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Espresso Italiano Champion, vince Giulia Ruscelli

Giulia Ruscelli vincitrice Espresso Italiano Champion 2025
Giulia Ruscelli vincitrice Espresso Italiano Champion 2025
È la prima donna a primeggiare nella gara nazionale della competizione organizzata dall’Istituto Espresso Italiano. La finale si è svolta a Conegliano Veneto nella sede di Dersut.

La finale dell’Espresso Italiano Champion che si è svolta a Conegliano Veneto (TV) nella sede di Dersut Caffè ha qualificato Giulia Ruscelli quale migliore barista dell’anno. La barista del Lovo Bar e Pasticceria di Forlì, è la prima donna italiana a vincere la gara nazionale organizzata dall’Istituto Espresso Italiano dopo avere sfidato gli altri undici professionisti nella realizzazione di quattro espressi e quattro cappuccini. La gara di 11 minuti si è aperta con la taratura del macinacaffè Eureka Atom 20W prima di potere procedere alle corrette estrazioni con la macchina Rancilio Classe 20 Asb con sistema acqua Brita. Secondo e terzo si sono classificati rispettivamente il veneziano Tianyu Wang e Matteo Colzani. 

Si dichiara particolarmente fiero per questa vittoria Alessandro Borea, presidente Iei in quanto «nel settore la figura femminile è sempre più fondamentale, su tutta la filiera». Inoltre osserva: «l’Espresso Italiano Champion ha visto la partecipazione di decine di giovani professionisti in tutta Italia che già dalle prove di qualifica si sono confrontati e stimolati alla crescita personale e professionale in questo settore che proprio su loro punta molto in quanto ultimo anello della filiera prima del consumatore finale».

Da parte sua, Lara Caballini di Sassoferrato, amministratore delegato di Dersut Caffè sottolinea l’alto valore professionale dimostrato dai partecipanti e la positiva collaborazione che si è creata tra di loro. Si rivolge poi alla vincitrice con “un augurio, non solo per questa competizione, ma in generale nel lavoro e nella vita, di avere sempre consapevolezza di ciò che si è, delle proprie capacità e del proprio valore. Il valore che tu ti dai è quello che poi gli altri percepiscono e dovrebbero riconoscerti; quindi, le auguro di credere sempre nelle proprie capacità e quando ci sono le capacità vanno anche comunicate, fatte capire agli altri». 

Giulia Ruscelli è una professionista del mondo del bar da quattordici anni, e negli ultimi quattro si  è specializzata nella latte art, che per lei rappresenta una vera passione. Ha partecipato alla sua prima competizione e, confessa, «non mi aspettavo assolutamente di vincere, neanche di arrivare in finale. Il motivo per il quale ho scelto di essere qui era crescere a livello personale e lavorativo, e per conoscere un ambiente diverso dove ci sono tutti esperti e appassionati di caffè; porto a casa l’essere più minuziosa, attenta ai dettagli e alla pulizia nel bar in cui lavoro con l’obiettivo di trasmettere questa cosa alla mia clientela. Sono contenta di aver raggiunto un trampolino di lancio che mi permetterà di avere varie porte aperte, dandomi o l’opportunità di scegliere la strada che sentirò più mia».

Bugan Coffee Lab, laboratorio e caffetteria specialty, apre a Milano

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Sonia e Maurizio Valli, fondatori di Bugan Coffee Lab (credit foto: Luca Bassi)
Dopo i due store a Bergamo, la caffetteria specialty con microroastery, academy e laboratorio dei fratelli Maurizio e Sonia Valli sbarca nel capoluogo lombardo. L'apertura il primo luglio nel quartiere dei Navigli

Da Bergamo a Milano. Apre il prossimo primo luglio 2025 in via Vigevano 15, nel quartiere dei Navigli, Bugan Coffee Lab, locale tra i pionieri in Italia per la ricerca, la formazione e divulgazione del mondo dello specialty coffee. Bugan Coffee Lab è infatti una realtà che unisce in un unico luogo diverse attività, con unico filo conduttore il caffè d’eccellenza: è una caffetteria specialty con microroastery, academy e laboratorio. Un progetto che ha preso vita nel 2014 a Bergamo con l’apertura del primo store a opera dei fratelli Maurizio (premio Barawards 2015 come Barista dell'anno) e Sonia Valli, che hanno raddoppiato l’offerta in città con l’apertura di un secondo store nel 2022 (premio Baraward come Miglior Bar Caffetteria dell’anno), e che ora si apprestano a sbarcare a Milano per proporre a curiosi e appassionati la loro visione del caffè. Una visione fatta di attenzione alle origini, e, ovviamente, all’esperienza sensoriale, fondamentale per cogliere la qualità di ciò che c’è in tazza, per la quale decisivi sono tostatura e metodi di estrazione.

Caffè protagonista assoluto

Il nuovo store, progettato da De8_Architetti e Bettinellistudio Architetti, insieme ai due proprietari, in uno stile che richiama il concetto che richiama il concetto giapponese di wabi-sabi, ovvero di bellezza imperfetta, ha il suo fulcro nel bancone-laboratorio, rivestito in legno carbonizzato. Protagonista assoluto dell’offerta è la caffetteria, con la proposta di una selezione di caffè specialty da tutto il mondo, che gli ospiti potranno degustare con metodi differenti di estrazione, come espresso, caffè filtro, cold brew, ma anche acquistare e portare a casa. Essenziale la proposta la proposta food, che prevede una piccola selezione di croissanteria per la colazione.

