Non serviamo solo drink ma idee

Prendi una ricetta, falla tua e illustrala. Un concept ben spiegato può rivelarsi un’ottima arma di seduzione. Come hanno dimostrato a Padova i 13 bartender finalisti della Luxardo Cocktail Competition.

 

Come da tradizione, la partita è una delle più combattute. Solo il nome mette i brividi: Italia-Inghilterra. O, per meglio dire, Italia-Regno Unito. Solo che i riflettori non sono quelli di uno stadio, ma quelli di piazza dei Signori a Padova. Al posto del tabellone luminoso c’è la Torre dell’Orologio, invece del prato un lungo banco bianco. In alternativa a ventidue uomini in braghette si affrontano due squadre di validi bartender selezionati in tutta Italia e Oltremanica. Le luci si accendono sulla Luxardo Cocktail Competition, epilogo italiano di una lunga marcia iniziata nel Regno Unito nei mesi passati. Una cocktail competition, quella britannica, nella quale si sono sfidati più di un centinaio di bartender, dandosi battaglia nella creazione di cocktail a base di Maraschino Luxardo, Sangue Morlacco e altre specialità della storica azienda familiare fondata a Zara nel 1821 e, dal 1947, rinata a Torreglia ai piedi dei Colli Euganei. A Padova sono giunti in tre. I migliori dopo le ardue selezioni regionali e le semifinali. Tra loro c’era Matt Soares, bar manager in un’istituzione di Manchester dall’insegna Cloud 23, dopo un’esperienza come bartender di otto anni tra Madera, Spagna e Portogallo. In campo, con Soares, sono scesi Nate Sorby, general manager del Cosy Club di Cardiff nel Galles, e la punta di diamante David Hamilton Boyd, veterano della scena londinese, con 17 anni di esperienza dietro il banco, e dal 2010 proprietario della Organic Spirit. Boyd ha vinto con “Phoenix from the flame”, drink mescolato e filtrato, preparato con 2,5 cl Sangue Morlacco, 1,25 cl infuso di peperoncino e spezie in Maraschino Luxardo, 2,5 cl vodka al profumo di legno di ciliegio, 1,25 cl succo di bergamotto e, in chiusura, 5 cl di succo di ciliegie.

 

Un vulcano di idee

Nel post partita Boyd si è presentato ai microfoni di Bargiornale per spiegare l’idea dietro alla sua ricetta: «La frutta incredibile che cresce in Italia trae origine dal terreno fertile generato in parte dall’attività vulcanica della regione. Ho preso il tema del fuoco e dei vulcani, come spina dorsale per la mia idea con elementi di fumo, calore e al fuoco, nonché la ricrescita e la celebrazione dei bei sapori creati dalla vostra generosa terra». Boyd si è confrontato nella sfida finale con Edoardo Nono, fondatore del Rita di Milano e tra i personaggi di spicco del bartending italiano. Nono, in compagnia del socio e chef Gianluca Chiaruttini, è arrivato alla finalissima dopo aver sfidato sulla pubblica piazza nove professionisti. Della squadra italiana facevano parte anche Francesco Cione, Patrick Pistolesi, Andrea Dracos, Maurizio Romania, Alessandro Avilla, Chiara Bolzonello, Mattia Coppo, Andrea Calore e il padrone di casa Michele Birtig, gestore del Gran Caffè Diemme di piazza dei Signori, che ha curato buona parte dell’organizzazione del concorso.

 

L’Oriente prende forma nel drink

In questa sfida tra assi dello shaker e giovani talentuosi è emerso Via col Bento (nostra menzione speciale per il “naming”), un drink ispirato all’Oriente a cominciare dal nome. Bento è un pranzo preconfenzionato, tipico del Giappone, preparato su un vassoio (bento box) e accompagnato da una tazza di tè verde. Lo stesso contenitore che Edoardo Nono ha utilizzato per servire il suo cocktail semplice ed essenziale, ma di grande effetto. Una combinazione inedita a cominciare dalla base alcolica. Il ruolo da protagonista è giocato dallo spirito più leggero (6 cl Maraschino Luxardo), seguito dal carattere del distillato (3 cl Cognac XO) , profumato e bilanciato da 2,5 cl di succo di yuzu, un ibrido a metà tra il limone Papeda e il mandarino. Il drink, preparato nello shaker, è accompagnato da un side inedito quanto a tema. Stiamo parlando di un raviolo al vapore con, all’interno, una ciliegia al Maraschino e carne di maiale in salsa d’ostrica. Nella composizione figurano altri elementi singolari come il rametto di dragoncello e arachidi fresche tostate con peperoncino. «Con Gianluca – spiega il titolare - abbiamo avuto l’occasione di fare un lungo viaggio di piacere, ma anche di ricerca in Oriente. Una delle lezioni più interessanti che abbiamo appreso è l’approccio olistico a tutto ciò che si mangia e si beve. Da qui l’idea di costruire a quattro mani una ricetta completa e di racchiuderla in un contenitore ispirato ai bento box nipponici».

 

Abbinamenti, dimmi con chi vai

Il side, o l’accompagnamento, è stato una delle caratteristiche principali del concorso. C’è chi ha giocato sull’effetto sorpresa (il croccante all’amarena di Pistolesi), chi sulla tradizione (contrasto tra amarena e foglia di carciofo per Dracos), chi sulla lunga e solida storia familiare della Luxardo (il nastro rosso di Cione usato per unire idealmente due coupette) e chi su idee più semplici come la coppetta con ciliegie a bagno nel Maraschino di Birtig. Ah, dimenticavo, la sfida Italia-Regno Unito è stata vinta a mani basse da Edoardo Nono. Praticamente una goleada. Con buona pace degli amici inglesi anzi britannici. www.luxardo.it

Lascia un commento

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome