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Unox acquisisce Roboqbo e inaugura il nuovo polo industriale

Unox Innovation Hub_1
Con l'acquisizione dell'azienda bolognese, il gruppo amplia la sua offerta, affiancando ai propri forni professionali intelligenti i robot multifunzione. Avviate le attività di Unox City, il nuovo polo industriale che concentra in un’unica area stabilimenti produttivi, hub logistico, Innovation Hub ed Experience Hub

Due passi decisivi per consolidare il proprio percorso di crescita. Sono quelli compiuti da Unox, tra i principali operatori nella progettazione, produzione e vendita di forni professionali per il fuori casa, la pasticceria, la panificazione e il retail, con l’acquisizione di Roboqbo e l’inaugurazione del nuovo Unox City, il nuovo polo industriale di 130.000 m² sorto tra Cadoneghe e Campodarsego, in provincia di Padova.

Con la prima operazione, l’azienda veneta ha rilevato il 100% del capitale di Roboqbo, player di riferimento nella progettazione e produzione di sistemi di automazione per la trasformazione alimentare. Fondata nel 1978 a Bentivoglio (Bologna), con 120 dipendenti e un fatturato che nel 2024 ha toccato i 17 milioni di euro, l’azienda ha sviluppato Qbo Universal Processing System, un robot che innova i processi produttivi nelle cucine e nei laboratori di pasticceria professionali.

Si tratta infatti di una soluzione, protetta da brevetto, completa e compatta, che integra macchinari diversi in un unico processo di lavorazioneeseguendo una serie di processi che normalmente prevedono l’utilizzo di diverse attrezzature, come impastatrici, cutter, tritacarne, pastorizzatori e pentole, rendendo così la produzione più efficiente, precisa, sicura e ripetibile.

Soluzioni smart per i professionisti

La sua acquisizione permette così a Unox di ampliare ulteriormente la propria offerta, integrando alla gamma di forni multifunzionali intelligenti le soluzioni robotiche e di automazione avanzata di ultima generazione, in grado di gestire anche i processi di cottura e preparazione non eseguibili in forno. Un passo strategico verso l’obiettivo del gruppo, che punta a offrire un ecosistema completo di tecnologie smart per la gestione automatizzata della cucina professionale. Una combinazione di tecnologie evolute, ma facili da usare, con le quali il gruppo risponde alle nuove esigenze di un mondo del fuoricasa attraversato da profonde trasformazioni e che da un lato si trova a fare fronte al problema della difficoltà di reperire manodopera, ancora di più se personale qualificato, dall’altro alla necessità di garantire standard costanti e maggiore versatilità nei processi di cucina.

La cittadella dell’innovazione

L’acquisizione di Roboqbo, la cui sede e attività restano a Bentivoglio, dove l’azienda continuerà a sviluppare e produrre le sue tecnologie, segue un’altra importante operazione arrivata a traguardo: l’avvio delle attività di Unox City, il nuovo polo industriale che concentra in un’unica area stabilimenti produttivi, hub logistico, Innovation Hub ed Experience Hub.

Unox City from above
Unox City, il nuovo polo industriale di Unox in provincia di Padova

Con l’inaugurazione della cittadella prende forma una nuova fase di internazionalizzazione del gruppo, che esporta le sue soluzioni in oltre 110 Paesi del mondo e che ha avviato la produzione nel primo stabilimento all’estero, negli Usa. Un processo che però mantiene ben saldo il cuore industriale in Italia: il nuovo polo è infatti parte di un disegno industriale che prevede complessivamente 12 impianti produttivi nel nostro paese, confermandone il ruolo strategico come fulcro della rete globale.

Realizzata con un investimento di 100 milioni di euro, la cittadella ha il suo cuore nell’Innovation Hub: 20.000 m² dedicati alla ricerca con laboratori e spazi test che simulano le condizioni reali delle cucine professionali. Qui nascono soluzioni che uniscono tecnologia e digitalizzazione, dal Food Digitalization Lab agli ambienti di test per componenti elettronici e meccanici, fino alla camera semi-anecoica per la sicurezza elettromagnetica.

Ad affiancarlo due stabilimenti gemelli da 21.000 m² ciascuno, caratterizzati da automazione avanzata, magazzini verticali e una logistica capace di ridurre del 30% i tempi di spedizione, e l’Experience Hub, uno spazio pensato per far vivere direttamente le tecnologie Unox, con cucine dimostrative, aree test e sale formazione per favorire il dialogo con i professionisti del fuori casa.

Esempio di riqualificazione urbana sostenibile, Unox City è stata concepita secondo i più alti standard di efficienza energetica e rispetto ambientale. Il sito, il cui 99% del fabbisogno energetico è coperto da fonti rinnovabili, è dotato di due parchi fotovoltaici, rispettivamente da 30,2 MW e 800 kW di potenza, di sistema per il recupero delle acque meteoriche e oltre 23.000 nuove piante. Non minore l’attenzione al benessere delle persone, grazie alla presenza di ampi spazi verdi, percorsi ciclabili, aree relax e ambienti di lavoro ergonomici.

San Felice Vermouth Rosso, nuova proposta premium per l’aperitivo

San Felice Vermouth Rosso mise en place per l'aperitivo
Nato nell'affermata azienda vitivinicola Tenuta San Felice (Consorzio Chianti Classico) di Castelnuovo Berardenga (Siena), Verrmouth Rosso si propone come un protagonista del settore aperitivo grazie alle caratteristiche del pregiato vino Sangiovese Igt scelto e alle proprie aromatizzazioni speciali.

La storica Tenuta San Felice, affermata azienda vitivinicola di livello internazionale aderente al Consorzio Chianti Classico, ha presentato il 25 novembre scorso a Milano il proprio Vermouth Rosso artigianale, con una produzione di sole 1.700 bottiglie.

Come ci conferma Francesco Maria de Alessi, giovane Sales & Marketing Director di San Felice Wine Estates, Vermouth Rosso è una proposta premium che si rivolge a bar, ristoranti ed enoteche di fascia medio-alta per le sue caratteristiche uniche per gusto e aromi che lo differenziano da altri prodotti simili.