Gran parte delle monorigini è importata direttamente dal locale, grazie ai contatti diretti con i produttori nei Paesi più vocati, con un posto di riguardo per l’Etiopia, che spesso nascono da viaggi in piantagione fatti dallo stesso team Bugan. Ogni monorigine è accuratamente selezionata tramite cupping, per individuarne la migliore espressione sensoriale, e tostata in funzione del metodo di estrazione che lo esalta al massimo.

Un vero laboratorio

Dietro ogni proposta del Bugan c’è infatti un lungo lavoro di studio e ricerca finalizzato a permettere all’ospite di godere appieno dell’esperienza del caffè. Un approccio rigoroso che prevede un’altra regola ferrea: nello store non è servito zucchero. Regola che rispecchia in pieno la filosofia del Bugan che, appunto, è un luogo di ricerca artigianale, pensato per chi è curioso, vuole avvicinarsi al mondo dello specialty e scoprire un modo diverso di bere caffè. Ad accompagnare i clienti in questo mondo il personale del locale, formato nell’Academy Bugan, dove si preparano alcuni dei migliori professionisti italiani per le competizioni internazionali. Sempre in un’ottica di divulgare la cultura del caffè, nei prossimi mesi, l’offerta dello store milanese, come già per i due bergamaschi, sarà affiancata anche da un’area dedicata a esperienze di degustazione a numero chiuso.

 

 

 

Campari cede i brand Cinzano e Frattina a Gruppo Caffo 1915

Cinzano GRUPPO CAFFO 1915 ACQUISISCE CINZANO
Lo storico marchio di vermouth e spumanti passa al gruppo calabrese, che acquisisce anche le grappe e le bollicine Frattina. Un'operazione da 100 milioni che sarà conclusa entro la fine dell'anno

Colpo di scena nel panorama degli spirit e delle bollicine italiane. Campari Group ha siglato un accordo con Gruppo Caffo 1915 per la cessione a quest’ultimo di Cinzano. Un’operazione da 100 milioni di euro, che, oltre al business di vermouth e sparkling wine dello storico marchio piemontese, comprende anche il passaggio di mano della grappa e delle bollicine Frattina.

Per Campari l’operazione, il cui closing è previsto per la fine di quest’anno, rappresenta un passaggio significativo nella strategia di razionalizzazione del portafoglio attraverso la cessione dei marchi non strategici, «consentendo di aumentare il focus commerciale e di marketing sui nostri brand principali», come ribadito da Simon Hunt, ceo del Gruppo, in una nota stampa che annuncia il raggiungimento dell’intesa. L’operazione contribuisce inoltre alla semplificazione complessiva delle attività operative e alla riduzione della leva finanziaria.

Si punta su Cinzano per crescere all'estero e nella mixology 

Per il Gruppo calabrese, che quest’anno festeggia i suoi 110 anni di vita, l’acquisizione dei due marchi segna un importante passo nel proprio percorso di crescita e nell’internazionalizzazione. «Grazie al successo registrato in Italia con Vecchio Amaro del Capo, abbiamo rafforzato la nostra posizione nel mercato interno, ma abbiamo ancora tanto spazio e strada da fare all’estero – ha commentato Sebastiano Caffo, ceo del Gruppo calabrese, nella stessa nota -. Cinzano, un brand storico e iconico, sarà la chiave per accelerare la nostra espansione internazionale, portandoci subito in più di 100 mercati». L’operazione costituisce per Caffo anche un importante investimento sul vermouth, segmento dove Cinzano, parte da una posizione privilegiata, essendo già uno dei marchi più bevuti al mondo. «Crediamo molto nel rilancio del brand, non solo dei vermouth, ma anche degli spumanti e di altri storici prodotti del marchio, come il Cinzano bitter soda, i liquori e le grappe, con un focus particolare sulla qualità e sull’innovazione, in particolare nel canale horeca e nel mondo della mixology», ha annunciato il ceo.

I passaggi dell'intesa

L’intesa tra i due gruppi prevede che la transizione sarà gestita attraverso la costituzione di una newco, nella quale confluiranno i business di Cinzano e Frattina, con la proprietà intellettuale, il magazzino di prodotti finiti, alcuni dipendenti, alcuni macchinari produttivi in Italia, gli accordi contrattuali e altri beni correlati. Restano in mano a Campari, invece, gli stabilimenti produttivi in Italia e in Argentina, dove il Gruppo produce anche altri brand.

Inoltre, i due gruppi hanno stipulato un accordo transitorio di produzione in Italia e in Argentina e un contratto di distribuzione temporaneo, che sarà valido a partire dalla data del closing. In base a tale accordo, Campari continuerà a distribuire i prodotti a marchio Cinzano in alcuni mercati selezionati, come Argentina, Spagna, Messico, Russia, Corea del Sud e Sud Africa, prima del passaggio alla struttura commerciale di Caffo.

Federico Sannella eletto presidente di Assobirra

Oltre a Sannella (Birra Peroni), eletti i tre vicepresidenti: Paolo Merlin (Heineken), Giuseppe Micucci (Birra Castello) e Serena Savoca (Carlsberg)

Cambio al vertice per Assobirra, la principale associazione dell'industria birraria, che vede l'avvicendamento alla presidenza fra Alfredo Pratolongo (Heineken Italia) e Federico Sannella (Birra Peroni). Pratolongo rimane nel ruolo di past president negli organi dell'associazione, il cui direttore generale è Andrea Bagnolini. Insieme a Sannella, l'assemblea di Assobirra, riunitasi a Roma, ha eletto i tre vicepresidenti: Paolo Merlin (Heineken Italia), Giuseppe Micucci (Birra Castello) e Serena Savoca (Carlsberg Italia). Claudia Buzio (AB InBev) è stata invece nominata in qualità di Advisor del Presidente per la coesione associativa.

Riunendo oltre 40 associati tra grandi, medi e piccoli birrifici, insieme con le 2 malterie e una rete di produttori di luppolo, Assobirra rappresenta più del 92% della produzione di birra nazionale e fa parte di Confindustria. AssoBirra svolge per il settore birrario compiti di rappresentanza istituzionale, promozionale e di sviluppo e promuove studi e ricerche su tutti gli aspetti legati al mondo birrario, fra cui l'annuale Report Assobirra, che fotografa la salute del settore (qui i dati dell'ultimo report).

Nato a Roma, Federico Sannella dal 2007 è Direttore Relazioni Esterne e Affari Istituzionali di Birra Peroni, parte del Gruppo Asahi Europe & International. Presidente della Sezione Alimentare di Unindustria, è membro del Consiglio di Amministrazione dell’Azienda Speciale Agro Camera della Camera di Commercio di Roma. Dal 2023 è docente di Comunicazione Organizzativa e Responsabilità Sociale d’Impresa presso l'università Lumsa di Roma.

Per quanto riguarda i vicepresidenti, Paolo Merlin è originario di Borgomanero (No), e ricopre il ruolo di Public Affairs Manager di Heineken Italia, inoltre dal 2017 è Direttore della Fondazione Birra Moretti; comasco, Giuseppe Micucci è attualmente nella Direzione strategica commerciale e marketing di Birra Castello; nata a Roma, Serena Savoca è Marketing & Corporate Affairs Director di Carlsberg Italia, vantando oltre 15 anni di esperienza nel marketing e nella comunicazione aziendale.

La pinsa Di Marco festeggia il riconoscimento del Pat con nuovi investimenti nella produzione

Numeri in crescita per la Pinsa romana inventata da Corrado Di Marco, mentre l'azienda di famiglia inaugura nuovi stabilimenti e punta sul senza glutine

«Per ottenere il Pat ci vogliono 25 anni di attività dimostrata: all’inizio ci mancava un anno, perché mio padre ha registrato il marchio “pinsa romana” 24 anni fa, ma facendo una ricerca storica siamo riusciti a dimostrare che la produzione era iniziata in precedenza», a raccontare il percorso che ha portato questo prodotto laziale a diventare un Prodotto agroalimentare tradizionale del Paese è Alberto Di Marco, figlio dell’inventore della pinsa romana, Corrado Di Marco, e amministratore delegato dell'azienda di famiglia. Non una preparazione dalla lunga storia, come può essere la “cugina” pizza Margherita, ma un’opera di ingegno gastronomico che in questi anni ha fatto molta strada. «La Pinsa Romana non è solo un prodotto: è un’invenzione. È il simbolo di come il sapere artigianale possa incontrare l’innovazione, generando eccellenza», continua Alberto, che oggi è alla guida di un gruppo che conta 300 dipendenti e 60 milioni di fatturato. La produzione della Di Marco annovera il mix di farine (blend di farine di frumento, riso e soia, secondo la ricetta segretissima elaborata dal papà Corrado e che rende la pinsa leggera e digeribile), le pinse già pronte (in versione ambient, fresco e frozen) che incontrano sia la grande distribuzione che l’horeca, più di recente anche una sezione dedicata al senza glutine.

Oltre 40 milioni le pinse vendute ogni anno a marchio Di Marco e sono numeri in costante crescita , anche grazie alla diffusione dell’export, che oggi tocca 72 paesi. «Oltre alla sede principale di Guidonia, abbiamo aperto un nuovo sito produttivo il 17 marzo di quest’anno, ma è già saturo - racconta Alberto Di Marco -. Poi abbiamo un sito di 4mila metri sulla Tiburtina, dove si fa la lavorazione delle miscele. E ancora un altro stabilimento sotto Tivoli e uno in programma a maggio 2026. A questo si aggiungono lo stabilimento dedicato al senza glutine e un altro polo a Parma appena acquisito, sempre per il free-from».

Abbiamo avuto l’occasione di visitare il laboratorio di Guidonia e quello che colpisce è che la prima fase della produzione sia tutta artigianale, nonostante i numeri: ogni giorno sono 200mila pinse le prodotte da Di Marco. Le basi non sono spianate da una macchina, bensì stese a mano con gesti sicuri che allargano il panetto (morbidissimo, perché ha un’idratazione all’85%). Gli operatori con le dita praticano i riconoscibili avvallamenti, funzionali all'alveolatura della pinsa, un altro gruppo controlla che sia tutto in ordine. Il nastro porta, quindi, il prodotto in cottura per circa un minuto e mezzo e la pinsa va poi indirizzata ai macchinari che provvederanno al confezionamento, differente a seconda della temperatura di stoccaggio. Andranno, infine, in una vaschetta termoformata rigida, che, come spiega Di Marco, serve a trattenere le bolle ed evitare lo schiacciamento delle stesse. «Ci costa un po' di più - ammette Alberto Di Marco -, ma ci teniamo alle nostre bolle».

Fondamentale, nella preparazione, il ruolo della farina di riso: «Serve per creare un prodotto cristallino fuori e morbido dentro - dice Di Marco -. Inoltre, dal riso mio padre è riuscito a ottenere una pasta madre, che è quella che utilizziamo per il prodotto gluten-free. Per noi sono fondamentali sia la lunga lievitazione, che si attesta sulle 72 ore, che l'utilizzo della pasta madre su tutte le linee perché, oltre alla digeribilità, aiuta la masticabilità».

