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È oro per Gin Ballor alla Gin Masters Competition

Ballor Gin
Il distillato di Bonollo 1908 si è aggiudicato la Gold medal nella categoria Ultra Premium nell'importante conconrso che premia i migliori gin sulla scena mondiale

Nuovo prestigioso riconoscimento in un concorso internazionale per Bonollo 1908. A conquistarlo Ballor Gin, distillato dello storico marchio La Freund, Ballor & C.IA, fondato a Torino nel 1856, da Paul Ballor, Henry Freund ed Emilie Roussette, e acquisito qualche anno fa dalla distilleria padovana con l’intenzione di rinverdirne i fasti, interpretandone in maniera moderna lo spirito innovativo che lo animava (leggi Un vermouth premium segna il ritorno di Ballor). Operazione che procede bene, alla luce dei risultati: Gin Ballor si è infatti aggiudicato la medaglia d’oro nella categoria Ultra Premium alla Gin Masters Competition 2024, concorso che premia i migliori marchi di gin sulla scena internazionale nell’ambito della Global Spirits Masters Competition.

Nel concorso, i gin candidati vengono valutati in due sessioni di degustazione alla cieca, la prima svoltasi a giugno e la seconda a novembre, da una giuria di esperti del settore che poi premia i migliori per le diverse categorie: Standard, Premium, Super Premium e Ultra Premium.

Un viaggio di gusto attraverso la Penisola

In quest’ultima ha gareggiato Gin Ballor (alc 40% in vol) che con le sue caratteristiche distintive ha conquistato la giuria che lo ha premiato con l’oro. Dedicato a Emilie Roussette, questo gin, con la sua ricetta, ne ripercorre i viaggi attraverso la Penisola quando, dal Piemonte, si recava in Sicilia o in Calabria per trascorrervi i mesi invernali. È infatti realizzato con ginepro proveniente da diverse regioni italiane, per esaltare le diverse caratteristiche che i microclimi donano alle bacche, poi infuse in una soluzione alcolica per estrarne la migliore aromaticità, e quindi distillato. Al distillato vengono poi aggiunti aggiunte preparazioni aromatiche naturali, utilizzando botaniche in gran parte provenienti dalla Penisola.

Il risultato è un gin caratterizzato dalle note amaricanti del ginepro e che spicca per il gusto fresco e vivace conferito dalle tonalità agrumate di pompelmo rosa, arancia dolce di Sicilia, bergamotto di Calabria e dalle note balsamiche di menta piemontese e cardamomo, unite a quelle delle erbe aromatiche mediterranee di timo e basilico. Caratteristiche che ne fanno un distillato ottimo sia da servire liscio, on the rocks, sia per la miscelazione, dove si può utilizzare i grandi classici, loro rivisitazioni o per originali creazioni.

Al gusto Iced Vanilla Blueberry e sugar free: la Red Bull Winter Edition 2024

Red Bull Winter Edition 2024
Disponibile dal 10 dicembre, la nuova edizione speciale dedicata all'inverno dell'energy drink si caratterizza per l'equlibrio tra dolcezza, freschezza e vivacità. In lattina da 250 ml e senza zuccheri, è ideale anche per drink analcolici

È arrivata la Winter Edition di Red Bull, la speciale edizione del brand dell’energy drink dedicata alla stagione fredda. Iced Vanilla Blueberry è il gusto della nuova arrivata, disponibile nei locali italiani dal 10 dicembre, e caratterizzata al palato dall’equilibrio tra dolcezza, freschezza e vivacità, il tutto in versione sugar free.

L’edizione invernale di quest’anno si apre infatti con una vivace e intensa nota fruttata di mirtillo, perfettamente bilanciata da una morbida sfumatura di vaniglia cremosa, che emerge delicatamente, aggiungendo un tocco vellutato. Lievi accenni di zucchero filato portano una dolcezza leggera, accompagnati da un richiamo goloso alle caramelle gommose, mentre una leggera nota frizzante porta un tocco fresco che raggiunge il suo apice nel finale, grazie a un accento mentolato che si mescola armoniosamente con un tocco erbaceo e deciso di eucalipto, che dona all’esperienza gustativa un’impronta rinfrescante e avvolgente.

Gusto ed energia

La Red Bull Winter Edition Sugarfree Iced Vanilla Berry garantisce tutti i benefici funzionali della classica Red Bull Energy Drink. È infatti preparata con gli stessi ingredienti principali, ovvero caffeina, taurina e alcune vitamine del gruppo B, importanti stimolanti per il corpo e la mente e per fornire micronutrienti essenziali per il mantenimento delle normali funzioni corporee, mentre al posto dello zucchero in questo caso sono stati utilizzati i due dolcificanti non calorici (sucralosio e acesulfame K) più testati e utilizzati al mondo.

A custodirla una lattina, 250 ml, dalla tonalità di un blu fresco e vibrante che ne richiama il gusto distintivo e dalla texture opaca e vellutata al tatto. Un pack dal design elegante e sofisticato pensato per attirare il consumatore, invitandolo a scoprire il contenuto.

Ottima anche per drink analcolici

Oltre che per il consumo liscio, Red Bull Winter Edition Sugarfree Iced Vanilla Berry si presta anche come ingrediente per la miscelazione analcolica. Un esempio ne sono Winter Free e Happy Grinch, drink creati per l’occasione dal mixologist Daniele Gentili, che saranno proposti a The Organics SkyGarden, il rooftop milanese al 13° piano dell’Hyatt Centric Milan Centrale, che per tutto il periodo festivo e fino alla fine di gennaio si trasforma in un incantevole Winter Garden. Nel primo, leggero e rinfrescante, ideale per chi cerca un’opzione senza zuccheri e senza alcol, si miscela ad acqua di cocco non zuccherata e a succo di lime, completando il tutto con tre foglie di menta e una spolverata di zucchero a velo. In Happy Grinch, dal carattere fruttato e vivace, si mescola invece con succo d'arancia e sciroppo di lamponi, sempre guarnendo con foglie di menta e zucchero a velo.

