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Tequila Tequiero entra nel portfolio agavi di Compagnia dei Caraibi

Firmato l'accordo con il brand di tequila di Cosimo Fini (in arte Gué) per la distribuzione in Italia del Tequila Tequiero e del premixed Paloma

Tutti pazzi per il tequila. E per il Paloma, che è già il cocktail più bevuto dai messicani e guadagna di mese in mese posizioni anche in Italia. Sul solco di questo trend, Compagnia dei Caraibi amplia il suo portfolio agavi, annunciando la distribuzione in esclusiva per l’Italia del Tequila Tequiero, brand nato dalla collaborazione tra Cosimo Fini, in arte Gué, e l’imprenditore Driss El Faria. Due i prodotti che entrano nel portfolio di Compagnia dei Caraibi a partire da Ottobre 2024: il Tequila Reposado di Tequiero e il premixed per Paloma.

Nove i mesi di invecchiamento in botti di rovere per questo tequila di fascia alta, 100% agave blu, che nasce sugli altopiani di Jalisco in una distilleria a conduzione familiare, seguendo fedelmente tutti i processi tradizionali di coltivazione, raccolta, selezione e distillazione delle agavi per restituire un distillato d’eccellenza. Dal profilo erbaceo con aromi di vaniglia, quercia e frutta matura come la mela rossa, possiede un leggero tocco amaro, con un finale morbido con note di caramello e agave cotta. Nel portfolio, come si diceva, entra anche Tequiero Paloma Premix, un preparato in lattina di pompelmo soda, lime e sale a cui aggiungere 50ml di Tequiero Tequila Reposado per ottenere un perfetto Paloma praticamente in due mosse.

Con l’ingresso di Tequiero nel suo portfolio, Compagnia dei Caraibi si rafforza quindi all’interno del segmento agavi, un mercato in continua crescita nella fascia d’età 25-40 anni. L'identikit è quello di un consumatore giovane, sofisticato e curioso delle nuove tendenze di qualità, che non interpreta più il tequila come uno spirit da bere in "shot", ma come un ingrediente premium da utilizzare in miscelati piacevoli e rinfrescanti, nonché low-alcol, come il Paloma.

Anteprima: Rāma, drink spirituali e menu fusion a Milano

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Naga, uno dei signature della drink list d'esordio di Rāma, cocktail bar con cucina che apre in questi giorni a Milano (foto Giovanna Di Lisciandro)
Apre a Milano il cocktail bar con cucina Rāma, con la guida dell'f&b manager Franco Tucci Ponti e il menu food firmato da Fabrizio Cervellieri. L'anteprima della drink list, con twist on classic e mocktail agrumati

Dall'enciclopedia Treccani: "Guerriero forte e pio, nel quale la forza del braccio e l’ardimento in battaglia non vanno disgiunti da una profonda religiosità e dalla perfetta osservanza della legge morale. È ritenuto la settima incarnazione del dio Viṣṇu". Questo è Rāma, e a leggere l'origine del nome troviamo un bel... quadretto programmatico. Per replicare tutte queste qualità nel cocktail bar con cucina omonimo che sta per aprire a Milano, servirà parecchia prana (energia/soffio vitale, ancora mutuando dalla terminologia dell'induismo).

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Franco Tucci Ponti, f&b manager di Rāma (foto Giovanna Di Lisciandro)

«Un nido confortevole, ma divertente»

L'opening di Rāma è previsto a metà ottobre. Siamo in Brera, via San Marco 40 per la precisione. Ispirazione asiatica, atmosfera avvolgente (con profumi creati ad hoc) e poco seriosa a guida Franco Tucci Ponti, bar manager d'esperienza (che qui ci aveva raccontato la sua idea di ospitalità) che in Rāma assume il ruolo di Corporate food&beverage manager. È lui a raccontarci in anteprima qualche dettaglio del cocktail bar, impreziosito da arredi creati su misura e da un sottofondo musicale (con consolle in vetrina) che riporta a un club berlinese. «Lavoriamo molto sull'esperienza cliente, che qui sarà concentrata non solo sul drink o sul cibo, ma soprattutto sul clima. Niente mega bicchieri scenografici, niente piatti effetto wow: vogliamo un approccio che definirei "dolby sorround", molto educato ma poco formale, delicatezza con luci e musica. Un po' un nido confortevole, ma divertente. Non posso direi di più, ma faremo divertire i nostri clienti».

Tocco agrumato per la drink list d'esordio di Rāma

Tucci Ponti guida un team di sette persone (compreso lo staff di cucina, che però vede al vertice lo chef Fabrizio Cervellieri), per un cocktail bar che conta circa 55 coperti. A Roma, seconda location di Rāma che vedrà la luce più avanti, i posti saranno 100 e, tutto compreso, si conteranno 12-14 persone nel team. Torniamo a Milano. La drink list d'esordio è firmata da Riccardo Marinelli (ex Jerry Thomas) con Tucci Ponti. «Il fil rouge è il tocco agrumato: yuzu e agrumi giapponesi caratterizzano le ricette», spiega Franco Tucci Ponti. La lista è divisa in tre sezioni - Signature, Classici e Mocktail - per un viaggio in Oriente in forma liquida.

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Il cocktail Araki, con Toki Whisky, succo di Yuzu e di limone, miele alla soya e zenzero, Angostura, bitter al cioccolato e vapore di sandolo (foto Giovanna Di Lisciandro)

Qualche esempio. 520 è un cocktail ispirato dall’acronimo cinese della frase "ti amo", è un signature floreale con un un mix di yuzu, vodka, soda al pompelmo, sciroppo al lychee, Franciacorta Brut e un top di estratto alle rose vaporizzato. Naga, il cui nome richiama gli omonimi semidei thailandesi, gioca con la somiglianza di questi ultimi con le divinità Maya, mescolando Sudamerica e Asia in un cocktail in cui Tequila e mezcal fanno da base a yuzu, limone, sciroppo al pepe e frutto della passione, con una crusta al sale Maldon e paprika affumicata. L'aperitivo da Rāma ha il suo fondamento sul Negroni Sun Tzu, una rivisitazione che vede l’aggiunta, rispetto alla ricetta classica del Negroni, di poche gocce di succo allo yuzu.

Food menu di Rāma: ingredienti asiatici, trasformazioni nordiche

Sul lato food, infine, Fabrizio Cervellieri sta approntando un piccolo menu di cucina fusion che supporterà l'offerta di cocktail. Spiega ancora Franco Tucci Ponti, in veste di f&b manager: «Abbiamo voluto una persona con un importante bagaglio di esperienze in Europa (Cervellieri ha in curriculum nove anni a Berlino, poi Copenhagen, oltre al suo Friuli e all'Abruzzo, infine Roma con il suo ristorante aede, ndr). Applicherà una visione nordeuropea sulla trasformazione di ingredienti asiatici». Nell'anticipazione del menu che Bargiornale ha potuto sbirciare troviamo proposte di sushi con nigiri al salmone e al pistacchio, uramaki Burrata Mazara e Mandorla Aburi e proposte vegane come il Cetriolo Maki e il Chips Roll, dai 4 agli 8 euro.

Il pastry chef Gianluca Fusto diventa illycaffè Chef Ambassador

Gianluca Fusto illycaffè chef ambassador
Il professionista milanese è il primo pasticciere ad aver creato il proprio blend esclusivo nell'ambito dell'iniziativa di illycaffè

Gianluca Fusto fa da apripista a una nuova categoria di ambassador di illycaffè: i pasticcieri. Il pastry chef milanese, infatti, è il primo illycaffè Chef Ambassador nell’ambito della pasticceria. Anche lui, come è accaduto con tutti gli chef ambassador già arruolati dall’azienda specializzata nella produzione del caffè, ha composto il suo caffè personalizzato. Sono stati i docenti dell’Università del caffè ad aiutarlo a creare il proprio blend con le migliori qualità di pura arabica di 9 diverse origini.

Il caffè di Gianluca Fusto

Il blend creato da Gianluca Fusto, realizzato in esclusiva per FUSTO Milano, esprime le preferenze sensoriali, gustative e olfattive dello stesso pasticciere. Allo stesso tempo incarna i valori di eccellenza, sostenibilità e qualità di illycaffè. «Sono onorato di essere il primo pasticciere chef ambassador di illycaffè. Ideare una nuova creazione è come realizzare un’opera musicale: la scelta delle note e degli strumenti segue principi rigorosi», ha spiegato Fusto. «Per me ha comportato un’accurata scelta dei produttori che  selezionano e valorizzano la materia prima. È la filosofia che accompagna illy, in cui ricerca, qualità ed eccellenza sono in rapporto simbiotico. Solo lavorando con conoscenza, creatività, coerenza e visione, si riesce a trasformare l’incontro tra il dolce e il caffè in un momento emozionante». gianluca_fusto

Chi è il nuovo illy Chef Ambassador, Gianluca Fusto

Classe 1975, chef pasticciere e cioccolatiere di fama mondiale, Gianluca Fusto ha lavorato, tra gli altri, da Aimo e Nadia e Cracco Peck. È stato, inoltre, il primo pasticcere straniero ad accedere all’Ecole du Grand Chocolat Valrhona di cui è diventato formatore. Dopo aver girato il mondo come consulente, nel 2020 è tornato a casa, a Milano, dove ha fondato con la moglie Linda Massignan, lo spazio di ricerca, sperimentazione e formazione FUSTO Milano.

Il programma illycaffè Chef Ambassador

Avviato nel 2017, il programma illycaffè Chef Ambassador è un’iniziativa che coinvolge alcuni dei più prestigiosi chef del mondo, suddivisi in tre categorie. Si tratta dei Maestri dell’Eccellenza illy, ovvero gli chef stellati, degli chef sostenibili, insigniti della Stella Verde dalla Guida Michelin. A loro si sono adesso uniti o pastry chef. L’iniziativa prevede la realizzazione di un caffè “su misura” per ognuno degli chef ambassador coinvolti. «L’ingresso di Gianluca Fusto», commenta Cristina Scocchia, amministratore delegato di illycaffè, «segna la nascita di una nuova categoria di Chef Ambassador illy che sottolinea il forte legame con il mondo della pasticceria di cui condivide i valori che trainano verso una costante ricerca della massima qualità».

Nel 2024 +10% per Fattoria Latte Sano: un terzo dei clienti sono i bar

Cresce e punta a uscire dai confini laziali l’azienda romana che produce latte fresco: 10milioni di litri l’anno sono destinati alla linea Bar

Dalla mungitura al punto vendita meno di 48 ore. La storia di Fattoria Latte Sano, punto di riferimento nella produzione del latte fresco del centro-Italia e in particolare del Lazio, in cui si trova lo stabilimento, inizia 75 anni fa. Oggi l’azienda, che è il primo operatore di latte fresco nel Lazio e il terzo in Italia (dopo Centrale del Latte d’Italia e Parmalat), festeggia non solo il suo “anno giubilare”, ma anche degli incoraggianti dati del bilancio consolidato 2023, con ricavi per oltre 125 milioni di Euro e una stima di incremento di un +10% per il 2024.

Più di 75milioni i litri di latte lavorati a fine 2023 (di cui il 70% fresco), provenienti da una filiera corta e controllata, 130 conferitori rigorosamente locali, due stabilimenti di produzione (Roma e Rieti), quattro piattaforme logistiche, 12mila clienti serviti ogni giorno da oltre 200 mezzi isotermici refrigerati: fra questi oltre un terzo dei clienti, è costituito dai bar del Lazio, che preparano quotidianamente i loro cappuccini con il latte di Fattoria Latte Sano, la cui prima referenza in questo ambito è il Latte base Alta Qualità della linea Bar, del quale vengono prodotti 10milioni di litri all’anno.

L’obiettivo a breve termine, lo ha rivelato Marco Lorenzoni, presidente di Fattoria Latte Sanoa margine della serata di festeggiamento per i 75 anni: «Oltre ad aver consolidato la nostra leadership nella regione - anticipa Lorenzoni -, stiamo lavorando per sviluppare maggiormente la posizione anche fuori dei confini laziali. L’asset in cui crediamo da sempre? La produzione di latte fresco di qualità, in un’ottica di valorizzazione non solo della filiera ma anche di un’eccellenza del nostro territorio». Toscana, Umbria, Abruzzo, Campania, Sardegna, Sicilia e parte della Puglia: sono queste le regioni a cui l’azienda romana punta.

Qualche mese fa avevamo avuto l’occasione di visitare lo stabilimento di Roma, in via della Muratella: qui i conferitori ogni giorno arrivano e immettono il loro latte nel sistema, non prima che il laboratorio di analisi ne verifichi la carica batterica, le cellule somatiche, la presenza o meno di antibiotici e aflatossine, di acqua o altre sostanze esterne. Uno degli aspetti che vengono verificati in questa fase sono le caratteristiche come la quota proteica, il grasso, il quantitativo di acqua dispersa nel latte: in altre parole, tutti i fattori che incidono sulla capacità del latte di fare schiuma. Se supera questo test e “fa la schiuma” il latte viene instradato sulla linea latte Bar (8-10 i cappuccini che si calcola si possono preparare con un litro di questo latte), una denominazione nata negli anni Sessanta, in pieno boom economico. Secondo le stime dell’azienda, sono 2milioni i cappuccini che ogni giorno vengono serviti con latte di Fattoria Latte Sano. Fra i mercati a cui Latte Sano guarda con interesse, anche il mondo della pasticceria e della gelateria: ad oggi sono circa 1000 gli artigiani del dolce che si riforniscono dall'azienda romana per il latte e la panna fresca.

Bisol1542, un palmares di riconoscimenti che racconta 10 anni di lavoro

Lo storico traguardo dei Tre Bicchieri per il Bisol1542 Molera Extra Dry 2023 arricchisce il medagliere dei successi internazionali che confermano il percorso qualitativo condotto dall’acquisizione del Gruppo Lunelli

Coi Tre Bicchieri della guida Vini d'Italia 2025 del Gambero Rosso attribuiti al Bisol1542 Molera Extra Dry 2023 il palmares di riconoscimenti di Bisol1542 si fa sempre più ricco.

«Siamo orgogliosi che ai molti riconoscimenti internazionali che hanno scandito gli ultimi mesi si siano aggiunti anche i Tre Bicchieri - sottolinea Matteo Lunelli, Presidente di Bisol1542 -. Con questo storico successo Bisol1542 si conferma firma al vertice del Prosecco Superiore, ridando lustro a cinque secoli di storia grazie all'impegno profuso in questi 10 anni dall’acquisizione, in cui abbiamo fatto significativi investimenti in campagna e in cantina e abbiamo compiuto un percorso nel solco di quell'eccellenza che da sempre definisce la cifra delle aziende del Gruppo Lunelli».

Un decennio, da quando la cantina veneta è entrata a far parte del Gruppo Lunelli, caratterizzato da un intenso lavoro volto alla valorizzazione delle migliori sfumature del Prosecco Superiore che ha dato grandi frutti. Dal 2014, anno d’ingresso di Bisol1542 nel Gruppo Lunelli, infatti il brand veneto è stato protagonista di una vera e propria rivoluzione, che ha determinato, dopo un primo periodo di ascolto del territorio e di studio dell’eredità aziendale, una riqualificazione agricola, metodologica e produttiva dei vigneti, dei protocolli di vendemmia, della stilistica vinicola e dell’ospitalità.

Un rilancio proseguito nel 2018 con una nuova immagine di marca e continuato col rinnovo degli spazi dedicati all’accoglienza nel 2021, cui è seguita la realizzazione della nuova “Cantina dei Cru”: situata nei sotterranei dell’azienda, ospita 16 vasi vinari e 20 autoclavi per piccole produzioni taylor made, fondamentali per vinificare separatamente, dopo una accuratissima selezione, i mosti delle particelle più vocate della Denominazione e trasformarli in bollicine eleganti e fortemente distintive.

Dal 2021 questo percorso è coordinato da un Team Tecnico dedicato che ha portato a dare impulso a una viticoltura mira a salvaguardare la biodiversità e a preservare la struttura dell’autentico vigneto valdobbiadenese. La riqualificazione della vigna iniziata nel 2019, l’introduzione di tecniche di lavorazione dei mosti meno invasive e di vinificazioni su misura hanno condotto alla nascita di cinque cru di Prosecco Superiore dalla stilistica rinnovata. La raccolta in bins dei migliori grappoli -  gustativamente maturi e capaci di trasferire appieno il corredo aromatico, locale e varietale della Glera - , la pigiatura a uva intera, lo scrupoloso blending delle basi secondo uno stile enologico contemporaneo, fino all’introduzione d’innovative tecnologie di sostenibilità e di conservazione del vino in cantina sono l’insieme di azioni che hanno garantito ai vini Bisol1542 numerosi e importanti giudizi critici su tutta la gamma delle ultime annate in commercio e che riportiamo qui di seguido

 Cartizze
  • Italian Sparkling Trophy, 95/100, Gold Medal - International Wine Challenge (IWC)
  • Master (massimo risultato) - The Prosecco Masters (The Drinks Business)
  • 93/100 - Falstaff Prosecco Trophy
  • 93/100 - JamesSuckling.com
  • 93/100 - Guida 1000 Vini d'Italia L'Espresso
  • 90/100 - Wine Spectator
Molera
  • Tre Bicchieri - Vini d’Italia 2025 Gambero Rosso
  • 92/100 - Falstaff Prosecco Trophy
  • Gold Medal - Mundus Vini Summer Tasting 2024
I Gondolieri
  • 97/100 - Decanter World Wine Awards
 Crede
  • Medaglia d’Oro - The WineHunter Award 2024 (Merano Wine Festival)
 Relio
  • Gold Medal - The Prosecco Masters (The Drinks Business)
  • 93/100 - Falstaff Prosecco Trophy
  • 92/100 - JamesSuckling.com

 

Ludovica Faiotto vince il contest “San Gennà, un dolce per San Gennaro”

Ludovica Faiotto
Ludovica Faiotto con la monoporzione O' Patron
La giovane professionista veneta della pasticceria Denis Dianin ha convinto la giuria dell'evento organizzato da Mulino Caputo con la monoporzione O' Patron

Ludovica Faiotto, giovane pasticciera veneta si è aggiudicata la settima edizione del contest San Gennà, un dolce per San Gennaro. La monoporzione vincitrice che le ha regalato il posto nella manifestazione con giudizio unanime, si chiama O' Patron. L'equilibrio e l’eleganza di O’ Patron ha permesso alla pasticciera di portare a casa un premio di mille euro e mille chili di farina Mulino Caputo.

Monoporzione O' Patron di Ludovica Faiotto
Monoporzione O' Patron di Ludovica Faiotto

La monoporzione O' Patron

La monoporzione O’ Patron che ha conquistato il primo posto nel contest parte da una frolla classica alla vaniglia e limone. Sulla frolla si trovano poi un croccantino alla mandorla, un biscuit alla mandorla, un bignè farcito di gelée di mandarino di Ciaculli e un cremoso alla vaniglia. Il tutto è ricoperto da una bavarese allo yogurt e fiori d’arancio punteggiata da petali di fiori edibili e scaglie d’oro. O’ Patron sarà presto disponibile nelle due pasticcerie Denis Dianin di Selvazzano Dentro e di Cittadella.

I partecipanti al 7° contest San Gannà

Il contest San Gennà

San Gennà, un dolce per San Gennaro, è un evento giunto alla VII edizione. Promosso da Mulino Caputo, premia la migliore creazione dolce inedita ispirata a San Gennaro, patrono di Napoli festeggiato il 19 settembre. Di prestigio la giuria che ha valutato i dolci monoporzione di quest’edizione. Ne hanno fatto parte: il Maestro Apei Pietro Macellaro, titolare della pasticceria agricola cilentana di Piaggine (Salerno); lo chef bistellano de La Torre del Saracino, Gennaro Esposito; il pasticcere campano Sabatino Sirica e Antimo Caputo, ad di Mulino Caputo.

Chi è Ludovica Faiotto

Nata a San Donà di Piave 26 anni fa, Ludovica Faiotto ha già accumulato un bel po’ di esperienza in campo dolce. La sua storia inizia a 15 anni in un piccolo laboratorio di Jesolo, poi si specializza nella pasticceria alberghiera portando avanti contemporaneamente il lavoro nei migliori alberghi veneziani. Nella sua formazione ci sono corsi con Iginio Massari, Stefano Laghi, Omar Busi e il campione del mondo di pasticceria Emmanuele Forcone. Dopo un’esperienza alla corte degli Alajmo, è approdata alla pasticceria Denis Dianin dove è diventata braccio destro del Maestro Ampi che affianca nelle due pasticcerie padovane di Selvazzano Dentro e Cittadella.

Il commento alla vittoria

«Dedico questo premio a Napoli e alla sua gente. E, naturalmente, a San Gennaro di cui ho approfondito la storia per creare il dolce - afferma Ludovica Faiotto -. Sono grata alla giuria per aver apprezzato la mia monoporzione e per le belle parole usate per definirla. Sto vivendo un sogno e non vedo l’ora che anche i clienti della pasticceria Dianin possano assaggiarla».

100% veg e senza glutine: le Polpettine proteiche di Orogel sono una gustosa idea “senza” per i bar

In due varianti, con Pomodoro e con Zucca e Carota, le Polpettine proteiche sono il passe-partout per una proposta free-from di snack e piatti unici

È di maggio 2024 l'ultima pubblicazione dei dati Eurispes sui consumi degli italiani, che fotografano un pubblico "veg" e "senza" in costante aumento. Si dichiara vegetariano il 7,2% degli italiani, seguito dal 2,3% di chi si dichiara vegano (complessivamente il 9,5%, erano il 6,6% nel 2023).

Tra le nuove abitudini alimentari, secondo l'Eurispes cresce l'interesse anche per le diete “senza”: in particolare oltre un italiano su cinque acquista abitualmente prodotti senza glutine (21%), non necessariamente a fronte di un'intolleranza certificata (sono poco più di 250mila i celiaci diagnosticati in Italia). A fronte di questi dati e di questo crescente interesse per un'alimentazione "free from", emerge come sempre più essenziale per i pubblici esercizi italiani avere in menu proposte veg e senza glutine.

La risposta arriva dalla linea Orogel FoodService, con le sue Polpettine proteiche, 100% vegan e gluten free. Due le gustose e originali varianti di gusto e colore: Polpettine zucca e carote, dal sapore delicato e ideali per ogni abbinamento; Polpettine al pomodoro, dal gusto deciso e perfette servite con un semplice contorno di verdure.

Le Polpettine Proteiche surgelate si preparano in soli 9 minuti in forno ventilato (alla temperatura di 190°, girando una volta a metà cottura), rimanendo croccanti all’esterno e compatte all’interno. Ulteriore vantaggio pratico: a fronte di un pack da 1 kg, è possibile prelevare solo la porzione di prodotto necessaria.

Polpettine proteiche con misticanza e crostini di pane

Le Polpettine Proteiche Orogel sono la risposta alla sempre crescente attenzione al Plant based: un attento percorso di ricerca e sviluppo ha permesso di ottenere un alimento ricco di proteine completamente vegetali che, nell’ambito di un’alimentazione sana e bilanciata, contribuisce al raggiungimento del fabbisogno giornaliero di proteine. Possono essere servire in ricette tradizionali, sia in umido che come snack, risolvendo tanto l'esigenza di uno snack sfizioso e proteico, quanto quella di un piatto unico vegetariano bilanciato e gustoso: le Polpettine proteiche contano 14/15 grammi di proteine ogni 100 grammi di prodotto (circa 7 polpette, quota ideale per una porzione, con poco più di 200kcal ogni 100 grammi).

