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Ristoranti – Imprese del Gusto settembre 2010

Archivio Copertine Horeca –

News14 Ricette Cinque libri d’autore raccontano la cucina italiana tra voglia di tipicità e creatività.16 Idee Tesori di Parma stile gelato. 17. Pizza da asporto, il contenitore è a norma?18 Tipicità Ekk, eccellenze d’Abruzzo nel poderoso progetto della famiglia Febo.20 Eventi Alimenti bio fuori casa al Sana.22 Beverage Sakè d’autore con tre secoli di storia.44 Aziende&mercati Barilla ed Electrolux: visioni e progetti di sostenibilit…

News
14 Ricette Cinque libri d’autore raccontano la cucina italiana tra voglia di tipicità e creatività.
16 Idee Tesori di Parma stile gelato. 17. Pizza da asporto, il contenitore è a norma?
18 Tipicità Ekk, eccellenze d’Abruzzo nel poderoso progetto della famiglia Febo.
20 Eventi Alimenti bio fuori casa al Sana.
22 Beverage Sakè d’autore con tre secoli di storia.
44 Aziende&mercati Barilla ed Electrolux: visioni e progetti di sostenibilità.
45. L’iPhone è leader nelle guide ai ristoranti.
46. Il Turismo del vino ha bisogno di strategie.
47. Verso il rilancio del Marsala Doc.
48. Igp è sinonimo di sicurezza alimentare.
49. Mercato italiano prioritario per i formaggi francesi.
66 Vino&enologia La via italiana ai vini di domani, supportata dalla tecnologia.
67 Vino&territorio Vitovska, vigne da eroi.
68 Vino&cantine Cantine Pellegrino e lo sbarco dei Mille, doppio compleanno.
69 Vino&cantine Cantine Ceci, bottiglie in piega.
70 Vino&cantine Bellussi vino ufficiale della Mostra del Cinema di Venezia.
Rubriche
9 il gastronauta Davide Paolini ragiona sul costume di elogiare le novità e poi lasciarle.
17 perché Pasta al dente, territorio, tradizione e creatività in menu: riflessioni di Martino Ragusa.
69 DECODER Il successo delle bollicine spinge a spumantizzare di tutto.
Ristorazione
10 Top Restaurant, esame d’impresa I ristoranti di 20 top chef sono stati messi sotto la lente da un sondaggio dell’Accademia Italiana della Cucina. Così sono emersi i problemi strutturali dell’alta ristorazione.
24 Formula Bbq Da Joe Cipolla a Milano un’articolata varietà di carni in vetrina cucinate alla brace con un forno-barbecue: lavoro più razionale e ambiente più salubre.
28 Formula ristorante a tema Dalla serra alla tavola al Navedano di Como; i fiori non solo decorano la sala, ma sono ingredienti per ricette dirompenti.
Fare impresa
31 Tendenze: prezzo fisso
Per i clienti è sinonimo di semplificazione nel processo d’acquisto e certezza della spesa rapportata alla qualità dell’offerta.ù
32 Quanto costa perdere un cliente Si cresce in due modi: acquisendo nuovi clienti e mantenendoli nel tempo. Perché perderne anche solo uno significa uno spaventoso mancato incasso. Facciamo l’esempio di uno scontrino da 60 euro.
34 Sito web con profitto Contenuti visual, info scaricabili e una solida rete di contatti per dare valore alla comunicazione ed essere on-line nel modo più profittevole.
36 Menu scritto o a voce? Non importa come. Quel che conta è presentare l’offerta all’ospite in modo articolato e motivato. Camerieri permettendo.
38 Pane e coperto, abitudine italiana Serve per recuperare i costi generali, ma la trasparenza ormai ne soffre. Alternativa: spalmare il costo all’interno del menu.
40 Vino della casa, una leva in più Bianco, rosso e anche uno spumante: il vino della casa denota capacità di selezione, rilancia la domanda e salva i margini.
42 Birra, spine new generation Quando è conveniente installare le spine? Sempre, perché i nuovi mini impianti sono iperfunzionali e la loro manutenzione è minima.
Made in Italy
51 Dossier: opzione Biologico
Un settore dove domanda e offerta sono in costante crescita. In attesa di un contrassegno e di norme specifiche per la ristorazione. Sotto la lente le potenzialità del mercato dei consumatori bio, lo sviluppo nel mondo della somministrazione, la creazione di una rete di locali bio identificabili.
58 Questo è un signor cacio Specialità affinate e aromatizzate sempre più gradite dai clienti. Con buoni margini per chi valorizza la portata.
62 Un guerriero guida il Brunello Cambio ai vertici del Consorzio di Montalcino. Il neo-presidente Ezio Rivella racconta i piani per ripartire.
64 Antico trebbiano, vitigno ritrovato Cantina Novelli dalla terra del Sagrantino punta con decisione sul Trebbiano Spoletino per vini fermi e spumanti.
Food&Beverage
94 Rummo e la pasta al dente Tenuta in cottura come risultato di una lavorazione lenta. Gli chef ringraziano.
95 Alga e salmone Alca Moretti Pronto per il consumo è un secondo completo che sposa l’affumicato con l’alga nori.
95 Tiramisù Rachelli Da servire in tranci o al cucchiaio, un dessert che non può mancare.
Strumenti
84 Espresso, il momento della verità Preparare cento caffè in dieci minuti: il fine pranzo è il momento clou. Attrezzature e consigli per affrontare il picco.
88 Il banco Pizza Range di Sagi Temperature e umidità controllate negli elementi modulari che aiutano il pizzaiolo.
89 Pasta fresca ci pensa Marcato Pensata per i professionisti, la tirasfoglia Ristoràntica impasta, tira ed estrude.
90 Bicchierini termici Luigi Bormioli Utili per servire finger food e appetizer alla temperatura ideale.
90 Con Sowine il vino si mantiene Cantinette Professional con sistema sottovuoto conserva anche le bottiglie aperte.
91 Kenwood trita su misura Il tritacarne MG 700 per piccole produzioni è utile in cucina e riduce gli sprechi.
92 Cook & Chill Angelo Po Un sistema forno-abbattitore-frigo che snellisce i processi di cucina.
92 Standard Plus, frigo Mbm Contengono fino a 21 teglie gli armadi refrigerati completamente in acciaio inox.
Drink List
73 Tasting La classica lager Peroni merita la ribalta per la sintonia con la pizza. Tradizionale oppure creativa.
74 Rossi di rango in vista dell’autunno Cinque etichette longeve e di tendenza per accompagnare cacciagione e funghi.
76 Pinot, blend o chardonnay? Una scelta di spumanti da uve note o meno, ma interpretate bene e con prezzi particolarmente giudiziosi.
78 Birre in maxiformato Più consone al ristorante le bottiglie da 75 cl, ideali per pasteggiare.
80 Liquori insoliti per il dopocena Antiche ricette, confezioni design e frutti esotici solleticano la curiosità.
82 Il tè, molto più di un’alternativa Tre infusi, tre gusti diversi per sorprendenti abbinamenti con piatti abituali.

