Kinderkookkafé mette al lavoro il bimbo e lo conquista

Altro che ospiti poco graditi. Ad Amsterdam c'è un ristorante gestito dai bambini, che cucinano, servono in tavola e fanno il conto. E si divertono come matti. Un buon modello, con altri esempi in Italia

Nell’eterna querelle fra ristoranti per bambini o assolutamente no kids, ad Amsterdam già nel 1981 tre donne intraprendenti avevano risposto con il Kinderkookkafé, un ristorante “gestito” dai bambini, per i bambini e le loro famiglie. Nel progetto iniziale, le tre donne volevano rispondere all’assenza di attività per i più piccoli nel famoso quartiere a luci rosse della capitale olandese, con cene cucinate dagli stessi bambini. Il meccanismo è semplice: i piccoli vengono portati dai genitori al Kinderkookkafé per “lavorare”: qui scelgono cosa desiderano cucinare da un menu per immagini, quindi lo preparano, mentre mamma e papà rimangono nei paraggi, concedendosi una pausa.

Il vero punto di forza è la cena del sabato sera, quando si presume che anche i bimbi più grandi (dagli 8 ai 12 anni) siano a casa: è proprio dal nucleo di questa idea che nacque il progetto Kinderkookkafé 36 anni fa. Si comincia alle 15,30 con la preparazione della linea della cena, che prevede un menu da 3 portate che ogni bambino servirà ai suoi ospiti (almeno 2 per ciascuno). Si serve in tavola alle 18 in punto, perché alle 20 si chiude e si va tutti a nanna. Il menu include uno starter, un piatto principale e un dessert, con ingredienti freschi e prezzi piuttosto bassi: 15 euro per ogni bambino e ulteriori 15 euro per ogni commensale (bevande rigorosamente analcoliche escluse).

Compiti in base all’età

Quando i piccoli si uniscono alla brigata del sabato sera possono fare di tutto: cucinare, servire ai tavoli o dietro al bancone, lavare e perfino occuparsi di preparare il conto. Tutto solo con un piccolo aiuto da parte dello staff adulto. «A i bambini che entrano nel Kinderkookkafé - spiega il direttore Jan Chris de Nooijer - sono affidati compiti studiati in base all’età, ma in linea di principio gli ingredienti, gli elementi di cottura necessari e le istruzioni sono alla loro portata e sono stati studiati in base alle capacità funzionali relative all’età. Per esempio, attività più pericolose come l’uso delle lame o dei robot come il Magimix o il Kitchen Aid, sono riservata alle fasce di bambini più grandi».

L’obiettivo è responsabilizzare i bambini, coinvolgendoli in un’attività apparentemente impegnativa, ma calibrata in base alle loro possibilità, in un ambiente divertente e adatto a loro. C’è un compito da portare a termine (portare il piatto in tavola), ci sono calcoli da fare (il conto, i dosaggi delle ricette), c’è da imparare, c’è da servire in tavola e riordinare (piccoli impegni che per i piccoli dovrebbero già essere quotidiani), ma c’è anche da divertirsi e sentirsi orgogliosi di quel che si è fatto.

Il Kinderkookkafé, garantisce il direttore, «offre attività per i più piccoli tutti i giorni della settimana, nonché nei giorni di chiusura delle scuole pubbliche. Siamo chiusi solo a Natale e a Capodanno». Il locale è aperto dalle 10 alle 17, i piccoli che non vanno ancora a scuola possono frequentarlo la mattina, i più grandicelli ci vanno nell’orario del doposcuola. Le attività infrasettimanali consistono nel passare una giornata diversa, pasticciando fra panini, biscotti, torte, pizze e così via, con prezzi popolari per le attività. Attraverso indicazioni per immagini, comprensibili per la loro età, preparano le ricette in base alle loro capacità. Poi ci sono le feste a tema food, le attività organizzate nei giorni di festa, i programmi come l’Help yourself bar, in cui i bimbi sono coinvolti nella gestione del bar, il momento dell’Open tea (che ripropone in versione semplificata lo schema della cena), ma anche progetti in esterna come quello al Waldorf Astoria.

La famosa catena alberghiera è infatti uno degli sponsor di questa Fondazione, nata come attività di volontariato e cresciuta fino a dare lavoro a 10 dipendenti, 8 ragazzi dai 12 ai 14 anni che partecipano a un progetto del comune di Amsterdam ricevendo in cambio un “pocket money”, due persone di un progetto di reintregro al lavoro, 4 stagisti e 10 volontari.

«Due delle tre donne fondatrici - dice il direttore -, Ruth van Andel e Charlotte Borggreve, sono state volontarie per anni, poi hanno assunto la direzione della struttura. Oggi hanno passato la mano, ma la loro presenza è ancora forte». Il direttore spiega che la struttura si regge con gli introiti delle attività e con qualche donazione, come quelle di aziende olandesi come Quooker e Duikelman. Un aiuto fondamentale specie quando si tratta di riallestire le attrezzature, come è successo quando si sono trasferiti nel Vondelpark nel 2014.

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