Polpettine proteiche zucca e carote su panzanella

Ampie le possibilità di personalizzazione per i professionisti della ristorazione: le Polpettine proteiche di Orogel possono essere utilizzate come frazione proteica per Pokè, power bowl o insalatone, anche con una componente di carboidrati come per esempio le patate, per mantenere l'intento gluten free. Ugualmente, possono essere proposte come gustoso secondo, sia in versione croccante che in umido, magari in abbinamento a un buon contorno di verdure, sia crude che cotte.

Le Polpettine Proteiche di Orogel Foodservice sono un jolly anche all'ora dell'aperitivo, da servire magari in modalità finger food con una salsa di accompagnamento, come la maionese vegana.

L’ospitalità del futuro va in scena a Insolito Marsala

Insolito Marsala Saline Genna
Le Saline Genna a Marsala
Dal 2 al 6 ottobre, Marsala ospita la prima edizione di un festival "insolito", che unisce enoturismo, arte, tecnologia e ospitalità 3.0. Un evento diffuso che coinvolge locali e cantine della città, ricco di eventi dedicati ai professionisti del fuori casa

Famosa per la produzione dell’omonimo vino, la città di Marsala ha sempre avuto un forte legame con l’ospitalità. E proprio questo aspetto, ma con uno sguardo orientato al futuro, si appresta a mettere in scena. L’appuntamento è dal 2 al 6 ottobre, quando la città siciliana ospiterà la prima edizione di Insolito Marsala, un festival che intreccia enoturismo, horeca 3.0, arte e tecnologia.

Scaturito dalla Digital Summer School - l’iniziativa di formazione dedicata alla comunicazione digitale per il mondo dell’ospitalità, organizzata da dieci anni a Favignana e Marsala dal Master in Comunicazione digitale, mobile e social dell’Università di Parma - e patrocinato dall’Assemblea Regionale Siciliana, dal Comune di Marsala e dall'associazione La Strada del Vino di Marsala, il nuovo festival nasce dalla volontà di contaminare la tradizione con le nuove tecnologie, trasformando la città in un laboratorio a cielo aperto dell’ospitalità 3.0.

Tanti appuntamenti per i professionisti

Evento diffuso che coinvolge bar, ristoranti e attività locali, Insolito Marsala si articola in due anime: una parte professionale e una rivolta al pubblico generale. Per i professionisti dell’horeca, del settore vinicolo, docenti e studenti la manifestazione vuole essere un punto di incontro per scoprire le nuove tendenze nel mondo del beverage, dell’enoturismo e per far conoscere e “toccare con mano” le possibilità offerte dalle nuove tecnologie digitali nel costruire nuovi modelli economici e di comunicazione a supporto di questi comparti e a ridisegnare l’esperienza nel mondo dell’ospitalità.

A questo scopo il menu dell’evento prevede un ricco programma di convegni, webinar, masterclass e degustazioni, tenuti da esperti del settore e del mondo accademico, che si svolgeranno presso il Complesso Monumentale San Pietro e presso il Palazzo Fici, che ospita il Museo del Vino.

Tra gli appuntamenti da segnare in agenda il talk Alberghi, caffè, ristoranti. Come cambia l’impresa Ho.Re.Ca., in programma mercoledì 2 ottobre al Complesso Monumentale San Pietro (ore 10.15), dove a confrontarsi sul tema ci sarà Andrea Mongilardi, vicedirettore di Bargiornale, con Simone Puorto, tecnofilosofo e fondatore di Travel Singularity, Alberto Lupini, direttore di Italia a Tavola, e Mariagrazia Villa, giornalista enogastronomica. E quello che si terrà venerdì 4 (ore 11.15), al Complesso Monumentale San Pietro, dal titolo Genius Loci. Nuovi modelli economici e di comunicazione di territori, prodotti e locali Doc, nel quale interverranno Stefano Nincevich, vicedirettore di Bargiornale, Filippo Arfini dell’Università di Parma, Filippo Sgroi, presidente del corso di Laurea in Scienze Gastronomiche dell’Università di Palermo) e Mitsuyo Kitamura, giornalista e scrittrice enogastronomica.

Spazio alla mixology

Tutto all’insegna della contaminazione tra tradizione e innovazione, Insolito Marsala riserva un grande spazio alla mixology, ponte naturale tra questi due mondi. Ognuno dei locali che partecipa al festival proporrà per tutti i 5 giorni un proprio cocktail segnature, creato ad hoc per l’occasione, ispirato ai sapori autentici dell’isola miscelati con influenze internazionali. Con le loro creazioni, che saranno raccolte in un menu illustrato dedicato, Insolito Mixology, i bartender costruiranno così un racconto liquido di una Sicilia aperta al mondo.

Il vino entra nel metaverso

Tra le altre iniziative più innovative della manifestazione spicca poi Twine, un gemello digitale di Palazzo Fici, realizzato con l’Università di Parma, che offrirà una vetrina virtuale per le cantine del territorio, esplorabile nel metaverso. Una tecnologia all'avanguardia che fornisce al settore vinicolo una piattaforma internazionale per raccontare la propria storia in un contesto digitale avanzato.

