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Officina Milano festeggia il compleanno di Cachaça Blu

Grande festa a Officina Milano per il compleanno delle tre Artisanal Cachaça Blu create dall'imprenditrice italo-brasiliana Malu Timoni. Oltre alla blanca Pura, le dorade Carvalho e Amburana sono appositamente maturate in botti di legno brasiliano.

Il tour europeo di Cachaça Blu intrapreso da Malu Timoni, creatrice e imprenditrice del marchio, per il suo primo compleanno ha fatto tappa al lounge bar Officina Milano con una serata tropicale e travolgente che ha visto la partecipazione di otto head bartender italiani.

Nato nel 2022 per merito della imprenditrice italo-brasiliana Malu (Maria Luisa) Timoni, il progetto Cachaça Blu ha fatto il suo debutto pubblico l'anno scorso a Firenze con tre specialità: Artisanal Cachaça Blu Pura, Artisanal Cachaça Blu Carvalho e Artisanal Cachaça Blu Amburana.

«Grazie all'esperienza sviluppata in aziende internazionali del beverage - precisa Malu Timoni - ho notato che nel settore del distillato brasiliano di canna da zucchero mancavano delle proposte originali. Così ho cominciato a visitare in Brasile diverse distillerie artigianali, trovando nello stato di Minas Geiras, nel sud est del Brasile, l'interlocutore giusto, insieme al quale ho messo a punto tre tipologie con una gradazione di 39% alc, in bottiglie 70 cl. Oltre alla classica versione "blanca" come Cachaça Blu Pura, ho provato a far maturare il distillato in botti di legno realizzati con legni brasiliani. Così sono nate le due varianti Carvalho e Amburana. Grazie al legno di rovere Carvalho, il distillato presenta un colore dorato con note di vaniglia, caramello, cocco e anice che ben si abbinano a pietanze o stuzzichini per cocktail di carne e pesce arrosto, fritture di verdure o dessert ai frutti rossi. Diversamente il distillato maturato in botti realizzate con legno Amburana (famiglia del ciliegio), esprimono note decise di cannella, miele e vaniglia e ben si abbina a pietanze o stuzzichini per cocktail a base di carne di maiale, formaggi erborinati e molluschi come cappesante e ostriche».

I tre distillati Artisanal Cachaça Blu sono ricavati da puro succo di canna da zucchero dello stato di Minas Geiras che viene filtrato, fatto fermentare spontaneamente per 24 h, quindi distillato in piccoli lotti in alambicchi di rame, quindi messo a riposo per un minimo di sei mesi in serbatoi di acciaio inox.
Mentre Cachaça Blu Pura (versione blanco) può essere messo in vendita direttamente, Cachaça Blu Carvalho viene affinato in botti di rovere, Cachaça Blu Amburana è fatta maturare nelle relative botti di legno (di ciliegio).

A testare le potenzialità delle tre varianti di Cachaça Blu, Malu Timoni ha chiamato a raccolta otto tra gli head bartender italiani più creativi, insieme al distributore nazionale Andrea Onesti di OnestiGroup che rifornisce già con queste innovative cachaça oltre una cinquantina di top cocktail bar in tutta Italia.
Prossima tappa? Il mercato Usa.

Le creazioni degli head bartender italiani

Così di fronte a un pubblico di esigenti degustatori professionali, suddivisi in batterie da tre, hanno fornito prova delle proprie abilità:
Ginevra Gabbrielli di Raaro Sips & Bites di Firenze ha stupito tutti con Blu Paloma a base di Cachaça Blu Pura infusa al Butterfly Pea Tea, Cachaça Blu Amburana, soda al pompelmo rosa, lime, dolcificante panela e pepe rosa.

Riccardo Cammi & Gianluca Tuzzi di Dirty di Milano hanno messo a punto Chapado con Cachaça Blu Pura, lemongrass & zenzero, nocciola e lime.

Lapo Scacciati di Le Serre Torrigiani di Firenze (recente tappa di Baritalia by Bargiornale) ha creato Saboroso (di nome e di fatto) con Cachaça Blu Amburana, liquore agli agrumi mix,lime, zucchero e soda all'ananas.

Simone Rancati di Elettrauto Cadore di Milano ha proposto Tropic Thunder, long drink fresco e leggermente amaro a base di Cachaça Blu Pura, cordiale di pompelmo & lime, Campari aromatizzato al passion fruit e agrumi.

Mirko Maurello di Giacosa 1815 di Firenze ha presentato Shake Not Stirred, twist del Vesper Martini in coppetta Nick & Nora con Cachaça Blu Puro & Amburana al posto del gin, umami e speziato.

Edris Al Malat di Dry di Milano ha scommesso su Il Fenomeno con Cachaça Blu Pura, Sherry Fino, citrus sherbet, succo di lime.

Edoardo Sandri di Atrium Bar di Four Seasons Hotel Florence di Firenze ha firmato Parabéns, gimlet deciso e floreale con Cachaça Blu Amburana, distillato di pesca bianca, Bitter Aoperitivo e salamoia di fragola.

Cristian Lodi di Milord di Milano ha creato Rabo de Galo con Cachaça Blu Pura, Cynar e Vermouth Rosso del Professore.

Non poteva mancare il contributo dei bartender di Officina Milano

Raffaele Manetti ha miscelato Tonico con Cachaça Blu Carvalho, cordial al tamarindo e mango, tonica e Martini Ambrato.

Esteban Cinardi ha servito Na Praia con Cachaça Blu Pura, burro di arachidi, cannella, succo di ananas e crema di avocado.

Davide Corazza ha creato Batida Moderna con Cachaça Blu Carvalho infusa con cascara (buccia della ciliegia di caffè), caffè espresso, crema di banana e cocco.

Filippo Cellini si è esibito con Melancia con Cachaça Blu Amburana, cordial all'anguria, miere, zenzero e Sherry Fino.

Cynar Spritz di nuovo in campo con il Venezia Fc

Cynar Spritz e Venezia Fc
L’aperitivo all’estratto di carciofo consolida la collaborazione con la squadra lagunare della quale sarà main sponsor anche per la stagione 2025/2026

Anche la prossima stagione sarà a tutto Cynar Spritz per il Venezia Fc. L’aperitivo a base di Cynar, l’iconico liquore all'estratto di carciofo dal 1995 parte di Campari Group, prosecco e soda, sarà ancora il main sponsor della squadra lagunare, impegnata nel campionato di Serie B, e il suo logo campeggerà sul fronte delle divise ufficiali del team. Club e tifosi potranno dunque contare su un potente antidoto contro “il logorio della vita moderna”, in una stagione, quella 2025/2026, che li vedrà in lotta per il ritorno nel massimo campionato italiano.

