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Alfredo Premolini vince la Barista Challenge 2026

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Alfredo Premolini, primo classificato alla finale italiana della Barista Challenge 2026
Il cagliaritano Alfredo Premolini vinci le finali italiane della competizione organizzata da Lavazza. Appuntamento a fine marzo per le finali internazionali, alle quali parteciperanno i rappresentanti di 20 Paesi

Con un drink ispirato alla sua Sardegna, «ma non quella "da copertina", bensì quella della vera convivialità, che non si racconta altrettanto spesso», il cagliaritano Alfredo Premolini ha vinto l'edizione di quest'anno della Barista Challenge.

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Il podio della finale: da sinistra Alessandro Calderone, 2° classificato; Alfredo Premolini, 1°; Mauro Suman, 3°

La finale italiana della competition promossa da Lavazza e rivolta ai professionisti italiani del caffè - quest'anno alla sua seconda edizione in Italia - si è svolta a Torino, nella sede del Training Center Lavazza. Più di 50 le candidature ricevute, 10 i finalisti che hanno passato una prima fase di selezione e che si sono sfidati il 3 marzo per il primo posto. Sul podio, dietro il vincitore Alfredo Premolini che lavora come bar manager nel cinque stelle Hotel Palazzo Tirso Cagliari - MGallery, si sono piazzati Alessandro Calderone, secondo, freelance di Genova, e Mauro Suman, terzo, bar manager di Moro Venice a Venezia.

La sfida: un signature drink analcolico al caffè

I concorrenti dovevano preparare un perfetto espresso utilizzando la miscela Trastevere della collezione Tales of Italy di Lavazza, per poi utilizzarlo come ingrediente in un "coffeetail" originale, un drink caldo o freddo e senza alcol, arricchito da un ingrediente regionale a scelta. Avevano 15 minuti ciascuno per presentare la loro proposta davanti a una giuria di esperti coffee trainer: a Fabio Sipione, Events & training manager Lavazza, era affidato il giudizio tecnico, mentre a Luciano Di Mauro - Senior coffee trainer - e ad Alessandro Cocco, Italy training manager, il giudizio sensoriale.

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Alfredo Premolini durante la sua presentazione presso il Training Center Lavazza, davanti alla giuria

Questa la ricetta vincente, firmata da Alfredo Premolini.

No potho reposare

  • 25 ml espresso Trastevere Lavazza
  • 20 ml Tanqueray 0.0
  • 10 ml sciroppo al miele fiori d'arancio e oleo saccharum di bucce della pompìa
  • top con spuma realizzata con bucce di arancia, succo di pompìa e zafferano
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Il drink al caffè che è valso la vittoria al cagliaritano Alfredo Premolini, No potho reposare, servito con una piccola pardula - dolce tipico sardo - e un lollipop ottenuto dall'albedo di pompìa, agrume endemico della Sardegna

Come è nato il drink del vincitore

«Nell'ideare il cocktail - spiega a Bargiornale il neo vincitore - ho ricordato un momento che mi ha segnato: il pomeriggio a casa di nonna, anzi con i miei nonni; lei faceva un dolce che era la pardula (piccole tortine con ripieno di ricotta o di formaggio, ndr). Infatti la spuma del cocktail richiama il gusto della pardula, ossia agrumi e zafferano. Ho voluto dare un altro tocco di Sardegna con un gin analcolico per richiamare il ginepro. Poi, come ulteriore  ingrediente regionale, la pompìa, che è un agrume che abbiamo solo in Sardegna. Non si riesce a mangiarlo crudo, è amaro, acidissimo, quindi andiamo a cuocerlo. L'ho utilizzato tutto senza sprecare nessuna parte: ho preparato un cordiale di bucce. Ho candito totalmente la parte bianca, servendo ai giudici un lollipop di albedo di pompìa candita».

L'idea ha richiesto tre settimane di lavoro per diventare una proposta completa, degna di una gara. Per di più la prima per Premolini, che a 37 anni ha deciso di mettersi in gioco in una competizione per la prima volta. «Avevo un'idea in testa e non volevo cambiarla, ho pensato solo a svilupparla bene. Non ho neanche preparato lo speech prima, mi piace vivere il momento. Volevo trasmettere in modo genuino quel ricordo lì: il caffè di nonna e il profumo della pardula. Il nome del mio coffeetail è No potho reposare, richiama un canto della tradizione popolare sarda, significa "non posso riposare" ed è un richiamo alle punizioni che prendevo perché non volevo riposare in quei pomeriggi, mentre come spesso capita il pisolino era quasi un dovere assoluto per i bambini».

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Il momento della premiazione. Da sinistra: Marcello Arcangeli, Lavazza Training Center Director; Carmela Maresca, vincitrice della scorsa edizione della Barista Challenge; Alfredo Premolini, vincitore 2026; Marco Barbieri, Marketing Director Italy Lavazza Group; Giulia Di Gregorio, Italy Food Service Marketing Manager Lavazza

Verso la finale internazionale

Ora Premolini - che ha ricevuto il premio dalle mani della prima detentrice, Carmela Maresca, Barista dell'anno ai Barawards 2024 - rappresenterà l'Italia nella finale internazionale, che si terrà dal 23 al 27 marzo 2026 sempre a Torino, presso l'headquarter Lavazza, e dovrà confrontarsi con baristi provenienti da tutto il mondo: ben 20 i Paesi coinvolti nell'edizione internazionale della Barista Challenge.

«Mi piacerebbe riportare la stessa proposta, ma visto che è possibile cambiare ricetta per la finale parlerò con i trainer e con Carmela e vedremo insieme come possiamo andare a migliorare. Il livello della finale internazionale è molto alto, ma anche oggi in gara con me c'erano dei ragazzi fenomenali».

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I dieci finalisti italiani della Barista Challenge 2026

I dieci baristi finalisti

Questi i nomi degli altri finalisti della Barista Challenge: Eric Venturi, del Caffè del Teatro di Longiano (Fc); Arianna Rimondotto, del Sinatra Lounge Bar di Torino; Cristian Carriere, del Miriam's Café di Rivoli (To); Daniela Castelli, della Pasticceria Maritani a Staranzano (Go); Debora Bertocchi, del bar La Piazzetta di Alzano Lombardo (Bg); Giulia Cavalli, Giuly in wonderbar di Valdilana (Bi); Francesca Pedretti, del Flagship store Lavazza in Piazza San Fedele a Milano.