Non mancheranno i momenti di approfondimento culturale, come l’incontro con Stefania Auci, autrice de I Leoni di Sicilia, che racconterà storie inedite e curiosità sulla famiglia Florio, protagonista dell’epopea del vino Marsala.

L’esperienza enogastronomica

Altro punto di forza del festival l’esperienza enogastronomica, con cantine e ristoranti che ogni sera proporranno degustazioni di vini locali abbinati a prodotti Doc italiani, e con Insolito Menù, un menu creato appositamente per l’occasione con piatti inediti che verrà proposto da alcuni ristoranti selezionati. Esperienza che prende il via già all’ora dell’aperitivo con Insoliti aperitivi proposti in luoghi spettacolari, come cortili di vecchi palazzi, cantine, affacci sul mare e sulle saline. Tutto in una città che sarà trasformata in un’esposizione a cielo aperto, grazie a opere di street art che riqualificheranno spazi urbani e vetrine nell’ambito del progetto Marsala Colorata: iniziativa che esprime un’altra contaminazione che caratterizza il festival: quella con l’arte contemporanea.

Come partecipare

Insolito Marsala. Vino, Horeca & Ospitalità 3.0 è un evento diffuso che si svolge a Marsala dal 2 al 6 ottobre. Per tutti i dettagli sugli eventi, le iniziative e le modalità di partecipazione visitare il sito web www.insolitomarsala.it

Stelle da bere: il nuovo menu del Doping Bar racconta il Sistema solare

Doping Bar
Foto Antonella Bozzini
Nicola Romiti guida il suo team nella realizzazione di una carta da 14 cocktail, tutti ispirati a pianeti e corpi celesti. Torna la proposta di pizzeria, con l’obiettivo di consolidare lo status nella bar industry

Per la nuova drink list, The Doping Bar di Milano, presso l’albergo Aethos in Piazza XIV Maggio, guarda in alto. Il bar manager Nicola Romiti firma un menu ispirato al Sistema solare, riportando nelle ricette il suo trascorso di successo, con l’utilizzo di frutta e ingredienti vegetali, e avvalendosi del suo team per una lista d’impatto sia grafico che sensoriale.

Le sensazioni, a proposito, sono state la molla principale. Come spiega Romiti, alla guida del Doping Bar dalla fine del 2023, «Il concetto del menu è di per sé ampio, ci ha permesso di dare grande sfogo alla fantasia. Siamo partiti da quello che conoscevamo, quindi i colori e gli stati della materia di ciascun pianeta (liquido, solido, gassoso), e da lì ci siamo lasciati trasportare dalle nostre sensazioni: abbiamo testato tutto ciò che pensavamo potesse avere senso, sperimentando con colori e forme, per realizzare dei cocktail che potessero rappresentare i vari corpi celesti sotto vari aspetti».

Come succede per Earth, il drink dedicato al pianeta Terra, che richiama sentori marini, agrumati, freschi, con Ketel One, Mamarita, cetriolo, mela verde, agrumi salati, nepetella, timo e spirulina. Oppure Mars, omaggio all’affascinante e sempre più vicino Marte, al contrario avvolgente, terroso, muscolare con Codigo, Mezcal Vida, frutti rossi, barbabietola, carota viola, yogurt. Quattordici i drink in carta, di cui due analcolici, mentre non sono segnalati i classici, che sono comunque sempre disponibili.

Torna, dopo un periodo di pausa, anche la proposta di pizza dell’adiacente Dirty Gym, che va ad affiancarsi al menu food già disponibile e che spazia dalle fritture alla carne arrosto.

Stile indelebile

La ricerca nella miscelazione non ha impedito di mantenere lo stile tipico del Doping, bar eclettico ed eccentrico per definizione sin dall’apertura, con gli interni della hall che hanno negli anni raccolto le più svariate tipologie di oggettistica, sia d’antiquariato che contemporanea, in larga parte in vendita per gli ospiti.

Prosegue Romiti, «la drink list rimane in qualche modo intrecciata con il linguaggio particolare del Doping, se ne percepisce lo stile. Solo per fare un esempio, il menu è composto di cartoncini che segnalano la distanza tra la Terra e il pianeta o la stella oggetto del drink, è composto da cinque fogli per cui gli ospiti interagiscono, se li scambiano». Per ultimare sia la grafica che le ricette, la squadra del Doping Bar ha lavorato tre mesi e mezzo.

Un passo in avanti per i progetti del Doping Bar, che Romiti descrive con chiarezza: «Sarà quasi scontato, ma vogliamo crescere. Non soltanto, però, come attrazione verso l’ospite; piuttosto vogliamo permettere alla nostra squadra di interagire sempre più spesso con il resto della bar industry, consolidare la rete e girare il più possibile portando il giro il nostro nome».