Le ricette di Daniele Gentili

Winter Free
Ingredienti:
80 ml acqua di cocco non zuccherata, 10 ml succo di lime, 3 foglie di menta, fill di Red Bull Winter Edition 2024
Preparazione:
build
Guarnizione:
foglie di menta e una spolverata di zucchero a velo
Bicchiere:
Collins

Happy Grinch
Ingredienti:
50 ml succo d'arancia, 20 ml sciroppo di lamponi, 3 foglie di menta, fill di Red Bull Winter Edition 2024
Preparazione:
build
Guarnizione:
foglie di menta, una fetta d’arancia e una spolverata di zucchero a velo
Bicchiere:
Collins

Agricacao, un nuovo capitolo per Agrimontana

Agrimontana lancia agricacao, nuovo brand di cioccolato per i professionisti di pasticceria, cioccolateria e gelateria. Tra le referenze cioccolati monorigine che si distinguono per tradizione e sostenibilità

Agrimontana amplia il suo impegno nel mondo cioccolato con il lancio di agricacao. Si tratta di un brand interamente dedicato ai professionisti della pasticceria, cioccolateria e gelateria. La nuova linea propone prodotti dal profilo aromatico distintivo e dall’alta lavorabilità, creati per rispondere alle esigenze di artigiani e chef. Le referenze comprendono cioccolati monorigine provenienti da Venezuela, Ecuador, Perù e Costa Rica, oltre a selezioni africane da Ghana e Camerun.

La storia di Agrimontana nel cioccolato

L’esperienza di Agrimontana nel mondo del cioccolato ha radici profonde. Già negli anni ’60 Cesare Bardini, fondatore dell’azienda, collaborava con storici marchi italiani. Negli anni ’90 Agrimontana ha introdotto in Italia uno dei principali brand francesi di cioccolato per uso professionale. Nei primi anni 2000 ha partecipato alla nascita delle prime realtà italiane bean to bar, valorizzando i cacao aromatici e le coperture per la pasticceria. Questo percorso ha consolidato la visione di un cioccolato di alta qualità, legato alle origini e alla sostenibilità.

Chiara Bardini, Davide Comaschi e Luigi Bardini

Luigi Bardini: «agricacao è un investimento strategico»

Spiega Luigi Bardini, direttore generale di Agrimontana: «Agrimontana serve l’alta pasticceria da oltre 50 anni con ingredienti pensati per soddisfare i professionisti più esigenti. Agricacao rappresenta un investimento strategico, frutto della nostra esperienza e della volontà di offrire prodotti che coniughino aromaticità e tecnicità». Bardini ha inoltre sottolineato l’importanza di una filiera controllata, garantendo qualità e rispetto per tutte le fasi della lavorazione.

Chocofino: la formazione firmata Davide Comaschi

Tra le iniziative legate al lancio di agricacao spicca il progetto Chocofino, un ciclo di degustazioni e masterclass guidate dal maître chocolatier Davide Comaschi. Durante questi incontri, i partecipanti potranno approfondire temi come la genetica del cacao, le caratteristiche sensoriali delle varietà selezionate e le migliori tecniche di lavorazione. Comaschi, che ha collaborato attivamente allo sviluppo di agricacao, sottolinea: «Partecipare a un progetto come questo è un privilegio. Unisce cultura del cioccolato, competenza e artigianalità, valori che da sempre identificano Agrimontana. Il loro impegno per l’eccellenza è noto nel settore e non solo, ed è un orgoglio farne parte».

La gamma agricacao

La linea agricacao include referenze monorigine e innovazioni come il Bianco Alpi, prodotto con latte di filiera alpina, e Almondcoa vegan, senza latte, sviluppati con maestri come Julien Dechenaud e Fabrice Gillotte. La gamma comprende anche prodotti gourmet come gianduia latte, cacao in polvere e creme spalmabili, ideali per applicazioni in pasticceria e cioccolateria.

Sostenibilità e valorizzazione delle origini del cacao

Agrimontana si impegna a preservare le specificità dei territori di provenienza del cacao, sostenendo pratiche responsabili e valorizzando le varietà botaniche locali. Tra i progetti più significativi si segnala il supporto alla gestione femminile delle piantagioni, un tributo alla competenza delle donne nelle filiere. Ogni referenza agricacao porta con sé il carattere unico delle origini, come il Chuao Criollo del Venezuela, simbolo dell’eccellenza globale.

Stile e creatività nella limited edition di Keglevich disegnata da Seletti

Keglevich limited edition Seletti
Credit foto: Funari
Quattro originali grafiche dal carattere cool e pop, disegnate da Stefano Seletti, vestono la limited edition del brand di vodka di Stock Spirits Italia

Nasce all’insegna dell’alta creatività la nuova limited edition di Keglevich. L’edizione limitata è infatti il frutto della collaborazione tra il brand di vodka di Stock Spirits Italia e l’azienda italiana di design figurativo Seletti. Frutto della collaborazione sono quattro nuove grafiche, espressione del design contemporaneo, che vestono l’iconica bottiglia di Keglevich e disegnate da Stefano Seletti, arti director e patron dell’azienda.

Grafiche ispirate ai visual del Seletti Market, il concept store, presentato durante la scorsa Milano Design Week, ideato dallo studio Brigolin Baschera a sua volta ispirato da un vero e proprio supermercato degli anni Sessanta e settanta.

Quattro espressioni di stile

Le bottiglie presentano sul collo il caratteristico pattern zigzag Seletti reinterpretato in un vivace blu in perfetta armonia con la palette cromatica Keglevich. La combinazione di elementi classici e pop prosegue nell’etichetta, dando vita a un’atmosfera vintage che evoca gli anni '60 - ’70, ma al tempo stesso in linea con le tendenze più moderne.

Il tutto declinato in quattro diversi colori che vogliono esaltare il carattere eclettico di Keglevich Wodka dry: rossa, la regina dei club dal look più sofisticato, gialla, che incarna la vivace energia del divertimento, blu, ideale per gli aperitivi e caratterizzata dal fascino chic e, infine, verde, per gli eventi più cool.

Ogni bottiglia diventa così una manifestazione di stile che fonde passato e presente, ma anche un modo di comunicare la storia e la personalità “non ordinaria” di Keglevich, in linea con l’approccio, appunto, “Skip the Ordinary” che la contraddistingue.

Materie prime ricercate e una lunga lavorazione

All’interno dei pack artistici è custodita tutta la qualità della vodka nata nel 1882 da una ricetta del Conte Istvan Keglevich e realizzata con materie prime ricercate e un lungo processo produttivo. All’origine del prodotto vi è infatti una miscela composta al 60% da frumento e al 40% da triticale, un cereale molto resistente al freddo che nasce dalla selezione e combinazione di segale e grano duro. Entrambi coltivati in Polonia, dove Keglevich viene prodotta, attraverso un processo che prevede 6 cicli di distillazione per garantirne la massima purezza. Il risultato è un distillato dall’aspetto cristallino e dal gusto deciso ma leggero, altamente digeribile, ideale sia da servire liscia sia da usare in miscelazione.

