Un concertino rock, risorsa anticrisi

Lo scorso ottobre è stato presentato il Rapporto 2010 sull’Economia della Musica in Italia realizzato dalla Fondazione Università Iulm e promosso da Dismamusica, Fem, Siae ed Scf. Il fatturato dell’industria musicale – secondo il Rapporto – fa registrare, nel 2009, un calo del 9% rispetto all’anno precedente, per un volume d’affari complessivo di 3,7 miliardi di euro. Il settore in maggiore crescita è quello del digitale (+13%), seguito dalla raccolta dei diritti per la musica d’ambiente nei pubblici esercizi (+9%). Cresce anche il volume d’affari della musica dal vivo (+3%) nonostante una lieve riduzione delle presenze, mentre cala ancora il fatturato delle vendite di supporti fisici, cd e dvd (-25%). Un solo settore cresce davvero ed è quello dei diritti che Siae ed Scf incassano grazie alla musica diffusa nei locali pubblici e nelle attività commerciali (solo 44 milioni di euro il fatturato del digitale che, sebbene in sviluppo, è attaccato dal download illegale e rappresenta solo il 2% del fatturato della filiera). Nel 2009 gli esercizi hanno versato ben 71 milioni di euro in diritti musicali (+8,6% rispetto al 2008). In particolare, la quantità di concerti organizzati in bar e ristoranti è cresciuta del 37% come numero di spettacoli e del 27% come spettatori, nonostante un lieve calo del volume d’affari (da 276 a 264 milioni di euro). Particolarmente sfruttata sembra essere la formula dei “concertini”: esecuzioni musicali che si tengono contemporaneamente alla somministrazione di cibi e bevande. La Siae divide i locali che li organizzano in diverse fasce per determinare il compenso per il diritto d’autore (i minimi variano tra i 30 e i 70 euro e sono previste riduzioni per gli iscritti a Fipe), ma non fornisce dati sui generi musicali più utilizzati. Tuttavia, secondo gli addetti ai lavori, le tendenze sono due. L’indie rock non è più musica di nicchia, ma sta trovando ampi consensi tra studenti e teenager. I cachet degli artisti variano (dai 200 a diverse migliaia di euro), ma il livello delle performance è quasi sempre soddisfacente. Il settore in cui la crescita è maggiore è però quello del rock italiano e internazionale. «Non esistono band “perfette” per ogni situazione – spiega Federico Grazioli, responsabile logistica di Jam For Live, agenzia che fornisce gruppi musicali specializzati in cover ai locali di mezza Europa -. È sempre la sensibilità del gestore, l’unico che conosce davvero il proprio locale, ad essere essenziale. Noi cerchiamo di facilitare la scelta col nostro sito, dove la scheda di ogni gruppo è accompagnata da un video. In generale, comunque, le cover band sono stabili, mentre crescono i gruppi in cui suonano come special guest i musicisti che accompagnano le star». Ascoltare le hit di Vasco Rossi è sempre piacevole, ma quando sul palco c’è Claudio Golinelli al basso o dietro alle tastiere c’è Alberto Rocchetti (tutti musicisti che hanno militato nel gruppo del Blasco), il suono è proprio lo stesso dei grandi concerti. In questo caso, il cachet tradizionale della cover band (800-1.300 euro) sale, ma aumenta anche l’appeal dell’evento.

Metti sul palco una tribute band

«Altra novità sono le tribute band, gruppi specializzati nel riproporre in ogni dettaglio look, musica e performance dei propri beniamini. Gli Achtung Babies, ad esempio, suonano le canzoni degli U2 così bene che Bono e compagni qualche anno fa li hanno scelti per suonare al loro posto in alcune presentazioni – continua Grazioli -. I cachet sono analoghi a quelli delle cover band, ma spesso i cantanti si esibiscono da soli in set acustici, adatti a locali di piccole dimensioni (in questo caso il compenso scende a 350- 400 euro)». Se l’hard rock dei Ballbreaker, band sosia degli Ac/Dc, è perfetto per un sabato sera in un bar pieno di motociclisti, i Tra Liga e Realtà, fan scatenati di Ligabue, sono ideali per un locale che punta a un pubblico pmultitarget. Anche in questo caso, il gestore ha solo l’imbarazzo della scelta. L’importante è comunque lavorare sulla struttura del locale, allestendo un vero palco, e fare una buona promozione: non solo blog o social network, ma anche i tradizionali manifesti.

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