Come base è stato scelto il vino rosso Igt a base Sangiovese, fortificato con alcol e aromatizzato principalmente con prodotti del territorio, dalle diverse note amare di assenzio, genziana e quassio, a quelle agrumate dell'arancia dolce, a quelle dolci della vaniglia, unitamente a quelle piccanti del coriandolo. La lavorazione del vino sfuso avviene nella Distilleria Bordiga 1988 di Cuneo, conosciuta anche per creare affermati Vermouth di Torino. Un bouquet di sapori e note aromatiche che rendono unico San Felice Vermouth Rosso, con un titolo alcolico del 18%.
In Toscana la produzione del vinum absinthites (vermouth) come vino Trebbiano fortificato e aromatizzato con assenzio, spezie ed erbe aromatiche risale almeno al Settecento, citato anche nella torinese Pharmacopea Taurinensis (1736).
L'etichetta della bottiglia da 75 cl è disegnata da Federica Cecchi, già impegnata nella creazione delle bottiglie della Collezione Vitiarium San Felice: sul fondo bianco sono stati disegnati con tratti rossi e neri i profili di piante, foglie  e fiori delle diverse botaniche utilizzate nella creazione di Vermouth Rosso.

Modalità di consumo

Sommelier e bartender possono far apprezzare al meglio le caratteristiche aromatiche di Vermouth Rosso San Felice proponendo i tradizionali 3-5 cl in calice come aperitivo, digestivo o dopopasto o bevanda da conversazione, da bere liscio a temperatura fresca (11-12 °C) o con un cubetto di ghiaccio.
Non solo, può essere lavorato con aggiunta di 1 cl di acquavite d'uva o di arancia per rendere il corpo più intenso o miscelato in ricette di cocktail intramontabili come Negroni, Americano, Manhattan e Martini.

Visto la presenza tra i propri aromi di arancia dolce e vaniglia, Vermouth Rosso San Felice può accompagnare benissimo fette di Panettone o tocchi di panforte, oltre a fette di torte al cioccolato o frutta candita.

San Felice Vermouth Rosso con Panettone di Natale

Nel corso della presentazione milanese, il servizio catering Modus Creandi di Milano ha proposto una serie di raffinati bocconi foodpairing in ciotoline:
polenta croccante con speck e riduzione di Aceto Balsamico;
cracker artigianali con burro al limone e alici;
pomodorini confit con scorzette di arancia e crema di burrata;
fagottini con cipolla caramellata, formaggio brie e vaniglia;
millefoglie di patate con caprino profumato al coriandolo;
tartufini al cioccolato con arancia.

Una realtà internazionale

Nel cuore della zona del Chianti Classico, a un passo da Siena, Tenuta San Felice ha sempre dato vita a vini famosi a cominciare da San Felice Vigorello Toscana Igt (base Sangiovese, 13,5% alc), il primo a ricevere nel 1968 la qualifica di Supertuscan.
Secondo la classifica Top 100 del prestigioso Wine Spectator, Tenuta San Felice risulta fra le 34 Migliori Cantine d'Italia e fra le 9 top in Toscana, vantando una produzione di oltre un milione di bottiglie (Chianti Classico Docg, Brunello di Montalcino Docg, Rosso di Montalcino Doc, Bolgheri Doc) suddivise tra 16 etichette, ottenute per la maggior parte da uve Sangiovese (85%) coltivate in 188 ettari con la tecnica della viticoltura rigenerativa ai quali si sono aggiunti nel tempo numerosi altri terreni collegati a nuove acquisizioni come i 23 ettari della tenuta di Campogiovanni a Montalcino (vino Brunello Docg) nel 1981 e i 15 ettari di quella di Bolgheri dove nascono i vini Doc Bell'Aja, oltre a uliveti (60 ha) e boschi. L'attività vitivinicola è affidata a Carlo De Biasi, Direttore Generale di Agricola San Felice Spa.
Dal 1970 di proprietà del Gruppo Allianz Assicurazioni, l'azienda vitivinicola di Castelnuovo Berardenga (Siena), nasce nel Settecento per iniziativa della nobile famiglia Grisaldi Del Taja che la detiene fino al 1968, tra i fondatori del Consorzio Chianti Classico.
Tenuta San Felice ha sede in Borgo San Felice (già San Felice in Avane), presidio di origine etrusca, su un poggio di 396 metri di altezza. Qui è stato ricavato il Borgo San Felice Resort, raffinato albergo diffuso 5 Stelle appartenente al circuito Relais & Chateaux, circondato da 685 acri di boschi. Di grande livello l'offerta gastronomica assicurata dal ristorante stellato Michelin Il Poggio Rosso condotto dallo chef Juan Quintero. Momenti relax sono a disposizione nella collegata The Botanic Spa completa di piscina. Le attività di Borgo San Felice sono dirette dal l'AD Maurizio Devescovi e dal DG Danilo Guerrini.
I consigli di amministrazione delle due società sono presieduti da Mario Cuccia.

 

Crema Calda al Cioccolato: il piacere dell’inverno al bar

Crema Calda al Cioccolato Parmalat Professional
Gustosa, inclusiva e pratica, la nuova creazione di Parmalat Professional è la soluzione ideale per arricchire l’offerta dei mesi più freddi e conquistare ogni palato

Quando le giornate si accorciano e il freddo diventa protagonista, i clienti cercano un momento di calore e piacere che sappia trasformare la pausa quotidiana in un’esperienza speciale. La nuova Crema calda al Cioccolato Parmalat Professional nasce proprio per questo: offrire ai professionisti del bar una soluzione pratica, inclusiva e di qualità, capace di arricchire l’offerta nei mesi più freddi e conquistare ogni palato.

