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Liscia o gassata, ma dal rubinetto

Soluzioni –

TVB (Ti Voglio Bere) è un progetto sviluppato a Torino che propone il consumo dell’acqua di rete per ridurre sprechi e impatto ambientale. Offrendo ai bar nuove idee di servizio. L’esempio della Caffetteria Re Umberto.

Tvb nel gergo sintetico degli sms vuol dire "ti voglio bene". Nel mondo delle iniziative ecosostenibili TVB significa invece Ti Voglio Bere ed è il nome di un progetto, partito da Torino e ormai approdato in molte città italiane, per diffondere la buona pratica del risparmio idrico. A essere interessati, oltre alle famiglie, sono gli enti pubblici, le scuole e i locali, come bar, ristoranti e strutture turistiche. Domenico Filippone, responsabile del Centro Studi Ambientali di Torino che ha avuto l'idea, ci spiega il meccanismo: «Vogliamo puntare su un consumo più intelligente dell'acqua del rubinetto, sia risparmiandola sia bevendola al posto dell'acqua in bottiglia. L'acqua dei nostri acquedotti è di ottima qualità ed è strettamente controllata. Si può consumare tranquillamente, anche se in molti casi serve un semplice dispositivo per il trattamento che aiuti a eliminare l'odore del cloro usato per sanificare le tubature».
I vantaggi dal punto di vista ambientale sono tanti: si riducono i rifiuti prodotti perché ci sono meno bottiglie in Pet da buttare e diminuiscono anche le emissioni inquinanti, perché viene eliminato il trasporto via camion. «Affrontare il problema del consumo dell'acqua - sottolinea Filippone - significa prendersi cura di tutte le tematiche ambientali: conservazione delle risorse, inquinamento dell'aria, smaltimento dei rifiuti, risparmio dell'energia e delle fonti fossili come il petrolio e derivati».
Per i locali pubblici, Ti Voglio Bere ha predisposto un kit che comprende materiale informativo, pieghevoli e assistenza nella scelta del sistema di trattamento dell'acqua da adottare. Sono già decine i locali che hanno aderito, a Torino e in altre città.

Un'alternativa “risparmiosa”
Un esempio è quello della centralissima Caffetteria Re Umberto di Torino: in un anno ha erogato 8.278 litri di acqua del rubinetto, che corrispondono a 193 kg di rifiuti plastici non prodotti e a un costo risparmiato sull'acquisto di acqua in bottiglia di circa 2.500 euro.
Il costo dell'impianto è di circa 2mila euro a cui si aggiunge la manutenzione per cambiare i filtri, ogni 5mila litri d'acqua erogati, e il costo dell'anidride carbonica usata per gasare l'acqua, circa 4 kg ogni 600 litri d'acqua. Tra i benefici ottenuti, una riduzione delle emissioni nocive pari a ben 386 kg di anidride carbonica (CO2) e il rientro del costo dell'impianto entro il primo anno. Aderire non significa escludere la vendita di acqua in bottiglia, ma proporre ai clienti un'alternativa, motivandola con i benefici ambientali. Spiegando inoltre che si fornisce un servizio, per cui l'esercente è libero di decidere se farsi pagare o meno.   

Hu e i tre City, altro che low cost

Nuovi protagonisti –

Figlio di ristoratori cinesi attivi nel veneziano, Hu “Matteo” Wenjiang ha lanciato in poco più di un anno tre locali tra Mestre e Treviso. Sempre aperti e spesso affollati

“Non è mai finita, City a vita!”. Lo slogan, coniato dai ragazzi dello staff City, racchiude la coinvolgente filosofia di tre locali aperti in un arco di tempo molto breve. Dal 2008 a oggi, Hu Wenjiang (per tutti Matteo) ha applicato quanto appreso dai genitori, tra i primi a introdurre nel veneziano la cucina giapponese e il sushi bar, ed è divenuto un imprenditore che coniuga l'arte, la tenacia e la predisposizione al commercio cinesi con la dinamicità e la solarità italiana, indispensabile in una professione che lo tiene a contatto con il pubblico.