 

Sammontana ottiene la certificazione B Corp

Sammontana sede Empoli
L'azienda ha ottenuto l'importante certificazione che ne conferma l'impegno verso la sostenibilità e la responsabilità sociale e gli alti standard già raggiunti su entrambi i fronti

Un nuovo importante traguardo è stato raggiunto da Sammontana nel suo percorso verso la sostenibilità. La Società Benefit del Gruppo Sammontana Italia, tra le maggiori realtà attive nella produzione di gelati e surgelati dolci e salati nel nostro Paese, ha ottenuto la certificazione B Corp. Si tratta della certificazione che attesta l’impegno e il raggiungimento dell’azienda di alti standard di sostenibilità sociale, ambientale ed economica, rilasciata da B Lab Italia, la fondazione che rappresenta e coordina il movimento delle B Corp in Italia, il network delle organizzazioni non profit presenti a livello globale che ha l’obiettivo di accelerare il cambiamento comportamentale, culturale e strutturale per promuovere un sistema economico inclusivo, equo e rigenerativo a beneficio delle persone, delle comunità e del Pianeta.

Il raggiungimento della certificazione è un risultato che si pone in continuità con l’impegno, istituzionalizzato lo scorso anno con il cambio di statuto sociale in Società di Benefit, dell’azienda a perseguire, oltre agli obiettivi di profitto, finalità di beneficio comune.

Un impegno a 360°

La certificazione B Corp è stata ottenuta grazie alla valutazione da parte di B Lab dell’impatto sociale e ambientale dell’attività di Sammontana, secondo gli standard previsti dal B Impact Assessment (Bia). Il processo di valutazione ha analizzato le pratiche e i risultati aziendali in cinque differenti categorie: governance, lavoratori, comunità, ambiente e clienti.

Fronti sui quali l’azienda lavora da tempo, ponendo a guida della sua attività la sostenibilità ambientale, la salute e il benessere, lo sviluppo di filiere sostenibili. Nel campo ambientale, per esempio l’azienda è stata tra le prime in Italia a definire gli standard per la produzione sostenibile di gelato e ha implementato una serie di iniziative per la riduzione della propria impronta carbonica e della sua filiera.

Un orizzonte condiviso anche dalle altre importanti realtà del Gruppo: il percorso di valutazione da parte di B Lab è stato infatti intrapreso anche da Forno D’Asolo, entrato a fare parte di Sammontana Italia dallo scorso luglio (leggi Sammontana acquisisce Forno d’Asolo e crea un gruppo da un miliardo).

Antica Pasticceria Muzzi celebra il Natale a Milano

Antica Pasticceria Muzzi celebra il Natale con un temporary store a Milano. Ampia gamma di panettoni e specialità, parte del gruppo IDB di Andrea Muzzi.

Il brand umbro Antica Pasticceria Muzzi a Natale apre il suo primo temporary store nel cuore di Brera, a Milano, in via Solferino. Lo spazio, operativo fino al 5 gennaio 2025, offre un’ampia selezione di specialità natalizie, tra cui panettoni classici, farciti e linee esclusive. L’allestimento dello store riflette i colori oro e bianco tipici del marchio.

Antica Pasticceria Muzzi, la storia

Fondata nel 1795, Antica Pasticceria Muzzi vanta una lunga tradizione di maestria artigianale nella produzione di grandi lievitati. Parte del Gruppo IDB (Industria Dolciaria Borsari), di cui Andrea Muzzi è titolare, il brand è riconosciuto per l’attenzione alla qualità e per la capacità di coniugare tradizione e innovazione. Il gruppo comprende marchi come Giovanni Cova & C., Borsari, e Bedetti, e si posiziona come uno dei principali player del settore dolciario, con un fatturato in costante crescita.

La gamma di panettoni

La proposta natalizia di Antica Pasticceria Muzzi si articola in tre linee. La linea Gran Classica comprende panettoni tradizionali e varianti come quello al limoncello con scorze di limone candito o il pandoro con crema tiramisù e gocce di cioccolato. La linea Animalier si distingue per gli incarti creativi e propone, tra le altre, versioni con crema di marron glacés o pistacchio di Bronte DOP. A queste si aggiunge, la limited edition Le Tre Sinfonie con i panettoni confezionati in latte decorate, disponibile nei gusti pistacchio, caramello e lampone. Completa l’offerta la linea Tommaso Muzzi, dedicata al fondatore, che include lievitati come il panettone pere e cioccolato o il Ciocco ghiotto con gocce di cioccolato.

L’esperienza del temporary store

Oltre alla vasta gamma di panettoni, il temporary store propone altre specialità natalizie, come torrone, marron glacés e cioccolato. Durante i fine settimana, sono previste degustazioni aperte al pubblico per presentare la gamma dei grandi lievitati per scoprire la qualità dei prodotti.

Tagliatella Nardini, il lato poetico della miscelazione “di scarto”

Tagliatella nardini Grapperia al Ponte
Il bancone della Grapperia al Ponte di Bassano del Grappa di Nardini
Nato nella Grapperia al Ponte di Bassano del Grappa a fine '700 dall'insieme dei vari "tagli" delle giare che contenevano i prodotti Nardini, lo storico liquore si è evoluto nel tempo i un prodotto strutturato dalla ricetta che mantiene lo spirito originale. Ora si veste di un nuovo pack dal design snello e raffinato

C’è qualcosa di irresistibile nel fascino delle storie che nascono da un’idea semplice e concreta: non sprecare nulla. La Tagliatella Nardini, liquore storico della Grapperia al Ponte di Bassano del Grappa, è una di quelle vicende che, pur avendo radici antiche, riescono ancora oggi a farci sorridere.