Crema Calda al Cioccolato Parmalat okPensata per semplificare il lavoro dietro al bancone, la Crema Calda al Cioccolato è proposta nel pratico formato brik da 1 litro, facile da conservare e da utilizzare. Si dosa con precisione perché ogni brik garantisce 8 porzioni da 125 ml ed è una soluzione comoda ed efficiente per gestire con continuità anche i momenti di maggiore affluenza. Un altro punto di forza è infatti la rapidità di servizio: basta scaldare la crema e versarla in tazza per ottenere subito un risultato impeccabile. Non servono preparazioni complesse né attrezzature particolari: la Crema Calda al Cioccolato è stata studiata per rispondere alle esigenze dei professionisti che cercano soluzioni performanti, veloci e affidabili.

Buona, etica, inclusiva

In un mercato sempre più attento all’inclusione e alla varietà, Parmalat Professional ha sviluppato un prodotto che si adatta a diversi contesti e target di clientela. È infatti preparata con cacao equosolidale Altromercato, proveniente da coltivazioni gestite in maniera etica in Ecuador, e latte 100% italiano. In più è una proposta inclusiva, in quanto senza lattosio (meno dello 0,1%) e senza glutine, rispondendo così alle esigenze di un pubblico di consumatori sempre più attento e diversificato. È una proposta che valorizza l’offerta del bar, creando un’esperienza che unisce gusto, praticità e innovazione.

Con la Crema Calda al Cioccolato, ogni tazza diventa un invito a fermarsi, a concedersi un attimo di piacere. Per i professionisti, significa poter contare su un alleato affidabile, capace di semplificare il lavoro e di soddisfare le aspettative dei clienti più esigenti.

Scopri di più e porta subito il gusto dell’inverno nel tuo locale: www.cremacioccolato.parmalat.it

Caffè Vergnano sostiene l’imprenditoria in rosa con la call per aprire un bar Women in Coffee

Women in Caffee
C'è tempo fino al 31 dicembre per candidarsi al bando che mette a disposizione due contributi a fondo perduto da 20.000 euro ciascuno, per la realizzazione di nuovi locali aderenti al progetto Women in Coffee e guidati da donne

Caffè Vergnano rilancia il suo impegno a favore delle donne con la call Women in Coffee - Apri il tuo bar con Caffè Vergnano: un’iniziativa che offre due contributi a fondo perduto da 20.000 euro ciascuno per l’apertura di due nuovi locali gestiti da imprese femminili aderenti al progetto.

Nato nel 2018 da un’idea di Carolina Vergnano, ceo della torrefazione torinese, Women in Coffee è il progetto sociale creato da Caffè Vergnano, e sviluppato in collaborazione con Iwca – International Women’s Coffee Alliance, per valorizzare il ruolo delle donne nelle piantagioni di caffè e sostenere progetti di empowerment al femminile. Un’iniziativa che nel tempo si è evoluto e ampliato, favorendo la valorizzazione delle figure femminili in tutte le fasi della filiera, con percorsi di inclusione, formazione e sviluppo professionale, e oggi conta anche su una comunità nel mondo horeca in crescita, con 80 locali in Italia e oltre 30 all’estero.

La nuova call amplia ulteriormente il raggio d’azione del progetto, coinvolgendo il mondo dell’ospitalità, per favorire la nascita di nuovi locali gestiti da imprese al femminile nel fuori casa. Un settore, quest’ultimo, dove la presenza femminile supera la metà del totale degli occupati, ma meno del 30% delle imprese è guidato da donne. Con Apri il tuo bar con Caffè Vergnano, la torrefazione vuole dare un contributo a invertire questa tendenza, sostenendo anche economicamente le donne che sognano di aprire un loro locale. Un progetto che unisce caffè, idee e valore sociale: ogni bar del network contribuisce infatti alla raccolta fondi che va a sostenere altre iniziative dedicate alle donne del caffè in Italia e nel mondo, trasformando ogni tazzina in un gesto di solidarietà.

Il bando

Aperto fino al prossimo 31 dicembre, il bando si rivolge a donne con spirito imprenditoriale che intendono costituire o hanno già costituito un’impresa, in forma individuale o societaria, secondo i requisiti stabiliti dal decreto ministeriale del 30 settembre 2021, che disciplina il Fondo Impresa Femminile del governo, e le specifiche espresse nel bando stesso.

Oltre al sostegno economico, pari a 20.000 euro per ciascuno dei due progetti, le imprenditrici che saranno selezionate entreranno a far parte della community Women in Coffee, condividendo visibilità, valori e legame con il marchio Caffè Vergnano e saranno accompagnate da un referente commerciale dedicato e usufruiranno di un supporto continuativo.

Il bando è disponibile sul sito: www.caffevergnano.com/womenincoffee/women-in-coffee-call

Le candidature devono essere inviate via e-mail all’indirizzo womenincoffee@caffevergnano.com, allegando la documentazione prevista e indicando come oggetto della mailCandidatura bando Women in Coffee 2025”.

Si amplia la famiglia Fine, la rete europea delle attrezzature per il food service

Fine
Con l’ingresso del gruppo spagnolo Intecno, il network creato dai principali gruppi europei di acquisto di attrezzature professionali per la ristorazione estende l’operatività a nuovi Paesi

Fine (Foodservice international network) amplia i suoi confini. Parliamo del network internazionale, creato nel 2023 da tre dei principali gruppi di acquisto europei nel settore delle attrezzature il food service: Digrim (Italia), Pentagast (Germania) e Gif (Francia).

Rete che ora vede l’ingresso al suo interno del Gruppo Intecno, con sede a Barcellona e dal 1992 è una delle più qualificate reti distributive spagnole per il catering equipment, con 60 aderenti e oltre a 70 centri di assistenza tecnica specializzati. Ingresso che consolida il ruolo di Fine sul mercato continentale, che ora si allarga anche alla Spagna, quarto più grande mercato europeo per le attrezzature professionali per la ristorazione, e al Portogallo.