E sull’ingresso di nuovi player della pinsa sul mercato, Alberto Di Marco risponde con le parole del papà Corrado: «Nessuna paura della concorrenza, anzi contribuisce a diffondere il brand “pinsa”. Come dice sempre mio padre, “Fai il prodotto più buono di tutti e ti verranno a cercare”». Un brand sempre più presente anche nelle cucine dei bar, dove la pinsa costituisce una valida proposta sia per la pausa pranzo che per l'ora dell'aperitivo. Quelle di Di Marco sono basi bianche, che possono fungere da tavolozza per farciture tradizionali o creative, ma anche essere tagliate in tranci e proposte come alternativa al pane, magari in accompagnamento a un tagliere o un'insalata. Proprio per il mondo bar, è stata elaborata anche la versione "snack", in formato più piccolo, che può fare da monoporzione.

A Roma, all'interno dello stabilimento principale di Di Marco, è presente anche uno spazio dedicato alla formazione, la Pinsa School di Marco Montuori: qui si può imparare sia a fare la pinsa da zero, a partire dal mix di farine, sia a strutturare una proposta insieme al "pinsa chef", ragionando sull'utilizzo delle basi pronte.

Soda Maker Smeg sposa frizzantezza e design

Smeg Soda Maker Terry monroe
La barlady alchemica Terry Monroe dà prova delle potenzialità di Soda Maker Smeg
All'ampio catalogo di apparecchi domestici e porofessionali, l'azienda emiliana ha aggiunto il pratico Soda Maker Smeg in quattro colori design.

Poker di colori per i nuovi gasatori d'acqua Soda Maker Smeg: bianco, verde smeraldo, storm blue e nero.

Fondata nel 1948, Smeg (Smalterie Metallurgiche Emiliane Guastalla)  è diventata famosa a livello internazionale per le sue apparecchiature elettriche, domestiche e professionali, per i settori Caldo e Freddo che coniugano tecnologia d'avanguardia a uno stile originale.

Firmata insieme allo Studio Deepdesign, Soda Maker Smeg è l'ultima proposta da tavolo o banco bar che si contraddistingue per leggerezza e praticità, senza bisogno di collegamenti elettrici o batterie, compatibile con la maggior parte di bombole Co2.
Le sue caratteristiche sono le superfici colorate opache, le finiture in alluminio satinato e i dettagli in acciaio inox a cominciare dalla grande manopola frontale che permette di regolare il livello di gasatura, dall'acqua alle più diverse bevande come i cocktail, da versare all'interno di una apposita bottiglia trasparente in plastica riciclabile Tritan Renew della capacità di 1 litro (livello max utilizzabile 800 ml) da avvitare al gasatore.
Caratteristiche: peso 1.600 g, altezza 420 mm, larghezza 135 mm, profondità 245 mm.

Oltre a gasare e aromatizzare l'acqua, i quattro Soda Maker Smeg permettono di realizzare i sempre più richiesti cocktail alla frutta e aperitivi tipo Spritz. Non a caso a evidenziare le infinite potenzialità del gasatore a Co2 è stata chiamata di recente nello show room Smeg di Milano la nota barlady alchemica milanese Terry Monroe titolare di Opera 33 (via Carlo Farini) oltre che autrice del libro Cromococktail (Hoepli Editore) che ha realizzato nell'occasione, insieme alle sue collaboratrici come Andrea, alcune proposte innovative, giocate tutte sull'armonia dei colori, veri e propri drink tailor made su misura.

 

 

Baritalia 2025 a Padova: selezionati altri 14 finalisti

Baritalia Padova apertura
©Riccardo Gallini /GRPhoto
Grande partecipazione anche alla terza tappa dell'edizione 2025 del laboratorio itinerante di miscelazione, tornato, sopo 10 anni, nella città veneta. Ecco i nomi dei bartender qualificatisi per la finalissima di Venezia

Una bella giornata di sole, segno dell’estate entrata nel vivo, ha fatto da cornice alla terza tappa di Baritalia 2025. Dopo Firenze e Salerno, il tour lungo la Penisola della decima edizione del laboratorio di miscelazione di Bargiornale è proseguito in direzione Nordest, facendo ritorno, dopo un decennio, a Padova. Palcoscenico della manifestazione il Caffè Pedrocchi, uno dei più antichi caffè italiani. Come sempre numerosi, 275, i professionisti del settore, provenienti da tutto il Veneto e da altre regioni del Nord Italia, che non hanno voluto mancare all’appuntamento e al programma di confronti, approfondimenti, seminari e sfide sul tema cocktail del menu dell’evento.

Tanti, ben 66, i professionisti del bancone che hanno partecipato a Baritalia Lab, la sfida di miscelazione che anche quest’anno ha come tema "Back to Basics”, un inno all’essenzialità che vuole proporre un ritorno alle radici autentiche del mestiere e incentrata su tre punti focali: la riscoperta dei drink essenziali, la valorizzazione degli ingredienti e il senso di ospitalità dei bartender.

Nella tappa veneta sono stati selezionati altri 14 talenti, in gara sotto le insegne delle aziende partner, che si sono aggiudicati un posto per la finalissima che si terrà nel Final Show di Baritalia 2025, in programma il 24 novembre a Venezia.

Ecco i loro nomi: Enes Neziri (Ancienne Pharmacie), Luca Schillaci (Bonollo 1908), Jacopo Schioppetto (Campari Academy), Gabriele Bonelli (Casoni), Michele Pedrett (Coca-Cola Hbc Italia Barceló), Linda Gentilini (Coca-Cola Hbc Italia Vodka Finlandia), Claudio Fiora (Cuzziol), Roberto Cuccu (Gamondi), Marina Milan (Mixer), Andrea Mango (Nardini), Claudia Segati (Orsini Soda), Tommaso Pimponi (Premiata Officina Lugaresi), Luca Girardi (The Organics by Red Bull) ed Emiliano Cenci (Three Cents).