Il rinnovo della partnership rafforza la sinergia tra i due brand, legata al territorio e nata sulla condivisione di valori e obiettivi, quali le comuni radici venete, spirito indipendente e visione internazionale, attenzione al lifestyle e alle nuove generazioni, accento sull’importanza della socializzazione e della comunità. Una collaborazione che rappresenta un elemento strategico nella crescita del Club.

Due nuove capsule collection in arrivo

In qualità di sponsor principale, Cynar Spritz accompagnerà il Venezia Fc durante alcuni momenti ufficiali della stagione, a cominciare dal ritiro estivo, a Falcade (Belluno), dove la squadra si troverà per la preparazione tecnica e atletica in vista delle fatiche del campionato.

Per la stagione 2025/2026 sono inoltre previste due nuove lifestyle capsule collection, espressione dell’estetica condivisa tra il Club e il marchio. Due nuovi lanci che puntano a bissare il successo della prima edizione, lanciata la scorsa stagione e disegnata da Simone Furlan, in arte Sifu, stylist, art director e direttore creativo di Cynar, che ha proposto capi homewear e accessori per la casa, in una perfetta fusione dell’identità dei due brand, e molto apprezzata dalla comunità dei tifosi (leggi La capsule collection di Cynar e Venezia Fc contro il logorio della vita moderna).

Celebrare la convivialità della tradizione dell'aperitivo veneto

«Siamo felici di confermare il nostro legame tra Cynar Spritz e il Venezia Fc – ha commentato in una nota Alberto Ponchio, senior marketing director Campari Group –. Una collaborazione autentica che, anche quest’anno, celebrerà la convivialità tipica della tradizione dell'aperitivo veneto, divenuto nel tempo un rituale noto e apprezzato in tutto il mondo».

Non meno soddisfatto Tancredi Vitale, managing director di Venezia Fc. «Questa collaborazione rappresenta per noi un importante tassello nel percorso di consolidamento del Club - ha dichiarato – Lavorare con marchi di alto profilo e affinità valoriale ci consente di sviluppare un progetto a lungo termine credibile, radicato nel territorio, ma con ambizione globale. Insieme continueremo a portare avanti una narrazione contemporanea e distintiva, dentro e fuori dal campo».

Un brindisi a stelle e strisce per la Tito’s Handmade Vodka

Da vodka artigianale, di origini texane, a distillato di successo: la Tito’s Vodka è un esempio di sogno americano e di impegno nel sociale

Pochi sanno che la seconda vodka premium più venduta al mondo non proviene dall’Europa dell’Est, bensì dagli States, più precisamente dal Texas. È Tito’s Handmade, che in Italia è distribuita da Velier, e che vanta dal 2021 anche il primato di distillato più venduto in assoluto negli Usa. Fatta questa premessa, non stupisce, quindi, che sia stata la protagonista di una festa a tema “Stars And Stripes”, in occasione del 4 Luglio, la festa dell’Indipendenza americana. La festa si è svolta sulla spettacolare terrazza del Cielo Bar all’Hotel de la Ville, a Roma, miscelando lusso e sogno americano.

La storia di Tito’s è emblematica: nasce quasi per caso nel 1997 quando Bert “Tito” Beveridge da Austin, in Texas, dopo la fine del suo matrimonio, decide di dare una svolta alla sua vita da geofisico, seguendo la sua passione per la distillazione e fa bingo! Quasi un moonshine della vodka, che ha preso le mosse da un alambicco costruito a mano, per poi diventare una vodka artigianale di successo.

«Quando ho iniziato a rappresentare Tito’s Handmade Vodka in Italia - racconta Mattia Cilia brand ambassador Tito’s in Italia -, ho capito fin da subito che non si trattava di una semplice vodka artigianale, ma di un vero e proprio movement, nato dall'idea di un uomo che ha avuto il coraggio di fare le cose in modo diverso, con sincerità, passione e una visione ben chiara. Creare una vodka artigianale di altissima qualità, fatta a partire dal mais e distillata in piccoli lotti con metodo pot still, proprio come si fa con i grandi whisky».

Dal gusto morbido e autentico Tito’s Handmade è incredibilmente versatile in miscelazione. Utilizzata per il Vodka Tonic, è l’ingrediente perfetto anche per il Bloody Mary del brunch domenicale o per il Vodka Martini con oliva o zest di limone del dopolavoro newyorkese. Nei nostri assaggi romani, Simone di Serio, director of mixology di Cielo Bar dell’Hotel de la Ville, ha declinato questo distillato in una drink list a tema anni Ottanta, con signature speciali per la serata: White Disco (con Tito’s, Strucchi vermouth dry e Strucchi bitter bianco, orange bitter); Born To Be Alive and Dirty (con Tito’s, Strucchi vermouth dry, olive brine e acqua tonica); Stayin Alive (con Tito’s, limone, succo di pomodoro affumicato); Supernature (con Tito’s, cordial di ananas e lime, Jasmine Kombucha); Gimme! Gimme! Gimme! (con Tito’s, Nixta liquore messicano di mais, sciroppo di zenzero e succo di lime).

Altro punto a favore della Tito’s Handmade è che è una vodka impegnata nel campo del volontariato attivo: dalle campagne charity rivolte agli animali, ai progetti rivolti al prossimo. «Uno degli aspetti che più mi rende orgoglioso di rappresentare questo brand - sostiene Cilia - è il suo forte impegno nel sociale, che nasce spontaneamente, prima ancora che per strategia. Oltre al “Vodka for Dog People” nel 2015 è nato infatti anche “Love, Tito’s”, il programma di responsabilità sociale con cui sosteniamo migliaia di realtà no-profit in tutto il mondo, l’empowerment femminile, la tutela dell’ambientale, l’inclusione e il supporto alle comunità locali».

Il giro del mondo di Griso, nuovo successo a Hong Kong

Antonio Biscotti controlla la tostatura del caffè a Hong Kong
La Torrefazione di Seveso (Monza Brianza) allarga il suo raggio di azione. Grande l’impegno e la determinazione dei suoi titolari.