Un, due, tre in poco più di un anno

Il primo City Coffee&Drink nasce a Mestre (Venezia), in pieno centro storico, e soddisfa le principali esigenze precedentemente pianificate da Matteo. Prima di tutto la polifunzionalità, che rende appetibile il locale nelle varie fasce orarie della giornata (aperto dalle 7.30 alle 2, la domenica dalle 16.30), sette giorni su sette. L'ampio orario di apertura si riflette positivamente sul target che, dalla colazione al dopocena, è assai variegato. Dalla caffetteria a vino e cocktail, dalla pasticceria allo snack, il locale convince per la proposta food&drink di qualità. Il wi-fi gratuito è un ulteriore motivo di richiamo che calamita l'attenzione del pubblico giovane e business.
Altro punto di forza del locale mestrino è l'arredo ricercato, sobrio e minimal, studiato in modo da essere durevole nel tempo e da comporre un confortevole scenario alle piacevoli abitudini di famiglie e senior.
Il design degli spazi, un open space ricco di confortevoli sedute dominato dall'ampio bancone, è firmato da Matteo Masiero (Masi Interior Design), che ha creato anche il giardino metropolitano coperto, fruibile sia d'estate (con un incremento del fatturato pari al 30%) sia, riscaldato, durante i mesi più freddi. Il materiale predominante è il teak naturale nei toni del marrone e del ferro arrugginito, caratteristiche riassunte in un originale quadro che appare in tutte le location.
A pochi mesi dall'apertura del primo locale arriva l'inaugurazione del City Coffee&Drink a Treviso, che ripropone il format già collaudato in uno spazio leggermente più raccolto scegliendo, ancora una volta, un indirizzo nel cuore pulsante della città.
L'evoluzione della formula del locale arriva poi nel 2009 con l'apertura del secondo spazio mestrino, il City Coffee&Food, leggermente decentrato ma in un quartiere “business” in forte espansione. È il più solare dei locali, con arredi in frassino olivato sbiancato, e accoglie la clientela dalle 6.30 alle 20.30.

Locali con vocazioni diverse

Le differenze rispetto ai due Coffee&Drink si riassumono principalmente nella proposta, che introduce le specialità di piccola cucina con cicchetteria tipica veneziana, piatti unici aggiornati quotidianamente che presentano in un'unica soluzione tre mezze porzioni (primo, secondo e contorno, anche a base di pesce). Il menu si concentra su primi piatti di pasta, proposte vegetariane e specialità di carne.
Se il primo locale di Mestre ha il più alto afflusso al momento della colazione e dell'aperitivo, quello trevisano si affolla soprattutto durante l'aperitivo e il dopocena. Il terzo City, invece, registra il picco di pubblico all'ora di pranzo e durante le cene a tema.
In tutti e tre i locali, la cantina ha un'importanza notevole. Circa 50 le etichette selezionate dal sommelier Andrea Bonadio, aggiornate di continuo. Tra le proposte spicca il Prosecco marchiato “City”, creato da una piccola azienda di Valdobbiadene. Anche il momento dell'aperitivo accomuna le varie realtà, coniugando i calici di vino, l'immancabile Spritz e gli altri drink (alcolici e non) con un ricco buffet che comprende sfiziosi finger food, frutta secca e, a volte, il richiestissimo sushi.

L'importanza del personale

Le risorse umane sono uno dei “pallini” di Hu Wenjiang: è lui a selezionare il personale, puntando su curriculum e carisma, con colloqui e successive prove pratiche. La formazione di ogni addetto è personalizzata, in modo da creare gruppi di lavoro omogeneo nei turni settimanali che alternano la sera e la mattina. La prova cappuccino è uno degli esami più impegnativi. Allo staff del City è affidato anche il compito della promozione all'interno dei locali, importante per fidelizzare la clientela. Gli altri metodi di comunicazione, in cui si investe il 15% del fatturato, sono flyer, locandine, il sito e il portale di 2night. Ricco di appuntamenti il calendario: eventi e party pre-disco diventano occasioni per distribuire il merchandising: dalle T-shirt griffate alla “City compilation”, un cd che riecheggia le atmosfere musicali dei locali.

Un ambiente è bello finché dura poco

Progetti –

Progettare locali che piacciano ai clienti prima che ai gestori, pensati per restare così solo pochi anni. È la filosofia “estrema” di Andrea Langhi, uno dei più prolifici architetti specializzati nel realizzare pubblici esercizi. Provocatoria, ma solo in apparenza. Perché nasconde una precisa idea

Progettare locali capaci di comunicare, di “raccontare una storia” a chi entra. Senza la presunzione di renderli eterni. Al contrario: Andrea Langhi, uno dei più prolifici progettisti di locali italiani (ne ha realizzati circa 200), cataloga le proprie architetture come “effimere”, «destinate a durare 4-5 anni al massimo per poi scomparire o essere rifatte».
Un approccio volutamente provocatorio, ma che nasconde, in realtà, una visione precisa di come funziona il business dei locali e una ricetta per cavalcarlo con successo.
Il punto di partenza è anch’esso apparentemente provocatorio: «Cerco di fare locali che piacciano ai clienti che li dovranno frequentare, prima ancora che ai gestori» sostiene convinto.
«Fino a pochi anni fa, l’approccio prevalente nei gestori che davano vita a nuovi locali era di tipo funzionale - racconta -. Il ragionamento standard era: “Ci metto un banco, delle sedie, dei tavoli ed è fatto. Se poi è anche bello meglio, ma non è poi così importante”. Adesso fortunatamente le cose stanno cambiando. Sempre più gestori capiscono che il locale deve essere attraente, esteticamente gradevole. Ma non bisogna dimenticare che l’ambiente ha una funzione che cambia nel tempo. All’inizio è fondamentale: in un nuovo locale, il look ha il compito di catturare l’attenzione, di riuscire a “convincere” le persone a entrare. Questo è tanto più vero, per esempio, in un centro commerciale, dove c’è un locale in fila all’altro, perché fa decidere di fermarsi in un bar anziché in un altro. Con il passare del tempo però, finito l’effetto novità, la funzione dell’architettura diventa più “di servizio”: serve cioè a valorizzare la professionalità di chi gestisce il locale e la qualità dei prodotti che si servono. Perché è chiaro che se uno entra in un locale perché gli piace l’ambiente ma poi si trova male, la bellezza del posto non sarà sufficiente a fargli decidere di tornare».