Siamo alla fine del Settecento, in un’Italia che ancora non si chiamava Italia, ma dove il genio creativo non mancava mai. Nella Grapperia al Ponte i liquori e le grappe riposavano dentro enormi giare in rame. Ogni rubinetto di quelle giare faceva scendere la sua dose precisa di grappa, marasca, arancio o altre essenze. E poi? Le gocce residue invece di finire a terra - che sarebbe stato uno spreco imperdonabile - venivano raccolte in un piattino. Alla fine della giornata tutte quelle lacrime spiritose finivano in una giara secondaria dove si mescolavano in una sorta di cocktail ante litteram. Da questo mix di “tagli” nasce la Tagliatella, un prodotto accessibile anche a chi non poteva permettersi i distillati più costosi. In un certo senso, era il liquore democratico della sua epoca: niente fronzoli, solo un sapore complesso e sorprendente, figlio del caso e di una filosofia del recupero che oggi sarebbe definita sostenibile.

Oggi la Tagliatella non è più il risultato casuale degli avanzi della giornata, ma un liquore studiato e certificato, con una ricetta che mantiene lo spirito originale. Grappa, acquavite di marasca, scorze d’arancio ed erbe aromatiche si fondono in un mix armonico. Le note fruttate e speziate sembrano raccontare un viaggio nel tempo: un assaggio e sei già nella Bassano del Grappa di fine ’700 tra il tintinnio delle giare e il brusio dei clienti che ordinano un bicchiere dietro l’altro.

Una nuova veste per una storia antica

La nuova bottiglia da 70 centilitri ha un design snello e raffinato, come una dama in abito da sera. L’Arlecchino, storico simbolo della Tagliatella, ora campeggia con più spazio sull’etichetta, richiamando l’allegria e il carattere multiforme del liquore. Un dettaglio in più per i puristi: la capsula celebra la data di fondazione della distilleria (1779), ribadendo che la Distilleria Nardini è la prima in Italia. Con il suo 35% di tenore alcolico, la Tagliatella ha il carattere giusto per reggere il confronto con i distillati più blasonati, sia da sola sia come base per la miscelazione. È quel genere di liquore che non ha bisogno di effetti speciali: basta un bicchiere e un po’ di curiosità per scoprire tutta la sua personalità.

Cambia senza perdere un grammo di attualità

Non è facile trovare un equilibrio tra passato e presente, ma la Tagliatella ci riesce con naturalezza. Quello che una volta era un compromesso tra qualità e costo, oggi è un prodotto strutturato che sa rimanere fedele alle sue origini senza perdere un grammo di attualità.

Più che un liquore, la Tagliatella è una lezione di vita: non importa come si inizia, ma come si evolve. E in un mondo dove tutto deve essere perfetto e programmato, è bello sapere che qualcosa nato dal caso e dalla necessità può trasformarsi in un classico senza tempo.

A gennaio a Rimini torna Sigep World, l’appuntamento con l’industria del foodservice

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In programma dal 18 al 22 gennaio 2025, in Fiera a Rimini, l'appuntamento professionale dedicato al foodservice si arricchisce di uno spazio dedicato alla pizza che si aggiunge alle quattro tradizionali filiere: coffee, gelato, pastry&chocolate e bakery. Numerosi gli eventi in programma, con i talk sulle nuove tendenze e le competizioni internazionali

Un nuovo settore dedicato alla pizza ad affiancare le 4 grandi filiere - gelato, pastry&chocolate, coffe e bakery -, un ampliamento degli spazi fino a 138.000 metri quadri grazie all’aggiunta di due ulteriori padiglioni e una spinta ancora maggiore sull’internazionalità. Sono solo alcune delle principali novità di Sigep World – The World Expo for Foodservice Excellence, la manifestazione organizzata da Italian Exhibition Group e in programma alla Fiera di Rimini dal 18 al 22 gennaio 2025.

Giunto alla 46esima edizione, Sigep si presenta anche con un payoff rinnovato, a ribadire la centralità globale del salone riminese, che non a caso ha ampliato il proprio raggio d’azione negli ultimi anni attraverso i due show satellite, in mercati di grande potenzialità, nella Cina meridionale e a Singapore, confermati anche per il 2025.

Appuntamento con i top player del foodservice

Sigep World 2025 ha già fatto registrare grandi numeri, con il sold out degli spazi espositivi venduti e l’adesione dei top player del foodservice e delle new entry del settore pizza, che secondo le stime più recenti ha un valore mondiale superiore ai 153 miliardi di dollari (fonte: Verified Markets Reports). Sigep sarà quindi la vetrina più importante per questo prodotto e le sue tecnologie, arricchendo ulteriormente e completando un’offerta espositiva fieristica che lo rende un faro in tutto il mondo per l’industria del foodservice a 360°.

Una spinta internazionale ancora più forte

La spinta internazionale sarà ancora più importante e nel 2025 si aprirà un nuovo capitolo dell’espansione globale di Sigep World, che nel quartiere fieristico di Rimini andrà a concretizzarsi attraverso i programmi strategici di business matching. Al Top Buyer Program hanno già aderito 520 top buyer da 91 Paesi: oltre ai principali Paesi europei, si segnalano presenze da Stati Uniti, Sud America, Sud Est Asiatico e Paesi del Golfo. Dai distributori alle catene di pubblici esercizi, fino alle società di catering, comprese quelle delle linee aree e delle crociere, passando per i gruppi alberghieri di tutto il mondo: sono questi i principali attori del Top Buyer Program, che conferma l’importante lavoro svolto da Sigep sull’incoming estero.

Un processo che passa dal coinvolgimento diretto dei principali decision makers del settore aderenti anche al Premium Program, riservato principalmente a buyer europei – con in testa operatori da Germania, Spagna, Romania, Francia, Gran Bretagna, Croazia, Grecia, Polonia, Slovenia e Serbia – e che quest’anno prevede la partecipazione di circa 3.000 buyer da tutto il mondo.

Tanti talk e riflettori sulle nuove tendenze

Naturalmente durante Sigep World 2025 verrà dato grande spazio ai più importanti talk di tutte le communities presenti: quello di apertura, in particolare, sarà incentrato sulle più aggiornate tendenze - nazionali e soprattutto internazionali – del foodservice, confermando Sigep World come la voce più autorevole del settore grazie al lancio di Sigep Vision, l’Osservatorio globale sui trend del gelato e del foodservice. Un settore, quest’ultimo, che continua a essere competitivo in Europa e nel mondo: nel 2024 la spesa complessiva registrata in Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia e Spagna, raggiunge gli oltre 330 milioni di euro, con una crescita del 6,4% rispetto al 2023. Guardando invece oltreoceano, la spesa dei consumatori dell'out of home negli Stati Uniti risulta in aumento del 3,9% rispetto all'anno precedente, attestandosi a oltre 612 milioni di euro (fonte: Circana).