«Devo davvero dire grazie al chicco di caffè, che mi ha permesso di girare il mondo e di avere tante soddisfazioni»: così apre la sua chiacchierata sulle novità di Griso Torrefazione di Seveso (Monza Brianza) Antonio Biscotti, contitolare dell’attività con Claudia Balzan. In realtà l’arrivo ad Hong Kong risale a qualche anno fa; tra i numerosi problemi che il covid aveva portato con sé c’era stato anche un aumento dei costi dei trasporti e spedire mille chili di caffè ogni mese nel Sud-Est della Cina risultava troppo costoso; così, è stata creata una società insieme a due collaboratori locali ed è stato messo a punto il Griso Lab, un laboratorio di tostatura con una macchina da 12 chili e le apparecchiature necessarie per il controllo del verde e del tostato, con cui vengono serviti i 4 locali Griso di Hong Kong e i 2 in terra cinese, a Wenzhou. 

«Per tostare ho una macchina cinese - spiega Biscotti -: col tempo mi sono reso conto del fatto che le attrezzature sono molto importanti, ma lo è soprattutto chi le utilizza: se si conosce bene il mestiere, si ottengono buoni risultati. A un anno dall’apertura di Griso Lab il bilancio è positivo: i nostri prodotti hanno successo in caffetteria, ma anche negli uffici. Noi abbiamo portato la tradizione del caffè italiano, che è sempre ricercato e apprezzato. L’importante è che questa matrice italiana sia tangibile e seguita con attenzione; per questo ogni due mesi mi fermo a Hong Kong almeno una settimana, per controllare la tostatura e i locali (è molto importante esserci, farsi vedere), che vedono tutti all’opera una macchina espresso Strada de La Marzocco e macinacaffè Mahlkoenig». 

Protagonista dell’offerta è la miscela La Storica, un blend 100% arabica composto da caffè provenienti da Brasile, Honduras e Perù e che offre note di cioccolato fondente, caramello e frutta secca, leggera acidità di frutta, corpo medio; nel 2018 ha meritato la medaglia d’Oro dell’International Coffee Tasting. Il secondo macinino è dedicato alle monorigini anche per altre estrazioni: Honduras, Brasile, Colombia, Kenia, Etiopia e uno Yunnan, ovvero un caffè di varietà arabica coltivato in Cina nell’omonima zona nel Sud-Est del Paese, dove si produce anche il tè. La tostatura permette di mettere in risalto una piacevole acidità agrumata e un po’ di frutta secca. 

«L’espresso è molto richiesto dagli stranieri, soprattutto francesi e italiani, e il costo della tazzina varia tra 2,5 e 3 euro; è sostenuta anche la richiesta di flat white e di ice coffee; piace molto una specialità della casa qual è il Tiramisù realizzato con il caffè del Griso e poi c’è una preparazione particolare che qui chiamano Piccolo: un espresso con la crema di latte, simile al cortado - spiega Biscotti -. La parte food ha un ruolo molto importante: la mattina a colazione si preparano uova, salmone, panini con la mortadella, brioches con il salmone e poi a pranzo pasta con il pesce, pasta alla genovese, gnocchi: la cucina italiana piace. il cliente riconosce la qualità e la apprezza nella caffetteria come pure nel food. Del resto il cibo è sempre più importante in tutto il mondo».

Il nostro interlocutore ripercorre le principali mete raggiunte grazie al caffè: Giappone, Australia, Taiwan, Indonesia, Cina e due nuovi prossimi sbocchi che saranno in Norvegia e probabilmente in Russia. L’ultimo grazie lo rivolge a Bargiornale e alla vittoria quale migliore caffetteria dell’anno di Barawards del 2016, che per il locale è stato il trampolino di lancio.

È Vincenzo Amorese il vincitore di Art of Italicus 2025

Art of Italicus 2025 Vincenzo Amorese
Con la sua versione di Spritz artistico, ispirata alla Primavera di Botticelli, il bartender del Bad Company 1920 di Madrid si è aggiudicato la finale internazionale della settima edizione del concorso di Italicus

È italiano, ma ha trionfato sotto le insegne di Spagna il Global Bar Artist Champion 2025 di Italicus, Si chiama Vincenzo Amorese, pugliese doc e bartender del Bad Company 1920 di Madrid: è lui il vincitore della finale internazionale di Art of Italicus Aperitivo Challenge, il cocktail contest all’insegna del connubio tra arte e miscelazione firmato dal Rosolio di bergamotto creato da Giuseppe Gallo.

A ospitare la finalissima il Blue Gin Bar di Monte Carlo, dietro il cui bancone si sono alternati i vincitori delle sezioni nazionali del concorso, quest’anno aperto a 10 Paesi. Oltre al vincitore, erano in gara: Jan Sporleder del Bar Seibert di Kassel (Germania) con La BellezzaPéter Kovács del Blue Fox the Bar di Budapest (Ungheria) con A Fine LineConnan Henry-Madden di Un bar avec des formes pour nom di Bordeaux (Francia) con Contemporary SpritzNoemi Marras del Widder Bar Wild di Zurigo (Svizzera) con Triumph, Jelena Bulatovskaja del Sexy Fish di Londra (Regno Unito) con Da Punto A Dotto, Wong Chung Hang del Quinary di Hong Kong con Silk Road, Jack Driver del Regent di Wellington (Nuova Zelanda) con Berga Quattro, Victor Uceda-Vereau del Bar Kaiju di Miami (Stati Uniti) con Huaca di Rosolio e per l'Italia il campione nazionale Valerio Izzo dello Shub di Sorrento con House of Italicus (leggi Valerio Izzo è il campione italiano di Art of Italicus 2025).

Per loro il compito è stato di costruire un'opera d'arte in formato liquido, nello specifico reimmaginare lo Spritz come espressione artistica, dando vita a una versione originale e contemporanea dell’aperitivo, ispirata a una forma d’arte e che esaltasse Italicus e le sue note di bergamotto di Calabria.

A giudicare i drink, un parterre d’eccezione, composto da Giuseppe Gallo, fondatore di Italicus, Paloma Difford, managing director di Difford's Guide, e Lorenzo Antinori, fondatore di Bar Leone a Hong Kong, locale al secondo posto della classifica di The World's 50 Best Bars e Asia's Best Bar 2024.