Creare una storia coerente

I suoi locali sono tra loro tutti differenti. E difficilmente lasciano indifferenti.
«Il punto di partenza - spiega - è sempre lo stesso: creare un ambiente che sia coerente con il tipo di pubblico a cui ci si vuole rivolgere e che racconti una storia, abbia una sua identità. Capace di valorizzare il prodotto che vende».
Langhi distingue tra locali diurni e locali notturni: «Le persone che li frequentano possono anche essere le stesse - dice -, ma a seconda dei momenti e delle aspettative hanno esigenze diverse. Quello dei locali diurni è un mondo più fisico, dove i frequentatori cercano stimoli meno forti». Le parole chiave sono ordine e pulizia. Sono importanti anche l’immagine coordinata e la cura dei dettagli.

Lo scheletro e il vestito

«Di sera cambia tutto - dice Langhi -: i locali diventano un palcoscenico. Dove ogni notte si va in scena, ci si sente protagonisti: non solo chi ci lavora, anche e soprattutto i clienti. Per questo diventano fondamentali l’atmosfera, il fascino, la suggestione, la capacità evocativa. Sensazioni che le luci, le proiezioni, la realtà virtuale possono contribuire a esaltare».
Chi vuole un locale contemporaneo, secondo Langhi, non deve preoccuparsi di creare un ambiente destinato a durare: «Le cose ormai cambiano con una rapidità estrema - afferma -. Oggi la nostra vita è molto diversa da come era dieci anni fa: siamo passati dal fax alla mail, dal telefono al cellulare. Internet non c’era nemmeno. Un locale innovativo, al massimo, può restare tale per qualche anno. Poi non lo è più. Meglio allora investire seriamente nelle parti strutturali del locale, quelle che hanno un valore che dura (gli impianti, le attrezzature ecc.) e pensare all’aspetto esteriore come a un abito che si possa periodicamente cambiare per rimanere sempre al passo con i tempi». Proprio come un palcoscenico, che resta se stesso ma cambia le quinte mostrandosi ogni volta diverso. «Modernizzare un ambiente non è una scelta particolarmente dispendiosa. Anzi: la fortuna di chi fa questo lavoro è che reinventare periodicamente il locale è una scelta economicamente sostenibile, visto che in pochi anni si rientra dell’investimento iniziale e che i costi di un restyling sono contenuti. Avere un locale offre una possibilità di sperimentare e di cambiare che poche altre attività hanno. L’imperativo di chi lo gestisce, per me, deve essere di riuscire a essere sempre interessante, sempre un passo avanti». Per Langhi il committente ideale esiste: «È quello che interpella un progettista perché si rende conto di essere bravo nel proprio lavoro ma cerca qualcuno capace di valorizzare le sue capacità. La cosa più difficile è lavorare con le persone che non hanno le idee chiare, che non sanno bene cosa vogliono. Oppure con chi non è disposto a mettere in discussione il proprio modo di essere, che pensa di sapere già tutto e non vuole cambiare niente del proprio lavoro. I risultati migliori si ottengono con chi è disposto a condividere l’idea di valorizzare l’esperienza con il cliente».

