul lato horror, dall’altra grandi classici, rivisitati. Il giro tra i cocktail bar è finito.
Ma i professionisti hanno ancora da fare qualche passo. Per andare prima da Marco Giuridio, che con Evho Torino dispensa una formazione professionale dedicata al bartending di altissimo livello. E poi da Dennis Zoppi, che non ha bisogno di presentazioni. Il suo ultimo progetto? Una microdistilleria urbana che proprio in questi giorni sta lanciando sul mercato i suoi primi prodotti: gin, vodka, liquori e un sochu che, farà parlare di sé. Il suo nome? Cipango, il nome che Marco Polo diede al Giappone.

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