Una rete più forte ed estesa

L’operazione proietta il potenziale aggregato dei quattro gruppi di acquisto (Digrim, Gif, Intecno e Pentagast) a 385 milioni di euro ed estende la portata operativa di Fine a un totale di 11 Paesi del continente: oltre ai due paesi iberici, Italia, Francia, Germania, Austria, Svizzera, Belgio, Lussemburgo, Malta e Paesi Bassi). Paesi serviti da 450 dealer e da una task force di 2.200 tecnici specializzati, che rendono il network l’interlocutore privilegiato per i principali key account del settore del fuori casa.

Grazie alla consolidata esperienza dei gruppi che ne fanno parte, Fine opera come un polo centrale per produttori, fornitori e distributori a livello europeo ed è in grado di offrire ai key account internazionali una gamma completa di servizi che copre ogni aspetto del settore horeca. Servizi che vanno dalla progettazione delle cucine alla fornitura delle attrezzature, dall’installazione fino all'assistenza post-vendita coordinata a livello europeo. Obiettivo del network è infatti di rispondere alle crescenti sfide del mercato del fuori casa, offrendo soluzioni innovative e sostenibili per migliorare l’efficienza delle cucine professionali, ridurre i costi e minimizzare l’impatto ambientale.

Servizi che nel nostro Paese offre Digrim, costola italiana di Fine, che raggruppo più di 80 distributori e il cui fatturato stimato per quest’anno è di 50 milioni di euro, con oltre 160.000 prodotti di 330 diverse tipologie.

Da Poli Distillerie e Liceo Artistico di Nove prende vita il Rasentin kit

Poli Distillerie
Oltre 100 studenti hanno interpretato in chiave moderna il rasentin, antico rituale veneto. Il risultato è un kit composto da una bottiglia e due tazzine in ceramica di Nove

Interpretare in chiave artistica un rituale tipico della cultura veneta. È stato questo il cuore della collaborazione tra Poli Distillerie e il Liceo Artistico “De Fabris” di Nove (Vicenza), città simbolo della ceramica veneta.

Il rituale è il “rasentin”, che consiste nel “risciacquare” la tazzina di caffè con un sorso di grappa: non un caffè corretto, né un “ammazzacaffè”, ma una usanza antica, tipica della regione che si esegue in un modo preciso: si versa un goccio di distillato, dopo aver degustato il caffè, nella tazzina ancora tiepida, facendolo roteare pian piano, avendo cura di pulire per bene la crema dai bordi e di sciogliere lo zucchero rimasto sul fondo, per poi bere in un sorso. Un rituale dove il caffè non viene “ammazzato”, ma esaltato dall’incontro con una buona grappa.

Il Rasentin kit

Ebbene, la distilleria veneta, nota per le sue grappe e non solo, ha chiesto ai ragazzi del liceo di fornire una versione artistica del rituale, che fosse in grado di trasformarlo in un simbolo di convivialità e identità territoriale. Oltre 100 i liceali che hanno preso parte al progetto che ha portato alla creazione di un kit in ceramica artistica di Nove, che unisce grappa, creatività e maestria artigianale, ma al tempo stesso è un’opera d’arte e di espressione culturale.

Il Rasentin kit

A comporre il Rasentin kit una bottiglia in ceramica che contiene una selezione speciale di Grappa Bassano 24 Carati (alc 40%), ottenuta da vinacce di cuvée di vitigni aromatici del vicentino, distillate artigianalmente con alambicco in rame con caldaiette a vapore e fatta maturare in rovere nelle cantine sotterranee di Poli Distillerie. Ad affiancarla due originali tazzine piroettanti, sempre in ceramica, ideate da Jacopo Poli, alla guida dell'azienda di famiglia, nelle quali dare vita all’antico rituale. A realizzare la bottiglia e le tazzine, gli artigiani di Stylnove Ceramiche, azienda di Nove specializzata nella ceramica artistica, che hanno tradotto in realtà le idee dei giovani designer. Inoltre, ogni pezzo è fatto a mano, rendendo ogni kit una realizzazione unica: vere opere d’arte che saranno commercializzate esclusivamente presso i punti vendita del Poli Museo della Grappa a Schiavon e a Bassano del Grappa.

Giù il sipario della Palermo Cocktail Week: ecco i cinque segnali che abbiamo intercettato

La terza edizione della kermesse siciliana si chiude con un ottimo riscontro di pubblico e di bar aderenti: ottimi segnali per una community in crescita

Terza edizione in archivio, primi passi verso un futuro che può dare grandi soddisfazioni. La Palermo Cocktail Week tira giù il sipario su una kermesse che ha dimostrato enorme entusiasmo e potenzialità importantissime, da coltivare facendo attenzione a mantenere una direzione quanto meno chiara. Ecco i cinque segnali fondamentali da cogliere per guardare alla prossima edizione.

Costruire sull’entusiasmo

I fondatori Pietro Zito e Cristian Oliveri, già forti di un'esperienza più che decennale nell'ospitalità di Palermo, hanno inserito nel team Fabrizio Candino, patron di Sartoria, uno dei locali simbolo della città. È un sintomo di visione, affiancarsi a chi ha il polso della scena locale, per poter catalizzare quello che la community della città vive e di cui ha bisogno. E questa terza edizione ha risposto con numeri tripli, sia per affluenza che per bar coinvolti, rispetto all'uscita iniziale; sono state ridotte anche le guest serali, per evitare di sovrapporre la proposta (che comunque non è stata facilissima da navigare) e permettere ai partecipanti di visitare più locali in una sera. È una politica che fa ben sperare, slegarsi dall'idea di eventi del genere volti quasi solo a fare festa, e spingerli verso una fruizione che permetta ai bar presenti di mettersi davvero in mostra.