A meritarsi il Premio Baritalia menzione speciale Back to Basics per il drink più aderente al tema è stato Andrea Mango (Nardini).

La giuria di Baritalia Padova

A valutare le prove dei concorrenti e a decretare i vincitori di tappa una giuria composta dai giudici delle aziende partner: Denny Del Monaco (Ancienne Pharmacie), Mauro Suman (Bonollo 1908), Riccardo Pennacchia (Campari Academy), Paolo Bollani (Casoni), Egidio Iannicella (Coca-Cola Hbc Italia Barceló e Coca-Cola Hbc Italia Vodka Finlandia), Luca Azzolina (Cuzziol), Igor Tuliach (Gamondi), Terry Monroe (Mixer), Alice Lucchi (Nardini), Antonio Bisceglia (Orsini Soda), Federico Lugaresi (Premiata Officina Lugaresi), Nicolò Lo Iacono (The Organics by Red Bull) e Filippo Ghizzi (Three Cents).

Giuria, come ormai da tradizione del format, affiancata in qualità di giudici d’onore da bartender e titolari di alcuni dei migliori cocktail bar della città e del Veneto e da Giorgio Fadda, presidente ononario dell’Iba (International Bartenders Association): Riccardo Andreozzi, Simone Baggio, Riccardo Bortoletto, Andrea Calore, Diego Cesarato, Enrico Chillon, Giacomo Diamante, Gennaro Florio, Alessandro Giavara, Raffaele Iovinella, Max Morandi, Ludwig Negri, Roberto Pellegrini, Gianmaria Passone, Gianpaolo Posata, Mattia Scibetta, Andrè Tacchetto, Simone Tasinato, Pietro Trinca Colonel, Dorian Ymeray, Paolo Zanchetton e Michele Zilio.

Gli approfondimenti sulla miscelazione

Grande è stata la partecipazione dei professionisti al programma di masterclass, ben 14 tutte gratuite, altro pezzo forte del menu di Baritalia, dedicate alle tecniche di miscelazione e tenute da bartender ed esperti di fama nazionale e internazionale per conto degli sponsor.

Ad aprire gli incontri Federico Lugaresi con una masterclass sulle proposte di Premiata Officina Lugaresi, seguito da Luca Azzolina che ha invece svelato i segreti del brand veneziano Maffio (a cura di Cuzziol Drink Experience), e da Antonio Bisceglia sulla gamma Orsini Soda e la mixology made in Italy. Mauro Suman ha poi parlato della storia e della gamma Ballor (a cura di Bonollo 1908), mentre Riccardo Pennacchia di Wild Turkey e la storia del Bourbon (a cura di Campari Academy) e, a chiudere gli incontri della mattina, Egidio Iannicella e Filippo Ghizzi con una masterclass sulla scienza delle bolle dei mixer Three Cents (a cura di by Coca-Cola Hbc Italia).

Il programma di masterclass è ripreso nel pomeriggio con gli incontri con Terry Monroe sulla frutta nella proposta Mixer, con Igor Tuliach dal titolo Il premium quotidiano (a cura di Gamondi), con Nicolò Lo Iacono sull’arte della semplicità in miscelazione (a cura di The Organics by Red Bul) e con Danny Del Monaco, che ha illustrato i segreti di Ancienne Pharmacie.

Sempre nel pomeriggio i partecipanti hanno assistito alle masterclass di Andrea Manzoli sulla ricca gamma spirit di Nardini 1779, di Federico Felicioli, Riccardo Passoni e Giulio Limone sullo smart food per i locali di tendenza (a cura di Metro). A chiudere gli incontri Manuel Greco, che ha spiegato gli elementi distintivi del gin emiliano Gin Tabar, e Carlo Sutto sulle proposte di Lanterna per creare l’aperitivo perfetto.

I finalisti della tappa di Padova e i vincitori per ogni squadra

Acqua Orsini
Claudia Segati (vincitrice di tappa)
Pietro Capodici
Geremia Senesi

Ancienne Pharmacie
Enes Neziri (vincitore di tappa)
Nihad Sbitli
Alessio Spanò

Bonollo 1908
Luca Schillaci (vincitore di tappa)
Antonio Liola
Thomas Stangherlin

Campari Academy
Jacopo Schioppetto (vincitore di tappa)
Nicola Marchioro
Antonio Panozzi Faina

Casoni
Gabriele Bonelli (vincitore di tappa)
Riccardo Lodovichi
Davide Barbato

Coca-Cola Hbc Italia Barceló
Michele Pedrett (vincitore di tappa)
Marco Pignataro
Alberto Gnocchi

Coca-Cola Hbc Italia Vodka Finlandia
Linda Gentilini (vincitrice di tappa)
Nicolò Boschetto
Denis Tavella

Coca-Cola Hbc Italia Three Cents
Emiliano Cenci (vincitore di tappa)
Matia Boschi

Cuzziol
Claudio Fiora (vincitore di tappa)
Roberto Quietato
Silvio Pedron

Gamondi
Roberto Cuccu (vincitore di tappa)
Paolo Gugole
Davide Torrente

Mixer
Marina Milan (vincitrice di tappa)
Gabriele Maggioni

Nardini
Andrea Mango (vincitore di tappa)
Viola Calderini
Luca Graziosi

Premiata Officina Lugaresi
Tommaso Pimponi (vincitore di tappa)
Fabio Gelmetti
Elena Ballasina