Le grandi sfide nelle Arene

E ancora, attenzione ai nuovi trend su scala mondiale riguardanti le ultime tecnologie delle macchine automatiche per il caffè - con un evidente miglioramento anche sul fronte sostenibilità - i lievitati e le novità del mondo della pasticceria, oltre naturalmente alla gelateria del futuro, con l’evento di Rimini che è il volano principale per la diffusione della cultura del gelato italiano in tutto il mondo.

A Sigep World 2025 infine torneranno, come ogni anno, le Arene e le competizioni nazionali e internazionali che lo scorso gennaio hanno visto partecipare ben 25 Paesi - dedicate a tutte le filiere rappresentate, tra cui Pizza Senza Frontiere – World Pizza Champions Games, Bread in the City – Bakery World Cup, il campionato internazionale di panificazione, i Campionati Italiani Baristi valevoli per le finali mondiali del circuito WCE (World Coffee Events), il Campionato Italiano di Pasticceria e la Gelato Europe Cup.

Giovanni Singh trionfa alla BeefBar Shakedown Worlwide Competition powered by Ron Brugal

Matteo Melara, Brand Ambassador Brugal (a destra) si felicita con il vincitore Giovanni Singh
Prima edizione di BeefBar Shakedown Worldwide Competition powered by Ron Brugal, distribuito in Italia da Velier. Alla finale della gara hanno partecipato i bartender della catena BeefBar di Londra, Mykonos, Parigi e Milano, ospitati negli eleganti locali del collegato Bar Americano Rumore di Milano.

Fondato nel 2005 da Riccardo Giraudi, il ristorante di carne BeefBar conta oggi una quarantina di sedi in tutto il mondo, dall'Europa al Medio Oriente all'Africa alle Americhe, sviluppando nel tempo l'offerta di cocktail come parte integrante del proprio concetto di eccellenza, creando un Cocktail Program ben definito.

È proprio in questo contesto che il locale ha ideato il concorso internazionale BeefBar Shakedown Worldwide Competition powered by Ron Brugal rivolto a tutti i bartender della catena BeefBar, un vero e proprio "volo di prova" con l’obiettivo di promuovere la rispettiva creatività e incoraggiarli a creare cocktail unici, da degustare poi in ogni locale BeefBar del mondo da Parigi, a New York, Londra, Edimburgo, Dubai, Monaco, Lussemburgo, Milano, Atene, Malta, Budapest e St. Barth.

Come partner esclusivo di questa Prima edizione della Competition è stato scelto Ron Brugal che, creato nella Repubblica Dominicana nel 1888, è arrivato alla quinta generazione familiare di Maestros Roneros, superando i confini della produzione dei suoi rum che invecchiano sotto il sole caraibico della Repubblica Dominicana in botti pregiate, selezionate con cura.

La Finale di questa prestigiosa competizione si è svolta di recente presso il Bar Americano Rumore di corso Venezia 11, locale di culto della vita notturna milanese, che unisce l’arte della mixology allo street food del contiguo BeefBar.

A supervisionare l'evento è stato il barmanager Francesco Cione, Director of Operations Italia e Corporate Bars&Beverage Directorn per il gruppo Giraudi e per il suo brand di punta Beefbar.
La presentazione è stata affidata all'esuberante bartender e Brand Ambassador Brugal Matteo Melara.

I cinque finalisti
Alessandro Dottore (Milano)
Thomas Bok (Mykonos)
Giovanni Singh (Milano)
Nassim Hadj (Parigi)
Dimitru Sofiet (Londra)
si sono sfidati a colpi di pairing con una ulteriore difficoltà: creare due cocktail diversi per un solo abbinamento food.

i concorrenti Giovanni Singh, Thomas Bok, Nassim Hadj, Alessandro Dottore e Dimitru Sofiet

Dopo aver esaminato bene ricette e abbinamenti, la giuria composta da Luca Fiorini Ceo Beefbar, Thierry Paludetto Executive Chef Beefbar, Lorena Vinolo Director of Marketing services & Consulting services, e Jamie Campbell Brand Education Manager Brugal, ha scelto il vincitore.

A trionfare è stato Giovanni Singh, proprio del Bar Americano Rumore di Milano, con il cocktail Sobremesa, un omaggio al rito sudamericano della convivialità, una tradizione che va oltre il cibo. Sobramesa, è composto dalle parole sobra (sopra) e mesa (tavola), ed evoca uno stato di allegria, piacere, risate, chiacchiere, proprio seduti a tavola, un momento in cui i commensali condividono qualcosa di preziosissimo, il tempo,lime accompagnandolo con un bene altrettanto prezioso come, ad esempio, un buon rum.

Sobremesa
ricetta di Giovanni Singh
Ingredienti
45 ml Ron Brugal 1888
20 ml Nixta Licor De Elote
15 ml lime/lemon juice
20 ml Palo Santo Cordial Paragon
Preparazione
Shaker, versare in tumbler basso su cubo di ghiaccio, guarnire con fili di scorza di lime.

Ron Brugal, una eccellenza dell'isola al centro dei Caraibi

Vantando 135 anni di maestria nel campo del rum di scuola spagnola, Ron Brugal è un premiato produttore di rum premium della Repubblica Dominicana. L'apprezzato portafoglio di rum invecchiati di alta qualità racconta la storia di cinque generazioni di maestria, iniziata nel 1888 dal leggendario fondatore Andrés Brugal.

Dopo aver viaggiato dalla Spagna e da Cuba, Don Andrés e la sua famiglia si stabilirono a Puerto Plata e iniziarono a distillare uno spirito unico, leggero e puro, sfruttando il caldo sole tropicale per impregnare il loro spirito di complessità e sapore, creando un rum dominicano elegante, aromatico e morbido. Dalla sua fondazione, le tradizioni e l'esperienza produttiva di Brugal sono state tramandate da cinque generazioni di Maestros Roneros, ognuno dei quali ha continuato a innovare.

Questa mentalità garantisce che ogni espressione rimanga di altissima qualità e al tempo stesso attuale nel corso dei decenni. Oltre 130 anni dopo, l'eredità di Ron Brugal continua a far emergere il meglio di questo rum.

Ron Brugal 1888

Prodotto di punta della gamma è Ron Brugal 1888, il cui colore dorato è dato da un doppio invecchiamento: in botti di quercia americana ex-Bourbon per 8 anni e in botti di quercia rossa europea ex-Sherry Oloroso per altri 6 anni (40% alc). Ricordiamo che, grazie al clima tropicale, l'invecchiamento dei distillati risulta "accellerato". Caratteristica la bottiglia serigrafata da 70 cl avvolta da una reticella.