Qualità per crescere

Bar che peraltro hanno dimostrato uno stato di forma tutt'altro che scontato. Sartoria guida senza dubbio la truppa, e meritatamente, ma allontanandosi dal centro storico verso la Kalsa si possono incrociare indirizzi da tenere in considerazione. I dirimpettai Vermuteria e I Corrieri dominano una deliziosa piazza a due passi dall'Oratorio di San Lorenzo (lacrimuccia) e creano grande ambiente; First Call, risalendo verso Politeama, sta lavorando egregiamente, miscelando qualità pur tenendo un approccio da street bar che fa la differenza; Sabir, sempre nella stessa zona, è lo specchio dell'anima contaminata di Palermo. Anche concettualmente c’è un’interessante varietà (lo speakeasy MiniMarket, il ristorante-bar Cantavespri), che per essere valorizzata può sfruttare l’onda di un evento del genere.

La community è acerba, ma il potenziale è immenso

Come spesso si riscontra fuori dai grandi centri del bar italiano come Milano e Roma (Venezia e Firenze sono casi abbastanza particolari), non è facile trovare comunità locali che facciano rete, per costruire un sistema solido e florido. Palermo ha una rete nel complesso giovane, in passato abbastanza vittima di se stessa e della italianissima tendenza a guardare il proprio orticello. Vedere una risposta comune al richiamo della Palermo Cocktail Week è un segnale forte, che fa ben sperare per il futuro. «Alla prima edizione parteciparono dieci bar - raccontano gli organizzatori -. Molti si lamentavano di non essere stati ascoltati, volevano essere protagonisti, praticamente far parte dell'organizzazione. Abbiamo istituito la Cocktail Week per coinvolgere tutti i bartender di Palermo, quasi cinquanta i presenti, in una sorta di team building. Abbiamo creato una connessione che non esisteva prima, arrivando a vedere professionisti prima in conflitto, che adesso cominciano a condividere le loro idee e il loro talento». Solo consolidando le fondamenta della scena complessiva, si può arrivare a calcare palcoscenici più importanti: come si dice, da soli si va veloci, in tanti si va lontano.

Le masterclass devono evolvere

Le cocktail week, che ormai fioccano oltremodo, insieme ai bar show dovrebbero rappresentare l'occasione per i bartender locali (e soprattutto della regione, che magari lavorano in contesti di bar meno evoluti e si sobbarcano autentiche trasferte per esserci) per confrontarsi con contenuti educazionali importanti, o quanto meno difficilmente reperibili altrove. È un'occasione persa, più che altro, se nel fitto calendario di masterclass si trovano esclusivamente presentazioni di prodotti dei brand che chi più, chi meno sponsorizzano l'evento. Chiaro che i conti e le soddisfazioni devono in qualche modo tornare per tutti, ed è anche strutturalmente giusto permettere alle aziende di presentarsi: ma possibile che non si possa trovare un'alternativa che stimoli davvero i bartender visitatori, dia loro un punto di vista nuovo, forte? Non a caso, il contenuto che valeva da solo il viaggio per Palermo è stato l'intervento di Leonardo Leuci, co-fondatore del gruppo Jerry Thomas, con il suo caustico commento sulla Barmageddon, problemi e soluzioni al momento attuale dell'industria, brillantemente organizzato da PCW nel Mercato del Capo.

Appello alle istituzioni

Palermo vive un momento di fermento, prima ancora che di rinascita. Il potenziale inespresso è impressionante, e gli sviluppi turistici degli ultimi anni, che hanno portato il centro storico a rivalutarsi come merita, sono solo la punta di un iceberg che potrebbe generare enorme ritorno per il settore del bar di qualità. «I piccioli», risponde scherzando Oliveri quando gli si chiede cosa manca per poter portare la Palermo Cocktail Week a un livello ulteriore, ed è chiaro come un più che buon supporto potrebbe (e per certi versi dovrebbe) arrivare dalle istituzioni. Il patrocinio del Comune o in ogni caso una presenza formale del contesto cittadino, in un evento che ha questo potenziale attrattivo, è un elemento cruciale per poter amplificare il messaggio di qualità e ospitalità che la città ha insita in se stessa.

Coffee Reload ospita la finale italiana del Master Coffee Grinder

Tazzina ufficiale Master Coffee Grinder Championship
Una giornata tra aromi, storie e idee al Mercato Centrale Torino. Elemento centrale la cultura del caffè in tutte le sue sfumature

Il 29 novembre presso il Mercato Centrale di Torino, la finale nazionale del Master Coffee Grinder Championship 2025 si svolge all’interno del primo evento torinese dedicato al caffè di qualità: Coffee Reload, la nuova rassegna ideata da Fabio Verona per conto dell’Associazione Stampa Agroalimentare con il patrocinio di Epat e Ascom Torino. L’obiettivo di questa giornata a tutto caffè che prende il via alle 10 per concludersi alle 17,30 è raccontare e valorizzare un settore in piena evoluzione, ma poco conosciuto, tessendo un dialogo tra professionisti, aziende, appassionati e curiosi.

La finale prende il via alle 14,30 al secondo piano del Mercato Centrale, dove si contendono il primato i sei competitor che si sono qualificati durante l’anno: Cosimino D'ambrosio, Andrea Lo Rizzo, Riccardo Vassallo, Federico Lombardo, Tania Maifredi, Nadia Giacomelli. Al vincitore che riuscirà a interpretare al meglio il caffè della gara, tostato da Andrea Antonelli (che è anche trainer dell’unica Academy autorizzata alla formazione ufficiale di questa competizione) la targa organizzata da Parallelolab e un grinder Fiorenzato F64 Sense. 

L’organizzazione ringrazia le numerose aziende che hanno reso possibile il Mcgc 2025: Fiorenzato, Dalla Corte, Ipa Porcellane, Brita, Dvg De Vecchi, pulyCaff, Antonelli Academy, Metallurgica Motta, Bialetti, Pump My Moka, Barista Improving Taste (Bit Filtri), Antonelli Specialty Coffee, Costadoro Caffè, Brazilcaffè, Santino Caffè, Parallelolab.

La mappa

Osserviamo dove e come si svolge Coffee Reload.