Uno Spritz botticelliano

Giuria che ha premiato la creazione di Amorese, Primavera Spritz, un cocktail ispirato alla Primavera di Botticelli, realizzato con le tecniche avanzate della miscelazione moderna, dallo stile essenziale e in perfetta sintonia con le nuove tendenze del bere bene a bassa gradazione alcolica. Nel suo drink il bartender ha unito a una base di Italicus lo spumante spagnolo Cava, una soda ottenuta da una riduzione di Ipa, un’oliva nera e uno spray all’essenza di Rosolio, dando così vita a una versione sofisticata e vivace dello Spritz, che unisce eleganza classica e visione contemporanea dell’aperitivo.

Una creazione che è valsa ad Amorese il titolo di Bar Artist of the Year e un programma di mentorship, con la partecipazione sotto le insegne di Italicus ad alcuni dei più importanti eventi internazionali della bar industry, dove ad accompagnarlo ci sarà Lorenzo Antinori.

Il podio di Art of Italicus

Al secondo posto si è piazzato Connan Henry-Madden con il suo Contemporary Spritz, un raffinato omaggio all’aperitivo italiano preparato con una sorprendente combinazione di Italicus, soda alla nocciola e Lambrusco Grasparossa.

Sull’ultimo gradino del podio di questa settima edizione di Art of Italicus Aperitivo Challenge è salita Jelena Bulatovskaja, con Da Punto A Dotto, drink ispirato all’arte dell’artista giapponese Yayoi Kusama, famosa per i suoi iconici pois. In omaggio all’estetica minimalista giapponese e alla cultura dell’aperitivo, nella sua creazione ha unito il Rosolio di bergamotto a sakè naturale, cordiale alla pera Nashi, idrolato di Suze e timo. Un originale twist che sostituisce il tradizionale prosecco con una frizzantezza più delicata e aromatica.

Los dos italianos perdidos en Mexico – La Punta Documental: guarda l’episodio n. 2

L'episodio numero 2 del viaggio in Messico dei fondatori de La Punta Expendio de Agave di Roma, Cristian Bugiada e Roberto Artusio

Dieci anni di viaggi in Messico, oltre settanta ore di video girati in loco, innumerevoli distillerie di tequila e mezcal visitate. Roberto Artusio e Cristian Bugiada, fondatori de La Punta Expendio de Agave di Roma e fra i massimi esperti italiani dei distillati di agave sono gli autori di “Los dos italianos perdidos en Mexico”. Un viaggio documentario in cui "I due italiani perduti in Messico" esplorano il mondo del mezcal, della tequila, del pulque: in una parola, dell’agave.

Il secondo episodio è la seconda parte dell’itinerario iniziato nella prima puntata, che passa per la capitale Città del Messico, con la musica dei mariachi in sottofondo.

Un team virtuale ma non troppo

L'editoriale del numero di luglio-agosto di Bargiornale, a firma dei vicedirettori Andrea Mongilardi e Stefano Nincevich, è dedicato al Drink Team, che ogni anno sulle pagine della rivista racconta a suon di ricette l'evoluzione del bere miscelato

Fortunati fin dal nome (Drink Team fa il verso al mitico Dream Team del basket Usa), i protagonisti di questa squadra, sempre vincente e sempre nuova - cambia ogni anno, in questo numero debutta la formazione numero 13, alla faccia della scaramanzia - incarnano quello che Bargiornale vuole essere fin dall’inizio della sua storia. Non una semplice rivista, ma un grande ombrello sotto il quale radunare, in modi sempre nuovi e diversi, tutti i professionisti del bar che amano il loro lavoro e sono interessati a farlo sempre meglio. Cerchiamo di andarli a scovare in giro per l’Italia, grazie a una rete di attenti collaboratori, li scopriamo ai nostri eventi (quante facce e quante storie diventate familiari!), li ritroviamo periodicamente negli appuntamenti che contano, li interpelliamo sulle pagine del giornale ogni volta che ne riconosciamo una competenza e la disponibilità a raccontare cose utili e interessanti per i colleghi.

Il risultato è che si è creata - per germinazione spontanea, direbbero i botanici - una sorta di community virtuale di gente “con il cervello acceso”, sempre aperta ad accogliere nuovi membri desiderosi di dare il proprio contributo alla crescita dell’ospitalità di eccellenza (nessuno si senta escluso a priori).
Una community composta da tante piccole e grandi tribù, variamente intersecate e mescolate, sempre pronta a rispondere agli appelli, che siano al voto, all’esprimere un parere, al ritrovarsi, o a creare nuove opportunità.

Le tante tribù del Drink Team degli anni passati, riunite sotto il grande cappello dei Senatori del Drink Team (sono ormai più di 150), sono uno degli esempi più belli di un fenomeno che vediamo rinascere ogni anno: quelli di un gruppo di professionisti che nasce come un gruppo virtuale - molti all’inizio nemmeno si conoscono -, ma che nel corso dell’anno, grazie alla reciproca conoscenza, allo scambio di opinioni e informazioni, ai momenti d’incontro - formali o informali - si trasforma in un vero e proprio team, che ha il proprio momento di celebrazione nella notte dei Barawards. Perché la capacità di coltivare relazioni proficue e profonde con i propri colleghi è una dei motori dell’evoluzione, personale, professionale e come categoria.

Se il mondo del bar italiano è stato capace in così pochi anni di evolvere in misura significativa dal punto di vista della qualità, moltiplicando il numero di professionisti preparati e attenti, molto lo deve a chi si è messo in gioco e ha messo a disposizione dei colleghi le proprie conoscenze e competenze. La strada da fare è ancora tanta. Ma l’entusiasmo con cui i 14 nuovi membri del Drink Team hanno iniziato la loro avventura ci dice che la gente capace e generosa non manca. Saranno loro ad alzare l’asticella. E Bargiornale sarà felice di continuare a dar loro spazio e valore. •

Bubble Bev lancia il nuovo servizio di personalizzazione Exclusive Selection

Indian Tonic ed Energy Drink con etichette a misura di bar ed eventi. L’obiettivo di Bubble Bev è rendere la customizzazione accessibile

Voglia di mettere il proprio logo su una tonica o un energy drink? Per farlo in maniera semplice, veloce e con minimi d’ordine contenuti, c’è il nuovo servizio di personalizzazione di Bubble Bev, denominato Exclusive Selection. Ce lo racconta Nick Ranghino, co-fondatore insieme a Luca Rosa dell’azienda piemontese specializzata in creazione e produzione conto terzi di bevande su misura (sono loro che producono, fra le altre, le lattine di Boem). «Quello che ci distingue – spiega Ranghino – è l’alta flessibilità che offriamo e questo nuovo servizio ne è l’ultimo esempio».
Le ricette disponibili sono quelle di una Indian Tonic e di un Energy Drink, la variabile è nell’etichetta personalizzata e, su richiesta, Bubble Bev offre anche supporto creativo per la progettazione grafica. L’obiettivo è rendere la customizzazione accessibile anche a realtà più contenute, superando le soglie tipiche del full custom e abbattendo i vincoli legati ai quantitativi minimi d’ordine, con una consegna in tempi stimati fra i 10 e i 15 giorni.