Foodservice, nascita di una ricetta. Dietro al buon gusto un lavoro di squadra

Foodservice - ricette –

Molto lavoro e mesi di studio da parte di cuochi e team Ricerca e Sviluppo. Ecco come nascono i prodotti foodservice.

Pratici, costanti nella resa e nel sapore, igienicamente controllati. I prodotti che l’industria del foodservice mette a disposizione degli chef off rono molti vantaggi al professionista. Certo, gli irriducibili del “fatto in casa” storcono il naso, anche se probabilmente vicino ai loro fornelli c’è la confezione del fondo bruno, dei pomodori pelati o del fumetto di pesce. Ingredienti irrinunciabili in cucina, che però ormai pochissimi preparano da sé, perché richiedono un dispendio di tempo e di energie che - con maggior profi tto - il cuoco può impiegare su altre preparazioni. Ma, si sa, i miti sono duri da sfatare e il prodotto dell’industria non gode di quell’appeal che le parole “artigianale” o “fatto in casa” sanno suscitare. Per meglio capire come stanno le cose, abbiamo voluto andare a un po’ più a fondo sui processi che stanno a monte dei prodotti elaborati dalle industrie alimentari, per scoprire chi “pensa” il gusto di una ricetta o come vengono selezionate le materie prime, come si conservano e si confezionano i prodotti. Per verifi care in conclusione che le migliori aziende del foodservice lavorano con criteri del tutto omogenei a quelli adottati da un cuoco scrupoloso.(continua)

La rinascita del Gaglioppo

Vini Autoctoni –

La cantina calabra Statti dopo aver perfezionato le varietà tradizionali aumenta la produzione per il mercato nazionale