Chi è Mimmo Banana? Chiedetelo al bancone del Banana Republic

Da sinistra, Bruno Rocco, Paolo Sanna e Valerio Vernillo
Le avventure di un personaggio da fumetto targato Banana fanno da sfondo alla nuova drink list del cocktail bar guidato da Paolo Sanna

"Laggiù nel paese dei tropici / dove il sole è più sole che qua", comincia così la canzone Banana Republic di Dalla e De Gregori, che ha dato il nome allo storico locale di Prati aperto da Paolo Sanna e compagnia nel lontano 1993. E ci chiediamo: Mimmo Banana sarà andato anche nel paese dei Tropici? Ma facciamo un passo indietro, domandandoci: chi è Mimmo Banana? Un personaggio immaginario e fumettistico, ispirato a "La Linea" di Osvaldo Cavandoli, con ai piedi le mitiche scarpe di Forrest Gump. «A Roma succede così: non ci si ricorda come si chiama quel tale? - “Coso, quello, Mimmo!”. Ecco nato un Mimmo, fratello di Tizio, Caio e Sempronio». Classico stile guascone alla Paolo Sanna, senatore del Drink Team (a proposito, le candidature sono aperte per essere nella prossima squadra di miscelazione di Bargiornale), fra i fondatori del decano dei cocktail bar cittadini, che non cessa di essere punto di riferimento per la nightlife romana e che oggi esce con una nuova drink list, ispirata appunto alle avventure di Mimmo Banana.


Nel nuovo menu, ideato dallo stesso Paolo Sanna, Bruno Rocco e Valerio Vernillo, questo protagonista immaginario “fa cose”: attraversa paesi, scopre panorami e tanto altro, portando con sé l’immancabile ironia romanesca in perfetto stile Banana Republic.
Un giro del mondo, come quello dei marinai della canzone di Dalla e De Gregori, che "spendono più di una lacrima / su un bicchiere di vino e di Rhum". Mimmo Banana va dall'Italia, dalla sua casa a due passi dal Vaticano, e passa per la Sicilia, la Francia, la Scozia e l'Inghilterra, il Messico, il Giappone e così via. Fa Er Bagnetto in un sour con Gin Mare, si scola un Vodka Fizz e dice Arigatò in Giappone, canta con Gin Lennon (non è un refuso, è il nome del cocktail) e mangia Pop Corn sorseggiando un Margarita cinematografico. C'è anche un Mimmo a luci rosse, che cerca compagnia su Escort Advisor e sorseggia Pornstar Martini. Ma quello magari in seconda serata.

Arriva Metodo Lento, la nuova nata di Ichnusa

Ichnusa
In distribuzione da primavera, la nuova proposta de marchio con i Quattro Mori è una lager chiara a fermentazione prolungata, dal corpo pieno, ma dal gusto fresco e accessibile

Ha un nome che ne evidenzia la caratteristica principale la nuova specialità firmata Ichnusa: Metodo Lento. L’ultima nata dello storico birrificio è frutto di una scelta tecnica ben precisa: una lunga fermentazione, in modo che i lieviti abbiano più tempo per lavorare ed esprimere al meglio e in modo più chiaro il profilo organolettico della birra. Una scelta che non rende una birra migliore in assoluto, ma che rappresenta la soluzione che ha consentito di trovare l’equilibrio perfetto per la ricetta della nuova proposta.

Ichnusa Metodo Lento

Metodo Lento è una lager chiara (alc 4,3% in vol), filtrata, leggera e rinfrescante. Prodotta con acqua, malto d’orzo, granoturco, estratto di luppolo, la fermentazione prolungata le garantisce un corpo pieno, conservando la facilità di bevuta e freschezza. Alla vista, colpisce per il colore brillante, valorizzato dalla distintiva bottiglia in versione trasparente, e per la schiuma bianca e compatta. Conquista il naso con il suo bouquet di note erbacee, speziate e vegetali del luppolo, mentre al palato presenta una moderata amarezza, bilanciata dalle note più delicate del malto.

Un nuovo lato del marchio

Metodo Lento amplia la famiglia Ichnusa, che tra le referenze per l'hoteca distribuite in tutta Italia già comprende la Non Filtrata e Anima Sarda (disponibili in bottiglia e spina). Una proposta complementare, dal gusto più accessibile, pensata per coprire nuove occasioni di consumo e far scoprire un nuovo lato del marchio. Da servire a una temperatura tra i 3 e i 5 °C, sarà distribuita nel fuori casa dalla prossima primavera in bottiglia da 33 cl.

Come tutte le altre referenze, è prodotta nello storico stabilimento di Assemini, in provincia di Cagliari. il più antico della Sardegna e dove oggi lavorano circa 140 persone.

Con la nuova proposta, il marchio con i Quattro Mori, dal 1986 di proprietà del Gruppo Heineken, punta a rafforzare la propria diffusione nazionale, un percorso avviato dal 2017, che gli ha consentito di farsi spazio nei locali di tutta la Penisola, ottenendo importanti riconoscimenti internazionali, tra i quali le Tre stelle d’oro ai Superior Taste Award di Bruxelles, il premio come Miglior birra per rapporto qualità/prezzo e il titolo di Birra più amata dagli italiani secondo un sondaggio dell’istituto di ricerca di mercato londinese YouGov.

 

Amaro Montenegro Week sbarca a Bari: dall’8 al 14 marzo in 35 bar della città

Tutti i bar e ristoranti di Bari coinvolti nell'Amaro Montenegro Week e le ricette dei cocktail signature della manifestazione

Tappa a Bari per l'Amaro Montenegro Week 2026. Il capoluogo pugliese ospiterà la manifestazione promossa dall'iconico amaro nato a Bologna nel 1885 dall’8 al 14 marzo. L’iniziativa coinvolgerà oltre 35 locali all’interno del quartiere Umbertino di Bari, una delle zone della movida in città (qui la mappa digitale con i locali). Sui banchi dei cocktail bar aderenti sarà possibile assaggiare inediti signature cocktailcome il Monte Punch - un milk punch rivisitato in chiave contemporanea - ed il Dry March - un sour strutturato. Nei ristoranti, invece, Amaro Montenegro sarà protagonista del dopo cena con la versione liscia o con ghiaccio.