Velier, distributore italiano di alcolici premium

Velier è una storica azienda familiare genovese che si occupa di importazione e distribuzione di distillati, liquori e vini. Fondata nel 1947, ha quindi oltre 75 anni di vita, durante i quali la qualità dei prodotti e la loro appassionata divulgazione sono sempre state la via maestra per accedere a una crescita commerciale e reputazionale continua.

Leader mondiale nel settore dei rum grazie all’instancabile lavoro di scoperta del presidente Luca Gargano, Velier è stata anche antesignana assoluta nel lancio del movimento dei vini naturali. Già nel 2001 ha visto infatti la luce il protocollo Triple A, sottoscritto da produttori che siano “Agricoltori, Artigiani, Artisti”, in sintonia con i valori Velier: qualità e autenticità. Tra le oltre 200 marche importate, citiamo i rum Caroni, Bally, Clairin, Neisson, Hampden, Brugal; i whisky Macallan, Glenfiddich, Balvenie, Nikka, Buffalo Trace; Hendrick’s Gin, le vodke Stolichnaya e Moskovskaya, lo champagne Billecart e il liquore Chartreuse.

 

Filiera Birra 2024, le tendenze di mercato emerse dal convegno della rivista Imbottigliamento

Organizzatori e relatori del convegno Filiera Birra 2024
In attesa del salone Beer & Food Attraction di RiminiFieraIl (16-18 febbraio 2025), la rivista Imbottigliamento (gruppo Tenche Nuove) ha fatto l'annuale punto della situazione su realtà e opportunità per gli operatori del settore birra, con il tradizionale convegno annuale Filiera Birra.

Organizzato dalla rivista Imbottigliamento presso il Palazzo della Cultura dell'editore Tecniche Nuove di Milano, il recente convegno Filiera Birra 2024 (VI edizione), ha offerto una visione ragionata e critica dello scenario di mercato.
Moderati dal giornalista Maurizio Maestrelli, al centro degli interventi dei numerosi relatori professionali, sono stati temi come turismo birrario, export, normativa e sostenibilità.
L'apertura dei lavori del convegno è stata affidata al prof. Giuseppe Peretti, direttore del Cerb - Centro di Ricerca per l'Eccellenza della Birra della Università di Perugia e direttore tecnico della rivista Imbottigliamento e a Paola Pagani, caporedattore della stessa rivista.

Chi consuma birra

Uno dei temi principali è stata l’analisi del consumatore, considerato l’elemento fondamentale per il successo della filiera.
Il prof. Christian Garavaglia, Università degli Studi di Milano-Bicocca e Consigliere della Regione Lombardia, ha presentato i risultati di un’indagine condotta a luglio 2024 su un campione di 1.021 persone principalmente in Emilia-Romagna e Piemonte, rappresentative della popolazione italiana per individuare i driver delle scelte del consumatore e la sua sensibilità verso l’uso di ingredienti 100% italiani.
I risultati: il 75% degli intervistati consuma birra regolarmente, con una prevalenza per la birra industriale (60%) e un 26% che alterna industriale e artigianale. Le donne e i consumatori urbani mostrano una leggera preferenza per la birra artigianale.
Il 60% degli intervistati preferisce birra prodotta con ingredienti italiani, come il luppolo e il malto d’orzo, mentre il 46% pone grande attenzione alla sostenibilità, specie tra le persone con redditi più alti. La birra viene scelta anche in base agli abbinamenti culinari (60%) e il prezzo, sebbene rilevante, risulta essere meno importante come fattore di scelta d’acquisto rispetto alla provenienza degli ingredienti e alla sostenibilità, soprattutto tra i consumatori di birra artigianale. Il luppolo italiano è particolarmente apprezzato tra chi sceglie prodotti sostenibili. L’indagine lascia intuire che una maggiore informazione sull’utilizzo di ingredienti italiani e sostenibili potrebbe favorire una maggiore consapevolezza, soprattutto tra i giovani e rappresentare una strategia vincente per i produttori.

Prof. Christian Garavaglia, Università degli Studi Milano Bicocca

La birra italiana sul mercato estero

Brunella SacconeDirigente Ufficio Agroalimentare – Direzione centrale per i settori dell’exportITA Italian Trade Agency, ha offerto una panoramica della situazione della birra italiana sul mercato internazionale. La birra italiana fatica ad affermarsi e a competere con birre estere a causa di tanti motivi, non da ultimo la leva fiscale che pesa su di essa – la birra è infatti l’unica bevanda da pasto su cui gravano delle accise.

Brunella Saccone, Dirigente ITA - Italian Trade Agency

Un altro problema emerso è la mancanza di una strategia strutturata per promuovere la birra italiana all’estero. La disaggregazione del panorama birrario italiano rende difficile creare una massa critica di aziende che possano sostenere iniziative promozionali globali. Sono necessarie campagne di comunicazione più incisive e la presenza della birra italiana nelle grandi occasioni internazionali, come nei ristoranti all’estero. Infine, si esprime la necessità di una promozione più coesa all’estero, sfruttando la tradizione italiana e il concetto di dieta mediterranea come veicolo per valorizzare i prodotti locali, inclusa la birra.

Italia: dati di mercato

Che il mercato nazionale non vada benissimo lo sottolineano anche i dati presentati da Assobirra secondo cui export e produzione segnano numeri negativi nel primo semestre 2024, come anche nel 2023, mentre a crescere è l’import, proprio per la maggiore competitività di alcune birre straniere rispetto alle nazionali.
I consumi sono fermi praticamente da 5 anni – afferma Alfredo Pratolongo, presidente AssoBirra. Nel confronto 2023 versus 2022: -5,85% i consumi, -5,02% la produzione, -5,35% l’esportazione. Insomma, non proprio un quadro roseo.
Nonostante ciò, la birra continua a creare valore, soprattutto nel canale Horeca che genera il 65% del valore complessivo. Tuttavia, l’aumento dei costi delle materie prime e il peso delle accise rappresentano ostacoli significativi per la crescita del mercato. Nel corso del convegno, Alfredo Pratolongo è stato videointervistato dal giornalista Rodolfo Guarnieri.