Snack a tutta salute al Juicebar

Case history –

Preparati a base di frutta e verdura fresca, anche da asporto, ma non solo. Ispirata a criteri di qualità e benessere, c’è spazio anche per una gastronomia veloce a base di ricette mediterranee

Tutto nasce da un lungo viaggio effettuato nel 2004 negli Stati Uniti e in Australia, dove Maurizio Orlando e Irene Placido hanno appositamente visitato oltre una ventina di catene di fruit bar. Messo a punto il necessario know-how tecnologico, hanno dato vita al progetto Juicebar proponendo una catena di locali specializzati in succhi e spremute fresche di frutta e verdure naturali 100%. Il cuore dell'operazione è lo stabilimento di produzione a Garbagnate Milanese dove ogni mattina viene raccolta e selezionata la migliore verdura, frutta, carne bio, pollo e pesce disponibile sul mercato, senza impiego di conservanti o additivi. Con la collaborazione di nutrizionisti e dietologi, la maggior parte delle pietanze viene preparata al vapore o al forno senza aggiunta di grassi o condimenti. «Partendo dalla frutta e dalla verdura - precisa Maurizio Orlando, ceo di Juicebar - abbiamo allargato via via l'assortimento gastronomico, impiegando le tecnologie alimentari più recenti insieme all'utilizzo di ricette tradizionali della cucina mediterranea».
In centri di grande passaggio

I primi punti vendita sono stati corner specializzati presso hotel a 4 o 5 stelle e centri fitness, quindi è stata inaugurata una serie di locali in proprietà, in particolare presso strutture commerciali di grande passaggio. I punti vendita sono situati all'aeroporto di Bergamo Orio al Serio, al 7° piano de La Rinascente di Milano, in piazza Duomo, al centro fitness GetFit di Milano (viale Stelvio) e di Gallarate (Varese), mentre è di prossima apertura quello alla Stazione Centale di Milano (85 mq circa).
Il menu tipo riporta una lunga serie di proposte: succhi di frutta e verdura freschi, centrifugati e spremute a 4 euro (anche da asporto in bottiglietta a 3 euro); smoothies semplici o con yogurt; macedonie di frutta fresca; healthy food per vegetariani, vegani e per chi soffre di intolleranze alimentari; super salad (6,90 euro), zuppe, sandwich e boost, prodotti energetici naturali; complimentary come frutta secca, hot (1 euro) e iced coffee. Da segnalare che da luglio dell'anno scorso Juicebar ha siglato un accordo di partnership che prevede una partecipazione del 10% dell'azienda milanese Caffè Ottolina (1948). «La partnership con Caffè Ottolina - precisa Irene Placido, presidente e direttore marketing di Juicebar - ci consente di fare investimenti importanti nell'estensione dei nostri punti vendita e di introdurre prodotti di caffetteria di alta qualità». Anche gli arredi scelti per corner e locali sono in tema con la mission qualità di JuiceBar: design moderno con largo uso di materiali come legno wengé, acciaio e vetro che crea un'atmosfera amichevole, opere di giovani artisti alle pareti.

Fatturato in crescita

In controtendenza rispetto al mercato, grazie all'impegno di 40 dipendenti e collaboratori, Juicebar Srl ha fatturato nel 2008 1,9 milioni di euro (+135% sul 2007), una crescita confermata nel 2009 con 2,4 milioni di euro (+30% sul 2008), mentre le previsioni per il 2010 prevedono un volume d'affari che arriverà a 3,5 milioni di euro grazie all'apertura di nuovi punti vendita (dati aziendali).

Ora il gioco si fa più duro

Giochi&Scommesse –

All’ultima Enada Primavera di Rimini fari puntati sulla novità videolotterie, che introdurranno entro l’anno nuovi standard con puntate e vincite più alte. Incerti i riflessi sul mondo new slot

L'ultima edizione di Enada Primavera, la fiera del gioco organizzata ogni anno a Rimini, ha portato il consueto carico di novità. L'evento organizzato dalla Sapar (sigla italiana di categoria del segmento new slot) e da Rimini Fiera, con il patrocinio dell'Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, ha spinto le 400 aziende produttrici e creatrici di gioco presenti a confrontarsi a viso aperto, concentrando gli sforzi sulle novità commerciali del momento: new slot di ultima generazione, video lottery terminal, poker online (atteso alla prova del “cash game”, che consentirà di giocare somme superiori a quelle attualmente previste per i tornei) e gioco a distanza (con l'introduzione dei nuovi giochi da casinò). Nato come un appuntamento dedicato agli apparecchi da intrattenimento, Enada ha in particolare concentrato molta della sua attenzione sul presunto conflitto tra le new slot e le nuove videolotterie: il timore tra le imprese di gestione delle “vecchie” awp (la macchinette presenti negli esercizi pubblici), infatti, è che non emerga in modo preciso la differenza tra le due tipologie di gioco. Il rischio è che anche chi deve prendere decisioni fondamentali sullo sviluppo di questi tipi di giochi non capisca appieno quindi quale tipo di mercato verrà alimentato dalle videolotterie e in che modo questo si affiancherà o si sovrapporrà alle slot, aumentando nel primo caso, o comprimendo nel secondo, le opportunità commerciali.