Da sinistra, Nick Ranghino e Luca Rosa, fondatori di Bubble Bev

«La nostra mission è aiutare a 360° chi deve lanciare un brand nel mondo delle bevande, offrendo un servizio chiavi in mano, che può comprendere anche la grafica e la brand identity. Restano tutte le altre possibilità di customizzazione che noi offriamo, ma l’apertura al mercato dei bar è uno dei nostri punti di forza, che ci ha aiutato nella crescita rapida dei volumi di vendita», commenta Ranghino.
Fondata nel 2017, Bubble Bev oggi conta 50 dipendenti e un fatturato che ha superato i 4,2 milioni di euro nel 2024. Imminente il trasloco nel nuovo stabilimento da 12.500 metri quadrati a Lessona (Bi). «Siamo in saturazione produttiva, così abbiamo raccolto capitali per 10-12 milioni di euro - annuncia Ranghino -, che ci permetteranno entro il 2026 di concretizzare l’installazione del nuovo impianto produttivo, che ci consentirà di decuplicare i volumi e, grazie a macchinari più performanti, potremo lavorare su un solo turno».
Se l’Exclusive Selection è l’entry level della personalizzazione del packaging offerta da Bubble Bev, le possibilità sono infinite. «Lavoriamo su differenti formati: il vetro, la lattina, il doypack e il fusto per i cocktail alla spina, che è un segmento che sta prendendo sempre più piede». Specializzata nel mondo delle bevande carbonate e degli energy drink, l’azienda piemontese non disdegna il mondo dei ready to drink a bassa gradazione alcolica. Dal lato delle ricette, Bubble Bev lavora anche in co-manufactoring, ma naturalmente in quel caso i minimi d’ordine diventano più importanti.
L’intervista con Ranghino l’abbiamo fatta intercettandolo in un viaggio negli Usa, pianificato per partecipare al Fancy Food: «È stata una grande occasione di comprendere i nuovi trend, ma, sebbene gli Usa siano da sempre considerati trend-setter, bisogna sempre valutare bene le possibilità di una moda di diffondersi anche da noi». Le più promettenti? Per Ranghino sono le bevande funzionali (gli energy drink sono stati i capofila, ma sono già superati), le salse spicy e il celebrity brand. Di quest’ultimo ne sanno già qualcosa…

Aperitivo, abbiamo un “problema-giovani”

Aperitivo semplice Foto di Jana da Pixabay
La fortuna di Poveritivo, una pagina social che mappa i locali milanesi con aperitivo a basso costo, ci spinge a un'analisi su questa occasione di consumo, "raffreddatasi" da inizio anno. Le nostre riflessioni, numeri alla mano, sulla piazza milanese (molto specifica), sui comportamenti di consumo delle diverse generazioni di clienti (con i Gen Z e i Millennials che si allontanano) e su una concorrenza... inaspettata. Con un seguito di consigli utili

« Vedo che questi signori pagano 10 rubli per le ostriche, perché non dovrei avvicinarmi e chiedere loro qualcosa... in prestito? Probabilmente me lo darebbero»

tratto da Ostriche, un racconto di Anton Čechov

Lasciamo tranquilli i signori in cappello a cilindro che possono permettersi ostriche e Champagne e buttiamoci sul trend del momento, almeno a Milano: il Poveritivo. E cavalchiamolo per provare a capire qualcosa in più su come sta andando questa occasione di consumo tanto importante per i cocktail bar.

Il fenomeno Poveritivo, nato per gioco

Succede che sei amici, fuorisede trapiantati a Milano e alla prime esperienze lavorative, tra i 25 e i 27 anni di età, si inventano per gioco un account TikTok e poi una pagina Instagram. Pubblicano brevi e onestissime recensioni su bar tabacchi di quartiere con un'offerta facile, accessibile, low cost (sotto i 10 euro, ci dicono, limite massimo accettabile; ma 8 sarebbe meglio) all'ora dell'aperitivo. Drink e tarallini-patatine-focaccine, o buffet di frittini e stop. Segnalazione con breve reel, genuino racconto dell'offerta del bar, recensione finale scritta su un tovagliolino o su una nota dell'iPhone, per dare i voti a posizione, qualità e quantità di cibo e alcol, prezzo e mood del locale.

Un piccolo caso mediatico in un paio di mesi.

Oltre al tema-prezzo c'è di più

I giornali e il Milanese Imbruttito si accorgono del piccolo fenomeno e ne parlano. Ci raccontano Anita ed Erica, tra le fondatrici di Poveritivo (oggi 34mila follower su Instagram e 6.400 su TikTok): «Volevamo inizialmente parlare a un target molto giovane con TikTok, raccontando una realtà di bar di quartiere diversa da quella dei posti visti e rivisti sui social, con video semplici e pochi fronzoli. Poi con il successo della pagina Instagram abbiamo capito che sono sensibili al tema anche gli utenti di età più avanzata. Certamente è uno spunto di riflessione su una Milano molto costosa, specie per i giovani, ma non c'è soltanto questo dietro l'interesse per le nostre segnalazioni. Ci teniamo a rendere romantico l'aperitivo in quel tipo di bar, dove siedi accanto a persone del quartiere, ad anziani che giocano a carte, a personaggi singolari che tutti conoscono e che solo al bar possono godere della loro massima espressione».

Questa curiosità quasi antropologica sortisce un effetto: ricorda a tutti noi che questi posti esistono e sono rilevantissimi. Sono la quintessenza del bar in questo Paese.

Questa storia presenta diversi aspetti da spiegare bene. Il primo è la specificità della piazza Milanese.