Spazio anche a imperdibili ‘gemellaggi’ con alcuni dei locali più in voga di Bologna (la casa base di Amaro Montenegro) e di Potenza, che parteciperanno come special guest. Da Bologna sono attesi a Bari il Bar Freccia, la Casa Azzoguidi, il Donkey, il King Cole, il Nu Lounge, il Ruggine, il cocktail bar Scuro, il Velluto e il Volare; da Potenza arriverà invece il team di Barmacia.

Negli stessi giorni, il Gruppo Montenegro sarà presente anche alla Splash, la manifestazione dedicata al beverage, all'ospitalità e all’innovazione per il settore hospitality alla Fiera del Levante (stand n.42) dall'8 all'11 marzo.  

Le ricette:

Monte Punch

di Gianluca Tassielli - Arcimboldo Spirits and Fruit

Ingredienti:
3 cl Amaro Montenegro
5 cl Gin Edgar London Dry
150 ml Sherbet al limone (homemade)
40 ml latte intero (per chiarificazione)
spolverata di pepe lungoun

Descrizione: un milk punch contemporaneo che unisce l’anima erbacea e agrumata di Amaro Montenegro alla struttura secca del gin. La chiarificazione al latte ne definisce il profilo: limpido alla vista, rotondo al palato, speziato in chiusura.

Dry March

di Davide Mitacchione - Luau Tiki Bar

Ingredienti:
30 ml Amaro Montenegro
15 ml Mount Gay Eclipse Navy Strength
15 ml Select Aperitivo
30 ml succo fresco di lime
30 ml sciroppo di passion fruit

Descrizione: un sour strutturato e verticale, dove l’intensità botanica di Amaro Montenegro incontra la potenza del Mount Gay Eclipse Navy Strength. Select Aperitivo amplifica la componente amaricante con eleganza veneziana, mentre lime e passion fruit costruiscono un equilibrio vibrante tra freschezza agrumata e tensione tropicale.

Le novità di Fine Spirits al Whisky Festival di Roma

Il distributore specializzato in etichette indipendenti presenta le ultime acquisizioni in tema di whisky, da GlenallAchie a Ardnahoe

Quale occasione migliore del Whisky Festival di Roma, tenutosi nel weekend a cavallo fra il 28 febbraio e il 1° marzo, per presentare, con una sfilata di banchi e di etichette, la grande varietà del portafoglio di Fine Spirits in fatto di whisky. Prodotti artigianali di grande qualità, spesso da etichette indipendenti, fra cui non mancano le chicche, dalla bottiglia che ha portato a casa uno dei premi assegnati dalla manifestazione stessa, a quello che nel 2025 era stato il World's Best Single Malt, fino al whisky prodotto per re Carlo d'Inghilterra.

Ma andiamo con ordine, partendo da GlenallAchie, l'ultimo brand entrato nel portfolio di Fine Spirits, una distilleria indipendente scozzese con una lunga storia alle spalle, anche se è solo dal 2018 che presenta whisky con questa etichetta (e con la consorella Meikle Tòir, per la linea dei torbati), dopo l'acquisizione da parte di un gruppo di soci, capitanato dalla leggenda del whisky Billy Walker, che firma le bottiglie in qualità di master distiller. In gamma, il whisky Speyside non torbato GlenallAchie invecchiato 12 anni, che nel 2025 è stato incoronato miglior Single Malt al mondo. Non meno interessante, rispetto al 15 e 18 anni: tutti 46 gradi Abv, con una preferenza per le botti sherry che dona note calde e avvolgenti, arricchite da sfumature dolci e speziate.

Ardnahoe Infinite Loch

Non l'ultima arrivata, ma altrettanto interessante l'etichetta Ardnahoe, che nel 2015 ha fatto incontrare la storia di Islay e di una delle famiglie più note nella produzione del whisky, i Laing. In quell'anno fu scelto il sito affacciato sul Loch Ardnahoe, nel nord-est dell'isola e alla fine del 2016 iniziarono i lavori per la nona distilleria di Islay. Solo nel novembre del 2018 la botte numero uno è stata riempita.
Grazie al suo gusto per intenditori, l'Ardnahoe Infinite Loch è stato premiato come miglior scotch whisky nell'ambito della selezione Whisky & Lode del Roma Whisky Festival. La sua caratteristica è essere maturato in una combinazione di botti ex-Bourbon ed ex-Sherry Oloroso, per poi essere imbottigliato al 50°, senza filtraggio a freddo e senza coloranti.

Lo spazio di Cadenhead's al Rome Whisky Festival

Ed è proprio in occasione della kermesse capitolina che è stato possibile incontrare i rappresentanti aziendali di alcune realtà. In questo caso, abbiamo avuto modo di parlare con Sophia McLean di Cadenhead's, un punto di riferimento nel mondo del whisky scozzese come imbottigliatore indipendente (che peraltro produce anche rum e gin).
Nata nel 1842, questa distilleria di Campbeltown è diventata celebre grazie alla sua maestria nel selezionare e imbottigliare single cask o small batch, senza filtrazione a freddo né coloranti, privilegiando l’autenticità del distillato. Fra gli assaggi proposti al Rome Whisky Festival, un sorprendente Cadenhead's Burnside, creato da William Grant & Sons, un blended malt invecchiato per 28 anni in botti ex Bourbon, che può essere definito un distillato "da cucchiaino", dal sorso pieno ed elegante.

Rob Patchett, Global Ambassador di Costwolds Distillery

Last but not least, l'incontro con Rob Patchett, Global Ambassador di Costwolds Distillery, che parte nel racconto dalla grande ricchezza delle coltivazioni della regione in cui nel 2014 è stata fondata questa distilleria. La prima a produrre whisky con l'orzo prodotto nella stessa regione del Regno Unito. Da questa grande attenzione all'ambiente, è nata anche una collaborazione con la tenuta di Highgrove, già residenza di re Carlo, da cui proviene l'orzo Plumage Archer che viene distillato e lasciato maturare in una combinazione di botti di Bourbon e di vino rosso. Il risultato è l'Highgrove Evergreen, un "royal whisky" (46% vol. Abv) dal profilo ricco ed elegante, con dolci note di frutta. Curiosa anche l'etichetta, su cui è ripresa un'illustrazione dipinta da Re Carlo III nel 1995, dal titolo "A View from the Wildflower Meadow".

