Grossisti e Cash&carry, canali in crescita

Sebbene si dimostrino un po’ più selettivi rispetto al recente passato, i gestori di bar nelle loro scelte di acquisto dimostrano... di non scegliere molto. Nel senso che si relazionano con un numero di fornitori veramente alto: dieci in media, con una spiccata tendenza a rivolgersi a più canali contemporaneamente. Un numero in calo, ma ancora troppo elevato per permettere una gestione efficiente degli acquisti da parte dei titolari di bar.

I grossisti conservano la fetta più grossa, pari al 55% del totale degli acquisti di cibi e bevande, seguiti a distanza dai Cash&carry (19%), mentre resta importante il peso degli approvvigionamenti fatti in negozi tradizionali e Iper/supermercati (l’11% del valore degli acquisti dei bar).

La relazione grossisti-gestori, però, sta cambiando: «Nel mondo dei grossisti - spiega Angela Borghi, responsabile sviluppo di TradeLab - non si è verificata quella concentrazione che ci si aspettava: i distributori sono ancora molti, anche se il mercato si sta sempre più nettamente dividendo tra pochi grandi operatori che continuano a crescere e una gran quantità di piccole aziende che servono aree geografiche limitate. Quello che in molti stanno facendo è di selezionare con maggior attenzione che in passato quali e quanti locali servire».

Maggiore attenzione che si riscontra anche nelle scelte dei gestori: «Il peso dei diversi canali - spiega Angela Borghi, responsabile sviluppo di TradeLab, la società milanese di ricerche e consulenze di mercato che ha effettuato l’analisi - cambia significativamente da area ad area. Nel Nord Ovest, dove è presente il maggior numero di Cash&carry, gli acquisti in questo canale sono in crescita, sebbene negli ultimi mesi sembrano aver subito una battuta d’arresto. Nelle regioni del Centro e del Sud, così come nelle isole, stanno invece crescendo i grossisti, vuoi per la minor presenza di Cash&carry e di gdo, vuoi per la loro capacità di garantire consegne frequenti e puntuali, particolarmente importante nelle aree turistiche, dove gran parte del business si concentra in pochi mesi o settimane di superlavoro».

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