La Milano dei benestanti

Banalizzare al grido di "Milano è troppo cara, ci obbliga a cercare l'aperitivo povero" pare riduttivo, anche se c'è della gran verità. La città rappresenta un unicum in Italia quanto a costo della vita. Cresciuti i redditi del centro e semicentro, ma saliti molto meno quelli di chi sta in periferia. E con l'inflazione è un disastro. Cala il potere d'acquisto e si tagliano le spese non necessarie, come i consumi fuori casa. C'è anche un problema abitativo: secondo un’analisi di Abitare Co., negli ultimi cinque anni i comuni di prima fascia dell’hinterland (quelli collegati con la metropolitana o con il passante ferroviario) hanno registrato un +11,6% di compravendite e prezzi medi delle case di molto inferiori a quelli di Milano: -52% per l’usato e -59% per il nuovo. Si stima che oltre 15mila residenti abbiano spostato la residenza fuori dalla città nel 2023. Il capoluogo lombardo è anche in testa alla classifica relativa al costo di una stanza in affitto: in media 637 euro al mese, precede Bologna con 506 e Roma con 503 euro.

Quindi famiglie e studenti sono in difficoltà, ma al contempo la città è diventata più attrattiva per ricchi e super-ricchi. Stando a un report della società specializzata in consulenze patrimoniali e investimenti Henley & Partners, Milano è all'11esimo gradino della top 50 per numero di milionari e miliardari, con 115mila milionari e 17 miliardari, subito dopo Chicago. È la terza città in Europa in classifica, dopo Londra e Parigi. Questi residenti molto benestanti sono aumentati del 24% in dieci anni.

Quindi.

un target alto spendente
a Milano c'è eccome. Accanto a una maggioranza, probabilmente
più silenziosa, che cerca un'offerta più accessibile

La cerca e la trova

Guardiamo queste due torte qui sotto. Raccontano lo scontrino medio all'ora dell'aperitivo, a Milano e in Italia, in esclusiva per Bargiornale.

Lo scontrino medio dell'aperitivo: ripartizione per fasce di prezzo

torte_aperitivo
fonte: TradeLab

Si vede subito che su Milano l'aperitivo super-cheap (sotto la soglia dei 4 euro, in verde) è marginale, quasi inesistente. Però il mercato lo fanno le fasce di prezzo centrali: dai 4 ai 10 euro di scontrino si concentrano il 79% dei consumi in città, in linea con quanto accade considerando tutto il mercato dell'aperitivo in Italia (82%).

Ripetiamo: il mercato dell'aperitivo a Milano è quello lì, ed è (ma tu pensa) dentro la fascia di prezzo individuata dai ragazzi di Poveritivo per le loro recensioni. 

Aggiunta: visto che - come abbiamo detto - nella patria dell'aperitivo c'è un bel target di clienti con disponibilità di spesa importante, lo scontrino sopra i 10 euro si prende quasi tutto quel che resta della torta (19%). Storia diversa nel resto d'Italia: solo 8%, più basso del low cost estremo (10%).

Come va l'aperitivo per fasce di età: giù Millennial e Gen Z

I numeri raccontano anche qualche altro movimento. Sempre dati forniti da TradeLab, stavolta sulle visite nel fuori casa: l'occasione aperitivo cala del 3,1% nella prima parte del 2025 (gennaio-maggio) rispetto allo stesso periodo del 2024. A fronte di visite complessive nel fuori casa che segnano -2%, l'aperitivo fa un pochino peggio. Risale un po' con la bella stagione, con numeri positivi se si guarda solo ai dati di aprile e maggio. «La prima parte dell'anno è stata pesantissima per via della normativa su consumo di alcol e guida - spiega Bruna Boroni di Trade Lab - e per altri fattori di incertezza economica e per la risalita dell'inflazione, che hanno indotto i consumatori a limitare le uscite».

Lo scorso anno l'aperitivo ha fatto segnare un -2,1% rispetto al 2023. Che cosa notano gli esperti? Due cose.

  1. Si riduce la stagionalità. Non ci sono più i picchi di consumo così alti come solo qualche anno fa: il tracciato delle visite presentava consumi marcatamente in salita nei mesi estivi, mentre ora questo fenomeno si è raffreddato.
  2. Mancano i giovani. Se si scompone il calo dell'aperitivo per fasce di età, ecco il risultato: calano Gen Z e Milennial, salgono i clienti Generazione X, restano "piatti" i Baby Boomer.
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fonte: TradeLab

Come risolvono i giovani, quando vogliono ricreare quella convivialità tipica dell'aperitivo? «Notiamo un rafforzamento della tendenza a comprare alcolici e cibo nella gdo o nei negozi di alimentari etnici e a organizzarsi all'aperto o a casa», spiega ancora Boroni di TradeLab.

Insomma:

I clienti giovani calano e la colazione è il nuovo aperitivo

Quale occasione di consumo catalizza, invece, le attenzioni dei clienti Gen Z e Millennial? «La colazione si sta trasformando in un'occasione sociale importante per quelle fasce di età - conclude Boroni. «È ancora appannaggio di Gen X e Boomer, ma cresce molto tra i giovani: +16% di visite nel 2024 per la Gen Z. Ci piace sintetizzare in questa frase: breakfast is the new aperitif. La Gen Z la sceglie al posto dell’aperitivo perché non chiede dress code specifico (si fa anche in tuta), è diventata social e accattivante e ha uno scontrino medio più basso, di 2,9 euro, quindi richiede una spesa molto più accessibile».

Cosa fare per recuperare i giovani

Tutta questa analisi ci porta, alla fine, a formulare una domanda piuttosto semplice, da condividere con i gestori dei bar serali:

come ci riprendiamo i clienti giovani?

Domanda a cui cercheremo di rispondere in un prossimo pezzo, con il contributo di gestori di locali importanti che ci spiegheranno quali strategie mettere in campo per rendere di nuovo attrattivo il momento dell'aperitivo. Stay tuned, e intanto fate un po' di studio antropologico nei bar di quartiere, ché c'è tanto da imparare sui clienti (e sulla vita).

Arredi e attrezzature? Prendili a noleggio

Il noleggio operativo è un'alternativa interessante all'acquisto grazie a velocità di erogazione, deducibilità e facilità di gestione della manutenzione. La soluzione FlexiRent60 di WeAsset offre l'accesso anche a beni rigenerati

Un frigorifero o una cassa automatica di ultima generazione a un canone mensile con manutenzione programmata inclusa. Un'attrezzatura rigenerata a un costo calmierato. O la possibilità di rifare il bancone o gli arredi pagando un canone fisso mensile e senza dover chiedere prestiti alle banche.