New slot e videolotterie

A quanti - tra gestori, esercenti e clienti - si fossero distratti nell'ultimo anno, Enada ha voluto ricordare come le due tipologie di apparecchi abbiano modalità di gioco, e prospettive di vincita assai diverse: le slot, 330mila apparecchi diffusi soprattutto negli esercizi pubblici, prevedono una giocata massima di 1 euro, una vincita massima di 100 euro e una percentuale di vincite distribuite pari almeno al 75% delle giocate; le videolotterie, o video lottery terminal, prevedono una giocata massima di 10 euro, una vincita massima di 5.000 euro, la restituzione di almeno l'85% delle giocate e l'introduzione del jackpot (fino a 100mila euro in sala, fino a 500mila euro a cura del concessionario). Le videolotterie potranno entrare solo in sale dedicate, esclusivamente riservate ai giochi pubblici (sale bingo, game hall, sale scommesse e così via). Il mercato è in fermento anche perché la fase di sperimentazione del sistema delle videolotterie, direttamente controllato da Aams e dai concessionari, si chiude alla fine di aprile: dopodiché sono attese le prime risposte ufficiali in ordine alla contiguità o, eventualmente, alla sovrapposizione sul territorio tra new slot e videolotterie. Ma sarà il 2011 l'anno in cui il nuovo sistema viaggerà a pieno regime.

Industria italiana, partner stranieri

Tutte le aziende presenti alla Fiera di Rimini hanno puntato a presentare il meglio del propria offerta: Lottomatica, uno degli operatori leader del mercato del gioco, ha puntato molto su proposte che hanno già riscosso successo in ambito internazionale. In una recente intervista, l'amministratore delegato di Lottomatica Videolot, Guglielmo Angelozzi, ha ricordato come all'Enada 2010 l'azienda abbia puntato a presentare l'offerta completa delle new slot e delle nuove videolottery con i giochi che, a breve, saranno lanciati sul mercato italiano, insieme a quelli che fanno già parte del cosiddetto “portafoglio internazionale”.
Di strategia in strategia, c'è stato ovviamente chi, temendo una caduta di interesse nelle new slot, ha concentrato i propri sforzi sulla presentazione di nuovi e allettanti giochi da proporre alle imprese di gestione e al pubblico degli apparecchi da intrattenimento. Emerge tra l'altro un tratto comune all'industria italiana delle macchine da gioco, importante nel mondo ma sempre più dipendente da partner tecnologici stranieri per lo sviluppo di nuove proposte: diverse aziende che creano i software per le new slot provengono, infatti, da Paesi come gli Stati Uniti e l'Australia.

Un sodalizio rinnovato
Per tradizione e vocazione Enada ha sempre rappresentato un appuntamento dedicato agli apparecchi da intrattenimento, anche se negli ultimi anni ha saputo adattare il proprio contenitore a temi diversi, sicuramente più vicini alle richieste del mercato. La ventiduesima edizione della fiera ha fatto registrare buoni numeri, tanto che Sapar e Rimini Fiera hanno deciso di rinnovare la propria partnership da qui fino al 2019, mantenendo l'impegno di allestire, nei prossimi anni, le due versioni di Enada, quella autunnale che si tiene da qualche anno nella nuova Fiera di Roma e quella primaverile, tradizionalmente di stanza a Rimini.
A bocce ferme i numeri del tradizionale appuntamento confermano che al fermento del mercato italiano del gioco è direttamente corrisposto l'interesse degli operatori: hanno partecipato 28.865 visitatori (+13% rispetto al 2009), 3.540 dei quali esteri (+26%).

Fenomeno poker online

Le novità hanno riguardato anche il poker online, un fenomeno in fortissima ascesa in Italia, che trova testimonial soprattutto nel mondo del calcio (non ultimo Francesco Totti). In questo senso diverse aziende hanno sposato la filosofia commerciale vigente (e vincente) che vuole il Texas Hold'em sempre più “contaminato” dal mondo del calcio. La Gamenet, prima azienda italiana a creare una poker room “in ambiente Grande Fratello”, ha addirittura presentato tre siti per il poker online, “vestiti” con i colori di altrettante squadre italiane: Parma, Livorno e Brescia. Il confronto sui “campi di calcio” ha visto impegnata anche la Big (Best in game) con la sua poker room BigPoker.it, che ha visto direttamente coinvolti tutti i calciatori del Bologna. La filosofia in entrambi i casi è la stessa: oltre ai premi in denaro, gli appassionati di poker e di calcio possono vincere un contatto reale con i propri beniamini della domenica: abbonamenti per assistere agli incontri, maglie firmate e gustosi prepartita da trascorrere tra spogliatoio, sala stampa e campo.