Alfredo Pratolongo, presidente Assobirra

Un tema, questo, ripreso anche da Matteo Bartolini, vicepresidente nazionale CIA Agricoltori Italiani che nel suo discorso esprime la necessità di una maggiore attenzione da parte del governo italiano verso il settore della birra, evidenziando che al momento mancano politiche efficaci e tavoli di lavoro inclusivi. Si sottolinea l’importanza di promuovere una maggiore reciprocità nelle regole di commercio tra l’Italia e i paesi extra-UE, chiedendo condizioni più eque per il settore birraio italiano. Viene inoltre messa in evidenza la necessità di investire di più nella ricerca, soprattutto in relazione ai cambiamenti climatici, per migliorare la produzione agricola. Afferma Bartolini: «Occorre fare filiera, ovvero adottare un approccio più sistemico, integrando tutti gli attori coinvolti nella produzione, trasformazione e commercializzazione della birra». Occorre portare sul tavolo dei consumatori un territorio, una tradizione, non solo un prodotto.

Turismo della birra, un’opportunità da sfruttare

Roberta Garibaldi, presidente Associazione Italiana Turismo Enogastronomico, ha sottolineato l’importanza del turismo enogastronomico, con un focus specifico sul turismo legato alla birra. I dati più recenti indicano che le esperienze enogastronomiche sono tra le più ricercate dai turisti europei. Questo interesse rappresenta un’enorme opportunità per l’Italia, che può sfruttare la storia e la tradizione della birra locale per attrarre turisti.

Anche Vittorio Ferraris, direttore generaleSimone Monetti, segretario generaleSilvio Bertero, referente regionale Piemonte di Unionbirrai vedono nel turismo un’mportante e potenziale leva per togliere il settore dallo stallo in cui si trova: creare eventi che raccontino la storia della birra italiana, coinvolgendo i visitatori in esperienze di degustazione e produzione, fare storytelling attorno alla birra, portare sempre più i consumatori nei luoghi di produzione sono alcune delle attività suggerite.

Sostenibilità sociale e ambientale nel settore birrario

La svolta green e l’attenzione alla sostenibilità sociale e ambientale sono state considerate priorità sia per il turismo sia per la produzione di birra. C’è una crescente consapevolezza tra i consumatori e i produttori sulla necessità di ottimizzare i processi produttivi in un’ottica di sostenibilità. A questo proposito sono state citate esperienze di produzione di birra in ambito carcerario con, dunque, un forte impatto sociale, nell’ambito di un progetto a cui partecipa anche l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.
Il progetto, dal nome Be4Hopes, si propone di sviluppare nuove competenze di alto livello in ambito blockchain e metterle a disposizione di un obiettivo ad alto impatto sociale, combinando l’agricoltura sostenibile e la riabilitazione dei detenuti. Alla base vi è un modello di sostenibilità economica replicabile in altri contesti. «Tale progetto – afferma Nazarena Cela, Assegnista di Ricerca in Scienze e Tecnologie Alimentari Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo – fonde tecnologia avanzata, inclusione sociale e sperimentazione nel contesto specifico della birra, mostrando che la produzione di birra non si limita solo alla qualità del prodotto ma contribuisce a un impatto sociale positivo».

Sostenibilità in termini di risparmio di risorse è invece quanto descritto da Serena Savoca, Marketing & Corporate Affairs Director Carlsberg Italia a proposito del birrificio Angelo Poretti, acquisito completamente da Carlsberg nel 2002. La strategia di sostenibilità del gruppo si basa su quattro obiettivi principali: riduzione delle emissioni di CO2, zero sprechi d’acqua, consumo responsabile e zero incidenti sul lavoro. Il birrificio ha implementato progetti di recupero energetico e riduzione del consumo idrico, ottenendo risultati significativi. Inoltre, promuove la spillatura tramite l'innovativa tecnologia DraughtMaster che contribuisce a risparmiare costi di trasporto e CO2. Infine, il birrificio sta sperimentando nuovi approcci per rendere la logistica più sostenibile, incluso il trasporto intermodale.

Il presentatore Maurizio Maestrelli con Serena Savoca, Marketing & Corporate Affairs Director Carlsberg Italia

Dalla fermentazione alla distillazione…

…il passo è breve e lo ha dimostrato il progetto Strada Ferrata che nasce dall’esperienza nel settore brassicolo dei fondatori del birrificio Railroad di Seregno in Brianza. L’obiettivo del progetto è creare una nuova tradizione di produttori di whisky in Italia, fondendo lo sviluppo del New World Whisky con la qualità del Made in Italy. Ne nasce un whisky dalle caratteristiche peculiari, diverse dalla tradizione ma che aprono nuove strade e nuove possibilità per il Made in Italy alimentare.

Promuovere la cultura birraria italiana

Come sottolineano anche Teo Musso (titolare del birrificio agricolo Baladin) e Carlo Schizzerotto – rispettivamente Presidente e Direttore del Consorzio Birra Italiana – la birra è parte del patrimonio italiano ed è fondamentale – anche da parte del governo- riconoscerla come tale, tutelarla  da politiche future che potrebbero penalizzarla, come accise o regolamentazioni contro l’alcol. Si sottolinea l’importanza di una strategia coordinata per promuovere la birra italiana, sia a livello nazionale che internazionale. Il settore ha grandi potenzialità, soprattutto in termini di sostenibilità, qualità degli ingredienti e turismo enogastronomico, ma deve affrontare sfide strutturali e promozionali per consolidarsi e crescere nel mercato globale.

Carlo Schizzerotto e Teo Musso, direttore e presidente di Consorzio Italiano Birra

In generale, durante tutto il convegno viene più volte sottolineata la necessità di uno sforzo corale e di filiera per rafforzare il settore birrario italiano, aumentando la produzione locale e promuovendo la cultura birraria come un elemento distintivo del patrimonio agroalimentare italiano.

Una panoramica del convegno è disponibile sul canale Youtube.

Tutte le relazioni degli intervenuti sono disponibili al seguente link.

Questo il senso da dare dunque a questo convegno Filiera Birra e all’altro importante appuntamento per il settore, ovvero BBTech Expo Beer & Food Attraction che si terrà a RiminiFiera dal 14 al 18 febbraio 2025. Come spiega Carmen Zeolla, Exhibition Manager di Italian Exhibition Group Spa, si tratta di una tre giorni per scoprire le innovazioni e soluzioni tecnologiche nel mondo della birra, per avere una panoramica completa su tutta la filiera e per fare incontrare produttori di birre speciali e artigianali con innovatori del settore tecnologico.