Al piano terra si trovano Iwca - International Women’s Coffee Alliance, il caffè delle donne raccontato dalla presidente dell’associazione Eleonora Pirovano; Sca - Specialty Coffee Association, che propone formazione per i professionisti dello specialty; Toradio, con trasmissione in diretta per tutta la giornata con interviste, talk e contributi dagli ospiti; postazioni Media Partner: Coffee Today, Mixer Planet, Bargiornale; Ipa Porcellane con dimostrazioni dal vivo Come nasce una tazzina e possibilità di firmare la propria tazza; Mixology al caffè con Antiche Distillerie Vincenzi in collaborazione con Affini che presenta il primo gin alla cascara e drink NoLo presso Emporio Sabaudo.

Al primo piano si trovano Arte e Cultura, con la collaborazione della libreria Luxemburg che propone i più importanti volumi che trattano il caffè, nonché le opere dell’artista torinese Bruno Casetta; La moka e la sua storia, con Lucio del Piccolo e Simone Previati, inventore di Pump My Moka, un interessante percorso tra passato e futuro della caffettiera, con esposizione, racconti e masterclass; Area Roasting, con una masterclass sulla tostatura tenuta da Luciano Iamonte, roaster della torrefazione Tresessanta; Latte Art in partnership con Desa e Alpro con trainer e campioni come Stefano Cevenini; Il monoporzionato di qualità, con un approfondimento sul tema Il caffè monoporzionato può essere anche di qualità, gestito da Tuttoccapsule; Un caffè solidale con i ragazzi dell’Associazione Rubens.

Al secondo piano si trova il Roaster Village, con degustazione gratuita di specialty coffee, alcuni aderenti alla Slow Food Coalition e alla Wca. Le microtorrefazioni presenti sono Origini Caffè (La Morra, Cn), TreSessanta Coffee Roaster (Torino), Orso Laboratorio Caffè (Torino), Caffè dell’Elfo (Cuneo), Antonelli Specialty Coffees (Cremona), Syncope Coffee (Torino), Il Manovale (Turi – Ba), Il Cafetero Specialty Coffee (Milano), Boutic Caffè (Torino), Bloom Specialty Coffee (Ts).  Qui si svolge anche la finale nazionale del Master Coffee Grinder Championship 2025.

Incontri e dibattiti

Nutrito anche il calendario degli incontri aperti al pubblico. Si prende il via alle 10,30 con Le istituzioni si confrontano - quali strategie per far crescere il consumo di caffè di qualità: valore, esperienza e innovazione dentro e fuori casa;

ore 12,00 - Cucina & Caffè - il caffè al ristorante: criticità e opportunità.

ore 14,00 - La comunicazione professionale - l’influenza e il valore etico della comunicazione professionale.

ore 15,00 - Il caffè in pasticceria - l’utilizzo del caffè in pasticceria (oltre al tiramisù)

ore 16,00 - Gusto, olfatto e aromi - incontro con medici e professionisti du gusto, olfatto e interazione tra caffè e dolci.

Non c’è davvero che l’imbarazzo della scelta. Appuntamento sabato 29 novembre dalle 10 alle 17,30 al Mercato Centrale Torino.

Riserva Lux Aurea, la gemma delle esclusive di Bonollo 1908

Riserva Lux Aurea Bonollo
Dedicato ai cultori della grappa, questo distillato super premium nasce dal blend di grappe selezionate per le loro particolari caratteristiche di eleganza e armoia

Una grappa di gran classe dedicato agli estimatori di distillati inimitabili e senza tempo. È così che si presenta Bonollo Riserva Lux Aurea, gemma della collezione di esclusive della distilleria di Conselve (Padova).

Espressione dell’arte e della maestria dei distillatori di Bonollo 1908, Riseva Lux Aurea è frutto di un blend di grappe selezionate tra le più armoniche ed eleganti, maturate in botti di rovere per 8 anni. Il risultato è un distillato super premium (alc 42% in vol) che regala un’esperienza di lusso sensoriale originale ed elegante agli appassionati della grappa.

Al naso svela un bouquet è ricco e avvolgente, una sinfonia di note di frutta secca, miele, albicocca essiccata e vaniglia che si intrecciano con raffinate sfumature di cacao, legno tostato e leggere spezie dolci. Morbida e calda al palato, ha una struttura piena e setosa, vellutata e persistente. La trama gustativa unisce la dolcezza naturale del legno alla vivacità aromatica delle vinacce, in un perfetto equilibrio di eleganza e personalità. Lungo, raffinato e armonioso il finale, con rimandi a mandorla tostata, miele e cacao che lasciano una sensazione di grande profondità e compostezza.

 

Perfetta come grappa da meditazione, da gustare lentamente in calice ampio, Lux Aurea 8 Anni si abbina bene a cioccolato fondente, pasticceria secca e sigari di pregio.

Ispirata al mito di Prometeo, il titano che rubò il fuoco agli per donarlo all’umanità, favorendone il progresso, è custodita in un originale decanter, a sua volta protetto da una non meno originale custodia dal design architettonico. Un pack che sembra nascondere la grappa in attesa di essere svelata e che valorizza e sottolinea ulteriormente l’alto posizionamento del prodotto.

Le novità OraSì per una proposta vegetale dalla colazione alla pausa pomeridiana

OraSì Barista
L'ampliamento della gamma di bevande per la caffetteria, il croissant alla mandorla, il ricettario dei frappè, le basi gelato. Diverse le novità per aiutare i baristi ad arricchire l'offerta con proposte plant based in linea con le nuove esigenze dei consumatori

Una nuova referenza per la linea di bevande per la caffetteria, il cornetto alla mandorla appena sfornato e, ancora, il ricettario dei frappè e i nuovi abbinamenti gelato. Sono diverse le novità lanciate da OraSì, il marchio vegetale di Unigrà, per arricchire l’offerta bar con proposte plant based dalla colazione alla pausa pomeridiana. Proposte che raccontano un modo nuovo e contemporaneo di vivere il bar, guardando ai nuovi stili ed esigenze alimentari dei consumatori, che vedono una forte crescita della domanda di soluzioni a base vegetale.

