AssoDistil: settore spirits in difficoltà, ma crescono mixology e consumi low&no alcohol

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Foto di bridgesward da Pixabay
Gli italiani non smettono di consumare bevande spiritose, ma cambiano le loro abitudini: i dati di AssoDistil e Nomisma

Domanda interna debole e tensioni geopolitiche agitano il mercato delle bevande spiritose, che vive una fase particolarmente complessa. Il segno meno caratterizza i dati presentati in occasione dell’80ª Assemblea Annuale di AssoDistil, emersi dagli studi realizzati da Nomisma e dall’Osservatorio Distillati di Format Research. Le bevande spiritose italiane, si osserva, confermano una forte vocazione internazionale, con un export che nel 2025 ha raggiunto 1,7 miliardi di euro, in crescita del 33,7% rispetto al 2019 ma con un calo del -5% rispetto al 2024. Sul versante interno, il consumo degli spirits si attesta su circa 125 milioni di litri, registrando una flessione del 10% rispetto al 2019. I liquori sono la categoria più importante del mercato nazionale con il 52% dei consumi complessivi, seguiti da rum (11%), grappa (10%), vodka (8%) e gin (7%).
Il tutto in un contesto culturale che cambia, fra spinte salutistiche, mode e difficoltà economiche. Gli italiani, osserva AssoDistil, continuano a consumare spirits, ma in modo diverso rispetto al passato: si consolida il paradigma del “better, not more”: il 52% dichiara di uscire meno per pranzi e cene fuori casa ma, quando lo fa, sceglie esperienze di maggiore qualità. Parallelamente, cresce l’interesse per la mixology, sia nei locali sia tra le mura domestiche: l’80% dei consumatori che frequenta i locali preferisce consumare spirits in modalità miscelata, quota che si attesta al 52% anche nel consumo domestico. Continua, inoltre, l’espansione dei Ready To Drink a base spiritosa, che nel 2025 hanno raggiunto 22,4 milioni di litri consumati, registrando una crescita del 52% rispetto al 2019. Si affermano inoltre nuove sensibilità verso il benessere e la moderazione: il 15% degli italiani si dichiara interessato a consumare o provare Spirits low alcohol, segnale di un mercato in continua evoluzione.

La spinta verso l’innovazione e l’internazionalizzazione emerge con forza anche dalle aspettative delle imprese. Secondo Format Research, oltre il 75% delle aziende guarda con fiducia ai prossimi cinque anni. Il 32,2% individua nei nuovi prodotti la principale direttrice di sviluppo, mentre il 30% punta sull’apertura verso nuovi mercati come condizione fondamentale per agganciare un nuovo ciclo espansivo. Cresce inoltre l’attenzione verso digitalizzazione, automazione dei processi e sostenibilità, considerate leve sempre più importanti per rafforzare la competitività delle imprese nel medio-lungo periodo. «Le aziende continuano a investire, innovare e guardare al futuro con fiducia, nonostante un contesto internazionale complesso. Dobbiamo cogliere le opportunità offerte dall’innovazione di prodotto, dalla mixology, dalle proposte a basso contenuto alcolico e dall’apertura verso nuovi mercati esteri. Qualità, innovazione e valorizzazione delle nostre produzioni identitarie restano le leve fondamentali per sostenere la crescita del settore e rafforzare il ruolo del Made in Italy nel mondo», dichiara Antonio Emaldi, presidente di AssoDistil.
L’analisi condotta da Nomisma, aggiunge Emanuele Di Faustino, Head of Industry & Retail di Nomisma, mostra una trasformazione dei modelli di consumo. «Gli italiani - chiarisce - non smettono di consumare bevande spiritose, ma cambiano il modo in cui lo fanno: si riducono le occasioni di uscita per via di un quadro macroeconomico complesso, ma si pretende una qualità decisamente superiore quando si frequentano bar e ristoranti, cresce l’interesse per i ready to drink e il no&low e continua ad espandersi il fenomeno della mixology».

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