Edy Bieker: «La cultura del caffè si fa largo tra i giovani baristi»

40 anni di carriera ed esperienza nel settore del caffè, uniti a tanti sforzi profusi nel trasmettere ad altri le conoscenze accumulate: a ciò è dovuto il premio alla carriera Lifetime Achievement Award di cui è stato insignito Edy Bieker il 24 giugno a Dublino, in occasione della cerimonia Scae Excellence Awards, che ogni anno premia le personalità che si sono distinte per il loro impegno all’interno della comunità del caffè. Abbiamo chiesto a Edy Bieker se gli sforzi fatti, da lui e da altri, abbiano portato a risultati tangibili nella diffusione della cultura del caffè.

Classe 1953, Bieker inizia la sua carriera nel settore del caffè crudo nel 1976 e nel 1990 entra nell’azienda importatrice di caffè verde Sandalj Trading Company, dove dal 2000 ha aiutato a fondare e mettere in moto l’Accademia del Caffè, il cui lavoro di ricerca mira al continuo miglioramento della qualità del caffè e alla diffusione della cultura del prodotto.

«Dopo anni di lavoro, le ricerche e le nuove proposte stanno finalmente creando non poca curiosità, soprattutto nei giovani. – afferma Bieker – Il ricambio generazionale è sicuramente uno dei fattori grazie ai quali i tentativi per migliorare la qualità dei prodotti stanno lentamente, ma inesorabilmente, avendo una maggior presa. Purtroppo, la produzione punta tuttora molto più sulla quantità che non sulla qualità».

Gli ostacoli restano. Innanzitutto, di carattere tecnico: «Essendo due i cuochi che si occupano di preparare il caffè (torrefattore prima, barista poi), già il doppio passaggio comporta criticità. La più ovvia: un caffè di buona o anche ottima qualità, se mal conservato o mal cucinato a uno dei diversi stadi di preparazione, porta comunque a un prodotto finale al di sotto delle aspettative e delle possibilità iniziali». Sui consumatori va poi fatto uno sforzo di educazione: «È raro che i clienti conoscano quello che stanno bevendo e che possano e sappiano apprezzarne al meglio le diverse sfumature qualitative – continua Bieker –. In Italia, il caffè è spesso un momento di socialità e condivisione: è frequente che lo si consumi al bancone del bar senza fare troppo caso a quello che c’è nella tazzina». Questo ha importanti ricadute sulla considerazione che si ha del caffè: «Rispetto ad altri prodotti (basti pensare, ad esempio, a tutta l’attenzione che si ha per i vini), il caffè manca di una identificazione precisa e, addirittura di una sua dignità – sostiene il neo-premiato da Scae –. Motivo per cui è spesso difficile far accettare un aumento di prezzo, anche a fronte di un miglioramento nella qualità».

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