Simone Delucchi vince la Diplomático Artisans Of Taste 2025

Artisans Of Taste 2025 Simone Delucchi
Con un'originale reinterpretazione del Mulata Daiquiri, il bartender de Il Ratti Cockctail Bar di genova ha trionfato nella finale italiana del concorso firmato Diplomático Rum

Simone Delucchi è il vincitore dell’edizione 2025 di Artisans Of Taste, la cocktail competition di Diplomático Rum. Il bartender de Il Ratti Cocktail Bar di Genova si è imposto nella finale italiana del concorso, svoltasi al Sali Milano, superando gli altri sette bartender in gara: Cecilia Antonini dell’Argot Speakeasy di Rimini, Damiano Cappellini del Caffè Concerto Paszkowski di Firenze, Giangiacomo Bistolfi della Rita's Tiki Room di Milano, Davide Giordano del Ruggine di Bologna, Elisa Favaron del CuCù di Vicenza, Valerio Testasecca del Drink Kong di Roma e Vasile Vidrasco del Via Veneto di Reggio Calabria.

L’ultimo atto della competizione ha sfidato i bartender a dare sfogo alla propria credibilità, ideando un cocktail originale capace di valorizzare al massimo le caratteristiche del rum super premium del Venezuela. Il tutto rispettando i tre pilastri del concorso: artigianalità, comunità e sostenibilità. Valori da sempre al centro del marchio Rum Diplomático, ai quali in questa edizione si è aggiunta la valorizzazione del cioccolato come ingrediente cardine della ricetta.

A giudicare il loro operato una giuria di esperti del settore, composta da Alessandro Mengoni, bar manager de Il Locale di Firenze, Eugenio Boccardo, esperto di cioccolato, e la giornalista Chiara Degli Innocenti.

Un Daiquiri solidale

Delucchi ha fatto centro con il suo Diplo Daisy, una reinterpretazione del Mulata Daiquiri, che ha realizzato con Diplomático Planas, crème de cioccolato costruita su una base Diplomático Mantuano e miele fermentato al lime e cacao. Un drink dal carattere morbido, speziato e avvolgente, pensato per la fine giornata e anche con una finalità benefica. Viene proposto a Il Ratti con un sovrapprezzo rispetto agli altri signature del locale, sovrapprezzo che viene devoluto a organizzazioni locali come Music for Peace,  che opera in tutto il territorio ligure (ma opera anche a livello internazionale), fornendo aiuto alle famiglie che si trovano in difficoltà economica.

Ha meritato così vittoria e premio: un viaggio di sei giorni in Brasile insieme al team Diplomático Global e ai bartender vincitori degli altri Paesi.

Artisans Of Taste, non solo una competizione

Ma la finale italiana è stato l’atto conclusivo di un viaggio formativo concretizzatosi in una serie di giornate educational, svoltesi lo scorso autunno, che ha toccato diverse città della Penisola e riservate a 45 bartender su invito. Un'iniziativa in linea con lo spirito di Artisans Of Taste che, oltre che una classica gara, punta a valorizzare il talento e la passione dei bartender, offrendo loro un vero e proprio percorso di crescita, confronto e creatività.

Un programma inaugurato a Milano con una giornata di laboratori e masterclass, che tra i vari appuntamenti ha visto un workshop dedicato al cioccolato con la storica cioccolateria di Genova Viganotti e una masterclass a cura del Salmon Guru Madrid, locale tra i World’s 50 Best Bars, guidata da Monica Noni, brand ambassador Italia di Diplomático Rum. Nel secondo appuntamento, tenutosi a Roma, sono stati approfonditi i temi della sostenibilità e della ricerca sul territorio, grazie al contributo dell’etnobotanica Valeria Margherita Mosca, che ha condotto un’attività di foraging, e alla presenza dei bartender del Panda & Sons di Edimburgo, altro locale tra i World’s 50 Best. La giornata si è conclusa con momenti di networking presso il Banana Republic. A chiudere il programma l’incontro svoltosi a Bari, che ha avuto come ospiti i maestri della cioccolateria Viganotti, gli artigiani del cappellificio Barbisio e i bartender del Jerry Thomas di Roma.

Campari cerca il Bartender of the Year

Torna la Campari Bartender Competition: un viaggio in 20 regioni per raccontare l’Italia in un cocktail che interpreti il tema “The Red Soul of your Region”

C’è tempo fino al 27 marzo per compilare il form e iscriversi all’edizione 2026 della Campari Bartender Competition, l’occasione di una vita per ogni professionista del bar. Un percorso che per la prima volta diventa un vero e proprio viaggio lungo tutta la Penisola.

Dai paesaggi alle tradizioni, dai sapori alle storie, il tema della dodicesima edizione della Campari Bartender Competition è “The Red Soul of your Region”, ovvero valorizzare il proprio territorio, dietro al quale c’è un carattere irripetibile da cogliere, e trasformare questa identità in una narrazione contemporanea, che prende forma in un cocktail in cui sia protagonista Campari. Cosa non deve mancare? Le radici, che si esprimono attraverso ingredienti, profumi e rituali che appartengono alla regione d’ispirazione; la visione, ovvero uno sguardo originale, capace di sorprendere e innovare; e naturalmente Campari, filo conduttore di una narrazione che lega la ricchezza delle diverse anime italiane alla passione quotidiana dei bartender.

Cinquecento le ricette che saranno selezionate per partecipare alla prima fase: un tour nazionale in 20 tappe, una per ogni regione, in cui si sfideranno 25 candidati per ciascuna, davanti alla giuria della Campari Academy. Un format sempre più capillare e inclusivo, capace di raggiungere quei bartender che per ragioni geografiche hanno meno possibilità di mettersi in evidenza.
Saranno loro, i venti Campari Regional Champion, insieme ai dieci migliori punteggi nazionali, ad accedere alla fase due: la Bar Experience, durante la quale i bartender selezionati accoglieranno i giudici nel proprio locale. In questa fase saranno valutati per l’ospitalità, la creatività e la capacità d’improvvisazione in un contesto di lavoro reale. Uno su tre passerà alle fasi conclusive, perché solo dieci bartender accederanno alle semifinali a Milano, House of Campari e quindi all’agognata fase tre, ultimo step, la finalissima riservata solo a tre concorrenti, che si sfideranno per diventare il Campari Bartender of the Year ed entrare nella prestigiosa Hall of Fame.