The Organics by Red Bull
Luca Girardi (vincitore di tappa)
Emanuele Magro
Luca Pellizzer

I prossimi appuntamenti di Baritalia

TORINO: 29 settembre
CATANIA: 3 novembre
VENEZIA: final show 24 novembre

Pieno di medaglie per Caffo all’International Wine & Spirit Competition

Caffo premi Iwsc 2025
Ben 17, tra i quali due ori Outstanding, i riconoscimenti conquistati dalle specialità del gruppo calabrese nel prestigioso concorso internazionale. Tra i premiati, con l'argento, c'è l'ultimo nato Lemonier

Pieno di medaglie per Gruppo Caffo 1915 all’edizione 2025 dell’International Wine & Spirit Competition (Iwsc). Quattro medaglie d’oro, delle quali due Outstanding, sette d’argento e sei di bronzo: sono ben 17 i riconoscimenti conquistati dal gruppo calabrese nel prestigioso concorso mondiale dedicato al vino e agli spirit.

Una collezione di riconoscimenti che ha premiato un’ampia gamma di prodotti del Gruppo, a testimonianza della qualità dell’assortimento Caffo, che ha superato la prova di un contesto altamente selettivo, quale l’Iwsc, competizione tra le più autorevoli a livello internazionali, riconosciuto nota per la sua rigorosa valutazione tecnica affidata a una giuria di oltre 250 specialisti del settore con una degustazione alla cieca.

Oro "eccezionale" per Bergamino di Calabria e Salmiacello

Tra tutti i premi brillano le due medaglie d’oro Outstanding, “eccezionale”, il più alto riconoscimento attribuito nella competizione che viene assegnato alle referenze con caratteristiche di equilibrio, complessità e potenza straordinari e che si distinguono nettamente dagli altri prodotti della loro categoria. Medaglie andate a due prodotti a base di altrettante eccellenze del territorio calabrese: il Bergamino di Calabria, il liquore ottenuto dall’infuso di scorze di bergamotto, l’agrume simbolo della regione, il Salmiacello, anche questo un liquore, ma realizzato con liquirizia calabrese Dop, sale del Mar Tirreno e spezie. Un prodotto che spicca per il perfetto equilibrio tra dolcezza e sapidità, ideale da servire ghiacciato e ideale anche per la miscelazione in cocktail contemporanei.

Tra gli argenti il nuovo arrivato Lemonier

Gli altri due ori sono andati ad altre due specialità della casa, entrambe a base di caffè: L’Elixir di Caffè S. Maria al Monte, ottenuto da un infuso di pregiate varietà di caffè tostate secondo la tradizione dell’espresso italiano, e CafCaffè Borsci, lo storico liquore al caffè realizzato con miscele selezionate di grani 100% arabica, infuse a caldo seguendo un antico procedimento originale messo a punto dall’azienda.

La rassegna delle medaglie prosegue con gli argenti. Ad aggiudicarseli il Clementino della Piana, il Limoncino dell’Isola e l’ultimo nato di casa Caffo, il Lemonier, l’aperitivo mediterraneo a base di scorze fresche di limoni calabresi, menta, salvia, alloro, assenzio e basilico, pensato per lo Spritz (leggi Lemonier, l’aperitivo mediterraneo di Caffo). Sempre d’argento le medagli andate a Blood Bitter Petrus, il bitter “all’uso d’Hollanda”, ottenuto dall'infusione e distillazione di circa 30 erbe, il Vecchio Amaro del Capo Riserva del Centenario e la Grappa Furlanina Gentile Mangilli.

Tanta grappa tra i bronzi

E a proposito di grappe, sono cinque quelle che si sono aggiudicate altrettante medaglie di bronzo sulle sei conquistate: Vecchia Grappa Caffo, Grappa Caffo Morbida e le Mangilli Mitica, Grappa Furlanina Invecchiata e Grappa Mitica Riserva Barrique. Completa i bronzi il Limoncino di Portofino.

Santàl punta all’aperitivo con la nuova linea Fruitz!

Santàl Fruitz!
Zero zuccheri aggiunti, zero dolcificanti e 100% naturali le tre referenze della nuova linea di analcolici a base frutta del marchio. Una proposta che guarda ai consumatori attenti al benessere, ma ottima anche per la miscelazione

Leggermente frizzante e alla frutta. È la nuova linea di analcolici Santàl Fruitz!, con la quale il marchio del Gruppo Lactalis, non solo consolida la sua posizione nel mercato delle bevande a base frutta, ma compie un ulteriore passo in aventi: l’entrata nel mondo dell’aperitivo.

Sviluppata per rispondere alle esigenze di un consumatore sempre più attento al benessere, la nuova gamma si presenta con una lista ingredienti 100% di origine naturale, alta percentuale di frutta, priva di zuccheri aggiunti, dolcificanti, coloranti e conservanti. Esigenze che si stanno facendo strada anche nel momento dell’aperitivo, che va evolvendo verso proposte più naturali e senza compromessi. Una domanda, come rileva una ricerca di TradeLab, particolarmente forte presso la GenZ.

Un'alternativa analcolica, ma ottima anche per la miscelazione

In questo contesto si colloca il lancio della nuova linea, che guarda a un pubblico trasversale, dai più giovani agli adulti, e composta da tre referenze in bottiglia di vetro da 200 ml: Arancia Rossa Mix, con il 58% di frutta e caratterizzata dal sapore intenso e vibrante dell’agrume; Pompelmo Mix, dove il contenuto di frutta sale al 78% donando alla bevanda un sapore deciso e fresco; Pesca Mix, con il 50% di frutta e dove protagonista è la naturale dolcezza della pesca.