Sono alcune delle possibilità che offre il noleggio operativo, strumento sviluppatosi negli anni '90 nel mondo informatico e oggi a disposizione dei gestori di bar e ristoranti.

Come funziona? Si sceglie il bene da acquistare (possono essere forni, frigoriferi, lavastoviglie ma anche banconi, vetrine refrigerate, casse, arredi, tavoli e sedie, dehors. Insomma, tutto o quasi quel che serve in termini di arredi e attrezzature) e ci si rivolge a una società di leasing operativo che lo acquista e lo concede in utilizzo in cambio di un canone fisso mensile concordato.

Tanti i vantaggi per chi sceglie questo strumento: la velocità con cui si può acquistare il bene, il fatto di non dover chiedere finanziamenti alle banche o dover affrontare esborsi importanti per l'acquisto, la deducibilità del canone di locazione, il supporto nella gestione sotto forma di interventi di manutenzione programmata per i beni che lo richiedono (già compresi nel canone).

Tra le aziende che propongono questo servizio c'è WeAsset, società del Gruppo Domorental specializzata nel noleggio operativo, anche di beni usati e rigenerati.

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Claudio Mombelli, ceo di WeAsset (Gruppo Domorental).

«Negli ultimi anni - spiega Claudio Mombelli, ceo di WeAsset - anche le piccole imprese si sono rese conto dei vantaggi di questo strumento, già ampiamente utilizzato da diverse catene di ristorazione. Una volta superato lo scoglio psicologico di non essere proprietario dell'attrezzatura, il gestore scopre che il noleggio operativo rende molto più semplice la gestione».

Dalla scelta al canone

Il funzionamento è semplice: il titolare o il gestore del locale sceglie il bene da acquistare e il produttore da cui acquistarlo, fissa il prezzo e i termini di consegna. Dopodiché subentra WeAsset: «Per prima cosa verifichiamo la congruità del valore del bene assegnato e il merito creditizio sia dell'acquirente che del venditore - spiega Mombelli -. Se è tutto ok, nel giro di una settimana acquistiamo il bene e lo cediamo a noleggio al gestore, che ci paga un canone mensile fisso e deducibile che comprende l'assicurazione all risk e la manutenzione ordinaria. I tagli delle operazioni vanno da 4mila a 60mila euro, la durata contrattuale può arrivare a 84 mesi. Come plus, grazie alla collaborazione con la piattaforma UpGreene, ogni nostro contratto prevede la certificazione Carbon Cancelling, che attesta la compensazione delle emissioni indirette legate al ciclo di vita del prodotto».

Macchine per caffè, vetrine refrigerate, sistemi Pos, arredi e banconi sono alcuni dei beni per cui il mondo dei bar fa più frequentemente ricorso al noleggio operativo.

Un'operazione facile e veloce

Dalla richiesta all'acquisto passa veramente poco tempo: «Per acquisti fino a 20mila euro rispondiamo entro 48 ore - spiega Mombelli -, mentre fino a 60mila non superiamo la settimana. L'altro aspetto interessante è che serviamo anche ditte individuali con uno o due anni di vita, che invece sono escluse dal credito bancario che richiede di avere almeno tre bilanci approvati».

Una delle ultime possibilità introdotte da WeAsset è il noleggio operativo di attrezzature usate e rigenerate: «È interessante soprattutto per le imprese bar di piccole dimensioni, dove spesso - spiega Mombelli - la disponibilità economica per gli investimenti è limitata: il nostro servizio FlexiRent60 è attivabile entro 7 giorni lavorativi e prevede rate fisse e deducibili con durata fino a 84 mesi».

Un ultimo aspetto interessante del noleggio operativo è l'affiancamento al gestore nel corretto utilizzo del bene: «Il bene è di nostra proprietà - spiega Mombelli - quindi abbiamo tutto l'interesse che venga mantenuto nel miglior modo possibile. Per questo affianchiamo i gestori con servizi di formazione e assistenza continuativa».

Un mercato in crescita

Per Domorental, che ha chiuso il 2024 con un fatturato di oltre 12,5 milioni di euro, il comparto horeca ha un peso significativo: «Complessivamente - spiega Mombelli - ha  generato un valore pari al 27% del fatturato totale, corrispondente a circa 3,4 milioni di euro. Il mondo bar vale attorno agli 8-900mila euro, con un trend in crescita costante».

Wellspirit: Rinaldi 1957 punta sulla leggerezza

Rinaldi
L'azienda bolognese Rinaldi 1957 amplia il portafoglio prodotti sviluppando l'offerta vino e focalizzandosi su gusti più delicati e di più facile beva

Voglia di leggerezza: è il principale desiderio che il cliente ricerca quando esce. «Le ricerche di mercato più recenti - spiega Valentina Ursic, direttrice marketing di Rinaldi 1957 - ci dicono che il 70% degli italiani non vuole rinunciare alla socializzazione e che, nel canale serale, il 70% dei cocktail consumati sono highball. Se a questo aggiungiamo la tendenza consolidata della crescita del low alcol, soprattutto tra i giovani e le donne, emerge una fotografia precisa: i clienti chiedono leggerezza, sia in quello che bevono e mangiano, sia nel modo in cui vengono loro proposti».

Rinaldi
Valentina Ursic, direttrice marketing di Rinaldi 1957

Per rispondere a queste nuove esigenze, Rinaldi 1957 ha coniato il concetto di WellSpirit: «Le persone sono sempre più attente alla qualità e alla moderazione - continua Ursic - senza rinunciare al piacere del gusto. Ricercano un edonismo consapevole, sono attente alla salute al benessere ma non per questo rinunciano all'alcol. Semmai si orientano verso prodotti con meno zuccheri, senza coloranti artificiali, con prezzi accessibili e qualità superiore alla media».
Sono questi i criteri base che guidano Rinaldi 1957 nell'evoluzione del proprio portafoglio: «Cerchiamo prodotti ottimi con storie autentiche ed extra ordinarie da raccontare».

Più attenzione al vino

Un primo indirizzo strategico dell'azienda bolognese è lo sviluppo dell'offerta vino: «Se oggi il nostro focus è sugli spirit - spiega Ursic - che pesano il 70% del fatturato, nei prossimi anni l'obiettivo è portare i vini a valere la metà del giro d'affari».