Aperitivo bello e comodo

Tecnologia e servizio –

Negli happy hour è importante fare scena e al tempo stesso rendere comoda la consumazione. Ecco allora una serie di soluzioni scenografiche per il buffet, che uniscono funzionalità ed estetica. E possono rendere unico il vostro locale

Aperitivo alla milanese e catering hanno dato nuova vitalità al bar. Ma si tratta di attività “movimentate” e quindi complesse da gestire: che il cliente si serva al banco bar o al buffet o che sia servito al tavolo, piatti, bicchieri e posate devono viaggiare rapidamente ma soprattutto in sicurezza, anche in presenza degli arresti improvvisi e degli slalom che ambienti affollati con molte persone in piedi spesso impongono. Il piattino in una mano, il bicchiere nell'altro e acrobazie per mantenere posate e tovagliolo sono scomodi e rischiosi per il cliente (o il cameriere) e chi gli sta attorno. Per non correre rischi è importante scegliere accessori in grado di unire sicurezza e funzionalità a praticità, originalità e design: caratteristiche che contraddistinguono i nuovi prodotti in commercio.
Ed eccoci alla prova dei fatti: per prelevare cibi e bevande e portarli al tavolo e, ancor più, per consumare un pasto rapido in piedi, è importante non avere entrambe le mani impegnate. Con questo obiettivo sono stati creati moltissimi prodotti monouso, piattini con scomparti che possono alloggiare cibo e calice e trasportare tutto con una mano, ma anche coppette, spiedini, bicchieri, in materiale plastico. A questi si aggiunge il nuovo filone del naturale ed ecologico, con piatti 100% biodegradabili che sopportano il passaggio nel forno a microonde e contenitori e accessori in legno, bambù, foglie di palma o altri materiali naturali.

Tutto in una mano

Nel trovare soluzioni i produttori si sono sbizzarriti. Se per esempio il cibo dà problemi si può usare uno stuzzicadenti per aperitivo in resina termoplastica che toglie da qualsiasi imbarazzo, grazie a una protezione che copre i denti simile all'elsa di una spada. Un micro appoggio la rende simile a una trottola (2Spin di Napkin). Per trasformare una mousse o un mix di verdure in un gioiello, Chs Group propone vere perle trasparenti. Le compongono due semisfere: riempita una, non rimane che chiuderla con l'altra e metterle in bella vista. Sono possibili poi sistemazioni a piramide, grazie a particolari espositori o contenitori per il mangia e bevi, con scomparti per un prodotto solido e uno liquido, come Koko (entrambi di Chs).

Trasporto sicuro

Quando si parla di vassoi, la creatività non conosce limiti. All In è un'azienda riminese che ha pensato a varie soluzioni per locali notturni, il catering e la banchettistica. Un esempio, in cartone personalizzabile, è il cassetto-vassoio con il fondo scorrevole. Per ottimizzare l'ingombro l'insieme si presenta schiacciato, ma con due mosse diventa una scatola con due misure standard: 285x504x45 mm, per 28 alloggiamenti, e 173x244x45 mm, per 6 alloggiamenti. I bicchieri o i contenitori incastrabili possono avere un lato/diametro di 6, 7,5 o 8 cm a forma quadrata o circolare.
I bicchierini si infilano nei fori e poi si appoggiano sul piano sul quale li si vuole riporre: a questo punto basta sfilare il fondo scorrevole e gli oggetti si appoggiano così sul piano. Non rimane allora che sfilare dall'alto il vassoio: tutto è posto in perfetto ordine (e in un attimo), a disposizione dell'ospite.
Inoltre esistono vassoi che replicano lo stesso concetto e consentono di portare in sicurezza bicchieri di vetro ai tavoli. E c'è anche (sempre All In) chi ha ideato soluzioni per serate molto intense. Per prepararsi all'assalto è per esempio possibile preparare in anticipo un buon numero di vassoi pronti per l'uso. E tenere tutto in fresco con Gold Plast, un box termico per mantenere ben impilati e alla giusta temperatura i prodotti prima del servizio. Insomma, per stupire non c'è che l'imbarazzo della scelta, basta un po' di fantasia.

È l’ora di pubblicità e marketing virale

Strategie –

Saper comunicare non è una dote innata: si può apprendere. Un nuovo libro aiuta nei primi rudimenti

Marketing e locali pubblici. L'abbinamento, a molti, dà fastidio. Qualcuno pensa di essere troppo bravo e di non aver bisogno di un supporto promozionale per lavorare. Qualcun altro ritiene addirittura di svilire l'immagine del locale ricorrendo al marketing. In pratica, utilizzando formule autopromozionali, alcuni temono di trasmettere al cliente un messaaggio del tipo: “Siccome non abbiamo abbastanza clienti perché non siamo abbastanza bravi in cucina, nei cocktail, nei panini, dobbiamo promuovere il locale facendo pubblicità”.
Si tratta di due approcci sbagliatissimi perché impediscono al professionista di capire che marketing non è solo la pagina di pubblicità sulle riviste specializzate, ma è, anzi, molto, ma molto di più. Importante nei locali “normali”, fondamentale in quelli di lusso o che tali vogliono diventare.

