
Un taglio drastico della forza lavoro italiana: circa il 75% dei dipendenti di Diageo in Italia rischia il posto. Sono 96 su 127, per la precisione, i dipendenti oggetto della procedura di mobilità aperta dalla società il 13 luglio, quando, cioè, il colosso del beverage ha comunicato alle rappresentanze sindacali aziendali e alla segreteria territoriale della UILA l’intenzione di procedere alla "riorganizzazione" delle attività.
Un taglio superiore alle attese
Solo qualche giorno fa l’agenzia di stampa Reuters aveva dato notizia di tagli in previsione in diversi team del gruppo dell’ordine del 20-30% degli organici, in conseguenza del piano globale di ristrutturazione avviato dal nuovo amministratore delegato Sir Dave Lewis, entrato nel ruolo a gennaio scorso e soprannominato dalla stampa britannica “Drastic Dave” per via della reputazione che il top manager si è costruito a suon di tagli in altri grandi gruppi industriali. Il taglio italiano, come detto, sarebbe di gran lunga superiore.
La svolta dopo i piani di investimento e crescita
Una mossa che assomiglia moltissimo a un azzeramento della presenza in Italia della multinazionale britannica - proprietaria di marchi come Guinness, Tanqueray, Baileys, Smirnoff, Gordon’s, Venturo solo per citarne alcuni - almeno dal punto di vista del presidio occupazionale, e che ha del clamoroso se si pensa che solo un anno fa la società aveva aperto molte posizioni, aveva assunto di recente del personale e si preparava a tornare a investire con vigore sul mercato italiano. «Una decina di persone coinvolte nel piano di licenziamento è ancora in periodo di prova - spiega a Bargiornale Alberto Donferri, segretario generale UILA Lombardia -. Lavoratori che confidavano nei piani di sviluppo dell’azienda. Invece raccontiamo un’altra storia: di fatto questo passaggio rappresenta l’uscita dal mercato italiano. Per noi non è accettabile che una multinazionale che continua a registrare importanti risultati economici nel nostro Paese consideri l'Italia solo come un bancomat da prosciugare e poi abbandonare. Dopo aver smantellato la produzione a Santa Vittoria d'Alba con la cessione a NewPrinces e spostato le sedi come pedine (il riferimento è al trasferimento dello scorso anno da Torino a Milano, ndr), oggi Diageo pretende di buttare sulla strada 96 famiglie su 127 a Milano per delocalizzare dove il lavoro costa meno».
Fuori entro fine ottobre
Il piano prevede di procedere con i licenziamenti entro la fine di ottobre. «I tentativi aziendali di presentare piani sociali di facciata, per ammorbidire l’uscita dei dipendenti, sono stati giudicati insufficienti e bocciati dalle assemblee dei lavoratori», spiega ancora il sindacato. Che ora guarda al prossimo incontro, previsto in Assolombarda il 29 luglio, con la speranza in un cambio di registro.