In palio un percorso di formazione in Campari Academy, la partecipazione a eventi ed esperienze esclusive con Campari e un tour di guest shift nei migliori locali italiani ed esteri. Per scoprire il prossimo Campari Bartender of the Year, il viaggio è appena cominciato.

0,0% e 0,0% Ipa, le proposte analcoliche firmate Bavaria

Bavaria analcoliche
Ideali per ogni momento della giornata, le due referenze sono prodotte con un processo che preserva il gusto della birra, pur in assenza di alcol

Il mercato della birra analcolica cresce e cresce bene anche in Italia. A dirlo i dati di AssoBirra, che registrano un incremento dei consumi del 13,4% nel 2024. Certo, si tratta ancora di un segmento dalle dimensioni limitate, che rappresenta il 2,11% dei consumi totali, ma con un trend positivo costante dal 2020 e che oggi rappresenta il 2,6% della produzione nazionale e il 2,5% a valore. Ancora più significativo che a trainare la crescita siano le nuove generazioni di consumatori, che manifestano un rapporto con l’alcol molto diverso rispetto alle generazioni precedenti, consumandone meno, scegliendo in modo più riflessivo e privilegiano l’esperienza sensoriale rispetto all’effetto. Consumatori che rinunciano all’alcol, ma non al piacere di una buona birra sorseggiata in compagnia. Non stupisce quindi, che tutti i maggiori, e non solo, player del mercato abbiano in assortimento almeno una proposta no alcohol. Tra questi c’è Bavaria, il marchio olandese di birra parte del Gruppo Swinkels Family Brewers, che di referenze analcoliche in catalogo ne ha due: la Bavaria 0.0% e la Bavaria 0.0% Ipa, due proposte pensate per tutti i momenti di socialità alcool free, ma senza rinunciare al gusto della birra.

La prima è un’analcolica chiara, rinfrescante e dal gusto intenso, con note maltate, ottenuta con un processo di produzione in grado di preservare il gusto genuino della birra, pur in assenza di alcol. Disponibile in bottiglia da 33 e 66 cl e in lattina da 33 cl, è ideale per tutti i momenti della giornata, ma è perfetta anche da bere dopo aver fatto attività fisica. Ha infatti un apporto calorico di 21 Kcal x 100 ml, paragonabile a quello di uno sport drink isotonico e inferiore a una spremuta di arancia o a un tè freddo.

Bavaria 0.0% Ipa, è invece una Indian pale ale analolica dalla grande ricchezza aromatica, con note di luppolo e sentori di frutta tropicale e agrumi, rinfrescante e facile da bere, con il suo gusto luppolato, lievemente amaro, con note dolci. In bottiglia da 33 cl, è prodotta con quattro varietà di luppoli americani e australiani, Citra, Amarillo, Ella e Simcoe, e con acqua minerale naturale proveniente dalla sorgente di proprietà, ed è ideale per un aperitivo, ma anche per accompagnare un pranzo o una cena.

Emirati Arabi, la voce dei nostri operatori nell’hospitality

italiani a Dubai
Sono oltre 30.000 gli italiani che lavorano negli Emirati, hub mondiale dell'ospitalità. Dopo l'attacco missilistico iraniano che ha colpito il Paese, Laura Marnich e Francesco Galdi, senatori del Drink Team e da anni attivi a Dubai, raccontano come il comparto sta gestendo la tensione, tra chiusure precauzionali e una ripresa operativa che non si è fatta attendere

C’è un momento, nelle grandi città, in cui il silenzio pesa più del traffico. A Dubai è successo sabato mattina, quando la notizia dei missili iraniani diretti verso Abu Dhabi e Dubai ha attraversato i grattacieli più veloce del vento nel deserto. Da quel momento, la capitale mondiale dell’ospitalità con vista ha iniziato a trattenere il fiato. Dubai e Abu Dhabi sono diverse come due sorelle cresciute nella stessa casa. La prima esibisce i tacchi a spillo del Burj Khalifa, la seconda preferisce la compostezza istituzionale. Ma condividono lo stesso passaporto - Emirati Arabi Uniti - e lo stesso destino di hub globale dell’hospitality. Qui lavorano circa 30.000 italiani, molti dei quali dietro un banco bar, in un fine dining o nella cabina di regia di un hotel cinque stelle. Tra loro ci sono due senatori del Drink Team di Bargiornale: Laura Marnich e Francesco Galdi.

Sotto il Burj Khalifa

Laura Marnich è founder & co-owner di Bee Leaf Boutique Bar Consultancy, società di consulenza fondata nel 2024 a Dubai dopo una lunga esperienza operativa. Prima general manager di Ergo Dubai, ancora prima bar manager per Zuma Restaurants tra Dubai e Abu Dhabi. Una carriera costruita sul campo, nel cuore di un mercato che non perdona improvvisazioni. Vive sotto il Burj Khalifa - che è un po’ come abitare sotto un faro acceso giorno e notte. «Mi chiedi come va? Sabato sera e domenica mattina è stato un po’ pesante», racconta. «Una palla di fuoco in cielo l’ho vista anche io. Non nascondo che un po’ di tachicardia mi è venuta. Ho dormito poco e per scaramanzia mi sono preparata una borsa nel caso dovessi scendere nei parcheggi sotterranei. Vivo sotto al Burj Khalifa, qualche drone è passato a filo, poi quattro tuoni forti lunedì mattina. Ora sembra ok. Chi può lavora da remoto, gli altri sono tornati operativi con prudenza. C’è un grande sentimento di fiducia verso la difesa interna. La preoccupazione più grande, adesso, riguarda le ricadute sul prezzo del petrolio e sull’economia, con i possibili effetti sullo stretto di Hormuz».

In una città che ha trasformato il lusso in sistema industriale, la paura non ha avuto il tempo di diventare panico. È rimasta una tensione trattenuta, metabolizzata in procedure.

Con cautela, ma senza panico

Francesco Galdi osserva la stessa scena da un’altra prospettiva. Corporate operations & beverage manager di Buddha-Bar Worldwide, da dodici anni negli Emirati, oggi guida il comparto beverage e operations del gruppo nella Regione dopo un lungo percorso come corporate beverage manager. È uno di quelli che lavorano dentro la macchina dell’hotellerie di alta gamma, dove ogni decisione ha un impatto su centinaia di collaboratori.

