World Barista Championship 2026, Federico Pinna è settimo a Panama

World Barista Championship 2026 Federico Pinna
Primo tra gli europei e a un posto dalla finale, il barista italiano guadagna dieci posizioni rispetto a Busan 2024. Al centro della sua gara, la dolcezza di due caffè panamensi: un Gesha di Tierras Altas e un Chiroso di Boquete

Federico Pinna, titolare dell’Urban Cafè di Treviglio e nome noto nelle competizioni nazionali e mondiali, ha chiuso al settimo posto il World Barista Championship 2026, disputato dal 23 al 25 ottobre a Panama City durante il World of Coffee. In gara c’erano 49 campioni nazionali. Il rappresentante italiano, quinto al primo turno, è arrivato in semifinale e ha chiuso appena fuori dai sei posti disponibili per la finale. Era il suo secondo Mondiale dopo Busan, dove nel 2024 si era classificato diciassettesimo.

Il titolo mondiale è andato a Pan Wei, per la Cina, davanti a Shing Win per la Malesia e Frederick Ruben per gli Emirati Arabi Uniti.

Due caffè di Panama per raccontare la dolcezza

Pinna e il team della torrefazione Bugan hanno lavorato per otto mesi alla preparazione della gara. Il tema scelto, Sweetness Is Already There, nasce da una domanda che riguarda anche chi sta ogni giorno dietro al banco: quanta dolcezza si riesce a trovare nel caffè prima di aggiungere altro?

Per rispondere, Pinna ha scelto due lotti del Paese ospitante, diversi per varietà e lavorazione. Il primo è un Gesha di Mount Totumas, coltivato a 1.900 metri nella zona di Tierras Altas. Per questo lotto le ciliegie hanno riposato cinque giorni su letti rialzati, poi altri cinque in vasche chiuse nella foresta, in assenza di ossigeno. L’essiccazione in black room è durata quaranta giorni. Il secondo è un Chiroso della farm Black Moon, coltivato ad Alto Quiel, sopra Boquete, a 1.700 metri. Qui le ciliegie hanno fermentato intere in ambiente anaerobico e sono state lasciate essiccare con la buccia.

Il lavoro prima del palco

Nelle parole di Pinna, la preparazione di una ricetta comprende anche le prove che si scartano e le discussioni che portano a cambiare idea. «Bisogna fare prove, sbagliare, confrontarsi e continuare a cercare il miglior risultato possibile», racconta. È un lavoro che sul palco si vede solo in parte. «Dietro ogni gara non c’è mai un solo barista, ma un’intera squadra che lavora insieme».

A Panama, la misura di quel lavoro è arrivata con un piazzamento soddisfacente, che lascia aperta la partita alla quale il barista di Treviglio ha già confermato di voler rigiocare. «Arrivare a un solo posto dalla finale mi ha fatto capire che sto andando nella direzione giusta e che il lavoro di questi anni sta dando i suoi frutti».

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