Riesco a “catturare” Antonio
Statti per intervistarlo
in un momento di attesa
all'aeroporto, mentre è diretto
verso la Germania dove sta andando
a promuovere i propri vini.
Con il fratello Alberto guida
la cantina che porta il nome di
famiglia, felicemente insediata
nel cuore della Piana di Lamezia
Terme, in Calabria.
Una tenuta con 100 ettari di vigneto,
cui si aggiungono 300 ettari
di oliveto, 50 di agrumeto,
un allevamento di bovini che
produce 50 mila litri di latte
al giorno e altri terreni a seminativi
per un totale di 500
ettari. Una realtà produttiva
che dà lavoro a una novantina
di persone e che negli
ultimi mesi ha arricchito
lo staff dirigenziale, con
l'ingresso di un nuovo
direttore marketing, di
un direttore commerciale,
e con l'ampliamento
dello staff tecnico, rinforzato
da agronomi che si affiancano
ai collaudati enologi Vincenzo
Bambina e Nicola Centonze.
«Nuovi arrivi - dice Antonio
Statti - che completano una trasformazione
iniziata già da diversi
anni, incentrata sulla valorizzazione
dei nostri vitigni tipici, come
il gaglioppo e il magliocco canino
tra i rossi o il greco bianco e
il mantonico tra i bianchi. Le 300
mila bottiglie che produciamo oggi
sono destinate ad arrivare a un
milione, e per questo stiamo puntando
ad aumentare la diffusione
in Italia, che al momento si divide
al 50% con l'estero».
Tipicità locali
«Per allargare la diffusione nella
Penisola - spiega ancora il produttore
- puntiamo moltissimo
sul canale della ristorazione, che
per noi è strategico e per il quale
stiamo lavorando a un programma
di iniziative che partirà in autunno.
Non anticipo nulla, perché
gli appuntamenti sono ancora in
via di definizione, ma posso dire
che abbiamo in mente di coinvolgere
chef importanti in tutta Italia.
Quello che ci aiuta nel rendere
sempre più conosciuti i nostri vini
è, paradossalmente, il fatto che
nel panorama italiano la Calabria
è l'ultima regione, e non soltanto
per chi guarda la carta geografica,
a esprimere il proprio potenziale
di tipicità. Questo ci dà margine
per una grande crescita, perché
abbiamo veramente tante particolarità
da far conoscere nel mondo
e negli ultimi tempi comincia a
crescere in modo deciso l'interesse
verso la nostra regione».
Tipicità per Statti significa valorizzare
vitigni che fino a qualche
decennio fa avevano un impiego
secondario in enologia, magari
per produrre vini da taglio, sfusi,
e che oggi si rivelano invece capaci
di regalare prodotti sorprendenti.
«A fine 2010 - annuncia -
metteremo in commercio il nostro
Gaglioppo Riserva, prodotto
dalle uve delle vigne più antiche
dell'azienda. Saranno soltanto
6.000 bottiglie ma molto importanti
per noi, rappresentative del
nostro top qualitativo».
Del resto la valorizzazione di questi
vitigni passa anche per le novità
tecniche e colturali. Il gaglioppo
è protagonista non solo per la
nuova riserva, ma anche per la vinificazione
in bianco, che Statti è
stato il primo in assoluto a sperimentare.
Il tutto procede anche
attraverso un attento lavoro scientifico,
incentrato sulla selezione
clonale delle migliori varietà

E’ tempo di un’altra enologia

News vino –

In controtendenza rispetto al mercato, i vini biologici e biodinamici hanno richieste crescenti. Che cosa c’è dietro il fenomeno dei vini “veri”.