«La prima sensazione è stata surreale», racconta. «Poi sono arrivate direttive chiare: restare in casa, evitare spazi aperti, lontani dalle finestre. Dopo le prime ore, la città è rimasta calma. Nella zona tra Dubai Marina ed Emirates Hills la vita è continuata con cautela, ma senza panico. Personalmente non ho mai dubitato di essere in mani estremamente competenti. La fiducia nelle istituzioni qui è un elemento strutturale». Strutturale significa che non nasce dall’ottimismo, ma dall’esperienza.

Sulla narrazione europea Galdi è netto: «Si è vista una distinzione tra chi conosce la città e chi inseguiva visibilità. Sono circolati video fuorvianti, vecchi incendi riproposti come attacchi, notizie infondate. Negli Emirati la diffusione di fake news è un reato con sanzioni severe. Il Governo mantiene una linea di tolleranza zero». Nel frattempo, sul piano operativo, alcune “venues” del gruppo hanno scelto una chiusura temporanea, in via precauzionale. «Ci siamo confrontati con gli hotel manager con grande senso di responsabilità. Dialogo pragmatico, nessun allarmismo. Sicurezza di ospiti e staff al primo posto. È realistico ipotizzare un calo iniziale del turismo, ma serviranno dati concreti per valutare l’impatto».

L’hospitality come “termometro”

Ed è qui che l’hospitality diventa cartina di tornasole. Perché non è solo un settore economico: è un termometro emotivo. Se le lobby restano vive, se i ristoranti riaprono, se i cocktail tornano a essere miscelati, significa che la città ha deciso di non cedere al racconto della paura. Gli Emirati hanno attraversato crisi finanziarie, fasi recessive globali, una pandemia. Ogni volta la risposta è stata rapidità decisionale e visione strategica. «C’è un detto qui», ricorda Galdi, «mentre il mondo si preoccupa del problema, Dubai si occupa del problema». Può sembrare marketing. Ma chi vive e lavora qui da anni parla di metodo.

È presto per capire quali saranno gli effetti a medio termine su turismo e nightlife. Un rallentamento è plausibile. Una paralisi no. L’ecosistema hospitality degli Emirati è abituato a gestire la complessità, non a subirla. Forse la differenza sta tutta qui: non nell’assenza di rischio, ma nella capacità di organizzarlo. E nell’ospitalità, organizzare l’incertezza è già una forma di leadership.

Arabica Single Origin, la nuova collezione di caffè monorigine di Hausbrandt

Hausbrandt _Monorigini 2026
Tre referenze, in Soft Pack da 250 g, compongono la nuova collezione della storica torrefazione, che propone un viaggio sensoriale tra le terre del Centro e Sud America. Ideali per espresso, estrazioni con filtro e French press

È un viaggio tra le terre del Centro e Sud America Arabica Single Origin, la nuova linea di caffè monorigine in grani di Hausbrandt. Un viaggio che tocca Colombia, Brasile e Honduras, i Paesi di provenienza dei caffè che compongono la nuova collezione e che danno il nome alle tre referenze che la compongono. Ognuna delle quali raccoglie le peculiarità di una singola origine, valorizzata da un profilo di tostatura medio studiato per esaltarne le specifiche proprietà organolettiche.

Colombia è a base di chicchi coltivati su terreni rigogliosi e presenta un carattere raffinato con note fruttate e un’acidità succosa, dove spiccano sentori di frutti gialli, fiori e cioccolato al latte. La monorigine Brasile proviene invece da terreni molto soleggiati che danno vita a un caffè morbido, con un’acidità elegante e bilanciata. Il profilo aromatico si distingue per le note di frutta secca, cacao che tornano anche al palato, accompagnate da note di caramello. Infine, Honduras, una monorigine piacevole e armoniosa coltivata su terreni di origine vulcanica. Un caffè che rivela in tazza note di nocciola appena raccolta che abbracciano la fresca dolcezza della mela e un fragrante aroma di biscotto.

Ideali anche per caffè filtro e French press

Dedicate ai professionisti alla ricerca di materie prime pregiate, le tre referenze si caratterizzano anche per la loro versatilità. Oltre che un tradizionale espresso, sono infatti anche ideali per le estrazioni in caffè filtro e French press, tecniche capaci di esaltare al massimo il profilo aromatico di ogni chicco.

La nuova collezione amplia la linea di caffè Soft Pack, il packaging flessibile di Hausbrandt progettato per preservare le botaniche. Grazie alla speciale valvola unidirezionale e alla scelta del formato 250 g, il caffè in grani appena tostato mantiene intatta la sua freschezza e tutte le sue sfumature aromatiche. L’estetica della confezione, colorata ed elegante, è fortemente evocativa e gioca su illustrazioni e una palette cromatica studiate per riportare la mente e i sensi ai luoghi d’origine.

Famolo Strano, debuttano i mediterranean tiki con i Vermouth di Torino

Il vincitore Gabriele Maggioni con il SuperShaker insieme con Laura Carello, Emanuela Mattalia e Marina Milan

La terza edizione del Salone del Vermouth a Torino è stata arricchita, oltre che da un Fuorisalone che ha coinvolto bartender e chef di una trentina di locali, da un particolare evento di miscelazione come la prima edizione di “Famolo Strano… ma famolo buono Cocktail Competition, evento organizzato dalle sezioni Piemonte e Valle d'Aosta di Abi Professional (Associazione Barman Italiani), aperto a tutte le associazioni di settore.
Grazie alla fantasia e creatività dei bartender Abi, è stata creata infatti una nuova categoria di drink, i "mediterranean tiki" realizzati con i Vermouth di Torino, distillati europei (esclusi i rum latinoamericani, strano ma vero!), succhi e polpe di frutta, frutta disidratata per guarnizione, con buona pace del creatore delle ricette tropicali tiki Donn Beach (1934).

Alla base del concorso l’idea di creare ricette originali di cocktail utilizzando un vermouth estratto a sorpresa tra quelli in portafoglio alle aziende sponsor dell’iniziativa come Bordiga 1888 con la novità Ellena, Bonaventura Maschio e Carpano 1786 (F.lli Branca), con il contributo dei Mixer Cocktail dei preparati alla frutta Finest Call & Real e delle guarnizioni di frutta disidratata EB-Eredi Borgnino.

Fondamentale è stato il contributo offerto da Laura “Lella” Carello, madrina e creatrice del Salone del Vermouth con 32 aziende partecipanti, da Cinzano/Caffo a Martini, a Strucchi, a Carlo Alberto/Compagnia dei Caraibi.