Cast Alimenti cambia proprietà: «Nuova didattica e sinergie per restare un riferimento»

Cast-Alimenti
La sede di Cast Alimenti a Brescia
Cast Alimenti entra nel fondo Kyip Capital e nel gruppo Plena Education. La nostra intervista esclusiva a Cristian Cantaluppi, nuovo responsabile dell'organizzazione delle attività di formazione. Che conferma il focus sulla formazione per giovani e per professionisti e lancia un appello a Massari, uscito dalla proprietà: «Mi auguro resti vicino alla scuola che ha fondato»

Una nuova Piazza per Nico Sacco, la nuova bottega ad Acquapendente

foto fornita dal locale
Un alimentari con vino e cucina, taglieri e panini nella piazza principale di Acquapendente, paese d'origine del bartender Nico Sacco

C'è una nuova Piazza nella storia professionale di Nico Sacco, già senatore del Drink Team di Bargiornale, nonché riconosciuto imprenditore e bartender che sta facendo bene con la sua Piazza Alimentari in quel di Viterbo. Questa volta Sacco (e famiglia), hanno aperto ad Acquapendente, sempre nel viterbese, rilevando quella che è una bottega storica con 56 anni di esercizio alle spalle. «In questa nuova attività c'è tutta la mia famiglia, in primis mio fratello Tommaso Sacco, insieme ai miei genitori, papà Francesco e mamma Mara, che è sommelier e che si occupa del reparto vino».

Tutti con esperienze nella ristorazione già consolidate (avevano un ristorante): questa volta ripartono con «un format smart», come lo definisce Nico. Il Piazza di Acquapendente, che è collocato proprio nella piazza principale del paese lungo il corso della via Francigena, è un alimentari con cucina aperto dalla mattina alle 10,30 fino a sera (con una pausa dalle 15 alle 17,30), in cui andare per acquistare una bottiglia di vino, da portar via o da bere sul posto, accompagnata da taglieri, panini, qualche piatto caldo che cambia tutti i giorni a seconda della spesa (da dicembre ci sarà anche il servizio take away su prenotazione, promette Nico Sacco).

«Sui taglieri e la selezione di salumi siamo particolarmente forti - spiega Nico - e abbiamo puntato sulle eccellenze del territorio, dove ci sono tanti presidi Slow Food e prodotti eccezionali». I panini sono in parte classici, con salumi e formaggi locali, con qualche strizzata d'occhio al fast food, come per esempio con l'hot dog e il taco.
A tutte le ore si può prendere da bere: analcolico con le bevande a marchio Orsini, partner di Piazza; oppure si sceglie nel reparto vino, a prezzo di enoteca. Bella idea da copiare: se la bottiglia non si è riusciti a finirla, i Sacco consentono di tapparla, etichettarla e tenerla da parte per i clienti, con la promessa di tornare entro 2-3 giorni.

Coltivare il caffè a Scampia? Lo faranno i detenuti di Secondigliano per Kimbo

Un protocollo di intesa per il reinserimento professionale dei detenuti, attraverso la formazione e la coltivazione di un terreno all'interno del carcere

Una piantagione di caffè a Scampia? Si può fare. A pensarlo è l'azienda Kimbo, simbolo del caffè a Napoli, dove ha la sua sede, poco distante dal carcere di Secondigliano e dalle tristemente note vele di Scampia. Ed è proprio nel vicino Kimbo Training Center di Melito di Napoli che è stato firmato il protocollo d'intesa dal titolo “Un Chicco di Speranza”, che coinvolge l'arcidiocesi di Napoli e la casa circondariale di Secondigliano.

Un progetto di reinserimento professionale pensato per i detenuti, attraverso tre tipologie di attività legate al mondo del caffè: la prima è un percorso di training per diventare baristi, la seconda una formazione per diventare manutentori delle macchine da caffè di proprietà di Kimbo (che prevede anche l'organizzazione di un'officina e un magazzino ricambi all'interno del carcere), fino appunto alla coltivazione del caffè su un'area di 10mila metri quadrati ubicata nel perimetro dell'istituto penitenziario. La piantagione del "Caffè di Secondigliano" prevede anche il coinvolgimento della Facoltà di Agraria dell'Università Federico II di Napoli, in un percorso di sostenibilità, volto a sfruttare le potenzialità organolettiche del terreno.

I primi dieci detenuti coinvolti nell'iniziativa sono già stati selezionati e i corsi per barista professionale partiranno nell’aula del Kimbo Training Center già nella seconda metà di ottobre 2024. «Un seme di speranza», lo ha definito il presidente di Kimbo, Mario Rubino, che aggiunge: «Abbiamo ricevuto tanto dalla città di Napoli e se oggi Kimbo è il caffè di Napoli, distribuito in 100 paesi del mondo, lo dobbiamo anche alle nostre radici».

 

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