La leggera frizzantezza rende i tre prodotti piacevoli da gustare da soli come alternativa analcolica, ma anche ideali per la miscelazione. Ogni gusto si presta infatti ad abbinamenti creativi con le principali basi alcoliche, facendone soluzioni trasversali all’intero di un locale: la Pesca Mix con il Prosecco, il Pompelmo Mix con il gin e l’Arancia Rossa Mix con il bitter. Un esempio sono le tre ricette proposte da Santàl, Blood Orange Spark, Grapefruit Sunrise e Peach Bellini, facili e veloci da replicare in ogni bar.

Le ricette

Peach Bellini


Ingredienti:
45 ml Santàl Fruitz! Pesca Mix, 15 ml prosecco, ghiaccio tritato
Preparazione:
build
Guarnizione:
fetta di pesca
Bicchiere:
flûte

Blood Orange Spark

Santàl Fruitz! Cocktail Fruitz! Arancia Rossa
Ingredienti:
45 ml Santàl Fruitz! Arancia Rossa Mix, 15 ml bitter alcolico, 30 ml prosecco (o soda), ghiaccio tritato
Preparazione:
build
Guarnizione:
fetta d’arancia
Bicchiere:
calice

Grapefruit Sunrise


Ingredienti:
45 ml Santàl Fruitz! Pompelmo Mix, 15 ml gin, ghiaccio tritato
Preparazione:
build
Guarnizione:
fetta di pompelmo
Bicchiere:
tumbler alto

Aperte le iscrizioni per la Sustainable Cocktail Challenge di Flor de Caña

Sustainable Cocktail Challenge 2025
C'è tempo fino al 31 luglio per partecipare alla quinta edizione del contest che promuove la mixology sostenibile nel mondo. La sfida quest'anno è interpretare in chiave moderna e green un grande classico a propria scelta. A settembre la finale italiana a Madrid e chi vince va in Nicaragua per la finalissima globale

Creatività e sostenibilità. È su questo binomio che si gioca la Road to Las Isletas, la Sustainable Cocktail Challenge, il cocktail contest dall’anima green di Flor de Caña, del quale si sono aperte le iscrizioni per l’edizione 2025. Un concorso nato per ispirare e promuovere la mixology sostenibile nella comunità globale dei bartender in linea con i valori del rum super premium del Nicaragua, distribuito in Italia da Velier: il primo distillato al mondo certificato Carbon Neutral e Fair Trade e prodotto utilizzando solo energia rinnovabile, con le emissioni di CO2 generate durante la fermentazione che vengono catturate e riciiclate.

Aperta agli artisti della miscelazione di oltre 30 Paesi di tutto il mondo, la quinta edizione del contest coincide con il 135° anniversario del marchio. Per l’occasione la sfida lanciata ai bartender è di lasciarsi ispirare da un grande classico, per crearne un'interpretazione in chiave sostenibile e moderna, che abbia Flor de Caña Rum 12 anni come protagonista.

ISCRIVITI ALLA SUSTAINABLE COCKTAIL CHALLENGE

Come partecipare alla sfida

Per quanto riguarda l’Italia, è possibile prendere parte alla sfida fino al prossimo 31 luglio, iscrivendosi sul sito della Sustainable Cocktail Challenge (dove è disponibile il regolamento completo), inserendo i propri dati e quelli del locale dove si lavora. La ricetta deve essere composta da massimo 6 ingredienti, decorazione e rum inclusi, utilizzando obbligatoriamente Flor de Caña Rum 12 yo in una quantità pari almeno a 45 ml. Gli altri ingredienti devono comunque soddisfare almeno uno di questi requisiti: che sia certificato Fair Trade, stagionale, prodotto localmente o derivato dal recupero di scarti alimentari. È possibile utilizzare altri spirit, ma con un tenore di alcol inferiore al 25% in vol, senza specificarne la marca. Liquori, aperitivi, vini fortificati e tinture sono permessi se autoprodotti e per una quantità che non superi i 30 ml. Ma sostenibile deve essere anche il contenitore nel quale il cocktail viene servito.

Inoltre, il drink deve essere presente nel menu del locale per almeno un mese e promosso attraverso il proprio Instagram e/o del locale stesso con gli hashtag: #flordecanachallenge @flordecanarum. Ai fini della classifica della selezione il concorrente deve dimostrare di lavorare attivamente nel locale.

La finale globale in Nicaragua

Tra tutte le ricette candidate ne verranno selezionate e comunicate on line tre e i loro autori si sfideranno nella finale nazionale, in programma a Madrid dal 22 al 24 settembre. Il vincitore si aggiudicherà un biglietto per il Nicaragua, dove parteciperà alla finale mondiale del concorso, che si terrà a febbraio del prossimo anno e assegnerà il titolo di titolo di World’s Most Sustainable Bartender e un premio di 10.000 dollari. Titolo lo scorso anno andato a Jez Carreon dell’Employees Only di Singapore, piazzatosi davanti ad Andrea Pagliarini del Paradiso di Barcellona e a Simone Sacco de Il Piano 35 di Torino.

Ma non finisce qui. Perché a fare fronte comune in nome della mixology sostenibile, a Flor de Caña si sono unite Drink Factory di Bologna e la bartender community di The prince factory. Grazie a questa collaborazione, i primi 15 classificati della selezione online del concorso parteciperanno a un workshop sul tema il prossimo 30 settembre presso il Laboratorio di Drink Factory, dove insieme al team della scuola svilupperanno nuove creazioni green. E la sera i bartender, con le loro creazioni sostenibili, saranno protagonisti di una multipla guest bartending in alcuni dei migliori locali della città.