Si parla molto ultimamente di vini “naturali” o “veri”, un fenomeno e anche una moda che ha persino favorito la nascita di eventi sul tema alternativi allo stesso Vinitaly. Questa tipologia di vini è tra le poche a non risentire della crisi che ha invece investito i “convenzionali”. C'è tuttavia ben poca chiarezza. La definizione “naturale”, è un termine tanto vasto da risultare equivoco. Già è difficile per gli addetti ai lavori chiarire i confini entro i quali un vino si può definire biologico (la dicitura corretta è “vino da uve prodotte da agricoltura biologica”). Figuriamoci per i consumatori! Ancora più complesso è afferrare il concetto di vino da “agricoltura biodinamica”. Ma c'è un'altra complicazione: i vini naturali (per esempio i bio e i biodinamici) diventano in alcuni casi vini “veri” a seconda dell'organizzazione che ne associa i produttori. Il successo crescente di mercato merita tuttavia una fotografia più accurata degli attori in campo. Senza sostanza chimiche Il movimento dei vini naturali o veri nasce nel 2001 grazie a Renaissance des Appellations, associazione di vignaioli creata da Nicolas Joly, che oggi riunisce oltre 160 produttori in tutto il mondo, una trentina in Italia, votati all'agricoltura biodinamica. Sulla scia di Joly, nel 2003, Luca Gargano, titolare di Velier Wine and Spirits (velier.it), storica società di importazioni di alcolici di Genova, lancia il manifesto delle “Triple A” che rifiuta il vino standardizzato, appiattito nei caratteri organolettici e incapace di sfidare il tempo, proponendo al contrario una figura di produttore virtuoso, con 3 doti fondamentali: che sia agricoltore, artigiano e artista. Ai vini veri si arriva senza utilizzare sostanze chimiche di sintesi, rispettando la vite e i suoi cicli naturali; vendemmiando uve raccolte a maturazione fisiologica e sane e ricavando i mosti non addizionati di anidride solforosa. Il seme gettato da Joly è fruttuoso. Ispirati alla biodinamica si sono uniti, per poi separarsi, il gruppo Vin- Natur (vinnatur.it), il cui presidente è Angiolino Maule, dell'azienda Biancara di Gambellara e il Consorzio Viniveri, con a capo il vignaiolo Teobaldo Cappellano, di Serralunga d'Alba (viniveri.net). VinNatur riunisce vignaioli da tutto il mondo che intendono difendere l'integrità del proprio territorio, rispettandone la storia, la cultura e l'arte, traendo ispirazione da una forte etica ecologica. Rifiutano l'omologazione chimica, e la tecnologia dell'industrializzazione. Etica e sostenibilità ViniVeri invece non raduna i vignaioli bio né i biodinamici. Tuttavia la regola impone condizioni di vigna e di cantina ancora più severe di quelle richieste dalle certificazioni. Ben rappresentano l'indirizzo le parole di Corrado Dottori vignaiolo di Cupramontana (intravino.com). «Quando la bottiglia di vino naturale diventa merce come è il supertuscan costruito in laboratorio con vitigni pompati, la deriva commerciale e mediatica è dietro l'angolo». Non nascondo che questo “movimento” sta anche cambiando il vocabolario del vino che non è più morbido, opulento e fruttato, ma diventa sano, etico, sostenibile e comunque bio-qualcosa. Tornando al mercato, secondo Luca Gargano questo settore non sente crisi perché sono vini emozionanti, frutto di un lavoro agricolo quasi scomparso e di una vinificazione non interventista. Certo, è affare ancora per poche cantine e poche bottiglie ma lo sviluppo è prevedibile. Dimostrano molto interesse ai vini veri le enoteche nella perenne diversificazione dalla Gdo, ma anche i ristoratori sensibili a creare carte dei vini alternative! EVENTI
Millesime Bio Rassegna mondiale di vini biologici e biodinamici a Montpellier con oltre 400 espositori. A fine gennaio. Organizzazione: Associazione Interprofessionale dei Vini Biologici del Languedoc- Roussillon. millesime-bio.com
Vini Naturali Convention romana organizzata da Tiziana Gallo, tra fine gennaio e febbraio con vignaioli di varie associazioni quali Vini Veri, VinNatur, Triple “A”, Renaissance Italia e altri indipendenti. vininaturali.com
VinoVinoVino L’appuntamento del Consorzio Viniveri e di Renaissance des Appellations con partecipazione di Italia, Francia, Slovenia, Georgia. Ad aprile, nei giorni del Vinitaly a Cerea (Vr). viniveri.net
VinNatur A Monticello di Fara, Sarego (Vc), si svolge Vinnatur, sempre nei giorni del Vinitaly. vinnatur.it
Vinissage Salone piemontese dedicato ai bio e biodinamici, si svolge ad Asti a maggio, nell’ex monastero del Michelerio. comune.asti.it Montecarlo winefestival  Ha annunciato una importante sezione da uve biologiche e biodinamiche. 5 - 7 giugno all’Hôtel Méridien Beach Plaza. monte-carlowinefestival.com
Vini bio Rassegna nazionale tra il 6 e il 16 agosto a Rispescia (Gr), nell’ambito di Festa Ambiente, kermesse ecologica solidale alla XXI edizione. festambiente.it

Grandi rossi del Piave una scossa di modernità

Vini Blend & Territorio –

Una sfida, quella di Villa Sandi da Valdobbiadene: impiegare i vitigni internazionali ricavando nuova freschezza senza smarrire l’identità del territorio.