Tutto pronto per il nuovo Barawards Gala Night Party

Barawards Gala Night Party 2024
Andrà in scena lunedì 13 gennaio 2025, all’Alcatraz di Milano, la grande serata di festa dove saranno svelati i vincitori della decima edizione di Barawards, il premio che celebra le eccellenze italiane nel settore dell’ospitalità. Acquista il biglietto per partecipare al party

Tutto pronto per il gran finale di Barawards by Bargiornale. Il premio, che celebra le eccellenze italiane nel settore dell’ospitalità, promosso da Bargiornale in collaborazione con Dolcegiornale, Hotel Domani e Ristoranti di Bargiornale, culminerà nel Barawards Gala Night Party, lunedì 13 gennaio 2025, all’Alcatraz di Milano.

La serata, da sempre sinonimo di festa e networking, vedrà un mix di musica, brindisi e premiazioni, celebrando chi ha saputo distinguersi nel mondo dell’ospitalità: dai cocktail bar alle caffetterie, dai ristoranti agli hotel, dalle pasticcerie alle gelaterie, dalle paninoteche alla nuova categoria delle birrerie e pub.

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Inoltre, la redazione di Bargiornale conferirà tre menzioni speciali: miglior bar menu, miglior comunicazione social e miglior video promo dell’anno. La fase di avvicinamento al gran finale ha ricalcato il consolidato format delle precedenti edizioni. Dopo la fase delle autocandidature (dal 13 aprile al 30 giugno) e l’integrazione delle candidature da parte di Bargiornale, è stato il turno dei panelist del Premio, che hanno espresso le loro preferenze. I voti degli oltre 100 esperti della industry (bartender, baristi, chef, pasticceri, gelatieri, consulenti ed esperti del settore) hanno portato alla definizione di una lista di finalisti, con un massimo di 30 candidati per categoria. Successivamente siamo passati al voto on line con un record senza precedenti di oltre 40 mila votanti.

I vincitori e la classifica dei top 10 sono stati determinati dalla combinazione del voto dei panelist (80%) e del voto online (20%). I loro nomi saranno rivelati durante il Barawards Gala Night Party, che sarà condotto, per il secondo anno consecutivo, da Marco Maccarini, figura di spicco della radio e della Tv, con sound design a cura della Dj Nora Bee, star delle serate milanesi.

ACQUISTA IL TUO BIGLIETTO PER IL BARAWARDS GALA NIGHT PARTY

 

Il gala, dress code elegant, vedrà un alternarsi di premiazioni ed esibizioni dal vivo, accompagnate dai signature drinks proposti dalle aziende partner. Per celebrare il decennale, ci saranno riprese in diretta e uno spazio interviste, dove i vincitori e i rappresentanti delle realtà che supportano l’evento avranno l’opportunità di intervenire. Biglietti presto disponibili su bargiornale.it/ barawards-bargiornale/

Dug Barista: la nuova bevanda vegetale per i cappuccini

Dug Barista
A base di patate, la nuova bevanda vegetale piace ai baristi per il suo gusto neutro, vellutato e la facilità di montatura. Scopri perché è ideale per cappuccini e altre bevande plant-based

Nel mondo del barista non esiste il cappuccino ma i cappuccini, soprattutto quando si parla di veg: di mandorla, di avena, di soia e ora anche di patata. Con l’aumento della domanda di alternative vegetali, molte bevande sono state introdotte sul mercato, perché nei cappuccini, come nei drink plant-based, la bevanda fa la differenza. Dug Barista, una bevanda innovativa a base di patate, è arrivata sul mercato italiano per proporre una nuova alternativa ai baristi.

Tra le sue caratteristiche promette un gusto neutro, un mouthfeel vellutato e proprietà organolettiche che garantiscono una schiuma stabile e uniforme.

Un'evoluzione nelle alternative vegetali

Dug Barista è un prodotto unico nel suo genere, nato dalla volontà di proporre una soluzione nuova nel mercato delle bevande vegetali. A differenza di molte alternative, che aggiungono una nota caratteristica al gusto del cappuccino, intaccando il flavor del caffè, questa bevanda promette un profilo aromatico neutro e morbido. Inoltre, è priva di lattosio, soia, glutine e noci, allergeni molto comuni. È anche ricca di proteine, oltre a vitamina D, B12, Riboflavina in percentuali simili a quelle di una classica bevanda di avena.

Una delle caratteristiche principali di Dug Barista è la sua capacità di montare facilmente, grazie alle proprietà naturali della patata. La schiuma che si ottiene assicura di essere densa, stabile e vellutata, capace di mantenere l’emulsione anche dopo diversi minuti, senza separarsi nella tazza. Questo è un vantaggio non solo per la presentazione estetica, ma anche per l’esperienza di consumo, che resta piacevole fino all’ultimo sorso.

Performante e sostenibile

Un’altra particolarità che il barista può mettere in evidenza al consumatore che chiede di assaggiare la bevanda di patate riguarda la sostenibilità. Dug Foodtech, l’azienda che produce Dug Barista, è una startup con sede a Lund, Svezia. È un'azienda di tecnologia alimentare che mira a creare prodotti alimentari sostenibili e sani utilizzando tecnologie innovative. Attualmente è l’unica azienda che utilizza le patate per le bevande, un ingrediente che Dug afferma essere a basso impatto ambientale perché produce basse emissioni di carbonio e richiedono una minima quantità di acqua, rendendo Dug una scelta veramente sostenibile per il pianeta.

Sul territorio italiano, l'azienda ha scelto Davide Cobelli, consulente e giudice internazionale, come portavoce del marchio. «È un onore collaborare con Dug», afferma Davide Cobelli, nuovo brand ambassador. «Credo fortemente nel potenziale di questi prodotti unici, che non solo rappresentano un'ottima opzione per chi ha allergie o intolleranze, ma sono anche una scelta significativa per il nostro pianeta. Sono entusiasta di condividere la mia esperienza con i baristi italiani per aiutarli a offrire un’esperienza di caffè esclusiva e memorabile».

L’arrivo di Dug Barista sul mercato italiano segna un nuovo capitolo nell’evoluzione delle alternative vegetali. Schiuma perfetta, gusto bilanciato, sensazione al palato e sostenibilità sono i capisaldi di un buon cappuccino veg e il punto di arrivo di tutte le alternative vegetali in circolazione.

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