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Santa Ana Pomelo Gin, un tripudio di agrumi

Santa Ana Pomelo Gin
Distribuito, come il fratello maggiore, da Rinaldi 1957, il nuovo nato del marchio filippino di gin prende vita da una ricetta dove gli agrumi fanno la parte del leone, con il pomelo protagonista. Fresco, accessibile e, insieme, sofisticato, permette di sperimentare giocando con profumi, contrasti e accostamenti azzardati anche per la creazione di drink a bassa gradazione

È il re degli agrumi, il pomelo, così considerato perché il più grande di questa tipologia di frutti e, insieme a cedro e mandarino, una delle tre specie “primarie” dalle quali derivano tutti gli agrumi, il protagonista di Santa Ana Pomelo Gin, il nuovo nato di Santa Ana Gin, il marchio filippino noto per il suo gin floreale ispirato alle atmosfere della Manila degli Anni Ruggenti.

Distribuito in esclusiva in Italia, come il fratello maggiore, da Rinaldi 1957, il nuovo arrivato è un distilled gin (alc 40% in vol) prende vita da una ricetta che prevede 16 botaniche, tra le quali gli agrumi, sia tropicali sia mediterranei, giocano la parte del leone. Il pomelo, che resta al centro della ricetta, si trova infatti in ottima compagnia: a esaltare il suo gusto dolce e delicato c’è l’acidità e la freschezza del calamansi, noto anche come lime filippino e dalle note piuttosto pungenti, e dall’arancia dalandan, a completare la parte tropicale, mentre per quella mediterranea ci sono il limone e l’arancia amara. Zenzero e pepe, con le loro note pungenti e speziate aggiungono calore e profondità, mentre le classiche botaniche del gin, tra le quali l’indispensabile ginepro, il coriandolo, la radice di angelica e radice di iris, conferiscono complessità.

Santa Ana Pomelo Gin 1
Santa Ana Gin e Santa Ana Pomelo Gin

Particolarità di Santa Ana Pomelo Gini è che le botaniche vengono distillate sottovuoto nella regione della Charente, in Francia, con una tecnica ispirata alla profumeria. Il ricorso a questa tecnica ha l’obiettivo di preservare la delicatezza delle essenze, estraendo i sottili profumi senza alterazioni dovute al calore. Il risultato è un gin fresco, morbido e vellutato, dominato dagli agrumi, speziato e vivace con un finale tropicale caldo e avvolgente. Un prodotto luminoso e sofisticato, ma al tempo stesso, accessibile, che permette al bartender di sperimentare giocando con profumi, contrasti e accostamenti azzardati.

A tutta sperimentazione

E questa caratteristica rende il nuovo prodotto particolarmente adatto anche alla creazione di cocktail che incontrino la tendenza sempre più in ascesa del low alcohol, ma senza rinunciare a un alto impatto sensoriale. Come hanno mostrato Mattia Schiaretti e Luca Redolfini, bartender di Choice Cocktail Bar di Parma, in occasione dell’evento di presentazione di Santa Ana Pomelo Gin all’Hotel Indigo di Milano. Due i drink proposti dai bartender per l’occasione: Lost Around, un cocktail dal carattere avvolgente e deciso, dove il gin si miscela a liquore al chinotto e vino di mela e pera acidificato, che ne vanno a stemperare la freschezza agrumata; 50% SKL, dove invece sono andati a esaltare le note acide del nuovo prodotto, unendolo a un liquore alle mele e lime, kiwi, sedano chiarificati con kefir.

Una nuova veste e un’edizione limitata per l’estate di Dreher

Restyling delle referenze principali e una limited edition, L'Adorata, per valorizzare gli elementi storici del brand Dreher e l'anima made in Puglia

Il rilancio di Dreher inizia dalla Puglia. Prodotta nel birrificio di Massafra (Taranto), Dreher torna infatti alla ribalta dalle sue referenze principali, in una veste completamente rinnovata: L'Originale e La Radler, il cui nuovo packaging riprende i colori del sole, il rosso e il giallo, e il simbolo del celebre cameriere.

Bottiglia di Dreher, L'Adorata

C'è poi una novità per l'estate 2025, ovvero la nuova edizione limitata denominata “L’Adorata”: una lager corposa, dai sentori di malto, miele e cereali, profumo di erbe e una piacevole nota amara (grado alcolico 5,5% Abv, formato bottiglia da 30 cl), che sarà disponibile solo per quest’anno e solo nel Sud Italia.

L’intervento creativo porta la firma di Robilant, importante agenzia creativa italiana, a cui è stato chiesto di valorizzare gli elementi storici del brand, sia nelle referenze principali che nell'edizione limitata L'Adorata, che si presenta con una bottiglia dal look vintage. Obiettivo: trasformarli in un linguaggio visivo più riconoscibile, contemporaneo e coerente sia con il brand che con la sua "pugliesità".

«Abbiamo voluto rendere contemporanea l’immagine di Dreher valorizzando il suo heritage, che in realtà è più attuale che mai: frizzante, leggero, divertente. Ripartire dal Sud Italia è stata una scelta naturale: è qui che Dreher nasce ogni giorno, nel Birrificio di eccellenza di Massafra», afferma Michela Filippi, Direttore Marketing Heineken Italia.

E proprio la Puglia sarà l’epicentro di una serie di iniziative pensate da Dreher per festeggiare il suo rilancio. A luglio andrà in scena il “Portaci da Bere On Tour”: una serie di eventi che celebreranno l’animo goliardico di Dreher e animeranno spiagge e lungomari di quattro località tra le province di Lecce e Taranto.

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