Ne ha fatta di strada, Giancarlo Moretti Polegato, da quando nel 1995 il fratello Mario, avviato a fondare la Geox, gli ha ceduto la gestione di Villa Sandi. Un cammino che ha portato l’azienda di Crocetta del Montello a diventare nel giro di pochi anni una delle case produttrici esemplari per capacità di coniugare innovazione e amore per la tradizione. Merito di un presidente che ha saputo raccogliere l’eredità di una famiglia dedita da più generazioni alla cultura del vino, ma anche delle qualità del territorio e di una sapienza enoica che da queste parti si respira nell’aria. Siamo in provincia di Treviso, fra le zona Docg del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene e quelle del Montello e del Piave. Una regione ad alta vocazione vitivinicola, oggi conosciuta nel mondo come patria di bianchi e spumanti di grande qualità. Ma capace di produrre anche grandi vini rossi, come dimostra da anni il caso di Villa Sandi.
Villa sul Montello La sede della tenuta si trova in una villa di scuola palladiana risalente al 1622. L’edificio è un felice esempio del connubio di arte e agricoltura che ha caratterizzato il paesaggio veneto dei secoli passati. Le cantine sono ricavate da una fitta rete di antichi camminamenti sotterranei che si estendono per un chilometro e mezzo e durante la Prima Guerra Mondiale, quando la villa era sede del comando italiano, servivano da deposito di munizioni. Vicine alla linea del fronte sul Montello (in linea d’aria poche centinaia di metri), le gallerie fungevano anche da collegamento diretto con il fronte. Nelle vicinanze della villa si trova la tenuta dedicata alla coltivazione di uve Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot destinate alla produzione di vini rossi di grande struttura, primo fra tutti il Corpore (blend di Merlot e Cabernet Franc), che trova il proprio affinamento in barrique di rovere francese da 225 litri per almeno 12 mesi. A Valdobbiadene, invece, nel cuore dell’area Prosecco si trova un’altra tenuta aziendale, con annessa cantina. Lo specifico interesse di Villa Sandi per i vini rossi è nato da un’appassionata “sfida” di Giancarlo Moretti Polegato: quella di dimostrare che anche la terra trevigiana può essere terroir ideale per la produzione di rossi di alta gamma.
Dieci anni di lavoro «Villa Sandi rappresenta oggi un marchio di successo anche grazie a vini rossi di assoluta eccellenza - spiega il patron -. Un risultato affatto scontato, frutto di un lavoro importante in vigna e in cantina, ma anche, lasciatemelo dire, di una grande passione». Fondamentale in questo senso si è rivelata la collaborazione con Riccardo Cotarella, wine maker fra i più affermati sulla scena internazionale. Con la sua consulenza è stato avviato un lavoro di ricerca sulle vigne che ha portato gli agronomi e gli enologi di Villa Sandi (fra i quali, da molti anni, Valerio Fuson e Dario Toffoli) a effettuare un sistematico lavoro di zonazione per identificare le aree più adatte alla coltivazione di ogni specifico vitigno. Significativa è stata anche la riduzione delle rese, con l’aumento di concentrazione nel frutto. Un lavoro di preparazione durato circa 10 anni che ha preso avvio nel 2001 proprio con la creazione di un vino di grande struttura e armonia come il Corpore, etichetta che in un certo senso rappresenta la migliore riuscita del progetto di valorizzazione dei rossi intrapreso dal presidente Moretti Polegato. Il Corpore è un vino di carattere, ma allo stesso tempo morbido e rotondo, come la suggestiva etichetta lascia immaginare, prodotto in circa 15 mila bottiglie l’anno, che in pochi anni ha saputo imporsi all’attenzione di ristoranti e wine bar e al debutto ha ottenuto 93 punti da Wine Advocate di Robert Parker.
Etichette di successo Al Corpore si affiancano il Marinali Rosso (uno dei vini più premiati di Villa Sandi: l’ultimo riconoscimento in ordine di tempo è la medaglia d’argento al concorso di Decanter 2010), taglio bordolese di Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon così chiamato in onore di Orazio Marinali, scultore del Settecento autore delle statue che decorano il viale e il parco di Villa Sandi, e il Filio, un nuovo blend da uve Merlot e Cabernet nato sulla scia del successo ottenuto da Corpore con le stesse caratteristiche di base di quest’ultimo, ma declinate in modo da ottenere un vino più fresco, giovane e facile da bere. «Filio 2006, presentato nel 2009, è andato esaurito in pochissimo tempo - racconta il patron -; ora stiamo aspettando il Filio 2007, che sarà a breve disponibile. E siamo sicuri che piacerà come il suo predecessore». Ma accanto ai grandi attori delle produzioni Villa Sandi vi sono altre etichette che, con meno clamore ma altrettanta efficacia, portano avanti il vessillo degli autoctoni. Villa Sandi, nel suo Dna, racchiude infatti un profondo legame con il territorio, e non solo per il Prosecco, scelta in qualche modo “scontata”: l’amore per la tradizione si manifesta nella scelta di valorizzare vitigni da sempre presenti in zona e appartenenti a pieno titolo al suo patrimonio culturale. Caso emblematico, il Raboso Piave Doc, vino che raggiunge il mercato solo tre anni dopo la vendemmia. L’attività di promozione del territorio di Villa Sandi si esprime anche sotto l’aspetto enoturistico: è stata fra le prime cantine ad aprire le porte ai visitatori, conducendoli alla scoperta e alla conoscenza del mondo del vino. Oggi sono circa 20 mila gli appassionati che ogni anno visitano l’azienda.

Il gelato da bere, fenomeno in lista

Novità dessert –

L’ultima novità di Antica Gelateria del Corso crea un’occasione di consumo in più.