La coerenza dell'immagine

Sviscera bene, molto bene, questo argomento “La ristorazione di lusso”, ultima opera editoriale dedicata al nostro settore dalla Franco Angeli per mano del bravo Igor Bagnobianchi (112 pagg., 14 euro). Il quale spiega, tra l'altro, che il marketing è materia complessa, ovvero composta da numerosi aspetti non solo riducibili alla pura e semplice attività pubblicitaria su giornali o guide a pagamento.
Marketing significa anche coerenza tra immagine che il locale trasmette e la realtà dei fatti. Per esempio è fondamentale la coerenza del materiale stampato che arriva tra le mani del cliente: menu, lista dei vini, biglietti da visita e via dicendo devono avere un'immagine coordinata e coerente con l'idea di locale che il proprietario vuole trasmettere. Ma sono fontamentali anche la coerenza tra gli ambienti e quanto viene servito al tavolo. Anche in questo caso si tratta di marketing, perché la consequenzialità tra un arredamento e quanto servito in un piatto o in un calice trasmette un messaggio che può essere coerente, e quindi positivo (il locale moderno che propone cocktail d'avanguardia), oppure incoerente, e quindi negativo (pensate a una tradizionalissima baita alpina che offre solo pasta alle vongole e fritto misto di pesce).

La forza del passaparola

Molto interessante il capitolo nel quale Igor Bagnobianchi affronta il “marketing virale”, ovvero quella forma di marketing che inconsapevolmente il cliente stesso fa quando suggerisce un certo locale ad amici e conoscenti. Si tratta del classico passaparola, un marketing talmente forte che può fare la fortuna dei locali che lo vivono. Vissuto come disinteressato da chi riceve il suggerimento, è un'arma che il ristoratore può e deve sfruttare. Ovviamente non può essere egli stesso portatore del messaggio autopromozionale, ma deve convincere il cliente a fare publicità al locale. Impossibile? No, ma deve mettere in atto qualche accorgimento per convincere il cliente a farsi promotore. Andiamo sul pratico. Innanzitutto bisogna individuare quei clienti che hanno le caratteristiche dei leader. Si riconoscono perché sono quelli che prenotano, che portano spesso nuovi amici, che indirizzano, consigliano e suggeriscono le scelte degli altri clienti. A questi bisogna riservare cure particolari. Dal riconoscere sconti periodici al far loro assaggiare specialità “mai” fatte assaggiare ad altri, al trasmettere loro novità e informazioni “riservate”, così che siano poi loro stessi a trasmettere tali chicche alla loro cerchia di conoscenze evidenziando il loro ruolo di leader. Però attenzione: il cliente leader mette in gioco la sua reputazione consigliando un locale e l'amore dimostrato fino a un certo punto può trasformarsi in odio se i consigli che lui dà ad altri vengono traditi.

Tecniche e norme per una buona esposizione

Gestione –

Far vedere il cibo è importante per venderlo. Ma il suo aspetto deve essere invitante e, soprattutto, le vetrine devono mostrare la massima igiene. Ecco le regole da seguire

Non c'è bar senza vetrinetta in cui siano esposti panini o croissant. E sono pochissimi anche i locali in cui sul banco non compaia, all'ora dell'aperitivo o in altri momenti della giornata, una “mise en place” di vassoi con stuzzichini o altri cibi da consumo immediato. Tutto questo attira la clientela, ma attenzione, perché le norme igieniche da rispettare sono tutt'altro che semplici e un'errata presentazione può essere fonte di sanzioni in caso di controllo.

Proteggere tutto

In base alla normativa, tutte le vetrine per l'esposizione dei cibi devono essere dotate di protezioni per evitare l'inquinamento accidentale dei cibi. Gli alimenti esposti devono essere tutti coperti e questo è facile da mettere in pratica quando si ripongono panini o piatti pronti nelle vetrine del banco, che di solito sono già concepite secondo le norme igieniche, a meno che il vostro arredo non sia vecchio di molti anni. Le vetrine, refrigerate o meno che siano, devono essere chiuse su tutti i lati e quindi protette da sportelli scorrevoli o chiusure anche sul lato dove opera il barista e non solo su quello del cliente. Nel caso di vetrine refrigerate, per l'esposizione di cibi che devono essere mantenuti a precise temperature di conservazione, le chiusure devono inoltre essere ermetiche, per evitare dispersioni. Vetrine di questo genere sono necessarie per esempio quando si decide di esporre la “materia prima” piuttosto che il panino già preparato. Se volete mettere in bella vista prosciutti, salami o formaggi fatelo quindi solo se avete una vetrina refrigerata apposita. La loro conservazione ideale avviene intorno ai 10 °C, con un'umidità relativa tra il 70 e il 90%. Ricordate poi che, per una corretta conservazione dei cibi, le vetrine refrigerate vanno usate solo per l'esposizione: a fine giornata tutto andrebbe spostato nelle celle frigorifere, le uniche che assicurano temperature corrette di conservazione (non oltre i 4 °C).