 

La gara è stata infatti organizzata da Abi nella giornata del 23 febbraio, riservata al trade, in un prestigioso salone del primo piano del Museo Nazionale del Risorgimento del maestoso seicentesco Palazzo Carignano nel centro di Torino.

Alla presenza del presidente nazionale Abi Bernardo Ferro, l’organizzazione della competizione stata affidata alle sapienti mani della consigliera Abi, barlady  e titolare di locale Marina Milan, con il contributo dello staff Abi composto dalla barlady Simona Trivellni, dal bartender Edoardo Muzzin, dal coordinatore della Valle d’Aosta Davide “Puffo” Benvenuto, dal coordinatore Piemonte Roberto “Cugino Bob” Pellerei.

Una combattuta gara di ricette originali

I 22 partecipanti hanno avuto un’ora di tempo per ideare la propria ricetta “a sorpresa”, visitando gli stand delle aziende, assaggiando diversi vermouth per valutarne le singole caratteristiche e compatibilità.

I concorrenti della compettion Famolo Strano con le organizzatrici Simona Trivellini e Marina Milan in primo piano

Composta dalla sommelier Ais Paola Forneris (in rappresentanza delle associazioni professionali), dal mixologist Andrea Dracos (di EB-Eredi Borgnino, in rappresentanza delle aziende sponsor) e dal sottoscritto Rodolfo Guarnieri di Bargiornale (in rappresentanza della stampa di settore), la giuria ha valutato i cocktail secondo i seguenti criteri: tecnica, gusto, coerenza con la competizione, creatività, ripetibilità, guarnizione e speech-capacità comunicativa.

Tavolo delal giuria con Paola Forneris, Rodolfo Guarnieri e Andrea Dracos

Non sono mancati momenti di un simpatico confronto verbale tra concorrenti e giurati che hanno messo in evidenza meriti o criticità delle singole ricette.

Alcuni momenti della gara sono stati riportati in un bel video Instagram/salonedelvermouth da parte dell'organizzazione Abi.

Questi i riconoscimenti scaturiti dal giudizio della giuria.

Miglior Speech: Nihab Sbitli di Cala Beach Resort, Punta Ala di Castiglione della Pescaia (Grosseto) con il drink Arcadia, premiata dalla giurata Paola Foneris (nella foto con Marina Milan).

Miglior Speecvh per Nihab Sbitli con Marina Milan

Miglior Decorazione: Edoardo Muzzin di Wahalla Cocktail Bar, Biella, premiato da Andrea Dracos per il cocktail The Way of Taste in coppa caraibica in terracotta smaltata guarnita con spiedino di ananas e kiwi disidratati EB-Eredi Borgnino.

Premio Miglior Decorazione per il cockt.ail The Way of Taste di Edoardo Muzzinjpg

Miglior Cocktail con prodotti Finest Call & Real: Domenico Costa di Centro AmorBairo, Bairo Canavese (Torino) con il cocktail Tiki-Amo, premiato da Matteo Esposto, Brand Manager di Finest Call & Real.

L'entusiasmo del bartender Domenico Costa all'annumcio del premio speciale

Miglior Cocktail con prodotti Bonaventura Maschio: Claudio Fiora di Villa Carminati Resta, Como, con il cocktail Donna Ventura, premiato da Steve Righetto, Brand Ambassador Bonaventura Maschio e da Mauro Solera, area sales manager Bonaventura Maschio (nella foto con Marina Milan).

Marina Milan consegna il premio Bonaventura Maschio a Claudio Fiora

Miglior Cocktail con prodotti Carpano: Giulia Socia di Il Golosone Caffetteria di Champoluc-Ayas (Aosta) con il cocktail Tiki-Jiki, premiata da Lorenzo Burrone, Brand Ambassador Carpano 1786.

Giulia Socia con Lorenzo Burrone BA Carpano

Miglior Cocktail con prodotti Bordiga: Diego De Franco di Ymeletrob Restaurant, Pub, Music Art Café di Breul-Cervinia, Valtournanche (Aosta) con il cocktail Torino Tiki Temple, premiato da Emanuela Mattalia, Brand Manager Bordiga 1888.

Diego De Franco con Emanuela Mattalia BM Boirdiga 1888

Ed ecco i vincitori sul podio:

Primo Classificato

Gabriele Maggioni di Green Wood Bar & Bistrot, Vigevano, premiato con un SuperShaker da Laura Carello, madrina e creatrice del Salone del Vermouth, Marina Milan e Simona Trivellini di Ais, con la ricetta

Raspberry Totem
Ingredienti
2 cl Vermouth Dry Carpano by F.lli Branca
2 cl Vermouth Bianco Carpano by F.lli Branca
2 cl Bitter Carpano by F.lli Branca
3 cl Lime Finest Call & Real
1,5 cl Triple Sec Finest Call & Real
10 cl Lampone Finest Call & Real
Preparazione
Mixing glass, filtrare in tumbler alto in vetro tiki, guarnito con spiedino di verdure mix come zucchina, carota viola e barbabietola disidratate EB-Eredi Borgnino.

Secondo Classificato

Emanuele Costantino del pub fantasy La Caverna, Treviolo (Bergamo), premiato dal promoter Danilo Bellucci, con la ricetta
Tiki Street
Ingredienti
8 cl Pornstar Martini Mix Finest Call & Real
5 cl Antica Formula Vermouth Carpano by F.lli Branca
3 cl Xibal Equinox Guatemala Gin by Bonaventura Maschio
2 cl Passoã The Passion Drink by F.lli Branca
1 cl Lime Finest Call & Real
1 cl Fernet Branca
1 spray di Fragantia Vaniglia Bordiga
Preparazione
Shaker, servire in mug tiki in ceramica con spiedino di kiwi disidrato EB-Eredi Borgnino di kiwi.

Terzo Classificato

Gionata Repetti di Aris Café, Piacenza, premiato da Rodolfo Guarnieri (Bargiornale) con la ricetta
Tiki Strano
Ingredienti
4 cl Excelsior Vermouth di Torino Rosso Superiore Bordiga
3 cl Brandy Stravecchio XO Branca
7 cl Pineapple Finest Call & Real
3 cl Pornstar Martini Mix Finest Call & Real
1 cl Jalapeño Finest Call & Real
2 cl Dry Orange Bols
Preparazione
Mixing glass, servire in tumbler alto tiki in vetro, guarnito con spiedino di ananas, pomelo giallo, arancia e kiwi disidratati EB-Eredi Borgnino, servito su apposito sottobicchiere tiki in gomma arancione.