La prima novità è la bevanda alla banana OraSì Barista, che arricchisce la gamma già forte di cinque referenze (1 l): Soia, Avena, Mandorla, Cocco, Nocciola. Priva di glutine e di lattosio, la nuova arrivata, come le altre referenze, è formulata per garantire una facile montatura con una schiuma densa, lucida e persistente ed è ideale per realizzare cappuccini, anche con decorazioni di latte art e le più diverse ricette di caffetteria calda e fredda e preparazioni come frullati, smoothies, frappè.

Il croissant plant based

Altra novità è il Croissant OraSì Mandorla by Martini Frozen, frutto della collaborazione tra OraSì e Martini Frozen, marchio di specialità da forno surgelate di Martini Professional, altra realtà del gruppo Unigrà. A base di lievito madre e di materie prime selezionate per genuinità e qualità, il nuovo croissant presenta un’altra peculiarità: è infatti realizzato con la bevanda vegetale Mandorla OraSì. Pronto forno e certificato Vegan Ok, si caratterizza inoltre per il suo impasto soffice e ben alveolato ed è arricchito da un croccante topping alle mandorle tostate che lo rendono una gustosa proposta 100% vegetale per la colazione o per una pausa dolce, dove può essere servito tal quale oppure arricchito con farciture dolci e avvolgenti o dalle note più amare e acidule.

Proposte per una dolce pausa

La proposta OraSì per l’offerta plant based al bar include anche il gelato artigianale, con le basi vegetali OraSì Gelato. Avena, Avena gusto Biscotto, Avena gusto Caramello Salato, Soia Senza Zuccheri Aggiunti le quattro referenze Uht, già pastorizzate, senza glutine e senza lattosio che compongono la gamma. In formato da un litro, permettono di creare gelati dai più diversi profili di gusto, evitando errori e facendo risparmiare tempo e denaro. A mostrare le possibilità offerte dalla gamma gli abbinamenti gourmet presentati alla scorsa edizione di Host dal pastry chef Marco Pedron, tra i quali Ready to run, con arachide, caffè, fico, acero e stracciatella, Albicocca di campo, con albicocca, vaniglia, limone, spezie e crumble, e Specialty Coffee, con caffè, cannella, marsala, acero e passion fruit.

Ma non solo, perché il gelato OraSì e la linea di bevanda si rivela anche una ottima base per la preparazione di frappè, una ulteriore freccia per arricchire la proposta dei locali. In questa direzione va il ricettario sviluppato da Jessica Piantedossi, vincitrice dell’OraSì Barista Award 2023, la competizione tra baristi firmata dal marchio per premiare la tecnica e la creatività nell’utilizzo delle bevande vegetali. Uno strumento ricco di suggerimenti, spunti, consigli e ricette, che gli operatori possono chiedere al loro distributore OraSì.

Ad Alessandro Pasquato l’OraSì Barista Award 2025

E a proposito della competizione, la finale della seconda edizione si è svolta sempre ad Host e ha visto il trionfo di Alessandro Pasquato, barista della Pasticceria Giotto di Padova, davanti a Giovanni Caputo, che sinè aggiudicato il Premio Speciale del partner Del Monte per la miglior preparazione con i Fruit Juice Del Monte, e a Giovanne Sartori, premiato da Mokador per la miglior creazione a base di caffè.

Pasquato si è imposto con una latte art “reverse con tulip a quattro elementi”, realizzata con la nuova bevanda OraSì alla banana, e con un drink creativo a base di cioccolato, curcuma, bevanda OraSì cocco, caffè shakerato, granella di pistacchio e una guarnizione di biscotto. Si è così aggiudicato l’ambito premio: un corso di Latte Art con Carmen Clemente, campionessa mondiale nel 2022.

Giulia Capella è la nuova sales director on trade di Stock Italia

Stock Italia Giulia Capella (1)
Consolidare la presenza e la competitività sul mercato di Stock Italia il compito per la manager, chiamata a guidare la strategia commerciale per il canale fuori casa

Novità al vertice di uno dei maggiori del comparto spirit in Italia. Il gruppo Stock e Distillerie Franciacorta ha scelto Giulia Capella per il ruolo di sales director on trade di Stock Italia.

Laurea in Interpretariato e Comunicazione presso l'Università Iulm di Milano e un master MiMeC in Marketing e Comunicazione presso l'Università Bocconi, sempre di Milano, la manager vanta ampie competenze nella gestione delle vendite, nello sviluppo dei canali e nella definizione di strategie di marketing. La sua carriera ha preso il via in Luxottica dove ha ricoperto ruoli in global training, trade marketing e global events, operando tra Milano e Londra. Nel 2020 è entrata in Diageo, dove ha assunto incarichi di crescente responsabilità. La sua esperienza nel gruppo britannico è cominciata come account manager, per poi poi assumere la carica di customer marketing manager Italia (route to market & route to consumer), e successivamente di innovation manager, occupandosi del lancio nel nostro Paese dell’aperitivo Venturo, e, infine di regional manager off trade.

Ora l’ingresso in Stock Italia, dove guiderà la strategia commerciale per il canale fuori casa, con particolare attenzione allo sviluppo delle relazioni con i partner. L’obiettivo è la crescita congiunta e la massimizzazione della redditività attraverso un’attenta gestione del ricco portafoglio di marchi.

L’approccio che adotterà Capella si basa su principi strategici e sostenibili, finalizzati a consolidare la presenza e la competitività di Stock Italia sul mercato, garantendo ai clienti un supporto operativo di alto livello a beneficio dei partner e dei brand del gruppo.

«Siamo certi che Giulia Capella saprà guidare il canale on trade con passione, competenza e determinazione, contribuendo a consolidare ulteriormente la nostra posizione nel mercato – ha dichiarato in una nota Davide Gibertini, ceo di Stock Italia e Distillerie Franciacorta -. La sua nomina rappresenta un passo per l'evoluzione della capacità aziendale di implementare le strategie commerciali in partnership con tutti gli stakeholder del settore».