Separare gli alimenti

Una norma igienica suggerita è quella di tenere rigorosamente separate le diverse tipologie di alimenti, per evitare sempre possibili contaminazioni microbiche. L'interno delle vetrine va inoltre tenuto pulito: eventuali macchie sui ripiani o la presenza di briciole e residui di cibo è un indizio di scarsa pulizia e può spingere un eventuale ispettore a effettuare un controllo approfondito di tutto il locale. Un aspetto che richiede particolare attenzione è comunque la presentazione degli stuzzichini.

Coprire i vassoi

I vari piatti o vassoi messi sul bancone devono rispettare due norme igieniche elementari: essere protetti dalle mosche e dalla contaminazione da parte degli avventori. In teoria quindi non potrebbero essere scoperti: basta solo che qualcuno tossisca o starnutisca vicino alle tartine esposte per provocare una contaminazione. Esistono in commercio molti espositori con cupola in vetro o in plexiglas che possono svolgere egregiamente il compito. Infine un suggerimento di marketing: vetrine mezze vuote o disordinate invogliano poco all'acquisto. Curate perciò sempre l'esposizione.

Concorsi per fidelizzare, occhio alle regole

Gestione –

Per attirare la clientela è possibile organizzare “manifestazioni a premio”, cioè operazioni e concorsi, a partecipazione gratuita, che mettono in palio prodotti di vario genere. Occorre però seguire alcune semplici avvertenze, pena il rischio di sanzioni anche molto severe

Sono un classico senza tempo: chi di noi è capace di resistere alla lusinga di vincere qualcosa in un concorso a premi, anche un semplice espresso o un cioccolatino, come dimostra l'imperituro successo dei Boeri? Ma ricorrere a questa leva di marketing per promuovere il proprio locale richiede alcune accortezze: è necessario, infatti, rispettare le procedure previste per l'organizzazione di quelle che la legge definisce come ¿manifestazioni a premio¿. La norma di riferimento è il Dpr n. 430 del 26 ottobre 2001, che consente anche ai privati l'organizzazione di manifestazioni a premio ma soltanto a patto che sia chiaro il contenuto promozionale di un marchio o di un'attività. Le manifestazioni consentite sono di due tipi: ¿operazioni¿ e ¿concorsi a premio¿.
Le prime consistono nell'offerta di un regalo a chi acquista un determinato prodotto: per esempio, al decimo scontrino di caffè si ottiene una confezione di cioccolatini.

Partecipazione gratuita

Invece l'altra categoria comprende quei concorsi dove l'attribuzione della vincita dipende dalla sorte o dall'abilità del concorrente, come una gara per inventare il nome di un nuovo cocktail o una gara legata al consumo di un prodotto. «La partecipazione deve essere assolutamente gratuita - dice Grazia Fisichella della Camera di Commercio di Bologna -. Sono ammesse solo le eventuali spese di spedizione o telefoniche. Quindi sono vietate le vendite dei biglietti delle lotterie mentre è consentito regalare la cartolina per partecipare al concorso a fronte di un acquisto».
Per indire una manifestazione a premio occorre innanzitutto stabilire il regolamento, dove devono essere indicati il soggetto promotore, la durata, l'ambito territoriale, i partecipanti, le modalità di svolgimento, la natura e il valore indicativo dei premi, il termine di consegna (i concorsi devono avere la durata massima di un anno, le operazioni a premio possono arrivare a 5). Vanno inoltre segnalate le organizzazioni non lucrative alle quali il gestore dovrà devolvere le vincite non assegnate. Il regolamento va autocertificato con un atto notorio e dev'essere conservato presso la sede dell'impresa fino a 12 mesi dopo la conclusione dell'iniziativa. Poi bisogna versare al ministero dello Sviluppo economico una cauzione pari al valore netto dei premi messi in palio.

Segnalazioni da fare

Quindi bisogna inviare il regolamento, la ricevuta di versamento della cauzione e il modello Prema CO/1 compilato (lo si scarica dal sito Internet www.sviluppoeconomico.gov.it) al ministero dello Sviluppo economico, DGVNT - Manifestazioni a premio, Via Molise 2, 00187 Roma.
Per dare il via alla manifestazione non serve alcuna altra comunicazione né occorre aspettare approvazioni di alcun tipo. Solo nel caso dei concorsi, l'assegnazione dei premi deve essere fatta alla presenza di un notaio o di un responsabile della Camera di Commercio del territorio, il cui elenco è disponibile sul sito del ministero.

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