Viaggi virtuali, spunti reali

The bartender barista with a laptop on bar.

Chiedete in rete e qualsiasi cosa chiederete vi sarà risposto. Dove si beve il caffè o l’aperitivo migliore o più amaro o più social, credo sia il tipo di domanda più frequente. Più “gugolata”. Quella che ci spedisce nelle recensioni dei siti più accreditati. In una sorta, alla fine, di navigazione che a dispetto dei tanti segnalatori ci porta più o meno negli stessi posti.

Ovviamente se lo sguardo è, come di solito è, veloce e impaziente, non si va oltre la prima pagina del motore di ricerca o della home di quella guida o sito eno-gastro-turistico. Viceversa, se ci si concede il tempo che serve, la rete offre un punto d’osservazione e azione straordinario. Il web&social consente oggi di farsi un’idea precisa di cosa sta funzionando meglio nel proprio settore, cosa cercano i consumatori, quali le proposte più originali, in che misura un post o una foto influenzano le loro scelte di consumo; o quanto il passaparola, il cosiddetto buzz, può fare la fortuna di un locale oppure lanciare una moda.

Ad esempio l’Espresso Tonic – caffè e acqua tonica – drink  mondiale del 2017, che ha spopolato, è un successo targato Instagram. Ovviamente con tanto di hashtag: #espressotonic e #coffeetonic. Gli avocado bar, invece, che stanno spuntando anche in Italia, sono il prodotto dell’“esotismo sotto casa” che il web offre a piene mani. In una “corsa alla gola” continuamente a caccia di nuove proposte, accostamenti bizzarri e inaspettati.

A caccia di idee

Ascoltando la rete, digitando su Google chessò “elementi-fondamentali-per-un-bar-di-successo”, oppure “come-pubblicizzare-il-tuo-bar-sui-social-media”, “ idee-semplici-ed-efficaci-per-attirare-clienti-in-un-bar”, “come-scegliere-hashtag-giusto”, potrete misurare i vostri concorrenti e nel contempo trovare nuove idee. Gratis.

Viaggiando, invece, fra pagine Fb di caffè, bar e winery, cercando topic e influencer su Twitter, hashtaggando su Instagram vi sintonizzerete seduta stante con le tendenze in corso. Qui potrete procedere con l’#  a raffica – è sufficiente cambiare il nome della città-: #lounge #milan #milano  #happyhour #aperitivo #drink #festeatema #gintonic #milanobynight #cocktail #bestdrink #food #happy #smile #girl #music e via hashtaggando. Oppure cercando la tipologia di locale o modalità comunicativa più gettonate. Che attualmente, per la cronaca, sono i secret bar & restaurant: una moda in piena evoluzione in tutte le  capitali e città europee e statunitensi. I secret bar, che spesso ospitano secret concert, ovvero musicisti famosi però di passaggio in una città, durante una tournée, nella quale a sorpresa decidono di fare una serata, sono di solito nascosti dietro portoni anonimi e insegne poco illuminate o addirittura clandestine.

Trovarli, meglio scovarli, per il #lover di #cocktail è un assoluto piacere, forse in relazione con il desiderio di scoprire il locale che non è segnalato da TripAdvisor. E qui, dovendo declinare in chiave digitale il fenomeno dei secret bar, l’esempio più originale è il londinese “Evans and Peel Detective Agency”. Per poterlo frequentare si deve sottoporre on line un “caso” ad Evans and Peel; raggiunto l’indirizzo del locale, l’usciere-detective interroga gli avventori sulla natura del caso e solo dopo si potrà accedere, attraverso una “libreria”, al locale anni Venti.

Ma non è affatto un segreto che il web&social sia un echo room, una stanza degli echi. Cioè un luogo dove non si inventa un locale di successo, bensì lo si conferma. Avere un bel sito, tanti like o migliaia di follower è solo la logica conseguenza di un locale gestito con professionalità. Con identica cura per il prodotto e il cliente. Che ovviamente acconsente, ma non tace. Anzi s’accende e ringrazia. “ This place is amazing. The cocktails made with love all the way and served  with a smile every time” (traduzione: “Questo posto è fantastico. I cocktail sono proprio fatti con amore e serviti sempre con il sorriso”): il commento che ogni barman vorrebbe leggere sul proprio profilo social.

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