L’aperitivo Savoia secondo Marc Alvarez: i consigli creativi del cofondatore di Sips a Barcellona

In occasione del quarto anniversario di Savoia, torna Spirit of Savoia, quest'anno dedicato sulla cultura del bere di qualità e sulla sostenibilità

L'aperitivo secondo Savoia. Ovvero, l'aperitivo secondo Marc Alvarez per Savoia. Il co-fondatore di Sips Barcelona, eletto miglior bar al mondo nella classifica World's 50 Best Bars 2023, è uno dei protagonisti della rassegna Spirit of Savoia, che celebra anno dopo anno la nascita di questo nuovo vermouth dal carattere internazionale (il lancio nel 2021). Savoia, il vermouth ispirato alle tradizioni italiane e all’aperitivo contemporaneo, focalizza il programma Spirit of Savoia sulla cultura del bere di qualità e sull’attenzione all’ambiente. Dopo una prima edizione ideata con sips, il programma proseguirà con un tour globale in diverse città, toccando Regno Unito, Italia, Spagna e Usa con Paradiso Barcelona, attraverso masterclass e momenti di convivialità.

Alvarez lo abbiamo incontrato a Roma, negli spazi dello Stravinskij Bar, all'interno dell'hotel De Russie (Rocco Forte Collection), dove il barman spagnolo ha tenuto una masterclass dedicata agli addetti ai lavori, in cui ha raccontato il processo creativo che ha reso i cocktail di Sips fra i più riconoscibili al mondo. «A chi è stato da Sips e ci conosce, basta una foto sui social per capire che si tratta di un nostro cocktail», è questo il senso della riconoscibilità e dell'identità per Alvarez. Si va oltre il concetto di creatività nella mixology, arrivando a quella che definisce "Liquidarchitecture", che è pensare un cocktail dall'inizio alla fine, compresa la garnish e il glassware (da Sips hanno un laboratorio apposito).

Parte dalle basi, Alvarez: «Mixology è un termine composto di mix, l'arte di miscelare, e logy, che viene dalla parola greca "Logos" e indica discorso, studio su qualcosa. Ma noi bartender, non abbiamo un metodo scientifico propriamente detto. Vero che facciamo numerosi test, ma non c’è nulla di oggettivo, perché il cocktail che finisce in drink list è frutto di una selezione che non può non essere soggettiva, dal momento che le nostre macchine per i test sono soggettive, è il gusto di chi assaggia. Siamo al confine fra scienza e arte, è lo stesso che ha detto Renzo Piano dopo aver costruito il grattacielo Shard a Londra». In altre parole, le conoscenze scientifiche, nel caso della mixology soprattutto quelle di chimica e di fisica, e gli strumenti da laboratorio aiutano, ma ciò che diventerà famoso non è un assunto scientifico, ma un prodotto della creativitàselezionato a seguito di analisi sensoriali. E spesso, aggiunge Alvarez, fa la differenza che l'autore sia un talento naturale che padroneggia un'arte per attitudine. Fa l'esempio dell'orecchio assoluto per i musicisti: una caratteristica che si ha per dono, a cui va aggiunto poi lo studio della materia.
Per avere successo ci vogliono tecnica e capacità, quindi. «Sips - ammette Alvarez - oggi è più un brand che un concetto. Il Dna in un progetto è il modo in cui troviamo la nostra identità. Il manifesto creativo fa la differenza. In una parola, in una frase e in un testo bisogna essere capaci di descrivere ciò che si è».

Poi Alvarez passa al processo creativo vero e proprio, quello che è alla base di un nuovo cocktail o una nuova drink list da Sips: «Non iniziamo mai parlando del prodotto finale, piuttosto condividiamo con la squadra un moodboard di ispirazioni esterne, che possono provenire da infinite fonti, dall'arte al design». A questo proposito, Alvarez racconta che al Sips la squadra è raccordata con un tool creativo denominato Milanote: «Siamo tutti connessi a questa piattaforma al bar, qui c’è tutto quello che serve al bar, compreso il processo creativo delle ricette dei cocktail. In questo modo riusciamo ad essere connessi in qualsiasi luogo e momento».

Anche il servizio fa la differenza, spiega Alvarez. «Abbiamo messo il bancone al centro, in maniera che il barista potesse vedere in ogni momento quel che sta succedendo nella sala». Sips, che ha numeri ridottissimi ed è un vero e proprio cocktail bar gastronomico, anche se non serve food, ha una sala per lo "chefs table" che si chiama Esencia, dove pochi intimi hanno la possibilità di fare una degustazione di assaggi di diversi drink (sips, appunto) al costo di circa 100 euro.

Per Savoia, Alvarez ha costruito due drink che rispettavano la richiesta del brand: aggiungere un solo ingrediente. Per valorizzare il Savoia Orancio, il barman di Sips ha pensato di miscelarlo con la "brine", la salamoia, in cui riposano delle tipiche cipolline spagnole, con un retrogusto dolce dato dal miele. Il secondo drink, con Savoia Rosso, è una rivisitazione amara e rinfrescante dell'Americano, con sfumature di cacao, utilizzato in una soda preparata in anticipo, che valorizza ogni parte del cacao in purezza. Si chiama Theobromine, nome che richiama l'alcaloide contenuto nei semi di cacao che è responsabile dell'effetto stimolante della cioccolata. In pratica, chiosa Alvarez, «quello che la caffeina è per il caffè, la teobromina è per il cacao».

La ricetta

Pickle

di Marc Alvarez

Ingredienti:
- 45 ml di Savoia Orancio
- 25 ml di cordiale al miele e cipolline

Tecnica Built: versare gli ingredienti in un tumbler con un cubetto di ghiaccio. Guarnire con un’oliva siciliana ricoperta di gelatina di Italicus Rosolio di Bergamotto.

Theobromine

di Marc Alvarez

Ingredienti:
- 70 ml di Savoia Rosso
- 90 ml di soda amara al cacao

Versare in un piccolo bicchiere Collins e guarnire con scorza d'arancia.

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