Eelevata redditività, velocità di preparazione, possibilità di personalizzazione. E una qualità indiscutibile. Sono alcuni dei vantaggi competitivi del “Gelato da bere”, una proposta di Antica Gelateria del Corso pensata per la ristorazione (www. laltagelateria.it), che proprio per queste virtù si sta diffondendo con rapidità tra i locali di tutta la Penisola. In che consista il gelato da bere è presto detto: si inserisce il contenuto di una vaschetta di gelato di Antica Gelateria del Corso nella sorbettiera dedicata, dopo averlo lasciato ammorbidire a temperatura ambiente per circa un’ora. Si mette in moto la sorbettiera e dopo 10 minuti è possibile spillare il gelato nel bicchiere, personalizzare a piacere e servire. Ne parliamo con Giacomo Vidali, product manager e responsabile del progetto Gelato da Bere.
Quali sono i plus che il vostro prodotto garantisce ai ristoratori? La certezza di offrire al cliente un prodotto ottimo, dalla eccellente resa palatale, che lascia in bocca una sensazione di rotondità e pienezza che appaga il con da bere risulta molto omogeneo e compatto».
Quante dosi di gelato da bere si possono preparare con una vaschetta di gelato? «La campana della sorbettiera mantiene a 5°C il gelato e qui può essere mantenuto (a macchina accesa) per 3 giorni; con le nostre vaschette di gelato da 4,7 litri si ottengono 40 porzioni da 75 ml, la capacità delle flûte personalizzate che vengono date in dotazione».
Quale tipo di accordo commerciale prendete con il ristoratore? «La sorbettiera è venduta a un prezzo concorrenziale e per incentivare il cliente offriamo 5 vaschette di prodotto omaggio: vendendole si recupera la spesa della sorbettiera. Mi spiego meglio: le 200 porzioni che si ottengono dalle 5 vaschette possono essere vendute attorno a 2,50 euro, sufficienti a coprire abbondantemente il prezzo della sorbettiera. Il costo porzione calcolato è di 0,37 euro, quindi da lì in avanti ogni porzione di gelato da bere garantisce un valido ricavo al ristoratore. Interessante anche un fatto: questa proposta non è percepita come un sostituto del dessert, ma come una gratificazione, che crea occasioni di consumo in più».
Materie prime Antica Gelateria del Corso vanta una gamma di gelati a base di latte e panna freschi da allevamenti della zona del parmense e ingredienti di eccellenza quali la nocciola Piemonte IGP, il pistacchio di Bronte, il cacao proveniente dalle migliori coltivazioni di Ghana, Ecuador, e Costa d’Avorio, mentre il caffè è prodotto in fabbrica secondo una ricetta esclusiva. Fra i nuovi gusti anche il gelato alla liquirizia e alla menta.
Ricette online Nel sito
http://www. laltagelateria.it è possibile trovare spunti utili di decorazione e servizio. Ad esempio, a fine pasto è consigliato il gelato da bere alla mela e Calvados; come “after hours” è indicato quello al Cacao di Amsterdam (foto in alto): una base di pezzetti di pan di Spagna al cioccolato, confettura di albicocche, gelato da bere al cacao di Amsterdam, scaglie di cioccolato fondente. Per la colazione, invece, bene il gelato da bere allo yogurt (in alto a destra), lamponi in sciroppo e lamponi freschi.

Tavolo fumatori? No Problem con l’ aspiratore multifunzione di Elica

Strumenti- purificatori –

Luxerion, un solo strumento per aspirare e illuminare. Col tocco del design

Leader mondiale nella produzione di cappe aspiranti per cucine domestiche, il Gruppo Elica (2300 dipendenti, 8 siti produttivi, 16 milioni di pezzi prodotti, 335,1 milioni euro il fatturato 2009) si contraddistingue per la lunga esperienza nel settore, la grande attenzione al design, la ricercatezza dei materiali e l’impiego di tecnologie avanzate. Manovrando queste leve l’azienda ha rivoluzionato l’immagine tradizionale della cappa da cucina, che da accessorio esclusivamente funzionale si è trasformato in elemento d’arredo dal design unico e in grado di migliorare il benessere. Non solo in cucina. Sì, perché nel percorso di sviluppo che da azienda specializzata nel distretto di Fabriano l’ha portata ad operare nel mercato globale con impianti di produzione in Messico e in Polonia, acquisizione di altre aziende (la tedesca Gutman e le italiane Turboair e Jet Air), joint venture in Giappone, l’azienda italiana si è trasformata in un vero e proprio specialista dell’aria con una forte attenzione al benessere. Purificazione dell’aria L’attività di ricerca e sviluppo particolarmente intensa ha portato allo sviluppo di numerosi brevetti nella progettazione fluidodinamica, elettronica, acustica. Tra questi, Deep Silence (EDS3), che riduce del 35% il livello sonoro della cappa, che diventa impercettibile alle basse velocità ed Evolution, un sistema di trattamento dell’aria racchiuso in un corpo metallico cilindrico e compatto. Sugli sviluppi di Evolution, è nata la linea di prodotti Luxerion, lampade d’arredo con dispositivo di purificazione dell’aria, sviluppati inizialmente in partnership con Artemide, ora direttamente gestita da Elica, che proprio recentemente ha presentato i nuovi modelli Pure Ola e Pure Wave. «Si tratta di prodotti - spiega il communication manager dell’azienda Riccardo Diotallevi - non solo destinati agli altri ambienti della casa, ma che possono trovare una ragione di impiego anche al ristorante, dove il benessere psicofisico di chi sta a tavola è determinante». Con Luxerion, Elica sta sviluppando un percorso che esplora la multisensorialità nei sistemi di trattamento dell’aria. Diffusione sonora immersiva «Stiamo esplorando nuove vie - puntualizza Diotallevi - con un approccio olistico al tema del benessere, dai sistemi di illuminazione all’integrazione con diffusori acustici. In collaborazione con Architettura Sonora-Applied Acoustics stiamo infatti lavorando all’integrazione alle apparecchiature di moduli per una diffusione sonora di tipo radiale che induce una percezione sensoriale del suono di tipo immersivo e selettivo, una tecnologia che può trovare sviluppi interessanti laddove il rumore di fondo è particolarmente fastidioso, come le sale dei ristoranti».