Una menzione particolare merita il bartender Jonathan Modica di Ritual Café & Wine di Pavia, in perfetta camicia a fiori hawaiana che ha utilizzato per il suo drink tre coloratissimi mug tiki (guarniti con ombrellino!).

Jonathan Modica ha utilizzato i boccali tiki in ceramica più belli

Andrea Dracos ha poi offerto ai partecipanti un after party presso il Cocktail Bar EB-Eredi Borgnino in via della Rocca 10H, nei pressi del vicino corso Cairoli.

Andrea Dracos al Cocktail Bar EB-Eredi Borgnino di Torino

Breve storia di successo di una leggenda

Molto tempo è passato da quando Antonio Carpano decise di lanciare a Torino (1786) una bottiglia di vino liquoroso leggermente amaro, aromatizzato con erbe e spezie, a cominciare dall’assenzio, adatto ad essere servito come bevanda da conversazione, come aperitivo o digestivo. Facendo conoscere a un pubblico più largo un preparato, tra il medicinale e il conviviale, che aveva già una lunga lunga storia di preparazioni familiari e artigianali dietro le spalle.

Nasceva così la “leggenda” Vermouth di Torino, destinato a diventare già dalla metà dell’Ottocento un protagonista della miscelazione internazionale, coniugato in diverse versioni a seconda del contenuto di zuccheri (dolce, secco o dry) e del vino base impiegato (bianco o rosso, a cominciare dal Trebbiano) dando vita a cocktail diventati celebri, dall’ Americano al Negroni.

Come ci conferma il mixologist e saggista Fulvio Piccinino, autore d’importanti testi sul tema come il pluripremiato “Il Vermouth di Torino, storia e produzione del più famoso vino aromatizzato” (Graphot), la bevanda torinese si è rivelata un importante volano per far conoscere e apprezzare a tutte le latitudini l’arte liquoristica italiana, dando vita anche a un importante settore legato al turismo del vino piemontese.

Il mixologist e saggista Fulvio Piccinino con i l suolibro "Il Vermouthh di Torino".

Bisogna aspettare il 1933 per avere una prima regolamentazione con il Regio Decreto che definì il profilo legale del Vermouth di Torino in base a gradazione alcolica minima (17%), tenore zuccherino e percentuale in volume del vino base. Regolamentazione alla quale seguirà quella del Regolamento CE del 1991 che riconobbe nome e tutela IGT  (Indicazione Geografica Tipica) e a quella che un apposito Disciplinare Nazionale del 2017 attribuirà la classificazione IGP (Indicazione Geografica Protetta), seguita due anni dopo dal riconoscimento europeo. Nel 2019 viene costituito da 14 aziende, su impulso di Roberto Bava che ne diventa presidente fino al 2025, il relativo Consorzio di Tutela del Vermouth di Torino, aziende cresciute a oggi a quaranta, oggi guidato da Bruno Malavasi, Master of Botanicals di Campari.

Cambio delle consegne per il Consorzio di Tutela del Vermouth di Torino tra Roberto Bava (a dx) e Bruno Malavasi

 

I nuovi arrivi nell’offerta di Naty’s per la miscelazione

Naty's
Il foamer vegetale Wonderfoam e le nuove referenze per le linee di mixer premium e di polpe e sciroppi di frutta ampliano la proposta dell'azienda dedicata ai bartender

L’ampliamento delle gamme Mixers e Polpe e Sciroppi di Frutta e una novità assoluta. Sono diverse le new entry dell’offerta di Naty’s dedicata ai bartender. Cominciamo dal nuovo lancio assoluto, Wonderfoam, un foamer completamente vegetale pensato per una miscelazione più inclusiva. Vegano, gluten free, senza ogm e analcolico, il nuovo prodotto è a base di estratto naturale di quillaia, un albero originario del Cile, e permette di aggiungere schiuma e texture ai drink senza l’utilizzo di albume d’uovo. Un’operazione facile e veloce da realizzare: basta versare qualche goccia Wonderfoam (3–6 gocce per preparazione) al drink e shakerare per ottenere una schiuma densa, stabile e cremosa. Il prodotto è confezionato in boccetta di vetro da 100 ml con pipetta graduata, ha una shelf life di 24 mesi dopo l’apertura, e garantisce una resa fino a 650 cocktail.

Cresce la gamma di mixer premium

Tra le novità arrivate ci sono anche le due referenze che arricchiscono la gamma Mixers Premium, lanciata lo scorso anno (leggi Naty’s lancia la sua gamma di mixer premium), e che si caratterizza per l’utilizzo di ingredienti di origine naturale e per la produzione artigianale in Italia con gasatura in autoclave. Le nuove proposte sono Extra Dry Tonic, una tonica zero zuccheri, essenziale e secca, dal gusto pulito e deciso, ideale per accompagnare i gin più strutturati, e Zesty Lemon Soda, sodato che spicca per il profilo fresco e brillante, con una nota di limone vivace e naturale, ideale invece per la preparazione di drink leggeri e dissetanti.

Vanno ad aggiungersi alle quattro referenze già presenti nella gamma, tutte in bottiglia da 200 ml: Indian Tonic Water, Tonica Mediterranea, Ginger Beer e Soda al Pompelmo Rosa.

Cinque nuovi arrivi nella linea di polpe e sciroppi

Ma ad ampliarsi è anche la linea Polpe e Sciroppi di Frutta, che ora conta in totale 24 proposte in squeeze bottle da 75 cl, pensata per assecondare la creatività del bartender con soluzioni di qualità che ne facilitino il lavoro anche nei momenti di maggiore operatività.

Ad arricchire la linea sono Ceylon Tea, a base di estratto di foglie di tè, indicato per creazioni eleganti e strutturate; Aperitivo spritz, penato per proposte moderne e ideale anche nella miscelazione no-low alcohol; Violetta, che spicca per il velluto floreale finemente calibrato; Vaniglia, un gusto molto versatile che può trovare utilizzo sia nella miscelazione diurna sia in quella serale; Ananas, un’ alternativa al succo biologico, pensata per mantenere standard elevati anche con grandi volumi.

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