Da qui la scelta di ampliare la proposta puntando su regioni o su zone meno blasonate, soprattutto all'estero, e su vini leggeri, delicati, di facile beva: «Il mercato chiede vini minerali, sapidi, freschi, di grande pulizia; per contro, faticano i vini corposi, importanti, strutturati».

Tante le novità inserite in carta, grazie anche alla profonda competenza di Ursic, sommelier e degustatrice ufficiale di Ais, soprattutto da Francia, con la Borgogna in primo piano,  e Austria: tra i primi, meritano una segnalazione i vini borgognoni delle cantine Mongeard-Mugneret (Côte de Nuits) e Corsin (Maconnais), i Crémant e Blanquette di Sieur d'Arques (a Limoux) e i Sauvignon del Domaine J. de Villebois (Loira). Tra i secondi, la punta di diamante è la gamma della cantina Frank, nel Weinviertel.

Da whisky e rum ad agave e amari

Sul fronte spirit il focus resta su whisky e rum, ma l'attenzione ai trend di mercato porta l'azienda a sviluppare la gamma di spirit con maggiore potenziale: da qui l'ampliamento dell'offerta gin con Santa Ana Pomelo, seconda release del marchio filippino Santa Ana Gin, con la versione Yuzu&black lemon di Yu Gin e con il gin vietnamita Royal Sedang 1888.
In tema di agave, le novità sono la Tequila Orendain e il mezcal Ojo de Dios, nelle due versioni caffè e ibisco.

Cresce infine anche il portafoglio di prodotti italiani, soprattutto nella categoria amari, dove spiccano l'amaro calabrese Mzero, dalla caratteristica sapidità data dall'uso di acqua di mare depurata, e l'Amaro Insolito Fragrante, prodotto in Campania, caratterizzato dai sentori di rosmarino e limone.

L’Antique di Bratislava, baluardo della miscelazione classica in una terra di birre

Antique American Bar team
Guidato da Stefano Cattaneo, sotto l’egida di Erik Lorincz, il locale è un avamposto della miscelazione in un Paese fortemente legato alla tradizione birraria. Il nuovo menu di twist on classics, ispirato ai movimenti artistici, racconta l'evoluzione che della scena cocktail slovacca

Martina Hlinova avrebbe da essere ascoltata per ore, mentre racconta con evidente passione i dettagli storici e sociopolitici di Bratislava e della sua Slovacchia: è la proprietaria di Flagship, un ristorante con birrificio che occupa le pareti di uno dei monasteri più longevi della nazione (tanto da dover chiudere necessariamente alle 22 come vincolo comunale). Quando arriva a parlare della Bratislava nuova, europea, si gira per ringraziare «voi che state facendo un lavoro meraviglioso per cambiare le abitudini di consumo in meglio, qui».

Questo "voi" è rivolto a Stefano Cattaneo e il suo team, che sotto l'egida del mitico Erik Lorincz dal 2018 guidano l'Antique American Bar; in quello stesso anno Cattaneo, che parla fluentemente slovacco per eredità materna, vinceva la Campari Bartender Competition e iniziava un percorso di spessore assoluto già da giovanissimo (oggi ha appena 28 anni). L'Antique American Bar è infatti il baluardo della miscelazione classica in una terra storicamente dominata dal consumo di birra (una pinta di leggendaria pivo costa meno di due euro), e il lavoro che si continua a fare sul consumatore è enorme: «È comprensibile, chi visita la Slovacchia viene per bere il prodotto nazionale: ne abbiamo anche noi, solo in bottiglia, ma preferiamo continuare a spingere sulla miscelazione e piuttosto mandiamo chi lo preferisce a provare esperienze migliori in qualche birreria particolare».

L’esordio dei twist

Bratislava, d’altronde, rimane «un'incognita», prosegue Cattaneo. «È una capitale ed è divenuta molto più multiculturale, si viaggia di più, si guadagna di più e lo vediamo noi nello specifico che non siamo certo il luogo più economico in città (prezzo medio di un drink 12€, ndr). È ancora una fase di esplosione per i cocktail bar, quando siamo entrati nei 50 Best per la prima volta gli ospiti venivano comunque a chieder “un buon gin tonic” ed è ancora tutto sommato così». Non a caso, per i primi sette anni di vita, l'Antique ha lavorato esclusivamente con i classici; soltanto lo scorso anno c'è stato l'esordio di alcuni twist, leggeri ma identitari, in una carta cocktail arricchita dalle stupende fotografie del mitico Karol Kallay: la Pina Colada è per esempio a base whiskey, il Bloody Mary prevede del mezcal.

Un salto in avanti con il nuovo menu

Il nuovo menu, in procinto di essere lanciato, sarà finalmente un salto in avanti, quanto meno nella complessità del messaggio e nel filo conduttore delle ricette: rimarranno esclusivamente twist on classics, accomunati però dal tema dei movimenti artistici, per celebrare “eleganza e il più generale, e importante, concetto del less is more”. Dal Rinascimento alla pop art, ciascun drink avrà il nome di un artista, con annessa descrizione dei dettagli storiografici e tecnici che hanno portato Cattaneo e il suo team a includere quei personaggi in lista. Rimangono, infine, i leggendari vintage cocktails, apparsi fin dal giorno uno e realizzati con prodotti ormai fuori mercato: un Daiquiri da questa sezione, miscelato con un Bacardi degli anni Dieci, si aggira sui 500€.

Più che di un’affermazione, in ogni caso, si potrebbe parlare di una estensione della tradizione che ha visto la Slovacchia e i Paesi limitrofi come fucina di talenti cristallini: oltre a Lorincz, i vari Stan Vadrna, Alex Kratena, Marian Beke sono nati tutti nel giro di pochi chilometri, poi affermatisi ovunque nel mondo: «Sono arrivati in vetta perché hanno avuto il coraggio di sporcarsi le mani e mettersi in gioco all’estero, quando qui non c’erano ancora opportunità; Erik è stato forse il primo a provarci nella sua terra d’origine», dando quindi luce verde alla costruzione di una comunità che oggi conta anche lo Sky Bar e il Mirror Bar del Carlton Hotel come luoghi di miscelazione di livello. Ma a proposito, il movimento locale è in salute? «Intanto possiamo dire che è in crescita e che è sfidante. Forse potremmo impegnarci di più per creare una rete più solida, mettere da parte l’ego e guardare nella stessa direzione. Il margine c’è».

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