Evolution detta la forma
In un cilindro di acciaio compatto è racchiuso un sistema di trattamento dell’aria che concentra meccanica, motore, filtri, impianto luce, elettronica e interfaccia di controllo. Grazie al sistema Evolution sono nate nuove forme di cappe da sospensione, che poi hanno consentito di sviluppare il progetto di Luxerion, specifico per la purificazione dell’aria.
Tre livelli di filtrazione Il cuore tecnologico di Luxerion è costituito da tre livelli di filtraggio dell’aria ambiente, convogliata all’interno del modulo di purificazione: il primo elimina le macro impurità con il filtro metallico; il secondo rimuove le particelle dei cattivi odori con i carboni attivi; il terzo, infine, trattiene le polveri, i pollini, i batteri e tutte quelle impurità di dimensioni maggiori o uguali a 0,1 micron con il filtro HEPA (High Efficiency Particulate Air) per la purificazione dell’aria. L’aria, è completamente depurata e viene reimmessa nell’ambiente stesso.

Cresce il gradimento dello spumante italiano all’estero

Agroalimentare –

Aumentano del 22% le esportazioni secondo Coldiretti. E nel 2010 la produzione di vino nazionale potrebbe superare quella francese

Lo spumante italiano all'estero piace sempre di più. Nei primi cinque mesi del 2010, secondo i dati Coldiretti, le esportazioni mondiali di bottiglie con le bollicine nazionali hanno messo a segno un ottimo +22%. Delle performance dello spumante beneficia l'interno comparto vitivinicolo italiano, la cui produzione cresce del 5%, grazie soprattutto alla crescita del 13% negli Stati Uniti, primo mercato di sbocco fuori dall'Europa che assorbe circa un quarto dell'export totale e dove il vino Made in Italy ha ormai conquistato il primato rispetto a Francia e Australia. Stabili, invece, i volumi diretti in Europa, dove viene realizzata oltre la metà del fatturato estero, con la Germania principale consumatore.
“Il vino - precisa la Coldiretti - è la principale voce dell'export agroalimentare nazionale. Il risultato sui mercati esteri è di buon auspicio per la vendemmia 2010 con la quale l'Italia potrebbe sorpassare la Francia nella produzione di vino con valori superiori a 47,5 milioni di ettolitri”. Anche sul frotne della qualità le previsioni sono buone, con il 60% della produzione italiana che sarà destinato ai 498 vini Doc, Docg e Igt.

Maestri del Cocktail

Associazioni –

La proposta italiana per rivedere la prossima lista dell’International Bartenders Association

Allegati

/wp-content/uploads/sites/4/2014/10/maestri_bg_06_10.pdf” target=”_blank”>Maestri del Cocktail
luglio 2010 / pdf / Numero pagine: 6 / Lingua: italiano / di Stefano Nincevich

Come investire negli snack

Distribuzione –

Duecento distributori affiliati, 140 marchi in portafoglio: sono i punti di forza di Dolcitalia Spa che promuove la vendita dei prodotti d’impulso

Prodotti da banco o da impulso: per molti pubblici esercizi caramelle, chewing gum, pastigliaggio e snack di cioccolata sono una risorsa fondamentale per creare fatturato e reddito. Ma richiedono una cura attenta per quanto riguarda assortimento e rotazione. Per venire incontro a questa esigenza, nel 1993 è nata Dolcitalia, con l'intento di creare una centrale d'acquisto per distributori per concordare direttamente con i produttori iniziative promozionali, supporti marketing mirati e migliori condizioni contrattuali. Presieduta da Marino Lazzarini e con sede ad Agrate Brianza (Milano), oggi Dolcitalia Spa può vantare oltre 200 distributori affiliati, 140 marchi distribuiti, 200mila esercizi commerciali serviti e un giro d'affari di 380 milioni di euro (bilancio 2009).
«Il concetto che ci sta a cuore - precisa Stefano Raffaglio, direttore commerciale di Dolcitalia Spa - è quello di partnership. La competenza dei nostri distributori e della loro rete vendita, unitamente a condizioni commerciali ottimali per i nostri punti vendita, ci permette di ottenere un'efficace soluzione distributiva integrata. E gli ottimi risultati di vendita lo testimoniano». Con Dolcitalia hanno stretti accordi le principali aziende produttrici del settore dolciario e beverage come Ferrero, Nestlé e Perfetti, ai quali si è aggiunta Unichips-Pai (snack salati).
Molte sono le iniziative promosse che si sono dimostrate efficaci. Dolcitalia Premium incentiva la forza vendita con viaggi premio speciali, oltre a uno stanziamento per gratifiche agli agenti; Promoflash, prodotti superscontati online; Combo Pack con offerte di prodotti di più aziende gestite in transfer order con tempi di reazione rapidissimi; Convention in location particolari, come la Namibia (2008). Tra le sponsorizzazioni, ricordiamo quella del campione di Supermotard, Ivan Lazzarini. Infine, in collaborazione con Ismo di Milano, il lancio di Dolcitalia Trade & Business School per il costante aggiornamento della forza vendita.

Da settembre prende il via la riforma negli istituti alberghieri

Professione –

Anno scolastico 2010-2111: entra in vigore nelle scuole secondarie di secondo grado la riforma Gelmini. Novità anche per gli Ipssar che mutano nome e piano studi. Non mancano le critiche perchè diminuiscono le ore di pratica e mancano sbocchi accademici specialistici

Per gli istituti professionali alberghieri il “revolution day” è fissato per il 1° settembre 2010. È l'effetto della cosiddetta riforma Gelmini che ridisegna l'intero sistema scolastico nazionale. Per chiarezza con il termine riforma Gelmini si identificano tutti i provvedimenti scolastici voluti dal ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini, iniziati ufficialmente con la legge 133/2008 e proseguiti con legge 169/2008. La riforma è entrata in atto il 1º settembre 2009 per la scuola primaria e secondaria di primo grado, mentre per la scuola secondaria di secondo grado l'entrata in vigore è appunto per il prossimo settembre. Tante le novità.
Intanto, cambia la denominazione delle scuole: non più Ipssar, ma Istituti professionali - Servizi per l'enogastronomia e per l'ospitalità alberghiera. Per quanto riguarda il monte ore settimanale si passa dalle 36 ore alle 32 ore di lezione di 60 minuti (prima erano di 50 minuti) ed è previsto un biennio obbligatorio e orientativo e un successivo biennio di specializzazione. Infine la riforma contempla un quinto anno propedeutico per accedere all'Università.

Tra teoria e pratica

Nel primo biennio, oltre all'insegnamento delle discipline tradizionali (italiano, matematica, inglese eccetera), all'allievo (14-16 anni) sono riservate solo due ore a settimana (prima erano previste 3 ore) per apprendere le principali peculiarità dei tre settori di indirizzo. Dopo aver superato il biennio orientativo, lo studente, potrà iscriversi a un secondo biennio di specializzazione (17-18 anni) scegliendo tra tre articolazioni: cucina, sala e vendita e accoglienza turistica.
Il ruolo delle Regioni

Nell'arco del secondo biennio, ci sarà ancora per pochi anni la qualifica statale del terzo anno, ma in seguito verrà assorbita dalle Regioni che rilasceranno una qualifica di specializzazione regionale nel settore di indirizzo scelto dallo studente. A conclusione del secondo biennio l'allievo conseguirà un diploma statale nell'articolazione scelta; in seguito, decidendo di continuare gli studi (19 anni), si potrà iscrivere ad un conclusivo anno di studio per conseguire il diploma di istruzione professionale “Servizi per l'enogastronomia e l'ospitalità alberghiera” utile ai fini dell'iscrizione a qualsiasi facoltà universitaria.

Attività di laboratorio

Il principale pregio della riforma è la presenza delle attività di laboratorio nell'arco di tutti e cinque gli anni, diversamente da quanto accade ora dove è prevista l'attività di pratica solamente nei primi tre anni di studio. Un altro aspetto da non sottovalutare è l'aver previsto dei cicli formativi più brevi rispetto ad oggi, che permettono di conseguire in pochi anni: una qualifica regionale al terzo anno, un diploma statale al quarto anno e un altro diploma al quinto anno propedeutico per l'iscrizione all'Università.
Il principale difetto della riforma è l'aver ridotto, nel calcolo totale, le ore di attività pratica, a vantaggio delle discipline teoriche; seppur vero che il futuro diplomato dovrà possedere quel background culturale tale da permettergli di poter affrontare gli studi universitari, dall'altra parte, però, si riducono le ore di lezione essenziali e tipiche degli “alberghieri”. Ore di lezione indispensabili per la crescita professionale dei futuri ambasciatori della cultura ristorativa italiana. Senza dimenticare le tante cattedre perse dai docenti tecnico-pratico.
Alla luce di questo “restyling” previsto per le scuole alberghiere, persiste ancora il problema per coloro che desiderano continuare gli studi per specializzarsi tramite percorsi universitari specifici. In Italia non esistono facoltà pubbliche che trattano il settore della ristorazione, esistono solo scuole private, che esigono delle rette annuali “salate”. È il paradosso, nel Paese, universalmente riconosciuto come il luogo dove si mangia meglio al mondo, non esiste un indirizzo universitario pubblico per specializzare e perfezionare i futuri manager del settore horeca. In poche parole, cosa accade: da un lato gli istituti alberghieri in cinque anni plasmano cuore e mente del futuro professionista, dall'altro l'Università italiana, traboccante di corsi, non fornisce le gambe e le braccia per poter far “galoppare” un valente bar o hotel manager.

Nuove discipline
La realtà è che il mondo dell'ospitalità necessita oggi più che mai di una specifica facoltà destinata a diplomati che preveda l'insegnamento di nuove discipline sempre più richieste dal mercato del lavoro: cucina etnica, dietetica, cucina per intolleranti eccetera. Basterebbe davvero poco.

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